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Archive for novembre 2010

Come un banchiere di Wall Street ha privato i paesi europei della loro Sovranità

nov 30th, 2010 | By admin | Category: News

JEAN MONNET, L’UOMO CHE TIRO’ LE STRINGHE DEL MOLOCH UE (1)

L’Unione Europea di oggi ha una doppia storia. Una visibile, che è nella maggior parte nei libri di testo di storia, e l’altra invisibile, di cui nessuno dovrebbe venire a conoscenza, ma che è iniziata molto tempo prima di quella che tutti conosciamo. Jean Monnet è stato la cerniera tra queste due versioni della storia.

Nei paesi di lingua tedesca, è grazie al lavoro di Andreas Bracher, «Europa im amerikanischen Weltsystem. Bruchstücke zu einer ungeschriebenen Geschichte des 20. Bruchstücke zu einer Geschichte des ungeschriebenen 20. Jahrunderts» (L’Europa nel sistema mondiale americano. Pezzi di una nuova storia del XX secolo) che potrebbe essere messa in dubbio la biografia ufficiale del «presunto sacrosanto padre fondatore dell’ Europa». Andreas Bracher ha sollevato questioni che mostrano sotto un’altra luce la storia della costruzione di un organismo sovranazionale in seguito alla Seconda guerra mondiale: non è più il progetto di cooperazione delle nazioni europee per garantire la pace, ma un progetto di egemonia anglo-americana con Jean Monnet quale «inventore e guida di istituzioni per una cooperazione sovranazionale e come centro di influenza anglosassone sul continente». Perché, secondo Bracher, l’Europa sovranazionale post-guerra basata sulle «iniziative che sono state spesso finanziate con denaro proveniente dagli Stati Uniti compresi i servizi segreti della CIA». Monnet era «lo strumento di una politica a lungo termine il cui scopo era apparentemente lo Stato Unitario Europeo».

Il lavoro di ricerca degli ultimi decenni lontano dal pensiero unico come quello di Carroll Quigley «Katastrophe und Hoffnung. Eine Geschichte der Welt in unserer Zeit» (Tragedia e Speranza. Una storia del mondo nel nostro tempo) o di Antony Sutton «Wallstreet Aufstieg und der Hitler» (Wall Street e l’ascesa di Hitler), ha mostrato come il blocco anglo-americano e le sue élites finanziarie hanno preparato durante la prima metà del ventesimo secolo, due guerre mondiali. Ciò corrisponde al pensiero geostrategico delle élites anglo-americane, risalenti a più di un secolo, per impedire a tutti i costi una cooperazione politica ed economica – con un eventuale nucleo formato dalla Germania e la Russia – perché alcuni circoli americani e britannici consideravano una tale cooperazione come una minaccia contro la loro posizione di egemonia globale.
Chiaramente, questa tendenza è stata mantenuta dopo la Seconda Guerra Mondiale e si trova anche nelle considerazioni geostrategiche di Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza al governo americano che ha apertamente formulato nel 1997 nel suo libro «La Grande Scacchiera. L’America e il resto del mondo».

Alla questione sullo scopo del progetto anglo-americano del dopoguerra per l’Europa unita, con Monnet come promotore, Andreas Bracher ha portato una prima risposta: «Lo scenario di quegli anni suggerisce che un gruppo di uomini ha portato avanti la guerra fredda per utilizzarla come sfondo per altri progetti. L’esagerazione della minaccia sovietica viene dalla situazione politico-psicologica nella quale gli Europei erano pronti a raccogliersi sotto l’egida degli Stati Uniti per garantire anche la protezione alla Germania dell’Ovest. Nelle sue ‹Memorie›, Monnet stesso caratterizza la situazione come segue: </MéMOIRES>«</MéMOIRES>Gli uomini accettano il cambiamento soltanto nella necessità e vedono la necessità soltanto nella crisi</MéMOIRES>»
In considerazione del ruolo di Jean Monnet, vale la pena cercare di rispondere alla domanda "Chi era Jean Monnet?" La biografia di 1000 pagine che Eric Roussel ha presentato, fornisce molte informazioni e abbiamo ottenuto anche informazioni importanti sulle persone con le quali Jean Monnet ha strettamente collaborato. (Jean Monnet, 1888 –1979, Fayard 1996).

Jean Monnet e l’attuale UE

L’UE di oggi è una struttura sovranazionale. Gli Stati membri hanno abbandonato gran parte dei loro diritti sovrani. E’ stato Jean Monnet che anticipò in maniera decisiva la costruzione di istituzioni sovranazionali. Esse furono impiantate al di sopra in modo che i vari Stati e i loro cittadini si adattassero e si sottomettessero a queste direttive. (1) Per Monnet le istituzioni situate in alto erano più importanti di quelle dirette dai cittadini stessi.
Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel novembre 2009, provoca per i diversi Stati europei una rinuncia supplementare di sovranità e di diritto in favore di una posizione dominante delle istituzioni dell’UE estranee ai popoli. La Sovranità e lo Stato di diritto, e con esso l’autodeterminazione della nazione costituita come venne definita dopo la Rivoluzione francese, è stata ridotta passo dopo passo, un processo che si estende a tutta la storia dell’UE.
In tutta la sua vita Monnet esprime che l’esistenza degli Stati nazionali era inutile e addirittura pericoloso per il mantenimento della pace. Perciò dobbiamo rimuoverle. Gli "Stati Uniti d’Europa" li rimpiazzeranno, e sarà a loro che gli Stati-Nazione cederanno importanti diritti di sovranità.
Ma Monnet è andato anche oltre. In teoria e in pratica, i rappresentanti eletti dal popolo lo infastidivano. In qualsiasi momento, ha manovrato accanto a loro e, in insieme ai rappresentanti eletti e stabiliti, ha creato "comitati" privati, che fanno appello alla fiducia della gente venuta da tutte le aree della vita pubblica.
Secondo Monnet questi comitati sono stati utilizzati per organizzare l’Europa e anche per integrare opinioni potenzialmente contrarie. Il Comitato per gli Stati Uniti d’Europa (2) ha svolto un ruolo particolare. Inoltre, ci sono stati comitati il cui compito era quello di trasformare i diversi stati dall’ interno. Nel 1945-1946, intere regioni della Francia sono state trasformate secondo il modello americano, come ad esempio il gigantesco progetto «Bas-Rhône-Languedoc». (3) Esso riconosce la "regionalizzazione" dell’Europa, messa in pratica dall’attuale UE e diretta anche contro gli Stati-Nazioni, e che, senza riguardo per le strutture naturali, si basa su criteri puramente economici.

