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Archive for ottobre 2010

Gli esperti fantasma della Bigpharma

ott 31st, 2010 | By admin | Category: News

 

Bob Livingston, da: http://current.com/1t7734c


Traduzione per The Living Spirits, di Tatiana Coan

Quando abbiamo un disturbo e andiamo dal medico, ci aspettiamo che venga prescritto un medicinale come cura e che la scelta di questo medicinale venga fatta sulla base di risultati di test effettuati per quel disturbo. Invece, probabilmente non è così.

I medici potrebbero pensare che lo sia, come anche i pazienti, ma il fatto è che le informazioni che i medici ricevono – persino da alcune pubblicazioni che hanno la pretesa di essere state convalidate prima di essere pubblicate – sono spesso solo un prodotto dell’ufficio marketing di Big Pharma.

Questo perché Big Pharma usa “scrittori fantasma” per abbozzare articoli per le pubblicazioni e li fa sottoscrivere a medici considerati luminari come se questi ne fossero gli autori, anche se tutto quello che questi dottori fanno è leggere gli articoli e suggerire modifiche.

Questo fatto venne alla luce alla fine del 2008 quando il Congresso (Parlamento USA ndt)  iniziò a interessarsi di questa questione e poi nuovamente venne a galla nel 2009. Fu nel 2009 che il New York Times e la Public Library of Science (PLoS – la  Biblioteca della Scienza) ebbero accesso ai documenti usati in una causa legale depositata da più di 14.000 querelanti che svilupparono il cancro al seno mentre prendevano il farmaco Prempro, usato come terapia ormonale per la menopausa.

Il farmaco era prodotto dalla casa farmaceutica Wyeth (poi acquistata dalla Pfizer). La Wyeth utilizzò un’azienda di marketing, la DesignWrite, per redigere articoli e adescare medici luminari per farli comparire come gli autori degli articoli.

Secondo un servizio di PLoS Medicine, la rivista della PLoS, la terapia a base di ormoni iniziò nel 1942. Fu allora che il farmaco Premarin (il predecessore del Prempro) divenne il primo farmaco approvato per il trattamento delle vampate di calore dalla Food and Drug Administration. Sforzi promozionali sostenevano che gli estrogeni potevano preservare giovinezza e salute.

Negli anni 70, i medici, influenzati dall’informazione errata che considerava la menopausa una malattia endocrina simile all’ipotiroidismo, prescrivevano estrogeni a milioni di donne che non presentavano sintomi. Con il 1975 si vide che l’incidenza del cancro all’endometrio nelle donne che stavano usando gli estrogeni era aumentata dell’800 per cento.

Per neutralizzare il cancro all’endometrio, fu aggiunto il progestinico alla terapia sostitutiva ormonale. Questo fu propagandato negli anni 1990 quale cura preventiva per malattie cardiovascolari, osteoporosi, Alzheimer, cancro al colon, perdita dei denti e degenerazione maculare. Ad ogni modo, studi compiuti fino al 2002 hanno dimostrato che la terapia ormonale non era riuscita a prevenire malattie cardiovascolari e aumentava il rischio del cancro al seno, infarto, demenza e incontinenza.

Ancora oggi, nonostante dati scientifici definitivi che dimostrano il contrario, molti ginecologi continuano a credere che i benefici della terapia ormonale siano superiori ai rischi. Questa percezione, che non si basa su prove, potrebbe essere il risultato di decenni di influenza attentamente orchestrata dall’industria sulla letteratura medica, così riporta Plos Medicine.

Plos Medicine sostiene che tra il 1996 (quando il Prempro fu pubblicizzato per la prima volta) e il 2004, la Wyeth collaborò con parecchie aziende di formazione medica e di comunicazione  – ma soprattutto con la DesignWrite – per pubblicizzare i prodotti appartenenti alla famiglia del Premarin. Nei suoi comunicati con la Wyeth, la Design Write notò che “la Ricerca mostra un’alta fiducia da parte di medici specialisti sugli articoli di riviste che riportano informazioni credibili sui prodotti”. Quindi, in aggiunta a “articoli recensiti nella versione integrale”, la DesignWrite raccomandò che il piano di pubblicazione per i prodotti Premarin includesse mini-recensioni, resoconti di casi, editoriali, lettere e commenti. 

La DesignWrite suggerì che pezzi brevi potevano essere pubblicati velocemente e che erano un efficiente “mezzo per collocare autorevoli informazioni sul profilo terapeutico di un prodotto nelle mani di medici influenti”. L’azienda spiegò anche che avrebbe aiutato la Wyeth sul decidere: quali dati presentare, reclutare “gli autori”, scegliere i giornali, creare estratti e manifesti per convegni medici e “Posizionare il prodotto in modo tale da influenzare i sottoscrittori”.

Poi la DesignWrite redigeva gli articoli – lanciando il farmaco sotto la miglior luce possibile – e lo sottoponeva ai medici per riesaminarlo. I medici che lo avevano passato in rassegna diventavano poi gli “autori”.

PLoS Medicine riporta che non c’é prova che gli “autori” siano stati pagati per l’utilizzo del loro nome.

C’é anche piccola prova che gli autori abbiano fatto di più del solo revisionare l’articolo e che occasionalmente hanno dato suggerimenti sulla revisione.

E’ illegale per le case farmaceutiche promuovere un farmaco pubblicizzato per un uso diverso da quelli approvati dalla FDA. Ma gli articoli nelle riviste mediche, nelle newsletters e nei giornali non sono considerati materiale promozionale e la FDA li considera liberi scambi di informazioni e non interviene. (Comunque, si provi a far passare alla FDA promozioni sui benefici di integratori naturali … o persino di cibi naturali…).

PLoS Medicine scrive che, in assenza di dati (o in presenza di dati contrari ai fini del marketing), gli articoli recensiti nelle riviste mediche sono veicoli cruciali per incoraggiare farmaci off-label (fuori etichetta), promuovendone così i benefici non comprovati, e per minimizzare eventuali danni.

In altre parole, Big Pharma può dire qualsiasi cosa voglia sui benefici di un farmaco o ignorare completamente gli effetti collaterali noti e dannosi fin tanto che questi articoli vengono riportati in giornali medici, newsletters e periodici.

