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Archive for settembre 2009

La pericolosità dei vaccini allo squalene per l’influenza suina‏

set 30th, 2009 | By admin | Category: News

Dal prof. Corrado Penna 

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Sui vaccini e l’influenza suina – il vaccino in preparazione per la "suina" contiene sostanze pericolosissime, i test verranno fatti in fretta e furia, eppure in Italia il governo si prepara ad acquisire decine di milioni di dosi: vorrebbero inocularlo a tutti!

Ricordate la guerra del golfo, quando 5.000 soldati USA morirono di una strana malattia denominata "sindrome del golfo"? A parte la contaminazione con armi biologiche utilizzate dallo stesso esercito USA (vi ricordate le migliaia di soldati iracheni massacrati durante la ritirata al fine della guerra? I testimoni riferirono che su di essi furono utilizzati anche armi biologiche) l’imputato principale di tali malattie é lo squalene, che assieme al pericolosissimo mercurio era stato inoculato assieme a dei vaccini sperimentali proprio per "difendere i soldati dalle armi biologiche di Saddam" (vendute all’Iraq dagli USA, ovviamente).

Lo squalene ed il mercurio causano danni gravissimi al sistema immunitario fino a generare complicanze mortali, eppure queste sostanze tossiche le ritroviamo nei vaccini sperimentali (sperimentali sì, perché testati in fretta, o meglio non testati) che vogliono inoculare a mezzo mondo per difenderci da una influenza di poco conto.

Aiutaci a far circolare queste informazioni, inoltrale ai tuoi amici e conoscenti

Ricordiamo che nel loro lavoro “The effectiveness of vitamin C in preventing and relieving the symptoms of virus-induced respiratory infections” (Manipolative Physiol Ther, ottobre 1999 vol 22 (8), pag 530-533) i dottori Gorton e Jarvis hanno dimostrato che la vitamina C è molto più efficace dei vaccini nel prevenire l’influenza e nel mitigarne i sintomi (tre dosi da un grammo al giorno per un adulto a livello preventivo, un grammo ogni ora per sei ore per mitigare i sintomi dell’influenza).

Chi ha preso la vitamina C ha avuto l’85% di sintomi in meno rispetto a chi non l’ha assunta, chi si è fatto vaccinare ha il avuto il 25% di sintomi in meno rispetto a chi non si è vaccinato. Ciò significa contemporaneamente due cose: primo che le persone vaccinate, nonostante il vaccino, non sono immuni dall’influenza (altrimenti non avrebbero alcun sintomo, e non “il 25% dei sintomi in meno”), e secondo che la vitamina C è molto più efficace del vaccino.
Ricordiamo che il Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California (una struttura di massima sicurezza riservata a criminali considerati "malati di mente") è riuscito a preservare i suoi pazienti da da un violento attacco d’influenza che aveva colpito tutti gli altri reparti nell’aprile 2005. Nessuno, e ribadisco nessuno dei suoi 32 pazienti ha contratto quella forma influenzale, nonostante avessero contatti anche con gli altri reclusi.
Il Dott. Cannell ha quindi compreso che tale positivo risultato era dovuto alle dosi elevate di vitamina D che egli aveva prescritto ai reclusi del suo reparto nei quali aveva riscontrato una mancanza di tale vitamina, mancanza comunissima nei nostri paesi industrializzati. Per approfondimenti potete leggere l’articolo la verità sull’influenza e vitamin D may prevent influenza (la vitamina D può prevenire l’influenza, dettagliato articolo in inglese). Cannell suggerisce l’assunzione nei mesi invernali di un supplemento di 5.000 unità di vitamina D.
Ricordiamo adesso che (come giustamente osserva il sito wariscrime.com) la campagna di vaccinazione di massa contro l’influenza suina del 1976 fu fermata a causa delle 532 persone che furono colpite dalla Sindrome di Guillain-Barre, una forma di paralisi potenzialmente mortale che risultò essere un effetto collaterale avverso dei vaccini somministrati. La maggior parte di essi nei mesi successivi si riprese completamente, ma il 10% di quei malati dovettero convivere con delle paralisi inguaribili e almeno 33 morirono a causa di tale sindrome.
Mentre le aziende che fabbricavano i vaccini intascavano i soldi dal governo (che acquistava da loro i vaccini) e venivano messe al sicuro da una legge ad hoc che toglieva loro ogni responsabilità legale rispetto ai danni conseguenti alle somministrazioni vaccinali (lo Swine Flu Act del 1976), il governo federale spese più di 1,3 miliardi di dollari (raccolti dai cittadini per mezzo delle tasse) per indennizzare le persone colpite dalle reazioni avverse al vaccino contro l’influenza suina.
Ricordiamo di sfuggita come si sia sgonfiata e sia finita nel nulla (mediatico) la paura che ci hanno messo addosso solo pochi anni fa per l’influenza aviaria.
Ma é il caso di ricordare alcune altre verità scomode che vengono espresse chiaramente dalla dottoressa Sherry Tempenny nel suo articolo dal titolo The thruth about the flu shot, ovvero, del quale trovate qui di seguito tradotta la prima parte.


