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Archive for luglio 2009

Delitto perfetto/2

lug 31st, 2009 | By admin | Category: News

ATTENZIONE: QUESTO POST – CURIOSAMENTE E INSPIEGABILMENTE – SI ERA “AUTOTAGLIATO”. VALE A DIRE: E’ STATO POSTATO COMPLETO, MA POI – DOPO QUALCHE ORA – UNA PARTE SI E’ CANCELLATA DA SE’. ORA L’ABBIAMO CORRETTO. (LA VERSIONE TAGLIATA, PER LA CRONACA, E’ QUI).

RINGRAZIAMO IL LETTORE CHE CI HA SEGNALATO IL PROBLEMA. PROBLEMA, PER ALTRO, DAVVERO CURIOSO. IN DUE ANNI – LO SEGNALO COME SEMPLICE DATO STATISTICO – NON ERA MAI SUCCESSO.

L’Italia dei valori è davvero il partito dei paladini della giustizia e dei politici senza macchia? Beppe Grillo è davvero l’alfiere della libera informazione? AnnoZero di Michele Santoro è davvero un baluardo di libertà assoluta nel panorama ingessato della televisione italiana? E che potere ha quell’oggetto ancora misterioso per l’opinione pubblica italiana, chiamato Casaleggio associati, che gestisce i blog di Antonio Di Pietro, dell’Italia dei Valori e dello stesso Grillo? Carlo Vulpio ci racconta la sua esperienza “difficile” di candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori. Senza dare risposte preconfezionate o premasticate. Si limita, come ci ripete più volte, a raccontare i fatti. Fatti strani. Scomodi. Che fanno pensare. E capire che i cittadini dovrebbero coltivare più “il dubbio” che gli idoli, come ripete più volte Vulpio a microfoni spenti.

Carlo Vulpio è nato in Puglia, ad Altamura, 48 anni fa. Giornalista, autore di due libri – “Roba nostra” e “La Città delle nuvole” – Vulpio è in forza da 18 anni al “Corriere della Sera”. E proprio per il Corriere ha raccontato le inchieste giudiziarie più controverse degli ultimi quindici anni, quelle dell’ex pubblico ministero della Procura di Catanzaro e ora eurodeputato dell’Italia dei valori, Luigi De Magistris. Il 3 dicembre del 2008 – dopo aver firmato l’ennesimo articolo denso di nomi e cognomi (tra cui quello del presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino) – a Vulpio è toccato la stessa sorte di De Magistris e di tanti uomini delle forze dell’ordine protagonisti di quello che probabilmente passerà alla Storia come il “caso Catanzaro”: è stato trasferito. In pratica – con una telefonata del suo direttore di allora, Paolo Mieli – ha ricevuto l’ordine di smettere di occuparsi di quella vicenda. Vulpio ha raccontato tutto – la telefonata e il “trasferimento” – sul suo blog. E sempre in pratica: da quel giorno di dicembre non ha quasi più scritto per il suo giornale. Ed è, come dice a chiare lettere, “in odore di licenziamento”.

Durante la campagna elettorale, Vulpio non ha risparmiato bordate contro le persone “per male” che aveva trovato nell’Idv e neppure contro Santoro e la sua trasmissione. Sparito da blog, volantini, manifesti e manifestazioni di partito, il giornalista di Altamura non è stato eletto per una manciata di voti. Ma dice: “Non sono diventato eurodeputato, ma sono rimasto Carlo Vulpio e va bene così”.

Quando ti sei candidato sul tuo blog avevi scritto che non partecipavi a queste elezioni per avere una poltrona a Strasburgo, ma perchè pensavi che una faccia pulita come la tua potesse contribuire alla battaglia dell’Italia dei Valori. Aggiungevi che già la candidatura per te era una vittoria. Poi però di fatto non sei stato eletto, nonostante 37mila e rotti voti. E a quel punto hai scritto un altro post, come dire, acuminato in cui hai messo in fila un po’ di fatti. Per raccontare di una sconfitta, forse, un po’ costruita a tavolino…

Ribadisco: io davvero ho vinto nel momento in cui mi sono candidato, perchè sono uscito dall’angolo in cui, come un pugile, mi avevano messo la malagiustizia, la malaeconomia e la malavita tout court. Io avevo bisogno di scartare questi avversari, quanto meno per non subirne i colpi. E’ chiaro che ho condiviso anche un progetto politico basato su un argomento che è preponderante nella mia vita, che è quello della informazione libera e quello della difesa dell’applicazione della costituzione. Ma sette otto giorni prima che finisse la campagna elettorale ho affidato a amici una busta con un bigliettino, a futura memoria. Lì ho scritto questo: che avrei preso tra i 40 e i 45mila voti – e infatti la cifra più o meno è stata quella – cioè il massimo possibile in quelle condizioni. Ma ho scritto anche: mancherà almeno un voto perchè io sia eletto, così sarà il delitto perfetto. Qualche idea di come sarebbe andata a finire, insomma, ce l’avevo. E ciò nonostante ho condotto fino alla fine questa battaglia.

Che cos’è che ti aveva fatto pensare che non saresti stato eletto comunque?

Ho avuto chiara la percezione della situazione subito dopo che Di Pietro ha presentato alla Camera la famosa “terna” (di candidati, NdA), cioè Alfano-De Magistris-Vulpio. Presentazione che aveva un forte significato simbolico, anche perchè indicava altrettanti temi forti: l’informazione, l’antimafia, la giustizia. Subito dopo – ma questo lo prevedevo – ho capito che le cose sarebbero andate diversamente: io non ero tra le teste di lista al Centro e non ero testa di lista a Nord-Est; mentre gli altri membri della famosa terna (Alfano e De Magistris, NdA) erano testa di lista in tutte le circoscrizioni. Perfino al Sud, l’area da cui provengo e in cui ho più lavorato come giornalista ero stato messo dopo un signore che era uno di quelli che aveva attaccato più ferocemente De Magistris in Basilicata e che io a mia volta avevo attaccato per difendere De Magistris. Poi, sempre di più durante la campagna elettorale ho cominciato a vedere che il mio nome scompariva dai manifesti, dai volantini e anche nei giri elettorali.

A proposito della campagna elettorale che cosa è successo alla manifestazione che era stata organizzata a Napoli, al Palapartenope, per presentare i candidati dell’Italia dei valori alle elezioni europee?

Il Palapartenope è stato uno dei fatti, diciamo così, “acuti” di questa strana patologia che prendeva la gestione della campagna elettorale. Di questo incontro avevo parlato con De Magistris, Alfano, Di Pietro e Grillo. Poi una notte (giorni prima della manifestazione, NdA), mentre tornavo da un altro incontro – guardando i siti di De Magistris, di Sonia Alfano – ho scoperto per puro caso di non essere presente nemmeno nell’elenco delle persone che vi dovevano partecipare. Ero curiosamente scomparso dai volantini, dai loghi e anche da un filmato che era composto di quindici brevi frammenti, nei quali c’erano tutti, ma proprio tutti, compreso il gatto della zia Camilla, ma non io. E la cosa mi era parsa molto strana. Poi quando siamo arrivati al Palapartenope, sul palco campeggiavano soltanto i volti e i nomi della “coppia” (Alfano e De Magistris, NdA), così come era già avvenuto prima sui blog dell’Idv, di Grillo e di Di Pietro. Ma soprattutto, durante tutta la serata, cambiava sempre la scaletta, l’intervento che veniva rimandato era sempre il mio, dopo due ore ancora non riuscivo a parlare… Fino al punto in cui ho capito davvero che qualcosa non andava e ho dovuto arrabbiarmi “affettuosamente” con un paio di persone per imporre la mia partecipazione attiva. Per parlare. Se non avessi fatto così, neppure avrei parlato. Ne sono certo.

Insomma, una campagna elettorale strana. Sparito da manifesti, blog e a momenti anche dai palchi, però, ad un certo punto Carlo Vulpio compare sulle pagine de “Il Giornale di Berlusconi”. Il titolo dell’intervista già diceva tutto: “Io, epurato dal Corriere, combatto i banditi dell’Idv”. E in questa intervista dicevi testualmente: “Se ci sono dei banditi nell’Idv, e ci sono, è meglio che si levino da i coglioni”. Ma questi banditi ci sono veramente e non pensi che dire queste cose in campagna elettorale abbia potuto danneggiare la tua di campagna elettorale?