Questo estratto dell’articolo del 4 Agosto 2009 uscito su The Times dal titolo “Documenti Medici di Scrittori Fantasma Promuovevano la Terapia” dimostra come funzionava il sistema:
Nel 2003, un dipendente della Design Write scrisse una bozza di 14 pagine di un articolo; l’autore era nella lista sotto l’abbreviazione “TBD” (to be determined) – che significa “da determinare”. Nel luglio 2003, la DesignWrite mandò la bozza alla Dott.ssa Gloria Bachmann, un professore di ostetricia e ginecologia al Centro Medico Robert Wood Johnson.

La Dott.ssa Bachmann rispose con un messaggio email alla DesignWrite. “Il profilo é eccellente per come è stato scritto”. Nel settembre 2003, la DesignWrite inviò una mail alla Dott.ssa Bachmann con la prima bozza dell’articolo. Lei dichiarò anche quell’ “eccellente” e aggiunse, “Ho soltanto da fare  una correzione che ho evidenziato in rosso”.

L’articolo, quasi una copia testuale della bozza della DesignWrite, fu pubblicato nel 2005 ne “The Journal of Reproductive Medicine”, con la dott.ssa Bachmann che appariva nella lista come l’autore principale. Nell’articolo si descrivevano i farmaci a base di ormoni come fossero il “sistema di riferimento” per il trattamento delle vampate di calore e la dottoressa si dimostrava meno entusiasta per altre terapie.

Nella sezione dei riconoscimenti, si ringraziavano parecchi medici scrittori per la loro “assistenza editoriale”, senza rivelare che quegli scrittori lavoravano per la DesignWrite, che faceva pagare alla Wyeth $ 25.000 per produrre gli articoli.

La Dott.ssa Bachmann , che ha 30 anni di ricerca e di esperienza clinica sulla menopausa, disse che lei giocò un ruolo importante nella pubblicazione per aver prestato la sua competenza. Lei affermò che la corrispondenza via mail non riflette i contributi che potrebbe aver dato durante conversazioni telefoniche e di persona su incontri.

“C’era bisogno di revisionare un articolo e dissi: “Sì, riesaminerò la bozza e mi assicurerò che sia accurata” La Dott.ssa Bachman disse in un intervista su Tuesday “Questo è il mio lavoro, questo è quello in cui credo, questo riflette il mio punto di vista”.

In risposta a una domanda di un giornalista, Michael Platt, il presidente della DesignWrite, scrisse che l’azienda “non ha partecipato e non parteciperà alla pubblicazione di alcun materiale nel quale non ha completa fiducia sulla validità scientifica del contenuto, basato sui migliori dati disponibili”.

Ma, come riporta PLoS Medice, la Design Write aveva un’agenda specifica quale agente di marketing pagato dalla Wyeth, che consisteva in:

- Mitigare i rischi percepiti del cancro al seno associati alla cura ormonale.

- Promuovere farmaci non testati e off-label, includendo la prevenzione della demenza, la malattia del Parkison e il peggioramento della vista.

- Sollevare domande sulla sicurezza e sull’efficacia delle terapie concorrenziali (messaggi competitivi).

- Difendere i benefici cardiovascolari, nonostante la mancanza di benefici dimostrata da prove cliniche aleatorie.

- Collocare la terapia ormonale a bassi dosaggi.

Sfortunatamente per più di 14.000 donne, la Design Write ha fatto un buon lavoro. Così ora ci si deve chiedere: “Il mio medico ha scelto il farmaco che sto prendendo sulla base di un pezzo di marketing ben scritto?” E’ probabile che sia così. Poiché ci sono articoli come quelli che spingono i medici a decidere quali farmaci prescrivere ai pazienti.

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L’IRAN CHE I MEDIA OCCIDENTALI NON VOGLIONO CHE TU VEDA

ott 31st, 2010 | By admin | Category: News

DI FLYNT LEVERETT E HILLARY MANN LEVERETT
MR-zine

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando il Presidente Mahmoud Ahmadinejad si è recato in Libano la settimana scorsa, attirando una folla enorme e quella che sembra essere una risposta pubblica straordinariamente positiva, molti analisti occidentali hanno liquidato il viaggio come una sorta di stratagemma politico, volto a distrarre l’attenzione dalla reputazione presumibilmente impopolare di Ahmadinejad in patria. Ma dopo essere tornato dal Libano, Ahmadinejad si è recato ad Ardabil, una delle tre provincie di maggioranza Azera. Uno dei nostri lettori ci ha inviato un link con le foto della folla che ha accolto Ahmadinejad nella capitale della provincia (chiamata anch’essa Ardabil), che abbiamo apprezzato molto.
Il fatto che Ahmadinejad possa ottenere questo tipo di risposta popolare è particolarmente degno di nota. Stando ai risultati ufficiali delle elezioni presidenziali della Repubblica Islamica del 12 giugno 2009, Ahmadinejad ha ottenuto una maggioranza dei voti in due delle provincie iraniane a maggioranza Azera, Ardabil e Azerbaijan Orientale. Il suo principale avversario alle elezioni, Mir-Hossein Mousavi, ha ottenuto la maggioranza dei voti nella terza, l’Azerbaijan Occidentale. Molti critici occidentali hanno considerato questi risultati come una chiara prova di frode.
Come ha fatto Ahmadinejad ad aver vinto in due delle tre province a maggioranza Azera contro Mousavi, che è etnicamente Azero? Tra le più assurde osservazioni che Karim Sadjadpour ha fatto sulla politica iraniana durante gli ultimi diciotto mesi c’è anche la sua considerazione che ciò fosse plausibile tanto quanto il fatto che McCain potesse ottenere la maggioranza dei voti Afro-Americani nella sua campagna presidenziale del 2008 contro Barack Obama.