La verità sui vaccini antinfluenzali
1. Cosa c’è in un normale vaccino antinfluenzale?
Proteine dell’uovo: possono essere contaminate col virus dell’aviaria e c’è la possibilità di reazioni allergiche e di shock anafilattico ad esse collegate
Gelatina: può causare reazioni allergiche e shock anafilattico
Polisorbato 80 (Tween80™): può causare serie reazioni allergiche e schock anafilattico
Formaldeide: nota sostanza cancerogena
Triton X100: un potente detergente
Saccarosio: il normale zucchero da tavola
Resina: può causare reazioni allergiche
Gentamicina: un antibiotico
Thimerosal: composto a base di mercurio che si trova ancora nelle fiale dei vaccini multidose
2. Le vaccinazioni antinfluenzali funzionano?
Non per i bambini: In una revisione di più di 51 studi che coinvolgono [nel complesso] più di 294.000 bambini si è verificato che “non c’è nessuna evidenza che la somministrazione di un vaccino antinfluenzale a bambini dai 6 ai 24 mesi di età sia più efficace del placebo. Nei bambini di più di 2 anni, la vaccinazione è stata utile a prevenire l’influenza solo nel 33% dei casi. Reference: “Vaccines for preventing influenza in healthy children." The Cochrane Database of Systematic Reviews. 2 (2008).
Non per i bambini che soffrono di asma: Esiste uno studio compiuto su 800 bambini con sofferenti di asma, metà dei quali sono stati vaccinati contro l’influenza mentre l’altra metà non ha ricevuto il vaccino. I due gruppi furono messi a paragone per ciò che riguarda visite cliniche, visite di pronto soccorso e ricoveri ospedalieri legati all’asma. CONCLUSIONE: Questo studio non é riuscito a fornire alcun a evidenza che il vaccino antinfluenzale prevenga dai peggioramenti dell’asma pediatrico.
Reference: “Effectiveness of influenza vaccine for the prevention of asthma exacerbations.” Christly, C. et al. Arch Dis Child. 2004 Aug;89(8):734-5.
Non per i bambini che soffrono di asma (2): “Il vaccino antinfluenzale con virus inattivati Flumist, non previene ospidalizzazioni collegate all’influenza nei bambini, specialmente quelli sofferenti di asma (…) In realtà i bambini che ricevono il vaccino antinfluenzale sono più a rischio di ricovero ospedaliero dei bambini che non vengono vaccinati.”
Reference: The American Thoracic Society’s 105th International Conference, May 15-20, 2009, San Diego.
Non per gli adulti: In una revisione di 48 studi che coinvolgono [nel complesso] più di 66.000 adulti, “La vaccinazione di adulti in buona salute ha ridotto il rischio dell’influenza solo del 6% ed ha ridotto il numero di giornate lavorative perdute [mediamente a persona] di meno di un giorno (0.16 giorni). La vaccinazione non ha modificato il numero di persone che hanno bisogno di andare all’ospedale o che hanno avuto bisogno di permessii lavorativi.”
Reference: “Vaccines for preventing influenza in healthy adults." The Cochrane Database of Systematic Reviews.1 (2006).
Non per i più anziani: In una revisione di 64 studi con anziani che vivono in ospizi, le vaccinazioni antinfluenzali non sono state significative nel prevenire l’influenza. Per i più anziani che vivono in tali comunità i vaccini non sono stati (significativamente) effettivi nel preveniere influenza, sindromi para-influenzali o polmoniti.
Reference: “Vaccines for preventing influenza in the elderly.” The Cochrane Database of Systematic Reviews. 3(2006).
3. Ed i vaccini contro la nuova influenza suina?
Un nuovo rapporto del comitato consultivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità predice che la produzione globale di vaccini per il nuovo virus infuenzale H1N1 potrebbe essere raggiungere i 4,9 miliardi di dosi all’anno, molte di più delle stime precedenti. (…)
Annuncio del 12 giugno 2009:
Il nuovo vaccino contro il virus H1N1 (influenza suina) sarà fabbricato dalla Novartis. Probabilmente sarà coltivato in cellule PER.C6 cells (cellule della retina umana) e conterrà il prodotto denominato MF59, un coadiuvante potenzialmente debilitante. Il prodotto MF-59 è un coadiuvante oleoso composto essenzialmente di squalene, Tween 80 e Span85.
Tutti i coadiuvanti iniettati nei topi si sono dimostrati tossici. Tutti i topi hanno sviluppato una malattia simile alla Sclerosi Multipla che li ha lasciati invalidi, costretti a trascinare lungo le gabbie le loro parti posteriori paralizzate. Lo squalene causa artriti gravi (gravità di livello 3 su una scala di 4 valori). Lo squalene negli esseri umani in concentrazioni di 10-20 parti per miliardo causa serie difficoltà a livello del sistema immunitario, quali artriti reumatodi e lupus.
Reference: Kenney, RT. Edleman, R. "Survey of human-use adjuvants." Expert Review of Vaccines. 2 (2003) p171. Reference: Matsumoto, Gary. Vaccine A: The Covert Government Experiment That’s Killing Our Soldiers and Why GI’s Are Only the First Victims of this Vaccine. New York: Basic Books. p54.
Le autorità sanitarie probabilmente raccomanderanno che la maggior parte degli Statuinitensi ricevano tre somministrazioni di vaccini antinfluenzali questo autunno: una somministrazione di vaccino per l’influenza comune e due dosi di vaccino contro il nuovo ceppo di influenza suina. Reference: Washington Post, Wednesday, May 6, 2009
Il ministro dellla Sanità [statunitense] Kathleen Sebelius sta discutendo coi sovrintendenti scolastici di tutta la nazione, esortandoli ad utilizzare le vacanze estive per preparare dei piani nel caso il governo avesse bisogno dei loro edifici [scolastici] per effettuare delle vaccinazioni di massa, iniziando dai bambini.
Reference: CBS News, June 12, 2009.

Che fare allora per prevenire e combattere in maniera naturale l’influenza? Quanto detto all’inizio sulle vitamine C e D é già altamente indicativo e l’argento colloidale potrebbe anche essere un’opzione interessante; in ogni caso riporto qui sotto anche i consigli del dottor Mercola

Come proteggerti più efficacemente, senza usare vaccini o medicine pericolose

• Ottimizza i tuoi livelli di vitamina D.

E’ in assoluto la migliore strategia per evitare qualsiasi tipo d’infezioni dovute alle influenze stagionali. Per mantenere i fatti nella loro giusta prospettiva, dallo scorso gennaio, negli Stati Uniti l’influenza stagionale (non l’influenza suina) ha ucciso oltre 13.000 persone. Ti sei mai preoccupato di queste morti prima che i media iniziassero il can-can?

• Evita lo zucchero raffinato e i cibi troppo processati.
• Riposa a sufficienza il corpo.
• Mantieni il tuo stress sotto controllo.
• Esercitati regolarmente.
• Prendi regolarmente dell’olio contenente omega-3.
• Lavati le mani regolarmente.
• Usa dell’aglio regolarmente.
• Evita gli ospedali e i vaccini.
A meno che non sia un emergenza, evita gli ospedali perché questi sono gli ambienti ideali per infezioni di tutti i tipi.