Le ricerche di Pierre Hillard (4) mostrano, che oggi tutta l’Europa è coperta e penetrata da organizzazioni, gruppi e associazioni, con il fine di far scoppiare dall’interno gli Stati-Nazioni.

Per consentire questo sviluppo, Monnet si  è procurato in più riprese soldi provenienti dall’area anglo-americana. Ciò è stato possibile attraverso i suoi rapporti con amici intimi appartenenti ai circoli dell’alta finanza e della politica – rapporti che aveva già cominciato a sviluppare prima dell’inizio della seconda guerra mondiale.

Monnet, le élites finanziarie e il potere politico nell’era delle guerre mondiali

Molto prima che si parlasse ufficialmente di «Europa Unita», Jean Monnet era già impegnato sulla scena internazionale del commercio. Nato nel 1888 come figlio di un commerciante di brandy, ha lasciato la scuola a sedici anni per andare a Londra in una famiglia di commercianti, partner di suo padre per imparare la vita e il lavoro della City. (5) Due anni più tardi fu inviato in Canada dove ha avuto i primi contatti che dureranno tutta la vita. Concluderà contratti importanti per l’azienda di famiglia, in particolare con la Hudson’s Bay Company che ha avuto il privilegio di vendere alcolici ai cacciatori che, a loro volta, lo rivendevano agli Indiani. Tra i dirigenti della società ha incontrato gli uomini che in seguito influenzeranno «il destino del mondo». (6)
Jean Monnet, quindi, è rimasto negli Stati Uniti fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Ha continuato a nutrire rapporti d’affari che durarono per tutta la sua vita. Frequenti viaggi lo portarono in Inghilterra, Scandinavia, Russia ed Egitto. Nel luglio del 1914, quando scoppiò la guerra tornò in Francia.Il giovane di 26 anni, tuttavia, non fu mobilitato. Per «rendersi utile», è andato a far visita al presidente del Consiglio, René Viviani, ritirato a Bordeaux in quel momento. E’ stato l’avvocato di suo padre che stabilisce il contatto. (7) Monnet presenta a Viviani l’offerta della Hudson’s Bay Company un prestito di 100 milioni di franchi d’oro in favore della Banca di Francia in modo che la Francia potesse acquistare materiale bellico dagli Stati Uniti. L’affare fu concluso. La Hudson’s Bay Company concede, oltre al suo credito, anche il sostegno della sua flotta commerciale.

Dopo aver portato a termine l’ affare franco-americano, Monnet si recò a Londra per iniziare a lavorare ad un affare analogo, questa volta tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel corso di questi negoziati, conobbe politici e imprenditori influenti. (8)

Ma Monnet, non si accontenta di affari puramente commerciali. Ha legato gli affari alla politica investendo nella fondazione del Comitato alleato per i trasporti marittimi. Dopo la fondazione di questo comitato, nel 1918, due milioni di soldati americani sono stati portati in Europa via mare.
Sul lato francese, Monnet ha cooperato strettamente con Etienne Clémentel che gestiva un vero e proprio «superministero». Clémentel concepì l’idea di un controllo permanente tra alleati di materie prime al di là della guerra. Questa idea sarà realizzata dopo da Monnet sotto forma di Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.


Jean Monnet tira fuori dal forno il primo lingotto d’acciaio europeo il 30 aprile
1953 a Esch-sur-Alzette. Credito © Comunità europea

Fedele al suo motto che "gli uomini accettano il cambiamento solo sotto il dominio della necessità" (8a) - in questo caso il dominio dell’economia di guerra – Monnet fa un passo decisivo verso la realizzazione del progetto della sua vita ": le frontiere degli Stati-Nazione furono violate, lo smantellamento degli Stati sovrani inizia. Le banche e le società potevano ora continuare la loro attività, senza curarsi dei confini nazionali – e con l’appoggio dei politici.
A causa delle sue strette relazioni con i politici e uomini d’affari inglesi, con gli ambienti economici e finanziari americani e influenti uomini politici francesi, Monnet è stato nominato Segretario Generale della Società delle Nazioni (SDN), appena fondata. La rete delle sue relazioni includeva tutti coloro che erano responsabili per la costruzione del mondo post-guerra.
Monnet utilizza l’istituzione della SDN per la "rete di responsabili" di decisioni a livello internazionale. Collaborato con i più importanti leader a livello internazionale ed espande la propria rete con nuove conoscenze nel mondo della politica. L’espansione di questa rete sembra essere stata la principale attività di Monnet, perché partecipa solo alla metà delle riunioni della Società Delle Nazioni e lavora su molti meno dossiers rispetto agli altri funzionari. (9)
Alla Società Delle Nazioni, la cosa più importante per lui era quella di salvaguardare le strutture costruite durante la guerra tra le Nazioni, perché erano un presupposto importante per il libero commercio internazionale. L’ altro importante risultato dell’ esperienza di guerra, la cooperazione fra politica e affari, era ancora in espansione, in particolare nei settori dei trasporti e del credito. (10)
Nel 1922, Monet lascia la Società delle Nazioni per rafforzare la sua azione nel mondo finanziario. Divenne vice-presidente della potente banca americana di investimenti Blair & Co, esegue operazioni finanziarie su larga scala e amplia la propria cerchia di relazioni negli Stati Uniti con figure influenti. (11) Inoltre, ha fondato negli Stati Uniti Banca Monnet, Murnane & Co. (12)Così si trova al centro della finanza internazionale e partecipa alla formazione di potenti sindacati anglo-americani.Come vice-presidente della banca Blair & Monnet Inc. con sede a Parigi, Monnet ha svolto un ruolo decisivo nella stabilizzazione della moneta francese nel 1926. Avendo la fiducia del presidente del Consiglio della Federal Reserve (FED), (13) ha ufficialmente preso il ruolo di intermediario tra la Francia e gli USA.