 

Eppure questi analisti “fact-free” (“che non si attengono ai fatti” ndt) ignorano la lunga vicenda personale di Ahmadinejad nelle province iraniane a maggioranza Azera. Agli inizi della sua carriera Ahmadinejad è stato un ufficiale provinciale nell’Azerbaijan Occidentale ed ha prestato servizio come governatore di Ardabil durante il periodo 1993-1997. Al secondo round delle elezioni presidenziali della Repubblica Islamica del 2005, una corsa disputata tra Ahmadinejad e l’ex-Presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il primo ebbe una sostanziale maggioranza di voti nelle tre province con prevalenza Azera. Nel 2009, il margine di vittoria di Ahmadinejad in Ardabil e Azerbaijan Orientale era minore di quello del 2005, e perse di poco il voto popolare nell’Azerbaijan Occidentale (la percentuale dei voti ad Ahmadinejad in questa regione era all’incirca del 47 percento). Pertanto i risultati ufficiali indicano che Mousavi ottenne una percentuale di voti maggiore nelle aree a maggioranza Azeri (ed anche in Baluchistan) rispetto a quella che ottenne in tutto il paese. Ma i risultati indicano anche che Ahmadinejad mantenne un significativo livello di sostegno popolare nelle aree a maggioranza Azere. L’accoglienza ricevuta ad Ardabil qualche giorno fa sembra confermare questi dati. Nel sostenere che Ahmadinejad abbia un notevole sostegno popolare, non si vuole insinuare che egli non trovi un’opposizione. Consideriamo Ahmadinejad, nel suo contesto politico, come un leader politico eccezionalmente efficace. Ma è anche una figura profondamente polarizzante. Quella parte del corpo politico iraniano avverso ad Ahmadinejad sembra davvero provare avversione per lui. E, certamente, la grande maggioranza di quelli che potrebbero essere annoverati tra gli avversari politici di Ahmadinejad, non hanno alcun interesse a minare la fondamentale integrità e stabilità della Repubblica Islamica.
Purtroppo, il reportage/cronaca dei media occidentali sulla politica iraniana sembra, per la maggior parte, incapace di prendere in considerazione input provenienti da fonti diverse dalla parte nord di Teheran e dai supporter espatriati del Green Movement. Come parte del nostro lavoro su www.RaceForlran.com negli anni passati, abbiamo cercato di mettere in evidenza casi in cui gli sfoghi di media occidentali di rilievo sembravano aver abbandonato gli standard normali di rigore giornalistico e persino di integrità nei loro reportage sulle questioni iraniane. Per esempio, abbiamo criticato diverse storie di Nazila Fathi del New York Times in queste righe (vedi qui e qui). Nella nostra critica, abbiamo individuato casi specifici in cui la Fathi ha cercato di far passare affermazioni infondate come reali rivendicazioni. In altri casi, la Fathi ha utilizzato come fonte di rivendicazioni apparentemente reali solo l’opposizione o siti web anti-islamici, senza tuttavia citare in tal modo queste fonti. In un episodio abbiamo anche rilevato che un link della Fathi ad un particolare sito web non legittimava l’affermazione per cui lo stava usando come fonte. E, con una mancanza considerevole, la Fathi non si è preoccupata di informare i suoi lettori che il “gruppo ribelle Curdo” al quale appartenevano cinque attivisti curdi giustiziati in Iran – il PJAK – era stato designato dall’Amministrazione Obama in maniera formale come un’organizzazione terroristica. (I cinque attivisti curdi vennero giustiziati dopo essere stati giudicati colpevoli di capi d’imputazione derivanti dalla loro presunta partecipazione ad attacchi terroristici mortali in Iran.) Dopo aver scritto di queste quotidiane mancanze di professionalità giornalistica, abbiamo notato più di uno sforzo di rendere la fonte di alcuni punti particolari delle storie della Fathi in modo più credibile, o perlomeno più trasparente. In seguito abbiamo constatato che il New York Times non stava più pubblicando i suoi “resoconti” sull’Iran dalla sua postazione di Toronto, ed abbiamo pensato che ciò potesse rappresentare passo autentico verso la responsabilità. Ed invece la Fathi era stata premiata per il suo lavoro con l’opportunità di trascorrere l’anno accademico 2010-2011 all’Università di Harvard come Nieman Fellow.
Tuttavia il problema va ben oltre una giornalista di un quotidiano. E’ quanto è stato detto per noi in un articolo di questa settimana di Scott Peterson del Christian Science Monitor. La trattazione di Scott Peterson della politica iraniana nell’ultimo anno e mezzo ha sistematicamente mostrato mancanze nell’adesione ai normali standard di professionalità giornalistica molto simili a quelle osservate nel lavoro della. Fathi, ispirato anch’egli da un punto di vista altrettanto “pro-Green”. Proprio la settimana scorsa, Peterson ha espresso la sua opinione sul viaggio di Ahmadinejad in Libano, dal titolo “Ahmadinejad Visit to Lebanon Brings Little Rapture Back Home” (“La visita di Ahmadinejad in Libano porta un po’ di estasi in patria” ndt). Nel suo articolo di questa settimana sulla visita del Leader Supremo della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei a Qom, Peterson ha sorvolato sulla folla che è accorsa a sostegno di Khamenei (per il video della partecipazione di massa in Qom per Khamenei, vedi sotto) ed ha invece posto l’attenzione sull’affermazione infondata che “gli anziani ecclesiastici dell’Iran erano divisi sul voto presidenziale del 12 giugno 2009, quando Mahmoud Ahmadinejad era stato consacrato presidente al suo secondo mandato tra credibili accuse di frode”.

Forse dovremmo considerarlo come una sorta di progresso – ed eventualmente anche come un indicatore marginale del nostro influsso – il fatto che adesso Peterson affermi che le elezioni del giugno 2009 sono state fraudolente in quanto ci sono state credibili accuse di frode. Tuttavia Peterson non offre la benché minima prova a sostegno delle sue affermazioni. Quali sono queste accuse di frode? Chi le ha mosse? E cosa esattamente le rende credibili?
Per quelli a cui interessano valutazioni oggettive delle prove a disposizione, non c’è miglior posto in cui cercarle che in due pagine redatte da alcuni lettori abituali di www. RaceForIran.com: Eric Brill (qui); Reza Esfandiari e Yousef Bozorgmehr (qui). A meno che non si voglia confutare le analisi presentate in queste due pagine, allora non esistono “credibili accuse di frode” che riguardino le elezioni presidenziali del giugno 2009. Ci sono soltanto affermazioni guidate dall’ordine del giorno.
Purtroppo il “giornalismo” guidato dall’ordine del giorno continua a distorcere la discussione sulle questioni iraniane negli Stati Uniti e negli altri paesi occidentali, aiutando a perpetuare le politiche anomale nei confronti della Repubblica Islamica che sarebbero dovute essere screditate ed abbandonate molto tempo fa.

