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Archive for marzo 2010

Le dieci piaghe della California

mar 31st, 2010 | By admin | Category: News

 

Ripercussioni delle scie chimiche in California

Pubblichiamo un sommario delle conseguenze causate dalle irrorazioni clandestine (scie chimiche)in California . Ciascun aspetto potrà essere approfondito, grazie ai collegamenti, ma già solo l’elenco è molto eloquente.
Durante gli ultimi quattro anni, le chemtrails hanno provocato in California, uno degli stati più bersagliati della Federazione, i seguenti perniciosi effetti. La ricerca è stata compiuta dal giornalista indipendente di Los Angeles, Michael J. Murphy, autore di un corposo articolo che ci ripromettiamo di proporre, non appena sarà possibile.
1) Decremento della produzione relativa all’energia solare ricavata da pannelli foto-voltaici, pari al 50-60 per cento.
2) 48 analisi dell’acqua piovana rivelano che il contenuto di alluminio è passato da 7 parti per miliardo a 3450 parti per miliardo, con un aumento del 49.186 per cento.
3) Moria delle conifere, in particolare delle sequoie.
4) Diminuzione delle zone in cui i salmoni depongono le uova, da 160.000 ad 8.000, con una flessione del 95 per cento!
5) Riduzione del numero degli anfibi pari all’80 per cento.
6) Il PH del suolo forestale è passato da 5,5 a 7.
7) La "sindrome del naso bianco" ha ucciso tra il 90 ed il 100 per cento dei pipistrelli in almeno dieci stati.
8) Sono stati rilevati casi di trote con deformazioni.
9) Il raccolto delle patate ha conosciuto un calo dell’80 per cento.
10) Falcidia delle api e di altri imenotteri.

 

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Una forza speciale di polizia internazionale per la gestione di un Nuovo Ordine Europeo

mar 31st, 2010 | By admin | Category: News

Ci avviamo verso il 2012 e l’élite criminale che ci governa stringe il cerchio; dopo avere approvato in maniera alquanto fraudolenta il trattato di Lisbona (imponendo un secondo referendum all’Irlanda che aveva in prima istanza rifiutato il trattato, e facendo di tutto perchè il risultato venisse ribaltato dopo solo pochi mesi … puzza di brogli?), imposto il codex alimentarius, promosso vaccini tossici per l’influenza suina e spinto l’acceleratore sulle scie chimiche, ecco che ci si avvicina alla fatidica data con la realizzazione di una super forza di polizia inter-europea che gode di incredibili privilegi e di incostituzionali immunità … e che porterà alla scomparsa dell’arma dei carabinieri.

Vi propongo al riguardo la lettura dell’articolo di Solange Manfredi
L’EUROCRAZIA SI PRENDE L’ARMA. PER OPERAZIONI SPECIALI

«Aboliscono i Carabinieri», sussurra un maresciallo preoccupato. Per un inspiegato decreto eurocratico, non devono più esistere Polizie militari nei Paesi europei. Entro il 2011, se abbiamo capito qualcosa dell’ambiguo e silenzioso progetto, il nostro maresciallo preoccupato non sarà più «maresciallo» ma ispettore; l’appuntato diverrà «assistente», un brigadiere capo sarà sovrintendente, insomma saranno trasformati in agenti di polizia civili, senza stellette. Dipendenti degli Interni e non della Difesa. I Paesi che non aboliranno la loro Polizia militare andranno incontro a gravi sanzioni europee.
E tutto ciò, avviene nel più completo silenzio e senza la minima protesta. I Carabinieri sono, fra le istituzioni, quella che gode della maggiore e più costante fiducia dell’opinione pubblica; costantemente, i sondaggi mostrano che gli italiani lo sentono il corpo più sicuro, colonna storica della nazione: possibile che nessun politico o giornale sollevi la questione? Che tutti in silenzio accettino la cancellazione di un ente di così precisa identità, con due secoli di storia e tradizione militare? L’Arma ha da poco conquistato lo status di quarta forza armata (alla pari con l’Esercito, l’Aviazione , la Marina), ossia un’autonomia che gli alti ufficiali hanno fortemente voluto (e brigato, con la loro potenza ragguardevole presso la politica); è possibile che i generali adesso cedano quella autonomia ed autogoverno senza fiatare? Per quanto «usi a obbedir tacendo», la cosa appare strana.
La risposta si trova forse nel fatto che non tutti i carabinieri passeranno alla Polizia di Stato. Una parte del personale – soprattutto gli ufficiali – rimarrà nell’Arma, e manterrà le sole funzioni di polizia militare: non più però come corpo al servizio dell’Italia, ma come corpo sovrannazionale.
Confluendo in un nuovo leviatano eurocratico, denominato «Eurogendfor», orwelliana sigla per Forza di Gendarmeria europea. (http://www.eurogendfor.eu/)
Eurogendfor è nata in Olanda il 18 ottobre 2007 col «trattato di Velsen» (uno dei tanti trattati di cui i cittadini non sanno nulla), firmato dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia nacional) e Olanda (Marechaussée) e ovviamente, per l’Italia, i Carabinieri.
Eurogendfor è una super-polizia sovrannazionale. Cioè (articolo 5) «a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». Una forza «pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi» e capace «di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi».
Quali crisi? Si allude cripticamente a quelle definite «nel quadro della dichiarazione di Petersberg». Così, ecco un altro trattato ignorato dai cittadini. Poche righe ufficiali avvertono che «Il Consiglio ministeriale della UEO, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette ‘missioni di Petersberg’ sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace». (http://europa.eu/scadplus/glossary/petersberg_tasks_it.htm)
Ea UEO è un vecchio arnese dell’atlantismo bellico, sopravvissuto alla guerra fredda. Adesso scopriamo che parte dei suoi compiti sono stati assunti dalla UE. E che i Carabinieri fanno parte di una forza armata permanente per «interventi umanitari», «guerra al terrorismo» ed altre guerre senza fine e non dichiarate, come sono diventate d’attualità dopo la scomparsa del Nemico sovietico. Evidentemente, questi conflitti devono essere resi permanenti. I nuovi carabinieri de-nazionalizzati interverranno in tutto il mondo. Non è chiaro se interverranno anche per sedare «crisi» sociali in Europa, contro i loro stessi cittadini. Apparentemente sì: Eurogendfor potrà svolgere sul suolo italiano tutte le attività sopra descritte. Si aspettano chiarimenti.
La formazione del corpo militare eurocratico è già avanzata. A Gennaio, Maroni ha inviato (alla chetichella) osservatori in Francia per studiare le soluzini adottate da Sarkozy per la denazionalizzazione della Gendarmerie e la riduzione dei suoi membri di basso livello a poliziotti.
Uno degli aspetti inquietanti è la sede scelta per Eurogendfor: la caserma dei carabinieri «Generale Chinotto», che si trova a Vicenza. La stessa città dove è situata la più grande base militare statunitense in Italia, base che non è a disposizione della NATO ma soltanto del Pentagono, che vi mantiene un buon numero di testate nucleari.
Gli americani avranno voce in capitolo nell’ordinare le «missioni» per Eurogendfor? Viste le comprovate politiche subalterne dell’eurocrazia, il sospetto è lecito. Potrebbe chiarirlo la lettura accurata del trattato di Velsen: un trattato che non è dato leggere da nessuna parte. Non è stato allegato nemmeno alla proposta di legge della costituzione di Eurogendform per la parte italiana, presentata il 28 dicembre 2009. Vi è solo un riassunto del trattato, ad istruzione dei parlamentari che devono ratificarlo. E’ allegata anche la «dichiarazione d’intenti» firmata nel 2004, ma il trattato di Velsen (che consta di 47 articoli) no. Curioso.
E chi comanda su Eurogendfor? Un comitato interministeriale (orwellianamente CIMIN) con sede pure a Vicenza, composto dai rappresentanti ministeriali dei Paesi aderenti (per l’Italia, Difesa ed Esteri). Questo CIMIN esercita in esclusiva il «controllo politico» sulla nuova Polizia militare e decide di volta in volta le condizioni di ingaggio di Eurogendfor; e al Cimin solo Eurogendfor risponde. In altre parole, Eurogendfor non risponde ad alcun Parlamento, nè nazionale nè europeo.
E se già così la cosa appare di una gravità assoluta, (una forza di Polizia militare sovranazionale che non risponde delle proprie azioni ad alcun parlamento, ma solo ad un comitato interno) è leggendo il disegno di legge numero 3083 – A, passato al Senato (anche in questo caso nel più assordante silenzio) il 4 marzo 2010, che si coglie la assoluta pericolosità di tale struttura.
Infatti leggendo gli atti si scopre che la Eurogendfor (già assolutamente attiva e funzionante benché l’Italia ancora non abbia ratificato), SOSTITUENDO e/o rinforzando le forze di polizia aventi status civile, può compiere un ampio spettro di attività:
- garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;
- eseguire compiti di polizia giudiziaria;
- monitorare la polizia locale nell’adempimento dei propri servizi
- compiere investigazioni criminali
- dirigere la pubblica sorveglianza
- regolamentare il traffico
- operare come Polizia di frontiera
- acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence
- proteggere la popolazione e la proprietà,
- ecc..
Ma ancora non basta, perché questa super Polizia sovranazionale gode anche di una sorta di totale immunità a livello internazionale. Infatti, leggendo il trattato si apprende che:
Articolo 21) i locali, edifici, archivi (anche informatici ed anche se non ivi presenti) appartenenti ad Eurogendfor sono inviolabili;
Articolo 22) le proprietà ed i capitali di Eurogendfor sono immuni da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria;
Articolo 23) tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate;
Articolo 28) i Paesi firmatari rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor;
Articolo 29) gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in uno specifico caso collegato all’adempimento del loro servizio.
E’ stata, in altri termini, creata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà (leggi immunità) e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno.
Ora diventa forse più chiaro perché nessun vertice dell’Arma dei Carabinieri ha mosso alcuna obiezione alla legge di riforma che la vuole sotto le dirette dipendenze del ministero dell’Interno.
A finire sotto quel ministero saranno solo i sottufficiali e la truppa. Per gli ufficiali, l’Arma aumenta il suo potere: dovrà rispondere solo al CIMIN (ovvero a ufficiali e rappresentanti del ministero Esteri e Difesa); manterrà i suoi poteri in Italia e anzi nel mondo, e facendo parte dell’Eurogendfor, godendo di privilegi e immunità che prima non avevano, fino ad una totale immunità e insindacabilità. Lo status di cui già godono anche più inquietanti «istituzioni» europee, da Eurojust (procuratori d’accusa) e Europol, anch’essi insindacabili e persino sonosciuti ai cittadini europei – ammesso che siamo ancora cittadini.

