INCLUDE_DATA

Archive for aprile 2009

L’Oms alza il livello d’allarme Panico globale costruito ad arte ?

apr 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Marcello Foa

Il primo bimbo contagiato dall’influenza suina si chiama Enrique Hernandez e oggi gioca a calcio, si arrampica sugli alberi. Un monello vispo e sorridente che davanti ai giornalisti giura: «Mi sento bene». Difficile non credergli. A Ginevra l’Organizzazione mondiale della Sanità continua a giocare con i livelli d’allarme. Era tre, poi è diventato quattro, ieri ha toccato il cinque su una scala di sei. Ma leggendo attentamente i suoi ansiogeni comunicati si scoprono dati tutt’altro che preoccupanti. I morti accertati per il virus dei porci sono sette. Anzi, otto, calcolando l’infante messicano morto ieri in una clinica del Texas. Otto? Ma non erano 159 solo in Messico? E i casi sospetti non erano duemilacinquecento?
Qualcosa non torna. Il dubbio che la vicenda sia stata ingigantita ad arte è sempre più forte, sempre più concreto. Anche perché le analogie con l’influenza aviaria sono evidenti, innanzitutto considerando come è sorto il contagio. Il focolaio del virus degli uccelli fu individuato nel sud della Cina in un allevamento di oche, tenuto, come consuetudine da quelle parti, in condizioni igieniche disastrose. E oggi? Nel villaggio di La Gloria, 2500 abitanti nello stato Veracruz, in Messico, celebre per la sua povertà e per i giganteschi allevamenti di maiali, non certo esemplari per pulizia e rispetto delle norme di tutela della salute.
E chi morì allora? Coloro che vivevano a contatto con gli animali infetti senza adottare le dovute precauzioni e il cui fisico era debilitato da un’altra malattia o con carenze immunologiche che abbassavano il livello degli anticorpi; guarda caso, come oggi. Ad ammalarsi non erano (e non sono) persone in salute, bensì predisposte, per un verso o per l’altro.
Questo, evidentemente, non significa che un’influenza mutuata dagli animali debba essere trascurata. Al contrario, ma un conto è monitorare una situazione e prendere le precauzioni nella giusta proporzione; un altro è ingigantire un problema locale e trasformarlo in un allarme mondiale, alimentando lo spettro di una pandemia.
Quando ciò accade è consigliabile diffidare. C’è odore di spin ovvero di quelle tecniche che consentono di orientare e talvolta di manipolare l’opinione pubblica. A vantaggio di chi e perché? Sull’aviaria – come dimostrò, tra l’altro, una splendida inchiesta di Sabrina Giannini per Report – a beneficiarne furono una società di ricerca americana, la Gilead Science, a lungo presieduta dall’ex capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, che aveva creato il Tamiflu. E la Roche, come noto, produce e commercializza l’ormai famosissimo antivirale, le cui vendite esplosero. Non si è mai saputo chi fu il regista; ma il film di allora assomiglia assai a quello di oggi, perché diffondere il panico collettivo è meno complicato di quanto si creda. A condizione di coinvolgere le istituzioni, che, spesso inconsapevolmente, garantiscono l’effetto leva.
L’operazione richiede: primo, un committente, che resta sempre nell’ombra. Secondo, specialisti della comunicazione che sanno usare a proprio vantaggio le dinamiche della moderna società dell’informazione. Terzo, Una prova, vera o apparente: qualche morte sospetta, alcuni contagiati. Quarto, un angosciante mistero: la malattia sconosciuta e capace di evocare paure ataviche come quella dell’influenza spagnola. Finché l’allarme è confinato a una realtà locale, l’opinione pubblica resta quieta; ma non appena un governo o un istituzione internazionale si accorge del problema, il panico inizia a diffondersi e si auto-alimenta.
L’allarme per la suina è scattato quando il governo messicano ha parlato al Paese con toni drammatici, seguito a distanza di poche ore da quello americano. A quel punto l’Oms è entrato in fibrillazione e, a ruota, tutti i governi del mondo. Quale Stato può correre il rischio di essere accusato di aver sottovalutato la «peste del Duemila»? E allora via con comunicati e conferenze stampa, che inviano messaggi spesso contraddittori. Il virus c’è, ma non è grave. Anzi sì, e presenta «potenziale pandemico». Il vaccino manca? Aiuto, ma sta per arrivare; anzi, no e comunque ci sono gli antivirali. La gente è confusa. Meno capisce, più ha paura. Una paura che a qualcuno giova e tanto. Per ragioni che noi, ancora, non sappiamo.

Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=347624
28.04.2009



Queste “strane” pandemie moderne…

apr 30th, 2009 | By admin | Category: News

La redazione

 



IL NUOVO ORDINE FINANZIARIO MONDIALE

apr 30th, 2009 | By admin | Category: News, Nuovo ordine mondiale

 VERSO LA MONETA UNICA GLOBALE E IL GOVERNO MONDIALE

Domenico D’Amico (doppiocieco.splinder.com/)
DI ANDREW MARSHALL
globalresearch.ca

 

Introduzione

A seguito della riunione del G20 tenutasi nel 2009, sono stati annunciati piani per rendere possibile la creazione di una nuova moneta globale che rimpiazzi il dollaro statunitense come valuta di riserva mondiale. Il punto 19 del comunicato diffuso dal G20 al termine del summit dichiarava: "Abbiamo concordato di appoggiare uno stanziamento generale di SDR che inietteranno 250 miliardi di dollari (170 miliardi di sterline) nell’economia mondiale e incrementeranno la liquidità globale". Gli SDR, o Special Drawing Rights {Diritti Speciali di Prelievo}, sono "una moneta cartacea artificiale emessa dal Fondo Monetario Internazionale," Come riporta il Telegraph, "i leader del G20 hanno attivato il potere che il FMI ha di creare moneta, per iniziare una ‘decongestione quantitativa’ globale. Facendo così, hanno introdotto de facto una valuta mondiale. Che è al di fuori del controllo di qualsiasi stato sovrano. I teorici delle cospirazioni ne andranno matti." [1]{a}

L’articolo continua, affermando che "adesso c’è una valuta mondiale in attesa {di essere emessa ufficialmente}. A suo tempo gli SDR diventeranno probabilmente un parchweggio per le riserve estere delle banche centrali, con alla testa la Banca Popolare Cinese. (…) La creazione di un Financial Stability Board sembra il primo passo verso un organismo di controllo finanziario globale," o, in altre parole, una banca centrale globale.

È importante dare un’occhiata più da vicino alle "soluzioni" che vengono proposte e messe in opera nel corso della presente crisi finanziaria globale. Non si tratta di iniziative inedite, dato che hanno fatto parte dei piani dell’élite globale da lungo tempo. Tuttavia, nel mezzo della crisi in corso, questa élite ha velocizzato il suo progetto di creazione di un Nuovo Ordine Mondiale finanziario. È importante esaminare le radici di queste "soluzioni" (proposte e imposte), e degli effetti che avranno sul Sistema Monetario Internazionale (IMS) e sulla politica economica globale nel loro insieme.

Una nuova Bretton Woods

Nell’ottobre del 2008 Gordon Brown, Primo Ministro del regno Unito, disse che "ci occorre una nuova Bretton Woods – che costruisca una nuova architettura finanziaria internazionale per gli anni a venire." E continuò dicendo che "ora dobbiamo riformare il sistema finanziario internazionale, attorno a principi concordati di trasparenza, integrità, responsabilità, buon governo e cooperazione transnazionale." Un articolo sul Telegraph riferiva che Gordon Brown avrebbe voluto "vedere un FMI che diventa una ‘banca centrale globale’ che controlli da vicino l’economia internazionale e il sistema finanziario." [2]

Il 17 ottobre 2008 il Primo Ministro Gordon Brown scrisse un commento per il Washington Post in cui scriveva: "Questa settimana i leader europei si sono riuniti per proporre i principi guida che riteniamo debbano fare da fondamenta per una nuova Bretton Woods: trasparenza, serietà creditizia, responsabilità, integrità e governance globale. Concordiamo sul fatto che si debbano prendere decisioni urgenti per mettere in opera questi principi, al fine di debellare la politica dei prestiti irresponsabile, e spesso nascosta, che è alla radice dei nostri problemi. Per far questo, abbiamo bisogno di una supervisione transnazionale delle istituzioni finanziarie, standard globali condivisi per contabilità e regolamenti; un approccio più responsabile alla remunerazione dei dirigenti, che ricompensi il duro lavoro, l’iniziativa e l’intraprendenza ma non il rischio irresponsabile; e il rinnovamento delle nostre istituzioni internazionali perché diventino degli efficienti campanelli d’allarme per l’economia mondiale. [corsivi miei]"[3]

Ai primi di ottobre del 2008 si poteva leggere che "mentre i rappresentanti delle banche centrali di tutto il mondo si riuniscono questa settimana a Washington DC per una conferenza con il FMI e la Banca Mondiale per discutere della crisi, il maggiore quesito sul tappeto è se sia arrivato il momento di nominare un ‘poliziotto’ economico globale che impedisca il ripetersi di un crac come questo del 2008. (…) qualsiasi organizzazione dotata del potere di mantenere l’ordine nell’economia globale dovrebbe includere rappresentanti dei maggiori paesi – una specie di Nazioni Unite della regolamentazione economica." Un ex governatore della Bank of England suggerisce che "la risposta potrebbe già essere davanti ai nostri occhi, nelle vesti della Bank for International Settlements (BIS) {Banca dei Regolamenti Internazionali (b)}," tuttavia "il problema è la sua mancanza di mezzi. Il FMI tende ad esprimere i suoi moniti riguardo i problemi economici in termini diplomatici, ma la BIS è più indipendente e in una posizione migliore per affrontarli, purché le venga attribuito il potere per farlo." [4]

L’avvento delle valute regionali

Il primo gennaio del 1999 l’Unione Europea ha adottato l’Euro come propria valuta regionale. Negli ultimi anni l’Euro ha assunto sempre più importanza. Tuttavia non è l’unica valuta regionale al mondo. Ci sono manovre e auspici per altre monete regionali un po’ dappertutto.

Nel 2007 Foreign Affairs, rivista del Council on Foreign Relations, riportava un articolo intitolato The End of National Currency {La fine delle valute nazionali}, che iniziava discutendo della volatilità dei mercati valutari internazionali, e del fatto che fossero state ipotizzate pochissime soluzioni ‘reali’ per affrontare le ricorrenti crisi valutarie. L’autore poneva questa domanda: "Il recupero della sovranità perduta da parte dei singoli governi metterà fine alla instabilità finanziaria?" E risponde affermando che "questa è una diagnosi sbagliata e pericolosa," e che "la strada giusta non consiste nel ritorno a un mitico passato di sovranità monetaria, coi governi che controllano i tassi di cambio e di interesse a livello locale, in beata ignoranza di quello che succede nel resto del mondo. I governi si devono sbarazzare della pericolosa idea che lo status di nazione richieda che siano essi a emettere e controllare la moneta in uso nel loro territorio. Valute nazionali e mercati globali semplicemente non possono integrarsi; messi insieme generano una mistura di crisi valutarie e tensioni geopolitiche, e creano pretesti per dannosi protezionismi. In vista di una globalizzazione stabile, i singoli paesi dovrebbero abbandonare il nazionalismo monetario e abolire le valute superflue {unwanted}, origine di molta dell’attuale instabilità."

L’autore spiega che "il nazionalismo monetario è semplicemente incompatibile con la globalizzazione. Lo è sempre stato, anche se la cosa è divenuta evidente solo dagli anni 70, quando tutti i governi del mondo resero le loro valute intrinsecamente prive di valore." L’autore afferma che "dato che lo sviluppo economico al di fuori della globalizzazione non è più possibile, i singoli paesi dovrebbero abbandonare il nazionalismo monetario. I governi dovrebbero rimpiazzare le valute nazionali col dollaro o con l’euro oppure, nel caso dell’Asia, collaborare alla creazione di una nuova valuta multinazionale all’interno di un’area altrettanto vasta ed economicamente diversificata." Essenzialmente, secondo l’autore dell’articolo, la soluzione consiste nelle valute regionali. [5]

Nell’ottobre del 2008 "il membro del consiglio della Banca Centrale Europea Ewald Nowotny ha detto che tra Asia, Europa e Stati Uniti si sta sviluppando un sistema ‘tripolare’ di valuta globale, e di essere scettico sul recupero di centralità da parte del dollaro." [6]

L’Unione delle Nazioni Sudamericane

L’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) {c} è stata istituita il 23 maggio 2008, con future sedi in Ecuador (sede centrale), Bolivia (Parlamento Sudamericano) e Venezuela (Banca del Sud). Come riferiva la BBC, "I leader di dodici nazioni sudamericane hanno costituito un’entità regionale finalizzato all’incremento dell’integrazione politica ed economica della regione," e che "i membri dell’UNASUR sono Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela." [7]

La settimana successiva all’annuncio, veniva riferito che "lunedì il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha detto che le nazioni sudamericane perseguiranno l’adozione di una valuta comune come elemento dello sforzo di integrazione ragionale successivo alla creazione dell’Unione delle Nazioni Sudamericane. (…) Stiamo operando affinché, in futuro, abbiamo una banca centrale e una valuta in comune." [8]

Il Gulf Cooperation Council e una valuta regionale

Nel 2005 il Gulf Cooperation Council (GCC), un blocco regionale per il commercio tra Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE), enunciava l’obbiettivo di creare una singola valuta in comune entro il 2010. Si riferiva che "Un GCC efficiente ed economicamente unito è chiaramente un affare molto più attraente delle singole economie separate, specialmente considerando gli ostacoli al commercio presenti nella regione. È per questo che le relazioni commerciali all’interno della regione sono state ultimamente al centro dell’attenzione. (…) Il naturale proseguimento di questa tendenza a una sempre maggiore integrazione è l’introduzione di una moneta comune che faciliti ulteriormente i commerci tra i singoli paesi." E si affermava che "le banche centrali della regione si sono accordate nel perseguire un’unione monetaria con norme simili a quelle europee." [9]

Nel giugno del 2008 veniva riferito che "le banche centrali del Golfo si sono accordati per la creazione, l’anno prossimo, del nucleo di una banca centrale unica, facendo un grande passo avanti verso un’unione monetaria, ma sottolineando che una nuova valuta comune non sarebbe entrata in circolazione prima della data concordata del 2010." [10] Nel 2002 si annunciò che "Gli stati del Golfo si stanno consultando con la Banca Centrale Europea, in vista di un loro programma di unione monetaria." Nel febbraio del 2008, l’Oman ha dichiarato che non avrebbe partecipato a quest’unione monetaria. Nel novembre del 2008 l”annuncio fu che "la bozza finale dell’unione monetaria dichiara che la banca centrale del Golfo sarà indipendente dai governi dei singoli stati membri." [11]

Nel marzo del 2009 leggiamo che "il GCC non dovrebbe avere fretta nell’adottare una moneta comune, dato che gli stati membri devono ancora elaborare la struttura di una banca centrale regionale, secondo Muhammad Al Jasser, governatore della Banca Centrale dell’Arabia Saudita," che affermava anche che "all’Europa sono occorsi 45 anni per istituire la moneta unica. È meglio non avere fretta." Nel 2008, in piena crisi finanziaria globale, per l’iniziativa del GCC sono sorti nuovi problemi, dato che "L’anno scorso la pressione subita dai membri del GCC perché abbandonassero il cambio fisso {currency peg}, data un’inflazione che superava il 10% in cinque paesi su sei. Tutti gli stati membri, eccetto il Kuwait, praticano una politica di cambio fisso col dollaro, e tendono a seguire la Federal Reserve statunitense quando si tratta di stabilire i tassi d’interesse." [12]

Un’Unione Monetaria Asiatica

Nel 1997 la Brooklyn Institution, autorevole think tank americano, discuteva la possibilità di un’unione monetaria dell’Estremo Oriente, affermando che "la questione, per il XXI Secolo, è se si formeranno altri blocchi monetari in Asia Orientale (o, se è per questo, nell’Emisfero Occidentale). Con il dollaro, lo yen e l’euro che fluttuano in competizione tra loro, altre piccole economie aperte saranno tentate di unirsi a uno di essi." In ogni caso "queste associazioni saranno possibili solo se accompagnate da cambiamenti radicali nell’organizzazione istituzionale, simili a quelli contemplati dall’Unione Europea. L’aumento di mobilità del capitale e della democratizzazione politica renderanno estremamente difficile la fissazione unilaterale dei tassi di cambio. Stabilire i tassi di cambio implicherà una cooperazione internazionale, e una fattiva cooperazione internazionale richiederà misure simili a un’unificazione monetaria." [13]

Nel 2001 un articolo di Asia Times Online trattava del discorso tenuto dall’economista Robert A. Mundell alla Chulalongkorn University di Bangkok, nel quale aveva affermato che "[l]‘Asean più tre" (i dieci membri dell’Associazione dei Paesi del Sudest Asiatico più Cina, Giappone e Corea) "dovrebbe guardare all’Unione Europea come modello per una più stretta integrazione delle politiche monetarie e commerciali, e alla fine per l’integrazione valutaria." [14]

Il 6 maggio 2005 il sito dell’ASEAN annunciava che "la Cina, il Giappone, la Corea e i dieci membri dell’ASEAN si sono accordati per un’espansione della loro rete di scambi valutari verso quello che potrebbe diventare in pratica un Fondo Monetario Asiatico," e che " i rappresentanti finanziari delle tredici nazioni, incontratisi collateralmente alla conferenza annuale della Asian Development Bank (ADB), sembrano determinati a trasformare i loro diversi accordi bilaterali in una qualche specie di accordo multilaterale, sebbene nessuno di loro parlerebbe direttamente di un Fondo Monetario Asiatico." [15]

Nell’agosto del 2005 la San Francisco Federal Reserve Bank pubblicò un rapporto sulle prospettive di un’unione monetaria dell’Asia orientale {Cina, Corea, Giappone}, affermando che l’Asia orientale possedeva i requisiti per aderire a un’unione monetaria, ma che tuttavia, in confronto alla situazione europea, "la conclusione è che la stipula di qualsiasi accordo monetario, incluso quello riguardante una valuta comune, in Asia orientale sarebbe molto più ardua." Inoltre "In Europa l’unione monetaria si è potuta conseguire in primo luogo perché essa era parte di un più ampio processo di integrazione politica," ma "in Asia orientale non vi è alcun manifesto desiderio di integrazione politica, in parte a causa delle grandi differenze tra i sistemi politici, le culture e la storia condivisa dei vari paesi dell’area. Per via delle loro vicende storiche individuali, i paesi dell’Asia orientale rimangono piuttosto gelosi della loro sovranità."

Un altro grosso problema indicato dalla San Francisco Fed è che "i governi dell’Asia orientale nutrono maggiore sospettosità nei riguardi delle istituzioni sovranazionali dotate di grande potere," e perciò "in Asia orientale le preoccupazioni riguardo la sovranità hanno reso i governi riluttanti a delegare poteri significativi a organismi sovranazionali, almeno finora." Il rapporto continua spiegando che, in contrasto coi passi effettuati in Europa per la creazione di un’unione monetaria, "nessun trattato commerciale allargato è stato stipulato tra i maggiori paesi della regione, Giappone, Corea, Taiwan e Cina." Un ulteriore problema è che "l’Asia orientale non sembra possedere un naturale candidato come valuta interna di riferimento per ottenere un accordo cooperativo sui tassi di cambio. Quasi tutte le nuove valute di successo sono nate a ridosso di valute preesistenti, costruendo la fiducia sulla propria convertibilità e quindi unendo il vecchio al nuovo."