Flynt Leverett dirige l’Iran Project alla New America Foundation, dove è anche Senior Research Fellow. Inoltre, insegna alla School of International Affairs della Pennsylvania State University. Hillary Mann Leverett è direttore generale del Strategic Energy and Global Analysis (STRATEGA), una società di consulenza sul rischio politico. E’ anche Senior Lecturer e Senior Research Fellow al Jackson Institute of Global Affairs dell’Università di Yale. Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su The Race For Iran il 20 ottobre 2010 con una Creative Common license.
Titolo originale: "The Iran That the Western Media Don’t Want You to See"
Fonte: http://mrzine.monthlyreview.org
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Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANILO BERNABEI



Saviano ? E i 7 milioni di profughi palestinesi che non hanno beneficiato dell’ospitalità di Israele?

ott 29th, 2010 | By admin | Category: News

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La risposta di Caterina Donattini al videomessaggio di Roberto Saviano durante l’evento "Per la verità per Israele":

Invito in Palestina – Lettera a Roberto Saviano

Caro Roberto, ti scrivo da un uno dei molti campi profughi palestinesi del Medio Oriente, la vera verità di Israele, le sue fondamenta… Ti scrivo da Yarmuk, in Siria, dove mi trovo ora. I Palestinesi che vivono qui sono l’immagine vivente dell’ospitalità di Israele, che tu hai lodato qualche giorno fa.
Perché 100mila palestinesi sono qui ammassati e non nelle loro belle case di Haifa, Salfid, Nablus, Gerusalemme? Ti scrivo oggi, ma avrei voluto farlo da tempo, da quando cioè hai iniziato a pronunciarti su un argomento fisicamente lontano alla camorra ma pur sempre vicino a tematiche universali quali la giustizia e l’onore delle persone che desiderano vivere in giustizia: Israele.

Il 7 Ottobre scorso hai esplicitato le tue idee in proposito durante il discorso all’evento promosso da Fiamma Nirestein, Verità per Israele. Hai parlato di Tel Aviv quale città di tolleranza. Hai parlato di Israele quale accogliente democrazia sotto assedio. Ciò mi ha molto colpito, davvero non capisco come un intellettuale del tuo spessore possa pronunciarsi senza essersi prima documentato.
Ho vissuto in Palestina fino al luglio scorso, dal mio balcone potevo osservare i confini di Gilo, uno degli insediamenti illegali condannati dal diritto internazionale, quello dove la Signora Nirestein, tua ospite, pare abbia comprato una casa. Quei confini si espandevano sotto i miei occhi mentre leggevo il tuo libro, Gomorra, apprezzandone infinitamente la scrittura e la passione intrinseca. Quella stessa passione aveva condotto me in Palestina. Lo stesso desiderio di fare chiarezza, dire al mondo la verità, scoprire il vero significato dell’onore, di cui tu stesso parli spesso: “Spingersi ad agire indipendentemente dalle conseguenze per il solo fatto di credere che esistano delle cose che hanno un valore universale ed è impossibile rinunciarvi a qualunque costo e soprattutto indipendentemente dalle conseguenze”.

Quell’onore io l’ho visto incarnarsi negli occhi di N. quando rinunciava a collaborare con gli Israeliani e per questo condannava la figlia a rimanere senza cure ospedaliere, questo onore l’ho visto negli occhi di A. quando arrivava a lezione sanguinante dopo essere stato picchiato selvaggiamente ad un check point, quell’onore è dei ragazzini che tirano pietre contro soldati armati di tutto punto. L’onore di un popolo che resiste contro una forza occupante e contro un progetto coloniale che ha molte similitudini con quello dell’Apartheid Sudafricana. L’onore di chi lotta per i propri diritti, riconosciuti da molteplici dichiarazioni delle Nazioni Unite, dalla Corte Internazionale di Giustizia, dalla Comunità Europea.

Qual è l’onore di Israele? Qual è l’onore di un progetto coloniale che ha causato 7 milioni di profughi, 8000 prigionieri politici (di cui 305 bambini secondo quanto documentato da Defence for Children International), che ha trasformato un paese in un formaggio groviera, scavando sotto i piedi della popolazione tunnel e autostrade per soli ebrei, costruendo sulle pendici delle colline insediamenti illegali per soli ebrei, bloccando le strade che portano i contadini palestinesi ai propri campi e alle loro case, che ha sradicato come carote uliveti millenari? Non sto mentendo Roberto, ogni cosa che dico è stata selvaggiamente documentata, selvaggiamente ed inutilmente, a quanto pare. Uno dei maggiori successi della propaganda israeliana è l’oscuramento della realtà storica e politica dell’occupazione del territorio palestinese da parte di Israele.

Quando dici che Israele è un paese accogliente dovresti infatti pensare ai 7 milioni di profughi palestinesi nel mondo che non hanno beneficiato di tale generosità. Quando definisci Israele una democrazia dovresti sapere che un cittadino israeliano arabo non ha gli stessi diritti, quando si sposa o compra casa, di un cittadino ebreo. Dovresti interrogarti sulla contraddizione insita all’espressione con cui Israele stesso si definisce: Stato Ebraico e Democratico. Chi non è ebreo beneficerà di tale democrazia? Dovremmo infine tutti interrogarci sulla storia di Israele, quando ci avventuriamo a descriverne la verità. Tale storia ci narrerà gli eventi della pulizia etnica perpetratasi a danno del popolo indigeno palestinese, dal 1948 fino ad oggi. Diversi storici israeliani hanno documentato questa realtà: Ilan Pappé, Avi Shlaim, Benny Morris.

Quella storia ci farà capire che non abbiamo di fronte due popoli che lottano sullo stesso piano, con pari diritti: ma un popolo colonizzatore ed un popolo indigeno, un oppressore e un oppresso. E la verità avrà altri occhi. D’altronde, lo hai ricordato tu stesso, “verità e potere non coincidono mai”. Per questo ci si deve allontanare dal potere per avvicinarsi alla verità. Ecco perché ti invito in Palestina: in Shoada Street, a Balata, a Male’ Adumim. Laggiù anche le domande più acute si dimostrano inutili di fronte all’evidenza di un progetto, di fronte agli occhi umani a cui quel progetto vuole strappare lo sguardo. E sono certa che lo scrittore di Gomorra non potrà che capire.

