Regionali/ Provocazione di Italia Futura: Astensione per cambiare Sondaggio Swg: legittimo per il 51% tra i 18 e i 34 anni

Roma, 12 mar. (Apcom) – Altro che "turarsi il naso", come invitava a fare Indro Montanelli negli anni ’70, il Muro non c’è più e anche l’astensione può essere considerata una scelta politica come il voto ad un partito. La fondazione di Luca Cordero di Montezemolo Italia Futura lancia la sua provocazione dal web con un editoriale firmato da Andrea Romano e Carlo Calenda che accompagna il sondaggio realizzato da Swg sulla propensione degli italiani ad astenersi. Non per disinteresse nei confronti dalla politica, ma per protesta, per dare voce all’insofferenza rispetto a ciò che il panorama politico offre.

Lo studio Swg mostra una tendenza all’astensione ‘per scelta’ soprattutto tra i giovani e il commento di Romano e Calendo rileva: "Viene da pensare che se vi fosse una crescita dell’astensione e se aumentasse il numero degli italiani decisi ad esercitare il diritto individuale al non voto, ciò potrebbe rappresentare un impulso utile ad un auspicabile rinnovamento del copione. In questo caso sarebbe difficile biasimare gli astenuti". Posizione provocatoria, che due politologi di schieramenti opposti come Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino stigmatizzano, anche se il direttore della fondazione Farefuturo dice di comprendere le ragioni che spingono molti giovani a scegliere l’astensione.

Il sondaggio Swg, in particolare, rileva che il 58% degli italiani è ancora "contrario" alla scelta dell’astensione, mentre il 25% è "favorevole" e il 17% risponde "dipende". Se però si guarda alle risposte per classi di età, si scopre che tra i giovani (18-34 anni) i contrari sono solo il 49%, mentre i favorevoli salgono al 32% e quelli che rispondono "dipende" sono il 19%. Non solo: quando viene chiesto se "il caos che caratterizza la vita politica italiana" renda l’astensione una scelta "legittima", il 51% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni si dice ‘d’accordo’ (21%) o ‘del tutto d’accordo’ (30%). E Romano e Calenda rilevano: "L’astensione è generalmente considerata, a ragione, una manifestazione di qualunquismo. Oggi però c’è da chiedersi se esercitare ancora una volta il diritto di voto senza alcuna convinzione, per riprendere il giorno dopo la quotidiana lamentazione sul sistema politico nel suo complesso, non rappresenti l’espressione di un qualunquismo ancora peggiore".

 

Link