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Archive for novembre 2009

Mille complotti, una sola matrice

nov 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Massimo Mazzucco

Esiste un diretto legame fra tutti i più importanti “complotti” della storia moderna. Dall’ 11 settembre al caso Kennedy al cosidetto Moonhoax (i presunti viaggi lunari), ci si ritrova a risalire in ogni caso alla stessa matrice ideologica e politica che ha dominato la scena del potere in America per quasi un secolo.
Chiamiamoli, per mancanza di un termine migliore, “banchieri-guerrafondai”, dove la guerra non sia che l’espressione ultima di un potere politico ed economico che ha ormai raggiunto dimensioni globali.
Furono (anche) i guerrafondai a voler uccidere Kennedy, che intendeva ritirarsi dal Vietnam; furono (anche) i guerrafondai a trarre vantaggio dalla messinscena lunare, reindirizzando i finanziamenti del progetto Apollo verso destinazioni molto meno pacifiche; e furono (anche) i guerrafondai a volere l’undici settembre, per scatenare guerre che erano già state pianificate nel minimo dettaglio.
Nero docet, e i nipotini del Grande Impero imparano in fretta.
Svelare progressivamente ciascuno di questi complotti significa anche cercare di comporre un quadro complessivo che risulti alla fine più semplice e comprensibile – paradossalmente – delle mille ragnatele che li hanno avvolti per tutti questi anni.
Sull’undici settembre abbiamo raggiunto una chiarezza di analisi sufficiente ad affermare che la versione ufficiale sia falsa in molteplici punti, …
… e l’incapacità dei debunkers di trovare una risposta accettabile alle famose “12 domande” lo ha confermato. Questo significa che chi stava al potere in quel momento ha mentito per coprire una verità che evidentemente lo vedeva coinvolto da vicino. (Nessuno racconta balle di quelle dimensioni “per conto terzi”, nè tantomeno “per vedere di nascosto l’effetto che fa”).
La stessa cosa è accaduta nei giorni scorsi con il caso Kennedy: di fronte al filmato “L’uomo che uccise John Kennedy”, che ricostruisce le trame che portarono all’uccisione del presidente, il forum italiano dei debunkers che ha sempre difeso la versione ufficiale (sul quale ho versato ettolitri di sangue, in passato), ha finalmente alzato bandiera bianca, evitando semplicemente di rispondere al mio invito a contestare l’analisi presentata nel filmato.
D’altronde, quando quattro fonti diverse, che non si conoscevano fra di loro, confermano la presenza degli assassini a Dallas, diventa molto difficile sostenere che si trovassero tutti lì per caso.
A sua volta, non va dimenticato che il caso Kennedy è in realtà un doppio caso: la morte di Robert Kennedy – come verrà illustrato in un articolo di prossima pubblicazione – fu il semplice completamento di un “lavoro” iniziato 5 anni prima a Dallas dallo stesso gruppo di persone.
E fra i due omicidi si ritrova, curiosamente, anche l’assassinio di Martin Luther King.
Fu la sequenza dei tre attentati a invertire la marcia del progressismo americano di quegli anni, portando alla Casa Bianca proprio quel Richard Nixon – anch’egli presente a Dallas nel ’63 – sotto cui sarebbero poi avvenuti i tanto contestati “viaggi lunari”.
Se solo si accetta l’idea che quei viaggi non siano mai avvenuti, diventa imperativo domandarsi dove siano finiti i miliardi di dollari che il contribuente americano versò alla NASA, convinto di partecipare al “grande balzo” nel futuro rappresentato dalle missioni Apollo.
E la risposta potrebbe non piacere a molte persone. E’ curioso infatti come la NASA sia un ente civile, ma nessuno si domandi come mai il Pentagono non abbia ufficialmente nessun dipartimento “spaziale”.
Tutti questi episodi – omicidio Kennedy, Moohoax, 11 settembre, e molti altri – si possono far risalire ad una matrice comune: la volontà dei poteri forti di mantenere il controllo e di sbarazzarsi, con ogni mezzo disponibile, di qualunque ostacolo si presenti sul loro cammino.
L’America infatti non è nè una repubblica nè una democrazia, ma un impero oligarchico di tipo plutocratico, che tramanda nel tempo – generazione per generazione, famiglia per famiglia – gli stessi poteri a figli e nipoti. Non è un caso che la stessa persona che era presente a Dallas nel 1963 abbia passato la notte del 10 settembre 2001 alla Casa Bianca: nel primo caso, lo fece come figlio di un uomo che gestiva il potere per conto dei potenti di allora – banchieri, industriali e guerrafondai – nel secondo lo fece per proteggere quel potere a cui nel frattempo aveva avuto accesso anche direttamente.
Fra i membri consiglieri della Carlyle, uno dei più grossi finanziatori della guerra in Iraq, c’è anche George H. Bush.
Esiste quindi un Grande Burattinaio, ma non è una persona fisica: è un’idea. L’idea del privilegio dei pochi a svantaggio dei molti, che va mantenuto attraverso il controllo esercitato sul sistema sociale tramite la corruzione, l’illusione della democrazia e il controllo dell’informazione.
Comperi i giudici, i politici e i mezzi di comunicazione, dopodichè agisci liberamente, sicuro dell’impunità, mentre puoi permetterti di raccontare alla gente tutte le bugie che ti vengono in mente.
E la cosa splendida è che sarà la gente stessa – o almeno buona parte di essa – a difendere e coprire le tue bugie, alle quali avrà creduto ciecamente grazie all’immensa fiducia che nel frattempo hai saputo infondere in loro.
“Tu” sei le istituzioni, ma loro non lo sanno, e alle istituzioni credono ciecamente.
Per gli altri – c’è sempre qualche scapicollato che insiste nell’usare il proprio cervello – basterà dare un tozzo di pane ad un poliziotto perchè prenda a bastonate il contestatore, basterà dare un tozzo di pane al politico perchè faccia le leggi contro di lui, e basterà dare un tozzo di pane ai mille piero angela di questo mondo perchè vadano in tv a raccontarci che i “complottisti” sono dei malati senza speranza.
La speranza i complottisti ce l’hanno, ma non è certo quella di cui parla Piero Angela.
Massimo Mazzucco
NOTA: Il filmato "10 uomini, un secolo di storia" era stato realizzato in precedenza, e copre solo alcuni degli aspetti presentati in questo articolo. La storia della dinastia Bush è importante, ma non è certo l’unica nel più ampio quadro di potere citato dall’articolo.

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Retroscena di Dubai e gli emirati lombardi uniti

nov 30th, 2009 | By admin | Category: News

di

Felice Capretta

Il Corriere ci informa della nuova brillante idea di una nota formazione politica italiana: la proposta di mettere il crocifisso nel tricolore.
Un simbolo religioso nella bandiera, già.
Riflettiamoci un attimo: neanche lo stato del vaticano ha il crocifisso nella bandiera (e se non ce l’hanno loro…!) , in compenso la maggior parte degli stati che hanno un simbolo religioso nella bandiera sono gli stati a maggioranza musulmana.
E così i leghisti, forse senza esserne consapevoli, si conformano alle tradizioni arabe e musulmane che combattono con tanto savoir faire.
Fenomeno interessante.
La brillante notizia campeggia, mentre scriviamo, dalla home page di corriere.it .
Non è chiaro se sia stata una scelta particolarmente azzeccata o particolarmente infelice come (quasi) sempre, ci sarebbe da leggere l’articolo, solo che caprinamente non ce la sentiamo e preferiamo saltellare oltre, ritenendolo un discreto spreco di banda.
Forse sarebbe stato più utile dedicare qualche byte in più ad alcuni interessanti fenomeni accaduti intorno al default tecnico di Dubai.
Ci viene incontro Wallstreetitalia, da cui attingiamo alcuni spunti.
Comprate bond di Dubai, disse Barclay il 4/11
"Un ottimo investimento", questo era quello che dicevano ai loro clienti ed investitori gli uomini di Barclay Capital ed altre banche, parlando degli strumenti finanziari collegati al debito di Dubai.
Possiamo faclmente immaginare le telefonate e le riunioni: "il momento peggiore della crisi è ormai passato, il mercato si sta riprendendo, Dubai ha tenuto bene e la ripresa del settore immobiliare è gia’ ripartita proprio dal piccolo emirato. Un investimento altamente speculativo e al contempo praticamente sicuro per voi ed i vostri soldi. Molti altri lo hanno già fatto, sottoscrivete ora.."
Il brillante suggerimento risale al report del 4 novembre 2009, proprio il giorno in cui Moody’s, si rese conto che non era più possibile nascondere l’odore di carogna che arrivava dall’emirato e taglio’ il rating su cinque entità finanziarie legate a Dubai.
Così il report datato 4 Novembre, ne raccogliamo alcune perle:

Ci aspettiamo una serie di sviluppi che potrebbero fungere da catalizzatori positivi per gli spread legati al debito del fondo sovrano di Dubai

In primo luogo, c’e’ la probabile restituzione del debito del sukuk Nakheel entro dicembre

Dicesi probabilità: numero di casi favorevoli su numero di casi possibili.
Qualcuno lo spieghi agli analisti di Barclay.

Sulla base di questi fattori, raccomandiamo una posizione lunga sul credito del fondo sovrano di Dubai e riteniamo l’andamento negativo dei prezzi come un’opportunita’ di guadagno

Ehi, guarda, un’opportunità di guadagno. La crisi è finita..
Abu Dhabi salverà solo "caso per caso"
Inizialmente erano girati rumors sulla disponibilità del vicino emirato che galleggia sul petrolio a coprire l’intero debito di Dubai (che invece, contrariamente a quanto pensano molti, di petrolio ne ha ben poche gocce), la qual cosa sorprendeva alquanto per la mostrusa disponibilità a pagare sull’unghia svariate decine di miliardi di dollari.
Risulta invece che Abu Dhabi si stia guardando bene dal voler pagare tutti i debiti del cugino ubriacone e giocatore d’azzardo, così un non meglio precisato funzionario del governo di Abu Dhabi a Reuters;

Studieremo la situazione del Dubai e la gestiremo sulla base di una logica "caso per caso".
Ciò non significa che Abu Dhabi sottoscriverà tutti i loro debiti

Riportiamo la dichiarazione originale in arabo:

eh? acca’ nisciun’è fess’!

In altre parole, non sarà Abu Dhabi ad aprire gli idranti per spegnere l’incendio a Dubai, anzi interverrà probabilmente con il contagocce. E sarà qualcun altro a restare con il cerino acceso in una mano e la miccia di dinamite nell’altra..
Anche perchè Abu Dhabi sembra che non se la passi molto bene.
Risulta infatti da questo articolo di Bloomberg del Gennaio scorso che:

  • il fondo sovrano di Abu Dhabi avrebbe perso più di 100 mliardi di dollari come conseguenza dei primi mesi della crisi
  • il fondo sovrano di Abu Dhabi potrebbe essere sovrastimato del 100% (e quindi valere esattamente la metà di quello che vale). Stima del CFR, dunque da prendere con pinze mooolto lunghe

Per concludere
Il lungo weekend di festa islamica è finito (a proposito: chi volesse approfondire cio’ che è diventata oggi la festa islamica puo’ approfondire sul blog dell’ottima incapervinca . In un post più recente ci sono immagini che sconsigliamo vivamente ai soggetti impressionabili) , e mentre scriviamo tra poche ore riaprono le borse arabe, stiamo a vedere come reagiranno i mercati dopo il lungo weekend.
Nel frattempo la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato liquidità come se piovesse, in un comunicato stampa (via swissinfo):

La Banca centrale informa le banche emiratine e le banche straniere operanti sul suo territorio, della disponibilità di liquidità aggiuntiva in relazione ai lori conti presso la Banca centrale, al tasso di 50 punti base su 3 mesi Eibor

E’ proprio un vizio – a tutte le latitudini.
Ehi, guarda, una capretta che stampa carta.
Infine, pare proprio che il presidente Obamba si sia dimenticato di annunciare al mondo l’esistenza dei fratelli delle stelle venerdì scorso….! Sconforto tra i blogger e i forum di appassionati del genere, sospiro di sollievo per molti altri. Per noi va bene così, certo ci saremmo molto divertiti nel caso (e avremmo tenuto una mano sul portafogli e l’altra sul didietro, che non si sa mai).
Forse un giorno una formazione politica negli USA proporrà di mettere un disco volante nella bandiera a stelle e strisce…

 

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UN TIPO QUALUNQUE IN UN’ ESERCITAZIONE DIVENUTA REALTA’ ?