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E’ PRIMAVERA, FIORISCONO I TERRORISMI DI STATO (Non per nulla si chiama Florida)

mar 31st, 2010 | By admin | Category: News

DI

FULVIO GRIMALDI
fulviogrimaldi.blogspot.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Liberi pensatori sono coloro disposti a utilizzare le loro menti senza pregiudizio e senza timore di comprendere cose che si scontrano con i loro costumi, privilegi, credi. Questo stato della mente è essenziale per un corretto pensiero. Dovesse mancare ogni discussione sarebbe peggio che inutile.
(Leo Tolstoi)

Non vi sono confini in questa lotta alla morte. Non possiamo essere indifferenti a ciò che succede ovunque nel mondo, poichè la vittoria di un qualsiasi paese sull’imperialismo è la nostra vittoria.
(Ernesto Che Guevara)

Preferisco i delinquenti ai cretini. Perchè i primi, perlomeno, ogni tanto si riposano.
(Charles-Maurice de Talleyrand)

Bisognerebbe aggiornare Von Klausewitz così: “Il terrorismo è la continuazione della guerra (di classe e geostrategica) con altri mezzi”. Ricevo e riproduco qui sotto un clamoroso documento atto a tappare la bocca a chi, coltivando il verminaio per la pesca di farlocchi, o viaggiandone al traino in pigra buonafede o comoda malafede, ci ha martellato nei giorni scorsi con la marcetta all’Avana delle “Damas de Blanco”. Damas che protestavano contro la detenzione dei loro congiunti o compari. Del documento in spagnolo, di facile comprensione e da non perdere, riepilogo il contenuto.

Come s’è visto proposto e riproposto da tutti i trombettieri del necroimpero, una trentina di donne di bianco vestite hanno schiamazzato per le strade della capitale cubana, chiedendo il rilascio degli ultimi dei 75 condannati nel 2003 per aver progettato, o condotto operazioni terroristiche contro il proprio paese al soldo di una potenza nemica. All’ira della donne del quartiere, indignate per tanta sfrontatezza, l’hanno sottratta, come pure s’è visto nelle immagini (ma non udito nei commenti), i poliziotti cubani che le hanno messe su un autobus e riportate a casa.

Per i nostri informatori onnipartisan trattavasi delle mogli, madri, figlie che di tanto in tanto spuntano in piazza per rivendicare la libertà di parenti “prigionieri politici, dissidenti, intellettuali, giornalisti indipendenti, santi subito per meriti democratici…” . Come ho ricordato tante volte, quando sinistra e destra sono fuse in unanimità, la sinistra puzza e la destra vince (pensate al “libero mercato”, agli “interventi umanitari”, al “dittatore Milosevic”, al “mostro Saddam”, al “divo Dalai Lama”…). E la prova è venuta subito. In testa e in basso c’è il testo – con foto che più esplicite non si può – che ci racconta di una marcia parallela di Damas de Blanco a Miami, capitale del mafiaterrorismo cubano, capeggiata nientemeno che da lui, dal “terrorista da confondere tutti i terroristi”, dal serial killer più serial del primo nel Guinness dei primati, del cocco di tutti i presidenti Usa da Kennedy a Obama, del bambino prodigio della “S.r.l. Assassini Cia” fin dal 1961 (baia dei Porci). Per l’appunto Luis Posada Carriles.

Uno che ha cacciato nella serie B dell’antropologia criminale fiorellini del male come Jack lo Squartatore, Barbablù, varie vedove nere, la kapò-regina Ilse Koch, e si è collocato in Champions League accanto a primatisti come Himmler, Churchill, Graziani, Netanjahu, Shamir, Begin, Sharon, Olmert (con gli israeliani non si finisce più…). Una compilation ridotta delle sue imprese al soldo della Cia – in gran parte non solo confessate, ma rivendicate in libri e interviste – annovera: vari tentativi di avvelenare o far saltare per aria Fidel, l’abbattimento nel 1976 del Cubana de Aviacion che trasportava 73 persone, compresa la nazionale giovanile di scherma, l’assassinio con bomba dell’italiano Fabio Di Celmo all’Avana, assassinii vari di esponenti antipinochettisti cileni, attentati dinamitardi a gogò per tutta Cuba, assassini mirati con i Contras in Nicaragua e con l’Arena in Salvador… Fuggito dal carcere a Caracas, liberato dalla compiacente presidente Arroyo in Panama, da qualche anno campa, nutrito, vezzato e onorato da pensionato del terrorismo di Stato, a Miami. Nello Stato che si dice madre di tutte le battaglie contro il terrorismo. Dove se no? Le richieste di estradizione di Cuba e Venezuela non hanno smosso un foglietto notes della magistratura Usa. Quella dell’Italia, per l’assassinio di un suo cittadino, mai pervenuta. Figurati.

Dunque Posada Carriles come padrino e sponsor delle signore bianche. E basterebbe e avanzerebbe per qualificare quelle signore. Ma c’è anche Santiago Alvarez Fernandez-Magrina. E questo chi è? E il benefattore e fautore della democrazia che all’associazione delle signore in bianco paga un contributo mensile di $1.500. Questo Santiago è un pezzo grosso. Se Posada ha il muso del sicario, Fernandez-Magrina ha il grugno del boss. E’ presidente di Rescate Juridico, una pseudo-organizzazione giuridica che garantisce protezione, assistenza, alimenti, all’esercito di terroristi cubani che imperversano da decenni in America Latina, al servizio della Cia e del Mossad. Non solo, a volte s’impegna in prima persona, come quando fece mettere due ordigni nel Cabaret Tropicana. Risulta da una registrazione trasmessa dalla televisione cubana. Socio e amico fraterno di Posada, lo accolse, fuggitivo da Panama, sul suo panfilo e lo posò sano e salvo, e immune, sulle ospitali spiagge della Florida.

Ciò che le pur volenterose corrispondenze sulla chiassata della damas non ci hanno mostrato, era il contenuto delle loro borsette: dollari di Rescate Juridico inzuppati di sangue cubano. Come quelli versati a compenso mensile a coloro che, dietro le sbarre, pagano il costo del loro mercenariato terrorista al soldo di una potenza che da 50 anni cerca di distruggere il loro popolo. E questo mi ricorda qualcosa

Era aprile, di nuovo primavera, ma del 2003. La direzione USraeliana del terrorismo planetario aveva appena intensificato, con l’assalto diretto, il nazionicidio dell’Iraq. Non per questo aveva rinunciato a trascurare le operazioni sporche in America Latina, propedeutiche sempre all’aggressione. Il popolo venezuelano aveva riscattato da poco il suo presidente dal colpo di Stato yankee-oligarchico, ma Cuba non andava mai persa di mirino. Tre delinquenti comuni – nel mondo globalizzato non mancano mai, dai sicari ai presidenti dei paesi occupati o vassalli, lo sappiamo per esperienza nazionale – dirottarono verso gli Usa un traghetto nella baia dell’Avana, minacciando di morte piloti e donne e bambini passeggeri. Furono catturati e messi a morte, pena prevista per questi atti negli Usa e in molte “democrazie” occidentali. Nella retata finirono una settantina di personaggi implicati in un piano di sabotaggi e ammazzamenti di cui il dirottamento era stato solo il primo atto. Cuba ne dimostrò, alla mano di registrazioni audio video, il periodico ritiro della paga mensile dall’Ufficio d’Affari Usa.

Amarcord di un licenziamento

Il 9 maggio pubblicai nella mia rubrica “Mondocane” su “Liberazione” un articolo in cui deploravo quella come ogni condanna a morte, ma, alla mano delle prove cubane, illustrai anche la vera natura di coloro che per Bertinotti e tutti il sinistrato sinistrame, erano, come per Bush e Posada Carriles, “eroici dissidenti intellettuali in lotta per la democrazia a Cuba”. Il giorno dopo Bertinotti ordinò al solito Sandro Curzi, direttore in ginocchio, di cacciarmi fuori dalle palle. Su due piedi. Era in pieno svolgimento la campagna del PRC in difesa dell’art.18. Me lo comunicò per telefono un oscuro amministratore. Lavoravo a “Liberazione” da quattro anni, con rubriche e reportages dalle aree di conflitto. Ci fu mezza rivolta tra i lettori del giornale, ma Bertinotti, Curzi e la sua vice, Gagliardi (oggi a paga del “Riformista” del noto Angelucci), cercarono di calmare le acque inventandosi immaginifiche cause del mio licenziamento. Feci causa e la vinsi. In appello hanno ora vinto loro e vogliono 100mila euro. Si va in Cassazione. Al tempo del primo grado, Bertinotti non era che il segretario di un piccolo, fastidioso partito d’opposizione. Quando si avviò l’appello, l’uomo aveva assunto la terza carica dello Stato. L’art. 3 dello Statuto del partito sanciva il diritto degli iscritti a criticare la linea del partito, anche fuori dal partito. Ma al sovrano poco gliene calava. Del resto non abbiamo ai nostri vertici un Roberto Saviano, eroe-anticamorra in patria ed eroe-filocriminali israeliani e filo-terroristi cubani fuori? Esibita la sua struttura dissociata, abbracciato al presidente Simon Peres e in tasca il libro “Gomorra”, con l’invocazione di “voler vivere in Israele”, l’ha confermata aggregandosi oggi a una loggia radical-ebraico-piddina e al suo appello per le dame bianche e relativi “dissidenti intellettuali” incarcerati, appello inevitabilmente destinato a.lubrificare le armi del terrorismo anticubano (finora 3.300 civili uccisi).