Quando emerse la questione della regolamentazione dei debiti di guerra francesi e delle relazioni finanziarie bilaterali, si è fatto portavoce del punto di vista americano: la Banca di Francia doveva stipulare contratti con la FED e altre banche di emissione (banche centrali, N.d.T). E l’ indipendenza, tanto cara alla vecchia Francia, è stata abbandonata in favore di una stretta connessione con gli Stati Uniti. Inoltre, Monnet ha contribuito a fondare il Bancamerica Blair e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) con sede a Basilea (dove è riuscito a imporre il candidato scelto per la presidenza americana).
Quando nel 1936 l’esercito tedesco (Wehrmacht, N.d.T) occupò la Renania, in violazione del trattato di Versailles, Jean Monnet fece conoscere agli Stati Uniti l’ ex cancelliere della Repubblica di Weimar, Brüning, che gli assicura che i leader della Wehrmacht avrebbero seguito Hitler ciecamente in caso di guerra se le democrazie occidentali non intervenivano sul campo. Ma Monnet non fece nulla contro lo scoppio della guerra. Al contrario: conoscendo bene William Bullit, ambasciatore americano a Parigi e stretto consigliere del presidente Roosevelt, riuscì a persuadere il governo degli Stati Uniti di costruire aerei militari per la Francia. Dopo aver superato l’ostacolo della legge sulla neutralità, il contratto è stato concluso e ha portato un improvviso e importante stimolo per l’economia degli Stati Uniti. 
Note:

(1)  In una lettera indirizzata a Dean Acheson (Segretario di Stato, al Ministero delle Finanze di Roosevelt, vice segretario di Stato 1945-1949, Segretario di Stato 1949-1953) Monnet ha scritto il 23.11.1962: "Nella misura in cui gli interessi sono sempre più unificati, le opinioni politiche devono essere sempre più comuni. […] Penso che se vogliamo unire gli uomini, dobbiamo unire prima gli interessi e per questo è necessario che gli uomini accettino di agire secondo le stesse regole, ed essere amministrati dalle stesse istituzioni. So che questo può sembrare un lungo processo, ma un cambiamento nell’atteggiamento degli uomini è necessariamente un processo lento. "Dean Acheson Papers, Box 28, cartella 288. Yale University Library, New Haven / Connecticut, citato da E. Roussel, op. Roussel, op. Cit. p. 766

(2) Il Comitato è stato fondato nel 1955 da Monnet stesso e ha continua ad esistere sotto la sua presidenza fino al 1975.

(3) La regione Bas-Rhône Languedoc è stata completamente ristrutturata secondo il modello americano. «Abbiamo dovuto superare tutte le giurisdizioni, creare un’Alta Autorità» e «c’è stato attrito con i servizi ufficiali». E. Roussel,  op.cit. p. 494.

(4)  cf. 4 cfr. Pierre Hillard, La Marche irrésistible du nouvel ordre mondial (La marcia irresistibile del nuovo ordine mondiale), F.-X. de Guibert 2007

(5) Piazza finanziaria di Londra

(6) La Hudson’s Bay Company è stata la più antica società commerciale canadese. Ha dominato il commercio delle pellicce in gran parte del Nord America e in molte regioni ha agito come agente del governo britannico. La sua rete di stazioni commerciali era il nucleo della futura amministrazione ufficiale nella parte occidentale del Canada degli USA. Il governatore della Società dal1916 al 1925 fu Sir Robert Kindersley che Monnet aveva incontrato durante la sua prima visita in Canada. Kindersley è stato dal 1914 al 1946 Governatore della Banca d’Inghilterra e, già dal 1905, partner commerciale della banca Lazard Brothers & Co., di cui divenne presidente del consiglio nel 1919.
(7) «Il Signor Benon, avvocato della società conosce bene René Viviani [...] le relazioni massoniche che collegano i due uomini hanno avuto un ruolo nella vicenda». E. Roussel, op.cit. p. 48.
(8)  Ad esempio, il Colonnello House, vale a dire Edward Mandell House (1854-1938) eminenza grigia e il più importante consigliere per gli affari esteri dei presidenti Roosevelt e Woodrow Wilson, autore di un libro intitolato «Philip Dru, Amministratore», dove evoca un colpo di stato da un ufficiale che stabilisce una dittatura negli Stati Uniti. A Lord Milner, confida che queste sono le sue convinzioni. Robert Welch University Press, 1998. cf. Hillard, Pierre, La décomposition des nations européennes, Paris 2010, p. Hillard, Peter, (La decomposizione delle nazioni europee), Parigi 2010, p. XIII. (8a)    E. Roussel, op.cit. p. 68
(9) Ha partecipato a 30 delle 70 sessioni. cf. Fleury, Antoine: Jean Monnet alla segreteria della SDN p.40. In: Bossuat, Gerard, Wilkens, Andreas, Jean Monnet, l’Europa e i sentieri della Pace. Convegno a Parigi 29-31/5/97. Publications de la Sorbonne 1999.
(10) Jilek, Lubor: Rôle de Jean Monnet dans les règlements d’Autriche et de Haute-Silésie (Il ruolo di Jean Monnet, nei regolamenti dell’Austria e Slesia), P. 47, in: Bossuat, Gerard-Wilkens, Andreas, op.cit.
(11) John Mc Cloyes, avvocato a Wall Street, consigliere di ogni presidente americano da Roosevelt a Kennedy, Governatore della Banca Nazionale, Alto Commissario in Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Responsabile della decisione di non bombardare le ferrovie che conducono ad Auschwitz, responsabile del fatto che molti criminali di guerra condannati sono stati rilasciati prematuramente e che Flick e Krupp recuperarassero le loro proprietà. John Foster Dulles, avvocato, segretario di Stato del presidente Eisenhower, principale rappresentante della politica di «contenimento» del Comunismo (guerra fredda). Walter Lippmann, giornalista di fama internazionale di origine ebraico-tedesco, stretto collaboratore del presidente Wilson e di sua eminenza grigia Colonnello House nella stesura dei 14 punti del progetto di Trattato di Versailles.
(12) Monnet, Murnane & Co. è associato con la Chase Manhattan Bank di New York.
(13) Il Consiglio della Federal Reserve, inoltre nomina Consiglio dei Governatori, il Comitato direttivo della Federal Reserve System. I suoi sette membri sono eletti ogni 14 anni da parte del Presidente degli Stati Uniti e nominati dal Senato. Il loro compito è l’ emissione di banconote e la completa supervisione della politica bancaria.