nov 30th, 2009 | By admin | Category: News

DI WEBSTER G. TARPLEY
thetruthseeker.co.uk

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il massacro di Fort Hood in Texas, sono emerse due principali teorie per spiegare la condotta dell’autore accusato della sparatoria, identificato dall’esercito USA come il Maggiore Nidal Malik Hasan, uno psichiatra dell’esercito con origini giordano-palestinesi.
Una di queste teorie è accolta dai liberali di sinistra e dagli altri sostenitori e seguaci del regime di Obama, e sostiene che il Maggiore Hasan sia un musulmano sincero e devoto, che è stato vittima di una tragica contraddizione tra la sua fede religiosa e la logica delle guerre in Iraq e in Afghanistan, entrambe retaggio del ripugnante regime di Bush-Cheney. Secondo questa versione, Hasan deve essere visto come un individuo agitato e tormentato che è “scattato”, crollando psicologicamente sotto lo stress della sua orribile situazione. Ecco come Obama ha riassunto questo approccio: “persino tra gli straordinari militari che abbiamo – e penso che tutti comprendano quanto siano eccezionali i giovani uomini e le giovani donne in uniforme in situazioni di stress estremo – ci saranno sempre casi in cui un individuo crolla”. (New York Times, 10 novembre 2009). Definire il Maggiore Hasan un terrorista sarebbe, secondo questo punto di vista, razzismo e pregiudizio vendicativo.
L’altra teoria è quella sostenuta dall’assortimento di neocon, reazionari, islamofobi ed altri generalmente ostili ad Obama. Questa teoria ritiene che il Maggiore Hasan fosse un terrorista islamico americano autodidatta, che ha annunciato la sua devozione alla jihad e agli attentati suicida, cercando di stabilire un contatto con “Al-Qaeda”, e generalmente pieno di odio per l’America, la libertà e per i suoi commilitoni. Da questo punto di vista, è stata solo la pervasiva correttezza politica e l’ossessione multiculturale del regime di Obama, debole contro il terrorismo e infiltrato dai sovversivi ad aver impedito che il Maggiore Hasan fosse neutralizzato prima che potesse agire, e che impedisce ad Obama e ai suoi alleati democratici di dire la verità dopo i fatti avvenuti.
Queste vedute sono entrambe superficiali, ingenue ed inadeguate. [1] Altro non sono che i due forconi di un’articolata campagna di isterismo mediatico e di manipolazione delle masse pensate da un lato per spingere il vacillante burattino di Wall Street, Obama, che nutre dubbi sulla sua stessa sopravvivenza politica – a prendere presto una decisione in favore di un’escalation massiccia della guerra in Afghanistan allo scopo di accelerare lo sfacelo del Pakistan, minacciando quindi la Cina. Dall’altro lato il delirio dell’odio islamofobo usato contro il Maggiore Hasan dal solito cast radio di orchi reazionari (Limbaugh, Beck, Hannity, Levin) tenta di accentuare e rafforzare gli elementi razzisti e xenofobi dell’opposizione militante anti-Obama, in particolare all’interno del Tea Party Movement. La decisione di mettere sotto processo l’infame Khalid Sheikh Mohammed insieme ai suoi complici a New York City, oltre al sequestro di numerose moschee e di altri edifici in America da parte del governo per il motivo che sono asset iraniani, contribuisce ulteriormente al crescente umore di isterismo antimusulmano. Questa atmosfera è accentuata dalle azioni scellerate e irresponsabili di alcuni gruppi di musulmani che sono sovvenzionati dalle istituzioni, e devono pertanto essere considerati parte integrante dell’apparato di controllo sociale nazionale americano.
La narrativa dei media che viene ora consolidata una settimana dopo le sparatorie è piena di contraddizioni, silenzi imbarazzati e di assurdità. È quindi necessario un terzo e distinto approccio a questo caso, uno che consideri Hasan una vittima manipolata nel contesto di un’operazione relativamente sofisticata messa in scena da forze all’interno della comunità di intelligence americana, usando metodi e asset che dovrebbero ormai essere ben conosciuti. Il Maggiore Hasan può essere visto come un misto di Lee Harvey Oswald, il leggendario “pilota-suicida” del 9/11, Mohammed Atta, e Cho Seung-Hui (presunto artefice della sparatoria della Virginia Tech nell’aprile del 2007). Ha anche alcuni elementi [in comune] con il presunto assassino di Robert Kennedy, Sirhan Sirhan, e con John Hinckley Jr., che fu coinvolto in un attentato contro il presidente Reagan, entrambi sono sopravvissuti alle operazioni in cui erano implicati. Quindi [Hasan] rappresenta un nuovo cocktail di ingredienti di vittime. Fino ad ora, i terroristi islamici erano venuti in gruppi collettivisti, e non da soli. Il Maggiore Hasan in contrasto è una persona agitata e solitaria nella tradizione di Oswald, e al tempo stesso incarna il fanatismo religioso di Atta, oltre ad alcuni dei suoi peccati veniali. Hasan è questa novità, un solitario e agitato fondamentalista islamico, anche se questo sembra un po’ una contraddizione in termini. Come Cho, il Maggiore Hasan emerge dalla clinica psichiatrica, nel suo caso come psichiatra praticante, ma come uno strizzacervelli con gravi sintomi propri. Come tutte le vittime, Hasan combina la vistosa e ostentata proclamazione del suo credo personale ad un’apparente immunità dalle contromisure burocratiche che normalmente gli avrebbero fatto chiudere automaticamente la bocca. Hasan viene rivelato come un fanatico, un disadattato e un vero e proprio caso di semi-psicosi o psicosi mentale che non poteva sussistere senza protettori nelle alte sfere della comunità dell’intelligence americana.
Nel mio libro del 2005 “9/11 Terrorismo Sintetico” ho sostenuto che gli attentati del 9/11 ed altri recenti attacchi terroristici sono state delle provocazioni cinicamente orchestrate da reti criminali controllate dai privati operanti all’interno delle agenzie di intelligence americane per fini di manipolazione politica di massa. Iniziando con un’analisi d’insieme delle azioni terroristiche partendo dalla Congiura delle Polveri del 1605 fino al 9/11, ho sviluppato un metodo di analisi del terrorismo sotto falsa bandiera sponsorizzato dallo stato che distinguesse i ruoli delle vittime fanatiche, ingannate o psicotiche come Oswald, di talpe sovversive nascoste come ufficiali all’interno delle agenzie governative, e dei tecnici o killer professionisti che realmente creano gli effetti osservati, tutti comandati e coordinati dall’esterno del governo, e tutti operanti entro l’atmosfera di lavaggio del cervello di massa fornita dai media di Wall Street. Ho inoltre messo in luce il ruolo delle esercitazioni militari che vengono dirottate e trasformate in reali attacchi terroristici. Per comprendere il massacro di Fort Hood, è indispensabile applicare questo metodo anche in questo caso.
LE TRUPPE CREDEVANO CHE FOSSE UN’ESERCITAZIONE: ANCHE IL MAGGIORE HASAN LO PENSAVA ?
Nelle investigazioni come questa è generalmente un grosso errore fissarsi sul capro espiatorio sfornato dai mass media. Più noi ci concentriamo sull’Oswald del momento, meno capiamo quello che è realmente successo. Lasciamo da parte gli esperti della tv, e ascoltiamo invece le testimonianze dei testimoni oculari delle truppe che erano presenti durante le sparatorie. Molti di loro sono d’accordo, stando alle cronache che gli eventi del 5 novembre sono stati inizialmente interpretati da coloro che erano presenti sulla scena come un’esercitazione. Sarà aggiunta enfasi per far risaltare questo fatto centrale.
Dalla ABC News abbiamo ottenuto la seguente testimonianza: il soldato Keara Bono ‘ha detto a “Good Morning America” oggi che inizialmente pensava che la scena di Hasan in piedi, che loda Allah ed inizia a sparare fosse un’esercitazione. Non credeva che fosse reale nemmeno quando ha sentito il proprio sangue, ha detto. “Poi ho guardato alla mia sinistra e alla mia destra e ho visto persone che sanguinavano,” ha aggiunto. È a quel punto che la Bono si è resa conto che la furia di Hasan non era un’esercitazione’. (ABC News GMA) [2]
Nel Milwaukee Journal Sentinel del 9 novembre 2009 troviamo: “Pfc. Amber Bahr di Random Lake [Wiscounsin] ha sentito qualcuno urlare e si è abbassata quando ha sentito il rumore degli spari, ma ha detto di aver pensato che i supervisori stessero facendo un’esercitazione lo scorso giovedì. Non ha saputo di essere realmente sotto il fuoco finché non ha sentito la gente urlare.” [3] Questa storia è stata basata su un’intervista rilasciata al programma NBC Today Show.
La CBS News ha riportato: “due giorni dopo essere scampata alla morte per miracolo a Fort Hood e solo dopo alcune ore dalla sua dimissione dall’ospedale, il Caporale Nathan Hewitt ancora non riesce a credere che quello che è successo era reale. Il sopravvissuto ha parlato al corrispondente della CBS News Don Teague di quei minuti fatali. Anche dopo essere stato colpito dagli spari, Hewitt non credeva ai suoi occhi. Credeva che gli spari fossero un’esercitazione e di essere stato colpito da un proiettile di gomma. Ha detto che anche altre vittime avevano pensato la stessa cosa”. [4]
Il giornalista della ABC Bob Woodruff ha trovato altre conferme di questa impressione generale quando gli hanno consentito di intervistare le vittime della sparatoria mentre erano in via di ripresa in ospedale: “per molte delle 43 persone ferite quando lo psichiatra dell’esercito avrebbe iniziato a sparare in preda alla furia a Fort Hood, la scena era irreale – sembrava un film. Forse era un’esercitazione. Il Capitano Dorrei Carskadon, una specialista di stress da combattimento del Wiscounsin, che si trovava a Fort Hood in addestramento per una missione in Afghanistan, ha detto che inizialmente pensato che la sparatoria fosse un’esercitazione”. [5] Si noti che questa testimonianza è di un ufficiale di grado superiore, un capitano.
La stazione televisiva KXAN di Austin porta le seguenti testimonianze: “Spc. Scott Hamrick e il primo Sergente James McLeod sono riusciti ad uscire vivi dal Soldier Readiness Processing Center dopo qualche tentativo di sfuggire al sospetto, il Maggiore Nidal Malik Hasan. “Il mio primo pensiero è stato che fosse un’esercitazione” ha detto Hamrick “perché si sa che ci sono sempre esercitazioni per le situazioni”. Tuttavia, quella che Hamrick credeva un’esercitazione si è rivelata essere più vicina ad una guerra in patria’. [6]
Il Miami Herald ha fornito questo resoconto: ‘per Skip Blancett, pastore della Prima Chiesa Metodista Unita di Killeen, la notizia della sparatoria è stata motivo di angoscia per ore, perché sua figlia Hollye Davies, si trovava in un edificio accanto a dove è iniziata la sparatoria. Lei ed altri sono rimasti rinchiusi dentro per ore. Senza cellulare non ha potuto contattare i familiari. “Non avevano idea di cosa stesse succedendo; tutti all’inizio pensavano che fosse un’esercitazione”, ha detto Blancett. [7] L’idea che la sparatoria fosse parte di un’esercitazione era così diffusa che ha dovuto essere smentita espressamente nel primo annuncio di emergenza postato sul sito internet di Fort Hood, che diceva: “Effettivo immediatamente. Fort Hood è chiusa. Si dà ordine alle organizzazioni/unità di eseguire l’accountability del 100 per cento di tutto il personale. Questa non è un’esercitazione. È una situazione di emergenza”. [8]
Sulla base di questa testimonianza, sembra chiaro che le esercitazioni a sorpresa non annunciate del terrore sono una procedura operativa standard a Fort Hood, e probabilmente anche in altre basi militari. Sono abbastanza frequenti da essere la prima cosa che molti soldati, incluso almeno un ufficiale, credevano che stesse succedendo. Le esercitazioni sono ideate per essere quanto realistiche possibile. Ma il massimo del realismo è uccidere per davvero nella realtà, che può accadere attraverso piccoli ma decisivi cambiamenti nello svolgimento dell’esercitazione. In questo caso potremmo avere a che fare con un’esercitazione che è stata portata o manovrata verso una reale sparatoria, come spesso accade negli incidenti terroristici. [9]
Questa serie di prove ci consente di porre la seguente domanda: se così tanti militari sulla scena hanno pensato inizialmente che l’incidente fosse un’esercitazione, anche il Maggiore Hasan pensava di partecipare ad un’esercitazione? Ha immaginato di essere un attore che recitava la sua parte assegnata di membro del team rosso terroristico in un’esercitazione realistica? In altre parole, questo individuo sciocco, agitato e semi- psicotico era in qualche modo dell’idea che stesse partecipando ad un esercizio ufficialmente sanzionato di routine, finché i proiettili veri hanno iniziato ad essere sparati da altri tiratori più qualificati, quindi innescando una vera sparatoria? Questo potrebbe anche aiutarci a rendere conto della straordinaria intensità degli spari sulla scena, oltre 100 scariche. Perché questa ipotesi possa stare in piedi dovremmo dimostrare che c’erano altri tiratori che sparavano ad altri tiratori e che sapevano che l’esercitazione si stava trasformando in un vero massacro. I tiratori aggiuntivi secondo la classificazione cui si fa riferimento sopra, rappresenterebbero i tecnici di questa azione, i killer addestrati che hanno l’abilità di fare quello che la vittima è accusata di aver fatto. E interessantemente, troviamo proprio dei tiratori in più.
UN TIRATORE, O TRE ?
Quanti tiratori c’erano? I primi resoconti indicavano che ce n’era almeno uno, e forse due, oltre al Maggiore Hasan. Il Dow Jones newswires ha riportato verso le 5 del pomeriggio: “un secondo tiratore è stato catturato dopo una sparatoria a Fort Hood in Texas durante cui almeno sette persone sono rimaste uccise e 12 ferite, riporta la KCEN-TV di Waco. La notizia arriva due ore circa dopo che è stato catturato un primo sospetto, poco dopo che è stato aperto il fuoco”. [10] Secondo il resoconto citato della Dow Jones, la sparatoria è avvenuta in due parti separate della base di Fort Hood: “secondo quanto riportato l’incidente è iniziato al teatro di Fort Hood e poi si è spostato al Soldier Readiness Processing Center, l’ufficiale Hillary Shine ha detto alla Fox News”. Secondo un telegramma della Stampa Associata, questi fatti sarebbero stati annunciati anche da un portavoce ufficiale dell’esercito alla base: “il portavoce, luogotenente colonnello Nathan Banks, dice che sono stati apparentemente coinvolti due tiratori. Non è stata fatta parola fino ad ora su chi fossero, né sulle identità delle vittime. Banks dice che il secondo episodio ha avuto luogo in un teatro sulla base militare”. [11] Molti degli imbarazzanti resoconti che ci fossero stati tiratori multipli sono stati eliminati dopo il fatto dai siti internet, ma alcuni sono sopravvissuti, come nel caso della stazione radio del Wisconsin, dove leggiamo che la teoria di tre tiratori era stata sostenuta dal comandante della base: “Giornale radio 620 WTMJ: il luogotenente generale Bob Cone a Fort Hood conferma 12 morti, 31 feriti durante la sparatoria. Il soldato tiratore ucciso. Altri 2 in custodia”. [12] Nel tardo pomeriggio, la televisione via cavo ha parlato di tre tiratori, e sul London Daily Mirror troviamo: “dodici persone sono rimaste uccise e 31 sono state ferite quando tre tiratori in uniforme hanno aperto il fuoco ieri nella più grande base armata dell’esercito americano nel Texas. Uno dei tiratori è stato colpito dalla polizia civile e gli altri due sono detenuti a Fort Hood”. [13]
IL GENERALE CONE FA RISUSCITARE DAI MORTI IL MAGGIORE HASAN DOPO 8 ORE
È stato solo in tarda serata che la versione ufficiale di questi eventi di un unico assassino è stata messa insieme in un’altra conferenza stampa del generale Cone, tenutasi circa otto ore dopo che era iniziata la sparatoria: “KILLEEN, Texas (KXAN/AP/MSNBC) – sono dodici i morti e altri 31 sono rimasti feriti in una sparatoria di massa a Fort Hood che ha lasciato nello sgomento la nazione giovedì scorso. Il tiratore accusato [della sparatoria] Maggiore Malik Nidal Hasan è vivo e in condizioni stabili, ha detto il generale Bob Cone durante una conferenza stampa giovedì sera, immediatamente fuori dalla base militare – la più grande degli Stati Uniti. Contrariamente agli iniziali resoconti, lo psichiatra di 39 anni – che si pensava fosse stato ucciso dalla polizia locale – è ospedalizzato e non si crede che morirà per ferite multiple da arma da fuoco riportate durante l’attacco delle 1.30 pm. Anche il poliziotto locale che avrebbe sparato ad Hasan ferendolo è in ospedale e in condizioni stabili”. [14]
Nel corso della giornata quindi, siamo passati da tre tiratori ad uno solo. L’incidente separato della sparatoria al teatro di Howze, secondo il resoconto riportato in precedenza, è stato anch’esso omesso via facendo. Ancor più sbalorditiva è stata l’abilità del maggiore Hasan di ritornare in vita, dopo le ben otto ore in cui al mondo era stato assicurato il suo decesso. Una tale risurrezione è certo oggettivamente impossibile per i miseri mortali. Quando agli individui vengono attribuite azioni che sono fisicamente impossibili nel mondo così come noi lo conosciamo, dalle prodezze delle sparatorie di Oswald alle prodezze di volo di Atta (e di Hani Hjanjour), ci deve venire il sospetto che i servizi segreti stiano aiutando le probabili vittime in modi nascosti. È stato detto che il maggiore Hasan ha sparato oltre 100 salve usando le due pistole che avrebbe portato con sé. Sembrano un bel po’ di spari per un’unica persona circondata da gruppi di soldati veterani addestrati al combattimento, anche se questi ultimi non avevano con sé le loro solite armi.
L’imperativo categorico per ogni vittima è di farsi notare e di attirare l’attenzione su di sé apertamente e ripetutamente in ogni modo. Devono risaltare così tanto che saranno ricordati da molte persone ordinarie dopo che è stato lanciato il loro processo di demonizzazione. Per adempiere alla loro funzione, le vittime devono prima lasciare una serie di indizi e di prove che legheranno loro e il più grande gruppo bersaglio che si suppone essi rappresentino alle azioni nefande che saranno a breve accusati di aver commesso. Oswald ha distribuito volantini in favore di Cuba e ha detto in televisione che era un marxista. È andato nell’ex Unione Sovietica e ha cercato di andare a Cuba. Atta ha coltivato quel suo temibile sguardo fisso, e si è dilungato a discutere ostentatamente per un parcheggio in un aeroporto del Maine, dove avrà pensato che era sulla strada verso la sua morte. Il maggiore Hasan sembra avere alcune delle stesse strane propensioni. Il giorno della sparatoria, Hasan ha fatto in modo che non ci fossero dubbi in merito alla sua fede religiosa indossando la tipica toga bianca “islamica” e papalina per dirigersi verso il suo negozio locale, dove sicuramente sarebbe stato ripreso dalle telecamere di sicurezza. Questo filmato è stato mandato in onda su tutte le reti per le successive 48 ore. Questo gesto ricorda il Corano lasciato da Atta in macchina all’aeroporto di Boston Logan. Quando l’FBI ha localizzato l’auto a noleggio di Atta, hanno trovato una copia del Corano, orari di aerei, letteratura e video terroristici, e il testamento crudamente scritto da Atta all’interno dei bagagli; tutto ovviamente e crudamente dimenticato [in macchina] per lanciare un messaggio necessario. Il testamento di Atta tradisce il tentativo amatoriale di un malpreparato specialista del settore di sembrare islamico.
A Fort Hood, Hasan ‘ha detto ad un collega, colonnello Terry Lee, che credeva che i musulmani dovessero insorgere contro gli “aggressori” americani”’. [15] Il Conte di Borchgrave sottolinea che Hasan aveva fatto almeno un’affermazione apertamente minacciosa proprio prima della sparatoria: ‘come il maggiore nato in Virginia ha detto ad una vicina di casa del suo palazzo, “farò un buon lavoro per Dio”. [16] La vicina non avrebbe dimenticato presto questa sinistra promessa. Il Maggiore Hasan era sospettato di essere l’autore di messaggi su internet che paragonavano gli attentatori kamikaze ai soldati che si buttano sulle granate a mano per salvare gli altri, anche se qui dobbiamo prestare cautela, perché questi messaggi potrebbero essere stati scritti da impostori. Secondo tutti i resoconti i testimoni avrebbero udito un urlo “Allahu Akbar” poco prima che iniziasse la sparatoria. È meno chiaro se queste parole siano state pronunciate da Hasan. E se le ha pronunciate, si trattava di una frase dal copione di un’esercitazione ?
IL MAGGIORE HASAN AI MEDICI DELL’ESERCITO: “AMIAMO LA MORTE PIÙ DI QUANTO VOI AMIATE LA VITA”
I tentativi più elaborati di Hasan di asserire e stabilire un suo profilo nettamente islamico sono stati sotto forma di una lezione tenuta alla Uniformed Service University of Health Sciences di Bethesda, Maryland. Avrebbe dovuto presentare un saggio su un argomento di interesse medico o clinico, ma al contrario ha scelto di fare un discorso animato sull’oppressione dei musulmani nell’esercito americano e sulle conseguenze pericolose a cui questo avrebbe certamente portato. Ecco alcune delle parti attinenti dell’articolo pubblicato da Dana Priest sul Washington Post: ‘lo psichiatra dell’esercito che si crede abbia ucciso 13 persone a Fort Hood aveva avvertito di fronte ad una sala piena di medici dell’esercito un anno e mezzo fa che per evitare “eventi avversi”, l’esercito avrebbe dovuto consentire ai soldati musulmani di essere congedati come obiettori di coscienza anziché dover combattere nelle guerre contro altri musulmani. Il titolo della presentazione in PowerPoint di Hasan era “La visione coranica del mondo e la sua relazione ai musulmani nell’esercito americano”. In una diapositiva intitolata “Commenti”, ha scritto: “se i gruppi musulmani possono convincere i musulmani che stanno combattendo per Dio contro le ingiustizie degli ‘infedeli’; ossia: i nemici dell’Islam, allora i musulmani possono diventare un potente avversario; ossia: attentati kamikaze, ecc.” [sic] L’ultimo punto su quella pagina dice semplicemente: “noi amiamo la morte più di [sic] quanto voi amiate la vita!” Nella pagina delle “Conclusioni”, Hasan ha scritto che “lottare per stabilire uno stato islamico per far piacere a Dio, anche con la forza, è condonato dall’Islam” e che “i soldati musulmani non dovrebbero prestare servizio in alcuna capacità che li metta a rischio di ferire/uccidere i credenti ingiustamente”. L’ultima pagina intitolata “Raccomandazioni”, conteneva solo un suggerimento: “il Dipartimento della Difesa dovrebbe consentire ai soldati musulmani [sic] l’opzione di essere congedati come ‘obiettori di coscienza per migliorare il morale delle truppe e diminuire gli eventi avversi”’. [17]
