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Archive for aprile 2010

Report, Cicap e carta igienica

apr 30th, 2010 | By admin | Category: News

Di

Marco Pizzuti

Come tristemente noto l’Italia è agli ultimi posti della classifica mondiale sulla qualità e la libertà d’informazione. A chi riesce a salvare l’integrità dei propri neuroni evitando sapientemente ogni trasmissione concepita all’unico scopo di distrarre le masse e tenerle così ad un livello culturale e intellettuale dello spessore di una pozzanghera, rimane infatti ben poca scelta. Nel ristretto paniere delle rare trasmissioni decenti troviamo certamente Report ed è quindi una amara sorpresa sentire la giornalista Milena Gabanelli prestare credito al famigerato CICAP, un comitato che dovrebbe difenderci dalle truffe degli imbroglioni e dei ciarlatani ma che in realtà difende a spada tratta qualsiasi versione ufficiale ci venga imposta dall’establishment. Tra gli argomenti scientifici ridicolizzati dal CICAP come bufale e/o leggende metropolitane troviamo ad esempio tecnologie scomode come la fusione fredda o pericoli alla salute come quelli derivanti dalle scie chimiche. Davvero meritato quindi l’accessorio spedito in busta chiusa alla conduttrice di Report dai telespettatori più attenti ed informati.

 