A primavera, non solo a Miami, riassume colorito e vigore il terrorismo caro alla “comunità internazionale”. Lo chef di questa specialità della gastronomia imperialista è senza dubbio e da quando esiste Israele. Ne sanno qualcosa non solo i palestinesi genocidati senza posa da quando spuntarono dai loro villaggi incendiati da futuri premier israeliani. Lo conoscono anche i popoli che, dall’America Latina al Medio Oriente, dall’Africa all’Europa, dall’Asia a tutte le dimensioni spazio-temporali immaginabili, se la devono vedere con gli esperti Mossad e Tsahal degli squadroni della morte, dei sicari false-flag (sotto falsa bandiera) che fanno saltare torri gemelle, metropolitane e stazioni ferroviarie. Esperti e sicari che per una volta hanno lacerato l’immagine di perfezione terroristica consolidata in decenni di killeraggio e bombardaggio, toppando alla grande a Dubai pochi giorni fa. Riuscirono ad ammazzare un dirigente di Hamas, ci mancherebbe, ma furono tutti e 27 – bel rapporto di forza 27 a 1: la pratica fascista dell’assalto di gruppo – identificati dagli investigatori degli Emirati e grandiosamente sputtanati a livello mondiale. Una Londra tormentata dalla doppia lealtà, alla propria sovranità e a quella israeliana, dovette tuttavia acconciarsi a espellere il capostazione Cia, brigantello che aveva fornito ai killer di Dubai passaporti intestati a ignari e innocenti cittadini britannici (altri se ne falsificarono di cittadini francesi, irlandesi, australiani, austriaci). Non è la prima volta che lo Stato fuorilegge più fuorilegge di tutti si è visto limare gli artigli. Da quando gettò piombo fuso su un milione e mezzo di abitanti di Gaza, il vento, seppure solo un alito, pare aver deviato un poco.

A Mosca! A Mosca!

Il che non scoraggia il killer compulsivo. Da una fonte autorevole, Martin Van Creveld, professore di storia militare alla Hebrew University di Gerusalemme e consulente dello Stato Maggiore, apprendiamo. Poche settimane fa il premier israeliano Netaniahu era in visita da Putin a Mosca. Gole profonde riferiscono che ci fu un’animata discussione sull’esitazione russa di imporre nuove sanzioni all’Iran. Fuori di sé il caporione israeliano invitò il capo del governo russo a non stupirsi se nel cielo di Tehran si fossero sollevate nuvole a forma di fungo. C’è chi precisa: “nel cielo di Mosca”. Putin rispose, mentre lo trascinava fuori dalla stanza: “A noi bastano 24 ore per trasformare Israele in un posacenere”. Lo scambio si concluse con un consiglio di Netaniahu ai russi: “Paratevi il culo”.

Iniziò subito una serie di attentati, tra cui uno alla base dei servizi segreti russi (di cui Putin era stato capo) e uno attribuito ai soliti ceceni (del resto fin dagli anni ’90 al servizio degli USA). E se non si fosse capito, di ieri sono i superbotti terroristici nella metro di Mosca, 40 concittadini di Putin uccisi, il primo di nuovo vicino alla sede dei servizi (di cui Putin era capo), il secondo al Ministero degli esteri (dove non si vuole addentare l’Iran). Mettoo in campo ceceni dinamitardi in Russia, tsunami mediatici contro il Vaticano sulla base di pandemie pedofile svelate da 60 anni (protagonista il New York Times, organo Usa della lobby ebraica), giannizzeri mediatici e culturali come Saviano, Travaglio, Colombo, Fazio, che preparano un ricambio obamiano al guitto mannaro sodale di Ratzinger e amico di Putin e Gheddafi (primo governante arabo che, l’altro giorno, ha ospitato e onorato una delegazione della Resistenza irachena). Iniettano veleno ricattatorio nella polemicuzza con gli Usa sugli insediamenti a Gerusalemme araba. C’è da meditare se Israele non abbia fatto scianchetta a se stesso. Il troppo stroppia e sono brutte bestie da prendere quelle in Vaticano e nel Cremlino. E anche certi generaloni Usa, come Petraeus, capo del Cencom, stufi di mettere a repentaglio paese e soldati loro per le necrofrenesie espansioniste di Israele. Moshè Dayan intimava: “Israel must be like a mad dog, too dangerous to bother”, “Israele deve essere come un cane pazzo, troppo pericoloso perchè lo si infastidisca”. E per passare da dolce bassottino, cosa deve fare un cane pazzo? Pretendere che il bassotto sia il cane pazzo. Invertendo i fattori il risultato cambia del tutto. Si chiama inversione vittima-carnefice. Dicesi vittimismo ed è l’arma più tagliente di ogni arsenale d’attacco.

A volte la tragedia, invertendo l’ordine dei fattori, si ripropone in farsa. Il risultato finale stavolta non cambia. Noi non ci facciamo mancare niente: dalla tragedia passiamo alla farsa per ripreparare la tragedia. La farsa, riduzione in sedicesimo delle grandi manovre terroristiche dei Grandi, è quella che, a scivolo per le elezioni della destra (ma anche dello Svendola, vedovo dell’UDC, ma sodale di UDC e Penati in Lombardia, amico in Puglia dei privatizzatori dell’acqua e dei perforatori petroliferi), ha immerso il paese in una superfetazione di attentatuccoli a ominicchi di governo Pallottole e minacce di morte in busta, bombe alla Posta di Milano, petardi qua e là, falsi allarmi bomba sull’aereo del premier e polverine a casa sua, statuette in faccia (si fa per dire). Anarcoinsurrezionalisti e Centri Sociali, ha verificato La Russa da sopra la collinetta dei militari tricolori rientrati dall’Afghanistan con i piedi avanti. E la mente? Ma Di Pietro, no?

La farsa dopo la tragedia. Quella che, a partire dal 1969, 12 dicembre, Piazza Fontana, ci ha reso meritevoli emuli del santolo che ci aveva tenuti a battesimo nel 1945, liberandoci dal nazifascismo e, obiettivo strategico, da ogni parvenza di sovranità nazionale (roba invisa del resto anche a tutti i sinistri che marchiano d’infamia lo Stato Nazione, così lisciando il pelo allo Stato Nazione più potente e prepotente che neanche sperava in tanti assistenti demolitori delle barriere nazionali altrui. Dalle stragi di Stato siamo calati ai petardi di Stato e alle telefonatacce a Emilio Fede. Segno che ci vuole più poco a sodomizzarci? Già camminiamo con i pantaloni alle caviglie. Mica siamo palestinesi, o iracheni, o afghani, cubani, honduregni, venezuelani, boliviani, russi! Quando si tornerà alla tragedia, forse saremo cresciuti.

P.S. Avete notato che neanche a fare il pellerossa con l’orecchio fino per terra abbiamo potuto udire il benché minimo zoccolo del caravanserraglio elettorale sfiorare l’argomento della guerra, del nostro andare in giro devastando e uccidendo e morendo, agli ordini di un capobanda che neanche ci caga, del nostro essere precari, descolarizzati, desanitarizzati, disoccupati, impoveriti, inquinati, picchiati a morte in carcere, ingannati fino allo spasimo, nello stesso barcone con tutti gli altri deprivati, esclusi, affamati, fottuti, colonizzati, desovranizzati del mondo? E anche per questo che in Piemonte, Lazio, Campania, Calabria, Lombardia, fatta la tara dei brogli, delle compravendite mafiose, delle decerebrazione mediatica preventiva, vincono gli originali, mica le copie, per quanto ultrà “non-violente” della curva sud del terrorismo.

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2010/03/e-primavera-fioriscono-i-terrorismi-di.html
30.03.2010