Sono state mosse delle obiezioni sull’invettiva del maggiore Hasan: “gli studenti di un programma di master di un’accademia militare nel 2007-2008 hanno rivelato di essersi lamentati con la facoltà per le presunte vedute anti-americane di Hasan. Queste comprendevano una sua presentazione che giustificava gli attentati suicida e in cui diceva agli studenti che la legge islamica batteva la Costituzione americana”. [18] Ma non è successo niente di serio. Secondo Joseph Shapiro della National Public Radio, la peggior cosa successa è che Hasan sia stato messo in prova per un periodo all’inizio della sua specializzazione a causa della sua insistenza nel cercare di convertire all’Islam alcuni colleghi e gli stessi soldati che aveva in cura.
Il titolo di questo discorso, “La visione coranica del mondo e la sua relazione ai musulmani nell’esercito americano” suona molto accademico e davvero non molto islamico. Sembra implicare che l’Islam e il Corano sono solo una visione del mondo tra le altre. Manca la pretesa di base del fondamentalismo islamico di rappresentare l’autorità della verità assoluta rivelata. Ci torna in mente il testamento di Mohammed Atta e le istruzioni [che ha lasciato] per il suo funerale, che gli esperti dell’Islam hanno riscontrato essere pieni di elementi e formulazioni del tutto aliene all’Islam.
L’imperativo categorico per ogni talpa è proteggere le vittime del caso dalle investigazioni o dall’arresto finché non è accaduto l’evento ed è arrivato il momento di radunare le vittime per farne dei capri espiatori. La parte su “amiamo la morte più di [sic] quanto voi amiate la vita!” è palesemente un format identificativo del linguaggio di “Al-Qaeda”, e in un contesto militare questo discorso sarebbe più che sufficiente a scatenare un’investigazione per indagare sulle attività e sulle opinioni del Maggiore Hasan. Ma non ci sono state conseguenze serie, il che darebbe a pensare che Hasan fosse un asset che veniva protetto per qualche missione futura che veniva preparato a svolgere.
Perciò, mentre i superiori medici di Hasan erano al corrente del fatto che fosse un caso problematico, hanno scelto di non fare niente: un “gruppo di medici che supervisionavano la formazione medica di Nidal Malik Hasan hanno discusso sulle sue vedute religiose eccessivamente zelanti e sul suo strano comportamento mesi prima che il maggiore dell’esercito fosse accusato di avere aperto il fuoco sui soldati e i civili a Fort Hood, in Texas. I medici e lo staff che supervisionavano la sua formazione lo vedevano a tratti così belligerante, difensivo e argomentativo nelle sue frequenti discussioni sulla sua fede musulmana – avrebbe detto un ufficiale dell’esercito familiare con svariati gruppi di discussione su Hasan. L’ufficiale ha detto che, come specializzando in psichiatria, Hasan era descritto durante le riunioni come uno studente mediocre e un lavoratore pigro, che era motivo di preoccupazione per i medici e lo staff del Walter Reed Army Medical Center e della scuola medica militare Uniformed Services University of the Health Sciences”. (Associated Press, 11 novembre 2009) [19] Al tempo stesso la formazione di uno psichiatra comprende un profiling psicologico intensivo e l’analisi del profondo da parte di professori come parte integrante della formazione. Come strizzacervelli tra gli strizzacervelli, la psicologia del Maggiore Hasan deve essere stata ben conosciuta dai medici militari che erano i suoi professori. Questo crea un’opportunità per la sua manipolazione e il suo controllo che non è stata presente in altri casi di terrorismo. Uno, o più di uno, degli analisti del maggiore Hasan aveva un doppio lavoro, come controllore dei terroristi e induttore della pazzia per conto della rete criminale?
GLI UFFICIALI DEL WALTER REED HANNO CHIESTO: “HASAN ERA PSICOTICO?”
Una versione più esplicita e illuminante della revisione psichiatrica di Hasan ci arriva dalla National Public Radio. Qui troviamo che era stato variamente valutato come “distaccato, distante, paranoico, belligerante, e schizoide”. Questo ha posto il problema se fosse davvero psicotico e pertanto affetto da una grave malattia mentale: ‘all’inizio della primavera del 2008, degli ufficiali chiave del Walter Reed Army Medical Center e della Uniformed Services University of the Health Sciences hanno avuto una serie di incontri e conversazioni, in parte sul Maggiore Nidal Hasan. Una delle questioni su cui hanno ponderato è stata: Hasan era psicotico? Sia gli altri studenti che la facoltà erano estremamente preoccupati per il comportamento di Hasan – che hanno variamente chiamato distaccato, distante, paranoico, belligerante e schizoide. Gli ufficiali dicono che si inimicava alcuni studenti e la facoltà abbracciando vedute che percepivano come vedute di estremismo islamico. I suoi supervisori al Walter Reed l’hanno persino richiamato per aver detto ad almeno un paziente che “l’Islam può salvare la tua anima”. Hasan ha trascorso sei anni come psichiatra al Walter Reed, a partire dal 2003 ed aveva una borsa di studio all’USUHS fino a poco prima che andasse a Fort Hood nell’estate del 2009. Un comitato di ufficiali di entrambi i luoghi si riunisce regolarmente una volta al mese per discutere sugli argomenti pressanti che vertono sugli psichiatri e sugli altri operatori sanitari psichiatrici che vengono formati e che lavorano presso le istituzioni.
Tra i partecipanti durante la riunione in primavera, e in altre successive conversazioni su Hasan, stando ai resoconti, c’erano John Bradley, capo del reparto di psichiatria del Walter Reed; Robert Ursano, presidente del dipartimento di psichiatria della USUHS; Charles Engel, vice presidente del dipartimento di psichiatria e direttore della specializzazione in psichiatria di Hasan; il dott. David Benedek, un altro vice presidente di psichiatria dell’USUHS; la psichiatra Carroll J. Diebold; e Scott Moran, direttore del programma di residenza psichiatrica del Walter Reed, secondo i colleghi ed altre fonti che monitorano le riunioni’. [20] Perché questo augusto comitato non ha preso provvedimenti pratici in riferimento al maggiore Hasan? Questo resoconto attribuisce la colpa all’inerzia burocratica e alla correttezza politica fondata sul timore di sembrare discriminatori nei confronti dei musulmani. Ma a queste ragioni si deve aggiungere un’altra possibilità: che una talpa (o più talpe) abbiano deliberatamente protetto Hasan da alcuna sanzione perché potesse servire a progetti più grandi come un agente provocatore e vittima più o meno deliberatamente.
Un commento incluso in questo resoconto della NPR è stato particolarmente sinistro: “un altro ufficiale secondo quanto è stato riferito si sarebbe domandato di fronte ai colleghi se Hasan potesse essere capace di commettere un fratricidio, come il sergente musulmano dell’esercito americano che nel 2003 ha ucciso due commilitoni e ferito altri 14 soldati facendo saltare le granate in una base militare nel Kuwait”. Nonostante un tale pericolo reale e presente, non è stato fatto niente.
LA MOSCHEA DI HASAN COLLEGATA AI TERRORISTI CECENI DELLA CIA
Nei recenti anni, il maggiore Hasan frequentava una moschea di Silver Spring nel Maryland che ha ospitato una raccolta fondi per le operazioni segrete della CIA contro la Russia: “era l’imam Faizul Khan ad assistere Hasan, quando questo praticava nel Muslim Community Center di Silver Spring. Il Muslim Community Center ha avuto persone che hanno raccolto fondi in favore dei jihadisti ceceni, e promuove sul suo sito internet un prodotto finanziario basato sulla Sharia offerto da un gruppo di pressione del Muslim Brotherhood, ora sotto indagine federale”. [21] Qui l’elemento essenziale è che la moschea raccoglieva denaro per la ribellione cecena, che è notoriamente uno strumento strategico degli Stati Uniti e del Regno Unito contro la Russia. Forse ad una tale raccolta fondi per il terrorismo ceceno potrà avere partecipato Ilyas Achmadov, ambasciatore de facto della principale organizzazione cecena implicata nel terrorismo appoggiata dalla CIA, che vive a Washington DC alle spese dei contribuenti americani perché sponsorizzato da Zbigniew Brzezinski e dalla grigia eminenza del team della politica estera di Obama.
L’impressione che il maggiore Hasan fosse in effetti una vittima protetta è rinforzata dai resoconti che frequentava moschee che sono figurate in precedenti operazioni di intelligence, e che era in contatto con un religioso musulmano nato in America che ora vive nello Yemen, e che tuttora ricopre il ruolo di ostentato agente provocatore operante sotto la definizione generica di “al Qaeda”.
ANWAR AWLAKI, BADANTE DI VITTIME PER L’HANI HANJOUR DEL 9/11
Negli anni precedenti, Hasan aveva praticato con sua madre presso il radicale Dar al-Hijrah Islamic Center di Falls Church. Durante il 2001, vi ha praticato assieme ad alcune delle vittime[1]* del 9/11, specificamente quelle che sarebbero state a bordo dell’aeromobile che avrebbe colpito il Pentagono. La figura dominante di questa moschea in quel momento era un certo Anwar Awlaki o Awlaqi, che deve essere considerato come un operatore delle agenzie di intelligence e come un badante di vittime, quest’ultimo appellativo per il suo ruolo nella supervisione del presunto pilota kamikaze del Pentagono, Hani Hanjour e di altre figure del 9/11 che frequentavano la moschea. Hanjour, le cui presunte prodezze in volo, se vere, lo piazzerebbero al di sopra del Barone Rosso nel Walhalla dei campioni del volo, era in effetti una persona goffa ed insignificante.
Poco dopo il massacro di Fort Hood, Awlaki ha usato il suo sito internet per la ostentata approvazione del Maggiore Hasan e del massacro nel Texas, evidentemente pensata con una tecnica pavloviana per incitare i reazionari americani islamofobi alla pazzia e per dare spago agli orchi della radio. A questo proposito, ecco un resoconto del New York Times: ‘Awlaki, cittadino americano nato nel New Mexico da genitori Yemeniti, ha scritto lunedì scorso nel suo sito in lingua inglese che Hasan era un “eroe”. Il religioso ha detto, “è un uomo di coscienza che non poteva vivere nella contraddizione di essere musulmano e di prestare servizio in un esercito che sta combattendo contro la sua gente”. Ha aggiunto, “l’unica maniera in cui un musulmano potrebbe giustificare per l’Islam di prestare servizio come soldato nell’esercito americano sarebbe se la sua intenzione è di seguire le orme di uomini come Nidal”. [22] Questo è stato un atto di cruda manipolazione e al tempo stesso un invito su un piatto d’argento per il pogrom anti-musulmano. Il resoconto continuava così: “ma da quando è partito dagli Stati Uniti per Londra nel 2002, e dopo per lo Yemen, Awlaki è diventato un prominente fautore dell’Islam militante attraverso il suo sito internet, http://www.anwar-alawlaki.com . Il Toronto Star ha riportato lo scorso mese che un gruppo di giovani canadesi, accusati di aver programmato degli attentati contro bersagli dell’esercito e del governo siano stati ispirati in parte dall’ascolto on-line dei sermoni di Awlaki. Nel 2000 e nel 2001 Awlaki ha officiato come imam in due moschee degli Stati Uniti frequentate da tre futuri dirottatori del 9/11. Khalid al-Midhar e Nawaf al-Hazmi frequentavano entrambi la moschea di Rabat di San Diego, dove Awlaki ha successivamente ammesso di aver incontrato Hazmi svariate volte ma “ha sostenuto di non ricordare nessun dettaglio di quello che hanno discusso”, secondo la relazione della commissione nazionale sul 9/11. Sia Hazmi che un altro attentatore, Hani Hanjour, hanno frequentato successivamente la moschea di Dar al Hijra di Falls Church, in Virginia, dopo che Awlaki si era trasferito lì all’inizio del 2001. La relazione della commissione sul 9/11 ha espresso dei “sospetti” in merito a questa coincidenza, ma ha detto che gli investigatori non erano in grado rintracciare Awlaki nello Yemen per interrogarlo”. [23] Dovremmo notare la pubblicità che viene fatta qui al sito di Awlaki dal New York Times; il traffico sul suo sito ci guadagnerà di sicuro enormemente. Il Maggiore Hasan era stato attento a stabilire la sua devozione e la sua fedeltà per Awlaki durante il periodo antecedente al massacro. Non ha lasciato dubbi che fosse un discepolo di Awlaki: “gli occhi di Hasan “si illuminavano” quando parlava del suo profondo rispetto per gli insegnamenti di al-Awlaki, secondo un altro ufficiale musulmano della base di Fort Hood in Texas, teatro dell’orribile sparatoria di giovedì scorso’. [24]
È venuto alla luce che Hasan avesse anche avuto uno scambio di e-mail con l’ardente doppio agente che tanto idolatrava; l’imam-provocatore era scappato all’estero dopo il 9/11 ed operava ora sotto copertura di “Al-Qaeda” dallo Yemen. Secondo un resoconto: “due ufficiali del governo, che hanno parlato a condizione di non essere identificati perché non autorizzati a discutere il caso in questione, hanno detto che la task force antiterrorismo con base a Washington e supervisionata dall’FBI aveva ricevuto notifica di comunicazioni intercorse tra Hasan e un imam radicale all’estero, e che le informazioni erano state passate ad un dipendente del Defense Criminal Investigative Service assegnato alla task force. Le comunicazioni sono state raccolte dagli investigatori a partire dal dicembre 2008 fino all’inizio di quest’anno. L’investigatore della Difesa, secondo questi ufficiali, avrebbe scritto una valutazione di Hasan dopo aver revisionato le comunicazioni e il suo dossier personale del maggiore dell’esercito. La valutazione concludeva che Hasan non richiedeva ulteriore investigazione – in gran parte perché le sue comunicazioni con l’imam erano incentrate su un saggio di ricerca sugli effetti del combattimento in Iraq e in Afghanistan e l’investigatore ha determinato che Hasan stesse in effetti lavorando su tale saggio, hanno detto gli ufficiali. La rivelazione di martedì sul ruolo dell’investigatore della Difesa ha indicato che l’esercito americano era al corrente del comportamento preoccupante del sospettato del massacro già molto prima dell’attacco. Poche ore dopo, un esperto ufficiale della Difesa, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha direttamente contraddetto questa nozione. L’ufficiale della Difesa ha detto che né l’esercito, né altre parti del Dipartimento della Difesa erano al corrente sui contatti di Hasan con gli estremisti islamici. Anche le autorità militari, le forze dell’ordine e i servizi segreti si stanno difendendo dalle pressanti domande su quello che sapevano, rispettivamente, di Hasan prima che questi abbia aperto il fuoco in una stanza affollata nell’enorme base militare del Texas”. [25]
AWLAKI HA AIUTATO A CATTURARE I SEI DI FORT DIX, I “CREDULONI” DI TORONTO
La decisione da parte dell’esercito di ignorare la corrispondenza di Hasan con Awlaki è ancor più incredibile dato lo status di Awlaki come uno dei maggiori impresari del terrorismo del tempo operante sotto copertura dei fondamentalisti islamici. Più che un mero ideologo, è un reclutatore e un imprenditore del terrorismo. Il suo sito internet non sopravviverebbe per più di cinque minuti agli attacchi cibernetici congiunti degli USA, ma non viene disturbato nel suo ruolo di pifferaio magico di vittime. In particolare, Awlaki e il suo lavoro sono stati usati per motivare ed incoraggiare gruppi di giovani con disturbi mentali e suggestionabili che venivano intrappolati in “attentati terroristici” dagli indaffarati agenti dell’FBI e del RCMP[2] Canadese durante i recenti anni, tenendo così l’orco del terrorismo islamico bene in vista. ‘In aggiunta ai suoi contatti con il Maggiore Nidal Hasan , il religioso radicale americano Anwar al Awlaki è servito da ispirazione per alcuni uomini accusati di attentati terroristici a Toronto e a Fort Dix, nel New Jersey, secondo gli ufficiali del governo e i documenti forensi presi in esame dalla ABCNews.com. Nonostante i suoi legami con altri attentati, compreso uno contro la base militare di Fort Dix, le circa 20 e-mail tra Awlaki e Hasan sono state tralasciate come “innocenti” da un investigatore militare che lavorava per la Joint Terror Task Force dell’FBI a Washington DC …” Non è solo un proselitista ma uno che è operativo, con profonde connessioni di lunga data con al Qaeda e lo è da tempo”, ha detto un ex agente segreto americano che aveva accesso ad informazioni classificate. Awlaki è stato descritto durante le testimonianze in tribunale come un’ispirazione da due dei sei immigranti musulmani accusati di cospirazione ed altri capi d’accusa in un complotto per uccidere i militari americani a Fort Dix. A Toronto, i membri del cosiddetto Toronto 18 hanno guardato i video di Awlaki in un campo di addestramento improvvisato dove avrebbero programmato un attacco al parlamento e al primo ministro canadese”. [26]
L’ENNESIMO CASO DI INTENZIONALE NON INTERVENTO DELL’FBI
Proprio come nel caso del 9/11, lo scandaloso fallimento nel congiungere i puntini e catturare le vittime è stato causato dalla non azione e dal cattivo operato dell’FBI, l’agenzia criminalmente negligente che, secondo il co-presidente della commissione sul 9/11 Thomas Kean “ha fallito e fallito e fallito”, ma che è ciononostante scampata al crollo dopo il 9/11. A partire dal 1996 l’FBI era al corrente del fatto che i terroristi internazionali si facevano vanto di imparare a pilotare gli aerei passeggeri nelle scuole di volo americane, ma non ha mosso un passo. Secondo una relazione della stampa, il non aver informato i superiori del Maggiore Hasan è stato la diretta e specifica responsabilità dell’FBI: “il Pentagono ha detto di non essere stato informato dai servizi segreti che avevano intercettato le e-mail tra il presunto tiratore di Fort Hood ed un imam estremista, prima delle sanguinose stragi della scorsa settimana, sollevando nuove domande se il governo poteva prevenire l’attacco. Una persona bene informata al riguardo ha detto che ad un agente del Pentagono, che lavora nella task force anti-terrorismo sotto supervisione dell’FBI è stato detto delle e-mail intercettate molti mesi fa. Ma i membri della task force non possono condividere queste informazioni con le loro agenzie, se non con l’autorizzazione dell’FBI, che è a capo della task force. In questo caso l’agente del Pentagono, un impiegato del Defense Criminal Investigations Service, ha contribuito a fare la valutazione che il Maggiore Hasan non era una minaccia, e la ‘procedura dell’FBI per la condivisione delle informazioni non è stata mai applicata’, ha detto la persona a conoscenza del caso”. [27] Coloro che sono stati coinvolti in questa decisione e il Dipartimento della Difesa devono essere indagate come possibili talpe del terrorismo. Questa è una reminiscenza di Dave Frasca dell’FBI, che non fu in grado di mettere insieme l’intelligence ante 9/11 che aveva davanti alla scrivania e di agire su quella base. Questo è stato un nuovo capitolo della storia del sabotaggio dell’FBI raccontato da Colleen Rowley e documentato durante il processo di Zacarias Moussaoui nel 2006. Se l’FBI avesse catturato le vittime del 9/11, l’operazione non sarebbe potuta accadere, non perché le vittime non avrebbero fatto schiantare gli aerei sugli edifici da sé, ma perché l’incarcerazione delle vittime prima del fatto avrebbe reso impossibile prendere come bersaglio il mondo musulmano. In questo senso le stesse reti criminali dell’FBI che hanno reso possibile il 9/11 sono ancora al loro posto e stanno ancora effettivamente sabotando l’effettiva applicazione della legge.
IL NULLA OSTA SICUREZZA DI HASAN: SEGRETO
Il maggiore Hasan secondo quanto riportato avrebbe un nulla osta sicurezza che gli consente di ricevere informazioni segrete. Tutti gli ufficiali dell’esercito devono avere come minimo un livello segreto di nulla osta sicurezza, e quello del maggiore Hasan deve essere stato del livello più alto. Tutte le indicazioni sono che il nulla osta sicurezza di Hasan non è mai stato revisionato, nonostante i suoi grotteschi gesti ostentati. Il comportamento aberrante del Maggiore Hasan avrebbe dovuto come minimo farlo mettere in lista per un National Agency Check o NAC. Il Newsweek scrive che ‘i NAC prolungati, che gli ufficiali hanno indicato che saranno più frequenti per gli aspiranti ufficiali militari, includeranno il controllo degli archivi della polizia a livello locale e nazionale nelle giurisdizioni dove il soggetto ha vissuto, oltre ai controlli del credit-bureau e dello stato finanziario. Nell’eventualità che emergano informazioni “derogatorie” di qualche genere durante questi controlli, ha detto uno degli ufficiali, gli investigatori saranno probabilmente inviati sul campo a condurre delle interviste, e la procedura potrebbe anche comprendere un colloquio con la persona che ha presentato domanda per il nulla osta sicurezza’. [28] Questo mette il maggiore Hasan in una categoria molto speciale, soggetta a regole e a sorveglianza speciali attuate da agenzie specifiche, e non da medici militari di qualsiasi rango. Forse la prova più diretta che Hasan era una vittima protetta è stato il fatto che poteva fare discorsi incendiari e mantenere una corrispondenza con un auto-proclamato membro di “al-Qaeda” senza che il suo nulla osta sicurezza venisse neppure revisionato, se non revocato del tutto.
Come indica un messaggio bene informato postato all’editore di Statfor: “l’atto di contattare un militante islamico straniero che sostiene apertamente l’uccisione degli Americani è di per sé una violazione dei regolamenti di sicurezza degli USA in merito agli individui con un nulla osta sicurezza. Il contatto all’estero di Hasan doveva essere riportato attraverso la catena di comando al suo comandante. Il Gen. Cone, in consultazione con il suo G-2, l’ufficiale di controspionaggio, l’ufficiale di sicurezza, e il CID avrebbe potuto sospendere immediatamente il nulla osta del maggiore Hasan soggetto ad un’investigazione locale AR 15-6. È il Gen. Cone ad essere responsabile per la protezione delle forze e degli asset in suo comando, non un investigatore del dipartimento della difesa. Un’investigazione minimamente competente avrebbe messo in luce altri commenti e azioni, che probabilmente avrebbero portato ad un’azione di comando avversa per il nulla osta del Maggiore Hasan, e che possibilmente avrebbero portato alla formulazione di accuse di condotta indecorosa per un ufficiale”. [29]