Il rapporto conclude che "la stabilizzazione del tasso di cambio e l’integrazione monetaria non sembrano probabili, a breve scadenza. Nonostante questo, l’Asia orientale si sta integrando attraverso il commercio, anche senza insistere su accordi formali di liberalizzazione," e che "ci sono prove di una crescente cooperazione finanziaria nella regione, inclusa l’elaborazione di accordi regionali per la fornitura di liquidità durante le crisi, tramite foreign exchange swap bilaterali {d}, discussioni su una sorveglianza economica regionale, e lo sviluppo di un mercato azionario altrettanto regionale." Alla fine "l’Asia orientale potrebbe seguire lo stesso sentiero {dell’Europa}, all’inizio con accordi non troppo rigidi che stabilizzino le valute, seguiti poi da accordi più vincolanti, per finire con l’adozione di una moneta di riferimento – e magari, ancora più in là, ci sarà un dollaro dell’Asia orientale." [16]

Nel 2007 leggiamo che "L’Asia potrebbe aver bisogno di istituire un suo proprio fondo monetario per affrontare le future crisi finanziarie, simili a quella che ha coinvolto la regione dieci anni fa," e che "una maggiore integrazione finanziaria dell’Asia è l’antidoto migliore contro le future crisi finanziarie." [17]

Nel settembre del 2007 la rivista Forbes riferisce che "Un’unione monetaria dell’Asia orientale, col Giappone come nucleo di riferimento, è fattibile, ma la regione manca della volontà politica di realizzarla, questo secondo l’Asian Development Bank." Pradumna Rana, un economista dell’Asian Development Bank (ADB) ha deto che "sembra realizzabile l’istituzione di un’unione monetaria nell’Asia orientale – in particolare tra Indonesia, Giappone, Corea (del Sud), Malaysia, Filippine, Singapore e Thailandia," e che "Il potenziale economico per l’integrazione monetaria in Asia è forte, malgrado le basi politiche di un simile accordo non siano ancora state poste." Inoltre "un’autentica integrazione a livello commerciale rafforzerà la tesi a favore di un’unione monetaria asiatica, in modo simile a quanto avvenuto in Europa con l’integrazione dell’economia reale," e in ultima analisi "il percorso verso un’unione monetaria asiatica potrebbe procedere su più binari e a più velocità, mentre sul versante commerciale l’obbiettivo resterebbe un’area asiatica di libero scambio e priva di barriere.." [18] Nell’aprile del 2008 avviene che "i vice governatori delle banche dell’ASEAN e i corrispettivi vice ministri delle finanze si sono riuniti nella città vietnamita di Da Nang, per discutere dell’integrazione e cooperazione finanziaria e monetaria nella regione."[19]

Un’Unione Monetaria Africana

Attualmente l’Africa vede diverse iniziative di unione monetaria, insieme ad alcune unioni effettivamente operanti nel continente. Una di queste è il “monetary union project of the Economic Community of West African States (ECOWAS) {Progetto di unione monetaria della comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale}”, che è un "gruppo regionale di 15 paesi dell’Africa Occidentale." Tra i suoi membri ci sono stati che già fanno parte di un’unione monetaria regionale già esistente, la West African Economic and Monetary Union (WAEMU). L’ECOWAS raggruppa Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea Bissau, Mali Niger, Senegal, Sierra Leone, Togo, Capo Verde, Liberia, Ghana, Gambia e Nigeria. [20]

L’Unione Africana è stata fondata nel 2002, ed è un’organizzazione intergovernativa che include 53 stati africani. Nel 2003 la Brookings Institution diffuse un documento sull’integrazione economica africana. Gli autori iniziavano sostenendo che "L’Africa, come altre regioni del mondo, sta puntando alla creazione di una valuta comune. Ci sono già progetti per unioni monetarie regionali, e una trattativa sulle partecipazioni a una futura banca centrale africana sta per avere inizio." Inoltre "Una valuta comune era anche uno degli obbiettivi dell’Organizzazione per l’Unità Africana e della Comunità Economica Africana, le antenate dell’Unione Africana. (…) Il Trattato di Abuja del 1991, che istituiva la Comunità Economica Africana, prefigura sei fasi per il raggiungimento di una valuta comune africana che si sarebbero dovuti completare all’incirca entro il 2028. Nelle prime fasi sarebbero state rafforzate l’integrazione e la cooperazione regionale, e questo avrebbe incluso la creazione di unioni monetarie regionali. La fase finale implica la fondazione della Banca Centrale Africana (ACB), l’adozione di una moneta unica africana, e la creazione di un’Unione Economica e Monetaria Africana.”

Il documento afferma inoltre che la Banca Centrale Africana (ACB) "non vedrebbe la luce prima del 2020, [ma] è probabile che gli accordi per la sua localizzazione cominceranno presto," e comunque "esistono piani per la creazione di diverse unioni monetarie regionali, che presumibilmente costituiranno le basi per le future banca centrale e valuta comune africane." [21]

Nell’agosto del 2008 "I governatori delle banche centrali africane si sono riuniti nell’Hotel Serena di Kigali per discutere della creazione di tre istituzioni finanziarie all’interno dell’Unione Africana (AU)," a cui dovrebbe seguire "una risoluzione dell’AU per l’istituzione di un Fondo Monetario Africano (AMF), una Banca Centrale Africana (ACB) e una Banca di Investimenti Africana (AIB)." I governatori "hanno concordato che l’ACB, una volta fondata, dovrebbe gestire in autonomia la moneta unica e l’autorità economica del continente." [22]

Il 2 marzo 2009 viene riferito che "L’Unione Africana sottoscriverà questo mese una dichiarazione d’intenti insieme alla Nigeria, in ordine alla creazione di una banca centrale continentale," e che "L’istituzione avrà sede nella capitale della Nigeria, Abuja, ha detto ai giornalisti Maxwell Mkwezalamba, commissario per gli affari economici dell’Unione Africana." Inoltre "Come ulteriore passo verso la creazione della banca, l’istituzione panafricana creerà entro i prossimi tre anni un Istituto Monetario Africano, ha affermato {Mkwezalamba} a un incontro con economisti africani tenutosi in città," e ha detto anche "Abbiamo un accordo per operare insieme all’Associazione dei Governatori delle Banche Centrali Africane nel creare un comitato tecnico congiunto che ci aiuti nella ricerca di una strategia comune." [23]

Il sito web del Ministero per gli Affari Esteri keniano riferiva che "Il commissario per gli affari economici dell’Unione Africana Dottor Maxwell Mkwezalamba ha manifestato il suo ottimismo sull’adozione di una moneta comune africana," e che i temi principali discussi durante la riunione in Kenya della Commissione AU erano intitolati "Verso la creazione di una moneta unica africana; Analisi della creazione di una moneta unica africana; Quale approccio adottare per accelerare la creazione di una moneta unica continentale." [24]

Un’Unione Monetaria del Nord America e l’Amero

amero

Nel gennaio del 2008 scrissi un articolo che documentava i passi che si stavano facendo verso la creazione di una moneta unica nordamericana, da chiamare probabilmente Amero. [Vedi: Andrew G. Marshall, North-American Monetary Integration: Here Comes the Amero. Global Research: January 20, 2008] Riassumerò qui brevemente le informazioni contenute nell’articolo.

Nel 1999 il Fraser Institute, un importante e assai influente think tank canadese, pubblicò un rapporto scritto da Herbert Grubel, professore di Economia ed ex parlamentare, rapporto che si intitolava The Case for the Amero: The Economics and Politics of a North American Monetary Union {In Favore dell’Amero: l’Economia e la Politica di un’Unione Monetaria Nordamericana}. Grubel scriveva che "Il progetto per la creazione di una Unione Monetaria Nordamericana presentato in questo studio è designato per includere Canada, Stati Uniti e Messico," e che "Una Banca Centrale Nordamericana, così come la Banca Centrale Europea, avrà la responsabilità istituzionale solo della stabilità dei prezzi, non della piena occupazione." [25] A suo modo di vedere "la sovranità non è un valore assoluto {is not infinitely valuable}. "L’opportunità di rinunciare a taluni aspetti della sovranità dovrebbe essere valutata rispetto ai vantaggi ottenuti con un simile sacrificio," e inoltre "È importante rilevare che il Canada ha in pratica rinunciato alla propria sovranità economica in diversi settori, il più importante dei quali riguarda l’Organizzazione Mondiale del Commercio (ex GATT), il North American Free Trade Agreement, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale." [26]

Sempre nel 1999 il C.D. Howe Institute, un altro dei maggiori think tank canadesi, diffuse un documento intitolato From Fixing to Monetary Union: Options for North American Currency Integration {Dal Fixing (e) all’Unione Monetaria: le Opzioni per un’Integrazione Monetaria del Nord America}, in cui si leggeva che "La maniera più semplice di affrontare l’idea di una NAMU [North American Monetary Union] è di vederla come l’equivalente nordamericano dell’Unione Monetaria Europea (EMU), e, per estensione, dell’euro." [27] Più giù sostiene che " è chiaro che una NAMU implicherebbe la fine della sovranità monetaria del Canada. È ancora più ovvio che implicherebbe l’abbandono di un tasso di inflazione made-in-Canada, a favore di uno degli USA o della NAMU." [28] {f}

Nel maggio del 2007 David Dodge, allora governatore della Central Bank of Canada, affermava che "il Nord America potrebbe un giorno abbracciare una moneta unica in stile euro," e che alcuni dei suoi fautori hanno soprannominato questa moneta unica nordamericana ‘amero’." Rispondendo a una domanda, diceva che "una moneta unica è ‘possibile’." [29]

Nel novembre del 2007 uno dei miliardari più affluenti del Canada, Stephen Jarislowsky, tra l’altro membro della direzione del C.D. Howe Institute, riferiva a una commissione parlamentare che "Il Canada dovrebbe rimpiazzare il suo dollaro con una valuta nordamericana, oppure agganciarlo a quello statunitense, per evitare le oscillazioni dei tassi di cambio che ha subito ultimamente," e che "Credo che dovremmo cominciare a considerare seriamente un modello di valuta continentale proprio come in Europa." [30]

All’ex Presidente messicano Vicente Fox, che nel 2007 partecipava al programma tv Larry King Live, venne posta una domanda riguardo l’eventualità di una moneta comune per l’America Latina, a cui rispose dicendo: "È una cosa lunga, molto lunga. Quello che io e il Presidente Bush abbiamo proposto è l’ALCA, che è un’unione commerciale per tutte le Americhe. E tutto procedeva alla grande finché arrivò Hugo Chavez. Lui ha deciso di isolarsi. Ha deciso di combattere e distruggere quest’idea." Quindi Larry King domandò: "Sarà una specie di euro-dollaro, quindi?" Al che Fox rispose: "Be’ alla lunga, molto alla lunga. Credo che per avviare il processo il primo passo sia un accordo commerciale. E ancora più in là, una visione nuova, come stiamo cercando di fare con il NAFTA." [31] {g}

Nel gennaio del 2008 Herbert Grubel, l’inventore del termine "amero" per il documento del Fraser Institute, scrisse un articolo per il Financial Post, nel quale raccomandava di agganciare il dollaro canadese a quello statunitense con un tasso di cambio fisso, ma che questo era problematico, visto che così la US Federal Reserve avrebbe avuto il controllo dei tassi di interesse canadesi. Proseguiva perciò dicendo che "esiste una soluzione a questa carenza di affidabilità. In Europa la si è trovata nella creazione dell’euro e la fine formale della capacità delle singole banche centrali di stabilire i tassi di interesse. L’analoga creazione dell’amero non sarebbe possibile senza l’improbabile cooperazione degli Stati Uniti. Questo conduce alla soluzione del problema di affidabilità tramite l’adozione unilaterale {da parte del Canada} di un aggancio valutario {del dollaro canadese su quello statunitense}, il quale assicurerebbe che i deficit della bilancia dei pagamenti portino automaticamente a una modifica della liquidità e tassi di interesse canadesi, questo fino all’eliminazione dello squilibrio, e tutto senza alcuna iniziativa da parte della Bank of Canada o influenza della politica. Sarebbe desiderabile adottare l’aggancio valutario insieme a un Nuovo Dollaro Canadese, valutato alla pari col dollaro statunitense. Con una competitività a lungo termine assicurata da un aggancio a un dollaro USA valutato 90 centesimi." [32] {h}

Nel gennaio del 2009 Market Watch, una pubblicazione online del Wall Street Journal, discuteva della possibilità di una iperinflazione del dollaro statunitense, e affermava di seguito, riguardo la prospettiva dell’amero, "a prima vista, per quanto difficile da immaginare, si intuisce che la cosa abbia un senso. La capacità di coniugare le risorse naturali del Canada, l’ingegnosa creatività americana e la mano d’opera a basso prezzo del Messico, permetterebbe al Nord America di competere meglio a livello globale." L’autore continua dicendo che "se la futura politica sarà quella di creare più debito, invece di lasciare che risparmio e investimenti [savings and obligations} si riequilibrino, dobbiamo fortemente considerare l'eventualità di uno shock sistemico. Potremmo aver bisogno di far guadagnare spazio a una valuta a due livelli, se il dollaro dovesse decadere sensibilmente dai livelli attuali," e che "Se si manifestasse una simile dinamica - e non ho elementi per affermarlo - l'equilibrio globale dei poteri si frammenterebbe in quattro regioni principali: Nord America, Europa, Asia e Medio Oriente. All'interno di un simile quadro le conseguenze si manifesterebbero attraverso agitazioni sociali e conflitti geopolitici." [33] —CONTINUA…

Andrew Marshall
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13070
6.04.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO

La Fenice

Nel 1998 The Economist pubblicò un articolo intitolato Get Ready for the Phoenix {State Pronti per la Fenice}, in cui si scriveva "A trenta anni da adesso, gli americani, i giapponesi, gli europei e i cittadini di molti altri paesi ricchi (e di qualcuno relativamente povero) probabilmente pagheranno la spesa con la stessa valuta. I prezzi non verranno espressi in dollari, yen o marchi tedeschi, ma, diciamo, con la fenice. La fenice otterrà il favore di imprese e rivenditori perché sarà più pratica delle monete nazionali di oggi, che a quel punto sembreranno solo una delle bizzarre cause di sconvolgimento economico del tardo ventesimo secolo."

L’articolo afferma che "Il crollo dei mercati [del 1987] ha insegnato [ai governi] che una finta cooperazione politica è molto peggio di nessuna cooperazione, e che finché non sarà possibile una vera cooperazione (cioè finché i governi non saranno disposti a cedere parte della loro sovranità economica) ulteriori tentativi di stabilizzare le monete saranno molto problematici." Sorprendentemente, l’articolo afferma che "Ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie {big exchange-rate upset}, un altro po’ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due, prima che i politici si decidano a considerare seriamente quell’opzione. Questo prefigura una caotica sequenza di emergenze seguite da provvedimenti-tampone, seguiti da ulteriori emergenze, una sequenza che si proietta molto più in là del 2018 – se non fosse per un paio di cose. Più il tempo passa, più i danni provocati dall’instabilità valutaria si accumulano; e le medesime tendenze che provocano quest’accumulazione renderanno realizzabile l’utopia dell’unione monetaria."

Più sotto, l’articolo afferma che "La zona-fenice imporrà vincoli stretti ai governi nazionali. Non esisterà più, per dirne una, una politica monetaria nazionale. La disponibilità mondiale di fenice verrà stabilita da una nuova banca centrale, forse una derivazione del FMI. Il tasso di inflazione mondiale – da cui, entro margini ristretti, deriveranno i tassi di inflazione nazionali – sarà di sua competenza. Ogni singola nazione potrà usare le tasse e la spesa pubblica per compensare temporanee cadute della domanda, ma per finanziare il loro deficit di bilancio non potranno stampare moneta, dovranno indebitarsi." L’autore ammette che "Questo comporta una grossa perdita di sovranità economica, ma le tendenze che rendono desiderabile la fenice sono le stesse che stanno comunque eliminando quella sovranità. Perfino in un mondo in cui i tassi di cambio fluttuano accettabilmente, i singoli governi hanno visto l’indipendenza delle loro azioni messa sotto scacco da un ambiente esterno ostile."

L’articolo conclude dicendo che "La fenice probabilmente nascerà come una mistura di valute diverse, come lo sono oggi i Diritti Speciali di Prelievo. Col tempo, tuttavia, il suo valore rispetto le valute nazionali cesserà di avere importanza, perché la gente la sceglierà per la sua comodità e per la stabilità del suo potere d’acquisto." E l’ultima frase afferma: "La data è indicativa, ma tenetela a mente lo stesso: per il 2018 preparatevi a dare il benvenuto alla fenice." [34]

Le Raccomandazioni per una Valuta Globale

Nel 1998 l’IMF Survey {rivista quattordicinale del FMI} discuteva di un discorso tenuto da James Tobin, importante economista americano, nel quale si sosteneva che "Una singola moneta globale potrebbe offrire una alternativa fattibile al {sistema del} tasso variabile." Tobin affermava anche che "esisterebbe ancora un gran bisogno" di "prestatori di ultima istanza." [35] {i}

Nel 1999, l’economista Judy Shelton, rivolgendosi all’US House of Representatives Committee on Banking and Financial Services {Commissione parlamentare sui servizi bancari e finanziari}, nella sua testimonianza affermava che "La continua espansione del libero commercio, la sempre maggiore integrazione dei mercati finanziari e l’avvento delle transazioni elettroniche concorrono tutti ad evocare la necessità di uno standard monetario internazionale – una unità di conto globale." E continuava dicendo che "Le unioni valutarie regionali sembrano essere il prossimo passo nell’evoluzione verso un qualche tipo di ordine monetario globale. L’Europa ha già adottato una moneta unica. L’Asia potrebbe costituirsi in un blocco monetario regionale che offra protezione dagli assalti speculativi ai danni delle valute delle nazioni più deboli. Molti dei paesi dell’America Latina stanno considerando svariati accordi monetari che li proteggano dal contagio finanziario e dalle conseguenze economiche della svalutazione. È importante chiedersi se questo processo di evoluzione monetaria sarà guidato con cognizione di causa o se invece verrà semplicemente affidato agli eventi. Secondo la mia opinione, la leadership politica può svolgere un ruolo decisivo nella creazione di un sistema monetario più ordinato e razionale, più decisivo dell’attuale disordinato approccio alle relazioni sui tassi di cambio."

Sheldon aggiungeva inoltre che "Come abbiamo visto in Europa, le fasi di sviluppo sono (1) si costruisce un mercato comune, e (2) si adotta una moneta comune. In effetti, finché non si dispone di una moneta comune, non si ha un mercato comune davvero efficiente." E concludeva dicendo: "Idealmente, ogni nazione dovrebbe prendersi il rischio di convertire la propria valuta, a un tasso prefissato, in qualche strumento universale di riserva {come il DSP di cui alla nota (a)}. Questo creerebbe automaticamente un’unione monetaria globale basata sull’uso di una comune unità di conto. Un percorso alternativo verso un ordine monetario stabile passa per la creazione di una moneta comune agganciata a uno strumento finanziario di valore intrinseco. Se da una parte l’attuale spinta verso la dollarizzazione va incoraggiata, specialmente riguardo a Messico e Canada, in ultima analisi la stabilità dell’ordine monetario mondiale non dovrebbe essere affidata a una singola nazione." [36] {j}

Paul Volcker, ex governatore del Federal reserve Board, dichiarò nel 2000 che "Se stiamo andando verso un’economia veramente globale, una valuta mondiale comune ha perfettamente senso." In un discorso pronunciato da un membro del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, si disse che Paul Volcker "potrebbe aver ragione, e un giorno potremo vedere un’unica moneta mondiale. Forse l’integrazione europea, al modo di altre integrazioni regionali, può essere vista come un passo verso la situazione ideale di un mondo pienamente integrato. Se e quando questo mondo potrà vedere la luce, è impossibile dirlo. Tuttavia, quello che posso dire è che questa visione sembra a molti di noi impossibile, nello stesso modo in cui un’unione monetaria europea sembrava impossibile 50 anni fa, quando il processo di integrazione europeo era agli inizi." [37]

^Nel 2000 il FMI indisse una conferenza internazionale e pubblicò un breve rapporto intitolato One World, One Currency: Destination or Delusion? {Un Solo Mondo, una Sola Moneta: Punto d’Arrivo o Illusione?}, in cui si affermava che "Mentre cresce la consapevolezza che il mondo si stia gradualmente suddividendo in pochi blocchi valutari regionali, la prosecuzione logica di queste tendenze emerge come possibilità teorica: una valuta mondiale unica. Se ci sono tanti paesi che vedono i vantaggi dell’integrazione monetaria, non verrebbero massimizzati, questi vantaggi, da una moneta mondiale?"