LA NUOVA POLITICA MONETARIA DEL VENEZUELA

mar 31st, 2010 | By admin | Category: News

DI

ATTILIO FOLLIERO E CECILIA LAYA
folliero.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Venezuela è un esempio di sovranità nazionale, in tema di politica monetaria. Ha adeguato il valore della moneta alle proprie necessità: una moneta forte per le importazioni di prodotti di prima necessità, una moneta debole per le esportazioni.
Il bolívar, la moneta venezuelana, fino all’inizio di gennaio (2010) era cambiato con il dollaro ad un tasso fisso di 2,15 bolivares; ossia per comprare un dollaro erano necessari 2,15 bolivares. Da cinque anni il tasso di cambio bolívar-dollaro non veniva modificato. All’inizio di gennaio, il governo venezuelano ha introdotto un cambiamento radicale, dopo mesi di dibattito se fosse più conveniente un bolívar forte o un bolívar debole (e quindi svalutare) le autorità venezuelane sono arrivate, di fatto, alla conclusione che era meglio adottare entrambe le soluzioni.
Nel caso venezuelano è improprio parlare di svalutazione, ma è necessario parlare di adeguamento, perchè in concreto si è adeguato il valore della moneta nazionale alle differenti situazioni: una moneta forte per i prodotti importati ed una moneta debole per le esportazioni. Prima di analizzare il caso venezuelano, cerchiamo di spiegare quando conviene una moneta forte e quando conviene una moneta debole. Prendiamo come esempio (1 ) due monete e le rispettive aree di circolazione: il dollaro, la moneta degli Stati Uniti e l’Euro, che circola nei paesi europei che l’hanno adottato. Per semplificare la spiegazione, al fine di far comprendere più facilmente i concetti, poniamo che le due monete siano in rapporto di parità, ossia un dollaro equivale ad un euro. Poi poniamo, che nel trascorso di un anno, l’euro si rafforza, passando dall’iniziale parità ad un ipotetico rapporto di uno a due, ossia per un euro occorrono due dollari e viceversa per un dollaro è sufficiente mezzo euro.
1.   I vantaggi e gli svantaggi di una moneta forte
Un cittadino europeo, che si recasse in Usa con in tasca gli euro avrebbe l’impressione che tutto fosse più económico del 50%, rispetto ad un ipotetico viaggio compiuto l’anno prima, quando vi era la parità. Anche i beni importati dagli Usa apparirebbero estremamente convenienti, perchè in pratica costerebbero la metà rispetto a quando vi era la parità. Dunque la moneta forte ha grossi vantaggi quando si importa o quando ci si reca all’estero. Ovviamente ci sono anche gli svantaggi. Una impresa europea che esporta i propri prodotti fuori dell’Europa avrebbe seri problemi con una moneta cosi forte: i suoi prodotti costerebbero il doppio e di conseguenza andrebbe probabilmente incontro ad una crisi. Chi acquistava quei prodotti, magari decide di non acquistarli perchè diventati troppo cari, essendo il prezzo raddoppiato. Per esempio un’auto europea del costo di 10.000 euro, che al momento della parità euro-dollaro valeva 10.000 dollari, un anno dopo pur continuando ipoteticamente a costare 10.000 euro, in dollari il prezzo diventerebbe 20.000; di conseguenza uno statunitense non sarebbe più tanto propenso ad acquistare tale un proveniente dall’Europa. Con un euro così forte, l’impresa europea esportatrice andrebbe incontro a dei problemi.
2.   Gli svantaggi ed i vantaggi di una moneta debole
Analizzando l’altro lato, quello della moneta debole, ne risulterebbe un primo svantaggio nel momento in cui si importano i prodotti. Di fronte ad una svalutazione del 100%, come nel caso dell’esempio, un prodotto che prima costava un euro, quindi inizialmente un dollaro, dopo l’indebolimento (la svalutazione del 100%) costerebbe due dollari. Per coloro che invece esportano all’estero un indebolimento della moneta rappresenta un vantaggio. Ad esempio, il produttore di auto che esporta le proprie auto in Europa avrebbe grandi vantaggi. Se il prezzo dell’auto è ad esempio 10.000 dollari, al momento della parità con l’euro, quell’auto sarebbe costata 10.000 euro; dopo la svalutazione, quell’auto continua ipoteticamente a costare 10.000 dollari, ma quando l’auto arriva in Europa i 10.000 dollari equivalgono adesso a 5.000 euro. Aumenterebbe sicuramente la domanda di quell’auto. Risultato: per questa impresa esportatrice, la svalutazione, ossia la moneta debole, è un vantaggio.
3.   Meglio una moneta forte o una moneta debole?
In conclusione: meglio una moneta forte o una moneta debole? Dipende dalla situazione del paese: un paese fortemente dipendente dall’estero, che quindi importa molto, preferisce una moneta forte; al contrario se un paese è orientato all’esportazione sicuramente preferisce una moneta debole.
La realtà, ovviamente è molto piu complessa. Basti pensare al caso italiano: un paese privo di materia prime, quindi è un forte importatore ed in questo caso sarebbe conveniente una moneta forte; ma, dall’altro lato l’Italia è (o forse sarebbe meglio dire era) un paese famoso nel mondo per il “made in Italy” che appunto esporta (o esportava) in tutto il mondo prodotti dell’alta moda e tecnología; inoltre, l’Italia è un paese dove il turismo ha una grossa importanza. Di conseuguenza essendo un paese che vive di turismo e che esporta molto, potrebbe essere più conveniente una moneta debole, per pter attirare vistatori stranieri ed aumentare le esportazioni.
Nel caso specifico dell’Italia le porte sono chiuse, in quanto ormai le decisioni non spettano più all’Italia, ma all’Europa. Ovviamente l’essere entrati in Europa ha comportato dei vantaggi, magari non per tutti. In ogni caso entrando in Europa ha rinunciato alla possibilità di decidere autonomamente se adottare, in base alle necessità, una moneta forte o debole. A parte il caso italiano (o di un qualsiasi altro paese che ha adottato l’euro), altri paesi, come il Venezuela, hanno la possibilità di scegliere se adottare una moneta forte o debole.
Come abbiamo visto proprio per il caso italiano, invece di scegliere se adottare una moneta forte o debole, sarebbe molto più conveniente avere allo stesso tempo una moneta forte quando si importa e debole quando si esporta. E’ possibile adottare una moneta forte ed allo stesso tempo una moneta debole? Il caso venezuelano ci dice che è possibile. Infatti, all’inizio di gennaio del 2010 il governo venezuelano ha adeguato il valore della sua moneta a seconda delle necessità.
4.   La situazione venezuelana
Il Venezuela è un paese che si trova in una situazione particolare, la cui economia è strettamente connessa alle materia prime, in particolare al petrolio, di cui possiede la più grande riserva accertata del mondo: 314.000 milioni di barili estraibili, un terzo di tutte le riserve petrolifere esistenti al mondo, oltre ad un altro milione di milioni di barili, che al momento, con la tecnología umana esistente, non è possibile estrarre o non sarebbe conveniente, derivando un costo di estrazione enormemente superiore a qualsaisi prezzo di mercato del petrolio attualmente esistente.
In sostanza il Venezuela è un paese esportatore di materia prime; allo stesso tempo è un grande importatore di qualsiasi altro prodotto, in particolare dei prodotti alimentari e di tutti quei beni di prima necessità, legati alla salute ed alla medicina. L’opera del governo venezuelano in questi anni è stata finalizzata ad incrementare la produzione locale, soprattutto in campo alimentare, e pur riuscendo ad incrementarla, l’autosufficienza è ancora ben lontana e quindi continua ad essere un paese importatore.
Fino al 2008 aveva vissuto di grandi entrate economiche derivanti dall’esportazione del petrolio (oltre 3 milioni di barili al giorno), che come è noto aveva raggiunto prezzi altissimi, fino a 100/150 dollari al barile. Di conseguenza, con quelle entrate non aveva problema ad importare il resto dei prodotti.
Nell’ultimo trimestre del 2008, in seguito alla crisi economica mondiale, il prezzo del petrolio inizia a scendere, fino a toccare nel 2009 i 30 dollari. Se la Opec, di cui il Venezuela è uno dei principali paesi membri, non avesse deciso un drastico taglio alla produzione, il prezzo sarebbe continuato a scendere. Oggi, grazie a quella decisione di tagliare drásticamente la produzione, il prezzo si è stabilizzato attorno ai 70/80 dollari, che rappresenta pur sempre la metà del prezzo che aveva raggiunto a metà 2008. La caduta del prezzo del petrolio ed il forte taglio alla produzione (del 25%) necessario a stabilizzare il prezzo hanno determinato per il Venezuela grosse riduzioni in termini di entrate valutarie.
Il governo ha risolto il problema adeguando il prezzo della sua moneta alle proprie necessità. Fino al 7 gennaio, come visto, il cambio del bolívar col dollaro era fissato a 2,15. A partire da quella data ha fissato il cambio per i prodotti di prima necessità (settore agricolo, alimentare, salute e pensioni) a 2,60, ossia ha svalutato la propria moneta del 20% circa. Allo stesso tempo ha introdotto quello che ha chiamato il “dollaro petrolífero”, il cui cambio è stato fissato a 4,30, ossia rispetto al cambio anteriore, in questo caso il bolívar si è svalutato del 100%. Tale cambio si applica per i prodotti petroliferi ed in genere per tutte le materie prime di cui il Venezuela è grande esportatore, oltre ai prodotti che non rientrano tra quelli di prima necessità (per esempio le auto).
5.   I benefici di questa política monetaria
Dopo questo adeguamento, per ogni dollaro che entra quale conseguenza della vendita del petrolio, incassa 4,30 bolivares; per ogni dollaro necessario ad acquistare all’estero prodotti di prima necessità sborsa 2,60 bolivares. Si intuisce l’enorme beneficio. Grazie a questo adeguamento, sono raddoppiati gli ingressi in bolívares. Con questa quantità di soldi che si ritrova in più ha potuto adottare una serie di strumenti atti, da un lato ad acquistare maggiori prodotti di prima necessità, dall’altro ad aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, sostanzialmente aumentando gli stipendi.
Il salario minimo, il cui importo è stabilito per legge, è stato aumentato per quest’anno del 25%; i salari delle altre categoirie sono stati adeguati in maniera differente e comuqnue superiore a quello del salario minimo. Ad esempio il salario dei medici è stato aumentato del 40%. A proposito dello stipendio dei medici, proprio grazie a questi introiti extra, è stato finalmente possibile eliminare le disparità esistenti tra i vari medici, che prendevano uno stipendio differente a seconda che lavorassero in ospedale, o in ambulatorio, in città, o in campagna, ecc… Si sono eliminate queste differenze e lo stipendio è stato uniformato allo stipendio più alto esistente nella categoria. Dunque, lo stipendio della categoría medica che prendeva il salario più alto è stato aumentato del 40%; lo stipendio del medico che non rientrava in quella categorie, ha visto aumentare gli ingressi fino al 100%. Altro esempio: i lavoratori del settore educativo probabilmente vedranno aumentarsi lo stipendio del 30%.