Questi giudizi non li avevo espressi solo nell’intervista a “Il Giornale”, ma anche in altri incontri pubblici in giro per l’Italia. Ma perchè avevo espresso un concetto semplice e che non rinnego: se ti proponi come alternativa civile, pulita, non devi aver paura di indicare le cose che non vanno anche nella parte politica che ti è alleata o che ti ha offerto una candidatura. Anzi. Quei concetti li avevo espressi anche di fronte a De Magistris, Alfano, di fronte a dirigenti, parlamentari e giovani dell’Idv. Che in quel momento non mi parevano nè scandalizzati, nè altro.

Ma chi sono i banditi nel “partito degli onesti”?

Ma ce ne sono tanti che comprano e vendono voti. Ne ho visti in giro per l’Italia di tutti i tipi che politicamente non hanno niente a che spartire con gente come me. E che sono quelli per i quali la tanto decantata “rifondazione” di Italia dei valori, prima arriva e meglio è. Una volta uno mi ha detto: eh, ma hai attaccato uno dei nostri. E io gli ho detto: ma sarà dei tuoi, mica dei miei. Se è un bandito, un bandito resta anche in campagna elettorale. Qual è il problema? Io non avevo cambiali con nessuno da onorare. E non ho detto mai: trovatemi un lavoro, anche se il mio lavoro era in bilico mentre ero candidato. Ho pagato un prezzo e ho corso un rischio alto. Ma volevo che il mio profilo rimanesse alto. Principi e battaglie politiche dell’Idv sono giusti e condivisibili. Ma non possono essere portati avanti a giorni alterni o solo perchè c’è una campagna elettorale.

A dimenticarsi di Vulpio, in campagna elettorale, è stato anche un tuo collega eccellente, Michele Santoro, che a maggio aveva organizzato una puntata di AnnoZero dedicata alla libertà di informazione. A questa puntata partecipava anche quello che allora era il tuo direttore, Paolo Mieli. Tu, no. E nessuno ha chiesto perchè non eri stato invitato anche se è dal 3 dicembre scorso che sostanzialmente non hai più scritto sul Corriere…

Premessa. Con Paolo Mieli ho scritto molto. E’ stato il direttore più intelligente che io abbia avuto. Poi, evidentemente si possono fare delle cose fino a un certo punto. E in quel caso sono state fatte fino a quel punto. Ma con Mieli ho scritto molto di più di quanto abbiano fatto altri giornali con altri direttori su queste faccende (ovvero sulle inchieste dell’ex pm Luigi De Magistris).

E tuttavia, è ovvio che in una puntata sulla libertà di informazione con Lerner, Belpietro e Mieli, a casa Santoro, che io non fossi stato invitato… Ho scritto sul mio blog una critica molto garbata. E ho anche mandato anche un sms a Santoro per dire se non fosse il caso che ci fossi anch’io a quella trasmissione o che almeno venissero chieste due cose su quella vicenda per capire un po’ tutti insieme che cosa fosse accaduto. Ma mi è stato detto che non potevo essere invitato per una questione di par condicio, perchè in quel momento ero candidato. Poi mi è stato detto che non potendo invitarmi, (nessuno aveva fatto domande sul perchè del trasferimento di Vulpio, NdA), perchè non avrei potuto replicare. E allora ho fatto un altro post in cui dicevo: sicuramente dopo le elezioni, venendo meno la par condicio, Annozero sicuramente mi inviterà.

E infatti ti hanno invitato…

E infatti mi hanno invitato (ironico, NdA)… Sono ancora qui che aspetto l’invito. E tuttavia mi è stato rimproverato anche questo. Io durante la campagna elettorale non avrei dovuto parlare – con una critica garbata – di questo problema della libertà di informazione, quando mi ero candidato avendo come motivazione più urgente proprio la libertà di informazione. Mi pare curioso.

Ma secondo te, perchè Santoro non ti ha invitato e probabilmente non lo farà mai?

Questa è una domanda da fare a Santoro.

Eppure AnnoZero ti aveva invitato alla trasmissione dedicata al “caso Catanzaro”…

L’ultima volta che mi ha invitato non è stata una gran bella cosa. Perchè sono stato tenuto un po’ come il cane alla catena. Il filmato è lì… Gradirei – se invitato – parlare e dire la mia, con serenità, senza dover lottare col microfono e quasi con una sorveglianza speciale. Così non va bene.

Lo dici, lo scrivi: sei scomparso anche dai blog. E osservi una cosa curiosa: sia il blog dell’Italia dei valori, che il blog di Antonio Di Pietro, che il blog di Grillo sono gestiti dalla stessa società commerciale, la Casaleggio associati, che fa capo, tra gli altri, a Gianroberto Casaleggio, ex manager Telecom. E mi sembra che tu adombri il sospetto che questa società commerciale abbia esercitato una qualche influenza sulla campagna elettorale…

Io non adombro sospetti. Sto ai fatti. Io ho girato con Grillo, ho fatto delle manifestazioni con lui e mi sono trovato anche bene. Però, a un certo punto, sul suo sito ha cominciato a sostenere De Magistris e Alfano. Anche lì la “terna” (di candidati, NdA) è diventata “coppia”. Grilo era libero di farlo. E io non l’ho mai rimproverato. Però… Prendiamo, per esempio, il filmato che sono andato a fare a Ceppaloni, a casa Mastella. Prima mi viene chiesto di passarglielo, poi non viene messo sul blog, ma viene mandato soltanto alla mailing list… Ma questo non solo con l’ultimo dei video, ma con tanti altri video che sono stati girati. All’inizio molti sono stati mandati. Altri, invece, sono spariti. Ho dovuto tante volte chiamare i collaboratori di questa società (la Casaleggio, NdA) e ho dovuto chiedere ma perchè quel video non è uscito, perchè quella parte che mi riguarda non c’è…

E cosa ti hanno risposto?

Che doveva essere mandato più tardi, che non erano loro che sceglievano… Insomma si traccheggiava, si prendeva tempo. Ma io mi chiedo: perchè immediatamente su questi tre blog – gestiti dalla medesima società – la terna è diventata coppia nei loghi, negli appelli, in tutto? E perchè quando questa cosa l’ho chiesta a Grillo, lui non ha saputo spiegarmi altro che loro appoggiavano l’una (Alfano, NdA) perchè viene dai grillini, l’altro (De Magsitris) perchè ha fatto battaglie con noi… Ma io non avevo chiesto di appoggiarmi, solo di non farmi sparire. E perchè poi questa sparizione “scientifica”? E perchè De Magistris e Alfano non hanno detto nulla su questo? A un certo punto avevo pensato di ritirare anche la mia candidatura. Ero amareggiato, soprattutto perchè con Alfano e De Magistris era nata un’amicizia. Ma non l’ho fatto, ho stretto i denti e sono andato avanti.

Perchè? E chi è stato a cancellare Carlo Vulpio dalla campagna elettorale?

Io non so dirti chi in modo particolare (ovvero niente nomi e cognomi, NdA). Ma sicuramente per quanto riguarda la visibilità di quei tre blog, è stato chi ha la responsabilità di quei tre blog. Dalla visibilità delle tivù, chi ha la responsabilità dei passaggi tivù. Dalla visibilità su manifesti e volantini, chi presiede a questo. Gli unici luoghi da cui non sono sparito sono state le manifestazioni che io stesso ho organizzato.

Sì, ma perchè?

Probabilmente, perchè ho tenuto a ribadire la mia indipendenza dall’inizio alla fine. Perchè tale ero e tale sono. E quando ho espresso quei giudizi su delle figure dell’Italia dei valori che non mi piacevano e non mi piacciono; quando ho espresso le mie critiche anche su un programma che mi piace come AnnoZero, ho ritenuto di fare esattamente quello per cui mi batto da sempre come cittadino e come giornalista. Se poi questo non produce effetto sul piano del voto, non me ne può fregare di meno. Dirò di più: secondo 38mila (per la precisione 37.499) elettori mi hanno votato, proprio per questo. Perchè se non avessi fatto e detto quelle cose, gli elettori avrebbero subito capito che mi era “adeguato”.

Gli altri si sono adeguati?

Io parlo per me. Ma se sono “sparito”, perchè rifiuto il doppiopesismo e perchè ho sempre ritenuto sbagliato applicare le norme ai nemici e interpretarle per gli amici, io sono ben contento che questo sia accaduto.

E’ un pezzo che non si legge un pezzo di Carlo Vulpio sul Corriere. Però continui a scrivere libri. L’ultimo – che si intitola “La città delle nuvole” – è dedicato a Taranto.

