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Archive for febbraio 2009

Censura su internet e "armi di distrazione di massa"

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News

La Rete, per ragioni meramente tecniche, è il solo media sfuggito alla smania di controllo dell’arcinoto potere elitario e questo ha sempre rappresentato un serio limite per l’avanzamento dell’oscuro progetto in corso. Progetto che qualcuno vorrebbe attuare senza complicazioni, strisciando silenzioso, grazie al frastuono del tanto celebrato "dio televisore". La questione ha assunto carattere di urgenza e i tentativi di "zittire" la rete sono già stati diversi. La proposta di legge è pronta. Il pretesto generale è quello di bloccare la diffusione di pensieri e filmati volti a fomentare disordine sociale e a istigare violenza. Come se, il prodotto dell’idiozia di qualche "smanettone deviato" disperso nel mare magnum della blogosfera, potesse minacciare il comune buon senso o influenzare più dei palinsesti televisivi a cui ci hanno abituati.

Ricordiamoci che oggigiorno un ragazzo di appena 15 anni ha già assistito mediamente a circa 250.000 scene di violenza gratuita provenienti dai suoi "programmi preferiti". Programmi sviluppati accuratamente da chi segue la legge del profitto e specula sulle necessità (create ad hoc) di un pubblico assuefatto e disinformato. Programmi concepiti come vere e proprie armi, "armi di distrazione di massa", il cui raffinato sistema è abbondantemente collaudato. Stordire con assurde ripetizioni, pilotare l’attenzione, spettacolarizzare le banalità, instillare paura e ideologie separatiste sono ormai le uniche funzioni dei media. Per non parlare della qualità dell’informazione, manipolata e assemblata secondo le direttive di fantomatiche corporations che poco hanno a che fare con verità e democrazia.

Il Web, oggi al centro di numerose polemiche, è uno strumento libero che non ha mai necessitato di alcuna regolamentazione e non è certo intervenendo sulla libertà di diffondere i pensieri e le idee dei suoi utenti che si arresterà l’ondata di malessere che sta percependo il paese. Risulta, tra l’altro, oggettivamente complesso definire quale sia il limite, il confine tra lecito e illecito e soprattutto su quali parametri si potrebbe basare un’eventuale censura di internet. Sono davvero prossimi i tempi in cui non si godrà più della legittima libertà di espressione? Chi tenterà di opporsi alle iniziative del sistema (anche con un articolo di denuncia) verrà considerato "nemico pubblico"? Sono queste le avvisaglie di una democrazia ormai in decomposizione? Pare che il progressivo smembramento della costituzione stia avanzando a pieno ritmo.

Il Sen. D’Alia, tutta la rete si porta via! by byoblu

D’Alia by alemaugil1

Fonte: http://coscienzaevoluta.blogspot.com/

 



Rapporto degli analisti: Entro 15 anni avremo una Banca mondiale e una valuta globale