Il salario minimo in Venezuela, a cui è agganciata anche la pensione sociale, è oggi il più alto in assoluto in America Latina: sfiora i 500 $; a questa somma vanno aggiunti altri benefici: i buoni alimentazione; l’equivalente della nostra tredicesima, pagata a Natale, che per i lavoratori a salario minimo equivale a due mensilità extra, per gli altri lavoratori varia in funzione dell’anzianità; ad agosto è previsto un buono per le vacanze, equivalente a due mensilità extra. In sostanza un lavoratore con stipendio minimo ed i pensionati sociali al minimo, hanno uno stipendio annuo non inferiore ai 10.000 dollari, al cambio di 2,60 bolivares per dollaro. Negli ultimi dieci anni l’aumento del salario minimo è stato del 500%, praticamente doppio rispetto al costo della vita, all’inflazione registrata nello stesso periodo.
Oltre ai benefici diretti derivanti dagli aumenti salariali, in questi anni sono intervenuti altri benefici per i lavoratori: la gratuità dell’assistenza medica e la gratuità dell’educazione, fino ai massimi livelli di studio, ossia all’università ed agli studi post-universitari. Anteriormente era tutto a pagamento e le classi più povere erano totalmente escluse. Alla fine dello scorso decennio, in Venezuela il 70% della popolazione viveva in stato di povertà; ed il 35% versava nella miseria estrema. Oggi la miseria estrema è quasi del tutto scomparsa e la povertà è stata ridotta fortemente e probabilmente molto presto sarà solo un ricordo del passato.
6.   La lotta all’inflazione ed alla speculazione
La politica monetaria adottata ultimamente, che dunque prevede un bolívar più forte per le importazioni ed un bolívar piu debole per le esportazioni ha anche un’altra finalità: combattere l’inflazione.
Con l’avvento dell’attuale governo di Hugo Chavez, nel 1999, l’inflazione è progressivamente scesa. In Venezuela l’inflazione si aggirava attorno al 100% ed in alcuni anni è stata anche superiore al 100%, come nel 1996; oggi è attorno al 20%, ma è un valore ancora troppo alto.
Se in precedenza l’inflazione era dovuta a scarsità di beni, quindi lo scarseggiare dei beni sul mercato faceva aumentare enormemente il prezzo, oggi la situazione è profondamente cambiata e la causa dell’inflazione è sostanzialmente la speculazione.
Dato che l’importazione dei beni è nelle mani di una ristretta cerchia di imprese e famiglie, queste decidono il prezzo al di fuori di ogni logica di mercato. Un piccolo esempio. Un’auto importata, ad esempio un modello Ford del valore di 10.000 dollari, viene immessa sul mercato venezuelano ad un prezzo triplo; un TV LCD 32 pollici, marca Philips, in Italia venduto a circa 350 euro ( http://www.shoppydoo.it/search.aspx?search=tv+32+lcd+philips&categoryid=320&fromCategoryId=320&sort=price ) , con IVA al 20%, in Venezuela prima della svalutazione di gennaio era venduto a non meno di 4.500 bolivares, pari a circa 1.500 euro, pur in presenza di una IVA al 12%.
Sul mercato venezuelano, se un bene è considerato di lusso, indipendentemente dal suo valore reale, i venditori gli applicano il prezzo che vogliono. E’ il caso del vino o del panettone. Una bottiglia di normalissimo vino da tavola venduto in Italia al supermercato ad uno o massimo due euro al litro, in Venezuela, essendo il vino prodotto di lusso, quella stessa bottiglia è venduta a non meno di 50 euro. Il prezzo non è dovuto ai costi di trasporto o eventuali tasse.
Un panettone, altro prodotto considerato in Venezuela di lusso, durante le ultime festività di Natale (quando il cambio bolívar-dollaro era ancora a 2,15) al duty free dell’aereoporto di Caracas (prezzo senza IVA) era venduto da 3 a 10 euro, secondo la marca, con il prezzo più alto spettante al “Tre Marie” ed il “Motta”, come più económico. Fuori l’aereoporto, in virtù della speculazione, il prezzo poteva arrivare fino a 60 euro! Presso il negozio “Dulcinea”, zona Candelaria a Caracas, un panettone “Tre Marie” era venduto a 180 bolivares, quasi 60 euro!
Altro aspetto esclusivo del mercato venezuelano riguarda l’adeguamento del prezzo di un prodotto locale a quello dell’equivalente importato, ossia la speculazione è tale che finisce per coinvolgere anche i prodotti locali. La nutella, ad esempio, prodotto importato ed immesso sul mercato venezuelano ad un prezzo non inferiore ai 9/10 Euro (nel mese di dicembre, prima della nuova política monetaria la confezione da 350 grammi era reperibile a 28/30 bolivares), ha un corrispondente prodotto venezuelano, il cui prezzo si suppone notevolmente inferiore, dato che la Ferrero, produttrice della nutella importa il cacao proprio dal Venezuela, ha dei costi di produzione notevolmente più alti (energía e mano d’opera italiana sono più alti rispetto a quelli venezuelani), a cui si aggiunge il trasporto transoeceanico del prodotto fnito. In conclusione il prezzo del prodotto locale che dovrebbe essere notevolmente inferiore finisce per essere lo stesso, se non superiore al prezzo del prodotto importato!
La speculazione, però, ha finito per coinvolgere non solo i prodotti importati, ma anche quelli nazionali e di primissima necessità, i cui prezzi vengono arbitrariamente aumentati.
Uno dei prodotti alimentari tipici del Venezuela è l’arepa, una sorta di panino fatto con farina di mais e riempito a gusto, ossia come meglio piace, dal formaggio, alla carne, ai frutti di mare.
In alcuni negozi, una arepa era arrivata a costare fino a 40 bolivares ed il prezzo medio non era mai inferiore ai 20/25 bolivares. Considerando che con un chilo di farina di mais, costo 2,7 bolivares se ne fanno una decina di arepe da 100 grammi ognuna e che se farcita con 50 grammi di formaggio o prosciutto ha un costo vivo inferiore ai 3 bolivares; si intuisce chiaramente l’enorme speculazione.
Il governo grazie alla politica monetaria, adottata a partire da gennaio, ha deciso di intervenire contro la speculazione. Nessuna misura repressiva, nessuna nuova legge; la lotta alla speculazione sarà condotta sulla base delle leggi di mercato. Grazie al surplus generato dalla manovra della política monetaria è intervenuto sul mercato aumentando i punti vendita dei prodotti di prima necessità, venduti direttamente dallo stato a prezzo controllato. 
Grazie all’acquisizione di una catena di supermercati, denominata “Éxito”, dove si vende di tutto, dai prodotti alimentari, agli elettrodomestici e mobili, che si aggiunge alle due catene statali già esistenti, “Mercal” e “Pdval”, si sta costruendo un’ampia rete di negozi denominati “Bicentenario”, capillarmente distribuiti sul territorio nazionale, comprese le baraccopoli. Specifichiamo che questa catena di negozi “Éxito” è stata espropriata, comunque dietro lauta compensazione, perchè gestita con criteri che definiré mafiosi è poco.
Intanto i proprietari di un’altra estesa e nota catena di supermercati (CADA), a capitale straniero, hanno offerto al governo la vendita della propra rete. Se anche questa rete dovesse essere inglobata, il venezuelano disporrebbe della più ampia rete di distribuzione a prezzi controllati.
In aggiunta, sempre nel settore alimentare, il governo sta aprendo una catena di negozi denominati “Arepera socialista”, una sorta di McDonalds venezuelano a capitale statale, in cui l’arepa è venduta a 5 bolívares. Il primo di questi negozi, è stato aperto in pieno centro di Caracas, con orario di apertura dalle sette di mattina alle sette di será.
Questo primo negozio ha avuto l’effetto inmediato di attirare migliaia di clienti. I ristoranti della zona che vendevano il piatto di pasta a 10/15 euro, le arepere che vendevano le arepe a 4/5 euro, le pizzerie che vendevano pizza a non meno di 10/15 euro (tutti prezzi fortemente superiori a qualsasi possibile prezzo giusto) per cercare di arginare la concorrenza dell’arepera hanno immediatamente smesso di aumentare i prezzi e per attiarre i clienti hanno cominciato a tirare fuori i menú a prezzo fisso attorno a 5/10 euro. La lotta alla speculazione sta avvenendo sul piano delle leggi di mercato: lo stato apre negozi dove vende i prodotti ad un prezzo giusto, senza rimetterci, finendo per costringere gli altri operatori presenti sul mercato ad adeguarsi, proponendo prezzi più giusti.
7.   L’assalto ai negozi
Nel momento in cui si annunciava pubblicamente la monovra che adeguava il cambio del bolívar, i negozi, soprattutto del settore elettrodomestici, venivano letteralmente presi d’assalto dal pubblico, convinto che l’indomani tutti i prezzi sarebbero aumentati del 100% ed oltre; e di fatto i commercianti, la sera stessa dell’annuncio della manovra, stavano iniziando a rimarcare i prezzi. Sia per motivi di ordine pubblico, sia per impedire che i negozianti disonesti rimarcassero i prezzi dei prodotti, la cui pratica è proibita per legge, è dovuto intervenuto l’esercito: davanti ad ognuno di questi negozi erano presenti uno o più militari a preservare l’ordine pubblico.
Dopo l’assalto iniziale e lo svuotamento dei negozi, a circa tre mesi di distanza dell’entrata in vigore della manovra, i prezzi dei prodotti che avrebbero dovuto aumentare non mostrano segni apprezzabili di aumento. Anzi, in virtù dei più stretti controlli sugli importatori a cui lo stato fornisce i dollari al cambio previsto di 4,30, alcuni prodotti mostrano prezzi in calo. Il TV 32 pollici venduto prima di gennaio a 4.500 Bolivares, equivalenti a 1.500 euro al cambio anteriore, oggi costa anche meno di 4.000, ossia al cambio uffciale di circa sei bolivares per euro, costa oggi 700 euro; ancora troppo rispetto ai prezzi italiani ed occidentali, ma meno rispetto a due mesi fa.
Il governo, dunque, entrando direttamente nella distribuzione dei prodotti, soprattutto alimentari e di prima necessità sta facendo concorrenza ai distributori tradizionali che aumentavano il prezzo a loro discrezione. Ciò è stato possibile grazie a questo surplus di introiti generato dall’adozione di una política monetaria che introduce una valuta nazionale debole per le esportazioni ed una moneta forte per le importazioni.
8.   A chi giova la manovra?
In sostanza, questa política monetaria favorisce soprattutto le esportazioni, ma anche le importazioni dei beni di prima necessità e scoraggia le importazioni dei beni che non rietrano tra quelli essenziali.
In realtà, il Venezuela è un paese che vive dell’esportazione di materie prime, a partire dal petrolio; le materie prime, però, sono tutte in mano statale ed il prezzo di tali prodotti è in dollari e dipende da ben altre variabili. Oltre il 90% delle esportazioni del Venezuela è di natura statale. Questa manovra, che potrà anche favorire una nascente industria privata esportatrice di altri prodotti, al momento favorisce soprattutto lo stato, che si ritova a gestire un surplus di denaro.
Indirettamente, favorisce soprattutto le classi più povere, in quanto come descritto sopra, stanno ottenendo benefici di varia natura: aumento dei salari e diminuzione dell’inflazione, attraverso la lotta alla speculazione.
Anche le classi medie ed alte ovviamente godono di questi stessi benefici a livello interno. Invece, chi effettua viaggia all’estero, o è abituato a comprare all’estero, magari tramite Internet, è penalizzato. Mentre sulle classi ricche, una ristretta minoranza, alla fine un aumento anche del 100% non incide molto, chi realmente è penalizzato è quella fascia di classe media abituata a viaggiare all’estero, una o più volte all’anno.
In ogni caso anche se il costo di un viaggio all’estero è raddoppiato, in realtà questo aumento è compensato dai benefici che gode internamente grazie all’aumento dei salari, alla riduzione dell’inflazione ed all’incremento dei servizi gratuiti (educazione  e sanità).