Il documento proseguiva: "Il blocco del dollaro, sostenuto dalla forza dell’economia statunitense, si è ulteriormente allargato, grazie alla dollarizzazione e agli accordi di libero scambio. Il blocco dell’euro rappresenta un’unione economica che dovrebbe diventare una piena unione politica in grado di espandersi verso il Centro e l’Est Europa. Un blocco dello yen potrebbe emergere attraverso le attuali proposte di cooperazione monetaria asiatica. In America Latina, un’unione monetaria potrebbe formarsi tra i membri del Mercosur, e intorno al rand sudafricano si è già una zona monetaria estesa geograficamente, mentre la fusione tra il dollaro australiano e quello neozelandese è in Oceania argomento di discussione da sempre."

Il sunto iniziale dice che "Gli stessi aspetti di efficienza commerciale, di economia di scala, e i fattori pratici che spingono le valute regionali a unirsi, esistono presumibilmente anche al livello successivo – quello globale." E più giù: "Le economie più piccole e vulnerabili del mondo – quelle che la comunità internazionale sta cercando di aiutare in ogni modo – sarebbero le prime a guadagnarci dalla stabilità e sicurezza che deriverebbero da una moneta unica mondiale." [38] Ricordiamoci che questo documento è stato prodotto dal FMI, per cui le raccomandazioni su quello che potrebbe "aiutare" i paesi piccoli e vulnerabili dovrebbero essere prese cum grano salis, meglio, cum bidone salis. {k}

L’economista Robert A. Mundell da lungo tempo parla a favore di una moneta globale. Sul suo sito afferma che la creazione di una valuta globale è "un progetto che restituirebbe la coerenza necessaria al sistema monetario internazionale, doterebbe il FMI di una funzione che lo aiuterebbe a promuovere la stabilità, e sarebbe un catalizzatore di armonia internazionale." Egli dice che "I vantaggi di una valuta globale sarebbero enormi. In tutto il mondo le tariffe verrebbero espresse con la stessa unità di conto, e sarebbero gli stessi in ogni parte del mondo, nella misura in cui si permettesse alla legge del prezzo unico di funzionare {l}. Senza tariffe e controlli, gli scambi tra paesi sarebbero facili come quelli tra i singoli stati degli USA." [39]

Appelli rinnovati per una moneta globale

Il 16 marzo 2009 la Russia ha suggerito che "Il summit di aprile del G20 a Londra dovrebbe cominciare istituendo un sistema di gestione della globalizzazione, e considerare la possibilità di creare una valuta di riserva sovranazionale, o una ‘valuta di super-riserva’." La Russia ha invitato alla "creazione di una valuta di riserva sovranazionale che sia emessa da istituzioni finanziarie internazionali," e che sembra opportuno riconsiderare il ruolo del FMI in tale processo, e delineare possibilità e necessità di prendere misure atte a far sì che i Diritti Speciali di Prelievo divengano una valuta di super-riserva riconosciuta dalla comunità mondiale." [40]

Il 23 marzo 2009 veniamo a sapere che la banca centrale cinese "ha proposto di rimpiazzare il dollaro statunitense, come valuta internazionale di riserva, con un nuovo sistema globale sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale." L’obbiettivo finale sarebbe la valuta di riserva internazionale che "sarebbe svincolata dalle singole nazioni, e potrebbe rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando in tal modo i difetti intrinseci dati dall’uso delle monete-credito {m} nazionali."

Il maggior economista, per quel che riguarda la Cina, del gruppo bancario HSBC ha dichiarato che "Si tratta di un chiaro segno che la Cina, in quanto maggior detentrice di titoli in dollari statunitensi, è preoccupata del potenziale rischio d’inflazione derivato dalla stampa di denaro da parte della US Federal Reserve." Il governatore della Banca Popolare Cinese, la banca centrale, "Ha suggerito di ampliare il ruolo dei Diritti Speciali di Prelievo, che vennero introdotti dal FMI nel 1969 per sostenere il regime di tassi di cambio fissi di Bretton Woods, ma diventarono meno rilevanti dopo che quel regime venne meno negli anni 70." Attualmente "il valore dei DSP si basa su un paniere di quattro valute – dollaro statunitense, yen, euro e sterlina – e vengono usati abbondantemente come unità di conto, sia dal FMI sia da altre organizzazioni internazionali."

Tuttavia, "Secondo la proposta cinese il paniere che fa da base per la quotazione dei DSP dovrebbe essere allargato a tutte le economie più importanti, e si dovrebbe istituire un sistema di aggiustamento tra i DSP e le altre valute, così che i primi possano essere utilizzati negli scambi internazionali e nelle transazioni finanziarie." [41]

Il 25 marzo Timothy Geithner, Segretario al Tesoro ed ex Presidente della New York Federal Reserve, ha parlato al Council on Foreign Relations, e a chi gli domandava un parere sulla proposta cinese di istituire una valuta di riserva globale, Geithner ha risposto: "Non ho letto la proposta del governatore. È un rappresentante di banca centrale notevole, importante, molto ponderato e attento. In genere lo trovo assennato in ogni questione. Ma da quel che ho capito della sua proposta, si tratta di aumentare l’utilizzo dei DSP da parte del FMI. Un suggerimento che ci trova attualmente molto disponibili. Ma si dovrebbe concepire la cosa come l’accrescimento evolutivo dell’attuale architettura finanziaria, piuttosto che un passo verso un’unione monetaria globale [corsivo mio]." [42]

A fine marzo leggiamo che "Un comitato di economisti delle Nazioni Unite ha proposto una nuova moneta di riserva globale che dovrebbe sostituire il sistema a base dollaro utilizzato per decenni dalle banche centrali," e che "una valuta di riserva dall’amministrazione indipendente potrebbe operare senza i conflitti creati dal dollaro statunitense e mantenere stabili i prezzi." [43]

Un articolo recente dell’Economic Times afferma che "Il mondo non è ancora pronto per una valuta di riserva internazionale, ma è pronto a dare inizio al processo di passaggio a una tale valuta. Altrimenti, resterebbe troppo vulnerabile rispetto alla nazione egemonica," sarebbe a dire gli Stati Uniti. [44] Un altro articolo dell’Economic Times comincia dicendo che "Il mondo ha certamente bisogno di una moneta internazionale." Più giù si dice che "Data la refrattarietà ad accettare dollari e la mancanza di alternative, il sistema internazionale di pagamenti potrebbe conoscere un blocco che le autorità monetarie non potrebbero controllare, conducendo l’economia mondiale verso una Grande Depressione," e che per evitare una simile calamità, la comunità internazionale dovrebbe immediatamente ripescare l’idea del Substitution Account proposto nel 1971 {n}, mediante il quale le istituzioni in possesso di dollari possono depositare la valuta indesiderata in un conto speciale del FMI, avendo il valore del deposito ridenominato in una valuta internazionale, quali i DSP del FMI." [45]

Immersi nei timori di una caduta del dollaro dovuta ai discorsi sulla nuova moneta globale, veniamo informati che "Il ruolo del dollaro come moneta di riserva non sarà messo in pericolo da una moltiplicazione per nove dell’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale, secondo {le banche} UBS AG, ING Groep NV e Citigroup Inc." Sono opinioni raccolte al recente summit del G20, durante il quale "Il gruppo dei venti leader ha dato ieri l’approvazione alla riscossione, da parte del FMI, di 250 miliardi di dollari, mediante l’emissione di Diritti Speciali di Prelievo, o DSP, la valuta artificiale che il FMI utilizza per regolare le transazioni tra i suoi stati membri. Il gruppo ha anche concordato di immettere altri 500 miliardi di dollari nel salvadanaio {o} del FMI." [46] In altre parole, le grandi istituzioni finanziarie globali sono venute retoricamente in soccorso del dollaro, in modo da non far precipitare una crisi già in corso {p}, così che possano continuare a costruire con calma una nuova valuta globale.

La creazione di una Banca Centrale Mondiale

Nel 1998 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il New York Times in favore di una "Fed globale". Garten è stato preside della Yale School of Management, Sottosegretario al Commercio per gli Scambi Internazionali {Undersecretary of Commerce for International Trade} sotto Clinton, in precedenza aveva servito nell’amministrazione Nixon nel Council on International Economic Policy della Casa Bianca, e aveva fatto parte del gruppo di pianificazione dell’azione politica dei Segretari di Stato Henry Kissinger e Cyrus Vance sotto Carter e Ford, è stato Direttore Generale {managing director} alla Lehman Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations {q}. Nel suo articolo del 1998 affermava che "nel corso del tempo gli Stati Uniti hanno fondato imprescindibili istituzioni centrali – la Securities and Exchange Commission (1933), la Federal Deposit Insurance Corporation (1934) e, la più importante di tutte, la Federal Reserve (1913). Facendo così, l’America divenne un’economia nazionale gestita. Queste organizzazioni vennero create per far sì che il capitalismo funzioni, per prevenire i cicli affaristici distruttivi e moderare la cruda, invisibile mano di Adam Smith."

Egli poi postula che "Una banca centrale indipendente, responsabile del mantenimento della stabilità finanziaria mondiale, è l’unica via d’uscita. Nessun altro può fare quel che è necessario: iniettare maggiore liquidità nel sistema per stimolare la crescita, ridurre i debiti stratosferici dei mercati emergenti, e supervisionare le operazioni di istituzioni finanziarie traballanti. Una banca centrale globale potrebbe fornire un incremento di liquidità nel momento in cui stesse perdendo rapidamente vigore." Inoltre "Una tale banca rivestirebbe un ruolo di supervisione per banche ed altre istituzioni finanziarie ovunque nel mondo, fornendo qualche standard uniforme per un’oculata attività creditizia in posti come Cina e Messico. [Comunque, l]a regolamentazione non deve per forza essere inflessibile." Garter continua: "Ci sono due modi di finanziare una banca centrale globale. Potrebbe avere linee di credito in tutte le banche centrali, prelevando in tempi difficili e depositando quando i mercati salgono. In alternativa – cosa, bisogna ammettere, molto difficile da realizzare – il finanziamento potrebbe venire da una piccolissima tariffa applicata su ogni scambio commerciale, riscossa all’atto dell’importazione, o da una tassa su alcune transazioni finanziarie globali."

È interessante che Garten affermi che "L’unica cosa che sarebbe inaccettabile, riguardo questa banca, sarebbe la dipendenza da corpi legislativi dalla visione a breve termine." In sostanza, non dovrebbe rendere conto ai popoli del mondo. Perciò Garten si pone la domanda: " A chi dovrebbe rendere conto una banca centrale mondiale? Sarebbe troppo potente per essere gestita solo da tecnocrati, per quanto i migliori tra loro dovranno comunque amministrarla. Una possibilità consiste nel collegare la nuova banca a un Gruppo dei Sette più allargato – magari un G-15 [o, nel contesto odierno, un G20] che includerebbe il G-7 e una rotazione di membri come Messico, Brasile, Sud Africa, Polonia, India, Cina e Corea del Sud." Poi aggiunge che "Ci dovrebbe essere una stretta collaborazione" tra la banca globale e la Fed, e che "La banca globale non opererebbe all’interno degli Stati Uniti, e non sarebbe in grado di scavalcare le decisioni della nostra banca centrale. Ma potrebbe fornire l’ingrediente internazionale mancante – il finanziamento d’emergenza per mercati emergenti in crisi di liquidità. Non avrebbe influenza sui mutui ipotecari americani, ma potrebbe favorire la profittabilità delle compagnie multinazionali americane, creando un ambiente globale più sano per i loro affari." [47]

Nel settembre del 2008 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il Financial Times, in cui affermava che "Anche se la massiccia operazione di salvataggio finanziario in corso negli USA avesse successo, dovrebbe comunque essere seguita da qualcosa di portata ancora più vasta – l’istituzione di un’Authority Monetaria Globale che controlli mercati che ormai non hanno più confini." Garten sottolinea la "necessità di una nuova Authority Monetaria Globale. Regolerebbe i mercati di capitale in un modo che non susciterebbe un’opposizione viscerale a una funzione di controllo pubblico capace di interventi regolati, e restituirebbe alla formazione di capitali la finalità di crescita e sviluppo economico, invece dello scambio fine a se stesso."

Più giù dice che questa "GMA fungerebbe da assicuratrice o scontataria {r} per alcune delle obbligazioni in possesso delle banche centrali. Verificherebbe le attività di controllo delle varie authority nazionali con molta più efficacia del FMI, e supervisionerebbe alla messa in opera di un numero limitato di normative globali. Vigilerebbe sui rischi a livello globale e sarebbe un sistema di primo allarme con molto più peso, nell’effetto di diramazione dell’allarme, di quanto ne possa avere la Banca dei Regolamenti Internazionali {b}." Inoltre "Le compagnie finanziarie più grandi dovranno registrarsi presso la GMA, e quindi sottoporsi ai suoi controlli, o altrimenti finire sul libro nero. Parliamo di compagnie commerciali e banche, ma anche di fondi sovrani, fondi speculativi particolarmente grandi e fondi di private equity {s}." Viene raccomandato che il suo consiglio di amministrazione "includa i banchieri centrali non solo di Stati Uniti, Regno Unito, dell’eurozona e del Giappone, ma anche di Cina, Arabia saudita e Brasile. Sarebbe finanziata da contributi obbligatori da parte di ogni paese idoneo, e da premi di tipo assicurativo provenienti da compagnie finanziarie globali – quotati pubblicamente, posseduti in egual misura da governo e privati." [48]

Nell’ottobre del 2008 viene riportato che l’amministratore delegato della Morgan Stanley, John Mack, aveva affermato che "potrebbe volerci una coordinazione internazionale prolungata nel tempo per sbloccare i mercati del credito e risolvere la crisi finanziaria, forse perfino l’istituzione di un nuovo organismo globale che supervisioni il processo." [49]

Alla fine dell’ottobre del 2008, Jeffrey Garten scrisse un articolo per Newsweek, in cui diceva che "i leader politici dovrebbero cominciare a stendere le basi per la formazione di una banca centrale globale." Spiegava inoltre che "C’è stato un tempo in cui era la U.S. Federal Reserve a svolgere questo ruolo [di autorità di governo finanziario del mondo], essendo la maggiore istituzione finanziaria della maggiore economia mondiale, che controllava l’unica valuta a diffusione globale. Ma con la crescita dei mercati di capitale l’avvento di monete come l’euro e l’emersione di potenti protagonisti come la Cina, il trasloco di ricchezza verso Asia e Golfo Persico e, naturalmente, dati i profondi problemi della stessa economia americana, la Fed non ha più la capacità di stare da sola al comando."

Garten illustra i criteri e le funzioni di una banca centrale mondiale dicendo che "potrebbe essere il principale controllore delle grandi istituzioni finanziarie globali, tipo la Citigroup o la Deutsche Bank, le cui attività oltrepassano le frontiere," come anche "operare da tribunale fallimentare quando le grandi banche globali che operano in svariati paesi devono essere ristrutturate. Potrebbe supervisionare non solo le grandi banche commerciali, tipo la Mitsubishi UFJ, ma anche il sistema finanziario ‘alternativo’ che si è sviluppato in anni recenti, consistente in fondi speculativi, gruppi di private equity e fondi sovrani – ciascuno dei quali oggi è sostanzialmente privo di controlli." In più "potrebbe influenzare i principali tassi di cambio, e potrebbe presiedere a un nuovo summit monetario che riallinei dollaro e yuan, ad esempio, dato che uno dei suoi scopi principali sarebbe quello di affrontare il grande squilibrio finanziario che pende come una spada di Damocle sull’economia mondiale."

Garter postula ulteriormente che "Una banca centrale globale non eliminerebbe la necessità della Federal Reserve o di altre banche centrali nazionali, che continuerebbero ad avere la prima responsabilità per solide politiche di controllo e per la stabilità monetaria dei loro rispettivi paesi. Ma avrebbe una grande influenza su di esse, quando si trattasse di adeguarsi a politiche coerenti con la crescita globale e la stabilità finanziaria. Ad esempio, opererebbe insieme ad alcuni paesi chiave per meglio coordinare i piani nazionali di stimolo finanziario quando il mondo conoscesse una recessione (come succede adesso), cosicché l’effetto cumulativo delle varie iniziative nazionali non sia talmente sproporzionato da gettare i semi di una crisi inflattiva globale. Si tratta di un grave pericolo, nel momento in cui ovunque la spesa pubblica sta andando a mille." [50]

Nel gennaio del 2009 leggiamo che "una soluzione lampante per evitare che i problemi si ripropongano darebbe la fondazione di una ‘banca centrale globale’ – data l’incapacità di FMI e Banca Mondiale di prevenire la catastrofe finanziaria." Il dottor William Overholt, senior research fellow alla Harvard Kennedy School, ex membro del Rand Institute, ha tenuto un discorso nel Dubai, durante il quale ha affermato che "Per evitare un’altra crisi abbiamo bisogno della capacità di gestire la liquidità globale. Teoricamente lo si potrebbe ottenere mediante un qualche genere di banca centrale globale, o attraverso la creazione di una valuta globale, o attraverso l’accettazione globale di un insieme di norme (che includano sanzioni) e un meccanismo di composizione delle dispute." [51]

Guillermo Calvo, professore di Economia e di Affari Pubblici e Internazionali alla Columbia University, alla fine di marzo del 2009 ha scritto un articolo per VOX. Calvo è l’ex capo economista della Inter-American Development Bank {t}, ed è attualmente Research Associate al National Bureau of Economic Research (NBER), nonché presidente della International Economic Association ed ex Consigliere Anziano nel Settore Ricerche del FMI.

Egli scrive che "L’accesso al credito non viene assicurato da normative finanziarie più rigide. Infatti esse possono essere controproducenti, a meno che non vengano accompagnate dalla designazione di un prestatore di ultima istanza {i}[lender of last resort] (LOLR) che attutisca radicalmente la durezza della crisi finanziaria, fornendo tempestive linee di credito. Con quest’obbiettivo in mente, il XX Secolo ha visto la creazione di banche centrali nazionali o regionali che si occupavano di sottoinsiemi del mercato di capitali. Oggi è divenuto evidente che il campo d’azione delle attuali banche centrali è molto limitato, e il mondo è privo di un’istituzione che ricopra questo indispensabile ruolo globale. Il FMI si sta muovendo in quella direzione, ma è ancora troppo piccolo e troppo limitato per essere all’altezza del compito."