 

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La LAV, le associazioni cosiddette animaliste, i vaccini e i microchip

ott 29th, 2010 | By admin | Category: News

 

Ma  siamo sicuri che si tratti proprio di una bella cosa? E siamo sicuri che il vero obiettivo fosse la lotta ai trafficanti di cuccioli? Chi lo sa, forse potrebbe essere così, o almeno potrebbe anche essere che nelle intenzioni di molte persone impegnate a fare approvare questa legge ci fosse solo la volontà di lottare un traffico di poveri cuccioli indifesi, strappati precocemente alle loro madri, costretti a viaggiare per lungo tempo in cattive condizioni (pare che molti cuccioli muoiano durante questi viaggi).
Però a ben guardare questa legge si scopre che dietro il paravento della lotta a traffici decisamente crudeli oltre che illeciti, c’è la solita propaganda a favore delle vaccinazioni e dei microchip.
D’altronde bastava leggere l’intervento del ministro Frattini di qualche tempo addietro per vedere come ci fosse una grande preoccupazione che i cuccioli in arrivo in Italia avessero ricevuto le "adeguate" vaccinazioni nonché l’impianto del microchip. In tale nota (commentata positivamente dal presidente della LAV G. Felicetti) il ministro afferma di volersi adoperare presso l’Unione Europea perché si proceda ad una "revisione degli standard dei microchip per rendere possibile la completa e sicura tracciabilità degli stessi".
Adesso se voi davvero pensate che il ministro Frattini è un sia un tenerone amico degli animali potete anche evitare di porvi delle domande, ma se ricordate lo scarso impegno mostrato (al di là delle dichiarazioni di prammatica) in occasione della terribile morte di Daniele Franceschi magari vi sorgerà qualche legittimo dubbio.
Se poi pensate che il microchip impiantato in un animale può causare tumori ed altre malattie mortali, che i vaccini possono uccidere gli animali non meno che gli uomini, che i microchip vengono utilizzati anche per sofisticati scopi di controllo mentale, vi può venire il sospetto che qualcuno sta di fatto lavorando con fervore affinché l’inserimento di microchip negli animali da compagnia venga implementato al meglio e con mezzi sempre più raffinati, e non certo per fini benevoli.
Fermatevi a riflettere sul fatto che ne a voi ne ai proprietari della quasi totalità dei gatti e dei cani interessa che il proprio animale sia tracciato in modo completo e sicuro tramite un microchip che segnali ogni sua mossa, e che l’identificazione degli animali da compagnia si potrebbe effettuare benissimo come un tempo con la sola medaglietta al collo. Certo qualche animale disperso si potrebbe ritrovare grazie al microchip impiantato, ma è altrettanto vero che qualche animale soffrirà di sicuro a causa degli effetti collaterali dell’impianto del microchip, ed è difficile affermare che il gioco valga la candela, anche perché un animale disperso è certo meglio di un animale morto o gravemente ammalato.
Eppure che fa la LAV in occasione del terremoto a L’Aquila? Si adopera sicuramente per acquistare bene utili per gli animali colpiti dal terremoto, però non si può fare a meno di notare l’acquisto di 2 lettori di microchip.
Ne si può pensare che la tracciabilità di un animale (ovvero il fatto che se ne possano seguire gli spostamenti in tempo reale) possa evitare eventuali casi di aggressioni ai danni degli esseri umani, data l’imprevedibilità di tali fenomeni, e nemmeno si può pensare che il microchip impiantato in un cane o in un gatto possa servire a combattere il randagismo: il microchip identifica un animale né più e né meno di una placchetta o medaglietta identificativa, e di certo gatti e cani randagi non sono in grado di scambiarsi le targhette o di falsificarle, per cui è veramente nauseante leggere su siti "animalisti" o così detti tali di progetti di lotta al randagismo effettuati anche tramite l’uso del microchip.

Guardate in particolare l’associazione "animalista" (o cosiddetta tale) denominata lega nazionale per la difesa del cane che, a proposito di interventi concreti contro il randagismo, dopo avere ricordato "la morte di un bambino e il ferimento di altre persone in provincia di Ragusa, a fronte di eloquenti immagini viste non solo in Italia ma nel mondo" richiede "controlli a tappeto da parte delle Polizie municipali dell’obbligo di iscrizione all’anagrafe canina e microchip".
Insomma la solita strategia di manipolazione e distorsione delle notizie: un randagio col microchip non avrebbe aggredito? Non diciamo stupidaggini! Anzi possiamo persino avanzare il sospetto che alcuni animali coi microchip impiantati siano più sensibili alla manipolazione mentale tramite emissioni elettromagnetiche, e che certe aggressioni improvvise di cani contro il proprio padrone possano essere indotte da tale fenomeno.

A questo punto possiamo sospettare che tutto questo impegno a favore dell’impianto dei microchip negli animali domestici, spesso profuso da gente di buon cuore ed in buona fede, sia in realtà pilotato da alcuni poteri occulti al fine di:
1) abituare la popolazione all’uso del microchip
2) testare l’uso di questa raffinata diavoleria elettronica su cavie non consenzienti (gli animali), in vista di un prossimo impiego di massa negli esseri umani.
E come ciliegina sulla torta, anche se si parla di un fenomeno differente, è da notare che il presidente della LAV, in una sua recente nota afferma che il riscaldamento globale si combatte principalmente non mangiando carne. L’affermazione potrebbe essere vera se solo il CO2 o altri gas come il metano fossero davvero i responsabili principali dei cambiamenti climatici. La dura realtà invece è un’altra.
A costo di ripetermi insisto quindi nell’affermare che dopo avere visto gli ex dirigenti della Legambiente collaborare col proprio silenzio al varo di decreti che proteggono gli inquinatori, e dopo avere visto gli attuali dirigenti collaborare col proprio silenzio al peggiore inquinamento nella storia del mondo moderno, dopo avere visto quanto il WWF sia sostanzialmente della stessa pasta, ormai dovremmo essere ben consci di come tutte queste organizzazioni siano più o meno manipolate e/o infiltrate da persone legate ai poteri occulti.