Molta gente pensa che il luogo più inquinato d’Europa sia Chernobyl. Invece è Taranto, dove ci sono le acciaierie Ilva, l’Eni e una grande cementeria che è la Cementir. In questo libro ho cercato di mostrare come a Taranto quasi tutte le famiglie scontano con malattie terribili questa industrializzazione che – per usare un’espressione politicamente scorretta – è da terzo o quarto mondo. E di spiegare perchè queste cose non le puoi leggere sui giornali e ascoltarle in tivù…

Spero di tornare da settembre il giornalista ancora con il mio giornale. Ma in ogni caso continuerò a fare questo mestiere con l’amore e con l’indipendenza di giudizio di sempre. Indipendenza che ho mantenuto anche in campagna elettorale. Perchè se abdichi a questo modo di affrontare queste cose una volta, vi abdichi per sempre.

P.S. Carlo Vulpio ci ha raccontato la sua verità a margine del “Campeggio resistente”, organizzato dall’associazione antimafia Libera, lo scorso 23 luglio a Valdieri, in provincia di Cuneo. Un grazie di cuore agli organizzatori della manifestazione.

 

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Politica italiana : Umberto Bossi: the Bìgul has landed

lug 31st, 2009 | By admin | Category: News

di

Massimo Mazzucco

Ormai non si riesce a far passare un mese senza che l’Italia torni a far notizia nel mondo, e sempre per gli stessi motivi: siamo i pagliacci del circo politico mondiale, quelli che riescono a dire tutto e il contrario di tutto nello stesso momento, convinti che nessuno si accorga delle nostre pietose contraddizioni, giustificate in seguito da scuse ancora più pietose.
Ora che il Re della Gaffe – nonchè Primo Ministro del nostro paese – è momentaneamente in ritiro a leccarsi le ferite, tocca al celoduro nazionale balzare alla guida del carrozzone, annunciando una specie di “ritiro unilaterale” delle nostre truppe in Afghanistan: ”Abbiamo un sacco di missioni all’estero dei nostri militari che ci costano troppo – ha detto Bossi – e i morti non piacciono a nessuno. Faccio parte di una coalizione di governo e non posso decidere da solo. Ma dobbiamo incominciare a parlarne, a ragionarci sopra.”
Il terremoto è stato immediato, e qualcuno ha dovuto subito correre all’ambasciata americana, per rassicurare i nostri padri-padroni sulle vere intenzioni del nostro governo. Nel frattempo partiva il classico “damage control” all’italiana, con Berlusconi che cercava di spegnere il classico incendio con una pisciata: “E’ stata solo una battuta”, ha detto con il sorriso di quello che ormai è abituato a dare la stessa spiegazione per qualunque cosa accada. “Ho detto che i musulmani sono arretrati? Era solo una battuta!” “Ho detto che Schultz è un kapò nazista? Era solo una battuta!” “Ho toccato il culo al primo ministro finlandese? Era solo una battuta!” Se non altro, Berlusconi ha evitato di dirci che la frase di Bossi “è stata presa fuori contesto”, che sarebbe stato ancora peggio.
Anche perchè Bossi il contesto non sa nemmeno cosa sia: lui grugnisce una ventina di parole al massimo – tutte insieme, come vengono vengono – poi a metterle in ordine, e casomai a trovare una relazione con quanto accade nel mondo, ci pensa qualcun altro.
La giustificazione di La Russa invece è stata molto più sofisticata e colta, …
… quasi credibile: “In questi ultimi anni Bossi si è molto ammorbidito, parla da padre di famiglia. Ma noi siamo ministri.” Forse avrebbe voluto dire “ma noi siamo soldati”, ma non si è azzardato. Poi però ha aggiunto: “La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile”. Sembra quasi di sentirlo, che vibra di ardore patriottico dalle colline di El Alamein, batte i tacchi e lancia in aria il saluto romano al passaggio dei tank americani. “Yessir! Siamo pronti a morire nel nome della libertà!”
Passano cinque minuti e lo smentisce platealmente Calderoli, che dichiara che “in fondo Bossi non ha tutti i torti”. Bene o male, è un ministro del governo anche lui, mica si può ignorarlo.
Arriva infatti la controsmentita immediata di Frattini, che afferma enigmatico: “In Afghanistan si lavora anche per la sicurezza dell’Italia e quindi di Calderoli”.
La cosa si fa complessa, e possiamo solo immaginare come possa apparire a questo punto la nostra posizione agli americani, che sono abituati a dividere il mondo al massimo in due: chi è con noi, e chi è contro di noi. Già il concetto di neutralità li manda in confusione, figuriamoci un alleato che dice contemporaneamente sette cose diverse, ti sorride quando lo guardi e ti spernacchia appena ti volti.
Ma ci pensa il nostro Premier, l’uomo che aveva appena dichiarato che “la nostra linea non cambia”, a fare chiarezza una volta per tutte: “Solo dopo le elezioni in Afghanistan potremo pensare attentamente a una exit strategy dal Paese, ma solo concordata con gli altri partner”.
Che sarebbero poi gli stessi che hanno appena finito di incazzarsi per il nostro voltafaccia.
Quindi, riassumendo, la posizione del nostro governo sarebbe questa: la presenza dei nostri militari in Afghanistan è im-pre-scin-di-bi-le, ma solo fino a settembre, perchè la missione costa troppo e i morti non ci piacciono. Una volta finite le elezioni avremo garantito la sicurezza di Calderoli e dell’Italia, e quella che era “sola una battuta” potrà diventare una vera e propria exit–strategy, ma solo se concorderanno con noi quelli che non vogliono che torniamo a casa.
In tutto questo bisognerebbe aggiungere, come ha detto lo stesso Calderoli, che “in Libano e nei Balcani però rimaniamo”. Perchè lì ovviamente ci andiamo senza spendere una lira, e i morti non ci dispiacciono più di tanto.
L’importante è la coerenza.

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EMERGENZA CALIFORNIA: LA POLVERIERA CHE PUO’ FAR SALTARE GLI USA

lug 31st, 2009 | By admin | Category: News

DI

MANUEL FREYTAS
iarnoticias.com


Arnold Schwarzenegger, governatore della California e i dati del deficit.

La crisi con la recessione e la disoccupazione di massa che si espande attraverso la maggior parte delle regioni del primo potere imperiale, colpisce duramente in California, il più grande stato dell’Unione, l’equivalente della settima economia mondiale già di fronte ad un potenziale quadro di scioperi e proteste sociali. In questo scenario, in California (per l’importanza strategica della sua economia), comprende un primo modulo sperimentale di "adeguamento selvaggio", che minaccia di estendersi ad altri Stati membri, con il crollo delle loro economie, i numeri in rosso.