Calvo continua dicendo che "la prima proposta che vorrei avanzare è che la questione delle regolamentazioni del sistema finanziario vada discussa di pari passo con quella di un prestatore di ultima istanza globale." E propone anche che "le istituzioni finanziarie internazionali devono al più presto venire dotate di una molto maggiore potenza di fuoco, perché aiutino le economie emergenti ad attraversare il periodo di riduzione della leva finanziaria {deleveraging period} {u}." [52]

Un "Nuovo Ordine Mondiale" dell’attività bancaria

Nel marzo del 2008, a seguito del collasso della Bear Stearns, l’agenzia Reuters diffondeva un rapporto rilasciato dall’organismo di ricerca CreditSights, che affermava che "Le compagnie finanziarie si trovano di fronte a un ‘nuovo ordine mondiale’," e che "dopo la JPMorgan Chase & Co. seguiranno altre fusioni e acquisizioni." E più giù: "Nella prospettiva di future fusioni, la CreditSights include tra i potenziali acquisitori JPMorgan Chase, Wells Fargo, US Bancorp, Goldman Sachs e la Bank of America." [53]

Nel giugno del 2008, prima di diventare Segratario al Tesoro nell’amministrazione Obama, Timothy Geithner, nella veste di capo della New York Federal Reserve, ha scritto un articolo per il Financial Times (subito dopo la sua partecipazione alla conferenza Bilderberg del 2008) in cui dice che "Banche {centrali} e banche d’investimento, la cui salute è fondamentale per il sistema finanziario globale, dovrebbero operare all’interno di una cornice normativa unificata," e che "la US Federal Reserve dovrebbe giocare un ‘ruolo centrale’ in questa nuova cornice normativa, lavorando a stretto contatto cogli organismi di controllo sia statunitensi sia esteri." [54]

Nel novembre del 2008 The National, importante giornale degli Emirati Arabi Uniti, riferiva che il Barone David de Rotschild si era unito al Primo Ministro Gordon Brown nel suo viaggio in Medio Oriente, sebbene non ufficialmente al suo seguito. Dopo un’intervista col Barone, leggiamo che "Rotschild condivide l’opinione di molti sul fatto che ci esista un nuovo ordine mondiale. Secondo la sua opinione, le banche ridurranno la leva finanziaria e ci sarà una nuova forma di governance globale." [55]

Nel febbraio del 2009 il Times Online riferiva che un "Nuovo ordine mondiale nell’attività creditizia [è] necessario," e che "È sempre più evidente che il mondo ha bisogno di un nuovo sistema bancario, e che questo sistema non debba avere molto a che spartire con quello che ha conosciuto un fallimento tanto spettacolare." [56] Ma naturalmente coloro che stanno disegnando questo nuovo sistema creditizio erano i paladini di quello passato. Le soluzioni che verranno applicate saranno un’estensione del sistema attuale, solo sveltite dalla necessità creata dalla crisi in corso.
L’Alba di un governo globale

Un recente articolo del Financial Post {w} afferma che "Il pericolo nell’attuale situazione è che se il mondo andasse verso una valuta di riserva sovranazionale {v} creata da esperti, quali quelli della UN Commissions of Experts diretta dal nobel Joseph Stiglitz, rinunceremmo alla possibilità di un ordine monetario spontaneo e di un’armonia finanziaria, in cambio di un ordine pianificato e centralizzato e della politicizzazione della moneta. Un tale cambio di regime metterebbe in pericolo non solo il futuro valore del denaro ma, cosa ancora più importante, la nostra libertà e la nostra prosperità." [57]

Inoltre, "Un’inquietante caratteristica del nuovo ordine mondiale potrebbe risultare in un allargamento delle disparità economiche, perché le potenze in ascesa, come Cina, India e Brasile, guardano alle nazioni che sono più in giù nella scala come potenziali concorrenti." E l’autore afferma anche che "Il nuovo ordine mondiale, in questo modo, non sarà necessariamente migliore di quello vecchio," e che "Quello che comunque è certo è che gli affari globali saranno d’ora in poi molto differenti." [58]

Nell’aprile del 2009 Robert Zoellick, Presidente della Banca Mondiale, ha affermato che "Se i leader politici sono seri quando parlano della creazione di nuove competenze o governance globali, cominciamo modernizzando il multilateralismo per potenziare l’OMC, il FMI e la Banca Mondiale, perché supervisionino le politiche nazionali." [59]

David Rothkopf, studioso al Carnegie Endowment for International Peace, ex vice sottosegretario al Commercio per gli Scambi Internazionali sotto Clinon, ed ex amministratore delegato della Kissinger and Associates, membro del Council on Foreign Relations {q}, ha di recente scritto un libro intitolato Superclass: The Global Power Elite and the World They are Making {Superclasse: Le Elite di Potere Globale e il Mondo che Stanno Costruendo}, una classe di cui egli fa sicuramente parte. Discutendo del ruolo e dei piani di questa "superclasse" globale, egli afferma che "In un mondo di flussi globali e di minacce che non mostrano il passaporto alle frontiere nazionali, non è più possibile per un singolo stato-nazione agire da solo nel conseguire la sua parte del contratto sociale." [60]

Egli scrive che "perfino le alleanze e organizzazioni internazionali che ci sono adesso, con tutte le loro pecche, sarebbero fino a non molto tempo fa sembrate impossibili, e viene in mente il successo dell’Unione Europea – o uno stato unitario e democratico delle dimensioni dell’India. L’evoluzione e la realizzazione di simili entità, a dispetto delle probabilità contrarie, indicano l’esistenza non di pulsioni isolate, ma di una vastissima tendenza verso quello che Tennyson chiamava ‘il Parlamento dell’Uomo’ o ‘legge universale’." E dice di essere "ottimista riguardo ai progressi che continueranno a essere conseguiti," ma sarà difficile, perché {questi progressi} "minano molte strutture di potere nazionali e locali e molti concetti che si radicano profondamente nel sostrato della civiltà umana, vale a dire la nozione di sovranità." [61]

Inoltre afferma che "Nel contesto odierno i meccanismi di una governance globale sono maggiormente a portata di mano," e che questi meccanismi "offrono spesso elementi di novità attraverso soluzioni a problemi urgenti che non possono aspettare che il mondo abbracci una più vasta e controversa idea come quella di un vero governo globale." [62]

Nel dicembre del 2008 il Financial Times ha dato alle stampe un articolo di Gideon Rachman, in passato frequentatore del Bilderberg, il quale scrive che "per la prima volta in vita mia ritengo che la formazione di un qualche genere di governo mondiale sia plausibile," e che "un ‘governo mondiale’ implicherebbe molto di più della cooperazione tra nazioni. Sarebbe un’entità con caratteristiche simili a quelle di uno stato, sostenuto da un corpus iuris . L’Unione Europea ha già istituito un governo continentale per 27 paesi, il che potrebbe essere preso a modello. L’UE ha una corte suprema, una valuta, migliaia di leggi, una vasta burocrazia e la capacità di dispiegare forze armate."

Rachman si chiede inoltre se il modello europeo possa essere applicato a livello globale, e afferma che ci sono tre ragioni per ritenerlo possibile. Per prima cosa, dice, "è sempre più chiaro che i problemi più difficili che i governi nazionali si trovano ad affrontare sono di natura internazionale: riscaldamento globale, crisi finanziaria globale, ‘guerra al terrorismo globale’." Seconda cosa, "Si può realizzare" come corollario di una rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni che ha già "reso il mondo più piccolo." In terzo luogo, è reso possibile da un "clima [di risveglio] nell’atmosfera politica," dato che "La crisi finanziaria e il cambiamento climatico stanno spingendo i governi verso soluzioni di tipo globale, perfino per quel che riguarda USA e Cina, che tradizionalmente sono estremamente gelosi della loro sovranità nazionale."

Poi cita un consigliere del presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha detto: " Governance globale è solo un eufemismo per governo globale," e che il "nocciolo della crisi finanziaria internazionale è che abbiamo mercati finanziari globali senza avere uno stato di diritto globale." Comunque, Rachman afferma che qualsiasi passo avanti verso un governo globale "sarà un processo lento e doloroso." Egli poi ci dice che un problema fondamentale di questi passi avanti può essere compreso con un esempio concreto riferito alla UE, che "ha subito una serie di brucianti sconfitte referendarie, quando progetti di unione ancora più stretta sono stati sottoposti agli elettori. In generale l’Unione ha avuto un progresso più rapido quando patti di vasta portata sono stati concordati tra tecnocrati e politici – e quindi approvati {dai parlamenti nazionali} senza un diretto appello agli elettori. Una governance internazionale tende ad essere efficace solo quando è antidemocratica . [corsivo mio]" [63]

Nel novembre del 2008, il National Intelligence Council (NIC), il "centro per il pensiero strategico a medio e lungo termine" statunitense, ha diffuso un rapporto elaborato in collaborazione con numerosi think tank, ditte di consulenza, istituzioni accademiche e centinaia di altri esperti, tra i quali l’Atlantic Council of the United States, il Wilson Center, la RAND Corporation, la Brooking Institution, l’American Enterprise Institute, la Texas A&M University, il Council on Foreign Relation e la Chatham House di Londra. [64]

Il rapporto, intitolato Global Trends 2025: A Transformed World { Tendenze Globali per il 2025: Un Mondo Traasformato } delinea le tendenze economiche e politiche globali che il mondo potrebbe conoscere entro il 2025. Per quel che riguarda la crisi finanziaria, il rapporto afferma che per risolverla "saranno necessari iniziative a lungo termine per l’istituzione di un nuovo sistema internazionale." [65] Suggerisce che, con un modello cinese di sviluppo sempre più invitante, ci potrebbe essere "un declino della democratizzazione" nelle economie emergenti, regimi autoritari e "democrazie deboli frustrate da anni di cattivi risultati economici." Inoltre, il dollaro cesserà di essere la moneta di riserva globale, data una futura probabile "fuga dal dollaro." [66]

Il dollaro diventerà "entro il 2025 qualcosa come un primus inter pares all’interno di un paniere di valute. Questo potrà verificarsi in uno strappo portato da una crisi, o gradualmente, con una serie di riequilibri globali." [67] Il rapporto discute della costituzione di un nuovo sistema internazionale, dicendo che "Entro il 2025 gli stati-nazione non saranno più i soli – e spesso nemmeno i maggiori – attori sulla scena mondiale, e il ’sistema internazionale’ si sarà adattato per conformarsi alla nuova realtà. Ma questa trasformazione sarà incompleta e diseguale." Inoltre, sarebbe "improbabile l’avvento di un approccio onnicomprensivo e unitario alla governance globale. Le tendenze in corso suggeriscono che la governance globale del 2025 sarà un mosaico di iniziative, spesso sovrapposte, spesso frammentarie e create ad hoc , fatte di coalizioni mutevoli di singole nazioni, organizzazioni internazionali, movimenti sociali, ONG, fondazioni filantropiche e imprese." Inoltre "La maggior parte dei problemi transnazionali più impellenti – inclusi il cambiamento climatico, la regolamentazione del mercato finanziario globale, i flussi migratori, i failed state {x}, le organizzazioni criminali eccetera – è improbabile che vengano risolti dalle iniziative di singoli stati-nazione. La necessità di una governance globale efficace crescerà più velocemente della capacità di risposta delle istituzioni attualmente esistenti." [68]

Il rapporto discute anche di regionalismo, dicendo che "Una maggiore integrazione in Asia, se avvenisse, potrebbe riempire il vuoto lasciato da un ordine mondiale indebolito nella sua impostazione multilaterale, ma potrebbe ulteriormente indebolire tale ordine. Nei postumi della crisi finanziaria asiatica del 1997, una notevole serie di iniziative pan-asiatiche – la più significativa delle quali fu l’ASEAN+3 – ha cominciato a mettere radici. Anche se in pochi se la sentirebbero di indicare l’Asia come controparte dell’UE entro il 2025, se però prendiamo il 1997 come punto di partenza, nell’ultimo decennio l’Asia si è evoluta molto più rapidamente di quanto l’integrazione europea abbia fatto nei suoi primi decenni." E inoltre "un’evoluzione nei prossimi 15 anni verso un paniere di monete asiatiche – se non una valuta unica asiatica in veste di terza moneta di riserva – è più di una possibilità teorica."

Il rapporto dice anche che "Un regionalismo asiatico avrebbe implicazioni globali, innescando o rinforzando la tendenza verso la formazione di tre insiemi commerciali e finanziari che potrebbero diventare dei quasi-blocchi (Nord America, Europa e Asia Orientale)." Tali blocchi "avrebbero un peso nella possibilità di elaborare futuri accordi globali della OMC, e i gruppi regionali potrebbero competere nello stabilire standard transregionali per la Tecnologia dell’Informazione, le biotecnologie, le nanotecnologie, le leggi per la proprietà intellettuale e altri prodotti da ‘new economy’." [69]

Di grande importanza è il tema della democratizzazione, in cui Rachmann ripete le argomentazioni svolte a favore di un governo mondiale, dicendo che "l’avanzamento {della democratizzazione} potrebbe probabilmente rallentare e la globalizzazione potrebbe sottoporre le nazioni di recente democrazia a crescenti pressioni sociali ed economiche che potrebbero minare le istituzioni liberali." Questo soprattutto perché "la miglior prestazione economica di molti governi autoritari potrebbe seminare dubbi riguardo la democrazia come miglior forma di governo. Gli studi che abbiamo consultato indicano che molti cittadini dell’Asia Orientale pongono l’accento più su una buona gestione dell’economia, includendo un miglioramento dei livelli di vita, che sulla democrazia." Inoltre "perfino in molte democrazie di vecchia data, i sondaggi mostrano una crescente frustrazione riguardo l’operare dei governi democratici, e il dubbio, diffuso tra le élite, sulla capacità dei governi democratici di prendere le decisioni forti necessarie per affrontare con rapidità ed efficacia il numero sempre crescente di sfide transnazionali." [70]

Conclusione

In definitiva, ciò che tutto questo implica è che il futuro dell’economia politica è fatto di passi sempre più rapidi verso un sistema globale di governance, ovvero di governo mondiale, con una banca centrale mondiale e una valuta globale, e che, contemporaneamente, questi sviluppi avverranno a fronte o a seguito di un declino della democrazia in tutto il mondo, con un conseguente incremento della gestione autoritaria del potere politico. Ciò di cui siamo testimoni è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, consistente in una struttura autoritaria di governo globale.

Difatti, il concetto stesso di valuta globale e di banca centrale globale, è autoritario di per se, dato che sottrae anche gli ultimi residui di controllo e di possibilità di chiedere conto dalle mani dei popoli del mondo, donandoli a un piccolo e sempre più interconnesso gruppo di élite internazionali.

Come ha spiegato Carroll Quigley nel suo monumentale Tragedy and Hope, "[I] poteri del capitalismo finanziario avevano un ulteriore, ambizioso obbiettivo, niente di meno che la creazione di un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni singolo paese e l’economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema avrebbe dovuto essere controllato, in maniera feudale, dall’azione concertata di tutte le banche centrali, mediante accordi segreti stipulati in frequenti incontri e conferenze chiuse al pubblico. Al vertice del sistema ci sarebbe stata la Bank for International Settlements {b} di Basilea, Svizzera, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta imprese private." [71]

E in effetti le "soluzioni" che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria globale beneficiano più coloro che questa crisi l’hanno provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le maggiori conseguenze: una classe media in via di dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i poveri del mondo. Le soluzioni proposte per questa crisi costituiscono l’espressione e la concretizzazione dello scopo ultimo, generazionale, dell’élite globale, e di conseguenza rappresentano la meno favorevole delle condizioni per la vasta maggioranza dei popoli del pianeta.

È imperativo che i popoli del mondo si oppongano con tutta la loro forza contro queste "soluzioni", per dare inizio a una nuova era di ordine mondiale, quella di un Ordine Mondiale dei Popoli, le cui soluzioni risiedano in governance ed economie locali, cosicché la gente possa avere un ruolo maggiore nel determinare il futuro e la struttura della loro politica ed economia, e quindi della loro società. Disponendo di questa alternativa di economie politiche locali, insieme a una mai vista prima democratizzazione globale delle comunicazioni tra popolazioni tramite internet, abbiamo sotto mano i mezzi e la possibilità di dare vita alle più diversificate manifestazioni di cultura e società che l’umanità abbia mai sperimentato.

La risposta risiede nella riappropriazione, da parte dell’individuo, del potere e del destino dell’umanità, e dal rifiuto di delegare quel potere e quel destino a una autorità globale a cui avrebbero accesso solo pochi eletti. Riappropriarsi di potere e destino umani significa riconoscere il dono della mente umana, che ha la capacità di speculare oltre l’orizzonte materiale, come quello che riguarda cibo e rifugio dalle intemperie, e di inoltrarsi nel territorio delle idee. Ogni individuo possiede, dentro di sé, la capacità di esaminare criticamente se stesso e la propria esistenza; è venuto il momento di utilizzare questa capacità allo scopo di riappropriarsi delle idee e delle domande su potere e destino umani: Perché siamo qui? Dove stiamo andando? Dove dovremmo andare? Come possiamo arrivarci?

Presunte risposte a queste domande ci vengono offerte da una esigua élite globale che teme le conseguenze di quello che potrebbe succedere se i popoli del mondo cominciassero a cercare quelle risposte da se stessi. Io quelle risposte non le conosco, ma so di sicuro che esse si trovano nella mente e nello spirito umani, che hanno vinto e continueranno a vincere le più grandi sfide che l’umanità abbia dovuto affrontare, e che vinceranno, non c’è dubbio, anche contro il Nuovo Ordine Mondiale.