COME ATTA E KSM, AL DEVOTO MAGGIORE HASAN PIACCIONO GLI STRIP CLUB
Grazie al lavoro di investigazione di Daniel Hopsicker, è stato rivelato che la figura chiave del 9/11 Mohammed Atta non era un devoto e puritano musulmano, ma un edonista. Anche il leggendario Khalid Sheikh Mohammed (KSM) descritto dalla propaganda dei media controllati come “il cervello del 9/11” era devoto all’alcol, alle donne di facili costumi e alla vita notturna. Ci colpisce che anche il maggiore Hasan, un presunto musulmano rigido e dottrinario, seguisse questo modello. Le vittime che lavorano per il direttorato fondamentalista islamico dell’intelligence anglo-americana, o che sono da essa manipolati, sembrano condividere le stesse debolezze occidentali decadenti. Uno dei modi preferiti da Hasan per rilassarsi era di andare allo strip club locale: “il maggiore Nidal Malik Hasan è venuto allo strip club Starz non lontano dalla base almeno tre volte nel mese scorso, ha detto il direttore generale del locale Matthew Jones alla FoxNews.com. Gli investigatori dell’esercito che stanno raccogliendo le prove contro Hasan hanno in programma di intervistare presto Jones. “L’ultima volta che è stato qui, ricordo di aver controllato la sua ID militare alla porta, e ha pagato $15 dollari di copertura ed è rimasto per sei o sette ore” ha detto il 37enne Jones. Jennifer Jenner, che lavora nel locale Starz usando il nome di Paige, ha detto che Hasan l’ha pagata per una lap dance per due sere di fila. Ha detto di essere stata pagata $50 dollari per una danza durata tre canzoni in una delle stanze private del locale il 29 e il 30 ottobre. Si ricorda che è arrivato intorno alle 18:30 ed è rimasto fino alle 2 di notte. Ha detto che si era portato una confezione da sei lattine di birra leggera, ha bevuto solo pochi sorsi di birra da una lattina e ha dato il resto alle spogliarelliste. “Preferiva le bionde” ha detto la Jenner, che aveva i capelli biondi in quel periodo. “Ha detto di essere un medico e che stava per partire presto in missione, ma per lo più voleva farci lui delle domande”. [30] Non c’è bisogno di dire che alcol e spogliarelliste non sono una caratteristica di un fondamentalista islamico.
Come la prominente figura del 9/11 Atta, non era in effetti per niente un musulmano praticante, ma era piuttosto devoto all’alcol, alla cocaina, alle ragazze squillo e alle bistecche di maiale. Come il maggiore Hasan, Atta preferiva le bionde, specificamente quelle con i capelli ‘biondo-fragola’. Coabitava con una ragazza squillo di 22 anni che lavorava per un “servizio di escort di modelle di biancheria intima” del Sarasota chiamato Fantasies & Lace. Atta amava frequentare bar con ballerine in topless, dove ordinava le lap dance al Pink Pony , o metteva banconote da venti dollari nel perizoma delle ballerine del nightclub Olympic Garden. Era anche un cliente abituale dell’Harry’s bar di Napoli. I locali notturni preferiti di Atta erano il Cheetah di Venezia e il Margarita Maggie’s di Sarasota. Gli investigatori dell’FBI nel mostrare in giro le foto di Atta dopo il 9/11 hanno scoperto che era stato in un bar a bere vodka Stolichnaya per tre ore molto di recente; con lui c’era il pilota suicida accusato Marwan al Shehhi, che preferiva il rum. Atta era anche un frequente consumatore di cocaina. Inalava abitualmente la cocaina con una banconota da un dollaro. Abbiamo dunque a che fare con due vittime della stessa leva, due vite parallele di vittime?
DA ESERCITO-MCCARTHY A ESERCITO-LIEBERMAN
I reazionari di oggi anelano ai giorni del senatore Joe McCarthy (Senatore repubblicano per il Wisconsin) che ha lanciato la sua campagna di persecuzione anticomunista e di caccia alle streghe circa sessanta anni fa. Nel pieno della Guerra Fredda, McCarthy ha lanciato l’accusa isterica che l’esercito americano era stato massicciamente infiltrato da spie della cospirazione internazionale comunista. Questo ha portato agli infami e protratti discorsi di McCarthy sull’esercito al Senato, durante cui l’influenza di McCarthy ha raggiunto il suo apice demagogico. Oggi i neocon sono sempre pieni di rancore e risentimento per la loro espropriazione dal governo attraverso la fine dell’era Bush-Cheney, e l’ascendenza della fazione Brzezinski-Nye-Soros di imperialisti liberali che controllano Obama. Immediatamente dopo le sparatorie. Ora il senatore Joe Lieberman ha annunciato che userà il suo sottocomitato del consiglio di sicurezza nazionale per investigare sul fallimento da parte dei servizi segreti nel congiungere i puntini nell’incidente di Fort Hood. Di già i siti neocon stanno sostenendo che l’esercito USA dell’era di Obama sia profondamente infiltrato da estremisti islamici favorevoli al terrorismo. Lieberman dice che vuol sapere come l’esercito possa aver sorvolato sui numerosi segnali di allarme in merito alle vedute radicali di Hasan. I discorsi Esercito-Lieberman potrebbero lanciare presto una caccia alle streghe anti musulmana nell’esercito americano, gratificando la nostalgia dei molti neocon. Il migliore approccio sarebbe di formare una commissione di inchiesta genuinamente indipendente per investigare sul massacro di Fort Hood. Dovremmo prestare attenzione a non girare intorno alla questione e ad evitare i palesi conflitti di interesse che hanno reso la recente commissione Kean-Hamilton sul 9/11 una vera farsa. Dovremmo inoltre stare attenti a tenere fuori da qualsiasi commissione di inchiesta l’inevitabile Lee Hamilton, dati i suoi notori precedenti di insabbiamenti e violazioni.
RELIGIOSO MUSULMANO DI FORT HOOD DICE AD HASAN: “C’È QUALCOSA DI STRANO IN TE”
Il quotidiano londinese Daily Telegraph ha intervistato Osman Danquah, un uomo religioso musulmano locale, che ha avuto contatti con il maggiore Hasan. Osman Danquah era giunto alla conclusione che il maggiore Hasan avesse dei problemi mentali debilitanti, e che non fosse adatto per ruoli di leadership anche se era un ufficiale dell’esercito di medio rango. Citando varie fonti, questa relazione dice: “quello che sembra chiaro è che l’esercito si è lasciato sfuggire un sempre maggiore numero di campanelli di allarme che Hasan, un individuo agitato e pensieroso era nei suoi ranghi. “Ero scioccato ma non sorpreso dagli attacchi di giovedì” ha detto il Dott. Val Finnell, studente nell’ambito di un corso sulla salute pubblica nel 2007-08 che avrebbe sentito Hasan paragonare la guerra al terrorismo alla guerra contro l’Islam. Un altro studente aveva allertato gli ufficiali militari che Hasan fosse una “bomba ad orologeria” dopo che, stando ai resoconti ha fatto una presentazione in difesa degli attentatori kamikaze. Osman Danquah, cofondatore dell’Islamic Community di Greater Killeen , ha detto che Hasan non ha mai espresso rabbia verso l’esercito, né indicato alcuni piani di violenza. Ma ha detto che, durante il loro secondo incontro, Hasan sembrava quasi incoerente. “Gli ho detto, ‘c’è qualcosa di strano in te’. Ho avuto l’impressione che non parlasse per se stesso, ma qualcosa proprio non sembrava a posto”. Era sufficientemente preoccupato da raccomandare che il centro rifiutasse la richiesta di Hasan di diventare un leader musulmano laico a Fort Hood’. [31]
Il pathos dell’esistenza del Maggiore Hasan emerge forse più chiaramente dal suo sforzo senza successo di trovarsi una moglie della stessa fede religiosa: ‘ i parenti hanno detto che la morte dei genitori di Hasan nel 1998 e nel 2001 l’hanno reso più devoto. “Dopo aver perso i genitori ha tentato di rimpiazzare il loro amore leggendo molti libri, compreso il Corano” ha detto il suo zio Rafiq Hamad . “Non aveva una fidanzata, non ballava, non andava nei bar”. La sua inconcludente ricerca di una moglie sembrava perseguitare Hasan. Al Muslim Community Centre di Silver Spring, alla periferia di Washington, si è iscritto ad un’agenzia matrimoniale islamica, dicendo in modo specifico che voleva una moglie che indossasse il hijab e pregasse cinque volte al giorno”. Il maggiore Hasan è tornato ripetutamente ed ossessivamente sullo stesso argomento , secondo un’altra conoscenza: “Adnan Haider, un professore di statistica in pensione, si è ricordato di come durante il loro primo incontro l’anno scorso, una presentazione informale dopo le preghiere del venerdì, Hasan abbia subito chiesto all’accademico se conosceva “una ragazza musulmana carina” che potesse sposare. “era una cosa strana da chiedere a qualcuno che hai conosciuto pochi istanti prima. Mi è sembrato chiaro che fosse sotto pressione, gli si vedeva chiaramente scritto in faccia” ha detto il prof. Haider, di 74 anni, che ha lavorato alla Georgetown University di Washington. “Si vedeva che era solo e non aveva amici”. [32]
IL MAGGIOR HASAN HA SUBITO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO ?
Sulla base delle prove accumulate che il maggiore Hasan fosse possibilmente uno psicotico, rimane la questione se questa psicosi possa essere stata endogena e causata da cause naturali e spontanee, o se fosse stata prodotta artificialmente dentro di lui attraverso un processo di lavaggio del cervello e di pesante manipolazione psicologica di stile “arancia meccanica” da parte di altri. Non possiamo escludere la possibilità che il maggiore Hasan si sia alzato il 5 novembre coscientemente determinato ad uccidere, e che possa anche aver sparato i colpi. Ci troviamo quindi di fronte a due possibili scenari: nel primo il maggiore Hasan la vittima credulona viene presa totalmente di sorpresa quando è iniziata la sparatoria, nel secondo, Hasan il killer psicotico e criminalmente pazzo che aveva la volontà se non necessariamente l’abilità di provocare gravi sparatorie. Ci potrebbero essere prove corroboranti entrambi gli scenari… dovremmo inoltre sottolineare che vedere il maggiore Hasan come un killer psicotico non esclude in alcun modo la presenza di altri tiratori aggiuntivi e più capaci. Ci torna in mente qui il caso di Sirhan Sirhan, che pare aver sparato a Robert Kennedy, ma che sembra abbia ricevuto un poderoso aiuto da parte di un altro, tuttora non identificato, tiratore più esperto che potrebbe aver sparato il colpo mortale.
IL MAGGIORE HASAN E LA CONNESSIONE VIRGINIA TECH
Dove avrebbe potuto subire un lavaggio del cervello il maggiore Hasan? Un posto ovvio dove volgere lo sguardo sarebbe la zona della Virginia Tech, la casa di Cho Seung-Hui, il presunto killer di 32 persone tra studenti e professori, che si è poi a sua volta tolto la vita nel 2007. Questo incidente coinvolge troppe domande ancora senza risposta perché possa essere preso in esame dettagliatamente qui. In ogni caso, il fatto che Hasan si fosse laureato nell’alma mater di di Cho dovrebbe bastare a far scattare qualche campanello d’allarme. Dovremmo anche ricordare che sono accaduti molti altri omicidi all’interno della Virginia Tech e nei suoi dintorni durante lo scorso anno. Nel gennaio 2009, una studentessa della Virgina Tech che faceva il dottorato ha decapitato una compagna in un bar del campus universitario. In questo incidente, una studentessa laureata che era appena arrivata dalla Cina è stata uccisa quando un’altra studentessa che conosceva l’ha attaccata con un coltello, decapitandola. [33] Le decapitazioni sono rare nei campus americani al giorno d’oggi, quindi questo è un evento davvero straordinario. Nell’agosto del 2009 due studenti della Virginia Tech University sono stati trovati assassinati in un campeggio della Jefferson National Forest, che per gli studenti è un posto popolare per passeggiare. I corpi di David Lee Metzler, 19 anni, di Lynchburg e di Heidi Lynn Childs, 18 anni, di Forest, sono stati ritrovati da un passante . [34]
Allora che diamine sta succedendo dalle parti di Blacksburg, Virginia? La relazione sulla strage alla Virginia Tech, preparata da una commissione speciale formata dal governatore della Virginia Tim Kane copre la negligenza degli operatori sanitari psichiatrici all’interno e al di fuori della Virginia Tech per non aver preso provvedimenti per Cho, che avevano ciononostante riconosciuto come una persona profondamente disturbata e potenzialmente molto pericolosa. Questa relazione commette il solito errore di eludere la domanda, e parte dal presupposto che Cho fosse l’unico a sparare. [35] A causa della mancata spiegazione di numerosi punti salienti dell’incidente di Cho, questo intero caso deve continuare ad essere classificato come insoluto. Dobbiamo pertanto concludere questo saggio semplicemente citando uno dei molti indizi che gli investigatori sulla Virginia Tech hanno deciso di ignorare, ma che potrebbero iniziare a spiegare lo straordinario numero di omicidi osservati nella zona di Blacksburg, inVirginia. Come suggerisce un sito web in un certo senso un po’ oscuro con una notizia non confermata: “Blacksburg, VA è la sede di un laboratorio sotterraneo ABOVE TOP SECRET (in un lato di una montagna locale di Blacksburg) che sviluppa armi in congiunzione con la DARPA [Defence Advanced Research Projects Agency] come i programmi di controllo mentale robotici”. [36] Esiste questa struttura, e che cosa altro fa? A questo punto qualsiasi altro commento sarebbe pura speculazione.
Non possiamo essere ottimisti che se il maggiore Hasan dovesse sopravvivere, un suo processo darebbe una risposta a queste domande, non più di quanto i processi criminali nei casi di Sirhan Sirhan, Hinkley, McVeigh o John Allen Muhammad abbiano stabilito i fatti reali. Ciò che pare invece confermata adesso è l’esistenza di un modello mutante di terrorismo, accanto ai paradigmi su grande scala del 9/11 o di WMD di manipolazione della falsa bandiera vista e propagandata durante gli ultimi dieci anni. In questo senso Hasan rappresenta l’evoluzione delle figure di Cho, e anche di Steven P. Kazmierczak, l’assassino della Norther Illinois University del febbraio del 2008. Come ho scritto l’anno scorso, “il nuovo modello è l’assassino della Virginia Tech, Cho, un killer mentalmente disturbato, o che ha subito un lavaggio del cervello. Un altro caso è stato quello di Steven P. Kazmierczak, che alla metà di febbraio nel 2008 ha sparato a 21 persone ammazzandone cinque alla Norther Illinois University di Dekalb. Kazmierczak è stato descritto come intensamente preoccupato di “correzioni, violenza politica, e pace e giustizia sociale”. [37]
Il pubblico americano imparerà mai a riconoscere e a rifiutare le operazioni sotto falsa bandiera, come hanno fatto molti Spagnoli dopo i bombardamenti di Madrid? Gli Americani perderanno mai l’abitudine di farsi prendere in giro? Gli opinionisti apprenderanno mai i metodi piuttosto elementari delle reti criminali e del terrorismo sotto falsa bandiera? Finché non avverrà questo e non sarà diminuita la credulità del pubblico, queste operazioni continueranno sia su piccola che su grande scala, con conseguenze incalcolabili per il futuro dell’umanità.