Fonte: http://www.zeit-fragen.ch/ausgaben/2010/nr38-vom-2792010/moloch-eu-und-strippenzieher-jean-monnet-teil-1/

Tradotto per TLAXCALA da Alba Canelli

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CON AMICI COME QUESTI…LO SMEMBRAMENTO DELL’ ECONOMIA IRLANDESE

nov 30th, 2010 | By admin | Category: News

DI

MICHAEL BURKE
socialisteconomicbulletin.blogspot.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La discussione mainstream in Gran Bretagna sulla crisi economica e finanziaria che ha travolto l’Irlanda è dominata dalla questione se i contribuenti britannici dovrebbero partecipare a un salvataggio degli ‘irlandesi’. Il Cancelliere George Osborne afferma che 8 miliardi di sterline saranno resi disponibili come parte del pacchetto di salvataggio in quanto ‘aiutare un amico in difficoltà’ è l’interesse nazionale della Gran Bretagna mentre l’estrema destra del partito Tory obietta che vengono fatti tagli in Gran Bretagna mentre ‘ il paese paga ‘per aiutare un membro della zona euro.
L’incapacità dell’ establishment britannico di discutere su cosa fare per l’Irlanda senza tirare fuori una serie di pregiudizi è ben noto – e ci sorprende ancor di più l’incapacità di distinguere tra un finanziamento fruttifero e un bel regalo. In realtà al prestito di 8 miliardi di sterline sarà sicuramente applicato dalla Gran Bretagna il tasso di interesse più elevato (5% o più) mentre essa stessa sta pagando il 3% o meno, rendendo di conseguenza il “regalo” un ritorno vantaggioso.
Ma lo Scacchiere britannico non è entrato nel business finanziario e nemmeno un centesimo degli 8 miliardi di sterline saranno utilizzati per mantenere l’occupazione di un lavoratore irlandese, o per evitare che una scuola o un ospedale vengano chiusi. Infatti è ampiamente riferito che il prossimo bilancio irlandese, che sarà condizionato dal prestito multilaterale in cui la Gran Bretagna partecipa con la quota più modesta, comprenderà un ulteriore taglio di 8 miliardi di € relativi ai posti di lavoro ed al welfare, così come ulteriori tagli ai posti di lavoro, gli investimenti e la spesa per servizi essenziali. Verrà tagliato probabilmente anche il salario minimo e ci sarà ulteriore compressione dei redditi e tagli nell’arco di 4 anni per un totale di almeno € 15 miliardi.
L’usura dei prestiti internazionali
Come è accaduto alla Grecia , la popolazione irlandese sperimenterà la vera natura del piano di salvataggio, una forma di prestito internazionale ad usura. Le finanze governative e di tutta l’economia subiscono una spirale verso il basso a causa degli enormi trasferimenti di ricchezza e di reddito, operati dalle banche, a favore dei ricchi per ammorbidire loro gli effetti della recessione. Questi trasferimenti sono stati prelevati dai poveri.
La spirale economica discendente è andata naturalmente fuori controllo, i redditi sono crollati mentre nuovi debiti montano. Questi ultimi sono il riflesso dei crescenti costi del debito pubblico sui mercati obbligazionari e viene visto dagli investitori suscettibile di un sempre più probabile default . Ora i contribuenti irlandesi sono costretti ad assumere sulle loro spalle debiti sempre maggiori ed accettare il peso di ulteriori misure di ‘austerità’ e condannati a ripagarli. Il governo di Dublino è il mutuatario – ma i fondi saranno offerti ai creditori effettivi. Come Martin Wolf, commentò sul Financial Times la precedente crisi greca, questa è peggiore della crisi del debito argentino, in quanto i creditori vengono pagati per scappare, e non c’è nessuno che prenda il loro posto.
Chi ne beneficia ?
I titolari del debito pubblico irlandese sono soprattutto le istituzioni finanziarie europee, i gestori di fondi, banche, fondi pensione e fondi assicurativi. Come mostra il grafico seguente, circa l’84% del debito pubblico irlandese è detenuto dagli stranieri.

Se consideriamo le recenti emissioni obbligazionarie questa posizione dominante delle istituzioni finanziarie europee è semmai aumentata e solo il 9% sono detenute in Irlanda. Le istituzioni finanziarie europee e britanniche stanno giocando un ruolo di primo piano.