Quello che sembrava impensabile fino ad ora, sta già avvenendo: gli "aggiustamenti strutturali", che storicamente sono stati esportati dal FMI (il poliziotto finanziario globale) ai paesi sottosviluppati di Asia, Africa e America latina, è emerso come uno strano paradosso della storia, alla prima potenza imperiale.
Mentre l’amministrazione di Obama, e le agenzie finanziare degli USA divulgano ogni tipo di teoria e di pronostici "speranzosi" su un ipotetico e pronto "recupero", i veri numeri mostrano che (mentre fiorisce la speculazione finanziaria a Wall Street), la prima economia imperiale è entrata in un collasso generale di tutte le sue variabili.
È interessante, costretto dalla debacle economica e uno storico deficit di bilancio, l’Impero è costretto ad attuare le proprie ricette a casa per affrontare una crisi che ha già portato una crisi sociale della disoccupazione e licenziamenti di massa che si verificano in tutto il territorio statunitense.
Così come la crisi finanziaria ha costretto a rompere con il "libero mercato" (da parte dello Stato che interviene nel salvataggio di capitali privati), la caduta recessiva e lo scoppio del deficit fiscale impone alla prima potenza di attuare i tagli nella spesa sociale della propria popolazione, che paga sulla propria pelle il costo sociale del crollo dell’economia.
Lo stesso impero che ha messo 4mila miliardi di $ di fondi statali (imposte pagate da tutta la società) per il salvataggio di banche ed imprese private fallite con la crisi, ora in California il primo modulo sperimentale, si appresta a ridurre la spesa per i più poveri e più vulnerabili della popolazione statunitense.
Insensibile alla conseguente crisi sociale, l’attuale amministrazione prevede di "ridurre" la spesa dello Stato in programmi e piani vitali per la sopravvivenza della maggioranza di coloro che soffrono di più, in modo più cruento l’impatto del collasso economico.
In questo scenario, in California, con un livello record di disoccupazione per l’intero paese, si configura come il primo laboratorio sperimentale di un "adeguamento selvaggio" in puro stile di quelli applicati nella periferia sottosviluppata di Asia, Africa e America Latina.
Il Congresso della California ha approvato venerdì, dopo quasi 20 ore di votazioni, un piano di bilancio che prevede tagli drastici nei programmi sociali volti a combattere un disavanzo stimato a più di 26.000 milioni di $ nei prossimi due anni.
I problemi fiscali del rosso fiscale della California, che ha un tasso di disoccupazione del 11,6% (record Usa), si è approfondito quest’anno per gli effetti della recessione che ha colpito Stati Uniti, lasciando ai margini del fallimento uno Stato dell’Unione che è l’equivalente della settima economia del mondo.
L’importanza strategica della California nella prima economia imperiale, che è lo Stato con la maggiore popolazione (38 milioni) e del PIL (1,84 trilioni di dollari, che rappresenta il 13,3% di tutti gli Stati Uniti Secondo i dati dal 2008). Se si trattasse di un paese indipendente sarebbe tra le prime sette potenze del mondo.
La California (una regione del Messico rubata nel 1848 e annessa al nascente Impero USA), ha una popolazione di 38 milioni di abitanti e si estende su una superficie di 410.000 km², ed è diventato il più popoloso stato degli Stati Uniti e il terzo più grande (dopo l’Alaska e Texas).
Del totale della popolazione della California, il 42,8% sono bianchi non-ispanici, 35,9% sono ispanici o Latini di qualsiasi razza, il 12,3% sono asiatici, e il 6,2% sono neri o Afro-Americani.
Questo dettaglio assume un significato particolare alla luce di un altro fatto: più di 4 milioni di Californiani vivono al di sotto della soglia di povertà.
I dati presentati dalla California Budget Project (CBP), un’ organizzazione no-profit specializzata in analisi per la formulazione di politiche, mostrano che il numero dei Californiani il cui reddito è al di sotto della povertà a livello federale, è aumentato di quasi 4,6 milioni nel 2007 (12,7 per cento della popolazione).
Altri dati ufficiali mostrano che la tendenza a ribassare i redditi ed aumentare gli indici di povertà continua durante il 2009, e mostrano come il livello di disoccupazione degli ultimi 20 mesi è aumentato fino a raggiungere un record in comparazione agli altri Stati Federali.
Il direttore del Centro Homeless Bakersfield (per persone senza fissa dimora), in California, ha indicato che vi è stato un aumento di famiglie senzatetto che arrivano e bussano alle loro porte a causa della crisi economica-recessiva… "L’anno scorso abbiamo avuto un incremento del 34% del numero di famiglie senza tetto e un aumento del 24% dei bambini in strada", ha detto.
Il pacchetto di adeguamenti selvaggi approvato dal Congresso il Venerdì in California, come descrive la stampa americana, si compone di 31 leggi che impongono profondi tagli di spesa e l’utilizzo di fondi per consentire alle amministrazioni locali per bilanciare i libri del primo Stato dell’Unione.
A Sacramento, la capitale dello stato della California, un campo per i senzatetto.
Una prima proiezione dei drastici tagli della spesa sociale approvati prevede licenziamenti e tagli salariali per i dipendenti pubblici, licenziamenti, un congedo non retribuito, sistemi di pensionamento anticipato, la riduzione dei fondi per i pensionati, l’istruzione e la sanità pubblica, e la riduzione dei programmi per alleviare la fame e la povertà, e in California, è stato registrato il tasso più elevato negli Stati Uniti.
Tra i tagli programmati dall’ "adeguamento selvaggio" si evidenziano 1.300 milioni di $ in meno per il programma di salute per le famiglie povere, e circa 124 milioni di $ in meno per l’assicurazione sulla malattia di più di 900.000 bambini in famiglie con basso reddito.
I legislatori argomentano le misure estrema perché lo stato della California ha registrato un tasso di disoccupazione a due cifre che ha ridotto il gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche, la principale fonte di denaro per quanto riguarda il sistema fiscale.
Il tasso di disoccupazione in California è stato l’ 11,6% nel mese di giugno, con un aumento del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2008.
Il New York Times ha detto il mercoledì che in California e in molti altri Stati membri, "a una su cinque persone piacerebbe lavorare giornate complete, ma non può."
Il tasso ufficiale di disoccupazione in tutti gli Stati Uniti è pari a circa il 9,5%, ma secondo il Times, non comprende coloro che hanno smesso di cercare lavoro e di coloro che sono stati costretti a ridurre il loro orario di lavoro.
Secondo questo scenario, se disoccupati e sotto-impiegati fossero inclusi nelle statistiche ufficiali, il tasso di disoccupazione reale in California, dice il Times, salirebbe al 20,3%.
Secondo l’influente quotidiano di New York, nello Stato dell’ Oregon, il tasso è di circa il 23,5% nel Michigan e Rhode Island, 21,5% e nel Sud Carolina, del 20,5%. La cifra nel Tennessee sarebbe un po’ meno del 20%, come in Nevada e altri Stati che hanno fatto affidamento sulla produzione e il settore degli alloggi".
Da parte sua, il Centro per lo studio del mercato del lavoro (Labour Market Studies) presso la Northeastern University di Boston pone l’attuale tasso di disoccupazione al 18,2%, al di sopra delle cifre ufficiali.
John Williams dell’ organizzazione Shadow Government Statistics mette il tasso di disoccupazione alternativa" al 20,6%. Altri analisti stimano il tasso di disoccupazione reale degli Stati Uniti è al 18,7% attuale.
Secondo David Rosenberg, ex capo di economia degli Stati Uniti presso Merrill Lynch: "Le cifre ufficiali relative ai disoccupati durante la recessione sono raddoppiate per raggiungere 14 milioni, tenendo conto di tutta la fragilità che esiste sul mercato lavoro, le cifre ufficiose raggiungono quasi 30 milioni, il che significa un altro record."
Nello stato del Texas, che ha la più alta percentuale di persone senza assicurazione, circa 866.000 persone hanno perduto la copertura assicurativa sanitaria.
In Florida, oltre 3.500 persone alla settimana stanno perdendo la copertura sanitaria a New York, 2500, in Illinois e Georgia, 1600, 1200 nel New Jersey e nel Michigan, poco più di 1.000 persone a settimana.
In questo scenario, la California, con un livello record di disoccupazione per l’intero paese, si presenta come una polveriera sociale che sta per esplodere sulla scena della crisi recessiva degli Stati Uniti.
