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Archive for gennaio 2009

Cassandra Crossing/ La truffa del passaporto biometrico

gen 31st, 2009 | By admin | Category: News

 

di Marco Calamari

 

Roma – Essere truffati nella vita capita. E spesso non è una questione di soldi; le truffe più gravi sono quelle fatte di promesse non mantenute e di fregature fatte passare per vantaggi. Una classe di persone particolarmente nota per la frequenza di questo tipo di comportamenti è quella dei politici e dei loro sodali (ce lo insegnano la storia e la cronaca). Qualche volta pero’ le truffe si possono smascherare in anticipo; il nuovo passaporto biometrico recentemente approvato a livello UE è appunto un evento di questo tipo.
L’emissione di documenti di identità che non siano facilmente falsificabili e che siano riconducibili senza possibilità di errore ad una singola persona fisica è certamente, almeno a parere di chi scrive, un fatto positivo. La creazione di un database nazionale che contenga le impronte digitali di tutti i cittadini italiani invece non lo è.
Gli appassionati di CSI che considerano lo IAFIS uno strumento positivo in mano a simpatici e competenti investigatori che lo usano per fare polpette di serial killer, sono pregati di spegnere il televisore e tornare nella realtà.
Viviamo in Italia, dove anche recentissimi fatti di cronaca insegnano come i dati personali vengano costantemente abusati per motivi economici, politici e criminali.
Sono pregati altresì di leggere a caso qualche libro di storia recente e di controllare come sono state sempre, e sottolineo sempre, usate le schedature di massa nel recente passato.
La truffa è causata dal fatto che, grazie alle tecnologie informatiche moderne, non è assolutamente necessario, per emettere un passaporto elettronico biometrico dotato di tutte le caratteristiche sopraddette, creare un database di impronte digitali.
Come il regolamento tecnico originale della ormai snaturata C.I.E. (Carta di Identità Elettronica) nell’ultima pagina dimostra in maniera inoppugnabile, è possibile creare un documento elettronico biometrico senza schedare tutti i possessori.
Senza entrare nei dettagli facilmente reperibili in Rete, possiamo riassumere la questione. Concettualmente è sufficiente memorizzare l’impronta digitale, o meglio ancora il suo distillato (tecnicamente feature file) in una zona protetta della memoria della smartcard che costituisce il documento biometrico.
Ogni volta che è necessario verificare l’identità del possessore di un documento si rileva l’impronta digitale con un terminale portatile, se ne calcolano le feature e si chiede alla smartcard se le feature calcolate sono corrispondenti a quelle memorizzate.
Nessun database, nessuna schedatura. Tutti i vantaggi e nessuno degli svantaggi.
Certo, se la questione non è una truffa. Che copre secondi fini.
Se invece l’introduzione del documento biometrico fosse una scusa per creare una schedatura di massa, e prevedesse quindi la creazione assolutamente non necessaria di un database centralizzato, allora le motivazioni pubblicamente addotte per questa novità sarebbero una truffa bella e buona della buonafede dei cittadini.
La carta di identità elettronica non lo era in origine, ma è diventata una truffa grazie ad una serie di escamotage del Ministero degli Interni e di atteggiamenti da struzzo del Garante e dei Comuni interessati alla sua sperimentazione.
L’introduzione del passaporto biometrico è candidata ad esserlo nuovamente.
Presto vedrete in TV qualche noto politico, con occhi spiritati e pupille dilatate, dirvi autorevolmente che è tutto fatto per la vostra sicurezza, per la lotta al terrorismo ed all’immigrazione illegale. Vi stanno truffando. Non è vero.
Se si vuole creare un database nazionale di impronte digitali esteso a tutta la popolazione, lo si dica chiaramente e lo si discuta in sede istituzionale come tale, con particolare riferimento al principio di necessità del trattamento dati previsto dal testo Unico sulla Privacy, e su come garantire i cittadini dal suo abuso. Lo si chiami pero’ col suo nome: schedatura preventiva di massa.
Altrimenti verrà attuata una ennesima truffa ai danni degli Italiani (e probabilmente di tutti i cittadini europei).
Chiunque non si senta truffato e non agisca di conseguenza, nei limiti delle sue possibilità, si rende complice, e non più vittima di questa truffa.
Certo, coloro che credono nella legalità formale e non hanno timori perché non hanno niente da nascondere non se ne preoccupano. Costoro pero’ farebbero bene a rileggersi la storia dell’avvento del Terzo Reich. Adolf Hitler ha sempre rispettato fino in fondo la legalità formale, adattandola ovviamente alle azioni che svolgeva. Ed anche lui diceva "Chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere".
Voi vi sentite truffati ed in pericolo oppure no?