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News

di

Paul Joseph Watson

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La CNBC ha riportato la notizia che il 26 febbraio il responsabile delle analisi di mercato della Schneider Foreign Exchange Stefano Gallo ha dichiarato che la crisi finanziaria porterà alla creazione di una unica banca centrale, la quale avrà una sola moneta a livello mondiale entro 15 anni. Ciò quindi è perfettamente in linea con “i piani di marcia” dei globalizzatori che stanno sfruttando i problemi finanziari creati da loro per spingere il mondo verso un nuovo ordine finanziario. 
Gallo ha quindi ribadito l’importanza dell’ introduzione dell’euro come passo determinante verso il governo mondiale e ha aggiunto che la crisi finanziaria è stato provocata da un eccessivo ampliamento della massa monetaria globale: "Nel corso dei prossimi due decenni, le banche centrali avranno bisogno di controllare l’emissione di nuova valuta a livello mondiale piuttosto che limitatamente alle proprie frontiere , un fatto che necessita l’istituzione di una sorta di banca centrale globale o comunque di un direttorio delle banche centrali".
Ma come già evidenziato in precedenza è stata proprio l’élite finanziaria a creare questa crisi appositamente per promuovere la nascita di una dittatura finanziaria globale. Il pretesto è, come sempre, quello della stabilità monetaria. 
Il Primo Ministro britannico Gordon Brown e il Commissario dell’Unione Europea Joaquin Almunia infatti, di concerto ai mass-media  e agli altri leader politici europei hanno sostenuto la necessità di stabilire un’autorità finanziaria globale e quindi l’istituzione di un  "nuovo ordine economico mondiale" che concentri il controllo economico globale nelle mani di pochi.
Il ministro delle finanze britannico Peter Mandelson appartenente al gruppo Bilderberg sta spingendo a tale scopo per ottenere una nuova Bretton Woods che dovrà agevolare la costruzione della "macchina del governo economico globale".
Il mese scorso l’ex primo ministro britannico Tony Blair, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno rivolto lo stesso appello in occasione di una conferenza a Parigi sul futuro del capitalismo .
La Merkel ha chiesto la creazione di un nuovo ente economico globale da porre sotto la direzione delle Nazioni Unite per giudicare la politica economica dei vari governi. Sarkozy, in perfetta assonanza ai suoi colleghi europei ha lanciato il presente slogan: "mondo nuovo, nuovo capitalismo" .
Contestualmente Blair ha chiesto un nuovo ordine finanziario che dovrebbe essere costruito su valori diversi da quelli del massimo profitto a breve termine ". 
I membri dell’elite insomma, dopo avere volutamente creato la crisi finanziaria con l’uso selvaggio ed irresponsabile della riserva frazionaria hanno fatto esplodere  la bolla del debito e ora le stesse persone si presentano alle nazioni che hanno ridotto in ginocchio come dei salvatori offrendo come unica soluzione possibile la promessa che quando avranno ottenuto il controllo completo del sistema finanziario mondiale risolveranno tutti i problemi.
Ma come Ron Paul, Peter Schiff e altri hanno instancabilmente sostenuto, non è dando i soldi dei contribuenti agli stessi banchieri “incompetenti” che hanno fallito che si può risolvere questo problema, in tal modo verranno solo premiati i responsabili per i loro misfatti. La globalizzazione fortemente pretesa dai grandi bachieri non ha nulla a che fare con la soluzione della crisi e servirà solo a compiacere il loro disegno di dominio assoluto su tutto il resto dell’umanità.

Il servizio in lingua originale della CNBC.

Fonte: Prison Planet.com

Traduzione e sintesi di Marco Pizzuti per altrainformazione.it



L’assedio di Gaza continua: L’ultima volta che mi hanno ucciso

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News, Politica e attualità

di

Vittorio Arrigoni

 

arrigoni-vittorio

 

Un cuore,
due mani,
un cuore pulsante e una mente ancora funzionante.
Due occhi abbastanza profondi per mettere a fuoco l’ingiustizia a portata di mira dei cecchini.
Due mani ancora funzionali per accarezzare cuccioli d’uomo figli spersi di un allah minore,
e un cuore aritmico che pompa sangue per una mente poco incline all’indifferenza dinnanzi alla tragedia.
Sono vivo, ma questo potrebbe essere tranquillamente il video della mia uccisione:

Quando un proitettile (anche di rimbalzo) vi sfiora una tempia,
vi assicuro è come riceve una sberla a mano aperta da un peso massimo,
qualcosa in grado di mettervi al tappeto.
Così due giorni fa, a Khozaa, accompagnando agricoltori palestinesi (noi e loro visibilmente tutti civili disarmati) a lavorare nelle loro legittime terre,
ad una distanza di circa 600 metri dal confine snipers israeliani hanno cercato di ammazzarmi.
I proiettili hanno colpito a meno di mezzo metro da dove mi trovavo.
Qualche giorno prima, nonostante la presenza di internazionali,
gli stessi snipers avevano ferito Mohammad al-Buraim, un contadino sordomuto:

 

 

Vi prego di prendere visione di questi video e di diffonderli sulla rete.
Parlano chiaro di cosa sia l’assedio israeliano agli occhi di chi non a orecchie per sentire le grida di dolore di questi innocenti quotidianamente macellati "dall’unica democrazia del medioriente".
A chi non a naso per non sentire il tanfo di fascismo dietro le maschere di vittime di chi a Tel Aviv muove questi killer vestiti da soldati verso il massacro di gente indifesa,
via terra:
http://www.youtube.com/watch?v=9nkcYaqhpng
come via mare:
http://www.youtube.com/watch?v=tu8lGTPaMzk
http://www.youtube.com/watch?v=87NrkNV_owM

http://www.youtube.com/watch?v=yTUYivihoTE

Torneremo presto di nuovo ad accompagnare i contadini palestinesi sui loro campi,
coscienti che morire se per alcuni è questione di sopravvivenza,
per altri un tiro a segno come per puro svago.
restiamo umani.
Vik
ps.
ringrazio tutti coloro,
i molti che hanno versato anche un poco per contrubuire al nostro attivismo in difesa dei diritti umani violati sopra queste lande mortificate.
Le testimonianze di sostegno e vicinanza sono il nostro stimolo ad andare avanti, nonostante i timori e le minacce di chi ci vorrebbe eliminare.