In effetti, la RBS (Royal Bank of Scotland) posseduta dallo stato britannico è il più grande possessore di titoli di Stato irlandesi, per un totale di € 4,9 miliardi alla fine del 2009 e di € 53 miliardi in asset sul debito complessivo dell’ Irlanda E ‘il rischio di default su questi asset, insieme agli investimenti delle altre finanziarie britanniche nel debito del governo e delle Banche irlandesi, che rivela quale sia realmente il cosiddetto ‘ interesse nazionale ‘che spinse George Osborne ad utilizzare il denaro dei contribuenti britannici ‘ . Questo è un altro piano di salvataggio per le banche inglesi, con il governo di Dublino che aggrava i contribuenti irlandesi con nuovi debiti per poterlo pagare. Questo processo sarà riprodotto in tutte le maggiori economie dell’Unione Europea.
Come ci siamo arrivati ?
Gran Bretagna e Irlanda sono paesi molto diversi, anche perché la prima ha occupato per i secoli tutto o in parte quest’ultima. Ma una cosa unisce il governo di Londra e quello di Dublino: l’ideologia neo-liberale appresa stando in ginocchio a Margaret Thatcher. Una delle caratteristiche di tale ideologia è l’ impegno per un continuo abbassamento della imposizione fiscale e della spesa pubblica . In realtà, questa è una politica che va a vantaggio del capitale e a scapito dei lavoratori. La politica del governo irlandese e britannico è una sorta di ‘ Robin Hood al contrario’ – prendere ai poveri per dare ai ricchi.
Dal 1992, le entrate statali nell’UE sono state in media del 44,8% del PIL, rispetto al 39,8% per la Gran Bretagna e il 35,6% per l’Irlanda. Di conseguenza, la Gran Bretagna è anche un paese a bassa spesa, dove le uscite del governo sono di circa un ottavo al di sotto della media UE, in percentuale del PIL. (1) Ma il governo di Dublino ha portato agli estremi la politica di ‘bassa tassazione-bassa spesa ‘. Infatti la spesa pubblica irlandese in quel periodo era mediamente appena del 33,8% del PIL rispetto al 47,5% dell’Area Euro nel suo complesso, corrispondete a quasi un terzo inferiore alla media.
In Gran Bretagna si fece anche eccessivo affidamento sulle entrate fiscali provenienti dal settore bancario e dalla speculazione finanziaria, mentre le entrate fiscali di Dublino dipendevano eccessivamente dalla speculazione edilizia. In entrambi i casi la ristrettezza della base imponibile rese l’ economia e le finanze del governo particolarmente vulnerabili alla Grande Recessione.. La Gran Bretagna ha vissuto la più grave recessione delle grandi economie europee, mentre l’Irlanda ha subito la perdita più grave di output di ogni economia della zona euro. Nel mese di gennaio 2011 la recessione irlandese sembra destinata ad entrare nel suo quarto anno consecutivo.
Eccezionalmente, il governo di Dublino ha risposto alla crisi aggravando la recessione attraverso una serie di tagli alla spesa e aumenti di imposte, ma soprattutto i primi. E ‘qui che nasce la lezione più importante per la politica in Gran Bretagna e altrove. La politica in Irlanda è basata sul sound orwelliano di1984 ripetendo la frase ‘Contrazione della Espansione Fiscale’ (CEF), il che implica che l’economia può crescere mentre la spesa pubblica si riduce o, di fatto, perché è ridotta.. Questo concetto si basa sul presupposto che una riduzione della spesa pubblica farà scendere i tassi di interesse e, quindi, incoraggiare le imprese ad investire e i consumatori a spendere. Anche The Economist ha riferito il recente sostegno degli accademici a tale politica e, in maniera meno rigorosa, da Goldman Sachs che la definisce ‘gravemente carente’.. In realtà la SEB (Skandinaviska Enskilda Banken, una delle banche leader d’Europa NdT) ha già messo in evidenza una ricerca del FMI nella quale si sostiene che ogni taglio alla spesa pubblica, nelle circostanze attuali, porterà ad un calo della produzione di due volte nel primo anno, e un calo complessivo di sei volte il taglio iniziale nell’arco di cinque anni . (2)
Il governo di Dublino ha introdotto alla fine del 2008 cinque tipi di bilancio o pacchetti di emergenza, per un totale di € 14.6 miliardi, e ora intende ripetere l’attacco per altri quattro anni.. Nella fase iniziale il progetto era pari al 7,7% del PIL, ma ora è al 9,3% – a causa della crisi economica che ne è seguita. I dati del PIL irlandese sono a loro volta gonfiati, in parte, dalle multinazionali americane che spostano in Irlanda le vendite ei profitti maturati altrove per avvalersi di imposte sulle società “ultra-basse” pari al 12,5% che sono le più basse dell’area OCSE. Rispetto ai settori interni, che rappresentano la stragrande maggioranza delle entrate fiscali, le misure del governo sono ora pari al 11,5% del PNL.
L’impatto delle misure adottate dal governo irlandese è chiaro, le imprese hanno ridotto ulteriormente i loro investimenti in modo che il crollo della formazione di capitale fisso lordo equivale al declino in tutto il PIL. I consumatori, spaventati dalle perdite di posti di lavoro e dal calo dei redditi, tagliano la spesa. Di conseguenza, le entrate dalla tassazione sono crollate, a partire da € 48 miliardi nel 2007 a una proiezione del governo di € 31bn nel 2010. E ‘ la scomparsa di questi € 17 miliardi di gettito fiscale che è quasi interamente la responsabile di un deficit di bilancio, che si prevede quest’anno di € 18.7 miliardi. (3) Nel frattempo, nonostante i tagli ripetuti allo stato sociale a vario titolo, e a tutte le voci di spesa pubblica, le spese di welfare sono salite passando da € 20.6 miliardi nel 2007 ai € 35.9 miliardi per effetto dell’aumento della disoccupazione e della povertà .
In Gran Bretagna, la coalizione dei Tory ha formulato dei piani che tra il 2014/15 sotrarranno all’economia 111 miliardi di sterline l’anno (4) che secondo le previsioni dell’ Office of Budge Responsibility dovrebbe equivalere al 6,2% del PIL. Naturalmente, se i thatcheriani inglesi dovessero emulare i loro soci di Dublino, ogni nuovo bilancio verrebbe accolto con espressioni di disappunto in quanto i tagli non porterebbero a risparmi, e i tagli dovrebbero poi essere aumentati. Dato che il deficit di bilancio in Gran Bretagna è attualmente in declino, per gentile concessione di un aumento modesto dei Laburisti per la spesa del 2009, sarà difficile giustificare dei tagli in un futuro immediato.
Ma resta un punto cruciale per cui ‘il risanamento di bilancio’ si fonda sul concetto illogico, e poi smentito, del ‘CEF’ che è un miraggio, in realtà esso porta ‘a deprimere la contrazione fiscale’. Ciò vale anche per i tagli selvaggi dei Tories ‘così come tutti un po’ più mite, una versione più lenta, più angusta della stessa emanata dall’opposizione Laburista
L’Operazione di Salvataggio non è la fine
I rapporti suggeriscono che il pacchetto di salvataggio irlandese sarà poco meno di € 100 miliardi, raddoppiando così immediatamente lo stock del debito estero del governo irlandese. Contrariamente alle affermazioni diffuse, anche dal ministro delle finanze irlandese Brian Lenihan, questo non è solamente o principalmente conseguenza del piano di salvataggio straordinario delle Banche, che secondo gli osservatori porteranno a perdite per i contribuenti irlandesi di € 76 miliardi, in quanto queste per lo più sono già state soddisfatte. Invece Barclays Capital e Goldman Sachs stimano che oltre i due terzi del salvataggio serve per coprire il deficit del settore pubblico per i prossimi tre anni. E ‘la combinazione tra politica fiscale e bancaria che ha portato al salvataggio, e la fuga dalle banche potrebbe essere bloccata dalla rimozione delle garanzie bancarie e dal falò delle obbligazioni.
Un piano di salvataggio simile non è risultato efficace per la Grecia Anche se il debito pubblico greco non verrà richiesto dal mercato per i prossimi tre anni, i rendimenti dei titoli a lungo termine della Grecia sono ancora al 12%, che riflette la crescente percezione di un possibile default in futuro. Dalla più mite recessione del 2009 nella zona euro (ad eccezione di Cipro), l’economia greca subisce ora un declino accelerato secondo le statistiche dell’agenzia greca Elstat che afferma: "la significativa riduzione" della spesa pubblica ha contribuito all’approfondirsi della recessione nel paese.
Il piano di salvataggio irlandese è generalmente associato al FMI, ma solo un terzo circa dei fondi è probabile che provengano da quella fonte. Il grosso verrà dal Fondo Europeo per la Finanza e la Stabilità. Questo differisce dal solito pacchetto del FMI principalmente perché include qualche default limitato o "ristrutturazioni" e riconoscendo le perdite per gli obbligazionisti, in considerazione delle perdite nel mercato già sostenute. Il ruolo del FESF e della Banca Centrale Europea è proprio quello di garantire il totale pagamento alle banche europee. Il ruolo specifico del Fondo Monetario Internazionale, che rappresenta gli Stati Uniti, è quello di opporsi a qualsiasi tentativo di un eccessivo abbassamento delle tasse delle Corporation.Il piano di salvataggio dell’ economia irlandese avrà esito negativo. Aumentare i debiti e riducendo i redditi attraverso misure di ‘austerità’ non basterà a risolvere la crisi del debito in Irlanda. .Moody’s , una delle principali ‘agenzie di rating l’ha già indicato che il trasferimento di qualche banca allo Stato e le prospettive di una crescita inferiore porteranno ad un peggioramento del debito governativo irlandese, che implica una maggiore probabilità di default.. Questa non è certo la fine della crisi, sia per l’Irlanda o più in generale per l’Europa.