Fonte: http://tuttouno.blogspot.com
Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo



JP MORGAN CASCA SEMPRE IN PIEDI

gen 31st, 2009 | By admin | Category: News, Politica e attualità

di

Chiara Collizzolli

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Giovedì 29 gennaio 2009 il Sole24ore ha pubblicato due interessanti articoli, uno in prima pagina e l’altro nell’inserto Finanza&Mercati.

Ma partiamo dal primo, analizzando anzitutto il suo titolo: “E JP Morgan abbandonò in tempo la barca Madoff”.

Per la verità, si tratta di un titolo che si commenta da sé. Dando per scontato che tutti abbiano presenti le enormi proporzioni e la dinamica dello scandalo Madoff, c’è da chiedersi come abbia fatto la JP Morgan a uscire indenne da un ciclone che ha coinvolto i maggiori gruppi finanziari mondiali.

Per la verità, se lo chiede anche il giornalista dell’articolo in questione, che a un certo punto scrive:

“…risulta che JP Morgan ha venduto prodotti finanziari direttamente legati a due fondi di Madoff….E ancor più significativo è che la banca abbia ritirato i propri capitali da quei prodotti appena prima che il finanziere venisse arrestato. E c’è chi sospetta non sia stato un semplice colpo di fortuna”.

Sembra che per certi soggetti la fortuna, solitamente cieca, ci veda benissimo. JP Morgan è incredibilmente fortunata: crisi epocali, guerre mondiali, catastrofi naturali la lasciano intoccata, anzi, più prospera di prima. Non è straordinario? Ma quale sarà il suo segreto?

Dalla prima pagina, l’articolo prosegue a pagina 13, con tanto di foto di un pensieroso Bernie Madoff, spalla a spalla con un poliziotto americano.

C’è un altro titolo alquanto significativo, bello grande, a tutta pagina, che recita: “Caso Madoff, JP Morgan si salva i clienti no”. Il sottotitolo approfondisce il concetto: “Il doppio ruolo del colosso: a New York banca del finanziere, a Londra emittente dei suoi titoli”.

Allora, ragioniamo come potrebbe fare un bambino delle elementari: la JP Morgan, che è la più grande banca americana in termini di capitalizzazione (lo dice nell’articolo il Sole24ore), da una parte prestava i soldi a Madoff e dall’altra ne piazzava i titoli a clienti ignari e desiderosi di guadagni più o meno lauti. Un po’ semplificato, ma in pratica era così.

Ovviamente, essendo la sua banca, JP Morgan sapeva benissimo le reali condizioni degli affari del signor Madoff, e questo spiegherebbe perfettamente come abbia potuto scegliere il momento più propizio per abbandonare una barca che stava affondando.

Peccato però che non abbia avvertito i propri clienti, che adesso sono giustamente infuriati.

Ma sentiamo cosa dice a proposito la signora Kristine Lemkau, autorevole portavoce di JP Morgan Chase.

Essa ha confermato che la banca ha ritirato i capitali dai fondi legati a Madoff dopo “un’analisi della nostra esposizione nei fondi hedge”, e sulla base di “preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza”. Scelta rispettabilissima. Peccato che però lo abbia fatto senza avvertire i clienti.

Come si giustifica la signora Lemkau?

“Non c’erano le condizioni che ci autorizzavano a rendere noti i nostri timori”, dice serafica.

Da notare la spettacolare faccia tosta della signora: alla vigilia di una catastrofe finanziaria, non c’erano le condizioni per avvertire gli investitori, che difatti hanno “continuato a pagare commissioni…e sono rimasti gli unici esposti al rischio che JP Morgan non voleva correre”.

L’articolo continua analizzando piuttosto tecnicamente e nei dettagli la struttura finanziaria degli intrecci tra JP Morgan e Madoff. A una profana come me fa pensare al famoso gioco delle tre carte dove si rimane invariabilmente imbrogliati.