Fonte: guerrillaradio.iobloggo.com



I fisici smontano l’illusione nucleare

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News

di Megachip, con analisi di Luigi Sertorio e Guido Cosenza

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L’inganno del nucleare italiano: è il titolo di un libro quanto mai tempestivo che sta per essere pubblicato da Fazi, a cura di Giulietto Chiesa, con una sua introduzione e i saggi di due fisici dal curriculum impressionante, Guido Cosenza e Luigi Sertorio. Offriamo ai nostri lettori alcune loro considerazioni a caldo, dopo i roboanti annunci nucleari recitati durante il vertice italofrancese. Partiamo da Sertorio.

L’illusione nucleare, l’ultimo appiglio del consumismo terminale
di Luigi Sertorio
Ho passato la giornata a rispondere alle chiamate telefoniche e mail di amici e amiche costernati e sdegnati per le notizie televisive, gli articoli, le interviste in favore delle proposte del governo sul ritorno delle centrali elettronucleari in Italia.
Vedo contrapposti da una parte persone che lavorano, che leggono, che amano la famiglia, che hanno una dignità nella vita professionale e sociale italiana, dall’altra parte uomini politici e giornalisti di palese ignoranza e inoltre scienziati inaspettatamente filonucleari.
Per quanto riguarda l’indulgenza agnostica o l’aperta simpatia filonucleare di vari illustri professori universitari di fisica il commento che ricevo dagli amici è freddo: sono uomini di potere, oramai troppo lontani dai rischi del dubbio e della analisi aperta su problemi scabrosi.
Rispondo che ho letto questi interventi e vedo che sono fondati sulla consultazione di testi ben noti di tecnologia nucleare: vero che gli ingegneri nucleari di anno in anno perfezionano i loro progetti nella direzione della sicurezza; vero che i reattori autofertilizzanti e subcritici sono un interessante campo di lavoro futuro, la cosiddetta "IV generazione"; e infine è noto ai geologi da alcuni secoli, non da ieri, che i depositi antichi di sale sono siti geologici testimoni di grande stabilità fisico-chimica.
Tutto ciò sulla carta è inattaccabile e chi lo dice fa bella figura.
Ma le persone di cui parlo, educate e responsabili, vogliono capire, e non solo credere all’autorità.
Si chiedono e mi chiedono: cosa c’entra tutto ciò con la vita vera, con la dinamica del nostro lavoro e delle nostre professioni, il futuro dei nostri figli cittadini appartenenti a una nazione, non agli scaffali di un professore?
È vero che fra dieci o vent’anni i nostri figli saranno affrancati dalla dipendenza dal petrolio comprato all’estero?
Dove sono le risorse uranifere sul territorio italiano quelle che ci daranno il benessere economico?
Se è vero che l’Italia ha tali risorse perché il nostro paese non ne è mai stato esportatore?
Chi pagherà la costruzione delle raffinatissime nuove centrali elettronucleari?
Lo Stato italiano, cioè noi cittadini laboriosi.
Verso quale Stato straniero detentore delle miniere di materiale uranifero e gestore del processo di arricchimento andranno i soldi dei futuri cittadini italiani?
Chi sa prevedere quale sarà il costo del combustibile nucleare fra molti decenni, in tempi ben lontani dalla responsabilità del nostro governo attuale, costo che dipenderà da imprevedibili squilibri e tensioni internazionali nelle quali l’Italia sarà, come oggi, paese spettatore ma non attore?
I filonucleari ci mostrano i depositi sotterranei dei residui radioattivi nello stato americano del Nebraska; andranno laggiù le nostre scorie?
Certamente non saranno affidate alla camorra, vogliamo ben credere, ma saranno rigorosamente e responsabilmente protette per sempre. Tale ricovero avverrà forse gratis, per benevolenza di amici d’oltreoceano? All’opposto pagheremo un affitto perenne, ma non si dice.
E infine la domanda più importante.
Ma chi può sostenere che il PIL italiano fra quarant’anni sarà sostenuto da dieci o venti gigawatt di erogazione elettronucleare, chi ha fatto tali calcoli?
O sono semplici estrapolazioni a partire dal ben poco glorioso consumismo attuale che ha concentrato il denaro in poche mani e impoverito le nazioni fino al collasso che è in atto?
Non parlateci di "nucleare" e di"rinnovabili" a sostegno dell’utopia del consumismo, parlateci di "non consumismo" cioè della realtà. I cittadini vogliono capire se chi li governa sa rispondere a queste domande che riguardano il futuro della vita democratica.