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12.000 bambini statunitensi saranno usati come cavie umane per testare il vaccino contro l’influenza suina
articolo di Paul Joseph Watson, 24 luglio 2009.
Circa 12.000 bambini statunitensi saranno usati come cavie per un vaccino sperimentale contro l’influenza suina che come è noto contiene il pericoloso ingrediente squalene, il quale è stato collegato direttamente allo sviluppo della Sindrome del Golfo e ad una moltitudine di altre malattie debilitanti.
Secondo un articolo del quotidiano The Oklahoman, 12.000 bambini in tutta la nazione parteciperanno a degli “studi accelerati” per verificare gli effetti collaterali di questo vaccino per l’influenza suina che non è ancora stato testato gli esperimenti si prevede che inizieranno il mese prossimo [ ovvero nell'agosto del 2009; N.d.T.]
“Gli esperimenti controlleranno l’efficacia dei vaccini e l’eventuale presenza di effetti collaterali negativi nei pazienti” afferma l’articolo.
Dal momento che meno di 100 bambini statunitensi muoiono ogni anno a causa della normale influenza stagionale, una stima ragionevole dovrebbe essere che circa 100 bambini moriranno a causa dell’influenza suina nel corso dell’anno prossimo.
Quindi in realtà le autorità vaccineranno milioni di bambini al fine di prevenire 100 morti. Se il programma di vaccinazione di massa ricalcherà quello dell’epidemia di influenza suina del 1976 allora il vaccino verosimilmente ucciderà più gente di quanto non possa fare il virus.
Inoltre, dal momento che il vaccino per l’influenza suina contiene squalene, un pericoloso coadiuvante che ha contribuito all’insorgere dei casi di Sindrome del Golfo, ci sono pochi dubbi sul fatto che esso, nel caso in cui venga condotta una campagna di vaccinazione di massa, indurrà in migliaia di bambini delle malattie cronicamente debilitanti di gran lunga più mortali del virus dell’influenza suina.
Secondo quanto afferma il dottor Meryl Nass (M.D.) “Una caratteristica innovativa dei vaccini per il virus H1N1 sviluppati dalle aziende Novartis e GlaxoSmithKline è l’aggiunta di coadiuvanti contenenti squalene per aumentare l’immunogeneticità e ridurre drasticamente la quantità di antigene virale necessaria. Questo si traduce in una molto più veloce produzione delle quantità di vaccino desiderate.”
“Le ricerche hanno mostrato che lo squalene è l’ingrediente dei vaccini sperimentali contro l’antrace che ha causato malattie autoimmuni devastanti nonchè la morte di molti veterani australiani, inglesi e statunitensi della guerra del Golfo, eppure esso si continua ad usare e viene utilizzato nei laboratori per lo sviluppo di nuovi vaccini,” scrive Stephen Lendman.
[le malattie autoimmuni sono una classe di malattie legate ad un malfunzionamento del sistema immunitario che in "si rivolta" contro l'organismo cui appartiene, generando problemi che vanno dalle allergie, all'eczema, alla psoriasi, al Lupus Eritematoso Sistemico, fino a malattie croniche, degenerative e dall'esito spesso mortale come la sclerosi multipla e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica); N.d.T.]
Secondo quanto afferma il premiato giornalista investigativo Gary Matsumoto, c’è una “forte corrispondenza fra le malattie indotte dallo squalene negli animali e quelle osservate negli esseri umani cui è stato iniettato quest’olio: artrite reumatoidi, sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico.”
“Ci sono adesso dati in più di due dozzine di studi scientifici sottoposti a revisione autorevole, provenienti da dieci differenti laboratori negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in Australia, che documentano come i coadiuvanti a base di squalene possano indurre malattie autoimmuni in animali (…) osservate in gatti, topi, porcellini d’india e conigli. Lo svedese Karolinska Institute ha dimostrato che lo squalene da solo può indurre la versione animale dell’artrite reumatoide. L’Accademia Polacca delle Scienze ha mostrato che negli animali lo squalene da solo può produrre danni catastrofici al sistema nervoso ed al cervello. La facoltà di medicina dell’Università della Florida ha mostrato che negli animali lo squalene da solo può indurre la produzione di anticorpi specificamente associati al lupus eritematoso sistemico” scrive Matsumoto.
[in realtà questi dati non sono di per sè probanti, dato che gli effetti negativi di un prodotto sugli animali non dimostrano mai con certezza che tali effetti si verifichino anche nell'uomo; la pratica della sperimentazione sugli animali è assolutamente non etica, crudele, inutile e aberrante, però c'è da chiedersi come mai in questo caso, contrariamente a quanto predica la stessa scienza vivisezionista, si utilizzi ancora un prodotto testato sugli animali con esito negativo; la contraddizione delle istituzioni scientifiche è lampante; N.d.T.]
La micropaleontologa dottoressa Viera Scheibner, che ha condotto ricerche sugli effetti collaterali negativi dei coadiuvanti nei vaccini, ha scritto quanto segue sullo squalene.
Lo squalene “ha contribuito alle reazioni a cascata denominate Sindrome del Golfo, artrite, fibromialgia, linfoadenopatia, eruzioni cutanee, eruzioni cutanee fotosensitive, eruzioni cutanee alle guance, sindrome da fatica cronica, cefalea cronica, perdita anormale di peli, lesioni cutanee inguaribili, stomatite aftose, vertigini, debolezza, perdita di memoria, colpi apoplettici, cambiamenti dell’umore, problemi neuropsichiatrici, effetti negativi sulla tiroide, anemia, elevato indice di eritrosedimentazione, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica, accessi di sudore notturno e leggera febbre.”
Gli sforzi da parte delle autorità per preparare i cittadini ad una campagna di vaccinazione di massa, che potrebbe anche essere resa obbligatoria se la crisi si agravasse, sono stati intensificati nelle ultime settimane.
E tuttavia, come scrive questa settimana Richard Halvorsen (medico londinese e direttore medico di BabyJabs, un servizio per le vaccinazioni infantili) sul giornale London Times, tutte le indicazioni [in nostro possesso] mostrano che il vaccino per l’influenza suina avrà la minor efficacia per le persone che sono più a rischio a causa dell’influenza stessa: bambini, anziani e soggetti con problemi di salute.
Nel suo articolo, La vaccinazione di massa per l’influenza sarebbe una pazzia [Mass flu vaccination would be madness], Halvorsen scrive, “Tutto questo é realmente necessario? Tanto per cominciare l’influenza suina è molto più leggera di quanto all’inizio si era temuto, e quindi é discutibile l’ipotesi di vaccinare milioni di persone adulte ed in buona salute contro una malattia che non è molto più seccante di un brutto raffreddore” aggiungendo, “Non c’è nessuna evidenza che il vaccino aiuti le persone con problemi di salute cronici o donne incinte. In ogni caso noi sappiamo che l’immunizzazione offre appena un modesto beneficio per i più anziani; infatti l’efficacia del vaccino è noto che diminuisce rapidamente dopo i 70 anni di età.”
“Abbiamo esperienza di vaccinazioni di massa contro l’influenza suina dalle quali dovremmo imparare una lezione. In America nel 1976 fu offerto un vaccino all’intera popolazione per prevenire il diffondersi si un’epidemia di influenza suina.
Milioni di persone furono rapidamente vaccinate, ma la campagna di vaccinazione fu fermata dopo un aumento di casi di Sindrome di Guillain-Barré (GBS) fra le persone che hanno ricevuto quel vaccino. La Sindrome di Guillain-Barré è un disordine autoimmunitario che causa la paralisi delle braccia o delle gambe e, raramente, dell’intero corpo; chi ne soffre generalmente [in seguito] guarisce completamente, ma alcuni vengono colpiti da paralisi permanente e pochi ne muoiono. Ricerche successive hanno permesso di stimare che si presentava un caso di GBS ogni 100.000 vaccini somministrati. Se il vaccino attuale causasse una simile percentuale di casi, allora potremmo aspettarci che centinaia di persone potrebbero contrarre la GBS, alcuni dei quali soffrirebbero di paralisi permanente o moriranno.”
[in realtà dal momento che alcuni coadiuvanti ed eccipienti del vaccino attuale sono differenti da quelli del 1976, e dal momento che anche le modalità di fabbricazione sono differenti, non è detto che l'inoculazione di questo vaccino comporti lo stesso rischio di induzione della Sindrome di G.B.; ciò non toglie che il discorso nelle sue linee generali sia valido anche perché la presenza dello squalene comporta il rischio di gravi danni neurologici e non solo; N.d.T.]
Dato che il vaccino contiene un ingrediente legato direttamente ad una pletora di orribili malattie, prenderai delle misure per proteggere tuo figlio da un programma di vaccinazione di massa?
E che succederebbe se il governo decretasse delle vaccinazioni obbligatorie e cercasse di attuarle con la minaccia della forza, come le autorità sanitarie hanno già indicato che potrebbe succedere?
Con l’aumentare della presa di coscienza dei cittadini sui pericoli dei vaccini, ed a causa delle bizarre politiche eugenetiche abbracciate da persone come John Holdren, il principale consigliere scientifico di Obama, sembra inevitabile che milioni di persone rifiuteranno di sottoporsi ad un programma di vaccinazione di massa anche se il governo cercasse di realizzarlo con la forza.
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per ulteriori informazioni qui



11 settembre : Al-Queda sta a New York: parola di Gheddafi

set 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Massimo Mazzucco

Il leader libico Gheddafi ha concesso una intervista a Larry King durante del suo viaggio a New York, in occasione della sua prima apparizione alle Nazioni Unite.
In questi brevi estratti abbiamo raccolto le sue dichiarazioni più divertenti, che riguardano Al-Queda, bin Laden e le guerre di invasione americane, ovvero il terrorismo “islamico”… visto da un islamico.