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L’UTILIZZO POLITICO DEL TRAUMATISMO DELLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELL’ 11/9

ott 29th, 2010 | By admin | Category: News

DI

PASCAL SACRE’
mondialisation.ca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Catherine Ashton, alto rappresentante dell’ Unione Europea per gli Affari esteri, ha definito “scandalose e inaccettabili” le affermazioni del presidente iraniano al seggio dell’ ONU il 23 settembre 2010.[1] Gli Stati Uniti e il suo presidente Barak Obama hanno utilizzato il termine “detestabili”.[2] Secondo la maggioranza dei giornali occidentali Mahmoud Ahmadinejad ha evocato giovedì prima dell’ Assemblea generale dell’ ONU la partecipazione degli Stati Uniti agli attentati dell’ 11 Settembre 2001, provocando l’ abbandono immediato della sala delle delegazioni USA, canadese e dell’ Unione Europea.
In questo discorso, Ahmadinejad non ha parlato solamente dell’ 11 Settembre 2001 ma anche del nucleare e dell’ occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Mahmoud Ahmadinejad è visto in Occidente come una sorta di “uomo nero” . Da noi, chi è che ascolta davvero ciò che ha da dire? Ci bastano le scorciatoie e le traduzioni dei nostri media. Facciamo bene a creder loro?
Nella foto: Rosa Notaro, a sinistra, e Anna Sereno, a destra, con le foto dei loro figli, Daniella Notaro e Arturo Angelo Sereno morti nelle Torri gemelle l’11 settembre 2001
Già nell’ ottobre 2005, la frase del presidente iraniano “ Imam ghoft een rezhim-e ishghalgar-e qods bayad az safheh-ye ruzgar mahv shaved” è stata tradotta in: “Bisogna cancellare Israele dalla carta geografica” . Ahmadinejad parlava del regime (rezhim-e) e non di Israele nel senso del paese o del territorio. Een rezhim-e ishghalgar-e qods significa letteralmente “questo regime occupante Gerusalemme”. La frase esatta fa riferimento ad un’ affermazione dell’ Ayatollah Khomeiny che dice “questo regime che occupa Gerusalemme deve scomparire dalla storia” [5]. Come chiunque direbbe: “è tempo che questo regime (a scelta, oppressivo, comunista, capitalista) scompaia” . Questa traduzione ‘orientata’ aveva fatto respingere ogni discorso del presidente come fu, una volta di più nel settembre 2010, quando la semplice rimessa in discussione del discorso ufficiale a proposito dell’ 11 settembre 2001 ha fatto abbandonare la sala ai delegati delle democrazie occidentali.
Il discorso del presidente iraniano, nel suo complesso, è stato ignorato ed è passato sotto silenzio dalla stampa occidentale, focalizzata sul “sacrilegio” che rappresenta ancora oggi l’aver posto la questione sull’11 settembre 2001. Mahmoud Ahmadinejad ha toccato problematiche alle quali le nostre democrazie dovrebbero essere sensibili.

“Le due guerre mondiali, l’occupazione della Palestina, le guerre di Corea e del Vietnam, la guerra dell’ Irak contro l’ Iran, l’ occupazione dell’ Afghanistan e dell’ Irak, i conflitti in Africa hanno fatto milioni di morti, di feriti e di profughi.
Il terrorismo, la produzione della droga, la povertà e l’ineguaglianza sociale sono aumentate.
Golpisti e dittature hanno commesso crimini senza precedenti in America Latina con l’ aiuto dell’Occidente.
Invece del disarmo, la proliferazione e lo stoccaggio di una marea di armi proibite, nucleari, biologiche e chimiche sono state sviluppate, esponendo il mondo ad una minaccia crescente. E’ così che sono stati raggiunti gli scopi dei colonizzatori e degli schiavisti, sotto una nuova presentazione, questa volta” [6].

Il sostegno occidentale alle dittature e ai crimini in America Latina è assodato, provato da tempo. Mahmoud Ahmadinejad non inventa niente.
La dottrina Monroe.
L’ operazione Condor in America del Sud. I diversi terrorismi di Stato negli anni ’ 70 in Argentina, in Paraguay, in Cile, in Uruguay, in Bolivia, in Brasile, hanno provocato un vero genocidio [7], con la complicità particolarmente attiva degli Stati Uniti. Ciò si è egualmente avuto in Asia, in Medio Oriente e in Africa[8].
I governi delle potenze occidentali hanno cooperato in tutti gli ambiti con il Sudafrica fino al 1994, senza preoccuparsi del sistema razzista d’ apartheid che vi regnava. Un altro alleato, Israele, la sola “ democrazia”, secondo lui del Vicino Oriente è andato ancora più lontano: ha aiutato lo stesso Sudafrica razzista e violento [9] a tentare di dotarsi della bomba atomica [10].
Cosa ha detto di così rivoltante Mahmoud Ahmadinejad? Al punto che Catherine Ashton, Barak Obama e i loro delegati trovassero ciò detestabile, scandaloso e inaccettabile?

“Si è detto che circa 3000 persone hanno trovato la morte l’ 11 settembre, e noi ne siamo profondamente rattristati..
Tuttavia ad oggi, ci sono centinaia di migliaia di persone che sono state uccise in Afghanistan e in Irak, milioni di feriti e profughi, e il conflitto continua ad estendersi.” [11]

Ha ricordato (M. Ahmadinejad), per quanto riguarda l’ identificazione dei responsabili degli attentati, che tre punti di vista si affrontano; uno di questi, la versione ufficiale del governo statunitense è sempre meno accettata dalla gente, in particolare negli Stati Uniti, come testimonia un sondaggio di Zogby International pubblicato nel settembre 2007: il 51% degli statunitensi voleva all’epoca un’ inchiesta del Congresso su Bush e Cheney a proposito degli attentati dell’ 11 settembre e più del 30%, una destituzione immediata [12]. Il 67% rimproverava alla Commissione d’ inchiesta sull’ 11 settembre di non aver investigato correttamente l’ incomprensibile crollo della torre 7 del World Trade Center.
Queste percentuali in seguito sarebbero costantemente aumentate [13].
Nelle altre principali versioni riguardanti l’ identificazione dei responsabili degli attentati, o il governo americano o le agenzie di informazione avrebbero lasciato fare ai terroristi, o “alcuni segmenti dello stesso governo statunitense” avrebbero “orchestrato questi attacchi per invertire il declino economico americano e consolidando la propria influenza sul Vicino Oriente per salvare anche il regime sionista” [14] .
Mahmoud Ahmadinejad ha posto soprattutto questa questione:

“Non avrebbe avuto senso che per identificare in modo conclusivo gli elementi implicati negli attentati fosse condotta un’ inchiesta seria da parte di gruppi indipendenti, ed in seguito fosse steso un piano razionale delle misure da prende contro questi ultimi?”.