[L'audio dell'intervento di Luigi Sertorio: su Pandora]

Ed ecco le considerazioni di Guido Cosenza:
Perché l’atomo non va bene né per l’economia né per l’ambiente
di Guido Cosenza
Molti sono gli aspetti che portano a un netto rifiuto del ricorso al nucleare e varrà la pena analizzarli in dettaglio tutti in futuro. Qui ne valuterò solo due che considero fra i più rilevanti: 1) la mancata convenienza economica dell’operazione; 2) la ricaduta ambientale.
Economia
I costi riguardano – costruzione – approvvigionamento combustibile (costi in aumento vertiginoso) – assicurazioni (costi in rapidissima crescita) – continua implementazione di impianti di sicurezza – lunghi periodi di inattività (per riparazioni, aggiornamento, manutenzione) – dismissione, controllo e manutenzione degli impianti dismessi.
Tutti questi elementi hanno fatto sì che il mercato bocciasse inesorabilmente la costruzione di centrali nucleari, come impresa commerciale vantaggiosa. Nessun consorzio esclusivamente privato da decenni si avventura nella costruzione di impianti di generazione di energia per via nucleare. Lo fanno gli stati, ma non per convenienza economica, per ragioni militari – i cicli produttivi ad uso militare e civile sono strettamente interconnessi.
L’approvvigionamento dell’uranio inoltre ci renderebbe dipendenti, come per il petrolio, da fornitori esterni e i giacimenti uraniferi rilevati non basterebbero forse nemmeno per tutta la durata della vita delle centrali che il governo italiano si propone di costruire e che diverrebbero operative fra decenni. Un punto essenziale va messo in forte evidenza: i prolungati costi di smantellamento degli impianti, che prevedono migliaia di anni di controlli, aggiusti, manutenzione, sono chiaramente addossati alle nuove generazioni, se saranno in grado di sopravvivere ai disastri che andiamo procurando.
Ambiente
È improprio parlare di energia pulita. La costruzione degli impianti, la confezione del combustibile e quant’altro generano emissioni di anidride carbonica valutabili dell’ordine di grandezza di un quarto, un terzo di quelle rilasciate, a parità di produzione di energia, da una centrale a gas naturale.
Il problema dello stoccaggio delle scorie poi è totalmente aperto. Il paese più avanzato in tal senso è la Finlandia, che prevede per il 2020 sia pronto un sito. Gli stati Uniti hanno avuto bocciato dalla corte d’appello del Distretto di Columbia il progetto di stoccaggio elaborato sotto le Yucca Mountains. Tutti gli altri paesi sono nella fase di studio.
Quale soluzione allora? Ricorso a fonti rinnovabili, ma soprattutto un nuovo modo di vita, con consumi drasticamente ridotti nel mondo opulento.