Fonte: www.folliero.it/
Link: http://www.folliero.it/02_articoli_attilio_folliero/2010/2010_03_29_politica_monetaria_venezuela.htm
29.03.2010
(1) Ipotesi ispirata all’esempio proposto da Informazione scorretta: http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/03/meglio-moneta-forte-o-debole-yuan.html



VADE RETRO VOTO

mar 31st, 2010 | By admin | Category: News

DI

MASSIMO FINI
massimofini.it

                                                                                            

 

 

 

 

 

 

 

In un articolo pubblicato sul Fatto il 13 marzo ( “Quale democrazia” ) auspicavo che l’indecoroso spettacolo dato dai partiti in campagna elettorale, con le liste taroccate, gli scambi di colpi bassi fra gli esponenti delle opposte nomenklature, inducesse finalmente i cittadini, andando oltre questi fatti contingenti, a riflettere sulla vera natura della democrazia rappresentativa e a capire “che non ha niente a che fare con la democrazia, ma è un sistema (meglio congegnato in altri Paesi, ma che da noi sta perdendo la maschera) di oligarchie, di lobbies, di associazioni para-mafiose, che il cittadino è chiamato a legittimare ogni tot anni col voto perché possano continuare, sotto la forma di un’apparente legittimità, i loro abusi, i loro soprusi, le loro illegalità” e l’occupazione, arbitraria dello Stato.
Mi auguravo quindi una forte astensione, incoraggiato non solo dai sondaggisti (che comunque nelle loro previsioni si sono tenuti ben al di sotto della realtà, perché fan parte anch’essi del sistema di Potere), ma anche da altri segnali che andavano oltre le chiacchiere da bar, pur importanti, ma dal fatto che per la prima volta un’esplicita esortazione all’astensione non veniva da cani sciolti o da gruppuscoli extraparlamentari (fra cui, se permettete, anche il mio “Movimento Zero”), ma dall’autorevole ItaliaFutura, la Fondazione promossa da Luca Cordero di Montezemolo. I risultati sono andati oltre le più pessimistiche (o ottimistiche, a seconda dei punti di vista) previsioni.
Quasi il 40% dei cittadini italiani si è rifiutato di andare a votare, e di partecipare a questo rito truffaldino. Certo in questa percentuale ci sono anche gli ammalati e gli impossibilitati a vario titolo, abbondantemente compensati però dalle schede bianche e nulle che il Viminale è solito dare con molta reticenza e con grande ritardo ma il cui numero, nelle recenti tornate elettorali, è sempre oscillato fra il milione e il milione e mezzo.
Dopo aver cercato di giustificare la débâcle astensionista anche nei modi più fantasiosi e ridicoli (la bella giornata di domenica , l’ora legale e perfino l’assenza dei talk show politici che son quanto di più ributtante si possa vedere in una tv già ripugnante) i partiti tenteranno, come al solito, di cantar vittoria o di minimizzare la propria sconfitta. Nel momento in cui scrivo non so come le forze politiche si siano ripartite i resti dell’elettorato votante e, per la verità, non me ne frega nulla. Quello che deve essere chiaro è che l’astensionismo non è solo un non voto contro l’attuale, inguardabile, governo, ma contro il sistema partitocratico nel suo complesso. Un cittadino su tre non è andato alle urne. E fra coloro che ci sono andati una fetta cospicua appartiene agli apparati, ai clientes, ai favoriti di tutte le risme. Se si fa questa ulteriore tara, il “voto libero”, dato in buona fede, si riduce a ben poca cosa. A ciò si aggiunga che la stragrande maggioranza dei giovani, come risulterà da indagini più approfondite, ha disertato le urne. Non per abulia ma perché questo sistema, che penalizza ogni futuro, gli fa schifo.
Cosa rimane quindi in mano ai partiti? Nulla, se non il loro potere abusivo. Quindi o si affrettano a fare una rapidissima marcia indietro, a liberare le posizioni che hanno illegittimamente occupato, a cominciare dalla Rai-tv, a dismettere le clientele che penalizzano i meritevoli a vantaggio degli affiliati, che umiliano il cittadino riducendolo a suddito costretto a chiedere come favore ciò che gli spetta di diritto, oppure la rivolta silenziosa e pacifica del 28 e 29 marzo 2010 diventerà, prima o poi, violenza.

Fonte: www.massimofini.it
Da il Fatto Quotidiano del 30 marzo



Senza censura

mar 30th, 2010 | By admin | Category: News

Introduzione di Marco Messina

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Le notizie raccontate dai tg e dai giornali ormai sono abiti firmati: dopo un po’ passano di moda e nessuno più se ne occupa. Dopo la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi e dopo che si è disinformato a volontà sulla questione affrettandosi a schierarsi a favore di questa o quella parte, senza sembrare mai troppo estremisti, la guerra in Palestina è tornata nell’oblio. Perché tanto, lì, tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo e non si risolverà mai nulla. Per questo motivo ho scelto di andare un po’ controcorrente indossando un vecchio capo non più trendy e tradurre questo interessante articolo di David Icke, scrittore e documentarista inglese in materia di globalismo e poteri occulti. Le crude immagini che accompagnano il testo sono liberamente tratte dal suo sito. Invito chiunque avrà la pazienza di leggere l’articolo a rintracciare le somiglianze con quanto scritto e detto a riguardo da Paolo Barnard, di cui ho già parlato in un precedente post. Perché è facile delegittimare qualcuno che osasse sostenere tesi alternative; nel caso di David Icke, ad esempio, basterebbe citare la teoria dei ‘rettiliani’ per far cadere la sua credibilità agli occhi di tanti. Ma quando più autori, partendo da storie personali diverse e usando gli stessi criteri di obiettività e trasparenza, giungono alle stesse conclusioni, allora, forse, parte della verità sarà già stata svelata.

L’articolo (marzo 2009):

E’ ORA DI DIRE LA VERITA‘ SU ISRAELE…SENZA TEMERE CENSURE. I CENSORI NON SONO D’ACCORDO? PAZIENZA…
di David Icke

 

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I territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania

 

Ciao a tutti…La popolazione del campo di concentramento noto come ‘Gaza’ viene in queste ore ripetutamente bombardata via aria e via terra dai bulli di Tel Aviv. I più avanzati aerei da combattimento e carri armati israeliani colpiscono obiettivi civili in questo devastato territorio che è ormai ridotto ad una prigione per esseri umani che il governo israeliano preferirebbe vedere morti. Il mondo assiste allo spettacolo di un popolo, i Palestinesi, continuamente colpito e distrutto da tiranni che agiscono in nome del vero potere nazionale: la Casata dei Rothschild. Siete voi, contribuenti americani e non, a pagare questo massacro premeditato. Gli aiuti americani a Israele ammontano a circa un terzo di tutti i finanziamenti esteri d’oltreoceano, nonostante gli israeliani costituiscano appena lo 0,001 percento della popolazione globale e possiedano il più alto reddito pro-capite nel mondo. E tutto questo senza considerare le donazioni delle multinazionali statunitensi e dei privati, che sono persino deducibili dalle tasse quando sono destinate israel-icke_3

 

all’esercito israeliano, come non accade in nessuna altra nazione. Secondo i dati del 2007, il governo degli Stati Uniti ha dato più di 6,8 milioni di dollari al giorno al ricco Israele, riservando solo 300 mila dollari al povero e disperato popolo di Gaza e della West Bank [1]. L’esercito americano ha ‘favorito’ la crescita dell’esercito israeliano per più di un quarto attraverso l’erogazione media di 3 miliardi di dollari l’anno fino al 2007, cifra garantita per altri 10 anni. Questi ed altri sostegni fanno di Israele il più grande beneficiario dei finanziamenti militari degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Gli Usa sono anche i più grandi fornitori dello Stato d’Israele di aerei da combattimento, munizioni e altre tecnologie militari. Come risultato, Israele possiede la più grande flotta di F-16 del mondo, eccezion fatta per l’aviazione USA. John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, nel loro libro The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, scrivono: “Dalla Guerra del Kippur del 1973, Washington ha concesso ad Israele più finanziamenti che ad ogni altro stato. Dal 1976, Israele è il principale destinatario, su base annua, di assistenza economica e militare diretta degli Stati Uniti, e il primo in assoluto dalla Seconda Guerra Mondiale. I finanziamenti americani diretti ad Israele superano di gran lunga i 140 miliardi di dollari riferiti al valore che la valuta verde assumeva nel 2003. Israele riceve circa 3 miliardi di dollari ogni anno, che corrispondono approssimativamente ad un quinto dell’intero budget di cui gli USA dispongono per la politica estera. Il che equivale a dire che gli Stati Uniti offrono ad ogni cittadino israeliano un sussidio pari a 500 dollari l’anno. Questa generosità appare ancora più incredibile se si pensa che oggi lo Stato di Israele è una ricca potenza industriale con un reddito pro-capite pari alla Corea del Sud o la Spagna”. Perchè lo fanno? Perchè la Casata dei Rothschild controlla Israele e tutto il sistema politico americano? La rete che collega le due parti si chiama ‘Sionismo’ ed è una invenzione dei Rothschild, così come lo stesso Stato di Israele. Il potere della trama occulta dei Rothschild coinvolge Israele, Stati Uniti, Europa e anche oltre, seguendo gli stessi metodi che adottano i soldati israeliani quando attaccando i bambini inermi di Gaza. Mentre scrivo il numero di morti supera gli 800 palestinesi, tra questi donne e bambini, con migiaia di feriti, molti dei quali resi ormai invalidi a vita. Stanno bombardando innocenti disarmati che non avranno mai una spiegazione credibile alla prepotenza israeliana. Oh, uomini impavidi di Israele; oh,

 

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come Dio sarebbe fiero di voi: ‘Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare in queste nazioni e le avrai conquistate, tu dovrai completamente distruggerle. Nessun accordo con loro e nessuna pietà dovrai mostrare’. Deuteronomio, 7:1-4. Tutto quello che vediamo a Gaza, e abbiamo visto molte altre volte, in Palestina come in Libano, non è altro che lo sterminio descritto nel Vecchio Testamento: un freddo, organizzato e spietato sterminio. ‘Fu così che inviarono 12 mila soldati a Jabesh Gilead [2] con l’ordine di uccidere chiunque si trovasse in quel luogo, anche donne e bambini. “Questo è tutto