Webster G. Tarpley (Los Angeles Independent Media Cente)
Fonte: www.thetruthseeker.co.uk
Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=11637
15.11.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
* Ndt. “vittime”nel senso di persone strumentalizzate per commettere gli attentati e/o esserne incolpate
** Ndt. Il corpo della polizia a cavallo canadese
NOTE
[1] Another concept asserts that the 13 Army personnel were killed during the suppression of a mutiny occasioned by the overstretch of US forces caused by Obama’s contination of the Iraq war and escalation of the Afghan war. Almost a week after the massacre, no direct substantiation for this idea has emerged.
[2] http://mobile.abcnews.go.com/wireless/abcnews/section/US/9018559_2
[3] www.jsonline.com/news/wisconsin/69626847.html
[4] Don Teague, “Hood Eyewitness Remembers the Tragedy: Corporal Nathan Hewitt Thought Gunfire was a Drill, Until He Realized He was Bleeding,” at www.cbsnews.com/stories/2009/11/07/eveningnews/main5567562.shtml [5] “Bob Woodruff Hears Soldiers’ Tales of Survival, Recovery,”
http://abcnews.go.com/GMA/president-soldiers-families-flock-ft-hood-memorial/Story?id=9039151&page=1
[6]www.kxan.com/dpp/military/army/kxan_military_Hasan_family_contacts_attorney_11092009
[7] www.miamiherald.com/460/story/1321119.html
[8] http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/11/05/reports-of-mass-shooting-at-fort-hood/?src=twt&twt=nytimes
[9] My 9/11 Synthetic Terror provides a detailed discussion of how virtually every aspect of 9/11 corresponded to an exercise or drill which was then taken live.
[10] Dow Jones Newswires 11-05-091656ET atwww.nasdaq.com/aspx/stock-market-news-story.aspx?storyid=200911051656dowjonesdjonline000934
[11] www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5ihGepAkECGoDagETVBMpPb3w7Y3gD9BPJO100
[12] Newsradio 620 WTMJ, November 5 at 2:01pm CST, at www.facebook.com/620wtmj accessed 13 November 2009.
[13] www.mirror.co.uk/news/top-stories/2009/11/06/brown-it-s-like-ww1-2-115875-21801278/
[14]www.wishtv.com/dpp/news/military/military_kxan_texas_shooting_on_ft._hood_2009110514301257453645749
[15] www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/6521758/Fort-Hood-shooting-Texas-army-killer-linked-to-September-11-terrorists.html
[16] www.newsmax.com/borchgrave/hasan_martyr/2009/11/09/283713.html
[17] Dana Priest, Washington Post, 10 November 2009 at www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/11/09/AR2009110903618.html See the slide show, which is posted with this article.
[18] www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/6521758/Fort-Hood-shooting-Texas-army-killer-linked-to-September-11-terrorists.html
[19] http://news.yahoo.com/s/ap/20091111/ap_on_go_ca_st_pe/us_fort_hood_shooting
[20] Daniel Zwerdling, “Walter Reed Officials Asked: Was Hasan Psychotic?” National Public Radio, November 11, 2009, www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=120313570
[21] World Net Daily, 10 November 2009 , at www.wnd.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=115465
[22] “U.S. Monitored Fort Hood Suspect Before Shooting,” New York Times, 9 November 2009 at www.msnbc.msn.com/id/33807907/ns/us_news-the_new_york_times/?ns=us_news-the_new_york_times
[23] www.msnbc.msn.com/id/33807907/ns/us_news-the_new_york_times/?ns=us_news-the_new_york_times
[24] www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/6521758/Fort-Hood-shooting-Texas-army-killer-linked-to-September-11-terrorists.html
[25] http://news.yahoo.com/s/ap/20091110/ap_on_go_ca_st_pe/us_fort_hood_shooting
[26] ABC News, “From Yemen, Anwar Awlaki Helped Inspire Fort Dix, Toronto PlotsDespite Terror Connections, E-mails with Major Hasan Did Not Raise Red Flags” at: http://abcnews.go.com/Blotter/anwar-awlakis-terrror-ties/story?id=9055322http://abcnews.go.com/Blotter/anwar-awlakis-terrror-ties/Story?id=9055322&page=1
[27] Yochi J. Dreazen and Evan Perez, “Army Wasn’t Told of Hasan’s Emails,” Wall Street Journal, 11 November 2009.
[28] Mark Hosenball, “Fort Hood Shooter: How Recently Was His Security Clearance Updated?” in Newsweek at: http://blog.newsweek.com/blogs/declassified/archive/2009/11/06/ft-hood-shooter-how-recently-was-his-security-clearance-updated.aspx
[29] www.stratfor.com/content/hasan_case_1
[30] www.foxnews.com/story/0,2933,573052,00.html
[31] www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/6521758/Fort-Hood-shooting-Texas-army-killer-linked-to-September-11-terrorists.html
[32] www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/6521758/Fort-Hood-shooting-Texas-army-killer-linked-to-September-11-terrorists.html
[33] www.nydailynews.com/news/national/2009/01/22/2009-01-22_virginia_tech_graduate_student_attacked_.html
[34] www.huffingtonpost.com/2009/08/27/virginia-tech-students-fo_n_270892.html
[35] www.governor.virginia.gov/TempContent/techpanelreport.cfm
[36] www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=6409
[37] Webster G. Tarpley, Obama The Postmodern Coup ( Joshua Tree CA : Progressive Press, 2008), p. 71.