Fonte: http://socialisteconomicbulletin.blogspot.com
Link: http://socialisteconomicbulletin.blogspot.com/2010/11/with-friends-like-these-dismemberment.html
Traduzione a cura di ANTONIO PAGLIARONE
Fonti
1. EU, Euro Area Report, Winter 2010, Statistical Annex.
2.. Farà male?, IMF, World Economic Outlook, ottobre 2010, capitolo 3.
3… Dipartimento delle Finanze, nota informativa sulle prospettive economiche e di bilancio 2011-2014, novembre 2010.
4. UK Treasury, Comprehensive Spending Review, October 2010.



Sindrome irlandese/2

nov 29th, 2010 | By admin | Category: News

Ebbe a dire Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea: “E’ l’Irlanda il modello che la Grecia dovrebbe seguire” per gestire la crisi, perché “l’Irlanda aveva problemi molto seri e li ha affrontati con estrema determinazione e professionalità”. Parole (sante) pronunciate – con la sicumera che da sempre contraddistingue monsieur Trichet – nel non lontano marzo del 2010. Da allora sono passati solo sette mesi. E mai parallelo si è rivelato più azzeccato. Se non fosse per un piccolo dettaglio: più che altro è stata l’Irlanda a seguire (fin nel baratro) il copione greco, e non il contrario. Tanto è vero che pure Dublino – esattamente come Atene – è ormai arrivata al capolinea, ovvero a un passo dal fallimento. Ed è stata costretta a chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale e all’Unione europea, che hanno dovuto – come da copione (greco), appunto – correre a metterci una pezza.

E infatti.

I ministri delle Finanze dell’Unione europea – compreso il nostrano Giulio Tremonti – ieri si sono dovuti riunire a Bruxelles. Motivo del faccia a faccia: approvare – di gran carriera – un maxi-piano di aiuti per l’Irlanda da ben 85 miliardi di euro (in parte a carico dei Paesi “sani” della Ue, e in parte a carico del Fondo monetario internazionale, appunto). Ottantacinque miliardi di euro che saranno pure meno dei 110 miliardi che sempre Ue e Fmi si sono impegnati, nel giugno scorso, a sganciare per salvare Atene. Ma che comunque non sono un piatto di lenticchie.

Insomma. Nonostante l’entusiasmo e i complimenti del numero uno della Banca centrale europea, anche a Dublino qualcosa non sembra essere andato per il verso giusto. Ma cosa, esattamente?

Questa è tutt’altro che una questione di lana caprina. E ha molto a che fare più con il futuro che con il passato. Ma prima di arrivare al punto, occorre fare non uno, ma parecchi passi indietro, fino a tornare agli anni “verdi” dell’Irlanda, ovvero a quelli che hanno preceduto l’esplosione della crisi.

Fino al 2007, Dublino ha vissuto un boom immobiliare e dei consumi, che è durato una decina d’anni. Tutti, insomma, compravano case, auto e quant’altro. E lo facevano a debito. Poi questa “bolla” – perché di bolla immobiliare e del credito, si trattava – è esplosa. E sono esplose anche le banche (la Anglo Irish Bank, in particolare, è stata completamente nazionalizzata, perché il suo bilancio aveva buchi grandi come crateri). Di qui un rovinoso capitombolo del Prodotto interno lordo (sceso nel 2008, secondo Eurostat, del 3,5%). E un’impennata della disoccupazione che – sempre dati Eurostat alla mano – è letteralmente raddoppiata nel giro di soli dodici mesi, passando dal 7,2% del settembre 2008 al 12,9% del settembre 2009.