Un’altra cosa appare chiaramente: il nome e il prestigio di JP Morgan erano stati l’elemento decisivo che aveva spinto moltissimi a investire sui prodotti finanziari di Madoff.

Ora Madoff è stato travolto e JP Morgan è assolutamente indenne. A pensar male si fa peccato ma difficilmente si sbaglia, dicevano una volta, e a questo punto verrebbe da pensare: e se Bernie Madoff stesso non fosse stato che una pedina di JP Morgan, da buttare via senza tanti complimenti adesso che si è bruciata?

Ma no, forse è una conclusione esagerata….forse è solo il fatto che JP Morgan è un po’ come Gastone Paperone, baciata da una fortuna sfacciata.

Ma passiamo all’analisi del secondo articolo, quello sulla prima pagina dell’inserto Finanza&Mercati.

Il titolo recita: “Borse in rally, Wall Street crede alla bad bank”.

Leggo l’articolo, lo rileggo, e rimango perplessa. Non solo io; anche il giornalista in questione (molto più competente di me) si lascia sfuggire un commento, e cioè che questa storia delle bad bank gli sembra un po’ un uovo di colombo (testuali parole).

In pratica, le borse hanno reagito entusiasticamente, con un forte rialzo dei titoli finanziari e bancari, alla proposta dell’amministrazione Obama che ormai viene data per certa.
Questa proposta è di disarmante semplicità, come recita l’articolo: “le banche americane, piene di titoli ‘tossici’, conferiscono questa spazzatura a una nuova banca creata dallo Stato. Cosi ripulite, possono ricominciare a lavorare seriamente e a prestare denaro a imprese e famiglie”.

Bravi, bene, bis.

In pratica, si scarica il patatrack sulle spalle del contribuente americano, che lo pagherà sotto forma di tasse, imposte e balzelli vari, mentre le banche, di nuovo “libere e belle”, potranno ricominciare a lavorare “seriamente”.

Tanto, paga sempre Pantalone!



FUSIONE FREDDA

gen 31st, 2009 | By admin | Category: News

 

di

Riccardo Bennati

Breve e seria analisi della cronistoria della Fusione Fredda

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1989. Il 23 marzo di quell’anno, uno dei più stimati e rispettati elettrochimici inglesi, Martin Fleischmann, e il collega americano Stanley Pons, convocarono una conferenza stampa presso l’Università di Utah (USA) per comunicare al mondo intero di aver fatto una scoperta che avrebbe cambiato il destino energetico dell’umanità.

I due scienziati, che stavano studiando sistemi di immagazzinamento di Idrogeno in strutture metalliche solide sfruttando le proprietà che hanno alcuni metalli di assorbire tale gas all’interno del proprio reticolo atomico, in quell’occasione annunciarono di essere riusciti a ricavare una anomala e massiccia produzione di energia d’origine nucleare. Essi infatti ipotizzarono di aver scovato un fenomeno naturale in cui una reazione nucleare (fusione tra due atomi di Deuterio a dare l’Elio) riusciva ad avvenire in un ambiente a temperature non enormi, come invece accade nel Sole, pur trattandosi sempre di fusione. Per questo la battezzarono con il nome “Fusione Fredda”.

1989. Nelle cinque settimane successive il mondo scientifico fu in subbuglio. In moltissimi si gettano a capofitto su tale esperimento. Fleishmann & Pons però, non sapendo resistere ad una notizia di cotanta importanza a livello mondiale, avevano commesso un’ingenuità fatale: non tennero conto che mancava la capacità della riproducibilià dell’esperimento presentato. Questo “particolare” fu un ostacolo per chi tentava di riprodurre l’esperimento e divenne immediatamente l’appiglio comodo e sicuro per chi, per invidia, per pigrizia, per anticonvenienza, per paura di perdere potere o altre ragioni, scelse di non approfondire gli studi e gli esperimenti ma di gridare in maniera superficiale alla bufala. Tutto ciò portò comunque, in pochi mesi, a far crescere nell’opinione pubblica la ‘certezza’ che la FF fosse una bufala, una cantonata colossale. Non venne compreso, semplicemente, che il fenomeno richiedeva di superare una certa soglia per avvenire. Se questa non veniva superata (e non era semplice) non accedva un bel nulla!