MAGIA NUCLEARE

apr 30th, 2010 | By admin | Category: News

DI

CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La natura dei popoli è varia; ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione.”
Niccolò Machiavelli
Dalla Francia alla Russia – evitando però la Germania, dove hanno deciso che, man mano che le centrali nucleari diverranno obsolete, semplicemente le spegneranno ed utilizzeranno energia rinnovabile – il Grande Capo Capelli Dipinti stringe mani ed accordi, celebrando il gran ritorno dell’Italia al nucleare.
Non prima di tre anni, però, per iniziare la prima centrale e dove ancora non si sa. Siccome esiste ancora un “rischio elezioni”, non sia mai che si spiattellino segreti di Pulcinella come i luoghi dove sorgeranno futuri siti nucleari, e si perdano così i voti dei “favorevoli sì, ma nel giardino del mio vicino”.
Questi famosi siti – verrebbe da dire “elementare, Watson” – per una questione tecnico/legale, salvo qualche new entry saranno quasi tutti nelle zone dove c’era già prima una centrale, poiché quelle aree già possiedono le necessarie autorizzazioni. Le autorizzazioni non invecchiano mai, i referendum invece sì: magia nucleare.
Ovviamente, la colpa di questi ritardi è solo da imputare al “gran lavoro” che la commissione d’esperti, nominata ad hoc, si trova sul groppone per districare il contorto groviglio geografico/istituzionale dei futuri siti.
Il che, fa sospettare che i famosi “esperti” abbiano frequentato un anticipato anticipo della Riforma Gelmini poiché, anche sapendo assai poco di Geografia, non ci vuole tanto a capire dove le centrali potranno essere costruite, ossia in aree non sismiche e ricche d’acqua dolce.
Può anche darsi che una futura riforma istituzionale istituisca nuove aree non sismiche: Sicilia, Friuli, Umbria…per decreto. All’unanimità, Gelmini compresa.
Il garante di tutta l’operazione è quel galantuomo di Scajola – quello del “rompicoglioni” al defunto Marco Biagi – che adesso pare abbia comprato una casupola nel centro di Roma con un pagamento in nero di 600.000 euro, pagati – si dice, la Magistratura dovrà accertarlo, sempre che domani possa ancora accertare qualcosa dopo che sarà stata “riformata” – dal costruttore Anemone, uno dei “fiori di campo” della “serra Bertolaso”.
Insomma, con le competenze geografiche della Gelmini e lo specchiato fulgore morale di Scajola, più la benedizione del Banana, possiamo affermare d’essere in buone mani. Anzi, in una botte di ferro, come Attilio Regolo.
Eppure, non si sentono sicuri.
C’è forse un ripensamento…che so, almeno un atto di dolore per aver infranto una decisione che gli italiani avevano preso con un referendum abrogativo? No, niente.
Su quel referendum hanno glissato perché – essendo un referendum abrogativo – sotto il profilo legale aveva abolito le leggi che istituivano il nucleare dell’epoca: basta fare una nuova legge!
Fare, oggi, un referendum consultivo? Eh…mica sono scemi…eppure sarebbe il minimo. In una democrazia vera.
Chi ancora, però, non confonde le coltellate alla schiena con la democrazia ateniese, qualche mal di pancia lo scorge perché quella campagna referendaria si giocò proprio sulla scelta fra mantenere il nucleare oppure abolirlo. Una scelta politica, di campo: mica per abolire il decreto numero…della legge numero…e il comma…
Serve, allora, una vigorosa campagna pubblicitaria [1] per convincere gli italiani che il nucleare è bello, fa bene e non ingrassa. Pare che abbia anche dei positivi riflessi sulla cute, sulle rughe e sulla circonferenza dei glutei: ancora non si sa se la testimonial sarà Carlà Brunì in Sarcofagò, oppure la più “ruspante” Michela Brambilla in Ministerium. E in reggicalze. Deciderà la commissione d’esperti.
Già me la vedo quella pubblicità.
Prevedo carrellate “lunghe” su paesaggi incontaminati dove – solo in lontananza, sia chiaro – comparirà un etereo sbuffo di vapori iridescenti, mentre la sommità del reattore sarà truccata con Photoshop per assomigliare alla pipa dello zio Amilcare. Come colonna sonora, ovviamente, la Sesta di Beethoven.
Poi – se ne occuperà “Striscia la notizia”? – ci faranno entrare in un’abitazione francese con la famiglia che attende il desco. Il più piccolo dei figli avrà un girello che sembrerà l’Atomium di Bruxelles, mentre la mamma mescolerà la minestra nella zuppiera e, nei vapori, compariranno le stelline di Natale. Musica: We are the (atomic) World.
Infine, il capofamiglia condurrà la telecamera nel garage dove, ben allineati, ci saranno tre mastodontici SUV tutti con la scritta “dono di EDF”. Musica: la Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Qui, la metà dei maschi italiani in età da scorrazzata notturna a tutto gas, raggiungerà l’eiaculazione.
Eh, se non ci fosse lui…chi avrebbe mai pensato – al posto dei noiosi dibattiti, della valutazione dei rischi, dell’impennarsi del prezzo dell’Uranio, della questione delle scorie, dell’eolico che da un paio d’anni, negli USA, produce più del nucleare, e poi ancora… – che la questione va sistemata, semplicemente, a suon di spot?
Siamo o non siamo un Paese di cerebrolesi?
Insomma, un po’ quello che noi facevamo credere alle giovani albanesi che appassivano curve sui libri: oggi, per fortuna, la loro salute è salva perché stanno all’aria aperta e passeggiano nei viali italiani.
Il Banana stesso, durante l’ultima visita a casa degli Skipetari, ha raccomandato al premier di Tirana di continuare con le forniture di carne fresca.
Così, con i soldi pubblici della RAI – paradosso: anche con i soldi di quelli contrari! – sarà allestita una bella campagna pubblicitaria, con tutto lo staff prelevato fra figli, nipoti, cugini e parenti vari dei notabili pidiellini. Uno staff ben pagato, ovviamente: chissà se questa volta scoppierà pubblicopoli?