TERRORISMO E COMPLOTTI: UCCISO IL CAPO DELLA FEDERAL RESERVE RUSSA (NON PER I GIORNALI)

nov 30th, 2009 | By admin | Category: News

FONTE: WALLSTREETITALIA.COM

 


Russia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La bomba sul treno ha ucciso l’omologo di Bernanke a Mosca, Boris Yevstratikov. Tesi cospirazionista: e’ il weekend in cui i poteri occulti tramano per i nuovi assetti finanziari mondiali, da Dubai a Wall Street a Mosca.
Boris Yevstratikov, capo della Rosreserve, la Federal Reserve russa, e’ morto nell’incidente ferroviario che ha coinvolto il treno Mosca-San Pietroburgo e che gli inquirenti sostengono sia stato causato da un attentato. Yevstratikov era stato nominato a marzo.
Se Yevstratikov sia rimasto vittima involontariamente o se fosse il target esatto dei terroristi, non e’ ancora dato sapere. La notizia, dal nostro punto di vista, riducendo di 1 milione di volte le implicazioni e fatti i debiti paragoni, ha questa portata: e’ come se sul treno Washington-New York dell’Amtrack fosse morto in un attentato terroristico il presidente della Federal Reserve Usa Ben Bernanke.
La morte di Yevstratikov non avra’ implicazioni per i mercati finanziari, anche se il rublo e la borsa di Mosca saranno probabilmente shortati dai broker delle grandi banche internazionali. Resta il fatto che i cospirazionisti sono gia’ in allerta per segnalare che, con questo episodio, tutto si tiene e il cerchio si chiude:
1) Notizia sul possibile default di Dubai mercoledi’ 25 notte. 2) il Dubai possiede una quota di Euronext, borsa di Londra. 3) Giovedi’ 26 Wall Street chiusa per Thansgiving. 4) giovedi’ la Borsa di Londra e’ stata chiusa straordinariamente per 3 ore e mezza per "problemi tecnici". 5) Venerdi’ 27 mattina il NYSE emana un ordine che da’ alla borsa di New York la facolta’ di sospendere gli scambi in caso di volatilita’ e turbolenza. 6) Venerdi’ 27 sera viene ucciso con una bomba su un treno il presidente della Federal Reserve di Mosca.
Tutti questi episodi sono ovviamente scollegati, solo qualche visionario potrebbe "unire i puntini" sostenendo che c’e’ un disegno preciso. Ma grazie a internet qualche blogger (ovunque nel mondo) non perdera’ l’occasione per sostenere un simile teorema. Anche per questo nelle sale trading degli hedge fund di Manhattan insegnano pure ai ragazzi appena assunti di non essere mai long in un weekend di 4 giorni come questo. Vedremo come sara’ posizionato il denaro istituzionale lunedi’ alla riapertura delle borse, dando per scontata una volatilita’ abnorme.
Per l’attentato in Russia il danno collaterale e l’effetto implicito sono che i terroristi (forse ceceni – vedi sotto) hanno assassinato il governatore della Federal Reserve di un paese del G8 con forti interessi nella finanza, negli equilibri militari ed energetici mondiali. Nel frattempo la Casa Bianca ha emesso un report in seguito all’attentato al treno russo, tramite il portavoce di Barack Obama, Robert Gibbs, senza pero’ andare al di la’ del generico cordoglio per la perdita di vite umane. Per ora.
Il capo della Federal Security Service (FSB, ex KGB) cioe’ i servizi segreti di Mosca, Alexander Bortnikov, ha gia’ consegnato un rapporto al presidente russo Dmitry Medvedev confermando che a far deragliare il treno alle 9.37pm ora locale di venerdi’ sera e’ stata un’esplosione causata dall’equivalente di 7 chili di tritolo (TNT). Medvedev ha ordinato a Bortnikov e al Procuratore Generale Yuri Chaika di investigare sulle cause del disastro.
Secondo quanto risulta a Wall Street Italia, fonti del contro-terrorismo confermano che lo stesso treno, il Nevsky Express, e’ stato gia’ target di attentati terroristici. E’ un convoglio utilizzato da alti funzionari di stato, neo-miliardari e tycoon russi di vario tipo che fanno i pendolari in carrozze di lusso tra Mosca e San Pietroburgo, le due piu’ importanti citta’ della Russia. Lo stesso treno fu colpito nel 2007 da gruppi terroristi della Caucasia del Nord legati ad al Qaeda, in crescita – secondo le nostre fonti – sia in Russia che altrove e non solo in Chechnya ma anche in Dagestan, Ingushetia e Kabardino-Balkaria.
Segnaliamo inoltre che proprio ieri il comandante della task-force anti-terrorismo del ministero dell’interno del Dagestan (in sigla SOBR) e’ stato assassinato e una bomba di alto potenziale e’ esplosa vicino al binario sud del treno che va Makhachkala. Una seconda bomba e’ stata scoperta in prossimita’ di uno dei maggiori condotti petroliferi della zona. Infine sempre ieri in Kabardino-Balkaria, la polizia che arrestava un sospetto e’ stata presa di mira da raffiche di mitra.
Oggi è apparsa su un blog ultranazionalista la dichiarazione di un sedicente gruppo «Combat 18» che rivendica la responsabilità dell’incidente ferroviario e annuncia nuovi attentati. Per ora gli investigatori non hanno commentato. «Noi militanti del gruppo autonomo Combat 18 – si legge nel testo – rivendichiamo la responsabilità per l’esplosione del treno Nievski Express. Ci saranno altre azioni in futuro. È giunta l’ora. Noi dichiariamo che la guerra toccherà ogni uomo della strada, in questa guerra non ci possono essere né persone estranee né vittime innocenti, ci sono solo i nostri sostenitori e i nostri nemici». Il gruppo «Combat 18» aveva rivendicato via internet anche l’esplosivo ritrovato il 14 novembre scorso in un vagone della metro di San Pietroburgo: era avvolto in un sacchetto di plastica con una svastica. Secondo gli investigatori, si trattava di falso esplosivo.
Nel primo pomeriggio di sabato un allarme bomba è scattato alla stazione ferroviaria Kievskaia di Mosca, una delle più grandi e frequentate della capitale russa. Come ha riferito la radio Eco di Mosca, sono in corso controlli da parte degli artificieri, e i responsabili dello scalo hanno invitato la gente con gli altoparlanti ad abbandonare la stazione.

Fonte: www.wallstreetitalia.com/
Link: http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=823833



Guest Post: Il banchiere espiatorio e altre armi di distrazione di massa

nov 29th, 2009 | By admin | Category: News

Bamboccioni si apre ai suoi lettori. Questo sito – per la prima volta in due anni di vita – ospita un guest post. Ovvero e tradotto dalla lingua della perfida Albione: un pezzo scritto non dai suoi autori storici. A firmarlo, Eugenio Orso, uno dei nostri lettori, appunto.

Eugenio ha già scritto per “Rinascita” – settimanale del fu Partito comunista e che ora si definisce politicamente a parte (ma insomma: di sinistra era, e di sinistra è rimasto).  E a noi – parlo di Eugenio, non di “Rinascita” – si è presentato così: “Per quanto riguarda le responsabilità della crisi, consiglio a tutti caldamente la lettura – o la rilettura – di “La ribellione delle élite” (C. Lasch),  “L’uomo flessibile” (di R. Ennet); “La solitudine del cittadino globale” (di Z. Bauman)”. Cioè citando una sfilza di libri, di quelli  che – comunque la si pensi (Destra, Sinistra, Centro o altro) – non possono che essere definiti pesanti, nel senso di importanti.