REVISIONISMO E “COMPLOTTISMO” – SULLE ANALOGIE TRA OLOCAUSTO E 11 SETTEMBRE

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News

DI CARLO MATTOGNO
andreacarancini.blogspot.com/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prendo spunto dallo scritto di Franco Cardini sul caso Williamson [1], già esaminato da Andrea Carancini su questo Blog, anche se in una prospettiva molto particolare [2], per svolgere qualche considerazione su revisionismo e “complottismo”.
La pubblicazione da parte di Enrico Deaglio nel settimanale Diario dell’inchiesta Il complotto dell’11 Settembre? Una boiata pazzesca! (settembre 2006) ispirò a Pierluigi Battista questa recensione apparsa sul Corriere della Sera il 2 ottobre 2006:
«Le Twin Towers e la rivincita degli «ingenui»
Un ringraziamento speciale a Enrico Deaglio, che con il suo ultimo «Diario» ci fa sentire un po’ meno sciocchi: noi ingenui che pensavamo fossero veri gli aerei dell’ 11 settembre scagliati contro le Torri gemelle e il Pentagono, che i passeggeri fossero morti davvero, che il crollo del World Trade Center fosse causato degli aerei conficcati nei grattacieli con il loro carico di 37.800 litri di cherosene ciascuno. Stupidamente ignari che Osama Bin Laden fosse solo il nome d’ arte di George W. Bush, eravamo abbindolati da una cupola di «sionisti, agenti Cia e Adepti Illuminati per il Nuovo Ordine Mondiale». Questo ci dicevano i maniaci del Complotto. Ma grazie a Deaglio, che ha portato in Italia il lavoro certosino di trenta giornalisti del Popular Mechanics, possiamo finalmente capire quale cumulo di menzogne e di teoremi bislacchi sia al centro della grande fantasia complottista. Non eravamo stupidi noi, erano i teorici del complotto che ci raccontavano un sacco di bugie.
L’ ossessione complottista, a differenza della realtà, esercita un fascino potentissimo. Suggerisce la sensazione inebriante di guardare le cose dietro il velo della verità ufficiale, trasforma la vita in un thriller avvincente e galvanizza l’ esistenza con il sapore dell’ intrigo. Per questo i manuali dei cospirazionisti dell’ 11 settembre vendono milioni di copie e la trasmissione di Milena Gabanelli ad essi dedicata fa il boom di ascolti. Attenzione, però, perché la Grande Cospirazione è intessuta di colossali sciocchezze. Dicono che le torri sono crollate per effetto di «esplosioni controllate». Ma centinaia di esperti consultati dal giornale americano (e menzionati da «Diario») sostengono che è impossibile, che a quella temperatura l’ acciaio si sbriciola, e che soprattutto, questo è il punto cruciale che persino noi profani possiamo afferrare, per ottenere l’ esplosione «sarebbero state necessarie almeno 75 tonnellate di esplosivo, che avrebbero dovuto essere trasportate con carrelli e piazzate intorno alle colonne di acciaio». Pensate: un traffico pazzesco di camion e carrelli, con decine di persone impegnate a sistemare l’ esplosivo, nel cuore di New York, senza farsi vedere da nessuno, contando sulla complicità di un numero incalcolabile di persone. Non è un’ ipotesi fantasticamente insensata? E poi. Dicono che nessun aereo si è schiantato sul Pentagono, bensì un missile telecomandato dai malvagi architetti del complotto. E perché lo dicono? Perché nessuno l’ ha visto in tv. Ma l’ hanno visto centinaia di testimoni oculari: tutti agenti della Cia. E i passeggeri morti dell’ American Airlines 77, i cui resti sono stati identificati con l’ esame del Dna insieme a quelli dei cinque dirottatori? Agenti della Cia, e pure i parenti che fintamente ne piangono la scomparsa, gli esperti che hanno condotto le analisi, i trasportatori che hanno collocato rapidamente sul luogo finti rottami ancora fumanti di una finta fusoliera, i finti morti dell’ United Airlines che si è schiantato in Pennsylvania, la sua finta scatola nera fintamente ritrovata, i parenti finti che hanno ricevuto le ultime finte telefonate disperate dei loro congiunti. Un immenso esercito di agenti della Cia. Non è straordinariamente sciocco credere alle suggestioni degli agguerriti complottisti? Migliaia di persone coinvolte e vincolate all’ omertà, oltre a decine di controllori di volo compiacenti, centinaia di familiari assoldati, stuoli di politici e giornalisti. Ora che comincia anche in Italia il tour del circo itinerante dei complottisti, ospiti i Giulietto Chiesa e i Franco Cardini, un grazie rinnovato a Deaglio che ci mette al riparo da una gigantesca mistificazione. Per dirla con il suo titolo: una boiata pazzesca.
Battista Pierluigi»[3].
Franco Cardini e Giulietto Chiesa, sentitisi chiamati in causa, replicarono il 7 ottobre con la lettera che segue, indirizzata al direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e a Pierluigi Battista, Sergio Romano, Enrico Deaglio: «Caro Direttore,