 

Ma Gheddafi il vero putiferio (mediatico) lo ha scatenato all’ONU, dove ha tenuto un discorso bollente, di quasi due ore, mezzo in arabo mezzo in dialetto libico, durante il quale ha anche strappato davanti all’assemblea la carta costituzionale dell’ONU.
I media hanno subito cercato di far passare quel gesto come un segno di disprezzo verso la democrazia e la società civile, ma Gheddafi con calma platonica …
… ha poi spiegato a Larry King che si trattava dell’esatto contrario. Lui rispetta e sostiene le Nazione Unite – ha detto – sono gli altri a calpestare continuamente il diritto internazionale, per cui quel documento ha perso tutto il suo valore.
Per ben tre volte, messo in angolo dalle risposte di Gheddafi, Larry King ha dovuto rifugiarsi nella pausa pubblicitaria, come unica scappatoia per non ritrovarsi in imbarazzo davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo.
Nel primo caso, dopo essere stato accusato di aver accolto come un eroe l’attentatore di Lockerbie (o presunto tale), Gheddafi ha ricordato a King che la stessa accoglienza era stata risevata degli europei al ritorno della famosa squadra di medici bulgari che erano stati condannati a morte, in Libia, per aver ucciso 200 bambini. (Gheddafi aveva poi concesso la grazia e li aveva liberati, ma restavano a tutti gli effetti, secondo i tribunali libici, degli assassini).
Come mai allora nessuno si lamentò – ha chiesto Gheddafi – per quell’accoglienza trionfale, che li portò addirittura all’Eliseo?
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Nel secondo caso, King ha cercato di farlo “sentire in colpa” per l’attentato di Lockerbie, chiedendo a Gheddafi se volesse ricolgere un messaggio alle famiglie delle vittime. Gheddafi con la solita calma gli ha risposto di averle appena incontate il giorno prima, dicendo che era stato un incontro molto sereno e positivo.
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Il terzo caso, sicuramente il più divertente di tutti, lo avete già visto nel video.

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La Sindrome di Quirra e l’Industria della Guerra.

set 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Giuditta

"I NUMERI SONO DA CHERNOBYLL", per dirla con le parole del senatore Mauro Bulgarelli, che compare nel filmato.
IL POLIGONO SPERIMENTALE PIÙ GRANDE D’EUROPA a VILLAPUTZU, provincia di Cagliari. Da rainews24 (riprese di Flaviano Masella), un’inchiesta sull’allarme sanitario a Villaputzu e nel Sarrabus.

Il generale Molteni a capo del poligono interforze Salto di Quirra ha una teoria tutta sua sull’origine dei tumori in Sardegna. La TV Svizzera RTSI, facendo finta di spegnere la telecamera, lo smaschera.

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La propaganda del “missilone”

set 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Felice Capretta

 

Ricorderete che solo qualche giorno fa Barack Obama annunciava il ritiro del programma antimissile in Polonia e Repubblica Ceca.
Fonti vicine alla propaganda di Washington, il Wall Street Journal in particolare con il consueto seguito dei media italiani, hanno rilanciato con dovizia di particolari le pompose ragioni: non mancanza di denaro, ma…

Gli Stati Uniti fondano la loro decisione sulla valutazione secondo cui il programma dell’Iran per dotarsi di missili a lunga gittata non ha compiuto progressi tanto rapidi quanto era stato stimato anteriormente, riducendo cosi’ la portata della minaccia per il territorio continentale statunitense e per le principali capitali europee

Ieri, l’annuncio del test iraniano del missile terra-terra di 2000 km di gittata, che secondo lo stesso Pentagono potrebbe raggiungere le basi americane nell’area nonché Israele.
Progressi miracolosi della fede islamica….!
Giuntina sul nuovo sito nucleare iraniano, courtesy effedieffe.com

Non è stato dato rilievo – ovviamente – all’immediata risposta di Ahmadinejad: «Le attività nucleari pacifiche dell’Iran avvengono nel completo rispetto delle norme della AIEA e sotto la sua supervisione», dato che l’Iran ha sottoscritto il trattato di non-proliferazione (NPT). La presunta centrale atomica è in realtà un apparato di arricchimento dell’uranio, e non funziona ancora, essendo ancora in costruzione. Comincerà a funzionare fra 18 mesi. Secondo le norme del Trattato di non-proliferazione, che consente lo sviluppo del nucleare civile, una nazione firmataria ha il dovere di avvertire la AIEA di un nuovo impianto sei mesi prima che cominci a funzionare. Dunque, conclude Ahmadinejad, l’Iran è nella norma. Naturalmente, i capi di Stato occidentali e la stessa AIEA hanno replicato che secondo il Trattato, l’Iran ha l’obbligo di notificare ogni nuovo impianto fin dal momento del progetto.
Con un articolo sul Guardian, Scott Ritter dà ragione ad Ahmadinejad. Chi è Scott Ritter, e perché è credibile?
Scott Ritter è un ufficiale dei Marines, esperto d’intelligence, che è stato capo degli ispettori dell’ONU, ed in questa veste ha ispezionato le fabbriche di armi dell’Iraq di Saddam dal 1991 al 1998. E’ diventato famoso nel 2003, nei giorni in cui l’amministrazione Bush si preparava a invadere l’Iraq con la scusa che aveva segrete «armi di distruzione di massa», perchè affermò pubblicamente che quelle armi di distruzione di massa, in Iraq, semplicemente non esistevano. Scott Ritter fu oggetto di una campagna di stampa frenetica, dettata da Israele e da Washington: si disse persino che aveva ricevuto denaro da Saddam Hussein. Ora sappiamo che aveva ragione lui: in Iraq non c’erano armi di distruzione di massa.
Che cosa dice Scott Ritter? Che la «centrale atomica» testé scoperta presso Qom non è una centrale atomica, ma un impianto di arricchimento dell’uranio, con 3 mila nuove centrifughe in via di installazione. E che a rendere nota alla AIEA l’esistenza di tale impianto è stato lo stesso governo di Teheran, volontariamente; anche se la fabbrica era sotto controllo satellitare da parte dei servizi USA e israeliani «da diverso tempo».

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AL SUD COME AL NORD

set 30th, 2009 | By admin | Category: News

DI

ERIC TOUSSAINT
Réseau Voltaire

 

Gli eccessi di qualche banchiere senza scrupoli sono responsabili della crisi finanziaria mondiale, come pretende il presidente Obama, oppure l’albero nasconde la foresta? I dati raccolti dall’economista Eric Toussaint mostrano al contrario che la crisi è l’esito di un lungo processo di trasformazione delle regole economiche a partire dagli anni ‘80. Il capitale è sempre meglio remunerato, il lavoro sempre meno. Dopo aver devastato i paesi del Sud, è la volta che questa logica distrugge i paesi del Nord. La crisi è dunque sistemica. Che lo si voglia o no, essa segna un parossismo nella lotta di classe. A meno di cambiare le regole della ridistribuzione della ricchezza, diventano inevitabili grandi scontri sociali.

Dopo essersi sviluppata nel terzo mondo, la povertà colpisce ormai anche l’Europa.