1991. L’allora Presidente degli USA George Bush, incaricò il MIT di replicare le prove e di compilare un rapporto. Il rapporto finale che arrivò sulla scrivania del Presidente, compilato e firmato del rettore del MIT John Deutch, concludeva “provando” che la reazione nucleare era soltanto una “frode”, screditando i molti scienziati che si erano interessati alle ricerche e sottolineando che “non fu ottenuta assolutamente nessuna reazione”.
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Ma Eugene Mallove, con il suo intuito di vecchio volpone del MIT, riuscì ad ottenere una copia degli appunti di laboratorio originali degli esperimenti eseguiti. I dati dimostravanoclicca per ingrandire l’opposto, cioè che la frode era stata compiuta da chi aveva voluto far risultare bufala la FF (Foto a sx):
1- La reazione è ottenuta da un comune componente della normale acqua, molto abbondante e facile da estrarre;
2- La reazione produce Elio in forma gassosa e calore in eccesso;
3- Non viene emessa nessuna radiazione, o scarto tossico e radioattivo per l’ambiente e gli esseri viventi. Una caratteristica che rende istantaneamente obsoleti e inutili le centrali nucleari e tutte le ricerche sulla condotte sulla fissione e sulla fusione calda.

1994. Gli esperimenti condotti dall’MIT dimostravano che la Fusione Fredda era in grado di eliminare il fabbisogno sociale degli idrocarburi per la produzione di energia, ma il professor Deutch dichiarò al Presidente Bush che si trattava soltanto di una semplice frode!
Il maggio successivo, con grande sorpresa, il neo Presidente Clinton nominò il professor John Deutch Direttore della Central Intelligence Agency, la CIA!

1996. Ma nel 1996 una commissione scoprì una realtà tremenda, in seguito ammessa da Deutch: egli si portava a casa un’enormità di materiali sensibili che analizzava con i suoi personal computer connessi con la rete della Citibank di cui era uno dei dirigenti. Il suo comportamento diede origine ad un’azione giudiziaria che avrebbe potuto portare all’incriminazione per alto tradimento, ma… niente paura! Il giorno prima di rimettere il suo mandato il buon Clinton concesse a Deutch e ad altre 99 persone il Perdono Presidenziale. Tutto finito. Tutto Pulito.

1998. All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, a Frascati, a seguito del lavoro del Prof. Giuliano Preparata viene redatto il “Protocollo innovativo per l’ ipercaricamento di catodi di Palladio con Idrogeno”. Viene cioè compreso che il processo di caricamento del Palladio, che durava settimane, è l’elemento critico, è la soglia da superare. Se il Deuterio, isotopo dell’Idrogeno, non arriva alla corretta concentrazione, il fenomeno di F.F. non può avvenire. Viene steso quindi un protocollo per la fase di caricamento che, attraverso una precisa procedura, ne garantisce il livello ottimale per ottenere la tanto agognata replicabilità del fenomeno FF.

1999. In tutto il decennio ‘89-’99 a livello mondiale la questione Fusione Fredda si insabbia, e viene dimenticata dalla comunità scientifica (almeno quella operante in ambito civile). Chiunque provi a lavorarci su diviene oggetto di un duro scherno e può venire addirittura rilevato dal posto che occupa. John Bockris fu, ad esempio, tra quelli che ‘pagarono’ di più questo spregevole atteggiamento dei colleghi. Un fenomeno psicologico assimilabile alla classica ‘aggressività del branco’ s’innescò tra gli accademici, che continuarono per anni la ‘guerra’ della derisione su chiunque nominasse la parola Fusione Fredda. Tanto fu che, i pochi che scelsero di non uniformarsi al gruppo e che vollero vederci chiaro fino in fondo, furono costretti a cambiare il nome al fenomeno fisico. I documenti scientifici relativi alla FF datati negli anni ‘90 si intitolano tutti più o meno così: “Analisi dell’eccesso di calore nel processo di caricamento del Palladio in elettrolisi di deuterossido di Litio ed acqua deuterata”. In pratica: “Calorimetria della Fusione Fredda”.

2000. Muore Giuliano Preparata, pochi mesi dopo aver scritto la prefazione del libro di Roberto Germano: “Fusione Fredda: moderna storia d’inquisizione e alchimia” – Ed. Bibliopolis. Un testo che ricalca molto bene ed in dettaglio tutti gli avvenimenti che hanno coinvolto la storia della FF.