L’organizzazione sociale Famiglie Stati Uniti d’America ha stimato che nel periodo da gennaio 2008 a dicembre 2010, 995.000 persone nello stato della California, perderanno la loro assicurazione sanitaria.
La California non poteva sfuggire allo scoppio della bolla immobiliare degli Stati Uniti che ha avuto inizio nel 2006 e, dalla vetta più alta, nel marzo 2009, i prezzi sono scesi del 27,4%, in base alle relazioni ufficiali, che indicano che questo declino è il più pronunciato in tutto il paese. La debacle di costruzione (sia residenziale e terziario) ha elevato la California alla maggiore recessione dopo la Grande Depressione.
Le tensioni sociali generate dalla crescente disoccupazione, il degrado dei salari e la riduzione della capacità di consumo, alimenta e aggrava la condizione di frustrazione collettiva, con la conseguente perdita di fiducia nei funzionari incoraggia gli scioperi e le proteste sociali già si profilano come una minaccia nel primo Stato dell’Unione.
Il nuovo bilancio approvato Venerdì prevede di ridurre le spese per l’istruzione, la sicurezza, le carceri, i parchi, la sanità e altri servizi, e crea disagio dei cittadini, dice un articolo del quotidiano USA Today.
Secondo la stampa di questo fine settimana, nelle città e contee dello stato nordamericano più popoloso, crescono le proteste contro i tagli programmati per compensare il deficit di bilancio che affliggono l’economia, con estrema durezza.
Secondo il quotidiano USA Today, espressioni di rifiuto all’ "adeguamento selvaggio" raggiungono diversi sindaci né approvato l’abolizione dei fondi comunali, al fine di affrontare con più di 26 miliardi di dollari il disavanzo.
Antonio Villaraigosa, sindaco della città di Los Angeles, avverte che la sua comunità lotterà per i tagli, mentre accompagnava centinaia di poliziotti per protestare contro i tagli delle risorse per la sicurezza pubblica.
Da parte sua, il sindaco di Santa Ana Miguel Pulido, ha qualificato un furto di alto livello il compromesso tra il Parlamento e il governatore Arnold Schwarzenegger.
Il quotidiano La Opinión dice che, data l’ampiezza e la portata dei tagli sociali, si preparano manifestazioni e raduni di organizzazioni sindacali rispetto al Congresso della California, situato a Sacramento.
I segnali sono chiari: la crisi finanziaria è diventata recessione e minaccia (a causa della massiccia disoccupazione) di diventare una crisi sociale di difficile prognosi negli Stati Uniti .
La crisi sociale (il risultato di un calo dei consumi e aumento di licenziamenti) è emersa come frutto di una crisi recessiva del lavoro esplosa su scala a seguito della crisi finanziaria negli Stati Uniti.
"Il mercato del lavoro degli Stati Uniti ha la peggiore performance dell’economia nel suo complesso, il che causa timori all’interno e al di fuori del governo, che potrebbe essere il risultato di un recupero senza posti di lavoro anche quando finirà la recessione", ha detto La scorsa settimana The Wall Street Journal.
Salvare i ricchi e sommergere i poveri.
Senzatetto: famiglia ispanica di classe media che ha perso la sua casa a causa della crisi dei mutui.
In cambio degli "aggiustamenti strutturali" (con inizio sperimentale in California) che si avvicinano, gli Stati Uniti (con il denaro da imposte pagate da tutta la società) hanno utilizzato 4 miliardi di $ per il salvataggio delle banche e non banche dalla crisi finanziaria recessione.
Nel mese di aprile, la Commissione di Supervisione del Congresso Usa, incaricata di valutare i progressi del piano di riscatto finanziario approvato ad ottobre del 2008, stabiliì che il totale degli "aiuti", prestiti e garanzie date fino a quella data alle banche e aziende fallite superavano i 4 miliardi di dollari (circa tre miliardi di euro)
L’Unione Europea (il complemento dell’Impero USA) da parte sua nel mese di aprile ha pubblicato un rapporto secondo il quale dal settembre 2008 più di 50 misure nazionali per stabilizzare il sistema finanziario per un valore totale di 4mila miliardi (circa 3mila miliardi di euro)
A questa somma siderale combinata di 8mila miliardi di dollari ( circa il 30% del PIL degli Stati Uniti e dell’ UE messi insieme) si dovrebbero aggiungere altri 3mila miliardi che, a quanto dicono gli esperti di Wall Street, dovranno sborsare a breve termine per rafforzare l’acquisto di "attivi tossici" (titoli finanziari falliti) la cui cifra finale a prezzo di mercato potrebbe superare il PIL degli USA e UE insieme.
Alcuni studiosi suggeriscono che il ritorno dei fondi mancanti per ripristinare la normalità per il sistema finanziario imperiale privato Usa-UE e la somma che deve essere utilizzata per salvare dal default le aziende del settore industriale e commerciale potrebbero superare i 45mila miliardi di dollari
Per avere un’idea di questa cifra, si deve rilevare che il PIL mondiale è di circa 65mila miliardi di $.
Tuttavia, nonostante il fatto che si tratta di un esborso senza precedenti nella storia moderna di fondi pubblici per salvare il sistema capitalista privato dal fallimento, i "riscatti" USA-UE finora non hanno avuto alcun risultato per risolvere la crisi finanziaria che, come effetto più immediato, contrae il credito, rallenta l’economia e il consumo, impatto sull’economia reale con fallimenti delle imprese e licenziamenti di massa dei lavoratori.
Si tratta, in breve, di una "socializzazione delle perdite" per sovvenzionare un nuovo ciclo di profitti privati, con lo Stato come uno strumento di esecuzione, il quale come megaconsorzio più forte (i vincitori della crisi) si fanno ingoiare ai più deboli, generando un nuovo processo di ristrutturazione e concentrazione del sistema capitalista.
Ma questo uso dei fondi pubblici per salvare il capitale privato da imposte pagate da tutta la società, è riuscito solo ad aggravare la crisi parallela che si è scatenata nel l’economia reale sia negli Stati Uniti che in Europa, e che si diffonde come un virus dalla periferia del mondo emergente o sottosviluppato.
E la crisi, come è storica del sistema capitalista, cadrà sulle spalle dei settori più vulnerabili della società, tanto nei paesi centrali delle nazioni sottosviluppate o emergenti che lo sovvenzioneranno con le imposte dei loro stipendi e dei prodotti che consumano.
Mentre lo stato imperiale USA-UE finanzia con denaro pubblico il riscatto del suo sistema capitalistico di sfruttamento, la crisi ha colpito in primo luogo l’anello più debole della società globale: i 3 miliardi di poveri (compresi 963 milioni di persone che soffrono la fame) e 190 milioni di disoccupati, registrato in situazione precaria prima del collasso finanziario nelle metropoli imperialiste.
Senzatetto a Sacramento
Come sta già avvenendo in California, e nei paesi centrali, mentre i loro Stati "salvano" il capitalismo privato, le principali vittime sono i segmenti più vulnerabili della società, che pagano le imposte attraverso i loro salari, e la massa dei lavoratori licenziati che vanno ad alimentare la base della crisi sociale che si profila per i paesi più poveri nella periferia europea.
Secondo l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), nel 2009 circa 50 milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere il posto di lavoro a causa della crisi economica.
Secondo l’organizzazione nel mese di aprile, ha lasciato solo in Usa 3.600.000 lavoratori in strada, mentre si stima che entro la fine del 2009 si perderanno 50 milioni di posti di lavoro nel mondo a causa del collasso e della recessione globale.
Ma questa immagine della conseguente crisi sociale, non sembra influenzare la volontà dei leader e governanti del potere imperiale USA-UE che, invece di rilanciare la produzione e l’occupazione, ha già utilizzato 8 miliardi di $ per salvare il sistema finanziario sionista che ha depredato e spezzato l’ economia mondiale, con la "bolla finanziaria".
Insensibile alle conseguente della crisi sociale (oltre la povertà e la disoccupazione su vasta scala che coinvolge i settori più vulnerabili della società globale), il sistema capitalista-sionista che egemonizza il controllo della coppia imperiale USA-UE è interessato solo a "salvare se stesso" indifferente agli sconvolgimenti sociali che ci attendono.
E in questo scenario, la California forma il primo modulo sperimentale di quello che attende alle maggioranze abbienti, sia dei paesi centrali come della periferia sottosviluppata ed emergente dell’Asia, Africa e America Latina.