Dopo la Seconda Guerra mondiale, gli anni 1950-60 sono caratterizzati, al Nord, da un periodo di forte crescita economica (i "Gloriosi trenta") che permettono ai lavoratori di ottenere con le loro lotte importanti conquiste sociali: aumento netto del potere d’acquisto, consolidamento del sistema di previdenza sociale, miglioramento dei servizi pubblici particolarmente nel campo dell’educazione e della salute…. Lo Stato procede anche ad un buon numero di nazionalizzazioni rafforzando il suo potere di intervento economico. La popolazione beneficia maggiormente della ricchezza creata su scala nazionale ed aumenta la parte relativa ai salari nel reddito nazionale.
Nello stesso tempo, al Sud, mentre i paesi latino-americani sono in una fase di rapida industrializzazione, viene proclamata – almeno formalmente – l’indipendenza della maggior parte dei paesi asiatici ed africani. Alcuni di loro abbozzano una vera autonomia politica ed economica: alcuni, come l’India, l’Indonesia, l’Egitto rispettando il sistema capitalista; altri, come la Cina, Cuba e il Vietnam, optano per la rottura con esso. Ma la maggioranza dei paesi di nuova indipendenza sono nei fatti ancora ampiamente sottomessi all’autorità di qualche grande potenza, spesso l’antica potenza coloniale.
Il debito è uno dei più potenti vettori di tale sottomissione: nel momento in cui l’amministrazione e l’esercito dei paesi colonizzatori devono lasciare fisicamente i paesi divenuti indipendenti, i governi di questi ultimi sono fortemente invitati ad indebitarsi massicciamente, con i creditori che ignorano – ossia incoraggiano – il dirottamento di denaro nelle tasche dei dirigenti locali. I paesi del Sud, sempre più indebitati, devono produrre sempre di più per esportare e recuperare i fondi destinati al rimborso del debito. Così facendo, si fanno concorrenza tra loro mettendo sul mercato beni primari (cotone, caffé, cacao, banane, zucchero, arachidi, minerali) di cui necessita l’economia dei paesi del Nord. Questa sovraproduzione si rivelerà drammatica per l’evoluzione delle quotazioni, tanto che i paesi del Nord conoscono a partire dal 1973 la prima grande recessione dopo la Seconda Guerra mondiale.
Gli anni 1980 hanno segnato un rovesciamento nei rapporti di forza, tanto tra paesi più industrializzati e paesi periferici, quanto tra capitalisti e salariati. E’ il risultato della combinazione di diversi fattori:
1. la mossa di Paul Volcker, attuale consigliere economico di Barack Obama, che ha brutalmente aumentato i tassi d’interesse a partire dalla fine del 1979 quando era direttore della Federal Reserve degli Stati Uniti;
2. Il contro-choc petrolifero del 1981 che mise fine ad una politica di prezzi elevati delle materie prime favorevole ai paesi della periferia esportatori (tutti i prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli conobbero una durevole tendenza al ribasso dal 1981 fino all’inizio degli anni 2000);
3. l’offensiva generalizzata dei governi di Margaret Thatcher e Ronald Reagan contro i salariati, il tutto in un contesto di crisi economica generalizzata nel 1980-82. I rapporti di forza si sono nettamente deteriorati per i paesi della periferia così come per i salariati.
Obbligato a rimborsare sempre di più nonostante introiti calanti, il Messico, seguito più tardi da altri paesi dell’America latina, deve fermare temporaneamente il pagamento del debito nell’agosto del 1982 [1]: è la cosiddetta "crisi del debito", che nel corso degli anni toccherà tutti i paesi del Sud. Il nodo scorsoio si stringe attorno al collo dei popoli del terzo mondo. In seguito, lo stock del debito pubblico esterno dei paesi in via di sviluppo si accresce rapidamente.
Avvengono massicci trasferimenti dai paesi della periferia verso i paesi più industrializzati, soprattutto attraverso il rimborso del debito. Da positivo, il trasferimento netto del debito diviene negativo alla metà degli anni ‘80: i poteri pubblici dei Paesi in via di sviluppo (PED) ogni anno dovettero rimborsare molto di più di quanto avevano ricevuto sotto forma di nuovi prestiti da parte dei creditori, senza riuscire pertanto a sdebitarsi. Al contrario, la massa del debito non fece che accrescersi.
E’ ciò che mostrano i due grafici qui di seguito per l’insieme dei paesi in via di sviluppo.

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Evoluzione dei trasferimenti netti sul debito pubblico esterno dei Paesi in via di sviluppo.
Fonte: Banca Mondiale, Global Development Finance, 2008. Grafico realizzato con l’aiuto di Sébastien Dibling e Damien Millet. Il debito pubblico esterno include il debito pubblico esterno a lungo termine e i crediti del FMI. Il trasferimento netto sul debito è la differenza tra i prestiti accordati e le somme rimborsate durante un dato anno. Se è positivo significa che la somma presa in prestito dalle autorità del paese è stata superiore alla somma totale dei rimborsi. Se è negativo significa che la somma rimborsata è stata superiore alla somma totale ricevuta sotto forma di prestiti Il grafico mostra che tra il 1985 e il 2007, con l’eccezione del 1993 e del 1998, il trasferimento fu negativo: alla fine dei conti, i governi dei paesi in via di sviluppo hanno rimborsato molto di più di quanto abbiano ricevuto senza per questo riuscire a sdebitarsi, al contrario (si veda il seguito).

Evoluzione dello stock totale del debito pubblico esterno dei Paesi in via di sviluppo (1970 – 2008)
Fonte: Banca Mondiale, Global Development Finance, 2008. Grafico realizzato con l’aiuto di Sébastien Dibling e Damien Millet.

I Paesi in via di sviluppo hanno trasferito ai propri creditori l’equivalente di 7,5 volte il piano Marshall (in miliardi di dollari).
Piano Marshall per l’Europa dopo la Seconda Guerra mondiale: 100 miliardi di dollari.
Trasferimento netto sul debito pubblico esterno nel periodo 1985-2007: -759 miliardi di dollari.
L’aumento del volume del debito pubblico e delle somme da rimborsare ha anche colpito durevolmente i paesi più industrializzati il che ha portato, nel Nord, ad un massiccio trasferimento dei redditi dei salariati a favore dei capitalisti. Infatti, i governi rimborsano i debiti che hanno contratto con banche private o altri investitori istituzionali (assicurazioni, fondi pensione privati, "mutual funds") prelevando una parte sempre maggiore dalle imposte che sono pagate principalmente dai lavoratori salariati. Dagli anni ‘80 ad oggi i governi neo o social-liberisti nell’insieme delle ricette fiscali destinate al pagamento del debito hanno costantemente ridotto le tasse pagate dai capitalisti, aumentando la parte di tasse pagate dai lavoratori.
Nei paesi più industrializzati (ma ciò è ugualmente vero nei paesi del Sud) il padronato ha moltiplicato le aggressioni contro i lavoratori, sostanzialmente allo scopo di far tornare a crescere i propri benefici e, sostenuto dai governi, ha raggiunto il suo obiettivo. E’ quello che viene ben mostrato dal grafico seguente. Il tasso di profitto, che aveva visto una tendenza al ribasso nel corso degli anni ‘60 e ‘70, ricomincia ad aumentare in maniera continuativa a partire dal 1981-82.