Ci ha colpito, in questi giorni, l’affermazione del buon Scajola – “una faccia, una razza”, come dicono in Grecia e noi aggiungiamo “una certezza” (!) – nella quale sosteneva che la maggioranza degli italiani è oramai favorevole al nucleare. Poche balle, su. Addirittura, il 54%! [2].
Peccato che non siano stati comunicati gli estensori della ricerca, le metodologie…niente. Lo dice Agi Energia è ciò vi basti, popolo incredulo: direttore responsabile Giuliano De Risi, nominato a quel posto nel 2005. Regnante sempre lui, il Banana.
Ora, che la questione del nucleare non possa essere affrontata a colpi di sondaggi (e di pubblicità) è papale, però ne ho scovati parecchi che raccontavano cose un po’ diverse. E, importante, tutti citavano le fonti degli istituti di ricerca, dai quali si possono ricavare le metodologie adottate. Li riporto nelle note [3] [4] [5] [6].
Poi, che Legambiente tiri da una parte e Scajola dall’altra si può capire: ma, almeno, le fonti e le metodologie adottate…
D’altro canto, se gli italiani fossero in così larga maggioranza favorevoli al nucleare, che bisogno ci sarebbe di metter su tutto il can can pubblicitario?
Ciò che si ricava dai sondaggi è che la percentuale degli italiani, favorevoli ad avere una centrale nella propria Provincia, cala drammaticamente: un terzo, anche meno. Perché?
Non è soltanto la ben conosciuta solfa del “non nel mio giardino”, perché gli italiani – in larga maggioranza proprietari delle loro abitazioni – guardano anche al mercato immobiliare.
Già sappiamo che, sulle prime, faranno roboanti promesse: soldi a tutti, elettricità gratis, come nella famiglia della pubblicità. Chissà che non arrivino anche delle escort atomiche.
Poi, quando si spegneranno i riflettori, gli italiani che avranno accettato scopriranno che il valore immobiliare delle loro case si sarà ridotto ad un terzo: e non fidatevi dei dati francesi! Le case, in Francia (a parte Parigi e poche altre aree), costano già un terzo rispetto alle corrispondenti abitazioni italiane! Il motivo? Leggete “La guerra di Cementland” [7].
Comunque, buona gente, dormite sonni tranquilli: non ci sono vere centrali nucleari in costruzione, solo quelle della pubblicità. Fra un materasso ortopedico ed una cyclette, troveranno il modo per far guadagnare qualche soldo alla solita squinzia che poi si porteranno a letto: tutto finirà lì. Perché?
Poiché ci sono parecchi segnali in tal senso.
Mangiafuoco s’è recato all’incontro con Putin [8] accompagnato dal Gatto e dalla Volpe, in arte Conti e Scaroni, i capoccia di ENEL e di ENI.
Sotto l’albero (anche se non è Natale) c’erano già i doni: le forniture di gas per l’ENI ed il completamento del Southstream, tanto gradito a Putin, Scaroni e poco da Obama.
Dopo una breve pausa di rilassamento, nella quale hanno promesso centrali a fusione – ma quando, fra mezzo secolo? Nessuno c’è ancora riuscito! – si è passati ad un altro “pezzo da novanta”.
Per Conti, c’era una vera e propria sorpresa: la costruzione a Kaliningrad (o, se preferite, Königsberg) di una grande centrale nucleare, avente una potenza installata (su due gruppi) di circa 2.350 MW. Roba grossa.
Per chi l’avesse scordato, Kaliningrad è un’enclave russa completamente staccata dalla madrepatria, giacché è compresa all’interno dei confini lituani e polacchi nel Baltico centro-meridionale. Che cosa se ne fa, Mosca, di una centrale che si trova in una regione che non ha vie d’accesso alla Russia? A Putin piace giocare la parte degli ucraini nella “guerra del gas”? Ma per favore.
Come è stato limpidamente dichiarato, la produzione della centrale sarà destinata alle “aree europee”. E, l’Italia, dove si trova?
Per rassicurare ancor più l’ospite, il Banana ha dichiarato che l’inizio dei lavori per la prima centrale nucleare italiana avverrà non prima di tre anni. Ma…sa contare?
Già pensare che questo governo duri ancora tre anni è una bella scommessa, con la maggioranza che “va sotto” in Parlamento e passa un emendamento dell’opposizione. Chi mancava all’appello? Tantissimi deputati, ma fra i tanti i più erano quelli di Fini.
Tanto per fare una gentilezza “all’amico Gianfranco”, il Banana fa pubblicare sul giornale del fratello (!) un bel articolo che prende di mira Fini, accusandolo di una trama oscura fra la di lui suocera e la RAI. Se dovessimo meravigliarci per tutte le nefandezze della RAI, dovremmo scrivere dall’alba al tramonto per 365 giorni l’anno.
Mentre Bossi tuona col suo federalismo, il Banana – ma, allora, è proprio sfatto, pronto per la macedonia – si scusa con Fini, questa volta facendolo incavolare come una bestia. Ma, insomma…di chi è il Giornale?
Se, anche, domani Bossi e Fini s’innamorassero perdutamente l’uno dell’altro – con il Banana stesso a fare da testimone alle nozze – e la legislatura durasse ancora tre anni, s’andrebbe a nuove elezioni in pieno “subbuglio nucleare”, magari con una campagna referendaria in atto. Scelta oculata, non c’è che dire: se non hanno nemmeno il coraggio di pubblicare i nomi dei futuri siti nucleari!
Quindi, signori miei, dormiamo sonni tranquilli: Conti si porta a casa una centrale (va beh, in Russia, ma l’elettricità viaggia alla velocità della luce…) mentre Scaroni si gonfia le tasche di gas e petrolio russo. Il Banana può continuare a raccontare la sua panzana nucleare e tutti sono contenti: dopo, darà la colpa ai comunisti. Anzi, a Fini ed ai comunisti, anzi no, a Fini comunista. Parola di Fede.
Nota metodologica.
Chi conosce come scrivo, sa benissimo che non mi piacciono gli epiteti e non amo insultare: non ho mai chiamato Silvio Berlusconi “il Banana”.
Dopo, però, aver compreso che per Silvio Berlusconi io – e con me tutti gli italiani – siamo ritenuti soltanto un ammasso di cellule cerebrali da ammansire con le grazie di qualche velina del gran circo Barnum/Raiset, soprattutto per una questione di vitale importanza come l’energia, non ho più motivo per non appellarlo “Banana”, anzi, “testa di banana”.