Andrew Marshall
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13070
6.04.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO
Note

[1] Ambrose Evans-Pritchard, The G20 moves the world a step closer to a global currency. The Telegraph: April 3, 2009: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pr itchard/5096524/The-G20-moves-the-world-a-step-closer-to-a-global-currency.html

[2] Robert Winnett, Financial Crisis: Gordon Brown calls for ‘new Bretton Woods’. The Telegraph: October 13, 2008: http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcrisis/31895 17/Financial-Crisis-Gordon-Brown-calls-for-new-Bretton-Woods.html

[3] Gordon Brown, Out of the Ashes. The Washington Post: October 17, 2008: http:// www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/10/16/AR2008101603179.html

[4] Gordon Rayner, Global financial crisis: does the world need a new banking ‘policeman’? The Telegraph: October 8, 2008: http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcri sis/3155563/Global-financial-crisis-does-the-world-need-a-new-banking-policeman.html

[5] Benn Steil, The End of National Currency. Foreign Affairs: Vol. 86, Issue 3, May/June 2007: pages 83-96

[6] Jonathan Tirone, ECB’s Nowotny Sees Global `Tri-Polar’ Currency System Evolving. Bloomberg: October 19, 2008: htt p://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=apjqJKKQvfDc&refer=home

[7] BBC, South America nations found union. BBC News: May 23, 2008: http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7417896.stm

[8] CNews, South American nations to seek common currency. China View: May 26, 2008: http://news.xinhuanet.com/english/2008-05/27/content_8260847.htm

[9] AME Info, GCC: Full steam ahead to monetary union. September 19, 2005: http://www.ameinfo.com/67925.html

[10] John Irish, GCC Agrees on Monetary Union but Signals Delay in Common Currency. Reuters: June 10, 2008: http://www.arabnews.com/?page=6&section=0&article=110727&d=10&m=6&y=2008

[11] Forbes, TIMELINE-Gulf single currency deadline delayed beyond 2010. Forbes: March 23, 2009: http://www.forbes.com/feeds/afx/2009/03/24/afx6204462.html

[12] Agencies, ‘GCC need not rush to form single currency’. Business 24/7: March 26, 2009: http://www.business24-7.ae/articles/2009/3/pages/25032009/03262009_4e19de908b174f04bfb3c37aec2f17b3.aspx

[13] Barry Eichengreen, International Monetary Arrangements: Is There a Monetary Union in Asia’s Future? The Brookings Institution: Spring 1997: http://www.brookings.edu/articles/1997/spring_globaleconomics_eichengreen.aspx

[14] atimes.com, After European now Asian Monetary Union? Asia Times Online: September 8, 2001: http://www.atimes.com/editor/CI08Ba01.html

[15] ASEAN, China, Japan, SKorea, ASEAN Makes Moves for Asian Monetary Fund. Association of Southeast Asian Nations: May 6, 2005: http://www.aseansec.org/afp/115.htm

[16] Reuven Glick, Does Europe’s Path to Monetary Union Provide Lessons for East Asia? Federal Reserve Bank of San Francisco: August 12, 2005: http://www.frbsf.org/publications/economics/letter/2005/el2005-19.html

[17] AFP, Asian Monetary Fund may be needed to deal with future shocks. Channel News Asia: July 2, 2007: http://www.chan nelnewsasia.com/stories/afp_world_business/view/285700/1/.html

[18] AFX News Limited, East Asia monetary union ‘feasible’ but political will lacking – ADB. Forbes: September 19, 2007: http://www.forbes.com/feeds/afx/2007/09/19/afx4133743.html

[19] Lin Li, ASEAN discusses financial, monetary integration. China View: April 2, 2008: http://news.xinhuanet.com/english/2008-04/02/content_7906391.htm

[20] Paul De Grauwe, Economics of Monetary Union. Oxford University Press, 2007: pages 109-110

[21] Heather Milkiewicz and Paul R. Masson, Africa’s Economic Morass—Will a Common Currency Help? The Brookings Institution: July 2003: http://www.brookings.edu/papers/2003/07africa_masson.aspx

[22] John Gahamanyi, Rwanda: African Central Bank Governors Discuss AU Financial Institutions. The New Times: August 23, 2008: http://allafrica.com/stories/200808230124.html

[23] Eric Ombok, African Union, Nigeria Plan Accord on Central Bank. Bloomberg: March 2, 2009: ht tp://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601116&sid=afoY1vOnEMLA&refer=africa

[24] Ministry of Foreign Affairs, AFRICA IN THE QUEST FOR A COMMON CURRENCY. Republic of Kenya: March 2009: http://www.mfa.go.ke/mfacms/index.php?option=com_content&task=view&id=346& Itemid=62

[25] Herbert Grubel, The Case for the Amero. The Fraser Institute: September 1, 1999: Page 4: http://www.fraserinstitute.org/Commerce.Web/publication_details.aspx?pubID=2512

[26] Herbert Grubel, The Case for the Amero. The Fraser Institute: September 1, 1999: Page 17: http://www.fras erinstitute.org/Commerce.Web/publication_details.aspx?pubID=2512

[27] Thomas Courchene and Richard Harris, From Fixing to Monetary Union: Options for North American Currency Integration. C.D. Howe Institute, June 1999: Page 22:

http://www.cdhowe.org/d isplay.cfm?page=research-fiscal&year=1999

[28] Thomas Courchene and Richard Harris, From Fixing to Monetary Union: Options for North American Currency Integration. C.D. Howe Institute, June 1999: Page 23:

http://www.cdhowe.org/d isplay.cfm?page=research-fiscal&year=1999

[29] Barrie McKenna, Dodge Says Single Currency ‘Possible’. The Globe and Mail: May 21, 2007

[30] Consider a Continental Currency, Jarislowsky Says. The Globe and Mail: November 23: 2007:

http://www.theglobeandmail.com/servlet/story/LAC.20071123.RDOLLAR23/TPStory/?query =%22Steven%2BChase%22b

[31] CNN, CNN Larry King Live. Transcripts: October 8, 2007:  http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0710/08/lkl.01.html

[32] Herbert Grubel, Fix the Loonie. The Financial Post: January 18, 2008:

http://www.nationalpost.com/opinion/story.html?id=245165

[33] Todd Harrison, How realistic is a North American currency? Market Watch: January 28, 2009: http://www.marketwatch.com/news/story/Do-we-need-a-North/story.aspx?guid= {D10536AF-F929-4AF9-AD10-250B4057A907 }

[34] Get ready for the phoenix. The Economist: Vol. 306: January 9, 1988: pages 9-10

[35] IMF, IMF Survey. Volume 27, No. 9: May 11, 1998: pages 146-147:

http://www.imf.org/external/pubs/ft/survey/pdf/051198.pdf

[36] Judy Shelton, Hearing on Exchange Rate Stability in International Finance. Testimony of Judy Shelton Before the United States House of Representatives Committee on Banking and Financial Services: May 21, 1999: http://financialservices.house.gov/banking/52199she.htm

[37] ECB, The euro and the dollar – new imperatives for policy co-ordination. Speeches and Interviews: September 18, 2000: http://www.ecb.int/press/key/date/2 000/html/sp000918.en.html

[38] IMF, One World, One Currency: Destination or Delusion? Economic Forums and International Seminars: November 8, 2000: http://www.imf.org/external/np/exr/ecforums/110800.htm

[39] Robert A. Mundell, World Currency. The Works of Robert A. Mundell:  http://www.robertmundell.net/Menu/Main.asp?Type=5&Cat=09&ThemeName=World%20Curr ency

[40] Itar-Tass, Russia proposes creation of global super-reserve currency. ITAR-TASS News Agency: March 16, 2009: http://www.itar-tass. com/eng/level2.html?NewsID=13682035&PageNum=0

[41] Jamil Anderlini, China calls for new reserve currency. The Financial Times: March 23, 2009: http://www.ft.com/cms/s /0/7851925a-17a2-11de-8c9d-0000779fd2ac.html

[42] CFR, A Conversation with Timothy F. Geithner. Council on Foreign Relations Transcripts: March 25, 2009: http://www.cfr.org/publication/18925/

[43] news.com.au, UN backs new new global currency reserve. The Sunday Telegraph: March 29, 2009: http://www.news.com.au/b usiness/story/0,27753,25255091-462,00.html

[44] Ashima Goyal, Is world ready for a global currency? The Economic Times: April 3, 2009: http://economictimes.indiatimes.com/ET-Debate/Is-world-ready-for-a-global-currency/articleshow/ 4352581.cms

[45] R Agarwala, SDR should become the global currency. The Economic Times: April 3, 2009: http://economictimes.indiatimes.com/ET-Debate/SDR-should-become-the-global-currency/articl eshow/4352573.cms

[46] Kim Kyoungwha and David Yong, Dollar’s Role Is Safe as IMF Expands Own Currency. Bloomberg: April 3, 2009: ht tp://www.bloomberg.com/apps/news?pi d=20601087&sid=aBbu9JB2mGkc&refer=home

[47] Jeffrey E. Garten, Needed: A Fed for the World. The New York Times: September 23, 1998: http://www.nytimes.c om/1998/09/23/opinion/needed-a-fed-for-the-world.html

[48] Jeffrey Garten, Global authority can fill financial vacuum. The Financial Times: September 25, 2008: http://ww w.ft.com/cms/s/0/7caf543e-8b13-11dd-b634-0000779fd18c.html?nclick_check=1

[49] CNBC, Morgan’s Mack: Firm Was Excessively Leveraged. CNBC: October 16, 2008: http://www.cnbc.com/id/27216678

[50] Jeffrey Garten, We Need a Bank Of the World. Newsweek: October 25, 2008: http://www.newsweek.com/id/165772

[51] Sean Davidson, ‘Global central bank could prevent future crisis’. Business 24/7: January 10, 2009: http://www.business24-7.ae/articles/2009/1/pages/01102009_350bc822e4ee4508b724e55b0f1393df.asp x

[52] Guillermo Calvo, Lender of last resort: Put it on the agenda! VOX: March 23, 2009: http://www.voxeu.org/index.php?q=node/3327

[53] Walden Siew, Banks face "new world order," consolidation: report. Reuters: March 17, 2008: http://www.reuters.com/ar ticle/innovationNews/idUSN1743541720080317

[54] James Politi and Gillian Tett, NY Fed chief in push for global bank framework. The Financial Times: June 8, 2008: http://us.ft.com/ftgatewa y/superpage.ft?news_id=fto060820081850443845

[55] Rupert Wright, The first barons of banking. The National: November 6, 2008: http://www.thenational.ae/a rticle/20081106/BUSINESS/167536298/1005

[56] Michael Lafferty, New world order in banking necessary after abject failure of present model. The Times Online: February 24, 2009: http://business.times online.co.uk/tol/business/management/article5792585.ece

[57] James A. Dorn, Dangers in G20 currency moves. The Financial Post: April 2, 2009: http://network.nationalpost.com/np/blogs/fpcomment/archive/2009/04/02/dangers-in-g20-currenc y-moves.aspx

[58] Richard Gwyn, Change not necessarily for the better. The Toronto Star: April 3, 2009: http://www.thestar.com/comment/article/612822

[59] FE, Growth to slow down hitting hard the poor countries. The Financial Express: April 1, 2009: ht tp://www.thefinancialexpress-bd.com/search_index.php?page=detail_news&news_id=62661

[60] David Rothkopf, Superclass: The Global Power Elite and the World They are Making. (Toronto: Penguin Books, 2008), page 315

[61] David Rothkopf, Superclass: The Global Power Elite and the World They are Making. (Toronto: Penguin Books, 2008), pages 315-316

[62] David Rothkopf, Superclass: The Global Power Elite and the World They are Making. (Toronto: Penguin Books, 2008), page 316

[63] Gideon Rachman, And now for a world government. The Financial Times: December 8, 2008: http://www.ft.com/cms/ s/0/7a03e5b6-c541-11dd-b516-000077b07658.html

[64] NIC, Global Trends 2025: A Transformed World. The National Intelligence Council’s 2025 Project: November, 2008: Acknowledgements: http://www.dni.gov/nic/NIC_2025_project.



VACCINAZIONI: UNA BOMBA A OROLOGERIA’?

apr 29th, 2009 | By admin | Category: News

di

Massimi Mazzucco

 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo una casistica che riguarda soprattutto il nuovo vaccino obbligatorio per l’epatite B. Suggeriamo vivamente la lettura di questo testo a chi ha figli piccoli, a chi sta per averne, e a chi conosce persone con figli piccoli. Essere informati è un diritto, e in certi casi informare diventa anche un dovere.
Ricordiamo infine che nessuna medicina è veramente "obbligatoria", poichè una imposizione di questo genere è contraria all’articolo 32 della Costituzione, che dice "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana." Ed infatti esistono esenzioni da qualunque "obbligo" di questo genere, solo che il nostro medico di base si dimentica regolarmente di dircelo.
"Pietro e’ nato il 31/12/1999, perfettamente sano. Il 22/03/2000 ha effettuato la prima vaccinazione obbligatoria, pentavalente come caldamente consigliato dalla pediatra: Difterite-tetano-pertosse, Epatite B, Polio. Dopo 4 ore dal vaccino, Pietro ha iniziato un pianto lamentoso che non si è mai interrotto fino a mezzanotte. Poi ha iniziato a muovere i piedi con una strana pedalata, sguardo assente verso l’alto, rifiutando latte o altro. Il giorno dopo lo portiamo in ospedale. Due giorni dopo …
… in sala di rianimazione. Encefalite con insufficienza respiratoria. Ora, settembre 2000, Pietro è cerebroleso con lesioni sparse su tutta la corteccia cerebrale, cieco, non usa le mani, non sta seduto ed è epilettico. Ha in media quattro crisi al giorno che lo riducono a uno straccio. I medici hanno negato che la causa di tutto sia stato il vaccino. Non hanno trovato altre cause. Siamo usciti dall’ospedale senza diagnosi. Nessuno ci ha però richiamato per fare le altre dosi dei vaccini. Verona.


CODICE: 00064
Viviamo in provincia di Bologna e riportiamo il caso della nostra figlia adolescente. Nell’aprile del 1997 le venne somministrata la prima dose di vaccino antiepatite B, nella mattinata. Il pomeriggio accusò dolori muscolari, contratture e il suo sguardo era assente come se stesse per collassare. Il giorno dopo aveva ancora indolenzimento e contratture agli arti inferiori e astenia; andò a scuola ma l‡ ebbe una crisi epilettica e fu portata di corsa all’ospedale di Porretta. Vi rimase tre giorni. Dopo altre due settimane a scuola accusò perdita dell’udito, dell’orientamento e dell’equilibrio. La sera ebbe una crisi epilettica violenta e fu ricoverata all’ospedale di Bologna dove rimase un mese. La risonanza magnetica era negativa. Per due anni assunse psicofarmaci antiepilettici e ora (a distanza di tre anni dai primi sintomi) le rimangono alcune psicosi particolari, anche se le crisi sembrano essere sparite.
Ora ho richiesto l’esonero dalle successive due dosi di antiepatite e ho richiesto che venga effettuata la segnalazione di presunto evento avverso che non era stata fatta al momento dei fatti.


CODICE: 00063
Desidero segnalarVi un piccolo caso clinico in occasione della 1a vaccinazione obbligatoria, epatite b, difterite, polio e tetano fatta a mia figlia Chiara il 2.7.1999 all’età di tre mesi :
Sul punto della vaccinazione, sul lato anteriore della coscia destra è comparsa, poco tempo dopo, una piccola macchia di colore marrone chiaro. Fortunatamente non ci sono stati altri effetti collaterali. Non sono seguite altre vaccinazioni, in quanto ho fatto presente all’ASL competente che:
  • non è stata fatta alcuna anamnesi,
  • non è stata fatta alcuna visita pediatrica preventiva,
    alla domanda se esistevano effetti collaterali, il medico ha risposto negativamente,
  • il medico non si è qualificato,
  • infine non è stato rilasciato alcun libretto vaccinale

e pertanto la ASL è stata informata che non si intendeva proseguire con le vaccinazioni di legge.

Dopo un incontro con il direttore generale della ASL, tra l’altro molto cordiale, e dopo aver informato il pediatra curante che si è complimentato con il sottoscritto confessando la sua inferiore preparazione in merito rispetto alla mia (!!) ho ricevuto una lettera della ASL nella quale si riportavano casi di difterite in Russia ed in Afghanistan e pertanto era necessario non abbassare la gurdia, invitandomi eventualmente a cambiare opinione.
La piccola chiara gode di ottima salute probabilmente grazie ad una alimentazione sana e quasi biologica al 100 % e probabilmente, grazie alla benevolenza del nostro Signore.
La piccola macchia è aumentata in proporzione alla crescita della bambina
e sembra dovuta, diagnosi del pediatra … ad una mancanza di melanina…


CODICE: 00062

Siamo di Giulianova, in provincia di Teramo. Nel marzo del 1997 nostra figlia riceve la sua prima dose di vaccinazioni a 3 mesi di vita. Le somministrano le quattro obbligatorie più la pertosse, senza però specificarci che quest’ultima non è obbligatoria e senza farci firmare nessun consenso.
La bimba era sanissima e di peso notevole. Il pomeriggio stesso della vaccinazione la bimba comincia ad avere violente scariche diarroiche con muco, è nervosa, irrequieta, non dorme la notte per parecchio tempo. Il giorno dopo la bimba al risveglio presenta una macchia rossa tra il naso e gli occhi. Nei giorni successivi ha vomito, cala di peso, si consuma. Lo facciamo presente al pediatra di base e a quello dove ci rechiamo a pagamento e ci dicono che è normale, che non ci sono problemi e che sicuramente non è colpa del vaccino. Siamo costretti ad anticipare lo svezzamento per cercare qualche cibo che la bimba riesca ad assimilare e nel giro di due mesi la situazione si stabilizza un pochino. Al sesto mese la portiamo alla Usl per la seconda dose di vaccini; raccontiamo al medico quanto accaduto ma questi ci dice che la vaccinazione non c’entra nulla e che si può proseguire col ciclo. La vacciniamo e ricomincia tutto daccapo; non assimila più nessun cibo, cambiamo costantemente gli alimenti perché dopo averne ingerito uno non lo tollera più una seconda volta. La bimba cala nuovamente di peso, ha scariche diarroiche con muco. A 1 anno di età la portiamo da un immunologo-allergologo fiorentino. Dopo averle fatto degli accertamenti, ci dice che la bimba ha i villi intestinali danneggiati, le gammaglobuline basse e l’istamina urinaria alta. Redige anche un certificato con il quale si sconsigliano altre vaccinazioni poiché potrebbero causarle persino choc anafilattico. Lentamente la bimba si riprende. Ad un certo punto la Usl ci sollecita per fare la terza dose e ci sollecita anche, senza dirci che sono facoltative, a somministrarle antimorbillo-parotite-rosolia. Ci dicono che i certificati che abbiamo non valgono nulla e che si deve vaccinare per forza. Noi rifiutiamo. A 1 anno e mezzo di età accade poi che la bimba abbia un collasso, con tremori e pallore, dopo somministrazione di tachipirina, che il pediatra ci aveva prescritto per una febbre a 37,5&Mac176;. Non appena la febbre ha invece modo di salire, la bimba si riprende e dopo 24 ore è guarita. Ciò ci induce ancora maggiore prudenza. Concordiamo un check-up che la bimba fa con un day-hospital. Richiedo che la bimba faccia di nuovo gli esami eseguiti a 1 anno, ma i medici rifiutano e cercano di convincermi a vaccinarla, dicendomi che l’immunologo che aveva visto in precedenza la bambina era incompetente. Noi rifiutiamo. La pediatra di base, in separata sede, successivamente ci darà ragione.
Ora chiederemo l’esonero dalla terza dose di vaccinazioni


CODICE: 00060
Nostro figlio Luca e noi abitiamo a Comacchio, in provincia di Ferrara. Il bambino è nato sano il 16/06/92 e ai 3 mesi di vita abbiamo iniziato il ciclo vaccinale. A 6 mesi è stata praticata la seconda dose (antipolio, antidifto-tetanica, antiepatite B e antipertossica) e a 9 mesi la terza dose. Solo dopo abbiamo saputo che la terza dose dovrebbe essere somministrata a 11 mesi. Tre giorni dopo la terza dose di vaccini al bimbo è venuta una febbricola che non se ne andava; è durata mesi senza che nulla gli facesse effetto e senza che nessuno ci sapesse dare indicazioni. Prima della vaccinazione si reggeva già in piedi e cominciava a dire qualche parolina, era sveglio e attento. Improvvisamente, dopo l’inizio di quella febbricola tenace, perse la coordinazione degli arti, non si reggeva più in piedi. Malgrado le resistenze del nostro medico di base che ci definiva paranoici, abbiamo fatto ricoverare il bimbo all’ospedale, poi in una clinica privata a Bologna specializzata in neurologia e anche con day-hospital a Padova. Alla TAC risultò che il cervelletto era danneggiato. A Bologna una dottoressa mi disse, durante un colloquio a quattr’occhi, che sicuramente era stato il vaccino a causare il problema e che ne vedevano moltissimi di bimbi ridotti così dopo le vaccinazioni. Ma, quando le chiesi di mettermi per iscritto quanto mi aveva detto, si tirò indietro su indicazione del primario. La diagnosi du encefalopatia in corso di definizione e risultò che il bimbo aveva focolai di sofferenza alla sostanza bianca con inizio di demielinizzazione. Malgrado tutto ciò, la Usl mi obbligò, dicendomi che altrimenti mio figlio non sarebbe potuto andare a scuola, a somministrare al bambino anche la quarta dose di antipolio nel 1999. Ora il bimbo soffre di una tetraplegia irreversibile e abbiamo inoltrato richiesta di indennizzo. Non si può andare avanti così, bisogna che qualcuno si renda conto di ciò che sta accadendo a tanti bambini.