Evoluzione del tasso di profitto negli Stati Uniti e in Europa tra 1960 e 2007.
Il tasso di profitto in Europa è formato dal tasso di profitto medio in Germania, Francia e Gran Bretagna.
Il tasso di profitto è calcolato dal quoziente tra l’eccedenza netta della gestione nazionale e lo stock del capitale netto del paese.
Fonte: elaborazione di Nacho Alvarez e Bibiana Medialde a partire da AMECO Commissione europea. (http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_en.htm )
Da parte sua la quota dei salari nel prodotto interno lordo ha conosciuto una caduta anch’essa accentuatasi a partire dal 1981-82 (la tendenza al ribasso che era iniziata in Europa con la grande recessione del 1974-75 si è approfondita a partire dal 1981). Al contrario, la quota delle rendite intascate dai capitalisti è aumentata.

Evoluzione della parte dei salari in percentuale del PIL negli Stati Uniti e nell’Unione Europea a 15, dal 1960 al 2008.
Fonte: Elaborazione di Michel Husson a partire da AMECO, Commissione europea. (http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_en.htm)

Se agli Stati Uniti e all’Europa occidentale si aggiunge il Giappone e qualche altro paese industrializzato, si può constatare grosso modo lo stesso tipo di evoluzione. La massa dei salari in rapporto al PIL comincia ad abbassarsi a partire dal 1974-75. Il ribasso si accentua brutalmente a partire dal 1982.
Come indica la curva di Saez (si veda il grafico seguente), la quota del reddito nazionale degli Stati Uniti a favore del 10% dei più ricchi è cresciuta in maniera impressionante. La crescita è particolarmente brutale a partire dall’inizio degli anni ‘80. Mentre nel 1982 il decile più ricco si accaparrava il 35% del reddito nazionale, la sua quota esplode e raggiunge il 50% venticinque anni più tardi, raggiungendo così la situazione precedente al crack della borsa di Wall Street del 1929.

Evoluzione della quota del reddito nazionale destinata al 10% più ricco negli Stati Uniti tra 1917 e 2006.
Fonte: Saez E. (2008), "Striking it Richer: The Evolution of Too Incomes in the United States" (http://elsa.berkeley.edu/%20saez/saez-UStopincomes-2006prel.pdf )

La grande trasformazione degli anni ‘80 si è analogamente manifestata nella crescente distanza che separa il tasso di profitto (che aumenta) dal tasso di accumulazione (che diminuisce). Detto in maniera semplice: a partire dal 1980, una parte crescente dei profitti non è investita nella produzione, essa viene consumata dai capitalisti o deviata verso la sfera finanziaria trasformandosi in rendita.

Tasso di profitto e tasso di accumulazione, Stati Uniti + Unione europea + Giappone


Tasso di accumulazione=tasso di crescita del volume netto del capitale
Tasso di profitto=profitto/capitale (base 100 nel 2000)
Fonte e dati del grafico: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf)
Un’altra evoluzione completa la grande trasformazione: negli Stati Uniti, mentre diminuisce la parte dei salari nel prodotto interno lordo, il consumo privato aumenta fortemente a partire dal 1981-82. Ciò significa due cose:
1. I lavoratori finanziano sempre di più i propri consumi indebitandosi. E’ il 20% delle famiglie più povere ad aumentare maggiormente il proprio indebitamento (del 90% tra il 2000 e il 2007): è l’anello debole del sistema, il pubblico naturale dei subprimes;
2. I capitalisti consumano sempre di più utilizzando una parte crescente dei loro profitti in spese voluttuarie. Ma si indebitano anch’essi. Infatti, in volume di credito, il 20% più ricco ha contribuito da solo alla metà nell’aumento del debito delle famiglie registrato tra il 2000 e il 2007. I ricchi si sono indebitati per speculare in Borsa o in altri settori come l’immobiliare fintanto che i prezzi sono stati in aumento.

Quota relativa ai salari e al consumo privato nel PIL degli Stati Uniti
Fonte e dati: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf )

Quota relativa ai salari e al consumo privato nel PIL dell’Unione europea

Fonte e dati: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf).

Come mostrano i due grafici qui sopra, negli Stati Uniti il consumo è fortemente cresciuto mentre il volume dei salari è diminuito. Nell’Unione europea, la parte dei salari è diminuita in maniera ancora maggiore mentre i consumi si sono mantenuti. La differenza tra Stati Uniti ed Europa per quanto riguarda l’evoluzione dei consumi consiste nel fatto che, con l’eccezione di Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, l’indebitamento delle famiglie è rimasto nettamente inferiore a quello degli Stati Uniti (anche se comunque in crescita). Dunque, ha finanziato il consumo in proporzione minore.
Il grafico seguente mostra che negli Stati Uniti sono state le banche, le assicurazioni, e gli altri investitori istituzionali ad aver conosciuto una forte crescita nei rendimenti mentre il tasso di profitto del settore industriale ha progredito in misura minore.