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/04/magia-nucleare.html

NOTE:
[1] Fonte: http://www.ecoblog.it/post/10237/nucleare-in-arrivo-spot-televisivi-per-convincere-gli-italiani?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+ecoblog%2Fit+(ecoblog)
[2] Fonte: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=67230&id=65&ante=0
[3] Fonte: http://www.legambiente.eu/archivi.php?idArchivio=2&id=5765
[4] Fonte: http://www.demos.it/a00231.php
[5] Fonte : http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/ambiente/nucleare1/sondaggio-nucleare/sondaggio-nucleare.html
[6] Fonte : http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20100210173935026688.html
[7] Vedi : http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/la-guerra-di-cementland.html
[8] Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99407&sez=HOME_INITALIA
Articolo liberamente riproducibile, ovvia la citazione della fonte



Storia & cultura : Le Carte degli Illuminati

apr 29th, 2010 | By admin | Category: News

di

Massimo Mazzucco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parla spesso in rete di un particolare gioco di carte, chiamato “Illuminati Card Game”, che appartiene ad una vasta serie di giochi basati sulle diverse teorie che riguardano gli Illuminati, i poteri occulti e il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. (*)
Ciò che rende questo gioco interessante è la presenza di molte carte che descrivono con anticipo (“Illuminati Card Game” è del 1994) eventi di portata mondiale che sono poi realmente accaduti.
Fra questi spiccano soprattutto la distruzione del Pentagono e delle Torri Gemelle, la cui rappresentazione grafica sembra addirittura ricalcata da una fotografia del fatto reale, avvenuto nel 2001.
Altre sorprendenti “coincidenze“ sono, ad esempio, la pandemia con tanto di “quarantena", la “manipolazione dei mercati finanziari”, oppure “l’esplosione del vulcano”, che ci ricordano da vicino eventi accaduti di recente.
Ci sono poi immagini più generiche, come la “riduzione della popolazione“, …
… o la “riscrittura della storia“, che corrispondono sicuramente ai sogni più o meno nascosti degli Illuminati del “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il fatto che questo set di carte sia stato effettivamente pubblicato nel ’94 sembra fuori discussione, in quanto il gioco è talmente diffuso che se certe carte non comparissero nel mazzo originale, ma fossero state aggiunte dopo, qualcuno lo avrebbe sicuramente denunciato.
Siamo quindi di fronte ad un curioso minestrone di progetti attribuiti al “Nuovo Ordine Mondiale” – alcuni specifici, altri generici, alcuni realizzati e altri no – che di certo non può essere spiegato con una semplice serie di coincidenze.
Fra le varie possibilità, la spiegazione più probabile è che il creatore del gioco, Steve Jackson, abbia ricevuto informazioni riservate da qualcuno che era a conoscenza diretta dei progetti che circolavano nell’ambito del “Nuovo Ordine Mondiale”.
E’ possibile che Jackson sia stato usato come “altoparlante inconsapevole“, a cui vengono passate informazioni da diffondere, in modo apparentemente triviale, con l’intento di rafforzare la pubblica percezione del potere degli Illuminati. Oppure potrebbe appartenere lui stesso al NWO, oppure ancora può essere una persona che cerca solo di sfruttare commercialmente certe informazioni di cui in qualche modo è venuto in possesso. In fondo, la Steve Jackson Games dichiara un reddito lordo annuo superiore ai 2 milioni e mezzo di dollari.
Il caso di Jackson ricorda da vicino quello di certi libri “fortunati”, come ad esempio “Il Candidato Manciuriano”, che hanno saputo descrivere in anticipo vicende che si sono poi realizzate nella realtà.
Vi sono anche autori dotati di intuito particolare, che percepiscono in anticipo certe onde di “sentire collettivo”, come ad esempio “Il Nome della Rosa”, oppure il “Codice da Vinci”, sfruttando al meglio il nascente interesse popolare per certi argomenti “occulti” – o comunque occultati. In certi casi diventa addirittura difficile capire quanta informazione originale esista fra le righe di un libro, e quanta invece sia il riflesso di quel sentire collettivo, introdotto – consciamente o inconsciamente – dallo stesso autore nelle sue pagine.
In realtà, a ben guardare, le carte degli Illuminati non rappresentano nulla di stupefacente, se non l’eventuale conferma che ciò che accade nel mondo sia spesso il risultato di una precisa volontà di un ristretto gruppo di persone. Il primo attentato al World Trade Center risale al 1993, indicando che un progetto di un attentato con esplosivi alle Torri Gemelle dovesse essere in circolazione almeno da quella data (che precede l’uscita del gioco di carte).
Vi è anche una possibilità più remota, più difficile però da sostentare in modo analitico: che l’autore non riceva affatto informazioni esterne, ma che sia dotato di particolari “poteri di preveggenza“, che gli permetterebbero di visualizzare in anticipo eventi che poi accadono nella realtà. A sua volta, si potrebbe teorizzare che questo tipo di preveggenza consista nella capacità di accedere ad un insieme di archetipi, che esisterebbero fuori della nostra dimensione spazio-temporale, i quali vengono ad assumere le forme specifiche degli eventi che poi accadono nel nostro tempo. In questa ottica si può anche spiegare un fenomeno come quello di Nostradamus, le cui quartine, più che anticipare eventi specifici, sembrano rappresentare archetipi universali, sufficientemente dettagliati però da poterli applicare in seguito a certi fatti realmente avvenuti.
Qui però dobbiamo fermarci, perché stiamo entrando in un territorio assolutamente ipotetico, che non ci permette di utilizzare il metodo analitico, e ci offre risposte che possono avere al massimo un valore individuale.
Di certo possiamo affermare una cosa: man mano che procede il cammino dell’umanità, scopriamo che è sempre più grande il numero di cose che non conosciamo rispetto a quelle che conosciamo. E questo è già un notevole passo in avanti, volendo, che ci possa almeno liberare da quell’ignoranza, travestita da falso sapere, che ci offusca costantemente la vista.

 

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11 settembre : Alex Jones nella trappola dei debunkers?