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quello che dovete fare”, dissero. “Uccidere tutti i maschi e le femmine che non sono vergini”.’ Giudici, 21:10-24. ‘Dopo ascoltai il Signore dire agli altri uomini: “Seguite lui attraverso la città e ammazzate tutti quelli che non portano il segno sulla fronte. Non mostrate compassione; nessuna pietà! Uccideteli tutti, vecchi e giovani, ragazze e donne e bambini anche piccoli. Ma non toccate nessuno con il segno sulla fronte. Il vostro compito inizia proprio da qui, dal Tempio”. Così iniziarono uccidendo 70 capi. “Profanate il Tempio!”, ordinò il Signore. “Riempite i cortili di cadaveri! Andate!”. Così andarono e fecero come era stato loro ordinato’. Ezechiele, 9:5-7. Sono infinite le somiglianze tra il Dio sanguinario narrato nel Vecchio Testamento e le spietate e prive di anima Intelligenze Artificiali di Israele, o, per meglio definirle, i burattini dei Rothschild, perchè non hanno più cuore, nè comprensione o pietà di quanto non ne possa avere un pc da tavolo. Immaginate se l’Iran o qualunque altro stato al di fuori di Israele e USA (entrambi risorse Rothschild) facessero ciò che l’esercito israeliano sta facendo a Gaza. Ci sarebbe un’ondata di indignazione mondiale, non soltanto da Tel Aviv e Washington, si approverebbero risoluzioni ONU di ferma condanna nei confronti del Paese coinvolto e si discuterebbe della necessità di sanzioni o di intervento militare per ’salvare gli innocenti’. Ma quando è Israele a farlo si assiste soltanto a pallidi richiami per una tregua, o auspici perchè termini la violenza ‘comprendendo le ragioni di Israele’, oppure, per far presto, come nel caso del Presidente del ‘Cambiamento’ Obama, silenzio. Questo è soltanto una piccola parte di ciò che altri si troverebbero ad affrontare dal momento che Israele è proprietà dei Rothschild e quindi non è soggetta alle stesse regole che tutti gli altri paesi devono invece rispettare. Come disse il precedente Primo Ministro d’Israele, Ariel Sharon: “Israele può avere il diritto di mettere gli altri in discussione, ma nessuno ha il diritto di mettere in discussione il popolo ebreo e lo Stato di Israele”. E il Primo Ministro Golda Meir, reiterando la stessa arroganza sionista: “Questa nazione esiste come adempimento di un promessa fatta da Dio. Sarebbe ridicolo chiederle di render conto della sua legittimità”. Ah, ma è tutto scritto nel Vecchio Testamento? Eureka, benissimo, allora fa quello che ti pare! La ‘Casa degli Ebrei’ è all’origine di una organizzazione verticistica con a capo i Rothschild composta da una rete globale di società segrete di famiglie di diversa estrazione nota col nome di Illuminati. Durante gli attacchi israeliani in Libano nel 2006, lo scrittore ebreo Barry Chamish raccontò di un incontro avuto con il nipote di Evelyn Rothschild, che lasciò la famiglia per diventare un Mormone (in realtà non l’ha fatto,ma è convinto del contrario).

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Chamish disse che questo nipote venne a conoscenza del fatto che soltanto 7 famiglie stessero godendosi i ‘frutti’ della guerra con il Libano. L’uomo aveva detto, a proposito dei Rothschild: “Israele è il loro giocattolo personale. Li rende ricchi e potenti. Non può essere distrutto”. I Rothschild finanziarono i primi insediamenti europei in Israele, manipolarono gli eventi in Germania favorendo gli orribili trattamenti a cui

 

 

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furono sottoposti gli ebrei e altri, e poi usarono questo come pretesto per raggiungere il loro grande obiettivo a lungo termine: una roccaforte Rothschild-Illuminati in Palestina usando la popolazione ebrea come carne da macello da usare e abusare laddove necessario. Essi chiamarono il loro piano ‘Sionismo’. Questo termine è spesso usato per definire il popolo ebreo nella sua totalità, ma in realtà è un movimento politico ideato e sostenuto dalla Dinastia dei Rothschild e osteggiato da molti ebrei. I bulli israeliani spendono la maggior parte del loro tempo a condannare il terrorismo di altri paesi ignorando il fatto che il loro Stato fu creato attraverso incredibili atti di terrorismo compiuti da milizie armate come Irgun, Haganah e Stern, le cui stragi hanno permesso la nascita di Israele e del suo esercito, quello stesso esercito che oggi bombarda Gaza. Tra i principali leader di questi e altri gruppi terroristici spiccano i nomi di Menachem Begin, Yitzhak Shamir e Ariel Sharon, macellai che presto divennero Primo Ministro d’Israele e che ebbero perfino la faccia tosta di condannare il terrorismo arabo. Questi macellai oggi perseverano nel loro obiettivo di distruggere il popolo palestinese. Dopo che il Sionismo targato Rothschild ebbe realizzato lo Stato d’Israele nel 1948, si stima che 800 mila palestinesi divennero profughi fuggendo da quella che era stata la loro nazione. I loro discendenti si dice siano alcuni milioni. Oggi il mondo semplicemente resta a guardare, perchè lo Stato di Israele è ormai istituito per legge e nessuno più osa parlare di giustizia, legalità, decenza o pietà. Il progetto di annientare progressivamente il popolo palestinese inizia molto tempo prima della nascita dello Stato d’Israele. La Dichiarazione di Balfour del 1917, con la quale il governo britannico controllato dai Rothschild sosteneva la creazione della ‘Casa degli Ebrei’ in Palestina, recitava che ‘nessuno potrà intaccare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebree presenti in Palestina’. Ma il braccio destro dei Rothschild Chaim Weizmann avrebbe dichiarato successivamente: “Con tutto il rispetto nei confronti della questione araba,  il governo del Regno Unito ci ha detto che esistono anche diverse centinaia di migliaia di negri in quei luoghi e questo non costituisce un problema”. Da allora i palestinesi un problema non lo sono più stato e l’obiettivo di distruggerli è ora più che mai vicino. Un altro Primo Ministro d’Israele, ancora un terrorista che risponde al nome di David Ben-Gurion, non ha mai fatto mistero di questi propositi. Riguardo a Ben-Gurion, il precedente Primo Ministro, Yitzhak Rabin, in una versione senza censure delle sue memorie, pubblicata sul New York Times il 23 ottobre 1979, scrive: ‘Noi marciavamo là fuori e Ben Gurion ci accompagnava. Allon ripropose la sua domanda: “Che ne facciamo dei palestinesi?”. Ben-Gurion, con un cenno della mano, disse: “Scacciateli tutti!”. L’attuale ondata di attacchi nei confronti dei palestinesi di Gaza è soltanto l’ultima fase del loro distruzione pianificata. Gli israeliani hanno costretto i palestinesi a vivere in una sottile striscia di terra che è diventata un grande campo di concentramento in cui controllano tutto ciò che entra e esce, cioè persone, forniture di cibo, medicinali e ogni altro bene essenziale per la sopravvivenza.

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Quando Israele ha chiuso i varchi, i palestinesi si sono ritrovati in trappola e in balia della insensibilità e spietatezza del governo e dell’esercito di Tel Aviv sotto la direzione dei Rothschild. Uno scrittore ha recentemente descritto le condizioni in cui versano gli abitanti di Gaza nel modo seguente: ‘…Gli artigli di Israele chiudono Gaza come una bara sotto un assedio che continua da quasi tre anni, con una intensità tale che oggi il tasso di malnutrizione di Gaza è paragonabile a quello dell’Africa sub-sahariana, le acque di fogna scorrono a cielo aperto lungo le strade e inquinano il mare, le case vengono spianate con un omicidio di massa dopo l’altro; uomini, donne e bambini vengono fatti alzare da terra e poi uccisi; i bambini sono resi sordi a causa del continuo fragore delle bombe, la grande maggioranza di loro soffre di sindrome da stress post traumatico e molti di loro non hanno altra scelta che divenire “martiri”…’. E ora è anche peggio. Come può un intero popolo subire una così grande ingiustizia?

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A questa domanda è possibile rispondere soltanto attraverso la presa di conoscenza che i sionisti pensano davvero che esista un Popolo Eletto da Dio e che quindi i palestinesi sono da considerarsi poco più che bestie. Il Primo Ministro israeliano e terrorista Menachem Begin, in un discorso al parlamento definì i palestinesi ‘animali che camminano su due gambe’. L’ altro Primo Ministro e terrorista Yitzhak Shamir, invece disse ai coloni ebrei nel 1988 che i palestinesi ‘dovranno essere schiacciati come cavallette…le teste fracassate contro le rocce e i muri’. Il primo ministro israeliano e terroristat Ariel Sharon, successivamente ministro degli Esteri di Israele, confermò nel 1998 quale fosse il vero piano per i palestinesi: “Il governo di Israele ha il compito di spiegare alla pubblica opinione, con chiarezza e coraggio, alcune cose che nel tempo sono state dimenticate. La prima di queste è che non esiste Sionismo, colonializzazione, o Stato ebraico senza l’allontanamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”. Il piano consiste nell’uccidere o scacciare i palestinesi usando la povertà, la fame e la guerra e permettere così al Sionismo di divenire il ‘Grande Israele’. Quel piano è oggi a buon punto. All’inizio del 2008, il direttore dell’ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite disse che era ’sconvolto’ dalla ‘triste e miserabile’ condizioni di Gaza. Il Sottosegretario Generale John Holmes condannò Israele per la chiusura dei varchi limitando i rifornimenti di cibo e altri materiali, che è quello che oggi sta accadendo. Egli disse: “Tutto questo rende indecente la situazione umanitaria qui a Gaza, il che significa che la gente non è più in grado di vivere degnamente come è loro diritto”. Ma loro sono soltanto ‘animali che camminano su due gambe’, giusto?
Richard Falk, relatore sui territori occupati per conto del Consiglio Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha anch’egli aspramente criticato l’operato di Israele a Gaza. Ma lui è ebreo, e quindi molto più pericoloso perchè il governo di Israele non lo può bollare come ‘antisemita’. O forse è uno che ‘odia se stesso’, cioè l’etichetta data a quegli ebrei che osano criticare Israele. L’audacia di Falk nel criticare la Terra Promessa nelle vesti di ufficiale ONU gli costò un fermo di 20 ore e il divieto di entrare in Palestina allo scopo di impedirgli di fare il suo lavoro e quindi documentare le condizioni di vita del popolo palestinese durante gli attuali attacchi militari aerei e terrestri. Il divieto di entrare gli arrivò nella metà di dicembre 2008, giusto in tempo per non assistere all’ultimo bombardamento su Gaza che gli israeliani sapevano bene sarebbe avvenuto. Clicca qui per vedere un intervista a Richard Falk.