I volti delle vittime tappezzano i muri di una sala d’esposizioni © Rendering by Thinc Design.

Gruppi indipendenti.
Le delegazioni occidentali erano già uscite e non hanno sentito, né tanto meno risposto..

“Tutti i responsabili dei 27 paesi dell’ Unione Europea sono usciti dalla sala dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”, ha spiegato la Ashton, l’ alta rappresentante per gli Affari Esteri.
“A nome dell’ Unione Europea, vorrei esprimere la mia solidarietà alle famiglie e agli amici di coloro sono stati uccisi negli attentati dell’ 11 settembre”
ha aggiunto [15].

La Ashton conosce Mindy Kleinberg? E Kristen Breitweiser, Patty Casazza, Monica Gabrielle, Lorie Van Auken, Donna Marsh O’ Connor, Robert McIlvaine ? Questi sono i membri degli famiglie di quelli che sono stati uccisi o sono rimasti feriti negli attentati dell’ 11 settembre. “ Il 75% dei nostri quesiti [alla Commissione di inchiesta] sono rimasti senza risposta” ha dichiarato Mindy Kleinberg, vedova dell’ 11 settembre. Queste famiglie hanno rifiutato ogni risarcimento dall’ amministrazione americana in cambio del loro silenzio.
Donna Marsh O’ Connor, madre di una vittima dell’ 11 settembre ha richiesto una nuova inchiesta durante una conferenza stampa il 12 settembre 2006: http://www.dailymotion.com/video/xcpeoi_la- mere-dy1-victime-du-11-septembre_news?start=4#from=embed.
Robert McIlvaine, padre di una vittima dell’ 11 settembre, ha anche lui ha fatto appello ad una nuova inchiesta realmente indipendente sull’ 11 settembre, sul canale televisivo italiano Canale 5: http://www.dailymotion.com/video/x4sjmz.
Madame Ashton ha visto il documentario « 9/11 Press for Truth, 11 settembre, inchiesta di verità”?
E’ al corrente che più di mille architetti, ingegneri, come testimonia il Washington Times del 22 febbraio 2010, fanno appello al Congresso per l’ apertura di una nuova inchiesta sulla distruzione delle Torri Gemelle e dell’edificio 7 del World Trade Center [16] ?
La signora Ashton, e il signor Obama, e le loro delegazioni non sono affatto solidali con tutte queste persone.
Kristen Breitweiser, Patty Casazza, Monica Gabrielle, Lorie Van Auken, Donna Marsh O’ Connor, Robert McIlvaine et Mindy Kleinberg, vedove e parenti sconsolati, famiglie e amici di chi è stato ucciso o ferito negli attentati dell’ 11 settembre [18] sono stati insultati, non da Mahmoud Ahmadinejad, ma dalla reazione di Catherine Ashton, di Barack Obama e di tutti i rappresentanti delle 27 nazioni dell’ UE, del Canada e degli Stati Uniti, che rifiutano sempre di rispondere alle domande della loro gente.

Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=21531



Muore nel carcere di Grasse in Francia, e viene restituito alla madre senza cuore, fegato, cervello e occhi – con appendice critica su Medici senza Frontiere

ott 28th, 2010 | By admin | Category: News

 

Stanno diventando sempre più famelici per i trapianti. Però, in questo caso, il fatto che manchi il cuore, nonché fegato, milza, cervello e occhi, fa pensare piuttosto che si sia cercato di far scomparire quegli organi che avrebbero potuto documentare la falsità delle dichiarazioni delle autorità francesi che negano atti di pestaggio e di abusi: nel caso del cuore se c’era o no traccia d’infarto; nel caso del fegato e della milza se erano stati spappolati e nel caso del cervello se c’era o meno una emorragia da percosse o trauma.

E’ evidente che se Daniele Franceschi avesse accusato un infarto il suo cuore non avrebbe potuto essere trapiantato, quindi è un altro il motivo per cui è stato occultato il cuore. E’ anche noto che in nessuna nazione si trapianta il cervello, quindi è evidente che il trapianto non entra in causa.

Un altro elemento che favorisce sospetti di violenza e conseguente morte indotta, è la condizione in cui è stato conservato il corpo: cioè a temperatura normale e non in cella frigorifera (i fatti risalgono al 25 agosto). Tale incongruenza appare significativa nel momento in cui il corpo è stato consegnato alla famiglia, dopo molti ostacoli, in decomposizione avanzatissima, che potrebbe essere stata favorita per evitare che da successive autopsie risultassero tracce esterne di violenza. Ma il naso è rotto, la decomposizione non ha nascosto questo fatto.

Ha ragione la madre Cira Antignano a chiedere che “l’autopsia venga fatta in tutti i casi”, ma qualcuno ha fatto in modo che fosse troppo difficile documentare quanto è successo in quanto mancano gli organi. Che fa il Ministro Frattini? Il garbato all’italiana?

Questo fatto deve aprirci gli occhi sulle istituzioni che hanno il potere di sequestrare i cittadini, siano esse carceri oppure rianimazioni degli ospedali dove si dichiara d’autorità la “morte cerebrale” per prelevare organi da corpi vivi e poi consegnare la carcassa ai medici legali per l’esecuzione di finte autopsie. Bisogna che il cittadino esca dal torpore della schiavitù e si renda conto che le istituzioni sono al servizio della destrutturazione dell’individuo per l’uso del suo corpo.