Ci era piaciuto un commento di Eugenio e un suo paradosso: sentire gli industriali che danno addosso ai banchieri ricorda sinistramente il Pci che definiva i brigatisti dei compagni che sbagliano. E gli abbiamo chiesto di sviluppare questo concetto in un post  tutto suo. Offerta che Eugenio – e lo ringraziamo per questo – ha accettato.

Per farla breve. E per concludere. Questo è solo un esperimento. Ma dopo l’esperimento – speriamo il prima possibile – vorremmo davvero dare più spazio a TUTTI nostri lettori. Mettendo i loro migliori commenti – anche lunghi o lunghissimi – in uno spazio sotto la testata del sito. Insomma: stiamo lavorando a un restyling profondo di bamboccioni. E dovrebbe venir fuori qualcosa di simile – graficamente – ai readers’ post di un sito americano che si chiama Zerohedge. O – per fare un esempio meno centrato, ma più italiano – ai minipost di Grillo. Ma di livello non grillesco, speriamo. Anzi: conoscendo i nostri lettori e commentatori ne siamo già sicuri.

Ma ora basta chiacchiere. E buona lettura.

P.S. Dimenticavo: quello che leggerete è il punto di vista di Eugenio, non il nostro. Quindi nei commenti, indirizzatevi direttamente a lui.

P.P.S. Per i lettori più affezionati: fatemi sapere se l’idea dei commenti (e il tema di Zerohedge) vi piace. Ci tengo a sapere il vostro parere.

Stiamo vivendo il passaggio decisivo della crisi sistemica globale in cui il feticcio del PIL – ancora oggi asse portante di tutte le mistificazioni sul prodigioso “sviluppo”, la “crescita”, il “benessere” illimitati – tende a diventare sempre di più DIL per gran parte delle società umane. Assumendo l’acronimo in questione il significato di Disagio Interno Lordo e in futuro – se peggioreranno ancora le cose, come del resto è probabile – di Disperazione Interna Lorda. Le serie di dati economici, che scorrono come un fiume quotidianamente sotto i nostri occhi, pur nella loro contraddittorietà – sospese come sono fra rimbalzi, recuperi finanziari, chiusure aziendali e cadute ulteriori del prodotto – palesano lo spettro del declino della produzione e dei consumi, che non sarà l’unico problema epocale delle sole economie occidentali un tempo trionfanti.

In questo passaggio epocale assistiamo a un vero e proprio scontro fra irrealtà e realtà. Dove l’irrealtà è ben simboleggiata da una dimensione finanziaria “partita in orbita” intorno al globo terracqueo. Mentre la realtà è fatta di chiusure aziendali e dal downsizing, ovvero da licenziamenti a raffica. Ma soprattutto: la contrapposizione di fondo è tra la stabilità e la flessibilità; fra l’ordine e l’anarchia; fra la perduta solidità rappresentata da un mondo “burocratico” e da un tempo lineare, e l’evanescenza indotta da questo modello di capitalismo, con le sue pericolose discontinuità. In questa fase – di cui nessuno sa prevedere la durata perché “Ignota è l’architettura del domani” – la complessità che caratterizza il modo di produzione capitalistico dominante è tale che nessuno riesce compiutamente a definirlo ed indagarlo, sviluppando un’adeguata visione d’insieme.

Esistono tante definizioni di quel capitalismo contemporaneo che “viviamo sulla nostra pelle”. Ciascuna delle quali riesce forse a mettere in evidenza uno o due aspetti, pur rilevanti e caratterizzanti su vari piani – culturale ed ideologico, economico, sociologico, persino geopolitico – senza però riuscire a cogliere la totalità. Capitalismo neofeudale “senza classi” (questa è la definizione data dal filosofo Costanzo Preve); passaggio capitalistico dalla fase monocentrica “americana” a quella policentrica (Gianfranco La Grassa); capitalismo flessibile (Richard Sennett); capitalismo parassitario (Zygmunt Bauman); capitalismo totalitario (Marino Badiale e Massimo Bontempelli); e capitalismo assoluto. Queste definizioni rappresentano solo alcuni esempi di quanto affermo. Ma la stessa globalizzazione che costituisce la linfa vitale del modo di produzione dominante può essere intesa in molti modi: economico, culturale, salariale, e via dicendo.

Quello che è certo è che la prima fase della globalizzazione – iniziata in buona sostanza negli anni Ottanta del Novecento; consolidatasi progressivamente nei “ruggenti anni Novanta” (secondo una definizione dell’economista Stiglitz); e non ancora conclusa, ma già in via di esaurimento, come ci dimostra la persistenza della prima crisi del mondo globalizzato – è dominata da quello che potremmo, con una buona approssimazione, definire “modello capitalistico anglo-americano dell’economia dei servizi”. Un modello in cui i servizi finanziari hanno avuto la massima espansione e l’hanno fatta da padrone, “autonomizzandosi” rispetto all’economia reale e sopravanzandola di alcune lunghezze, ben oltre le sue capacità di assorbimento e sopportazione. Cosa che è accaduta a detrimento delle strutture produttive dei paesi “sviluppati”, provocando due effetti. Primo: una falcidia di posti di lavoro stabili soprattutto nelle produzioni a bassa intensità di capitale (e basso contenuto tecnologico); posti che sono stati solo in parte sostituiti da precari sottopagati. Secondo: trasferimenti significativi di know-how ai paesi detti emergenti, indotti dalla caduta delle barriere doganali e dal conseguente nomadismo planetario del capitale.

L’espansione finanziaria ha dato l’impressione alla massima potenza mondiale – ovvero gli Stati Uniti – di poter vivere per un tempo lungo, indefinito, al di sopra dei propri mezzi finanziando illimitatamente il debito. Mentre i “fondamentali” dell’economia, le produzioni tradizionali e le officine lasciavano il posto a produzione sempre più massiccia di carta e cartaccia: la paccottiglia del tipo CDS (Credit Default Swap) e CDO (Collateralized Debt Obligation). Come se la moltiplicazione della ricchezza di natura finanziaria fosse una riproposizione – in chiave storica e su un piano di immanenza del miracolo biblico – della “moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Nel frattempo la bassa produzione si affidava ai cosiddetti Paesi “emergenti”, realizzando il massimo della flessibilità dei lavoratori e sfruttando nuovi territori fino ad allora sotto-utilizzati o vergini, in un’assurda e suicida (in primo luogo per l’Occidente a guida americana) divisione internazionale del lavoro.

Anche per tali motivi, quelli che potremmo definire “i gruppi di comando elitistici” hanno avuto mano completamente libera nel reperimento di risorse sui mercati finanziari, e l’hanno fatto nel segno dell’assenza di limiti che connota il capitalismo in questa fase. Non ha torto Bauman – che nel saggio “Capitalismo parassitario” (pubblicato in Italia da Laterza) rievoca lo spettro di Rosa Luxemburg, l’autrice de “L’accumulazione del capitale”, che sosteneva che il capitalismo non può sopravvivere (e prosperare) senza le economie non capitalistiche – si diceva: non ha torto Bauman, quando mette in evidenza come il monstre che ci domina è nella sostanza nient’altro che un grande parassita, in costante ricerca di “terre vergini” da sfruttare fino all’esaurimento. O meglio di organismi ospitanti in cui si insedia per “nutrirsi” e riprodursi portandoli alla morte.

In realtà, i banchieri e i finanzieri fin dagli inizi dell’era globale hanno interpretato la completa assenza di limiti che connota il capitalismo contemporaneo come l’illimitata possibilità di accrescere una ricchezza apparentemente illusoria e smaterializzata. Con lo scopo immediato di una crescente “creazione del valore a favore dell’azionista”. E con il fine ultimo di mettere le mani su beni assai concreti: fabbriche, proprietà immobiliari, l’intero prodotto sociale. Le conseguenze del loro agire sui mercati ricordano molto l’effetto che io chiamo dello “sciame di cavallette”.

Le cavallette, divise in grandi sciami, si avventano affamate su campi e coltivi, predandoli fino all’esaurimento delle risorse, per poi spostarsi altrove rapidamente, come nubi minacciose nel cielo, e calare fameliche su altri campi e altri coltivi. I fertili coltivi – prima dello scoppio della crisi – erano rappresentati dai mercati dei crediti al consumo (rate e carte di credito) e dei mutui di seconda scelta (ovvero quelli concessi a persone che avevano scarse possibilità di pagarli, perchè avevano stipendi bassi e lavori instabili; mutui noti ai più come subprime). Mutui e crediti che sono stati allegramente cartolarizzati, per poi fare il “tranching”, tagliandoli a fette; e infine venduti, intascando le commissioni come prodotti in gran parte sopraffini, per niente adulterati e spesso degni addirittura del massimo dei voti in termini di affidabilità, cioè di una tripla “A”. Anche se poi si è scoperto che erano carta straccia.

Perfino inutile precisare che gli altri campi e gl’altri coltivi, predati dalle “cavallette” globaliste, sono gli essenziali mercati del petrolio e dell’energia, in cui il 95% dei futures trattati in questi ultimi anni non hanno avuto funzioni di copertura, a fronte di transazioni reali, ma bensì funzioni squisitamente speculative. Ed altri campi ed altri coltivi ancora erano i più decisivi prodotti agricoli e alimentari, dando così un significativo contributo alle esplosioni dei prezzi (inflazione da profitti), ma soprattutto alla malnutrizione e alla fame autentica di quasi un terzo dell’umanità. Ecco di cosa si è occupata – fra l’altro – la nuova “classe di servizio” del top globalista per creare valore in misura crescente, se non esponenziale, a vantaggio dei “Signori della mondializzazione”, in particolar modo a beneficio di quella Strategic Global class occidentale, che era intenta a “rastrellare” risorse ovunque e a qualsiasi costo sociale e ambientale.

Ma la difesa dei perversi meccanismi di questo capitalismo non è cessata neppure con la crisi. Anzi si è intensificata fino al delirio, con l’intensificarsi della caduta di tutti i suoi indicatori, dal PIL planetario a quello dei volumi del commercio mondiale.

Un temporaneo rimbalzo finanziario – per esempio: una ripresa dei guadagni speculativi o una crescita del PIL americano, dopo quattro trimestri negativi consecutivi e l’espulsione di milioni di lavoratori dal processo produttivo, con parte del “ceto medio” che perde la casa e va a vivere in roulotteviene oggi venduta dalla propaganda del nuovo clero sistemico-mediatico come “l’uscita dalla crisi”, l’auspicato ritorno ad una “normalità” decisamente abnorme. Una “normalità” fondata su instabilità e cambiamento discontinuo ma irreversibile; sul fallimento esistenziale per moltissimi; sulla concentrazione di risorse in mani elitistiche; sul pieno controllo del “capitale umano” e del “capitale naturale”; e su di un gigantesco disegno omologante di riorganizzazione ideologico-culturale, venduto propagandisticamente come “morte delle ideologie”.

Questo processo si è sviluppato nel passaggio dalla routine alla flessibilità (come ha osservato Richard Sennett); dal mondo solido alla vita liquida (Zygmunt Bauman); dal capitalismo dialettico al capitalismo speculativo in senso hegeliano (Costanzo Preve). E non solo. A mio avviso: questo processo si è sviluppato anche nel passaggio dall’ordine sociale fondato sulla tripartizione “Borghesia-ceti medi figli del welfare novecentesco-Proletariato” alla dicotomia “Global class-Pauper class” che tenderà in futuro a cristallizzarsi in un nuovo ordine dagli aspetti quasi castali.

In questo quadro inquietante – di autentica “rimozione” di tutte le certezze e dei punti fermi esistenti nelle precedenti fasi capitalistiche – va inquadrato il problema dei finanzieri, dei manager della “industria del credito” e dei banchieri che hanno sbagliato, scatenando la prima crisi globale di origine chiaramente sistemica. In altra sede mi sono divertito a proporre l’amaramente ironico paragone fra i banchieri-manager che hanno sbagliato e i “compagni che sbagliano” nella stagione italiana del lungo sessantotto, della P38, del terrorismo e della clandestinità. Ma questo perché la pubblicistica del neoliberismo imperante ha spesso invocato – a discolpa del sistema – le responsabilità individuali di singoli soggetti, che mal avrebbero colto le splendide ed emancipative opportunità offerte dal libero mercato globale. Un esempio su tutti: il vituperato e incarcerato Bernie Madoff.

Perchè accusare i banchieri che sbagliano? Ovvio. Per nascondere agli occhi delle neoplebi e dei “ceti medi” occidentali, soggetti alla flessibilizzazione e alla ri-plebeizzazione, la natura squisitamente sistemica della crisi, come dovrebbe essere ormai evidente a chi non si limita ad osservare la superficie dei fenomeni. Le colpe, però, devono – e non può essere diversamente – essere fatte risalire direttamente al modello (di sviluppo) economico adottato e alle sue logiche interne. Un modello in cui i mercati finanziari non erano ospiti o estranei. I mercati finanziari avevano e hanno un ruolo chiave. Che era (e rimane) quello di moltiplicare – con annessa proliferazione di prodotti sempre più rischiosi e truffaldini – la “rendita” prodotta dall’impiego del capitale e nel contempo riuscire a gestire il rischio (che avrebbe dovuto essere sopportato, in primo luogo, dalla cosiddetta impresa del credito) facendovi fronte in modo efficiente.

Da un punto di vista mecroeconomico, sappiamo che fin dall’affermazione delle teorie monetariste di Milton Friedman e in contesti non uguali all’attuale, si è ampiamente utilizzata la leva monetaria, abbandonando quella fiscale per giungere ad una rilevante defiscalizzazione del capitale, ma anche al fine di sostenere ed espandere la domanda, e possiamo notare come l’ormai epocale trasferimento di ricchezza dal Lavoro al Capitale ha creato insufficienze crescenti della domanda nei paesi “ricchi”, che in parte significativa la esprimono, con esiti decisamente recessivi. Dal lato micro, invece, si può fare direttamente riferimento ai modelli di business adottati in campo finanziario dalle “imprese” che trattano il credito – fra le quali le grandi banche commerciali anglo-americane, ben rappresentate nella vicenda dalla Leheman Brothers – in un contesto di privatizzazione, esteso a tutto l’occidente e sulla scorta della “tradizione” anglosassone, dei sistemi bancari e creditizi, per sottrarli definitivamente ad interferenze “esterne” non gradite e al controllo pubblico, rispondendo in toto ai desideri (e alle imposizioni) del top globalista.