Versione originale
Manuel Freytas
Fonte: www.iarnoticias.com
Link: http://www.iarnoticias.com/2009/secciones/norteamerica/0062_california_emergencia_27jul09.html
28.07.2009
Versione italiana
Fonte: http://www.vocidallastrada.com/
Link: http://www.vocidallastrada.com/2009/07/emergenza-california-la-polveriera-che.html
30.07.2009
Revisione della traduzione a cura di Comedonchisciotte
VEDI ANCHE: USA A RISCHIO DI ESPLOSIONI SOCIALI



Delitto perfetto

lug 30th, 2009 | By admin | Category: News

 

 

L’Italia dei valori è davvero il partito dei paladini della giustizia e dei politici senza macchia? Beppe Grillo è davvero l’alfiere della libera informazione? AnnoZero di Michele Santoro è davvero un baluardo di libertà assoluta nel panorama ingessato della televisione italiana? E che potere ha quell’oggetto ancora misterioso per l’opinione pubblica italiana, chiamato Casaleggio associati, che gestisce i blog di Antonio Di Pietro, dell’Italia dei Valori e dello stesso Grillo? Carlo Vulpio ci racconta la sua esperienza “difficile” di candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori. Senza dare risposte preconfezionate o premasticate. Si limita, come ci ripete più volte, a raccontare i fatti. Fatti strani. Scomodi. Che fanno pensare. E capire che i cittadini dovrebbero coltivare più “il dubbio” che gli idoli, come ripete più volte Vulpio a microfoni spenti.

Carlo Vulpio è nato in Puglia, ad Altamura, 48 anni fa. Giornalista, autore di due libri – “Roba nostra” e “La Città delle nuvole” – Vulpio è in forza da 18 anni al “Corriere della Sera”. E proprio per il Corriere ha raccontato le inchieste giudiziarie più controverse degli ultimi quindici anni, quelle dell’ex pubblico ministero della Procura di Catanzaro e ora eurodeputato dell’Italia dei valori, Luigi De Magistris. Il 3 dicembre del 2008 – dopo aver firmato l’ennesimo articolo denso di nomi e cognomi (tra cui quello del presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino) – a Vulpio è toccato la stessa sorte di De Magistris e di tanti uomini delle forze dell’ordine protagonisti di quello che probabilmente passerà alla Storia come il “caso Catanzaro”: è stato trasferito. In pratica – con una telefonata del suo direttore di allora, Paolo Mieli – ha ricevuto l’ordine di smettere di occuparsi di quella vicenda. Vulpio ha raccontato tutto – la telefonata e il “trasferimento” – sul suo blog. E sempre in pratica: da quel giorno di dicembre non ha quasi più scritto per il suo giornale. Ed è, come dice a chiare lettere, “in odore di licenziamento”.