Tasso di profitto delle società finanziarie e non finanziarie negli Stati Uniti


Il tasso di profitto delle società non finanziarie è dato dal rapporto tra i loro guadagni e lo stock netto del capitale fisso di tali società. Il tasso di profitto delle società finanziarie si calcola in modo analogo.
Fonte: elaborazione di Nacho Alvarez e Bibiana Medialde a partire da US Department of Commerce, BEA, National Economic Accounts
. Riassumendo, la grande trasformazione che è iniziata negli anni ‘80 a seguito dell’offensiva lanciata dal Capitale contro il Lavoro ha presupposto una crescita economica i cui risultati sono stati divisi in maniera sempre più iniqua. La crescita è stata sostenuta da un’accumulazione di debiti nel quadro di una finanziarizzazione dell’economia sempre più spinta. Presto o tardi questo modello di accumulazione doveva entrare in crisi al momento del cedimento dell’anello più debole della catena del debito (il mercato dei subprimes). E’ quanto è successo a partire dalla metà del 2007.
Lungi dall’essere un incidente economico o la conseguenza degli errori di qualcuno [2], si tratta dell’esito naturale della logica che prevale nel sistema capitalistico. In più, come dice Michel Husson: "La finanza non è un parassita su un corpo sano. Essa si nutre del profitto non investito ma, col passare del tempo, acquista un grado di autonomia che rinforza questo meccanismo. I capitali liberi circolano alla ricerca del massimo rendimento (la famosa legge del 15%) e riescono almeno temporaneamente ad ottenerlo in certi settori. Le banche stesse captano parte crescente dei profitti. Questa concorrenza per un rendimento massimale innalza la legge del rendimento e rende un po’ più rari i settori d’investimento ritenuti redditizi, liberando così nuovi capitali che partono a loro volta alla ricerca del super-rendimento finanziario. Questo circolo vizioso ancora una volta riposa su una ripartizione delle rendite sfavorevole ai lavoratori e al riconoscimento dei loro bisogni sociali." [3]
Per capire la crisi che scoppia nel 2007, conviene non fermarsi al suo detonatore. I fallimenti finanziari a cascata, se ne rappresentano la parte visibile, non costituiscono la causa principale della crisi.
Karl Marx, 160 anni fa, ha messo in guardia contro un’interpretazione superficiale delle crisi del capitalismo: "Gli anni 1843-1845 furono quelli della prosperità industriale e commerciale, conseguenza necessaria della depressione quasi permanente dell’industria nel periodo dal 1837 al 1842. Come sempre, la prosperità scatenò ben presto la speculazione. Essa sorge regolarmente nel periodo in cui la sovraproduzione è già al massimo. Fornisce alla sovraproduzione degli sbocchi momentanei. Nello stesso tempo, affretta l’irrompere della crisi e ne aumenta la violenza. La crisi stessa scoppia in primo luogo là dove imperversa la speculazione e solo più tardi raggiunge la produzione. L’osservatore superficiale non vede la causa della crisi nella sovraproduzione. La conseguente disorganizzazione della produzione non appare come il necessario risultato della sua precedente esuberanza ma come una semplice reazione alla speculazione che si sgonfia." [4].
La conclusione si impone: la crisi in corso trova le sue radici nel sistema capitalistico in quanto tale e non semplicemente nella sua fase neoliberista.
Allora, come uscirne? Vi sono diverse via d’uscita capitalistiche alla crisi perché questo sistema non crollerà da sé. Quella attualmente perseguita dai governi in corso implica un approfondimento dell’offensiva del capitale contro il lavoro: austerità o diminuzione dei salari, aumento del tasso di sfruttamento dei lavoratori e dei piccoli produttori, utilizzo di un maggiore ventaglio di ricette fiscali per il salvataggio dei capitalisti e per il rimborso di un debito pubblico che è esploso dopo il 2007-2008. Parallelamente a questa offensiva in corso, sono in via d’adozione alcuni meccanismi leggeri di regolamentazione dei mercati finanziari e qualche impresa finanziaria è stata posta sotto controllo pubblico (principalmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna).
Massicce mobilitazioni popolari potrebbero fare inclinare la politica governamentale in maniera più o meno simile alla politica del New Deal iniziata da Franklin Roosevelt a partire dal 1933, quattro anni dopo il crack di Wall Street e seguita da diversi governi in Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia) [5]. Accadrà lo stesso questa volta? Niente lo garantisce. Tutto dipenderà dalla forza della resistenza delle donne e degli uomini vittime della crisi. E’ la lotta di classe, questa realtà che il pensiero unico vuol fare scomparire, che deciderà la via d’uscita.
Da parte loro, i popoli dei Paesi in via di sviluppo sono direttamente alle prese con una ripresa in forze dell’offensiva del capitale contro il lavoro. Infatti, gli anni 2004-2007 avevano significato per numerosi paesi, soprattutto paesi emergenti, un leggero miglioramento delle condizioni di vita dovuto principalmente all’elevato prezzo delle materie prime (compreso il petrolio) che generano importanti rendite per i paesi esportatori. Nel caso della Cina, la causa era da ricercarsi nel continuo aumento delle esportazioni di prodotti lavorati verso i mercati internazionali. I lavoratori cinesi e russi avevano ottenuto aumenti dei salari. I governi di paesi come il Venezuela, l’Equador, la Bolivia, l’Algeria, l’Argentina, il Brasile, l’India avevano aumentato la spesa sociale. Le imprese assumevano e concedevano aumenti di salario.
La crisi alimentare del primo semestre del 2008, seguita dalle ricadute della crisi finanziaria ed economica, ha radicalmente modificato la situazione, anche se non tutti i paesi ne sono colpiti allo stesso modo. Nell’insieme dei paesi colpiti, le lotte popolari saranno determinanti. Perché senza aspettare le vie d’uscita che i capitalisti e i governi al loro servizio vogliono imporre, è necessario anticipare una via d’uscita anti-capitalista a questa crisi e lottare più rapidamente possibile per avere una possibilità di realizzarla.

Eric Toussaint


Presidente del CADTM Belgio (Comitato per l’annullamento del debito del Terzo mondo). Ultimo libro pubblicato: Banque du Sud et nouvelle crise internationale, CADTM/Syllepse, 2008.

NOTE
[1] Eric Toussaint, Banque mondiale, le Coup d’Etat permanent, co-edizione CADTM-Syllepse-Cétim, 2006, capitolo 14, "La crise de la dette mexicaine et la Banque mondiale".
[2] Barack Obama ha dichiarato in occasione del G8 in Italia nel luglio 2009: "Le azioni irresponsabili di qualcuno hanno generato una recessione che ha spazzato il globo" (si veda Le Monde dell’11 luglio 2009). Come se non fosse stato il sistema capitalista e la deregulation finanziaria decisa dal governo USA e dagli altri membri del G7 ad essere responsabile dello sfacelo attuale.
[3] "Le capitalime toxique", Inprecor n° 541-542, settembre-ottobre 2008
[4] "Crise, prospérité et révolutions" Marx-Engels, Rassegna maggio-ottobre 1850 in Marx-Engels, La crise, 10-18, 1978, p. 94.
[5] Eric Toussaint, « Un coup d’œil dans le rétroviseur pour comprendre le présent » (3/6) « L’éclipse libérale des années 1930 aux années 1970 », 9 giugno 2009 e «Révolution keynésienne et contre-révolution néo-libérale », 11 giugno 2009.
Titolo originale: “ Au Sud comme au Nord, de la grande transformation des années 1980 à la crise actuelle
Fonte : www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article162008.html
09.09.2009
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS



Fondi e fondelli

set 29th, 2009 | By admin | Category: News

Beppe Grillo è fatto così. Quando si tratta di chiedere al suo pubblico di aprire cuore, menti  – e portafogli – il comico genovese è loquace. Anzi loquacissimo. Urla dal palco. Scrive sul blog. Si sgola a furia di interviste. Ma quando  si tratta di spiegare se danari ed energie messi insieme dai suoi fedelissimi siano stati spesi bene (oppure male); beh, il Beppe nazionale si fa laconico. Taciturno. A volte – come in questo caso – pure troppo.

Già. Perchè scorsa settimana è successo anche questo. Che il comico genovesesu un’annosa storia di una maxicolletta da 350mila e passa euro e di un microscopio ultracostoso – ancora non ha rotto un silenzio che dura da mesi. E così – martedì scorso, in una conferenza stampa ad hoc, nella ridente località La Busa, frazione di Spilamberto e provincia di Modena – a parlare sono rimasti solo loro: Stefano Montanari e Antonietta Gatti. Che sono marito e moglie. Che di professione fanno i ricercatori. Che hanno un’azienda che si chiama Nanodiagnostics. E che sono esperti di Nanopatologie. Cioè di alcune delle malattie “preferite” da Grillo. Perchè va detto che Beppe alla salute dei suoi fan ci tiene. E – su ’sti malanni dovuti a polveri sottilissime; o per farla più semplice all’inquinamento – gli ha fatto (ai fan) una capa tanta. A colpi di post. E di show.

E Montanari - laureato in farmacia; brillante conferenziere, nonchè ospite di tanti spettacoli del comico genovese – ha raccontato. Ha raccontato – con tanto di comunicato stampa – di aver conosciuto il signor Beppe quasi per caso (”Fu il dottor Marco Morosini del Politecnico di Zurigo a segnalare i nostri studi a Beppe Grillo”). Di aver cominciato da allora – era il febbraio del 2005 – a partecipare agli show del comico nei palazzetti, per parlare di nanopolveri e degli odiati (da Grillo) inceneritori. Di come un anno dopo, nel 2006 – sventura! - il microscopio indispensabile per portare avanti le ricerche su polveri&malanni rischiava di scomparire. E di come Grillo – generosamente – si era offerto di dargli una mano.