CODICE: 00059
Abitiamo in provincia di Vicenza e nostra figlia ora ha 18 anni. Alla fine di marzo del 1983 la bambina ricevette la prima dose di vaccino antipolio di tipo Sabin. Subito dopo la bimba ha cominciato a mostrare disturbi che prima non aveva e a poco a poco è andata peggiorando. Dopo molte insistenze abbiamo ottenuto di farle screening specifici e si sono resi conto che c’era stato un problema al sistema nervoso. Inoltre la fontanella le si era chiusa prestissimo (a 7 mesi), dopo la seconda dose di vaccino, provocandole un microencefalismo. La bimba ha poi manifestato crisi epilettiche e gravissime difficoltà di deambulazione. E’ stata poi operata ai piedi in tenera età, ma ora vive sulla sedia a rotelle. Ha un ritardo gravissimo e non riesce a pronunciare che poche parole.

CODICE: 00058
Ho 26 anni, nel 1992 ho frequentare la Facoltà di Medicina e Chirurgia, per questo motivo nello stesso anno sono stata sottoposta a vaccinazione obbligatoria antitubercolare ed antiepatite B.
Tre anni dopo mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia demielinizzante altamente invalidante a probabile patogenesi autoimmune. Ho avuto problemi di deglutizione, formicolii ed insensibilit‡, vertigini e problemi alla vista, inoltre tanta stanchezza e depressione.
Nell’estate 1998 per caso mi trovavo in Francia; un’amica mi diede un volantino nel quale era descritto ciò che mi era accaduto e metteva il tutto in relazione con la vaccinazione contro l’epatite B. Nello stesso periodo, sempre in Francia, ho conosciuto un medico che mi ha confermato questa diagnosi; ha inoltre messo in relazione la dermatite allíorecchio esterno, di cui soffrivo dal primo anno di Università, con la vaccinazione antitubercolare.
Oggi, a due anni di distanza, sto bene e sento che sto recuperando tutte le mie energie.
Sono stata curata omeopaticamente con antidoti per i vaccini e con sostanze che mi permettessero di drenare, e quindi di eliminare tutte le tossine che erano state introdotte nel mio organismo.

CODICE: 00057
Abitiamo nella provincia di Venezia e abbiamo un figlio che ora, al settembre 2000, ha 3 anni.
Nostro figlio ora è sordo ed è accaduto tutto dopo la quarta dose di antipolio.
Ha ricevuto la quarta dose con vaccino Sabin orale nel maggio 1999; dopo un mese ci siamo accorti che non rispondeva più, che non capiva, aveva lo sguardo assente quando gli parlavamo. Prima della vaccinazione il bimbo parlava, rispondeva, era attivissimo e sveglio. Dopo la vaccinazione improvvisamente non coglieva più nulla. Lo abbiamo portato dal pediatra il quale ci ha detto che eravamo genitori ansiosi e che il bimo nona aveva nulla. Ma continuavamo a vedere che c’era qualcosa che non andava. Anche le maestre dell’asilo ci dicevano che il bimbo apparentemente non sentiva. Abbiamo allora insistito e alla fine abbiamo portato il bimbo a Padova e là ci hanno diagnosticato una ipoacusia bilaterale grave, ossia il bimbo era diventato sordo da entrambe le orecchie. Ci dissero che sulla coclea vi erano cellule morte e che non si sarebbero rigenerate. Ora il bimbo adopera una protesi e ha recuperato un pò di udito. Provvederemo a fare richiesta di indennizzo.

CODICE: 00056
Mia figlia è nata il 6/10/94 al termine di una gravidanza senza problemi con parto eutocico, indice di apgar alla nacita =10, allattata al seno; ha presentato uno sviluppo psicomotorio normale sino all’età di 3 mesi ed è stata sottoposta alle vaccinazioni obbligatorie + antipertosse in data 29/12/94 (in questa occasione è stato presentato un "bilancio di salute" stilato dalla pediatra della bambina completamente normale). Qualche giorno dopo la bimba ha presentato un piccolo episodio di assenza con sguardo fisso e rossore in volto della durata di pochi secondi notato dalla mamma ma non riconosciuto come una convulsione; a distanza di qualche giorno il papà nota un episodio analogo cosicchè la bambina viene ricoverata al locale ospedale in data 10/01/95. Qui vengono eseguiti: prelievo sanguigno, EEG, ECG, FO, tutti negativi; il giorno 11/01 la bambina continuava ad avere crisi convulsive di breve durata che si risolvono spontaneamente (crisi toniche generalizzate con deviazione degli occhi e salivazione abbondante) viene trattata con valium per via rettale. il 12/01 la bambina non presenta crisi ed il giorno successivo viene dimessa. Il 15/01/95 a seguito di una crisi epilettica più forte delle precedenti con cianosi e clonie agli arti, la bambina viene ricoverata urgentemente alla Clinica pediatrica del Policlinico Monteluce di Perugia; qui rimane per un mese durante il quale ha crisi pressoché quotidiane nonostante l’impostazione immediata di una terapia antiepilettica polifarmacologica.
Viene dimessa il 15/02/95 con le seguenti conclusioni diagnostiche; TC cerebrale: quale unico reperto si segnala un modico aumento, rispetto all’età,delle dimensioni delle cavità cisternali a livello frontale bilateralmente; RMN cranio: bilateralmente in sede frontale ed in minor misura a livello temporale e parietale si rileva un aumento di volume degli spazi cisternali per un’atrofia cerebrale prevalentemente frontale, il corpo calloso ha uno spessore lievemente inferiore alla norma soprattutto nelle porzioni anteriori, il segnale della sostanza bianca è indicativo di una maturazione mielinica normale per l’età, regolari le dimensioni delle cavità ventricolari. EEG: crisi elettriche occipitali dx e a "bascule" nel sonno paradosso, alterazioni parossistiche specifiche multifocali intercritiche nel sonno lento. Ricerca Ab specifici (torch): negativi per infezioni recenti.ECG nella norma. Ricerca per disturbi del metabolismo negativa. Terapia consigliata: Fenobarbital, rivotril gtt, sabril cp.
Una volta tornata a casa la bambina continua ad avere 3-4 crisi al giorno e le sue condizioni sono globalmente molto scadenti, la bambina è molto torpida, ha scarsa motilità spontanea e nessuna organizzazione posturale. Il 7/4/95 viene ricoverata presso l’Istituto neurologico di Milano per approfondimento diagnostico e tentativo di aggiustamento terapeutico. Si inizia la terapia con dintoina e frisium che inizialmente comporta una netta regressione delle crisi fino alla scomparsa per circa una settimana, in questo periodo la bambina si mostra più sveglia e migliorano leggermente la motilità spontanea e il controllo del capo, permane tuttavia molto compromessa la vigilanza e la partecipazione all’ambiente. Durante questo ricovero la bambina viene sottoposta a vari ECG, risonanza magnetica, esami metabolici che confermano sostanzialmente i risultati degli esami effettuati a Perugia. Nell’ultimo periodo della degenza, probabilmente in relazione all’assestamento farmacologico, ricompaiono episodi critici con importante componente tonica.
Il 28/4/95 la bambina viene dimessa con la terapia prima citata ed inizia un programma di riabilitazione globale presso il Centro territoriale. Da allora è seguita dall’Istituto ….. presso cui ha effettuato controlli annuali ed altri due brevi ricoveri, sono state provate diverse terapie antiepilettiche, ma nessuna è riuscita a bloccare a lungo (più di qualche giorno) le crisi; parallelamente le successive RM mostrano un aggravamento dell’atrofia cerebrale.
Oggi la bambina ha quasi 6 anni, presenta un ritardo psicomotorio grave con ipoposturalità, con una completa mancanza di autonomia personale ed ha attacchi epilettici pressoché quotidiani. La terapia attuale è: Depamag cp 200 mg (1+1+2) Tegretol CR cp 200 mg (1+1+1).
Nessuno ci ha saputo dire se la bambina è nata con questa atrofia cerebrale, o se è sopraggiunta dopo; se alla base del suo grave stato di salute attuale vi sia una malattia degenerativa oppure se sono state le crisi a causarlo e se i vaccini possono essere stati la causa.

CODICE: 00055
Nostro figlio e’ nato il 19.10.76 ,presso l’ospedale civile di Vicenza, in seguito a gravidanza normale e parto normale.e’ stato dimesso la settimana successiva dopo i test di rito, tutti nella norma. Qualche giorno dopo la somministrazione della prima dose di vaccino avvenuta il 17.1.77, e’ colto da febbre, in apparenza un normale stato febbrile, come capita sovente ai bambini. Compare successivamente, dopo un paio di giorni di malessere la prima crisi epilettica. Il Primario diagnostica una Sindrome di West. Da allora si sono susseguiti, per nimerosi anni, peregrinaggi da una clinica all’altra, nel tentativo di liberare nostro figlio dalla morsa delle numerosissime crisi, giornaliere, ma soprattutto notturne. Piano, piano iniziamo a rassegnarci; nel frattempo nasce il nostro secondo figlio, nonostante qualche specialista ci avesse a piu’ riprese scoraggiato. Il nostro secondo figlio, gode oggi di ottima salute. Quattro anni fa, il neurologo che da anni segue il primogenito, ci rilasca in una circostanza casuale, un certificato nel quale dichiara, che VEROSIMILMENTE il danno subito e’ riconducibile al vaccino. Frettolosamente, metto insieme le carte che riesco a trovare, chiedo le cartelle cliniche depositate presso l’ospedale di VI, e prendo disordinatamente i primi contatti. Un signore di Verona, segnato profondamente, dal caso dei suoi tre figli, mi esorta a contattare un noto virologo, a Napoli. Quest’ultimo, vista la documentazione, conferma l’ipotesi del neurologo. Nel frattempo prendo conoscenza dell’esistenza della legge 210/92, i cui termini, erano scaduti. Invio comunque la documentazione ed attendo la convocazione. Nel dicembre del 97, dopo un anno e mezzo di attesa, il primogenito viene sottoposto a visita presso l’ospedale militare di VR, dalla commissione medica militare. Due anni dopo il Ministero della Sanita’ ci comunica l’esito, fin troppo prevedibile. Abbiamo, ad ogni modo, avviata la pratica di ricorso, allegando l’esito di prove di laboratorio effettuate in breve tempo, che assumono particolare rilevanza a sostegno della ns. tesi, ma francamente, non nutriamo alcuna aspettativa. Un anno fa un funzionario della locale ASL ci aveva consigliato di rivolgerci ad un legale, ma l’ipotesi di ingaggiare una battaglia con l’ASL ci scoraggiava, cosicche’, abbiamo smesso di roderci. Ho vinto il desiderio di imbracciare il megafono anche quando lo scorso anno, ci recammo presso il tribunale dei minori di VE, dove fummo convocati per fornire spiegazioni al ns, diniego di sottoporre il secondogenito al vaccino anti-epatiteB. In quella circostanza mi feci due ripide rampe di scale, con il primo figlio in carrozzella, mettendo in serio pericolo la sua e la mia incolumita’, nella speranza di riuscire a fare almeno arrossire il Giudice. Oggi di fatto ci troviamo con l’esercizio della patria potesta’, affievolito e stiamo aspettando che l’ASL ed Il tribunale dei minori smettano di scaricarsi la patata bollente.

CODICE: 00054
Mio figlio ha manifestato il diabete a causa del vaccino antiepatite B. Noi viviamo nella provincia di Vicenza. Il bimbo aveva 11 anni quando il 13/10/98 ha ricevuto la prima dose di vaccino antiepatite B; la seconda gli e’ stato somministrata il 17/11/98. Entrambe le dosi sono state somministrate a scuola. Nel mese di gennaio ‘99 il bimbo ha cominciato a dimagrire, aveva sempre sete, continuamente, in modo non normale. Il nostro medico mi ha ipotizzato il diabete che poi e’ stato diagnosticato al bimbo durante il ricovero avvenuto il 26 gennaio ‘99. Quando ho parlato della correlazione con il vaccino i medici mi hanno riso in faccia e mi hanno detto che la cosa non era nemmeno da discutere. Malgrado la malattia si fosse gia’ manifestata, i medici hanno proceduto anche con la terza dose il 20/04/’99, sempre a scuola, senza nemmeno chiedere niente alla famiglia. In settembre il bimbo e’ stato ricoverato di nuovo ed ora e’ dipendente dall’insulina.



CODICE: 00053

Ero sana e facevo un lavoro che mi piaceva molto prima di ricevere le tre dosi di vaccino antiepatite B che mi hanno cambiato la vita. Sono infermiera e vivo nella provincia di Verona. La prima dose di antiepatite B mi e’ stata somministrata nell’ottobre 1991; qualche ora dopo ho cominciato ad avverire una grandissima stanchezza che e’ durata per mesi. Nel dicembre ‘91 ricevo la seconda dose di vaccino; al medico presente avevo descritto i sintomi precedenti ma sono stati completamente ignorati. 15 giorni dopo la seconda dose mi e’ comparsa una tendinite che poi si e’ aggravata. Ho subito anche alcuni ricoveri dopo essere passata dal pronto soccorso per sofferenze veramente gravi. Avevo anche fatto presente di essere allergica all’alcool denaturato che contiene mercurio e sapendo che l’Engerix B, vaccino da me ricevuto, lo contiene ne avevo informato i medici che hanno perÚ ignorato questa cosa. Dopo la terza dose le cose sono andate peggiorando con tendiniti sempre piu’ frequenti, scosse tonico-cloniche, febbre alta. Mi hanno curata con immunosoppressori e cortisonici senza successo. Con l’andare del tempo ho manifstato sempre piu’ allergie; ora sono allergica a quasi tutti i metalli, a moltissimi civi, a moltissime sostanze chimiche e quasi tutti i farmaci di sintesi. Per curarmi spendo ogni anno dai 10 ai 20 milioni; avevo chiesto alla Usl di poter ottenere la mutuabilita’ di qualche cura ma mi hanno rispsto picche, devo pagarmi tutto di tasca mia. Ho inoltrato la richiesta di indennizzo come previsto dalla legge 210/92 ma dopo tre anni non sono ancora stata chiamata nË ho ricevuto alcuna risposta. Nel ‘93 mi hanno anche scoperto un’allergia al thimerosal. Ora mi hanno cambiato mansioni in ospedale, ho continua stanchezza che mi impedisce una vita normale, non sono autonoma, non riesco a guidare, ho problemi articolari e di coordinazione; ma ancora nessuna diagnosi precisa. Ho anche tentato di mettermi in contatto con l’associazione per le malattie rare del Veneto ma mi hanno impedito di avere accesso all’associazione stessa e nessuno mi da indicazioni per poter segnalare il mio caso.

CODICE: 00052
Siamo due genitori di Cernusco sul Naviglio provincia di Milano vogliamo raccontare la nostra esperienza vissuta con la nascita di nostro figlio ALBERTO nato IL 26/O8/80.
Alberto nato a termine, sano con indice di Apgar 10 normali tutti gli automatismi primari e pianto validi.
Somministrazione della prima vaccinazione antipoliomelite Sabin 13-11-80, 15-01-81, 02-06-81, 19-10-82.ecc. ecc.
Dai tre mesi Alberto ha presentato eczema al volto e alle mani in seguito ascessi ripetuti in regione occipitale, viene visitato in una clinica di MILANO ma nessuno pensa alla correlazione con la vaccinazione. In seguito, nonostante i sintomi precedenti viene sottoposto alle ulteriori vaccinazioni.
All’età di 6 mesi allarmati dal fatto che Alberto non riusciva a tenera la posizione seduta, abbiamo consultato una neuropsichiatra infantile, la quale ci liquida minimizzando il problema. Alberto ritarda a parlare, a camminare e nonostante fosse seguito da un servizio di neuropsichiatria (SIMEE) di Milano nessuno è capace di porre una diagnosi. Viene consigliato una psicoanalisi infantile che Alberto segue per 4 anni con frequenza di 4 sedute alla settimana.
Si parla solo di ritardo psicomotorio ma nessun cenno alla vaccinazione. Alberto viene ricoverato più volte in ospedali di Milano per l’accertamento della causa del suo ritardo psicomotorio ma viene dimesso sempre senza una diagnosi. Nessuno parla di vaccinazioni nonostante fosse l’unico evento nuovo nella vita di Alberto.
Alberto continua ha presentare rinite allergica, eczema, ritardo psicomotorio e nonostante questo viene sottoposto ad ulteriori richiami della vaccinazione. Per 18 anni Alberto abbiamo vissuto nel tormento di non poterci dare una spiegazione del perché nostro figlio avesse questo ritardi psico motorio.
Potete immaginare il nostro stato d’animo in questi 18 anni di calvario nei meandri delle varie terapie.
Oggi Alberto è invalido al 50% ha frequentato le scuole dell’obbligo con sostegno e ha pagato un prezzo altissimo non solo per il danno subito ma anche per le umiliazione subite dai suoi compagni. Come se fosse responsabile egli stesso del suo disturbo.
Oggi abbiamo una relazione che dimostra inequivocabilmente il nesso causale tra la vaccinazione e il ritardo psicomotorio.
Abbiamo sporto denuncia in base alla legge 210/97 e siamo in attesa di essere chiamati dalla commisione medico ospedaliera.
Abbiamo voluto raccontarvi la nostra storia perché a tutt’oggi siamo sconvolti dal fatto che una pratica che dovrebbe essere preventiva come le vaccinazioni possa essere usata con così tanta leggerezza da parte delle istituzioni pubbliche alle quali con fiducia noi genitori abbiamo affidato i nostri figli.


CODICE: 00051

Nostro figlio Giorgio (abitiamo a Varese) nasce il 25/11/96 con parto spontaneo ed è sano.
Gli somministrano antibiotici perché il mio tampone vaginale è positivo, anche se il suo risulta poi negativo. Il 28/11 il medico che lo segue mi dice che il piccolo ha una lieve asimmetria dei ventricoli con aumento di quello sinistro, ma che la situazione non preoccupa. Mi dice poi che è un neonato iper-eccitabile, ma non accenna a ciò che scopriamo dopo e cioè che presenta tremori incontrollati e un ipertono degli arti e che a due minuti dalla nascita ha presentato bradicardia con bisogno di ossigeno da mascherina. Il 19/12 torniamo all’ospedale per una visita di controllo e la dottoressa presente ci accenna alle condizioni descritte sopra, poi afferma che la circonferenza cranica del bimbo e troppo aumentata. Si provvede ad un eco-encefalo che non fa rilevare variazioni dell’asimmetria. Anche la rigidità agli arti sembra migliorare. Il 20/02/97 ci presentiamo all’ufficio vaccinazioni per la prima dose di obbligatorie ma gli operatori ci dicono che, vista la situazione del piccolo, non si prendono la responsabilità di procedere; occorre un certificato che liberi loro dalla responsabilità. Il medico che segue nostro figlio redige un certificato dove il bimbo viene dichiarato vaccinabile semza problemi. Dopo la prima dose notiamo che il bimbo tende a mantenere il capo piegato verso destra o verso sinistra. Il 7/04/97 nuova visita di controllo: asimmetria ventricolare invariata all’eco-encefalo, ma il capo non si regge sul collo e pende sempre da una parte. L’8/04/97 seconda dose di vaccinazioni obbligatorie. La sera stessa è irritabilissimo e piange disperatamente; poi si addormenta di colpo e non si riesce più a svegliarlo. Il giorno dopo presenta febbre (37,5°) e dorme ininterrottamente senza mangiare. Il terzo giorno continua a dormire e lo portiamo dal pediatra con preoccupazione, ma questi afferma che non c’è nulla di cui preoccuparsi. L’11/04/97 la febbre passa a 38,5°. Nel pomeriggio ci fa visita un’amica infermiera che ci parla dei possibili effetti osservati dopo le vaccinazioni e a possibili crisi epilettiche. Cominciamo ad osservare il piccolo di continuo. Dopo mezz’ora la prima crisi: diventa tutto rigido, lingua all’insù, sguardo fisso per pochi secondi. Lo facciamo ricoverare per controlli e lo tengono in osservazione dopo avergli somministrato sedativi. Altra crisi la notte successiva: sguardo fisso, deglutisce, la fontanella è piena e pulsante e rimane così per molto tempo. Viene trasferito in un ospedale più attrezzato; la asimmetria ventricolare appare inalterata. Nel frattempo il bimbo ha crisi che durano anche molte ore. Viene quindi trasferito in rianimazione , dove gli vengono somministrate dosi alte di sedativi e viene intubato per paura di un arresto respiratorio. Da quel giorno è iniziata la nostra tragedia; non è più stato bene, è stato intubato due volte ed è divenuto soggetto a frequenti complicanze respiratorie fino alla broncopolmonite. Assume farmaci pesantissimi: Depakin, Frisium e Sabril, anticonvulsivanti e antiepilettici, ed ha maturato una dipendenza da psicofarmaci con conseguenti psicosi.