2001. Il Nobel Carlo Rubbia, allora presidente dell’ENEA, decide di porre fine alla diatriba e commissiona un esperimento ad un gruppo di ricercatori fra cui il Prof. Emilio Del Giudice, un grande amico di Giuliano Preparata, ed altri scienziati come Antonella De Ninno e Antonio Frattolillo, che già lavoravano con Preparata. Questo esperimento, ovvero la rilevazione di produzione di Elio-4 e la successiva correlazione con gli eccessi di calore rilevati, avrebbe definitivamente fugato ogni dubbio in proposito all’origine nucleare della FF. Se si fosse rilevata effettivamente produzione di 4He contestualmente alla produzione di calore in eccesso, essa sarebbe stata l’inconfutabile e definitiva prova che la reazione di fusione avviene realmente.

2002. Alla fine del 2002 il gruppo dell’ENEA arriva a produrre il Rapporto-41. Un documento che effettivamente conferma la reale natura nucleare della FF. Purtroppo, ed inspiegabilmente, Rubbia dapprima convoca gli scienziati per raccoglierne i risultati, anzi, addirittura si prodiga in prima persona per stendere alcuni dettagli del rapporto, ma poi sparisce nel silenzio totale. Anche la stessa direzione dell’ENEA ignora le richieste di contatto dei ricercatori. Sul sito dell’ENEA di Frascati compare la seguente dicitura: “I risultati (positivi) delle attività relative al progetto “Nuova Energia da Idrogeno” , svolte nell’ambito dell’Unità Tecnico Scientifica FUSIONE, sono stati raccolti nel rapporto tecnico ENEA RT2002/41/FUS. Per l’anno 2003 non sono stati assegnati finanziamenti ulteriori per cui non sono previsti ulteriori sviluppi”. Carlo Rubbia non si fa più sentire. Lascerà poi la presidenza dell’ENEA nel 2005.

2003. A questo punto, siamo in piena estate 2003, oltreoceano un evento scientifico cambiò in qualche modo lo scenario di cui parliamo: la “Conferenza internazionale sulla Fusione Fredda” tenutasi a Boston. Qui, Vittorio Violante, membro del gruppo Del Giudice-De Ninno, ed altri ricercatori di istituti che avevano utilizzato i materiali messi a punto dall’Enea presentarono i positivi risultati raggiunti. Questi ed altri risultati, presentati da altri gruppi di prestigio internazionale, convinsero alcuni accademici americani a sottoporre nuovamente la questione al Department of Energy americano (DOE), affinché svolgesse nuove verifiche. Così, insigni esperti del DOE effettuarono un’ampia analisi dei dati disponibili in letteratura, in seguito alla quale proposero un confronto dal vivo con alcuni esperti. In sostanza un vero e proprio ripensamento, nel quale il DOE, per non dover ammettere con evidenza di aver sbagliato in pieno, camuffa come «approvazione di un processo di revisione». Cioè la presa d’atto che la situazione è oggi diversa da quella iniziale del 1989, e che il lavoro fatto nei quindici anni successivi dai vari laboratori di ricerca, come quello dell’ENEA, ha cambiato i termini della questione.

2004. Confronto che si tenne nell’agosto 2004 a Washington, dove 5 scienziati americani e uno solo non americano, Vittorio Violante, discussero davanti ad una commissione di qualificati referee le ricerche effettuate e i risultati ottenuti. Quindi la commissione, dopo aver valutato per alcuni mesi la documentazione raccolta, emise finalmente una “sentenza”, nella quale si asseriva che “circa la metà dei referee riteneva che il fenomeno era da considerarsi un effetto reale, cioè non frutto di fantasia o di cattive misure, e che la materia meritava di essere studiata ne più ne meno che altre materie scientifiche”.

Parallelamente, in Italia, il 20 ottobre del 2004 il Ministero delle Attività Produttive, nella persona del dirigente Salvatore Della Corte, che per caso incappò sul sito dell’ENEA, incuriositosi, lesse il Rapporto41 e volle vederci chiaro. Convocò la Presidenza della divisione Fusione dell’ENEA e la Dott.ssa De Ninno per capire perchè l’ENEA non diede seguito al lavoro iniziato, dato che la rilevanza del risultato era notevole. Ma la direzione ENEA, a fronte di un’offerta di finanziamento, cercò addirittura di convincere il Ministero a finanziare altri settori. Poi, pur di non perdere tutti i soldi, accettò il finanziamento di 800.000€ per proseguire gli studi sulla Fusione Fredda, ma affida il lavoro non più a Del Giudice-De Ninno ma ad un altro gruppo, quello di Vittorio Violante.