apr 28th, 2010 | By admin | Category: News

di

Massimo Mazzucco

In un articolo intitolato “Notizia bomba! L’11 di settembre Silverstein voleva demolire il Building 7”, Paul Joseph Watson di Prisonplanet denuncia quella che sarebbe stata una svista, da parte del giornalista della FOX Jeffrey Shapiro, che conferma la demolizione controllata del WTC7. Il passaggio incriminato di Shapiro, il cui articolo era diretto contro Jesse Ventura (che appoggia il Movimento 9/11), è la sua dichiarazione che “quel giorno Silverstein era al telefono con la compagnia di assicurazione, per convincerli a demolire l’edificio ormai pericolante”. Questo costituisce, secondo Alex Jones, la conferma del reale significato della famosa frase “pull it” di Silverstein, e conferma quindi l’intento effettivo da parte sua di demolire il WTC7.
Nella prefazione all’articolo, Alex Jones si domanda “… come poteva Silverstein pensare di demolire in modo sicuro l’edificio, quando la procedura richiede settimane o persino mesi per essere preparata in modo adeguato, anche senza il caos aggiuntivo che circondava l’edificio 7 l’11 di settembre? Come si sarebbero potuti collocare esplosivi in modo adeguato in un tempo così breve, all’interno di un edificio in fiamme che era già stato evacuato, a meno che gli esplosivi non fossero stati collocati in precedenza? Questa nuova rivelazione stupefacente richiede una indagine immediata”.
Segue l’articolo di Watson, …
… di cui traduciamo i passaggi più importanti:
“Il pezzo della Fox contro Jesse Ventura e il Movimento per la Verità sul 9/11, scritto dall’ex procuratore di Washington Jeffrey Scott Shapiro, rivela inavvertitamente una verità scioccante, che il concessionario del WTC7 Larry Silverstein, che ha incassato quasi 500 milioni di dollari dall’assicurazione in seguito al crollo dell’edificio 7 – una struttura di 47 piani che non è stata colpita da nessun aereo, ma è crollata in sette secondi l’11 di settembre – era al telefono con il suo assicuratore per cercare di convincerlo che l’edificio andava distrutto con una demolizione controllata.
Nel pezzo per la Fox Jeffrey dichiara: “quel giorno lavoravo come giornalista per Gannett News a Ground Zero, e ricordo chiaramente ciò che ho visto e udito. Poco prima che l’edificio crollasse diversi ufficiali della polizia e dipendenti della Con-Edison mi dissero che Larry Silverstein, il finanziatore di One World Financial Center [un altro edificio nelle vicinanze, n.d.t.], fosse al telefono con il suo assicuratore per cercare di far autorizzare la demolizione controllata dell’edificio [WTC7], poiché le sue fondamenta erano già instabili e si prevedeva che crollasse.
Una demolizione controllata avrebbe ridotto al minimo i danni causati dal crollo imminente dell’edificio e avrebbe potenzialmente salvato delle vite. Molti fra le forze dell’ordine, fra i pompieri e altri giornalisti erano al corrente di questa possibilità. Non c’era alcun segreto. Non c’era nessuna cospirazione”, scrive Shapiro.
Dopodiché l’articolo ricostruisce la nota vicenda del “pull it”, con tutte le dichiarazioni e le smentite che erano conseguite, e conclude sostenendo che questa ultima dichiarazione di Shapiro non faccia che confermare il vero significato di quella frase.
In seguito però – ci spiega Jones nel suo commento radiofonico - l’edificio sarebbe crollato magicamente da solo, evitando ai demolitori di dover intervenire.
Purtroppo l’analisi di Watson/Jones si ferma qui, suggerendo che il duo di Prisonplanet in realtà sia caduto nella stessa trappola che credevano di smascherare.
Sembra infatti evidente che la dichiarazione di Shapiro sulla presunta telefonata di Silverstein all’assicurazione non sia affatto uno “scivolone” dovuto a distrazione, ma un lucido tentativo di fare fronte alla quantità di prove ormai schiacciante che continuano ad emergere a favore della demolizione.
Sostenere invece che la frase "gli sia scappata" significa credere che davvero Silverstein abbia dovuto telefonare all’assicurazione prima di demolire il WTC7. Come se avesse bisogno del loro OK per portare a termine un piano preparato con lunghi mesi di anticipo, e non certo "a livello di assicurazioni".
Che la frase sia tutt’altro che uno scivolone, inoltre, lo si capisce dalla “explicatio non petita” di Shapiro, quando dice “lo sapevano tutti, non c’è nessuna cospirazione”. E’ evidente che lo scopo di quella frase sia di rinforzare il concetto che l’edificio fosse “traballante”, condizione necessaria per accettare in qualche modo la tesi del crollo spontaneo. Ci aveva provato anche Attivissimo – in questo molto più lungimirante di Shapiro – a capovolgere a proprio favore la quantità sempre crescente di testimonianze da parte di coloro che “sapevano in anticipo” del crollo imminente.
Peccato che si dimentichino tutti di spiegare come mezzo mondo potesse prevedere quel crollo con un tale anticipo (alcune ore, in certi casi), quando tutti sappiamo, e lo stesso Sunder del NIST ha confermato, che “nessun edificio in acciaio era mai crollato prima a causa del fuoco”.
O è zuppa, o è pan bagnato.
In ogni caso, io continuo a ritenere che la dimostrazione della demolizione controllata del WTC7 stia tutta nella frase di polizia e pompieri “l’edificio sta per esplodere, sta per saltare in aria”, che in inglese non può essere in alcun modo confusa con i termini che verrebbero usati nell’imminenza di un collo spontaneo.
L’ambiguità fra “sta per crollare” (passivamente) e “lo faranno crollare” (con esplosivi) si può mantenere fino ad un certo punto, ma di fronte a quella frase, mandata in onda dalla CNN, persino il “madrelingua” di cui sopra ha dovuto battere in ritirata.
Tutte le altre argomentazioni, compreso quella del “pull it” – e ora questa appendice della telefonata fantasma all’assicuratore – non portano a nulla di utile, poichè sono tutte in qualche modo controargomentabili. Ovviamente, è da stupidi pensare che “poliziotti, pompieri e giornalisti” sapessero tutti con chi fosse al telefono Silverstein, ma ciò non dimostra nulla di utile, mentre si creano delle distrazioni pericolose che, seppur perseguite in buona fede, rischiano solo di allontanarci dalla verità dei fatti.
Conosciamo ormai molto bene il funzionamento della disinformazione, che sa sfruttare al meglio il vantaggio di avere dalla sua tutti i media mainstream. E’ quindi perfettamente inutile cercare l’ennesima “prova” di ciò che non è comunque dimostrabile “oltre il ragionevole dubbio”, per il semplice motivo che ognuno il ragionevole dubbio lo piazza dove gli viene più comodo. E’ invece molto più saggio attestarsi su quei pochi punti, scarni ma indistruttibili, ai quali nessun debunker è mai riuscito a dare una risposta accettabile.
Cito i primi che mi vengono in mente (dove per “dimostrare” si intende la mancanza di una spiegazione alternativa plausibile).
- La frase “the building is about to blow up” dimostra che l’edificio non è crollato per un cedimento spontaneo.
- I resti sparsi in un raggio di 14 Km. dimostrano che United 93 non è caduto intero, ma che è stato distrutto in volo.
- Un Boeing 757/767 non può volare in orizzontale a 900 Km./h. al livello del mare.
- Se AA77 si è presentato di fronte al Pentagono volando raso-erba, non poteva non abbattere e travolgere le reti di recinzione e i rulli di cavo elettrico che si trovavano sul suo percorso.
- Se il foro d’uscita al Pentagono (III anello) è stato causato dalla fusoliera dell’aereo, che sarebbe poi evaporata nel nulla – Popular Mechanics ci dice che si era trasformata in una “palla di fuoco” – non è possibile che siano stati riconosciuti tramite DNA i resti di tutti i passeggeri.
- Un pilota che non abbia mai guidato un jet nella sua vita non può in alcun modo compiere manovre come quelle descritte dai controllori di volo di UA 175 (picchiate “nose down”, risalite estreme, banking a oltre 4G, ecc.). Nemmeno la maggioranza dei piloti normali saprebbe farle.
- L’asserzione di NORAD/FAA che si siano perse le tracce di AA77 da quanto ha invertito la rotta è smentita dalla testimonianza di Mineta su Cheney.
In fondo, basta soltanto una di queste argomentazioni per dimostrare che la versione ufficiale è falsa. Il resto, non sta a noi spiegarlo.