CODICE: 00050

Ragazzo 24enne, in buona salute (prima…).
Dopo vaccinazione MMR riporto formicolii estesi a tutti gli arti, seguiti da indolenziomento e dolore muscolare, alle articolazioni e alle ossa.
Gli esami effettuati (sangue e RMN) risultano nella norma. Oggi, a distanza di più di un anno, NON posso ancora dire di essere guarito, anzi…
Invito quindi chiunque sia a conoscienza di casi simili o informazioni maggiori a contattarmi senza indugio.


CODICE: 00049

Mia figlia ha ora 20 mesi e qualche settimana fa ha avuto una diagnosi di mielite trasversa ed è quindi immobilizzata nelle gambe. Tutto è cominciato dopo la vaccinazione eseguita a 15 mesi il 21/9/99 durante la quale ha ricevuto una dose di antimorbillo-parotite-rosolia insieme alla quarta dose di Triacelluvax (antidifterite-pertosse-tetano. Abitiamo nella provincia di Vicenza e la nostra Ausl ha somministrato a nostra figlia (come risulta nel libretto vaccinale) ha somministrato a nostra figlia quattro dosi di trivalente DPT a 3 mesi, 5 mesi, 7 mesi e 15 mesi. A 15 mesi, invece, secondo una recente circolare del Ministero della Sanità, avrebbe dovuto ricevere solo difterite-tetano e non certamente il vaccino contenente anche la componente pertossica. Non sappiamo ancora se quanto è accaduto alla bambina possa essere imputato a questo errore o ad una reazione avversa post-vaccinale che si sarebbe verificato anche senza componente pertossica. Comunque segnaleremo il fatto alla magistratura. La bimba, 15 giorni dopo la vaccinazione del settembre ‘99, ha avuto febbre oltre i 38°. Dopo una settimana è ricomparsa la febbre con vomito. Il giorno dopo, 15/10/99, la bimba non appoggiava a terra il piede sinistro, poi progressivamente nel giro di pochi giorni ha perso completamente il movimento volontario delle due gambe. E’ stata ricoverata all’ospedale dove sospettavano una zoppia, ma tutto era negativo. Ha poi cominciato a non muovere nemmeno il busto e non riusciva più a mantenersi seduta. E’ sopraggiunto poi il dolore alle anche e alla schiena. Sono state eseguiti rachicentesi e risonanza magnetica; le sono stati somministrati Endobulin, Aulin e metilprednisolone. Subito le era stata fatta una diagnosi di sindrome di Guillain-Barré, ma poi a Padova ci dicono che è più probabile una mielite trasversa. A Padova viene ricoverata nel novembre ‘99 e presenta qualche miglioramento nel movimento delle dite del piede destro. L’elettromiografia conferma la mielite. Ora sta eseguendo fisioterapia a Vicenza e riesce a stare seduta da sola. Stiamo preparando gli incartamenti per la richiesta di risarcimento del danno da vaccino e per esposto-querela alla magistratura per segnalare elementi che non ci convincono.


CODICE: 00048

Mio figlio ha subito, con molta probabilità, una lesione cerebrale a seguito di reazione alle vaccinazioni obbligatorie. E’ nato regolare ed ha avuto uno sviluppo regolare fino al 4° mese. successivamente è caduto in uno stato di otrpore generale con una diffusa ipotonia muscolare. Gli accertamenti clinici eseguiti hanno eveidenziato attraverso la TAc e RSM una calcificazione salina in una zona profonda del cervello di origine, per il momento, ignota. Tutti gli altri esami clinici eseguiti, compresi la ricerca di possibili malattie genetiche portatrici della citata patologia , hanno avuto esito negativo.
Mio figlio ha un processo di mielizzazione apparentemente ritardato.vi sarei grato se qualcuno potrà segnalarmi casi analoghi con la medesima patologia.
Oggi mio figlio ha 10 mesi e sta eseguendo un programma di riabilitazione fatto di stimolazioni sensoriali che, sta dando qualche risultato, tuttavia non può ancora stare seduto, non tiene ancora il capo eretto e non riesce a strisciare sul pavimento.
Ovviamente non ha ancora sviluppato le capacità prensili.
Segnalo che nei primi 4 mesi di vita, dopo una gravidanza ed un parto assolutamente normali, il bambino rideva, muoveva gli arti, aveva una postura assolutamente regolare e si portava le mani in bocca succhiando il pollice, dopo la vaccinazione eseguita alla fine del mese di luglio lorenzo non ha più fatto tali cose addirittura regredendo dal punto di vista psico motorio.
per due mesi circa lorenzo è stato come un bambolotto di pezzo immobile.
Ora con la terapia di stimolazione sensoriale, ha ricominciato a muovere gli arti.


CODICE: 00047

Nine years ago I took my ten month old daughter to get her first immunizations.She got a dpt hib and oral polio.For seven days she was fine, then I put her down for a nap,she woke vomiting. The third time she was sick there seem to be a small amount of blood, we went to the Dr office they didn’t like the way she looked so we went to the hospital, there she vomited again this time a lot of blood. We were in a small town it didn’t take long for the Dr to decide he couldn’t handle what ever this was so she was care flighted out. The only thing he knew was her blood sugar was high. When I got to the hospital she was very lethargic, the Dr’s had been running lots of test they couldn’t find anything but she was getting sicker all the time. I ask if this could be from the shots and was told no. They checked her for streptococcus b, h influenza ,s. pneumonia, meningitides, e.coli all were negative. At one time about twelve hours after we got to the hospital, she sat up and screamed like I never herd before,she didn;t seem to see me , the  nurse said she was hallucinating. Her kidneys were failing, and her platelets were low. The Dr decided she had hemolytic uremic syndrome, she said she could treat it.The next morning she died.Ten days after her first shots, my very normal, never been sick daughter was gone. nine years ago I found an article about h.u.s. that linked it to immunizations. I would appreciate any information.


CODICE: 00046

Mio figlio è nato nel 1996.  Il 9/04/98 ha ricevuto la vaccinazione Sabin 3°dose.  Il 29/04/98 avevamo notato che gli si era gonfiato un linfonodo retro angolo mandibolare destro (linfoadenomegalia). Il 30/04/98 gli abbiamo fatto fare un’ecografia di tipo reattivo-infiammatorio di probabile origine virale.Compare anche la febbre 37°, viene somministrato l’antiinfiammatorio Niflan, il linfonodo si riduce ma non scompare (rimane stabile a 8mm di diametro).  Il 31/08/98 Il linfonodo si ingrossa ulteriormente (15mm) e ritorna la febbre a 38° che non scende con la Tachipirina. Dopo la visita del pediatra si somministra Augmentin ma il bambino collassa con 34.2° di temperatura che risale dopo circa 8 ore a 35,9°. Il linfonodo diminuisce ma non scompare come precedentemente e rimane a circa 8mm di diametro.   7/12/98 Il linfonodo si ingrossa (15mm) e compare febbre che sale progressivamente fino a 39.9° e non scende con la Tachipirina. Dal Day Hospital si riscontrano 20000 globuli bianchi di tipo reattivo infiammatorio e la VES molto alta. Viene somministrato Rocefin fiale (6 iniezioni) +Niflam per 5 giorni; la febbre passa e il linfonodo si riduce (non scompare) a circa 7-8 mm di diametro.  Il 05/05/99 ritorna la febbre a 38° il linfonodo si ingrossa nuovamente (Niflam supposte per 5 giorni ) si riduce ma non scompare del tutto.
Nel giugno ‘ 99 Il bimbo dovrebbe fare il 4° richiamo antipolio ma su indicazione del pediatra non viene somministrato.  
Nel luglio ‘ 99 Il linfonodo scompare e non ritorna la febbre.   Gli esami del Day Hospital, dove è stata fatta un’accurata ricerca sia dei virus che dei batteri ha dato esito negativo (il prelievo è stato fatto in fase acuta) il risultato è stato che il bimbo non aveva virus e batteri conosciuti in circolo, ma l’adenite era molto probabilmente derivante da un virus però non identificato. Il pediatra del Day Hospital ha indicato tre possibili alternative:  
1) Presentare un’ autocertificazione (legge Bassanini) che deve valere per la prima visita scolastica e in futuro.  
2) Fare ugualmente il 4° richiamo, ma con il vaccino Salk (che non servirebbe se non per motivi burocratici).  
3) Eseguire il prelievo per la ricerca di anticorpi della polio.


CODICE: 00045

Ho avuto una esperienza figliare molto importante, ortunosamente risolta, dopo somministrazione di antipolio, desidero mettere le informazioni in mio possesso a disposizione di genitori con casi simili ed eventualmente creare una associazione di genitori.


CODICE: 00044

Matteo ha effettuato la vaccinazione antiepatite B il 04.10.1999. Dopo un mese ha effettuato il primo richiamo. La sera stessa ha accusato conati di vomito, che si sono ripetuti nei tre giorni successivi. Attualmente soffre di inappetenza ed insonnia (fatica ad addormentarsi), mai avuti prima della vaccino profilassi.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!


CODICE: 00043

Massimo, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 05.10.1999 è stato sottoposto a vaccinazione per l’Epatite B.
Dopo un’ora dalla vaccinazione ha accusato cefalea acuta (mai sofferto dicefalea), vomito, pallore e debolezza.
Dal giorno dopo è subentrato uno stato astenico che si protrae a tutt’oggi.
Anche in questo caso, dopo un mese, l’Ufficiale Sanitario voleva effettuare il richiamo nonostante le riserve dei genitori.
I genitori si sono rifiutati e, visto che Massimo stenta a riprendere lo stato di salute che possedeva prima della vaccinazione, si sono indirizzati alla terapia omeopatica.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!


CODICE: 00042

Davide, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 04.10.1999 , Davide si è sottoposto alla vaccinazione per L’Epatite B.
Dopo 48 ore è subentrata spossatezza non comune e astenia. Dopo quattro giorni forti coliche addominali ed è stata diagnosticata una Mononucleosi(+Rotovirus + Adenovirus).
E’ quindi subentrata congiuntivite e vitiligine.
E’ assente qualsiasi predisposizione ereditaria (nessun precedente
familiare).
Dopo un mese nonostante il persistere di tale sintomatologia, l’Ufficiale Sanitario intendeva praticare la seconda dose, e di fronte alle resistenze dei genitori li ha minacciati di denuncia al Tribunale.
Attualmente Davide segue terapia omeopatica per cercare di limitare i danni.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!


CODICE: 00041
Sono una ragazza di 33 anni e abito a Verona. Per anni ho fatto la volontaria per la Croce Rossa e proprio per questo motivo ho fatto volontariamente la vaccinazione antiepatite B.
La prima dose è stata somministrata nel novembre 1992, poi successivi richiami. Da sottolineare che sono sempre stata una ragazza forte e di sana e robusta costituzione. Nelle prime 24 ore dopo la vaccinazione ho cominciato ad accusare una generale stanchezza, pesantezza, malessere, mi girava anche la testa. Subito dopo, nei giorni successivi, mi sono comparsi dolori articolari che sono andati crescendo di intensità; erano diffusi in tutto il corpo e avevo forti contratture alla schiena. Per due anni i dolori sono stato fortissimi, poi nei tre anni successivi sempre intensi ma un po’ di meno. Segnalai la cosa ai medici ma tutti mi dissero che erano dolori psicosomatici, che ero una malata immaginaria, che era tutto dovuto all’umidità della città in cui vivevo. Quando nominavo la vaccinazione e la correlazione così strettà tra quella e la comparsa dei sintomi tutti mi davano della pazza. Successivamente ai dolori cominciai anche ad avere difficoltà a ricordare qualsiasi cosa e difficoltà di concentrazione. Nel 1995 mi sono comparsi i primi disturbi di vista; il mio medico mi disse che erano norali mosce volanti dei miopi. Io vedevo sempre peggio e ad un certo punto mi rivolsi a degli specialisti. vedevo reticoli, macchie e tutto era torbido. L’oculista mi indirizzò all’ospedale. Lì mi diagnosticarono una vasculite retinica emorragica con tracce di vasculite precedente trascurata. Feci un sacco di analisi; mi dissero che non poteva essere esclusa la relazione con la vaccinazione e che in letteratura c’erano alcuni casi simili al mio comparsi dopo vaccinazione antirpatite B. Ma nessuno me lo mise mai per iscritto. Mi fecero delle iniezioni di cortisone negli occhi. Poi iniziai cure omeopatiche e fitoterapiche e la mia qualità della vita migliorÚ notevolmente. Mi scoprirono poi un’allergia al thimerosal e mi dissero che l’unica fonte di ipersensibilizzazione era stata la vaccinazione. Da allora mi sono comparse anche allergie a numerose sostanze chimiche, tra cui i disinfettanti. Comiciarono a rimarhginarsi male tutte le più piccole ferite, avevo congiuntiviti e orzaioli ricorrenti e infezioni alle prime vie respiratorie. Ora mi hanno accennato ad una para-uveite, ma nessuno mi vuole mettere la diagnosi per iscritto e mi hanno detto che presento un quadro clinico di autoimmunità. Nello stesso periodo in cui sono stata vaccinata io, Ë stata vaccinata anche un’infermiera del mio distretto che ha riportato un inizio di sclerosi.


CODICE: 00040

Sono una signora di 33 anni e abito nella provincia di Padova. All’età di 14 anni, per il mio libretto di lavoro (ero stata assunta come commessa) il medico di base mi raccomandò caldamente di sottopormi alla vaccinazione antitetanica.
La prima dose la ricevetti il 3/9/80, la seconda il 3/10/80 e la terza il 13 /12/81. La primavera successivaiva , cioè nel 1982, cominciai ad avvertire formicolii persistenti al braccio destro, dal mignolo fino all’ascella. Queste crisi duravano circa 20-30 giorni e si ripresentavano a fasi alterne. I medici mi dissero che probabilmente avevo preso una botta e che non dovevo preoccuparmi.
Intanto, nei mesi che seguirono, i formicolii aumentarono e si estesero anche alle gambe, all’altro braccio e allo stomaco. Ancora una volta mi diedero risposte del tipo: Ë un fatto psicosomatico, oppure che ero allergica alle maglie di lana. Ebbi varie ricadute e le crisi erano sempre più forti e più lunghe. Fino a che nel nevmebre del ‘95 decisi di farmi ricoverare perché volevo scoprire cosa avessi. Mi fecero tutti gli esami e alla fine mi fecero un prelievo del liquor e mi diagnosticarono la leucoencefalomielite. Mi prescrissero terapia cortisonica sintomatica. Io avevo fatto presente ai medici che tutto era cominciato dopo quelle tre dosi di vaccino antitetanico ma mi dissero che ero pazza e che l’ipotesi era assurda. Il 19/8/86 il mio meddico mi consigliò di nuovo di sottopormi al richiamo dell’antitetanica. Subito dopo la vaccinazione ebbi un peggioramento evidente; i formicolii divennero intensissimi accompagnati da astenia generale e diplopia all’occhio sinistra. Fino a che nell’89 sopraggiunse una paresi facciale, andata in remissione parzialmente ma di cui porto ancora i segni. Venni ricoverata di nuodo in neurologia a Padova e mi prescrissero cortisone e interferone. Camminavo male, rimaneva la diplopia e i formicolii proseguirono anche dopo che fui dimessa dall’ospedale. Io continuavo a dire che ero peggiorata dopo l’ennesima antitetanica ma si rifiutavano di ascoltarmi.
Nel 1994 ebbi poi una gravidanza, durante i primi due mesi mi fecero assumere cortisone, ma fortunatamente la bambina non ne ha risentito. Ora mi hanno riconosciuto una invalidità dell’80%, posso fare a mala pena qualche lavoretto in casa, cammino male, non ho la perfetta coordinazione di braccia e gambe e ho problemi di equilibrio. Ora ho intenzione di farmi produrre i certificati necessari per chiedere il risarcimento del danno e interessare la magistratura per lesioni colpose.


CODICE: 00039

Mio figlio Leonardo, è nato da una gravidanza regolare con parto eutocico.
E’ stato allattato al seno fino a tre mesi. Ha avuto una crescita regolare.
Al sesto mese, circa, ha iniziato lo svezzamento con alimenti naturali e biologici.
A dodici mesi ha iniziato a camminare con sicurezza e a ventiquattro aveva già una notevole proprietà di linguaggio.
Dopo svariati rinvii, per opposizione di noi genitori, subisce le prime vaccinazioni obbligatorie il 18.03.1993. Si nota solo una leggera inquietudine post vaccinale.
I richiami vengono effettuati il 29.04.1993 e il 25.11.1993 La mamma nota in me inquietudine e irregolarità nell’appetito e nel sonno.
Nel maggio del 1995, dopo un taglio di capelli, si nota, sulla sua nuca una piccola zona calva, nel frattempo alterno momenti di astenia a momenti di ipereccitabilità.
Il dermatologo diagnostica una forma di alopecia e prescrive una lozione
stimolante per il cuoio cappelluto.
La perdita dei capelli continua lenta ed inesorabile e sono sempre più nervoso con problemi di intestino, mentre non mi ammalo con facilità, nonostante frequenti l’asilo nido dal 20°mese e poi la scuola materna.
Unica malattia infettiva la pertosse, superata senza problemi. Nel gennaio 96 viene visitato a Monselice e una dottoressa consiglia il mineralogramma.
Il risultato dell’esame diagnostica una carenza di tutti i minerali buoni ed un ECCESSO DI MERCURIO.
Si cerca di capire la causa andando per esclusioni. Anche mia mamma effettua
il mineralogramma che risulta normale.
Il bambino non è entrato in contatto con il mercurio nè con l’ambiente, nè con l’alimentazione, ma solo con la vaccino profilassi e, fino ad oggi, non è riuscito a smaltire questa sostanza tossica.
Dopo una cura, di circa un anno, con rame-manganese-ferro per riequilibrare l’organismo e con mercurium vivus 9ch, per contrastare l’azione tossica, il mineralogramma tende a normalizzarsi ( il mercurio si è abbassato e i valori
dei minerali buoni si sono innalzati).
Leonardo si stà riequilibrando con l’intestino e con l’umore, ma la crescita
dei capelli è lentissima e tutt’oggi non ha ancora la sua chioma.