E com’è che Grillo voleva aiutare i due ricercatori che da La Busa di Spilamberto, dove ha sede la Nanodiagnostics, lottavano contro i malanni del mondo? Semplice: con una colletta. Che lanciò – anche dal suo blog – con toni tra l’epico e l’apocalittico:

Hanno dato troppo fastidio e li hanno puniti. Scoperchiare certi pentoloni in cui bollono inceneritori, acciaierie e centrali elettriche ad olio pesante, e fare ombra a tromboni e pseudoscienziati sono attività che non attirano simpatie. E allora, non potendoli attaccare scientificamente, si è pensato di togliere lo strumento con cui Antonietta Gatti e Stefano Montanari provocano grossi fastidi. Si tratta di un microscopio elettronico a scansione ambientale del costo di circa 350.000 euro con il quale i due hanno scoperto i meccanismi con cui le nanoparticelle prodotte dalle combustioni sono capaci di uccidere, (…ma) Via il microscopio e noi, che non ci possiamo permettere di perdere Antonietta e Stefano, gli daremo un altro microscopio. In fretta e più potente del primo. Da oggi parte una sottoscrizione per l’acquisto da parte della Associazione Carlo Bortolani Onlus.

Quando Grillo ripeteva queste parole nei suoi spettacoli, venivano giù i palazzetti.

E tutto sarebbe andato bene, anzi benone. Perchè tanti benefattori – tra cui tanti fan di Grillo – avevano finito per cacciare il quattrino. Perchè il microscopio da 350mila e passa euro, alla fine, era stato comprato. Perchè nel frattempo il verbo sulle nanopolveri era stato diffuso; e il tema degli inceneritori cattivi era diventato uno dei mantra più diffusi tra i grillini di ogni latitudine. Che lottavano senza posa contro chi voleva incenerire i rifiuti, citando proprio gli studi dei due ricercatori modenesi.

Dicevamo: sarebbe. Ma le cose non sono finite così. Perchè purtroppo ora il feeling che univa il comico genovese ai due scienziati è svanito come le bolle di uno spumante sgasato: “Noi siamo stati utili a lui. E lui è stato molto utile a noi. Ma ora la cosa è finita. L’amore è morto”, ha detto Montanari a chi – tra cui chi scrive – gli chiedeva dei suoi rapporti con Grillo. E con l’amore rischia di svanire da La Busa di Spilamberto anche il microscopio.

Per la seconda volta. E perdindirindina.

E sì. A fine giugno – dunque tre mesi fa – la onlus Bortolani, quella della raccolta fondi, ha deciso di donare il microscopio all’università di Urbino. Cosa che la onlus ha comunicato (anche) sul suo sito. Ma cui Grillo non ha minimamente accennato sul suo blog. Sia come sia. Motivo della partenza del microscopio per Urbino? Scriveva il 30 giugno scorso la onlus Bortolani:

(…) coerentemente con la finalità della raccolta fondi, che tale strumento non poteva e non potrà essere utilizzato in alcun modo a scopo di lucro da parte di singoli o di società. Questa (…) sarebbe una truffa ai danni dei benefattori. Abbiamo donato il microscopio alla Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Urbino per coinvolgere altri scienziati considerata anche l’oggettiva sottoutilizzazione dello strumento in quanto per tre anni esso è  stato nella disponibilità esclusiva di chi, come il dott. Montanari, abbiamo visto impegnato in campagna elettorale in tutta Italia come candidato Premier della lista politica nazionale “Bene Comune” e a promuovere libri da lui curati, o chi, come la Dott.ssa Gatti, svolgono altra professione part time impedendo il pieno sfruttamento del microscopio come l’importanza delle ricerche e il costo dello strumento richiederebbero. (…)  Non ci stupiscono le reazioni e illazioni del dott. Montanari nei confronti della decisione della nostra Onlus di allargare la ricerca, ma a noi ciò che preme è il rispetto della legge e dei benefattori, i risultati scientifici e quindi la salute dei cittadini, non i bilanci di una società a scopo di lucro quale è la Nanodiagnostics srl dei dottori Montanari e Gatti.

Ohibò: il microscopio comprato con la maxicolletta era usato a scopo di lucro, cioè per farci i quattrini? Ma no, hanno risposto in coro i due ricercatori modenesi. L’idea – semmai – era quella di finanziare le loro ricerche, facendo (anche) analisi a pagamento. Ma, come ha detto Montanari ai pochi giornalisti che erano presenti a La Busa di Spilamberto, “noi qua” alla Nanodiagnostic “non prendiamo niente” come stipendio e anzi “dal 2004 ad oggi ci siamo rovinanti, perchè abbiamo messo tutto quello che avevamo qui dentro”. Non solo. Ma se il microscopio dovesse lasciare la Nanodiagnostic, tante loro ricerche – in primis quelle sulla cosiddetta sindrome dei Balcani – finirebbero nel nulla.

Insomma: le versioni della onlus e dei due ricercatori decisamente non coincidono (per usare un eufemismo).

Ora: molto altro – in questi tre mesi – si è detto. E molto altro si è scritto. Ma – a modesto parere di chi scrive – i nodi veramente importanti sono due. Primo: chi ha donato lo ha fatto per sostenere i “liberi ricercatori” di Modena, non l’università di Urbino. E secondo: mentre le polemiche infuriavano, il signor Beppe – invece – non ha proferito verbo. Perchè? “E’ imbarazzato”, hanno detto i due ricercatori durante al conferenza stampa. Imbarazzato? Imbarazzato. Ahmbé, allora…

Ma nessun dubbio. Prima o poi il comico genovese lo vincerà questo “imbarazzo”. E riuscirà finalmente a dire la sua.

Un po’ come quando – qualcuno se lo ricorda più? – aveva convinto, con tanto di apposito V-day, centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza e firmare per i referendum sulla libertà di informazione. Firme finite in un enorme cestino. Perchè (in buona parte) non valide. E così: niente referendum. Beppe, anche allora, ci mise un po’. Ma poi spiegò che il problema (forse) era quello di aver incontrato il giudice sbagliato. Certo: il partito radicale – che di referendum se ne intende – prima ancora che Grillo e i grillini cominciassero a raccogliere le firme, aveva sollevato un dubbio legato ai tempi: le firme, causa una legge vecchia di 40 anni, andavano raccolte a partire dall’8 maggio e non dal 25 aprile, giorno del V2-day. E certo: anche Repubblica – a disastro fatto – aveva spiegato che, con tutta probabilità, tante firme erano state cassate proprio per questo motivo. Ma si sa: come insegna il Beppe nazionale, i partiti sono morti e i giornali mentono sempre.

E infatti devono aver mentito – qualcuno si ricorda anche di questo? – pure sulla Biowashball, quella palla verde che, come ripeteva il comico genovese nei suoi spettacoli, doveva essere messa in lavatrice al posto del detersivo. Palla che lavava non proprio bianco che più bianco non si può, ma quasi. Per la cronaca: la rivista dei consumatori “il Salvagente” dimostrò – a colpi di test – che la “palla” non lavava affatto. E alla stessa conclusione – scomodando anche i ricercatori del Cnr di Bologna – era arrivata anche la trasmissione “Mi manda Rai Tre”. Ma anche allora: Beppe – dopo un po’ – li aveva sgamati. Erano tutti servi della lobby dei detersivi e dei saponi da bucato. Altrocchè. Del resto, spiegò sul suo blog, la palla verde la usava anche lui. E i panni venivano benissimo. C’era bisogno di aggiungere altro?

Evidentemente no. E evidentemente anche per il microscopio e per la maxicolletta, Beppe darà una versione più che convincente. Anzi pure più convincente delle altre volte. Perchè – se no – chi ha raccolto firme e donato fondi, potrebbe cominciare a sentirsi un tantino preso per i fondelli.

 

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