chiedendo a Lei (o, se ciò è da Lei ritenuto più opportuno, al dott. Sergio Romano) di pubblicare questa nostra lettera ci appelliamo, prima che alla legge sulla stampa, al Suo rispetto per la verità. Nella rubrica “Opinioni” di qualche giorno fa, il dottor Pierluigi Battista indica i sottoscritti e altri loro omonimi, che noi non conosciamo (deduciamo ciò dal fatto che egli ci denomina “i Giulietto Chiesa e i Franco Cardini”: siamo dunque più di due) quali titolari di un “circo itinerante dei complottisti” che starebbe facendo “un tour” per propagandare una “Grande Cospirazione …intessuta di colossali sciocchezze” a proposito dei fatti dell’11.9.2001. Le sciocchezze che noialtri “maniaci del complotto” propaganderemmo sarebbero state smentite dal n.XI.37/38 del “Diario” diretto da Enrico Deaglio che ha portato in Italia il lavoro certosino di trenta giornalisti del Popular Mechanics i quali avrebbero smascherato il “cumulo di menzogne e di teoremi bislacchi al centro della grande fantasia complottista”. Pertanto, a quel che sembra, noi propaganderemmo “un sacco di bugie”.
Purtroppo per il Suo valente collaboratore, la realtà è ben diversa. Enrico Deaglio ha riciclato, con un anno e mezzo di ritardo, il numero del marzo 2005 della rivista Popular Mechanics in cui compariva un’inchiesta-dossier dal titolo Debunking 9.11 lies (“Smentiamo le menzogne dell’11 settembre”), redatto non da “trenta giornalisti”, bensì da uno solo, Benjamin Chertoff, dal giornale definito our senior researcher (“il nostro ricercatore più esperto”), il quale avrebbe – a suo dire – intervistato ben 300 testimoni. Preferiamo tradurre senior con “più esperto” (la lingua inglese usa tale aggettivo in questo senso), giacché non possiamo credere ch’egli sia “ il più vecchio”, come una traduzione letterale indurrebbe a far credere. Difatti, il signor Chertoff è un promettente venticinquenne. Ignoriamo quanto sia esperto, e in quali campi, ma una cosa la sappiamo: egli è nipote di Michael Chertoff, un signore che il Presidente Bush ha nominato a capo del Dipartimento “Homeland Security”. Un ministro, quindi: il quale ben conosce le questioni dell’11 settembre, in quanto era a quel tempo assistant attorney a New York (e in tale veste è stato anche sospettato di aver occultato alcune prove che sarebbero state utili all’inchiesta). La parentela è stata confermata dal giornalista Christopher Bollyn su American Free Press del 7 marzo 2005 (al quale il Chertoff aveva cercato di mentire, negando il fatto). Naturalmente, dopo che negli States la cosa è stata smascherata, il dossier di Popular Mechanics è rapidamente scomparso dalla circolazione: oggi più nessuno lo citerebbe senza coprirsi di ridicolo. Ma, come accade sovente, lo si è ripresentato sotto altra forma (il libro Debunking 9/11 myths a cura di David Dunbar e Brad Reagan, Hearst Books, nato già vecchio) e intanto, secondo una buona regola commerciale di stampo liberista, si è cercato di riciclarlo alla periferia dell’impero. Non fanno così le multinazionali, quando “regalano” ai bambini africani derrate e medicinali scaduti, deducibili dalle imposte? Ha quindi davvero ragione la copertina del periodico del Deaglio: “Una boiata pazzesca”.
Pertanto, tutto quello che, riassumendo il Deaglio che ricicla il Chertoff, il Battista afferma a proposito dei dubbi emersi su alcuni aspetti della ricostruzione ufficiale di quella tragica giornata, non solo è stato ampiamente contestato dal marzo dello scorso anno ad oggi, ma è destituito di plausibile fondamento. E’ purtroppo stato altresì accertato che i molti pretesi intervistati dal Chertoff si riducevano da intervistati a ripetitori delle tesi avallate e fatte proprie dall’amministrazione Bush, quando non addirittura a persone in un modo o nell’ altro legate agli organi governativi. Quanto noi affermiamo, e molto di ben più grave, è ampiamente documentato in molte ricerche uscite sia a stampa, sia on line. Ci limitiamo a citare almeno tre fra le pubblicazioni più serie e attendibili: Jürgen Elsässer, Comment le Jihad est arrivé en Europe, Vevey, Xenia, 2006 (l’edizione originale è in tedesco; quella francese si avvale di una Prefazione di J.-P. Chevènement); Webster Tarpley, 9/11. Synthetic terror made in USA, Joshua Tree, California, Progressive Press 2006, ben 492 pagine; Barrie Zwicker, Towers of deception. The media cover-up of 9/11, New Society Publishers (Canada), 2006, pp. 400 accompagnate dall’impressionante DVD The great conspiracy. Aspettiamo con ansia il prossimo elzeviro dell’amico Battista, quando si sarà letto queste oltre mille pagine.
Cordiali saluti»[4].