La tensione verso una sempre maggiore “creazione di valore” nel breve e la necessità di liberarsi dai rischi crescenti che ciò implicava – CDO e CDS sono, in tal senso, prodotti “simbolo” dell’epoca e della realizzazione pratica del paradigma neoliberista – si diceva: questa tensione verso il massimo dei profitti possibile nel più breve tempo possibile oltre a spingere alla speculazione su ogni cosa nella ricerca inesausta di nuove “terre vergini” da sfruttare – nel caso sub-prime la povertà, la necessità di avere una casa, anche se si è ridotti con pochi mezzi e scarse prospettive, il disagio sociale diffuso, eccetera – ha imposto di scaricare i crescenti rischi “sul mercato”, innescando una micidiale “catena di Sant’Antonio”. Che aveva un unico obiettivo: incassare le commissioni subito e liberarsi quanto prima del “pacco esplosivo”, che poi però in diverse occasioni – (s)fortuanatamente – è tornato al mittente. Cioè a quei banchieri e a quei finanzieri che speravano di essersene liberati.

Per dirla con le parole di Alberto Berrini, tratte dall’ottimo libro “Come si esce dalla crisi”: “Il modello di business (appena descritto, Nda) è stato definito Originate to Distribute (OTD; faccio un prestito e cedo il rischio) rispetto al precedente Originate to Hold (faccio un prestito e tengo il rischio)”. Se ci si addentra nei meandri della vicenda sub-prime – che è stato unanimemente riconosciuto come l’innesco che ha fatto esplodere la crisi – si comprende come l’origine della stessa non può essere che sistemica e non certo individuale. Per la semplice ragione che i suoi presupposti derivano direttamente dalle logiche del capitalismo contemporaneo e dai modelli adottati dalle imprese creditizie, compresi i grandi “incentivi” concessi agli stessi banchieri-manager, in una perversa “meritocrazia”, in realtà completamente priva di riscontri nella realtà economica.

In conclusione. L’espressione banchieri che hanno sbagliato è quindi destituita di ogni fondamento ed è una fola diffusa dalla propaganda sistemica per fuorviare l’opinione pubblica. I banchieri non hanno sbagliato e ne sono consapevoli. Si sono limitati, in un contesto “sfidante” – dominato dalla tensione al cambiamento e dalla flessibilità – a aderire alle logiche di questo brutto modello di capitalismo. E anzi si può dire che ne abbiano saputo cogliere la sostanza.

Come degli autentici “animal spirits” liberati dal capitalismo finanziario, questi soggetti hanno semplicemente assicurato al top globalista e a loro stessi enormi guadagni (di rapina) nel breve termine, unico orizzonte temporale possibile quando si naviga nel procelloso mare della globalizzazione. I banchieri-manager sono stati – e sono tuttora, – i generali e i quadri di eserciti mercenari, predatori, senza divise e disciplina di campo – in una curiosa e ardita similitudine con le estenuanti guerre europee di religione e nazionali degli ottanta anni, che si sono concluse, nel 1648, con la pace di Westfalia – incaricati della lotta per il reperimento delle risorse nella mal frequentata dimensione finanziaria. Infatti, la profondità e la gravità dei dissesti finanziari che hanno provocato una concreta crisi economica planetaria altro non sono che indicatori dell’intensità, e della “violenza”, raggiunte dallo scontro fra i gruppi di vertice della classe globale, i quali sono da tempo saldamente insediati nei gangli vitali della riproduzione strategica della totalità sociale, e quindi anche nei centri del potere finanziario.

L’aspetto drammatico della questione è che le conseguenze di queste lotte elitistiche, e dell’agire di tali soggetti, non restano confinate in una dimensione “superiore” a quella del nostro quotidiano, ma le avvertiamo anche noi, nella vita di tutti i giorni, negli ambienti di lavoro, in supermercati e negozi, nei rapporti interpersonali occasionali o consolidati, fin dentro le stesse mura domestiche.

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Nei vaccini i coadiuvanti che danneggiano la fertilità.

nov 29th, 2009 | By admin | Category: News

di Giuditta

 

Nei precedenti articoli di questi giorni sono stati esposti i vari mezzucci che il ministero della salute utilizza per convincere o per ingannare i francesi a farsi vaccinare e far vaccinare i loro figli.

Una persona, che fa parte di quelli che ancora vogliono convincerci che il mercurio, lo squalene, ecc. sono innocui (ma che non si farebbero vaccinare nemmeno se cadesse il cielo), mi ha fatto notare "gentilmente", che non ho tradotto il foglietto di spiegazioni che accompagna il formulario.
Allora ecco la traduzione della parte più menzognera di questo foglietto propagandistico:
[...] Il rischio associato alla presenza di coadiuvanti a base di squalene nei vaccini A(H1N1) è attualmente teorico. In effetti, i dati ricavati dai test sugli animali non hanno permesso di ritrovare alcuno effetto tossico (!).
Uno dei coadiuvanti (MF59) è già presente nei vaccini già utilizzati in molte decine di milioni di dosi contro l’influenza invernale in Europa (circa 47 milioni di dosi dal 1997).
La vasta utilizzazione di questi vaccini non ha portato a segnalazioni d’effetti indesiderati post-vaccinazione importanti e testimonia la sua buona tolleranza (!)[...]
Ma come possiamo ancora credere a quello che ci raccontano, dopo tutti gli scandali che ci sono stati, da decenni, e i morti innocenti!
Come possiamo credere a queste fandonie scritte su un foglietto di carta dopo tutti i morti e gli handicappati a causa dello squalene!
E il fatto che lo squalene sia utilizzato per rendere sterile? Perché dosi massicce di squalene nei vaccini?


Ecco la traduzione dei passaggi più significativi dell’articolo di Jane Burgermeister Swine flu” vaccine has adjuvants that impair fertility, ovvero Il vaccino per l’influenza suina contiene degli adiuvanti che compromettono la fertilità, con riferimento al brevetto rintracciabile al seguente link www.wipo.int.
Questa notizia è direttamente correlata alla storia dei vaccini anticoncezionali diffusi fraudolentemente nel sud del mondo negli anni ‘90 dello secolo scorso, ma bisogna anche ricordare che il mercurio (presente nei vaccini multidose contro l’influenza suina) è di per sè una delle cause della crescente sterilità umana (vedi articolo del corriere).

Il vaccino "contro" l’influenza suina contiene coadiuvanti che compromettono la fertilità

traduzione a cura di Corrado Penna e di Giuditta

Daniel Solis, della Repubblica Ceca, ha studiato gli effetti collaterali del coadiuvante comunemente chiamato squalene, e ha scoperto che [lo squalene] è noto per la sua azione di inibitore della fertilità, oltre ad essere la causa di altri tipi di danni.

Un brevetto per un "vaccino" per ridurre la fertilità animale contiene squalene.

Il fatto di utilizzare questo coadiuvante, che indebolisce la fertilità nel "vaccino" per l’influenza suina, sottolinea che tale programma di vaccinazione di massa contro H1N1 è stato concepito essenzialmente per ridurre la popolazione mondiale.

C’è da meravigliarsi che questi vaccini siano classificati come armi biologiche da parte delle autorità di regolamentazione?

"Mi sono concentrato sulla presenza in tali vaccini di coadiuvanti composti di monophosforyl lipide A (MPL) MF59TM (contenenti il polisorbato TweenTM 80) o AS03, AS04 noto anche come squalene, che sono immuno-sterilizzanti", ha scritto Daniel Solis.

Il brevetto del vaccino veterinario che compromette la fertilità può essere trovato on line. Esso menziona sia il coadiuvante oleoso squalene che il polisorbato TM80.

Ecco alcuni stralci del brevetto e, più in là, alcuni studi clinici sulla tossicità di questi due [coadiuvanti]:

(WO/1999/034825) Il vaccino che indebolisce la fertilità e la maniera in cui va utilizzato:

Questa applicazione richiede i diritti della U.S. Provisional Application [Applicazione Sperimentale] N° 60/070,375, registrata il 2 gennaio 1998, e della US Provisional Application N° 60/071,406, registrata il 15 gennaio 1998.

Il vaccino cui si riferisce questa invenzione (…) include anche un adiuvante immunologico per migliorare la risposta immunitaria del soggetto all’antigene glicoproteina.

Esempi di adiuvanti includono l’ adiuvante completo di Freund, l’adiuvante incomplete di Freund [Freund è il creatore dell'adiuvante allo squalene - N.d.T.], e un adiuvante comprendente un immunostimolante come trehalose dicorynomycolate sintetico (STDCM), nonché un olio come l’olio di squalene (cfr. P. Willis et al., J. Equine Vet. Sci.. 14,364-370 (1994)).

E’ preferibile utilizzare un adiuvante comprendente il trehalose dicorynomycolate sintetico, lo squalene oleoso ed un surfactante come la lecitina. Tipicamente il vaccino viene preparato utilizzando un adiuvante che contiene lecitina in olio di squalene. La soluzione acquosa di glicoproteina è tipicamente una soluzione salina con tampone fosfato (PBS), e preferibilmente contiene in aggiunta Tween 80.”

Abstract:
Un vaccino comprendente un antigene derivato dalla glicoproteina della zona pellucida è efficace nel compromettere la feritilità degli animali, preferibilmente carnivori. Il vaccino può essere utilizzato come immunosterilizzante o immunocontraccettivo.

link del brevetto

link della descrizione

Ed ecco cosa si legge su una rivista scientifica specializzata, Annals of Allergy, Asthma and Immunology, Volume 95, Number 6, December 2005 , pp. 593-599(7):
“Il polisorbato 80 è stato identificato come l’agente causale di reazioni anafilattoidi di origine non immunologica nei pazienti. Conclusioni: il polisorbato 80 è un solvente diffusamente usato che può causare gravi reazioni anafilattoidi non immunologiche.”

Ed ecco cosa leggiamo su un altro studio scientifico (si tratta di un orrido studio di vivisezione, ed è ben noto che gli effetti dei composti chimici somministrati ad uomini e animali spesso è differente, eppure secondi i canoni della scienza ufficiale questi esperimenti dovrebbero portare alla messa al bando di sostanze che causano alle cavie simili "effetti collaterali") dal titolo Effetti a lungo termine dell’esposizione neonatale degli organi riproduttivi delle femmine dei topi al Tween 80. L’abstract (riassunto) di tale ricerca si può reperire presso l’archivio scientifico governativo statunitense: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8473002

Gajdova M, Jakubovsky J, Valky J., Institute of Preventive and Clinical Medicine, Limbová, Bratislava – Delayed effects of neonatal exposure to Tween 80 on female reproductive organs in rats. Food Chem Toxicol. 1993 Mar;31(3):183-90. PMID: 8473002.

“Femmine appena nate di topo hanno ricevuto per ineizione polisorbato 80 4-7 giorni dopo la nascita. Esso ha accelerato la maturazione dei topi ed ha causato cambiamenti nella vagina e nella mucosa uterina, cambiamenti ormonali, deformità delle ovaie e and degenerazione dei follicoli.”

Altro studio sui topi dimostra che in essi lo squalene può causare una forma di artrite cronica mediata dai linfociti T; è possibile infatti leggere a questo link l’abstract della ricerca The Endogenous Adjuvant Squalene Can Induce a Chronic T-Cell-Mediated Arthritis in Rats Barbro C. Carlson*, Åsa M. Jansson*, Anders Larsson, Anders Bucht and Johnny C. Lorentzen*

E allora come può l’Organizzazione Mondiale della Sanità affermare che tale adiuvante sia innocuo (vedi http://www.who.int/vaccine_safety/topics/adjuvants/squalene/questions_and_answers/en/index.html) quando esiste la chiara evidenza che esso causi malattie autoimmuni? Infatti la presenza di anticorpi allo squalene correlano la Sindrome del Golfo ai vaccini contro l’antrace [a tale riguardo si possono consultare anche tutte le prove presenti all'inizio del dossier di scienzamarcia - N.d.T.]

“Il dottor Jules Freund creatore di questo coadiuvante a base oleosa avvertì nel 1956 che gli animali cui era stata iniettata questa formulazione avevano sviluppato terribili ed incurabili malattie: aspermatogenesi allergica (arresto della produzione dello sperma), encefalopatia allergica (la versione animale della sclerosi multipla), neurite allergica (un’infiammazione dei nervi che può condurre alla paralisi) ed altri gravi disordini autoimmuni”.
Tratto da: Gary Matsumoto, Vaccine A-The Covert Government Experiment That’s Killing our Soldiers and Why GI’s are Only the First Victims (L’esperimento segreto governativo che sta uccidendo i nostri soldati), Capitolo 3. “The Greatest Story Never Told” (La più grande storia mai raccontata)

Daniel Solis, Praga, Repubblica Ceca
http://www.denikpolitika.cz/politici/daniel-solis/blog#31
http://www.czechfp.cz/site/?p=8009

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Promemoria dei componenti principali dei vaccini detti "anti-influenzali":
- Formaldeide (formalina), provoca necrosi e noto cancerogeno
- Tiomersale, mercurothiolate sodico, a base di mercurio, veleno all’origine dell’autismo.
- Vari antibiotici
- Vari prodotti chimici
- Diversi virus messi lì volontariamente
- Vari pezzi di virus o virus indesiderati, legati al processo di preparazione
- Squalene (sterilizzazione degli animali, malattie nervose, autoimmuni)
- E Dio solo sa che cos’altro!

Ci hanno mentito sull’Olocausto! e lo sterminio degli zigani!
Questo dovrebbe far riflettere coloro che si trovano poco plausibile l’idea che possano aver organizzato un piano di riduzione della popolazione mondiale.

Tuttavia, se la Croce Rossa, il Vaticano, Winston Leonard Spencer-Churchill stesso, conoscevano il piano chiamato "Soluzione Finale"! e non hanno detto niente!
Gli stessi laboratori che oggi fabbricano i vaccini, affittavano lotti di deportati per fare sperimentazione.
E i banchieri della City che hanno finanziato Hitler!
Il gigante chimico IG Farben era il cuore della macchina da guerra di Hitler.
IG Farben aveva una succursale negli Stati Uniti, controllata dai Rothschild, attraverso Warburg (Paul Warburg, che ha diretto durante la sua creazione, la banca privata "Central Bank of America, la Federal Reserve nel 1913).
IG Farben, era incaricato di organizzare il campo di lavoro forzato ad Auschwitz (sperimentazione farmaceutica sui prigionieri, per i grandi laboratori del mondo), ed era in realtà una divisione della Standard Oil, che formalmente apparteneva ai Rockefeller .
Dunque, ritroviamo gli stessi, finanzieri/promotori/organizzatori, che oggi ci voglio tutti "vaccinare"!

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