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L’amministrazione Bush negli ultimi otto anni è stata dominata dai neo-conservatori, i cosiddetti ‘Neocon’, un gruppo ramificato di uomini composto da personalità aventi la doppia cittadinanza americana e israeliana e/o da sionisti come Paul Wolfowitz, Richard Pearle, Dov Zackheim, William Kristol, Robert Kagan, Elliot Abrams, Douglas Feith, John Bolton, Robert B. Zoellick, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e altri. Il padrino dei ‘neo-con’ è Leo Strauss, un ‘filosofo’ ebreo nato in Germania, che è dell’idea che l’umanità debba essere governata da una ‘elìte religiosa’. Ma naturalmente la stagione sionista nell’ammistrazione americana è conclusa perchè ‘Mr Cambiamento’ sta per entrare in cabina di comando. Allarme…magari. Barack Obama sta riempiendo la sua ‘nuova’ amministrazione con sionisti come Rahm Emanuel, nuovo Capo di Gabinetto della Casa Bianca. Il padre di Emanuele, Benjamin, è un sionista estremista che faceva parte del gruppo terrorista Irgun in Palestina di cui ho accennato prima e, in virtù di questo, è lecito aspettarsi una forte influenza pro-israeliana nella politica estera della nuova amministrazione americana relativamente al conflitto in Medioriente. Non dobbiamo stupirci, quindi, del silenzio di Obama durante il bombardamento israeliano di Gaza.

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Questa la dichiarazione di Obama sulla crisi palestinese (vedi foto accanto): “Hey, non ho nulla da dire. Sto per fare un ‘par’ qui….Chiedete al mio Capo di Gabinetto, lui è un rabbioso sionista e suo padre ha contribuito alla nascita di Israele, perciò sa benissimo quello che sta accadendo”. Il nuovo governo degli Stati Uniti si appresta a diventare schiavo di Israele per il semplice fatto che, per assicurarsi la presidenza, Obama ha avuto bisogno della approvazione della intera lobby sionista americana. Il suo vice-presidente, Joe Biden, è da tempo porta borse di Israele. Disse su una televisione israeliana: “Sono un sionista, non bisogna essere necessariamente ebrei per dirsi sionisti”. Il Segretario di Stato Hillary Clinton è un altro burattino di Israele che promise di annientare l’Iran qualora scatenasse un attacco nucleare contro la nazione scelta da Dio. Vorrebbe dire anche che annienterebbe Israele se lanciasse un attacco nucleare sull’Iran? Nossignore.
I palestinesi non hanno mai avuto alcuna possibilità perchè il tavolo delle trattative viene regolarmente boicottato, le regole del gioco truccate ed è sempre stato così. All’epoca della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Britannico controllato dai Rothschild promise ai Palestinesi l’indipendenza in cambio di un sostegno nella guerra contro l’Impero Turco-Ottomano. Gli arabi palestinesi accettarono e, coordinati dal Tenente Colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come ‘Lawrence d’Arabia’, sconfissero l’Impero Ottomano. Ma la loro ricompensa non fu l’indipendenza: furono assoggettati prima al Mandato della Corona britannica e poi all’Israele sionista. I palestinesi furono ingannati, come ammise Lawrence poco più tardi, e sono stati sempre ingannati a partire da allora. Tutte le ‘road maps’ o i ‘processi di pace’ sono sempre pensati per non raggiungere alcun obiettivo. Il loro unico interesse è quello di mantenere lo status quo fino a quando dei palestinesi non resterà più nulla.
Israele giustifica sempre le sue stragi come ‘rappresaglia’ contro le offensive del gruppo palestinese di Hamas, che ufficialmente controlla le ‘autorità’ di Gaza, anche se la parola ‘controllo’ non viene mai usata quando Israele decide chi e cosa deve uscire e entrare nella Striscia di Gaza.

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Gli attivisti di Hamas hanno sparato razzi rudimentali uccidendo al massimo 4 persone. Terribile, vero, e non dovrebbe accadere. Non ho alcuna simpatia per Hamas, che è, a suo modo, un’altra tirannia, ma chiedetevi questo: “Cosa fareste nei panni dei palestinesi dopo 60 anni di soprusi e persecuzioni mentre il mondo sta a guardare?”. Rimuovi l’ingiustizia e verranno a cadere le motivazioni alla base della violenza scatenata da quella ingiustizia. Metti un popolo che si trova a scegliere tra l’accettazione del suo triste destino e aprire il fuoco e vedrai che alcuni si sentiranno costretti a sparare. Ma invece di affrontare le vere cause del problema, ovvero l’ingiustizia, Israele risponde con bombardamenti a tappeto causando la morte di più di 800 persone e il ferimento di altre migliaia in pochi giorni, almeno il 90% dei quali sono uomini, donne e bambini che non c’entrano assolutamente niente con i lanci dei razzi.

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 Nel 2007 sono stati uccisi 24 palestinesi per ogni israeliano. Questo è qualcosa di più che semplice ‘autodifesa’.
In accordo alle parole pronunciate due settimane prima dell’offensiva terrestre dal rappresentante ebreo delle Nazioni Unite Richard Falk: “Gli attacchi aerei dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza rappresentano una grave e massiccia violazione delle norme umanitarie internazionali definite dalla Convenzione di Ginevra, con riferimento sia alle costrizioni imposte da uno stato invasore che alla condotta di guerra…Queste violazioni comprendono:
- Punizione collettiva: l’intera popolazione di 1,5 milioni di persone della Striscia di Gaza è colpita a causa dell’azione di pochi militanti.
- Obiettivi civili: i missili israeliani vengono sparati contro aree civili in una delle zone a più alta densità di popolazione del mondo, certamente la più alta del Medioriente.
- Sproporzionata risposta militare: i missili aerei non hanno distrutto soltanto ogni ufficio della polizia e della sicurezza del governo eletto di Gaza, ma hanno anche ucciso e ferito centinaia di civili; un missile, stando a quanto riportato, ha colpito un gruppo di studenti che cercavano di raggiungere l’università”.

Tutta questa ferocia scagliata contro i palestinesi prende spunto dalla campagna di violenza dei gruppi terroristici sionisti per fondare lo Stato di Israele e dalla paura di essere chiamato ‘antisemita’ di chi si preoccupa di porre fine a questo male infinito. La dinastia dei Rothschild ha creato un network consolidato di associazioni ‘anti-odio’, come l’ADL (Lega Anti-Diffamazione) e moltre altre, con lo scopo di etichettare, negli Stati Uniti come in altri luoghi, come ‘antisemita’ o ‘razzista’ chiunque osasse criticare Israele o i suoi interessi. Politici (nonostante molti siano già stati terrorizzati e ridotti al silenzio), professori universitari, persone come me, e chiunque altro fosse intenzionato a rendere pubbliche queste convinzioni, viene immediatamente condannato dall’ADL e accusato calunniosamente di ‘razzismo’ e di essere pilotato dalla ‘estrema sinistra’ per mettere in pericolo Israele e gli ebrei.

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E’ incredibile come queste menti malate possano pensare di essere un popolo eletto e soprattutto accusare gli altri di razzismo. Gli ebrei che sfidano la tirannia, come il superbo Norman Finkelstein, sono indicati come ‘disprezzatori di se stessi’ e, come risultato, spesso perdono il lavoro e il sostentamento. Le organizzazioni ‘anti-odio’ dei Rothschild fanno sfigurare ogni loro Grande Fratello.
Ma noi non possiamo, e NON DOBBIAMO, restare in silenzio sulla tragedia palestinese perchè abbiamo paura di cosa potrebbe accadere a noi stessi. Cosa siamo, conigli??
Non si tratta di razzismo; si tratta di fascismo e del costante attacco contro un popolo inerme e disperato. Non me ne frega niente di quello che ADL possa pensare di ciò che dico, o di coloro cosiddetti ‘di sinistra’ che ripetono a pappagallo le loro infantili propagande. Bisogna parlare e perciò qualcuno dovrà pur farlo. E, comunque, a tutti quelli che stanno attuando il progetto sionista, che è solo una parte di un progetto globale di ben più grande portata organizzato insieme alle famiglie degli Illuminati, non interessa nulla degli ebrei. Essi sono piuttosto un sacrificio di poca importanza nel nome di un obiettivo più grande. Come disse il Primo Ministro israeliano e terrorista David Ben-Gurion: “Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione perchè a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”. Che razza di mente malata può partorire un pensiero simile? La razza che ha guidato Israele dal 1948 sembrerebbe essere la risposta. Bisogna abbandonare quelle ridicole e infantili etichette come Ebreo, Gentile[3] o Musulmano e altre stronzate ingannevoli e unirci nel nome della pace e della giustizia per tutti. Non c’è una ingiustizia ebrea o una ingiustizia palestinese, c’è semplicemente ingiustizia. Giustizia per una parte e nessuna giustizia per l’altra significa giustizia per nessuno. La parola giustizia assume un significato solo quando è uguale per tutti, e il popolo palestinese non l’avrà mai finchè il mondo resterà in silenzio e volgerà lo sguardo dall’altra parte.

 

[1] Il termine inglese ‘West Bank’ indica ‘la sponda occidentale del fiume Giordano’, cioè la zona meglio nota col termine Cisgiordania.
[2] Jabesh-Gilead è un’antica città situata sulle sponde del fiume Giordano di cui si narra nel Vecchio Testamento.
[3] Per l’Ebraismo la parola ‘Gentile’ indica colui che non è ebreo.