Questo scambio di cortesie mostra quanto siano straordinarie le analogie tra revisionismo storico e “complottismo” relativo alle vicende dell’11 settembre 2001, cominciando dalla denominazione spregiativa, “complottisti”, che richiama quella di “negazionisti”:
- l’asserzione, come scrive Diario, di un’«“altra verità” che si contrappone alla “storia ufficiale”»(p. 12);
- il Führerbefehl riguardo all’attentato: «Osama bin Laden in persona forniva ulteriori dettagli della sua ideazione, addestramento e realizzazione della strage dell’11 settembre»(p. 12);
- i documenti e le prove: «Recuperati dagli archivi di al Quaeda, si sono visti i testamenti dei dirottatori, il loro addestramento alla lotta in una cabina di aereo e i famosi coltellini»(p. 12);
- le prove materiali: «Rottami della fusoliera del Boeing American Airlines 77 trovati sulla scena dell’attentato al Pentagono»(p. 15);
- le perizie tecniche;
- «centinaia di testimoni oculari»;
- i resti dei cadaveri e delle vittime «identificati con l’ esame del Dna»;
- la confutazione radicale delle tesi “complottistiche”: «Due anni fa la rivista promosse un’inchiesta in profondità sull’11 settembre analizzando le teorie cospirazioniste. Mise al lavoro 30 giornalisti e intervistò 300 esperti e concluse, in un numero speciale del marzo 2005, che nessuna delle teorie resisteva alla prova dei fatti»(p. 13);
- il rimprovero classico ai “complottisti” di proferire «un sacco di bugie», «colossali sciocchezze», un «cumulo di menzogne».
In pratica, la “storia ufficiale” dell’11 settembre è, apparentemente, di gran lunga più documentata e inattaccabile della “storia ufficiale” delle “camere a gas” omicide.
In effetti, per le 23 o 28 “camere a gas” omicide dei quattro “campi di sterminio” totale di Chelmno, Belzec, Sobibor e Treblinka, in cui sarebbero stati assassinati da 1.740.000 a 1.908.000 Ebrei, non esiste alcuna prova documentaria o materiale, soltanto testimonianze, contraddittorie e insensate. Per quanto riguarda Auschwitz, per le 7 “camere a gas” omicide del crematorio I e dei cosiddetti “Bunker” di Birkenau (cui vengono attribuite oltre 200.000 vittime) non ci sono parimenti prove documentarie o materiali, mentre a sostegno della realtà delle 8 “camere a gas” omicide dei crematori II-V di Birkenau vengono addotti soltanto alcuni “indizi”, ma tutti concentrati nella fase della costruzione degli impianti, sicché essi riguardano eventualmente la progettazione e la costruzione di “camere a gas” omicide, non già il loro impiego[5].
È come se la “storia ufficiale” dell’11 settembre, a cominciare dal crollo delle torri gemelle e delle loro vittime, fosse basata esclusivamente su testimonianze e su qualche indizio, senza alcuna prova documentaria o materiale. Ma allora perché studiosi seri come Cardini “negano” questa “storia ufficiale”?
Perché, essendo dotati di intelligenza e di senso critico, non sono disposti a trangugiare “verità” preconfezionate, ma le analizzano tecnicamente mostrandone le incoerenze e l’infondatezza.
Esattamente ciò che fanno gli studiosi revisionisti nei confronti delle “verità” preconfezionate sulle “camere a gas”. I “complottisti” si richiamano a pubblicazioni serie e attendibili, che invitano a leggere, ma che nessuno leggerà, perché Deaglio dixit, perciò non vale la pena di esaminare «oltre mille pagine» di «colossali sciocchezze»; proprio come i revisionisti hanno le proprie pubblicazioni serie e attendibili, che nessuno legge, perché Pierre-Vidal Naquet, Valentina Pisanty et alii dixerunt.
Nello scritto sul caso Williamson summenzionato, Cardini espone un “eptalogo” il cui primo punto suona così: «la shoah è una realtà immensa, spaventosa e incontrovertibile, comprovata da documenti e testimonianze che possono senza dubbio venir riconsiderati e all’interno dei quali possono anche trovarsi errori e perfino falsificazioni, che tuttavia non sono praticamente suscettibili di attenuare in modo sensibile le enormi responsabilità di chi tali delitti concepì e attuò e di chi ne fu esecutore o complice».
Ma ciò può valere perfettamente anche per la “storia ufficiale” dell’11 settembre.
Si profila così una curiosa contraddizione di fondo: nell’ambito delle vicende dell’11 settembre i “complottisti” adottano una rigorosa metodologia revisionistica, ma nel quadro della Shoah la loro intelligenza e il loro senso critico si offuscano irrimediabilmente, sembrano colpiti da cecità e paralizzati, tanto che sono più che propensi a trangugiare senza battere ciglio tutte le relative “verità” preconfezionate.
Viltà? Timore di infrangere dei tabù inviolabili? Oppure, più semplicemente, ignoranza della metodologia e delle argomentazioni revisionistiche?
Una scelta metodologica appare comunque inevitabile: non si può essere ipercritici in un campo di indagine, completamente acritici in un altro.