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CRISI FINANZIARIA: SALVARE L’EUROPA, ISTRUZIONI PER L’USO

apr 28th, 2010 | By admin | Category: News

DI

GILLES BONAFI
gillesbonafi.skyrock.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La crisi greca suscita speranza e inquietudine. Speranza per coloro che sognano di vedere implodere l’Europa, inquietudine per chi, questa fine, non può concepirla. Tuttavia, non bisogna perdere di vista il fatto che l’Europa è un anello essenziale del Nuovo Ordine Mondiale che ha così tanto bisogno di energia che è “impensabile” che questa possa sparire; Del resto, sono già pronte delle soluzioni elaborate da tempo. Come al solito le riforme saranno di ordine tecnocratico mettendo in atto strutture che sfuggono al controllo delle nazioni e dunque dei cittadini.
L’euro, una moneta fragile
Una volta individuato, il problema necessita di alcuni richiami.
Prima di tutto, non bisogna perdere di vista che il trattato di Maastricht ha diviso l’Europa in due: da un lato l’Unione Europea, dall’altra la zona euro. Ora, la zona euro è estremamente fragile per il fatto che i paesi che la compongono hanno economie differenti. Per esempio, la Germania non è certo allo stesso livello della Grecia, e tuttavia, questi due paesi hanno una moneta comune.
Questo non è trascurabile! In effetti, siamo in molti a spiegare che l’euro, nello stato attuale delle cose non potrebbe sopravvivere a una crisi peggiore.
L’economista Jeans-Calde Werrebrouck, del resto, aveva dato un’ eccellente sintesi della situazione il 3 febbraio 2009:
“La soluzione sarebbe, in Europa, di arginare la grave divergenza, in continua crescita, dei tassi d’interesse sul debito sovrano, condividendo i rischi. Questo aggiramento presuppone la creazione di una agenzia comune di emissione, facendo sparire gli “spreads”. Tutto questo, però, necessita di strategie di cooperazione interstatali che portino a regole rigide per gli Stati minacciati dal fallimento ”
Infatti, le differenze tra i tassi d’interesse sul debito (spread) in ragione delle divergenze economiche sono inconcepibili nell’ambito di una moneta comune. Questo si può comparare ad una barca sulla quale nessuno dei rematori rema alla stessa velocità’ e per giunta senza timone.
Per evitare questo problema e salvare l’euro, bisogna mettere in atto una struttura interstatale, un tesoro europeo.
Del resto, nel febbraio 2009, anch’io avevo sollevato lo stesso problema soprattutto spiegando che questo dibattito non era nuovo, nel mio articolo Crisi sistemica: le soluzioni (n 1: l’euro),oggi più che mai attuale e nel quale scrivevo: “ A dire il vero, questa idea non è nuova ( quella del tesoro europeo), la si può far risalire a Erik Robert Lindahl che parlava già un tesoro europeo nel 1930 e, nel 1989 Carlo Ciampi, (banchiere e decimo presidente della Repubblica Italiana) aveva fatto una proposta che avrebbe dovuto dare il monopolio dell’emissione dell’euro alla BCE ( proposta Ciampi).
Il rapporto Lamfalussy (2004) era stato più preciso e dimostrava la necessita’ di un soggetto regolatore unico. Un recente articolo di Bruegel (Think tank che opera per lo sviluppo economico dell’Europa) parla anche della creazione di un regolatore finanziario unico in Europa.
Ora, l’urgenza della situazione ci obbliga a creare una “struttura di difesa” che ci permetta di riacquisire i crediti dubbiose, cosa al momento impossibile visto che non possediamo un tesoro europeo. Questo è confermato da Anton Brender, capo economista della banca Dexia: “ c’è bisogno di qualcuno che acquisti i debiti, ora, anche su scala zona euro, non esiste un Tesoro comune. Ecco tutta l’ambiguità dell’Unione monetaria europea. E’ dotata della stessa moneta ma la Banca Centrale Europea non dispone di nessuna autorità’ in materia cautelativa rispetto alle banche” (Le Figaro.fr del 24.0908).
Più di recente, l’economista Michel Aglietta ha dimostrato che “il sistema dell’euro era fragile poichè non poteva (contrariamente alla FED) posizionarsi come prestatore centrale, in ultima istanza, dal momento che la BCE non emetteva l’euro e possedeva pochi fondi propri.
Ora, oggi le cose si stanno delineando ed ecco nel dettaglio come questo tesoro europeo, di chi CERS sarà’ la tappa chiave, verrà creato.