2005. Grazie ad organizzazioni come l’International Conference of Condensed Matter Nuclear Science, o ad ISCMNS in cui gli scienziati di tutto il mondo che lavorano attivamente sulla Fusione Fredda si scambiano le informazioni relative al risultato del proprio lavoro, emerge una realtà impensata. Si sviluppano innumerevoli ‘variazioni sul tema’, e si scopre che il fenomeno della F.F. è ottenibile con diverse metodologie. Dal bombardamento diretto del Palladio per sputtering di ioni Deuterio o di neutroni, al processo di Gas-Loading (in cui il Deuterio è immesso in una camera contenente nanosfere di Palladio), al processo di stimolazione esterna tramite Laser Triggering (Violante), eccetera. Insomma, si apre una nuova scienza. Così come accadde agli inizi del 1900 quando Irwing Langmuir scoprì la ’surface chemistry’, la chimica delle superfici, che ha portato oggi, per esempio, a capire l’importanza dei catalizzatori nelle reazioni chimiche.

2006. Gli ultimi sviluppi del gruppo di Vittorio Violante hanno dimostrato che si è raggiunto un buon controllo, in laboratorio, del fenomeno.

Incomincia anche ad emergere una realtà nascosta: già da qualche anno, alcuni grandi gruppi industriali, oltre che Università ed Enti di ricerca pubblici in tutto il mondo, si stanno dedicando al fenomeno:ST Microelectronics, Pirelli Labs, EDF Electricitè de France, Energetics Inc., ENEL, ENEA, IFNF, Mitsubishi Heavy Industries, eccetera. I paesi più attivi, che fino all’anno scorso erano Italia e Giappone, stanno rischiando di vedersi rubare il know-how accumulato con tanto coraggio e determinazione in questi 20 anni di fatiche ‘contro corrente’ da paesi come la Cina, che prevede ingenti stanziamenti nel settore energetico o, ironia della sorte, dagli USA, primi e pesanti fautori della tesi della bufala.

Oggi la verità, lentamente, sembra venire a galla e anche i media incominciano ad interessarsi alla questione. Di Ottobre 2006 è un servizio di Rainews24, ad opera del giornalista Angelo Soso. Il video è scaricabile anche online, sia pure a bassa qualità.

Fonte: http://www.stampalibera.com/



GOOGLE VUOLE RENDERE OBSOLETI I PC

gen 31st, 2009 | By admin | Category: News

DI DAVID SMITH
The Guardian

 

Informatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo un rapporto dell’azienda, Google sta per lanciare un servizio che permetterebbe agli utenti di accedere al loro personal computer da qualunque connessione Internet. Ma i critici avvertono che ciò darebbe al behemoth della rete un controllo senza precedenti sui dati personali degli individui.
Il Google Drive, o "GDrive", potrebbe uccidere il computer da scrivania basato su un potente hard disk. Invece i file personali dell’utente e il sistema operativo potrebbero essere custoditi sui server di Google avendovi accesso tramite Internet.
Secondo il sito Web di notizie tecnologiche TG Daily, che lo descrive come "il prodotto più atteso della storia di Google", il GDrive di cui si è tanto parlato dovrebbe essere lanciato quest’anno. Esso viene visto come un cambio di paradigma, con l’allontanamento dal sistema operativo Windows di Microsoft, che gira all’interno di gran parte dei computer del mondo, in favore del "cloud computing" ["elaborazione a nuvola" N.d.t.], in cui l’elaborazione e la memorizzazione vengono effettuati a migliaia di chilometri in remoti centri dati.
Gli utenti da casa o da lavoro si stanno sempre più rivolgendo a servizi basati sul Web, solitamente gratuiti, che vanno dalle e-mail (come Hotmail e Gmail) alla memorizzazione di foto digitali (come Flickr e Picasa) e a sempre più applicazioni per documenti e fogli dati (come Google Apps). La perdita di un computer portatile o la rottura di un hard disk non mettono a repentaglio i dati perché essi sono regolarmente salvati nella "nuvola" e possono essere consultati tramite Web da qualunque macchina.
Il GDrive seguirà questa logica sino alla sua estrema conclusione spostando i contenuti dell’hard disk dell’utente nei server di Google. Il PC sarà un dispositivo più semplice ed economico che funzionerà come portale verso l’Web, forse tramite un adattamento di Android, il sistema operativo di Google per telefoni cellulari. Gli utenti penseranno al loro computer come a un software piuttosto che a un hardware.
È questa prospettiva che mette in allarme i critici delle ambizioni di Google. Peter Brown, direttore esecutivo della Free Software Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro che difende le libertà di chi utilizza il computer, non ha messo in discussione la convenienza che viene offerta, ma ha detto: "Sarebbe un po’ come dire ’siamo in una dittatura, i treni viaggiano in orario’. Ma vi importa che qualcuno possa vedere tutto ciò che avete sul vostro computer? Vi importa che Google può essere in qualunque momento vincolato legalmente a consegnare tutti i vostri dati al governo americano?"
Google si è rifiutata di dare conferme sul GDrive, ma ha riconosciuto l’esistenza di una crescente domanda per il cloud computing. Dave Armstrong, direttore del dipartimento prodotti e marketing della Google Enterprise ha detto: "Vi è una chiara direzione… che allontana dall’idea ‘ Questo è il mio PC, questo è il mio hard disk’ e porta verso ‘ Questo è il modo in cui interagisco con le informazioni, questo è il modo in cui interagisco con il Web’".
Titolo originale: "Google plans to make PCs history"

Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link
25.01.2009

Fonte edizione italiana: www.comedonchisciotte.org
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO



Senti chi parla

gen 31st, 2009 | By admin | Category: News

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Confindustria, Emma Marcegaglia, Marcegaglia Cremona, Mario di Girolamo, morti bianche, operaio schiacciato dai tubi di acciaio

L’Italia al centro del “World Economic Forum” per una mattinata. E, per una volta, l’effetto della crisi finanziaria non si riflette sul Paese solo in negativo. (…) Il problema, nelle parole di Emma Marcegaglia di Confindustria, è piuttosto la «cronica mancanza di meritocrazia» che rallenta la crescita sociale, culturale e economica del Paese.

(Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Corriere.it, 30 gennaio 2009)

«L’Italia non è un Paese per giovani», era il titolo dell’incontro e Emma Marcegaglia non ha fatto nulla per nascondere il problema: «La cronica mancanza di meritocrazia, lo sbarrare la strada ai giovani ci provoca uno svantaggio competitivo», ha detto.

(Emma Marcegaglia, Corriere.it, 30 gennaio 2009)

Nata a Mantova nel 1965, si è laureata in Economia Aziendale ed ha conseguito un Master in Business Administration presso la New York University. E’ Amministratore Delegato della Società Marcegaglia SpA e di tutte le società controllate.

(Biografia di Emma Marcegaglia, Sito di Confindustria)

Emma è la figlia minore di Steno Marcegaglia, presidente del gruppo omonimo, fondato nel 1959 con un laboratorio artigianale di 120 metri quadrati, e attualmente decimo gruppo industriale italiano (nel campo dell’acciaio, nda)

(Repubblica, 13 marzo 2008)

L’acciaio, per l’appunto: per cui è stato facile affibbiare alla giovane Marcegaglia, entrata a far parte dell’associazione dei Giovani Industriali nel 1986, a soli 21 anni, il soprannome di Black and Decker, o di lady acciaio. Però le cronache di quegli anni documentano, oltre all’indiscutibile impegno della giovane imprenditrice nell’associazione, che la porta a diventarne presidente dieci anni dopo, le minigonne che qualcuno definisce ‘vertiginose’, e persino un ballo sui tavoli a Capri, con tanto di ‘mossa’.