Durante la campagna elettorale, Vulpio non ha risparmiato bordate contro le persone “per male” che aveva trovato nell’Idv e neppure contro Santoro e la sua trasmissione. Sparito da blog, volantini, manifesti e manifestazioni di partito, il giornalista di Altamura non è stato eletto per una manciata di voti. Ma dice: “Non sono diventato eurodeputato, ma sono rimasto Carlo Vulpio e va bene così”.

Quando ti sei candidato sul tuo blog avevi scritto che non partecipavi a queste elezioni per avere una poltrona a Strasburgo, ma perchè pensavi che una faccia pulita come la tua potesse contribuire alla battaglia dell’Italia dei Valori. Aggiungevi che già la candidatura per te era una vittoria. Poi però di fatto non sei stato eletto, nonostante 37mila e rotti voti. E a quel punto hai scritto un altro post, come dire, acuminato in cui hai messo in fila un po’ di fatti. Per raccontare di una sconfitta, forse, un po’ costruita a tavolino…

Ribadisco: io davvero ho vinto nel momento in cui mi sono candidato, perchè sono uscito dall’angolo in cui, come un pugile, mi avevano messo la malagiustizia, la malaeconomia e la malavita tout court. Io avevo bisogno di scartare questi avversari, quanto meno per non subirne i colpi. E’ chiaro che ho condiviso anche un progetto politico basato su un argomento che è preponderante nella mia vita, che è quello della informazione libera e quello della difesa dell’applicazione della costituzione. Ma sette otto giorni prima che finisse la campagna elettorale ho affidato a amici una busta con un bigliettino, a futura memoria. Lì ho scritto questo: che avrei preso tra i 40 e i 45mila voti – e infatti la cifra più o meno è stata quella – cioè il massimo possibile in quelle condizioni. Ma ho scritto anche: mancherà almeno un voto perchè io sia eletto, così sarà il delitto perfetto. Qualche idea di come sarebbe andata a finire, insomma, ce l’avevo. E ciò nonostante ho condotto fino alla fine questa battaglia.

Che cos’è che ti aveva fatto pensare che non saresti stato eletto comunque?

Ho avuto chiara la percezione della situazione subito dopo che Di Pietro ha presentato alla Camera la famosa “terna” (di candidati, NdA), cioè Alfano-De Magistris-Vulpio. Presentazione che aveva un forte significato simbolico, anche perchè indicava altrettanti temi forti: l’informazione, l’antimafia, la giustizia. Subito dopo – ma questo lo prevedevo – ho capito che le cose sarebbero andate diversamente: io non ero tra le teste di lista al Centro e non ero testa di lista a Nord-Est; mentre gli altri membri della famosa terna (Alfano e De Magistris, NdA) erano testa di lista in tutte le circoscrizioni.

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Poliziotti indagati per depistaggio sulla strage di via D’Amelio

lug 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Giovanni Bianconi

dal corrieredellasera.it del 29/07/09

L’inchiesta Dopo le rivelazioni del boss Spatuzza cresce la lista degli accusati anche per l’omicidio Borsellino

Un pentito che ha ritrattato: mi hanno costretto
a confessare

DAL NOSTRO INVIATO

CALTANISSETTA — C’è l’inchie­sta sulla strage e c’è l’inchiesta sul­le indagini svolte 17 anni fa, per la stessa strage. A questo sdoppia­mento è giunto il lavoro dei magi­strati di Caltanissetta intorno all’ec­cidio del 19 luglio 1992, nel quale morirono Paolo Borsellino e cin­que agenti della sua scorta. Strage mafiosa ma non solo, come quasi tutti ormai pensano; strage con eventuali «mandanti occulti» non individuati; strage con alcuni col­pevoli condannati da sentenze defi­nitive, ma forse non tutti davvero colpevoli. Ecco perché le inchieste sono ancora aperte.

Da un lato si cercano i responsa­bili rimasti impuniti, di tutte le ca­tegorie. Tra gli «uomini d’onore» rimasti fuori dalle precedenti inda­gini, le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza – boss del quar­tiere palermitano di Brancaccio, che riempie verbali su verbali da un anno, dopo averne trascorsi 11 a regime di «carcere duro» – hanno portato ad almeno un nuovo inda­gato; su di lui sono in corso accerta­menti e riscontri alle accuse del nuovo collaboratore di giustizia. Oltre la mafia, nel campo di ipotiz­zate collusioni e del ruolo di possi­bili «apparati deviati dello Stato», compresi esponenti dei servizi se­greti, la situazione è più comples­sa; si continua a scavare su coinci­denze, parentele, contatti telefoni­ci sospetti emersi nei processi già celebrati, per tentare di arrivare a conclusioni più concrete.

Dall’altro lato gli inquirenti gui­dati dal procuratore Sergio Lari hanno riaperto il capitolo delle in­chieste avviate nel ’92, subito dopo la strage. Quelle che hanno portato a tre diversi processi e alle senten­ze confermate dalla Cassazione. Ora una parte di quella verità giudi­ziaria potrebbe essere riscritta, pro­prio a partire dalle dichiarazioni di Spatuzza, dai riscontri effettuati e dalle conseguenti ritrattazioni di al­meno un altro pentito, vero o pre­sunto che sia.

Il neo-collaboratore — autore tra gli altri delitti dell’omicidio di padre Pino Puglisi, il parroco anti­mafia di Brancaccio ucciso nel 1993 — ha svelato di essere l’auto­re del furto della Fiat 126 utilizzata per fabbricare l’auto-bomba esplo­sa in via D’Amelio. Offrendo indica­zioni precise, puntualmente verifi­cate. Del furto s’era accusato, nel 1992, tale Salvatore Candura, mez­zo balordo e mezzo mafioso che og­gi, di fronte alle rivelazioni di Spa­tuzza, confessa di essersi inventato tutto. O meglio, di aver ripetuto ciò che alcuni investigatori lo ave­vano costretto a riferire ai magi­strati. Di qui la nuova indagine aperta dalla Procura di Caltanisset­ta a carico di quegli investigatori: i nomi di due o tre poliziotti che fa­cevano parte del Gruppo investiga­tivo Falcone-Borsellino, creato al­l’indomani delle stragi, sono già fi­niti sul registro degli indagati. Ipo­tesi di reato, calunnia.

Di fatto si ipotizza un possibile depistaggio messo in atto con le fal­se dichiarazioni di Candura, che hanno portato alle confessioni del­l’altro «pentito» Vincenzo Scaranti­no, su cui sono fondate parte delle condanne confermate in Cassazio­ne; confessioni false, se sono vere quelle di Spatuzza e ora di Candu­ra. Indotte dagli investigatori, se­condo la nuova ricostruzione di quest’ultimo. I magistrati nisseni hanno riassunto la situazione nel parere col quale hanno aderito alla proposta di protezione per Spatuz­za; lì scrivono che uno dei riscontri alle dichiarazioni del neo-pentito consiste proprio nella ritrattazione di Candura. Il quale «ha formulato pesanti accuse nei confronti di al­cuni esponenti della Polizia di Sta­to, a suo dire responsabili di averlo indotto a dichiarare il falso».

Ipotesi grave e inquietante. Per­ché il depistaggio, qualora fosse re­almente stato organizzato come fa credere Candura, dovrebbe avere un movente. Dev’essere il frutto di una decisione presa a tavolino nel­le settimane immediatamente suc­cessive all’eliminazione di Paolo Borsellino (e due mesi dopo la mor­te di Falcone nella strage di Capa­ci), per indirizzare le indagini su una falsa verità consacrata fino al verdetto della Cassazione. Per qua­le motivo? Per coprire quale realtà alternativa? E con l’avallo, o su mandato, di chi? A quale livello po­litico o investigativo?

Sono tutte domande alle quali dovrebbe rispondere l’inchiesta, se dovesse accertare che Candura, ora, non mente più. Ma resta aper­ta anche l’altra ipotesi, e cioè che lui allora si sia autoaccusato per sua libera scelta, tirando in ballo un personaggio come Scarantino (sulla cui attendibilità molti hanno nutrito dubbi, a cominciare dal pubblico ministero Ilda Boccassini che li mise nero su bianco nel 1994, al momento di lasciare Calta­nissetta) senza chiamare in causa mafiosi di ben altro profilo. Anche Candura è indagato nel nuovo pro­cedimento (l’ipotesi di reato è auto­calunnia), in attesa che gli accerta­menti portino a fare un po’ di chia­rezza sull’intricata vicenda. E con lui, Scarantino, che anche di fronte alla nuova verità di Spatuzza ha in­vece confermato quanto dichiarato nelle indagini e nei processi prece­denti. Lo ha fatto negli interrogato­ri e durante il confronto con il neo-pentito, seppure dopo qual­che minuto di riflessione.