Il CERS, verso un tesoro europeo
Il Centre for European Policy Studies (CEPS), è un think tank europeo, il cui direttore è Daniel Gros, un economista tedesco. Del resto, è lui che, l’8 febbraio, con Thomas Mayer ,capo economista della Deutsche Bank ha lanciato l’idea di un Fondo Monetario Europeo, un tesoro europeo.
A grandi linee, spiegano che di fronte all’esplosione del debito pubblico (avvalendosi dell’esempio greco) c’è bisogno, in ultima istanza, di un organismo di prestito. Per chi volesse approfondire la questione vi invito a leggere l’articolo pubblicato, sul sito del The Economist Disciplinary measures.
Tuttavia, è interessante notare che questi due economisti propongono strutture soprannazionali con un consiglio di amministrazione rappresentativo dei paesi della zona euro.
Del resto, la creazione di un FME, non è ancora all’ordine del giorno e tutto questo maschera la vera soluzione in corso. Si tratta del Consiglio europeo per i rischi sistemici , CERS ( rapporto di Sylvie Goulard) il cui punto di forza sarà il Sistema europeo delle banche centrali, SEBC, che comprende le 27 banche centrali nazionali dell’Unione europea e che avrà l’incarico di controllare e sorvegliare ogni paese europeo.
Certamente il CERS dipenderà’ interamente dalla BCE. Ecco la “ breve storia del CERS che debutterà “nel corso del 2010”.
“ La creazione della sorveglianza macro cautelativa, a livello europeo e l’istituzione del CERS sono previsti nell’ambito di un progetto di regolamento basato sull’articolo 95 del trattato CE, che esige la codecisione del Consiglio e del Parlamento europeo. Il regolamento è completato da un progetto di decisione del Consiglio che conferirà alla BCE il compito di assicurare il segretariato del CERS. Prima di avanzare proposte legislative, la commissione ha ampiamente consultato tutte le parti interessate, sia dopo la pubblicazione del rapporto del gruppo De Larosiere che dopo la Comunicazione del maggio 2009, che ha descritto la nuova architettura di sorveglianza nelle sue linee generali. Il Consiglio Europeo, di giugno, ha appoggiato le proposizioni contenute nella Comunicazione e ha accolto favorevolmente l’intenzione della Commissione di adottare dei testi legislativi all’inizio dell’autunno, per una rapida approvazione. L’obiettivo e’ che il nuovo quadro sia messo in atto nel corso del 2010. Il Consiglio europeo ha annunciato che analizzerà’ il soggetto in ottobre”.
Ecco qualche precisazione sul funzionamento del CERS che dovrebbe particolarmente illuminarvi:
⁃ la maggior parte delle decisioni non saranno rese pubbliche poiché “ le questioni potenzialmente abbordate negli avvertimenti e nelle raccomandazioni saranno estremamente sensibili e bisogna stare attenti agli effetti nocivi che potrebbe provocare la pubblicazione come, per esempio, il pericolo di una precipitazione o una reazione esagerata dei mercati finanziari”.
⁃ ⁃ Il CERS coopererà strettamente con il nuovo FSB, il comitato di stabilità finanziaria USA che organizzera’ anch’esso un organismo di controllo del rischio sistemico dipendente dalla riserva federale americana.
⁃ Le autorità nazionali non avranno diritto di voto perché non saranno responsabili che della sorveglianza microcautelativa. (1)
Del resto, lunedì 15 febbraio, la BCE ha creato la direzione generale della Stabilità finanziaria incaricata di identificare e valutare “i rischi sistemici in seno alla zona euro e al sistema finanziario dell’UE”.
Un nuovo organismo sarà ben presto quello del Sistema europeo di sorveglianza finanziaria SESF incaricato di sorvegliare banche, mercati finanziari,assicurazioni e pensioni.
José” Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea ci da il senso di tutto questo: “i mercati finanziari sono non solamente nazionali ma europei e mondiali. La loro supervisione deve esserlo altrettanto. Il nuovo sistema che proponiamo oggi, forte dell’appoggio politico degli stati membri seguito al rapporto di Larosiere, è destinato a proteggere i contribuenti europei dal ripetersi dei giorni bui dell’autunno 2008 quando i governi sono stati obbligati a versare miliardi di euro alle banche. Questo sistema potrà’ anche ispirare un sistema mondiale. Questa la posizione che sosterremo al G20 di Pittsburgh”