Carlo Mattogno

 
Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com/
Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2009/02/carlo-mattogno-sulle-analogie-tra.html
26.02.2009
[1] A proposito del caso Williamson e del “revisionismo-negazionismo”, in: http://21e33.blogspot.com/2009/02/franco-cardini-sul-caso-williamson.html.
[2] Davvero Gesù era “ebreo”? Lettera aperta a Franco Cardini, in: http://andreacarancini.blogspot.com/search?updated-max=2009-02-17T04%3A16%3A00-08%3A00&max-results=7
[3] Corriere della Sera, 2 ottobre 2006, p. 28, consultabile in: http://archiviostorico.corriere.it/2006/ottobre/02/Twin_Towers_rivincita_degli_ingenui_co_9_061002064.shtml.
[4] http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=printpage&artid=2689
[5] Vedi al riguardo il mio articolo La “Repubblica” della disinformazione, in:http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/02/carlo-mattogno-la-repubblica-della.html



Deflazione in Europa – PIL in ribasso negli USA – Borse giù

feb 28th, 2009 | By admin | Category: News

di

Felice Capretta

 

Oggi le notizie vere fioccano e di conseguenza le borse crollano.
Questo è un estratto dele borse europee – il rosso indica ribasso.
Prossimi alla deflazione in zona Euro
PIL crollato a -6,2% nel quarto trimestre 2008 negli USA
Ci informa Swissinfo che sono stati resi noti da Eurostat i dati dell’inflazione nei sedici paesi dell’unione.
Il dato non è confortante: l’inflazione scende all’1,1% a gennaio come proiezione annua, contro l’1,6 del dicembre scorso e il 3,2% del gennaio 2008.
Il dato dimostra, qualora qualcuno non se ne fosse ancora accorto, che l’economia sta rallentando.
Come anticipavamo nella trilogia di post dedicati a inflazione e deflazione (ne consigliamo la lettura: inflazione, deflazione, strategie di fronteggiamento), una diminuzione generalizzata dei prezzi non è un buon sintomo.
In Lussemburgo e Portogallo siamo ormai giunti al punto di svolta: 0% e 0,1% rispettivamente.
Rispetto al dicembre 2008, l’inflazione annua è caduta in 24 paesi, rimasta stabile in uno e cresciuta in due.
Negli USA, il prodotto interno lordo nel quarto trimestre 2008 è stato rivisto drasticamente al ribasso evidenziando una contrazione del 6,2% . Il dato è peggiore delle stime degli economisti avevano previsto un -5,4%.
Mai così in basso dal primo trimestre 1982, quando il Pil segnò un -6,4%.
Per concludere: Citigroup, che già davamo in crisi nei post precedenti, è scesa sotto la soglia critica dei 2 dollari per azione, attualmente a 1.75. La notizia della nazionalizzazione non ha aiutato.

Fonte: http://informazionescorretta.blogspot.com/