E’ a questo punto – ovvero nel 2009 – che Dublino, come direbbe monsieur Trichet, cominincia ad affrontare i suoi problemi “con estrema determinazione e professionalità”.

Quali sono questi problemi? Semplice: se l’economia gira più lentamente, imprese e cittadini pagano meno tasse (perché guadagnano e consumano di meno). Ed è esattamente quel che è successo in Irlanda dove – visto che il danaro incassato dalle tasse calava – il debito pubblico ha preso a crescere alla velocità del suono. Per capirci: secondo i calcoli del Financial Times (basati sui dati ufficiali dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il debito pubblico irlandese è schizzato dal 25% del Pil (nel 2007) al 65% del Pil (nel 2008). E che ha fatto, a questo punto, Dublino? Per far quadrare i conti, ha preso a tagliare selvaggiamente la spesa pubblica. Il governo guidato dal primo ministro irlandese, Brian Cowen prima ha deciso di dare una bella sforbiciata da 8 miliardi di euro. Poi – a dicembre del 2009 – ha approvato un secondo pacchetto di tagli da 4 miliardi di euro.

In totale: 12 miliardi di euro circa, una cifra che in Irlanda vale quasi il 7% del Pil (per la cronaca: secondo il World Factbook, il Pil irlandese, nel 2009, è stato di 172 miliardi di euro). In parole povere: una autentica mazzata a welfare; stipendi pubblici (calati anche del 20%); istruzione; e quant’altro (come potete leggere, nel dettaglio, in questo vecchio articolo del Financial Times e come  per altro, avevamo raccontato pure noi).

Mazzata, per l’appunto, che ha attirato il plauso del numero uno della Banca centrale europea (proprio ai tagli si riferiva Trichet, quando indicava ad esempio l’Irlanda a quei discoli dei greci). Una mazzata che, però, non ha decisamente risollevato le sorti della disastrata economia di Dublino. Anzi. Il prodotto interno lordo dell’Irlanda, nel 2009, è sceso addirittura, secondo l’Eurostat, del 7,5% e quest’anno si prevede un ulteriore calo dello 0,9%. Il tasso di disoccupazione, secondo Eurostat, è arrivato, a settembre 2010, al 14,1%. Ma per chi si affaccia al mondo del lavoro – ovvero i giovani – la situazione è ancora peggiore: i dati Eurostat, infatti, dicono che quasi un giovane irlandese (sotto i 25 anni) su 3, è disoccupato.

Un quadro desolante. Epperò: il governo di Dublino ha deciso non di lasciare la strada dei tagli, ma di raddoppiare. Pochi giorni fa, il primo ministro Brian Cowen ha alzato il sipario su una nuova cura da cavallo per i conti pubblici del suo Paese che durerà quattro anni (ossia fino al 2014). Cura da cavallo che prevede altri 10 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica; un aumento delle tasse da 5 miliardi di euro; e per giunta una riduzione del salario minimo (per chi lavora nel settore privato).

Ma meno spesa pubblica non significa anche meno soldi in circolazione per far girare (nel modo giusto) l’economia?

Qui – a ben vedere – sta il nodo della questione. Dublino viene da due anni di tagli e ne avrà davanti altri quattro. Ora: a mio modestissimo parere (io non sono un economista, sono solo un giornalista e neppure granché blasonato) è lecito chiedere e chiedersi: ma se l’Irlanda taglia ancora la spesa pubblica (e taglia pure gli stipendi pubblici e privati), questo non rischia di deprimere ancora di più l’economia, e di conseguenza di colpire di riflesso pure la salute delle già acciaccate banche irlandesi, che avranno bisogno ancora di aiuti? In altre parole: la soluzione irlandese – tagli, tagli e ancora tagli – non assomiglia tanto a un circolo vizioso?

Anzi: il rischio – sempre secondo il modestissimo parere di chi scrive – è che si inneschino ben due circoli viziosi. Primo circolo vizioso: se i cittadini guadagnano meno, spendono pure meno; ma se non spendono, i prezzi scendono; se i prezzi scendono, i profitti calano; se i profitti calano, le aziende licenziano; e licenziati spenderanno ancora meno. E così via. E questo fenomeno si chiama deflazione. Secondo circolo e sempre vizioso: se idem come sopra, i consumi calano, calano pure le tasse incassate sulla merce venduta (Iva e dintorni); ma se calano i soldi di imposte e balzelli vari, si aprono dei buchi neri nei bilanci (già scassati) dello Stato; Stato che avrà ancora meno soldi per aiutare i cittadini (licenziati e non) e le imprese; imprese che licenzieranno ancora di più, pagando anche meno tasse sui profitti e sul lavoro. E anche in questo caso: e così via. Solo che questa si chiama tragedia. Perchè il fallimento di una società – per quanto grossa – è un conto. La bancarotta di un intero Paese è un altro.

Chi scrive ha girato la domanda a Mario Seminerio (il dominus del celebre blog Phastidio), uno degli economisti italiani che più ha seguito gli eventi che hanno costellato questi ultimi tre anni di crisi. E Seminerio ci ha risposto assai schiettamente che, a parer suo, questo ha proprio tutta l’aria di “un circolo vizioso deflattivo, di quelli che mandano il debito-Pil in traiettoria parabolica. Altri pensano invece che questo serva per produrre la famosa svalutazione interna utile a rilanciare l’export. Il mio dubbio è che prima di questo esito si arrivi al default per manifesta insostenibilità sociale della procedura di “risanamento”“.