CODICE: 00038

Sono la mamma di un ragazzino di 11 anni che è stato sottoposto alla prima dose di vaccino antiepatite B. Abitiamo nella provincia di Padova. Il 7/10/99 ha ricevuto la prima dose e a poche ore di distanza ha cominciato ad accusare febbre a 38, mal di testa, astenia, colorito giallo itterico associato a pallore, mal di stomaco e difficoltà digestive, inappetenza. Ho telefonato subito al medico di base, il quale mi ha detto che era stata la vaccinazione, che può essere pericolosa ma che non c’è nulla da fare in quanto è obbligatoria. Non ha nemmeno voluto vedere il bambino e mi ha preparato la richiesta per un analisi del sangue. Ora termineremo gli accertamenti perché quello che è accaduto pare essere una sindrome epatitica post-vaccinale. Chiederemo l’esonero dalle somministrazioni successive. E abbiamo preteso dal medico che segnalasse l’evento avverso come previsto dalla legge sulla farmacovigilanza.


CODICE: 00037

Abito nella provincia di Reggio Emilia e mia figlia ora è cerebrolesa a causa delle vaccinazioni. Mia figlia è nata sana del peso di 3,250 Kg il 31/03/85. Fece la prima dose di vaccini a tre mesi. Dopo la seconda dose a sei mesi (compresa l’antipertossica) divenne assai irrequieta, le venne la febbre alta e piangeva in maniera persistente. A 4 mesi e nei mesi successivi scoprii che non riusciva a reggere il capo. La situazione pegiorò dopo la seconda somministrazione. La portai all’ospedale di Mantova ma sbagliarono la diagnosi, non riconobbero quella che venne poi invece riconosciuta come meningite post-vaccinale. Comaprve un idrocefalo.Chiedemmo un consulto al primario del reparto dell’ospedale di Mantova, ma la sera dell’aggravamento aveva una cena con amici e non si rese disponibile; venne il giorno dopo. Ci dissero che erano irrimediabilmente i centri nervosi. A Verona venne operata due volte e le salvarono la vita. Ora è cieca, cerebrolesa e mangia con un sondino che le porta il cibo allo stomaco. Non volevo più fre alcuna vaccinazione ma nella mia Ausl mi intimidirono pesantemente; fortunatamente il neurologo che la segue ha confermato che la bimba corre seri rischi se prosegue le vaccinazioni. Ora ha 16 anni, ma vive come un vegetale. Nessuno mi riconosce alcun diritto.


CODICE: 00036
Sono la madre di una bambina morta nel 1995 a causa delle complicazioni riportate dopo la seconda seduta vaccinale effettuata a sette mesi.
Abito nella provincia di Rieti e solo ora mi sento in grado di raccontare quanto accaduto. Il 19/11/1994 mia figlia ha ricevuto la seconda dose di vaccinazioni obbligatorie oltre all’antipertossica. Dopo qualche ora, la sera stessa, ha cominciato ad avere delle crisi che si possono descrivere cosÏ: sbarrava gli occhi, si irrigidiva tutta, cominciava a tremare e a digrignare i denti. La notte si sono ripetute e anche il giorno dopo. Tra una crisi e l’altra la bambina pareva riprendersi. PoichË era accaduto al venerdÏ, il sabato e la domenica non trovai nessun medico che la vedesse. Il lunedÏ la portai dal mio pediatra di base. In day-hospital le feci fare una serie di accertamenti diagnostici in cliniche private a pagamento, perchË con la sanit‡ pubblica avrei dovuto aspettare settimane. Fece un elettroencefalogramma e le diagnosticarono la sindrome di West ma dissero di non essere sicuri. Mi dissero anche che sospettavano un tumore e le fecero una risonanza magnetica. Ma a livello cerebrale non uscÏ nulla. Intanto un professore neurologo di un ospedale di Roma dove la portai mi disse che non era nulla, che ero io troppo agitata. Ma tutto questo non passava mai. La bambina andava peggiorando a vista d’occhio. Nel corso di qualche mese non poteva più mangiare e fui costretta ad alimentarla col sondino e si manifestÚ una progressiva tetraplegia. Intanto continuavo a passare da un medico all’altro e nessuno ci capiva nulla. Fino a che un aiuto di un primario romano mi disse che era stato il vaccino a causare una sindrome degenerativa del sistema nervoso; ma non volle mai scriverlo nË certificarlo. Dopo sei mesi dalla prima risonanza gliene fcero un’altra e mi dissero che il tessuto cerebrale della bambina stava andando incontro ad una degnerazione progressiva e inarrestabile ipotizzararono un’altra sindrome ma nessuno era mai sicuro di nulla. Il 7 luglio 1995 andai ad un controllo da un professore di un ospedale romano che mi disse ancora una volta che non era nulla. La sera stessa la bimba entrÚ in coma; non si risvegliÚ più fino alla morte sopraggiunta nell’agosto 1995. Nessuna diagnosi venne confermata; gli fecero persino un prelievo del’epidermide che mandarono a fare analizzare negli Usa, ma non ne venne fuori nulla. Io non ho mai avuto giustizia.


CODICE: 00035
Oggi ho 39 anni e da quando avevo pochi mesi, in seguito alla vaccinazione antipolio, ho riportato una gravissima forma di paralisi flaccida da vaccino. Il mio è un caso particolare perchè la mia malatttia deriva dal vaccino Salk, anzichè some spesso accade dal Sabin. Infatti il lotto somministratomi apparteneva a quei numerosi lotti di Salk immessi sul mercato con virus non sufficientemente inattivato quindi ancora virulento. Sul fatto in letteratura ho trovato molte pubblicazioni; lo stesso Jonas Salk, dopo quell’incidente, pubblicÚ un articolo dove insegnava le corrette procedure per l’inattivazione. Insomma, tra il ‘58 e il ‘63 tanti furono i lotti di Salk a creare questi dani e io sono stata una delle persone penalizzate. A tre mesi nel 1960, in aprile, mi somministrarono la prima dose di vaccino. Dopo qualche giorno cominciai ad avere febbre alta, rigidit‡, per tutta una notte rimasi immobile, potevo muovere solo gli occhi, mi ha raccontato tante volte mia madre. Poi le mie mebra divennero flaccide, senza tono. Fui ricoverata in ospedale dove riconobbero il danno e vi rimasi quasi un anno tra il reparto delle malattie infettive e la riabilitazione. La paresi mi aveva colpita ad entrambe le braccia e le gambe e anche al tronco. Il ricovero avvenne all’ospedale di Venezia, dove allora abitavo; ora risiedo a Fidenza. Dopo una decina di operazioni, ora ho recuperato quasi del tutto l’uso di una gamba, l’altra Ë ancora molto deficitaria e mi Ë rimasto il piede equino. Le braccia le muovo malissimo e in maniera scoordinata. In un primo tempo avanzai domanda di risarcimento per il danno subito e mi dissero che ero fuori tempo. Poi riaprirono i termini e mi accettarono la domanda. Nel marzo 1999 ho fatto la visita alla commissione medica militare a Bologna; non mi hanno nemmeno guardato in faccia, non mi sono nemmeno tolta il cappotto. Mi hanno detto che ci vorr‡ almeno un anno per avere una risposta. Intanto mi hanno negato l’accompagnamento.


CODICE: 00034

Ho appena superato i 40 anni e mi è stata diagnosticata qualche anno la sclerosi multipla.
Ecco quanto mi è accaduto e perché ritengo che la mia malattia sia dipesa da un vaccino.
Nel 1975 sono stato sottoposto alla vaccinazione antitifica. Immediatamente dopo, era trascorsa qualche ora, ho iniziato ad avere forti crampi muscolari che sono durati parecchie settimane. Dopo quell’episodio non ci ho più pensato. Nel 1984 mi sottopongo di nuovo alla vaccinazione (per via parenterale) e subito dopo ricompaiono i crampi fortissimi. Peraltro, qualche mese prima mi era stato diagnosticato anche il diabete e da allora mi curo con l’insulina. Quando mi sono presentato all’ufficio vaccinale il medico di turno ha deciso, proprio per il diabete presente, di somministrarmi solo metà dose; non mi sono poi mai fatto somministrare l’altra metà. I crampi stavolta durano di più fino a che, una notte, chiamo la guardia medica perché ho perso la coordinazione degli arti. Il medico mi suggerisce la visita da un neruologo. Poiché nelle settimane successive il peggioramento era continuo tanto da impedirmi di camminare, mi reco da un neurologo che mi ricovera immediatamente a Sassari (io sono di Cagliari). Mi fanno l’esame del liquor e mi accennano ad una sospetta sclerosi multipla. Non smettevo di peggiorare e mi ricoverano di nuovo a Gallarate, dove la diagnosi viene confermata. Comincio ad assumere cortisone, mi seguono per 3 anni poi passo ad un Centro specializzato di Cagliari, dove la dottoressa che mi ha preso in cura si è messa le mani nei capelli quando ha visto che ero stato vaccinato nell’84 malgrado le mie condizioni, secondo lei, non lo permettessero. Subito dopo mi ha esonerato da qualsiasi ulteriore vaccinazione obbligatoria per il lavoro. Nel novembre 1998 mi sono aggravato e ora non riesco a camminare per più di 40-50 metri senza cadere. All’ultima visita mi è stato riferito che è comparso un idrocefalo, ma nessuno mi vuole operare per timore che possa morire sotto i ferri. Mi hanno anche negato l’assegno di accompagnamento benché mia moglie sia costretta perfino a lavarmi e vestirmi. Ora sto preparando le carte per intentare una causa e chiedere il risarcimento del danno.


Fonte: www.luogocomune.net



Se fossimo in America (dopo i primi cento giorni di Obama)

apr 29th, 2009 | By admin | Category: News

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Sivio Berlusconi, Barack Obama, più spendi più guadagni

Il ritornello è noto. E pure un po’ logoro. Marco Travaglio, per esempio, lo ripete spesso: se fossimo in America, i politici pescati con le mani nella marmellata si dimetterebbero al volo. Beppe Grillo, invece, ha cantato la stessa solfa qualche settimana fa a proposito di certi “prenditori” nostrani: negli Stati Uniti, Tanzi si sarebbe beccato 25 anni di galera. Mentre Michele Santoro, ex maoista ed ex penna di “Servire il popolo”, ci ha messo la classica ciliegina sulla torta. In occasione del terremoto in Abruzzo, pure lui, dagli schermi di RaiDue, ha rispolverato lo stesso refrain: fossimo in America, anzi in California, i soccorsi li avrebbero organizzati meglio. Parole che hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la caduta del muro ha sgretolato anche le certezze dei comunisti che furono. Ma non certi luoghi comuni sull’esistenza di una sorta di paradiso a stelle e strisce.

Eppure: se fossimo in America, forse ieri avremmo letto il New York Times. E ci avremmo trovato ben poco da stare allegri o di cui essere orgogliosi. E infatti, a quanto pare: il ministero del Tesoro del governo Obama ha inviato al Congresso, ovvero al Parlamento americano, una bozza di legge nuova di zecca. Materia: banche e istituzioni finanziarie colabrodo. Obiettivo: dare più poteri al governo per iniettare quattrini (dei contribuenti) nelle banche e nelle istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: la copia elettronica della legge in questione recava, stranamente, l’impronta dei computer dello studio legale Polk&Wardwell. Che sempre, stranamente, rappresenta molte banche e lobby di quell’industria finanziaria che dall’inizio della crisi dei mutui subprime ad oggi ha già succhiato trilioni (cioè migliaia di miliardi di dollari) dalle tasche dei soliti contribuenti americani poverazzi. Ma davvero, davvero? Oh-yeah.

Ma il bello – o il brutto – è che se fossimo in America, leggendo ieri il New York Times, non ci saremmo neppure stupiti più di tanto. Anzi: avremmo avuto l’impressione di un mezzo déjà vu.

Da bravi cittadini informati, infatti, ci sarebbero venute in mente le gesta di un signore chiamato Henry Paulson Jr. Che fino a pochi anni fa era amministratore delegato di una delle più grosse banche americane, la Goldman Sachs. E che poi – nel 2006 e per coincidenza – è diventato ministro del Tesoro dell’allora presidente Bush. Perchè ce lo saremmo dovuti ricordare? Perchè, guardacaso: Paulson – sempre per coincidenza e nel pieno della crisi dei mutui subprime (ad autunno 2008) – aveva pensato bene di mettere a punto una legge chiamata Tarp (sigla che sta per Trouble asset relief program). Materia: le solite banche e istituzioni colabrodo. Obiettivo: prendere 700 miliardi di dollari dei soliti contribuenti poverazzi e darli in mano a banche e istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: i contribuenti poverazzi per ora non hanno tratto grandi benefici da questo investimento. Ma, per esempio: Goldman Sachs – l’ex banca dell’ex ministro – sì. Perchè si è beccata 10 dei 700 miliardi di cui sopra. Più altri quattrini, sempre provenienti dalle tasche dei soliti contribuenti, ma passati attraverso le casse del gruppo assicurativo American international group. Esattamente i danari che aveva bisogno per evitare il fallimento. O la nazionalizzazione.

Risultato: fossimo in America, avremmo come l’impressione che banche e banchieri siano riusciti, per ora, nell’impresa di cadere in piedi. Ma con aiutini non proprio disinteressati e a spese degli altri. E per certo: sentiremmo l’odore sgradevole di quello che in italiano si chiama conflitto di interessi. Anzi, quella puzza la sentiremmo da un bel pezzo. Addirittura: fin dai tempi dell’amministrazione Clinton (quella, per la cronaca, di Clinton Bill, non di Clinton Hillary). Cioè dai lontani anni Novanta.

Allora: ministro del Tesoro era il signor Robert Edward Rubin. Che prima di diventare ministro, per coincidenza aveva passato anni e annorum (poco meno di 30) a lavorare per la solita Goldman Sachs (sì, proprio quella di Mr. Paulson, ministro di Bush). E guardacaso: pure Rubin, una volta al governo, si era subito impegnato proprio per mandare in pensione una leggiuzza chiamata Glass-Steagal Act, che era in vigore dai tempi della Grande depressione. Materia: le solite banche e istituzioni finanziarie, al tempo (apparentemente) un po’ meno colabrodo. Premessa: il vecchio Glass-Steagal act era stato pensato per evitare fallimenti di banche a catena come nel ‘29 e dintorni. Obiettivo: con le nuove regole, invece, si voleva dare all’Alta Finanza un’impronta un po’ più moderna. Qualunque cosa questo volesse dire.

Ebbene, in questo caso i “nei”, cioè i difettuzzi della nuova leggiuzza, si sono rivelati due. Primo neo: l’abolizione del Glass-Steagal Act è da tempo sul banco degli imputati, come causa della crisi finanziaria che si sta abbattendo da mesi sull’economia mondiale, perchè avrebbe lasciato mani troppo libere a certi giochi di prestigio di banchieri e finanzieri. Secondo neo: le nuove regole sostenute da Rubin permisero la fusione tra due grosse banche: Citicorp e Travelers. Che diedero vita, nel 1998, a un nuovo gigante del credito a stelle strisce, chiamato Citigroup. Che – di lì a poco e per le solite coincidenze del destino – avrebbe scelto un presidente d’eccezione. Indovinate un po’? Sì, proprio lui: l’ex ministro del Tesoro, Robert Edward Rubin.

E non è finita qui. Perchè oggi Barack Obama, che per puro caso tra i finanziatori della sua campagna elettorale aveva alcuni dei più bei nomi di Wall Street, ha scelto per la squadra di governo alcuni pezzi pregiati della fu amministrazione Clinton. Pezzi evidentemente da novanta. E di cui proprio non si poteva fare a meno.

Come l’attuale capo dei consiglieri in materia economica della Casa Bianca: ovvero Mr. Lawrence H. Summers. Che dal 1995 al 1998, in piena “era (Bill) Clinton”, è stato il numero due del Rubin di cui sopra al ministero del Tesoro. Poi: nel 1999 è diventato ministro del Tesoro al posto di Rubin. E quindi e sempre nel 1999, ha completato di gran carriera il lavoro di Rubin, facendo abolire il Glass-Steagal Act. E spianando la strada al suo ex capo. Che così diventò presidente di Citigroup. Che dire? Destini che si incrociano. E solite coincidenze della vita. E sicuramente è solo un’altra coincidenza, quella raccontata sempre dal New York Times, lo scorso 6 aprile: prima di tornare alle dipendenze della Casa Bianca, Summers ha lavorato per due anni (dal 2006 al 2008) per un grosso fondo di investimento di Wall Street. Un lavoro part-time. Che gli ha fruttato – per certo molto meritatamente – 5,2 milioni di dollari. Lavorando solo un giorno a settimana. Miracoli, è proprio il caso di dirlo, dell’Alta Finanza.

Ma non è certo un miracolo che – a fare il ministro del Tesoro del governo Obama – sia finito un altro volto non proprio nuovo della politica a stelle e strisce: Timothy Geithner. Che durante gli anni dell’amministrazione Clinton lavorò sempre al ministero del Tesoro guidato dai soliti Rubin&Summers. Per poi finire, nel 2003 – anche su pressione di Rubin&Summers (come potete leggere sempre su NyTimes)sulla poltrona di presidente della Federal Reserve di New York. Poltrona dalla quale, in teoria, aveva il compito di vigilare su alcune delle principali banche del Paese. Tra cui, per ennesima coincidenza di un destino davvero strabico, anche quella Citigroup del suo ex capo, Robert Edward Rubin.

Inutile dire che Geithner – nel ruolo di controllore delle banche newyorchesi – avrà per certo dato il meglio di sè. Ma che la famosa crisi dei mutui subprime, stranamente, è scoppiata comunque. E proprio a Wall Street, cioè a New York. Ma in compenso e, verrebbe da dire, come da copione: Geithner da ministro del Tesoro ha subito messo mano all’ennesima leggiuzza controversa, chiamata questa volta Ppip (ovvero il Public-private investment program) Materia: ça va sans dire, banche e istituzioni finanziarie. Missione (quasi) impossibile: ridarre valore ai titoli tossici che hanno causato la crisi. Unico neo: secondo il premio nobel per l’Economia, Paul Krugman, si tratta di “cash for trash”. Cioè di danaro buono dei contribuenti (circa 1 trilione di dollari) in cambio di spazzatura (i famosi titoli tossici).

Insomma: se fossimo in America, avremmo già visto con i nostri occhi i primi cento giorni della nuova amministrazione Obama. Qualche Bernard Madoff rischiare la galera. Ma anche cinque milioni di disoccupati nell’ultimo anno. Molti grandi manager di grandi banche che si sono ritirati carichi di buonuscite milionarie. E altri, la maggior parte, semplicemente rimasti al loro posto. Come quel Vikram Pandit, che oggi sta al posto di Rubin alla guida di Citigroup. E che a marzo voleva spendere – alla faccia dei contribuenti americani che hanno salvato anche la sua banca (con la bellezza di 45 miliardi di dollari) – 10 milioni di dollari per l’arredamento del suo nuovo studio.

E allora? E allora, magari, la penseremmo non come i Grillo, i Travaglio e i Santoro. Ma come Simon Johnson. Che non è un pericoloso sovversivo. Ma un ex economista capo del Fondo monetario internazionale. E che poco tempo fa, sulle colonne del  mensile The Atlantic, ha scritto nero su bianco che l’America e il suo governo sembrano ostaggio di una specie di “oligarchia” di banchieri e operatori di Borsa. Tipo “Repubblica delle Banane”, insomma. Ma in doppiopetto.

Ma appunto e purtroppo, non siamo in America. Siamo in Italia. E di queste oligarchie e di questi conflitti di interessi a stelle e strisce, qui si parla poco o non si parla affatto. Forse perchè anche i nostri opinionisti più brillanti hanno visto troppi film dei cowboy e degli indiani. E hanno fatto un po’ di confusione. Scambiando i buoni per i cattivi. Cose che capitano. Soprattutto quando si vive ai confini dell’Impero.

Fonte: www.bamboccioni-alla-riscossa.org



Ricordando Gaza

apr 29th, 2009 | By admin | Category: News