I magistrati non devono mai dare il “nulla osta” all’espianto di organi quando c’è sospetto di reato, ma la “correttezza professionale” i magistrati la riservano solo ai medici quando questi sono inquisiti e giustamente pretendono autopsie veritiere per la propria difesa; invece per gli altri cittadini prima l’espianto, poi l’autopsia fasulla. Così agisce il potere assoluto dello Stato.

Nerina Negrello, Presidente della

Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi


Per ulteriori informazioni su questo ennesimo caso di morte in carcere dopo soprusi, violenze e percosse si può leggere l’articolo del corriere della sera di Marco Gasparetti (14 ottobre 2010) dal quale citiamo alcune righe significative:

Non è sofferente solo nell’anima, la signora Cira. Mercoledì, davanti al carcere di Grasse, durante una colluttazione avuta con alcuni gendarmi che le volevano strappare un cartello di protesta (“Me lo avete ucciso due volte”), ha riportato lesioni a tre costole.
“Mi hanno picchiata solo perché chiedevo giustizia”, racconta. “Un gendarme mi ha spinto a terra, un altro mi ha presa a calci. Poi mi hanno portato in galera, come una delinquente. Meno male che è intervenuto il console italiano a Nizza e allora mi hanno rilasciato dopo tre ore”. Insieme alla signora Cira anche la cognata Maria Grazia, anche lei arrestata e poi rilasciata.
(…)

La famiglia di Daniele è convinta che la morte del giovane non sia da attribuire a “cause naturali” come sostengono le autorità francesi. “L’hanno lasciato morire solo come un cane in una cella di un carcere straniero”, ricorda mamma Cira, “e a me, che sono la madre, me l’hanno detto dopo due giorni”. La donna ricorda gli ultimi giorni drammatici della morte del figlio. “Dal carcere Daniele mi aveva scritto alcune lettere terribili”, racconta la donna. “Aveva paura, mi raccontava che odiavano gli italiani, si sentiva minacciato. ‘Mamma ci trattano peggio delle bestiè, mi aveva scritto. E un mese fa, subito dopo l’arresto, era stato colpito dalla febbre, forse un virus. Febbre a 41, ma nessuno lo aveva curato o aiutato. Lo accusavano di non voler lavorare, con lui ce l’avevano guardie e gli altri detenuti, ma nessuno l’ha aiutato”. Daniele è morto il 25 agosto.
Nel certificato di morte, firmato dal medico del carcere alle 17,30 si parla genericamente di arresto cardiaco.

Altre informazioni sul caso di Daniele Franceschi le potete trovare nei due articoli di repubblica di cui qui potete vedere gli screenshot (primo articolo e secondo) e in un interessante articolo su  articolo21.org in cui si ricordano le forti analogie col caso di Stefano Cucchi e Marcello Lonzi morti nelle carceri italiane.
Da notare in tutta questa faccenda il comportamento a dir poco prudente  ed intempestivo del ministro Frattini  il quale nonostante ciò non ha pudore di affermare: «Io desidero che tutta la verità emerga: come è stato conservato il corpo di questo povero ragazzo; qualcuno gli ha fatto violenza in carcere e chi gli ha fatto violenza; perché gli organi non ci sono più. Queste sono domande a cui le autorità francesi dovranno rispondere».
Ma se lui stesso ammette che si siano verificate tutte questi orrori, come fa allora ad affermare che la Francia sia «un grande paese democratico»? Una simile vicenda mostra che la Francia la democrazia sia una merce rara né più né meno che nel nostro paese.
Su un articolo del corriere del 20 ottobre 2010 leggiamo d’altronde che:
Il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, è «in contatto regolare con il suo collega ed amico Franco Frattini su questo doloroso caso» fa sapere il Quai d’Orsay, attraverso il suo portavoce, Bernard Valero, sottolineando che «a Parigi il caso viene seguito dal ministero della Giustizia».
Avete capito? Sono colleghi ed amici, e quindi al di là di alcune scontate dichiarazioni di prammatica ci sono tutte le premesse perché tutto finisca a tarallucci a vino.

Se poi il ministro della giustizia francese seguirà il caso come quello della giustizia italiana ha seguito a suo tempo il caso dei pestaggi polizieschi nella scuola Diaz (Genova 2001) i responsabili delle atroci violenze inflitte a quel povero ragazzo difficilmente pagheranno per le proprie colpe; oppure al massimo (proprio come nel caso della Diaz) pagheranno solo i pesci piccoli, mentre chi in alto offre le opportune coperture e permette che succedano queste cose verrà assolto.


Appendice
Ma aspettate un attimo, chi è questo Bernard Kouchner amico di Franco Frattini? Egli è un medico che ritroviamo tra i fondatori dell’organizzazione ONLUS Medici senza frontiere!
Ecco dove finiscono gli ex dirigenti di questa "organizzazione umanitaria", a gestire incarichi governativi in regime despotici e impopolari (basti pensare a quello che hanno fatto di recente con la riforma delle pensioni). Sembra la solita trama trita e ritrita (vedi gli  ex direttori dei sindacati che diventano ministri del lavoro, gli ex dirigenti della Legambiente fanno passare i decreti che permettono di avvelenare, o i dirigenti della LAV che portano avanti l’impianto dei microchip negli animali).
Ma d’altronde cosa pensate che sia "medici senza frontiere"? Una vera organizzazione umanitaria? Scordatevelo! Essa infatti è da sempre impegnata nella realizzazione di campagne di vaccinazione nei paesi del terzo mondo, laddove servirebbe piuttosto cibo e acqua potabile (per non parlare di un governo onesto che non sia colluso con le multinazionali occidentali). 
Basta leggere l’articolo Angola, Medici Senza Frontiere avvia la seconda fase di vaccinazioni contro il morbillo (http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=384) e tenere a mente quali siano i danni che può fare il vaccino contro il morbillo e le recenti morti da esso causate. Se poi approfondiamo la questione informandoci su cosa siano realmente i vaccini, su quali persone impresentabili li sponsorizzano (Bill Gates, fautore della geoingegneria, alias scie chimiche) e sulle loro intenzioni di utilizzare i vaccini per ridurre la popolazione, il cerchio si chiude e si capisce bene come Medici Senza Frontiere sia l’ennesima organizzazione di facciata che opera per la realizzazione dei progetti del Nuovo Ordine Mondiale.

 

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