Nell’ambito dell’indagine sui po­liziotti accusati di aver «imbocca­to » Candura sono già stati ascoltati come testimoni alcuni magistrati che fra il ’92 e il ’94 si occuparono delle indagini sulla strage di via d’Amelio, tra i quali la stessa Boc­cassini, Carmelo Petralia e Paolo Giordano. Gli accertamenti prose­guono per tentare di venire a capo, a 17 anni dai fatti, del presunto de­pistaggio sulla più misteriosa delle stragi di mafia del ’92-’93; oppure, se le accuse si rivelassero false, del depistaggio messo in atto oggi,

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11 settembre : Accessibilità alla demolizione delle Torri del World Trade Center

lug 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Kevin R. Ryan

Più volte George W. Bush ha invitato la popolazione a non prendere in considerazione certe teorie del complotto. Bush ha fatto questa richiesta ogni volta che qualcuno indagava su reati per i quali avrebbe potuto risultare responsabile.
Per esempio, quando nel 1994 la Harken Energy, una società di cui Bush era stato proprietario, risultò legata da diversi investitori alla fasulla Bank of Credit and Commerce International (BCCI), il portavoce di Bush, Karen Hughes, mise a tacere l’inchiesta dichiarando all’Associated Press: "Noi non rispondiamo alle stupide teorie del complotto". In un’altra occasione, parlando in TV Bush disse: "Che non siano mai tollerate certe vergognose teorie del complotto sugli attacchi dell’11 settembre".
Paradossalmente, ci è stato anche chiesto di credere alla vergognosa teoria del complotto presentata da Bush sull’11 Settembre, che è stata dimostrata falsa più di una volta.
Un modo valido per capire la falsità della teoria del complotto sostenuta da Bush è di considerare che le torri del World Trade Center sarebbero potute crollare nel modo in cui sono crollate solo con l’utilizzo di esplosivi. Questo fatto è stato accertato da diversi studi scientifici indipendenti [1,2,3,4], ma furono gli stessi analisti del National Institute of Standards and Technology (NIST) di Bush, a dimostrare in modo definitivo la necessità di usare esplosivi, non riuscendo a difendere in modo convincente la versione ufficiale. [2,5,6,7]
Questo ovviamente porta a chiedersi "chi mai avrebbe potuto piazzare degli esplosivi nel World Trade Center?"
Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima stabilire quali persone avessero accesso agli edifici, …
… in particolar modo alle zone delle torri che sono direttamente interessate ad una demolizione controllata. Inoltre dovremmo considerare i periodi di tempo che erano necessari, e coloro che vi potevano accedere in quei periodi andrebbero a loro volta indagati sulla possibilità di procurarsi le tecnologie esplosive e la necessaria consulenza, sulla loro capacità di agire di nascosto, e sull’eventuale loro interesse nella distruzione del WTC o nella conseguente "Guerra al Terrorismo".
Ma una cosa è certa: a meno che il tutto sia stato fatto da una sola persona, deve essere stato per forza un complotto. [N.d.t: la definizione ufficiale di complotto prevede "la partecipazione ad un crimine di due o più individui"].
Le Torri Gemelle e il WTC 7, edifici altamente protetti, erano facilmente accessibili ai locatari, al personale di sicurezza, agli amministratori degli edifici e alle ditte incaricate di fare lavori al loro interno.
Diversi indizi suggeriscono che il periodo interessato vada dall’attentato al WTC del 1993 all’11 Settembre 2001. Questi indizi comprendono l’avvertimento del cospiratore responsabile dell’attentato del 1993, Nidal Ayyad, che avrebbe scritto – ci dicono – "la prossima volta sarò più preciso." [8]
Inoltre, indizi di un complotto pluriennale comprendono le informazioni dettagliate ricevute in prigione dal capo-mafia e informatore dell’FBI Gregory Scarpa Jr., a lui fornite fin dal 1996 dal membro di Al-Qaeda Ramzi Yousef, prigioniero nella cella accanto.
Yousef gli racconò di piani per "mettere in ginocchio New York", facendo saltare in aria il World Trade Center con "potenti bombe volanti" in possesso degli americani. Scarpa Jr. passò queste informazioni al sostituto procuratore Patrick Fitzgerald e all’avvocato dell’FBI Valerie Caproni, che però non sembrarono molto interessati. [9]
Un altro esempio è la conversazione registrata tra l’informatore dell’FBI Randy Glass e l’agente pakistano dell’ISI Raja Gulum Abbas, in cui Abbas afferma "quelle torri verranno giù", rivelando che il progetto era già attivo nel luglio del 1999. [10]
Nel corso della loro vita le Torri Gemelle hanno subito diverse modifiche alla struttura di ciascun edificio, con miglioramenti all’impianto elettrico, alle protezioni antincendio, al sistema di ascensori e altre opere costruttive generiche.
Normalmente era la Porth Authority di New York e New Jersey (PANYNJ) [n.d.t.: proprietaria del WTC] a dare inizio alle modifiche, che venivano poi completate dai diversi locatari nello spazio da loro affittato. [11]
Per questo motivo, le società affittuarie sarebbero state in grado di coordinare tra loro l’installazione di materiali esplosivi e altre apparecchiature, con la relativa certezza che quei materiali non sarebbero stati scoperti da altri.
In ogni caso, affinché la demolizione potesse andare a buon fine, era necessario gestire gli affittuari come un gruppo unico, in modo da poter piazzare gli esplosivi su un numero di piani sufficiente ad assicurare il crollo di ciascun edificio, attraverso quella che sarebbe stata invece una via di massima resistenza.
Nel prendere in esame gli affittuari di ciascuna zona interessata dovremmo anche domandarci "cui prodest?", ovvero chi ha tratto vantaggio dalla distruzione degli edifici del WTC e dalla conseguente Guerra al Terrore?
La risposta più ovvia implica, prima di tutti, l’amministrazione Bush e i suoi amici, a cui si sovrappongono gruppi di società di gas e petrolio, società di armamenti, e tutti coloro che che cercavano di esercitare un’influenza illegittima sulla politica internazionale, rispetto ad una serie di questioni che vanno dai diritti civili al controllo dello spazio.
L’11 di settembre il volo American Airlines 11 ha colpito la facciata nord della Torre Nord (WTC 1), fra il 94° e il 99° piano. Con casualità stupefacente, questi piani comprendono proprio quelli che avevano appena subito una revisione del sistema antincendio, poco prima dell’11 settembre.[12]
Ancora più stupefacente è il fatto che tutti quei piani fossero occupati da un singolo affittuario, la Marsh & McLennan (Marsh), che era allora la più grande società mondiale di brokeraggio assicurativo. Un altro affittuario, la Sumitomo Bank, condivideva con la Marsh una parte del 96° piano.
Nel periodo dal 1993 al 2001, la Marsh ha fatto diverse modifiche a quei piani, oltre alla revisione del sistema antincendio di cui sopra. Secondo il National Institute of Standards and Technology (NIST), la Marsh ha apportato modifiche alla parte sud del 94° piano nel 1998. Nello stesso anno la Port Authority di New York ha aiutato la Marsh a demolire i piani dal 95° al 98°, per rifare il sistema di allarme e di annaffiamento antincendio. Altre modifiche sono state apportate dalla Marsh al 95° piano nel 2000 [13].
L’intera revisione del sistema antincendio, dal 93° al 100° piano, è stata eseguita tra l’agosto e il novembre del ‘98, eccetto per il 94° piano, che è stato revisionato nel dicembre 1996.
La Marsh era una grande società con diverse sussidiarie, tra cui la Putnam Investments, la Mercer, la Johnson & Higgins, e la Guy Carpenter, una società che occupava dal 47° al 54° piano della Torre Sud. La Marsh era anche nota per un atteggiamento particolarmente misterioso, ed era stata paragonata alla CIA.
Il suo massimo dirigente l’11 di settembre era Jeffrey Greenberg, membro della Brookings Institution, della Trilateral Commission, e figlio del presidente dell’American International Group (AIG), Maurice Greenberg.
Si dice che la AIG sia stata il centro di diverse operazioni della CIA.[15]
Jeffrey Greenberg era salito velocemente ai vertici della Marsh, dopo esservi arrivato direttamente dalla AIG nel 1995, per poi diventarne il presidente in soli 4 anni. Al Brookings, Greenberg era a contatto di gomito con Lee Hamilton, il co-presidente della Commissione 11 settembre, e con l’iracheno Nemir Amin Kirdar, presidente della Investcorp, una società collegata alla BCCI fondata dal saudita Abdullah Taha Bakhsh.[16]
La BBCI era stata fondata da un pakistano di nome Agha Hasan Abedie, ed era costituita da molteplici strati di entità diverse, collegate fra loro tramite una serie impenetrabile di holdings, affiliate, sussidiarie, banche-dentro-le-banche, accordi interni e rapporti fra i titolari.
All’inizio degli anni ‘90 di BCCI è stata indagata a fondo per riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo, e alla fine è stata liquidata dalla Bank of England, nel 1992.[17]
Come la BCCI, anche la AIG ha sviluppato una ragnatela di sussidiarie difficile da ricostruire, che si estendeva per 130 nazioni sotto 400 diversi regolatori. [18]
Altre persone molto potenti e con ottime relazioni lavoravano alla dirigenza della Marsh. Fra di loro c’era Stephen Friedman, un vecchio azionista della Marsh Capital ed ex-socio alla Goldman Sachs, divenuto in seguito il maggior consigliere economico di George W. Bush.
Friedman era anche membro della Brookings Institution, del Bilderberg Group, del Comitato Governativo per l’Intelligence Internazionale, e del C.d.A. della In-Q-Tel, la società di investimenti fondata dalla CIA nel 1998.
La In-Q-Tel investe in tecnologie avanzate relative al lavoro di intelligence e della difesa, compreso nanotecnologie e tecnologie chimiche, secondo il loro sito web.[19]
In un’altra coincidenza interessante, Friedman fece parte, attraverso la Cornell University, di una società segreta chiamata Quill and Dagger, tra cui figuravano anche Paul Wolfowitz, Sandy Berger e Stephen Hadley.
Wolfowitz è il neocons, vice-ministro della difesa nell’amministrazione Bush, che nel 1992 mise a punto la "dottrina-Wolfowitz", che prevede la guerra di aggressione.
Wolfowitz parlò anche di "una sorpresa come Pearl Harbour" mesi prima dell’11 settembre, e incontrò il generale dell’ISI pakistano Mahmud Ahmed la settimana prima del 9/11.[20]
Berger, consigliere della National Security di Bill Clinton, venne sorpreso in seguito a sottrarre documenti dalle indagini della Commissione 11 Settembre.[21]
Berger era anche il capo della Casa Bianca dello "zar" dell’antiterrorismo Richard Clarke, e insieme ad Hadley – che fu vice di Condoleeza Rice – fu responsabile per aver ostacolato o rallentato i piani di Clarke per fermare Al Qaeda nel gennaio 2001.[22]
Il presidente della Marsh Real Estate Advisors, dal 1982 al 2001, era Craig Stapleton, marito della cugina di George W. Bush, Dorothy Walker Bush.
La sezione Stapleton della Marsh era responsabile per la negoziazione dei contratti d’affitto degli uffici negli Stati Uniti, in Canada e in Europa.
Stapleton era stato co-proprietario dei Texas Rangers insieme a George W. Bush, un investimento eccezionale per tutti quelli che vi parteciparono.
Nel 1997 Stapleton era membro del consiglio di amministrazione di una società chiamata Cendant, che venne accusata nel 1998 di una mastodontica frode contabile.
Il presidente della Cendant all’epoca era Henry Silverman, un ex- socio di Blackstone Group e in seguito vice-amministratore della Port Authority di New York. Stapleton entrò poi nella Winston Partners, una compagnia privata di investimenti fondata nel 1993 e diretta dal fratello di George W. Bush, Marvin.
Il vice-amministratore della Mars, l’11 di settembre, era Mathis Cabiallavetta, un cittadino svizzero. Nonostante Cabiallavetta fosse membro del consiglio della Marsh dal 1993 al 2000, divenne vice-presidente nel 1999, dopo essere stato presidente della UBS (Unione Banche Svizzere) dal 1996 al 1998.
E’ la stessa UBS che aveva salvato la Harken Energy di George W. Bush nel 1987, con l’aiuto del miliardario Jackson Stephens. UBS era collegata in altri modi alla BCCI, la banca fasulla che finanziava il terrorismo.[16, 23]
Un altro legame con la famiglia Bush può essere individuato nell’acquisizione da parte di Marsh, nel marzo del 1997, della Johnson and Higgins, società di brokeraggio assicurativo di New York. La Johnson & Higgins è stata per lungo tempo il datore di lavoro di Prescott Bush Jr., fratello di George H.W. Bush.
Sebbene Prescott Jr. non lavorasse più in quella società, aveva passato 33 anni presso la Johnson & Higgins, uscendone come primo vicepresidente. Dopo le dimissioni, Bush continuò come consulente della società per i suoi affari in Asia.
Con Prescott Jr., Friedman e Stapleton, la Marsh presentava chiaramente forti legami con la rete societaria di Bush. Inoltre, appare possibile che alcuni membri della dirigenza Marsh – in particolare Stephen Friedman, attraverso la In-Q-Tel - abbiano avuto accesso a tecnologie che possono essere state utilizzate nella demolizione mascherata degli edifici del WTC.
Si aggiunga al tutto L. Paul Bremer, e i possibili collegamenti tra la Marsh e la tecnologia per demolizioni diventano più chiare. Un mese dopo l’11 settembre, Bremer sarebbe diventato l’amministratore delegato di una nuova divisione chiamata Marsh Crisis ["Marsh Emergenze"].
E’ interessante notare che il laureato di Yale Bremer avesse appena completato il Rapporto Nazionale sul Terrorismo, e prima di quello fosse stato il direttore esecutivo della Kissinger Associates.
Secondo un rapporto del senato americano, la Kissinger Associates ebbe un certo numero di incontri con i rappresentanti della BCCI verso la fine degli anni ‘80 ed i primi anni ‘90, e si è poi rifiutata di mostrare i documenti richiesti dagli inquirenti del senato.[17]
Bremer ha fatto anche parte del consiglio della Akzo Nobel, la società madre della International Paint, che produceva un macchinario per applicare la protezione antincendio ai grattacieli chiamato Interchar.[24]
Bremer faceva parte del comitato consultivo internazionale della Komatsu, la compagnia giapponese che si occupava di estrazioni minerarie e di macchinari. A quel tempo, la Komatsu partecipò ad una joint-venture con la Dresser Industries, la società di servizi petroliferi/intelligence di facciata con cui Prescott Bush senior e George H. W. Bush iniziarono a lavorare con Neil Mallon.
Il reparto minerario della Komatsu-Dresser fu attivo dal 1988 al 1997. Nel Luglio del ‘96 brevettò un sistema per demolizioni a base di thermite in grado di "demolire una struttura in cemento con grande efficienza, evitando nel contempo i problemi secondari dovuti a rumore, polvere e frammenti volanti, eccetera." [25]
Residui di thermite, un composto chimico ad alto potenziale energetico, sono stati ritrovati nei campioni di polvere provenienti dal WTC, e l’uso di thermite al WTC risulta anche nei rilevamenti ambientali.[1,2,3,4,26]
La Dresser Industries si è fusa con la Halliburton di Dick Cheney nel 1998.
Quello che pochi sanno è che i rapporti fra Bremer e la Marsh erano iniziati già da prima. L’11 di settembre Bremer era l’amministratore delegato della Sezione Esercitazioni di Rischio Politico della Marsh, ed aveva un ufficio nella Torre Sud.
Quel giorno venne intervistato dalla rete televisiva NBC, e disse che Osama Bin Laden era il responsabile. Disse anche che c’era un possibile coinvolgimento da parte di Iraq e Iran, mentre invocava la più dura risposta militare possibile.
Google ha cancellato tre volte dai propri server l’intervista, e una volta vi ha bloccato l’accesso.[27]
Nel 2003 Bremer fu richiamato dalla Marsh per andare a dirigere l’occupazione in Iraq. Il suo operato in quel ruolo è stato ampiamente criticato.[28]

Fine prima parte

[url=http://www.prisonplanet.com/kevin-r-ryan-demolition-access-to-the-wtc-towers.html Qui [/url] l’originale di Ryan
Traduzione di Schottolo, Teba, Shm per luogocomune.net
La note non sono ancora state tradotte. Le pubblicheremo domani, con la seconda parte.

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