Gilles Bonafi, professore e analista economico
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2838834976-Sauver-l-Europe-mode-d-emploi.html

Note
(1) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/405
(2) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1347
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA



IL COLLASSO PROSSIMO VENTURO DELL’UNITA’ D’ITALIA E DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

apr 28th, 2010 | By admin | Category: News

DI

GIULIETTO CHIESA
megachipdue.info

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eugenio Scalfari dice che il collasso definitivo della democrazia repubblicana e costituzionale e della stessa unità del paese potrebbe prodursi per tre fattori convergenti: l’arrendevolezza del presidente della Repubblica, l’irrilevanza della sinistra, e l’indifferenza dell’opinione pubblica democratica. Poi si corregge e salva Napolitano.
Io non lo salverei, ma è quello che, ormai, conta meno. E su cui, comunque, contare non è opportuno.
E aggiungerei, dalla parte che arreca l’offesa, il micidiale patto tra Berlusconi e la Lega, l’uno che guarda le spalle all’altro. E che vogliono andare fino in fondo.
E la insulsa e miope realpolitik neocentrista di De Benedetti, che fotografa lo stato penoso della cosiddetta borghesia illuminata italiana Credo che si debba essere realistici all’estremo. Vincere questa partita mortale, con questo tipo di protagonisti, sarà oltremodo difficile.
Sono passati quattro anni dal referendum del 2006. Allora l’opinione pubblica democratica sconfisse la devolution anche senza e contro i partiti della sinistra (tutti).I
Io penso che quell’opinione ancora esista e regga. E sia la maggioranza del paese.
Cioè affermo che la narrazione berlusconiana dell’Italia è falsa.
Ma da allora il disfacimento e l’irrilevanza della sinistra si sono aggravati e approfonditi.
Si devono dunque individuare le forme della battaglia in queste condizioni. Che impongono due compiti che hanno tempi diversi. Uno è l’urgenza di costruire una trincea comune. Di costruirla a prescindere dalle diversità strategiche, tattiche e personali. Individuando nemici e amici.
Chi cede sul terreno delle cosiddette “riforme condivise” deve essere considerato l’avversario. Non per niente Berlusconi e Calderoli hanno applaudito Napolitano alla Scala.
Il PD si appresta a negoziare. Non tutto. Quelli che non negoziano sono amici. Gli altri stanno col nemico. Una parte dell’opinione pubblica democratica sta a guardare e non capisce. Bisogna aiutarla a capire.
Ciascuno faccia la sua parte, ma noi siamo fuori dal parlamento e possiamo solo muovere quelle parti dell’opinione pubblica che riusciamo a toccare.
Torno a chiedere, a tutte le componenti dell’intellettualità, del sindacato, del giornalismo e dello spettacolo, di riunirsi attorno a un tavolo per decidere se dotarsi, da subito, di uno strumento per parlare con l’opinione pubblica democratica e per mobilitarla.
“Rai per una notte” deve diventare un appuntamento per tutti i giorni. Anche fosse per un’ora al giorno.
Questo è l’unico passo politico realizzabile, possibile. Forse perfino decisivo. Non affrontarlo significa assumersi una responsabilità decisiva per le sorti dello scontro. Chiedo alla Federazione Nazionale della Stampa di chiamare a questa raccolta.
Altre convergenze non sono praticabili in questa fase. Ed è inutile, a mio avviso, proporre cartelli di vecchi partiti, fuori e dentro il parlamento. Non si formeranno e perderemo tempo.
La seconda cosa che occorre fare è renderci conto che la nostra irrilevanza complessiva deriva dalla incomprensione della crisi generale del mondo e dalla impossibilità di rimettere in moto lo sviluppo.
E’ un tempo più lungo, ma sarà tanto più lungo quanto più tardi cominceremo. Riguarda i contenuti di una alternativa di sistema. Alleanze politiche non saranno costruibili senza trovare dei contenuti comuni.
I contenuti comuni si trovano se si organizza una ricerca comune e non si definisce un preciso ordine del giorno per avviarla.
Ci sono due giornali indipendenti che coprono due aree decisive e attive dell’opinione pubblica democratica e possono, senza suscitare sospetti, farsi promotori di una raccolta di forze capaci di affrontare il primo e il secondo compito: sono «il manifesto» e «Il Fatto».
Propongo che se ne facciano carico.

Fonte: www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/3598-il-collasso-prossimo-venturo-dellunita-ditalia-e-della-democrazia-italiana.html