(Repubblica, 13 marzo 2008)

Fonte: www.bamboccioni-alla-riscossa.org



La museruola bipartisan

gen 30th, 2009 | By admin | Category: News

 

di

Michele Mendolicchio

La museruola bipartisan

La partita sulle intercettazioni, che vede alleati maggioranza e opposizione, è una foglia di fico.
Furbescamente il presidente del Consiglio Berlusconi ha utilizzato l’inchiesta Why not del pm De Magistris per lanciare l’allarme sulla privacy, a suo dire in pericolo L’intento è quello di forzare la mano anche al Pd per arrivare al più presto ad una riforma sulle intercettazioni. L’intento è quello di mettere la museruola bipartisan ai magistrati coraggiosi, prima al gip Clementina Forleo che aveva accusato D’Alema e Fassino per il caso Unipol, poi al pm De Magistris che aveva iscritto nel registro degli indagati l’allora presidente del Consiglio Prodi. Ora a Gioacchino Genchi, ex consulente di De Magistris, accusato di aver messo sotto controllo migliaia di utenze, costituendo negli anni una sorta di grande archivio segreto. Il che non è assolutamente vero, come ha avuto modo di dire lo stesso mago dell’informatica: “Io non ho mai intercettato nessuno e non esiste un archivio Genchi”. E allora dietro l’allarme lanciato da Berlusconi, condiviso dal Pd e dai sindacati, c’è la volontà di affossare definitivamente le inchieste di De Magistris, in primis Why not e Poseidon, una sorta di torta di fondi europei gestita dall’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere pubbliche della Calabria. A beneficiarne non erano solo i partiti di centrosinistra e di centrodestra ma anche assessori della stessa giunta calabrese e dell’opposizione e inoltre sindacati, patronati, imprenditori e, dulcis in fundo, ufficiali della Guardia di finanza e di altri corpi delle forze armate. Insomma, al banchetto partecipavano quasi tutti. E per questo De Magistris è stato fermato. Prima, nell’estate del 2007, con la richiesta di trasferimento dell’ex Guardasigilli Mastella, poi con l’avocazione delle inchieste da parte del pg Dolcini e, infine, con l’intervento inquisitorio del Csm che ne ha disposto il trasferimento alla procura di Napoli. Senza contare la vicenda della cosiddetta guerra tra procure, tra quella di Salerno e quella di Catanzaro, cui ha posto fine il Csm con la rimozione del capo della procura campana e di altri suoi assistenti. E anche in questo caso si è trattato di un bavaglio istituzionale, tra Guardasigilli Alfano, Csm e Quirinale. Va ricordato che la procura di Salerno stava indagando, su denuncia di De Magistris, sull’avocazione illegittima delle inchieste Why not e Poseidon. Ed è stata fermata. A chiudere il cerchio ci pensa il presidente del Consiglio Berlusconi con il suo clamoroso monito di allarme a difesa della privacy, messa a rischio dall’archivio Genchi. E il Pd finito nella rete delle inchieste, prima quella abruzzese con la decapitazione dell’intera giunta retta da Ottaviano Del Turco, poi con quella campana con l’arresto di assessori della giunta Iervolino e dell’imprenditore Romeo, distributore di tangenti ha tutto l’interesse ad accordarsi con il nemico Berlusconi per mettere a punto la stretta sulle intercettazioni. Blaterando la minaccia del grande orecchio Genchi si vuole in realtà affossare definitivamente le varie inchieste di De Magistris, in cui sono invischiati quasi tutti, dai partiti ai magistrati, dagli imprenditori ai sindacati, per finire agli ufficiali delle varie forze armate. Quindi, dalla Calabria i rivoli delle tangenti si diffondevano in tutto il Paese. A proposito della messa in castigo dei pm della procura salernitana, ricordiamo quanto detto dal consulente Genchi. “Quando è stata scippata l’indagine a De Magistris -ha chiosato in una recente intervista a Sky- ben tre magistrati della procura di Salerno hanno considerato criminogena quella condotta. Se continua così in Italia i provvedimenti giurisdizionali dei pubblici ministeri e le decisioni dei giudici conteranno meno dei bond della Parmalat”.
“Esploderà il più grande scandalo della nostra storia”, ha annunciato il presidente del Consiglio, in riferimento al presunto archivio Genchi ben sapendo che il più grande scandalo è l’aver messo la museruola bipartisan, prima al gip Clementina Forleo, adesso al pm De Magistris. E così con la nuova legge sulle intercettazioni, governo e opposizione vivranno felici e contenti, senza più il terrore delle prove inconfutabili di maghi dell’informatica come Genchi.

 

Fonte: www.rinascita.info