E dubbi sulla tenuta dell’Irlanda ne ha anche un celebre economista americano, Simon Johnson, professore del celebre Mit (Massachusettes institut of technology) ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale. Johnson – nell’ultimo post pubblicato sul suo blog – ha scritto nero su bianco che secondo i suoi calcoli, il debito pubblico irlandese potrebbe alla fine “stabilizzarsi” tra il 100 e il 150 per cento del Pil. E ha aggiunto che il Paese della fu swinging Dublino degli U2 dovrà soffrire – e pure parecchio – per riuscire a pagarne gli interessi. Sempre ammesso che ci riesca.

E allora? E allora e come su questo blog si è ripetuto più e più volte: siamo davvero sicuri che questa politica dei tagli – applicata anche ad Atene e vera e propria via europea alla soluzione della crisi economica che ammorba l’Occidente – sia la strada giusta? E non sarebbe il caso – tra la cronaca di un festino e quello di un party selvaggio – di sollevare la questione anche nel nostro ex Belpaese? Non per altro. E’ che ne va della stabilità economica dell’intero Vecchio continente. E, per quel che vale, pure della nostra sgangherata Italia. Perché – dopo Spagna e Portogallo – è proprio l’Italia ad essere la candidata ideale per il prossimo giro di tagli, prestiti e affini. E sarà bene non dimenticarlo.

 

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CINA E RUSSIA: TRA LORO DECIDONO DI NON USARE PIU’ IL DOLLARO

nov 29th, 2010 | By admin | Category: News

DI

SU QJANG E LI XIAOKUM
chinadaily.com.cn

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"St. Petersburg, Russia : la Cina e la Russia hanno deciso di rinunciare al dollaro americano ed usare invece le loro valute per scambi bilaterali. Cosi hanno annunciato martedi sera il Premier Wen Jiabao e la sua controparte russa Vladimir Putin.
I due Paesi erano soliti usare altre valute, specialmente il dollaro, per commerci bilaterali, tuttavia funzionari di alto livello, da ambo le parti hanno cominciato a valutare altre possibilità.
"Questo ha forgiato un passo importante nello scambio bilaterale ed è il risultato di consolidati sistemi finanziari dei Paesi del mondo," ha detto Putin e lo ha detto dopo aver incontrato Wen.
Entrambi hanno anche presenziato ad una cerimonia firmataria di 12 documenti, inclusa la cooperazione energetica. Tali documenti hanno riguardato la cooperazione sull’aeronautica, la costruzione di strade, le dogane, la protezione della proprietà intellettuale, la cultura. Devono ancora essere resi pubblici i dettagli di questi documenti
Putin ha detto che uno dei due patti tra i Paesi è l’acquisto di 2 reattori nucleari da parte della Russia, provenienti da un impianto di energia nucleare a Tianwan, il complesso nucleare più evoluto in Cina.
Il Primo Ministro Russo Igor Sechin, ha detto che Mosca e Pechino è improbabile concordino prima della metà del prossimo anno, sul prezzo delle forniture di gas russo alla Cina.
La visita di Wen segue quella di 3 giorni in Cina da parte del Presidente russo Dmitry Medvedev, nel settembre scorso, durante la quale sia lui che il presidente  Hu Jintao hanno lanciato una gasdotto che ha unito il produttore di energia più grande del mondo, con il più grande consumatore di energia.
Wen, in una conferenza stampa ha detto che la partnership tra Pechino e Mosca ha" raggiunto un livello senza precedenti" e auspica che i due Paesi  "non diventino mai reciproci nemici".
"La Cina seguirà fermamente  lo sviluppo pacifico e sosterrà il rinascimento della Russia come grande potenza", ha aggiunto.
"La modernizzazione della Cina non intaccherà gli interessi degli altri Paesi, mentre una relazione cino-russa solida e forte è in linea  con gli interessi fondamentali di entrambi i Paesi".
Wen ha detto che Pechino è nella volontà di incrementare la cooperazione con Mosca nel nord-est asiatico, nell’Asia centrale e nella regione asiatica del Pacifico, cosi come  nelle maggiori organizzazioni e meccanismi internazionali nell’obbiettivo di  un " ragionevole ed equo nuovo ordine" nelle politiche ed economia internazionali.
Pang Zhongying, specialista nelle politiche internazionali alla Università cinese di  Renmin, ha detto che la proposta non è di sfidare il dollaro, ma mira piuttosto ad evitare i rischi che esso rappresenta".
Versione originale:
Su Qiang and Li Xiaokun
Fonte: www.chinadaily.com.cn/
Link: http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-11/24/content_11599087.htm
Versione italiana:

Fonte: http://cafedehumanite.blogspot.com
LinK: http://cafedehumanite.blogspot.com/2010/11/cina-e-russia-tra-loro-decidono-di-non.html
Sintesi e traduzione Cristina Bassi



GLI AFGANI DEL SUD NON HANNO MAI SENTITO PARLARE DELL’ 11 SETTEMBRE

nov 29th, 2010 | By admin | Category: News

DI

JUAN COLE
.juancole.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo un sondaggio condotto nelle province di Helmand e Kandahar, il 92% degli afghani intervistati (1000 uomini) non ha mai sentito parlare del 11 settembre.
La maggior parte degli americani è indecisa sulla guerra in Afghanistan, per loro è difficile accantonare la tesi secondo cui gli attacchi dell’11 settembre furono pianificati in alcuni dei 40 campi di addestramento per terroristi che miravano a dichiarare guerra agli Stati Uniti.
Se gli afgani, il 72% dei quali analfabeta, non hanno mai sentito parlare dell’ 11 settembre, di conseguenza non hanno la più pallida idea del perché gli Stati Uniti e la NATO si trovano nel loro paese !
Ed è la totale mancanza di queste informazioni, probabilmente, a renderli più ostili alla presenza americana. Per loro è del tutto ingiustificato e assurdo lasciare che la loro terra venga occupata.
La conoscenza del mondo esterno è collegato, in parte, all’infrastruttura informativa.
In Afghanistan in molte zone non c’è elettricità, ciò limita l’accesso alla televisione e ad internet. L’ accesso ad Internet infatti è solo del 3% , sia a causa dei costi elevati della comunicazione via satellite, sia perché mancano i più moderni cavi di fibra ottica.
I segnali satellitari hanno fatto sì che il 30% degli afghani potesse avere un telefono cellulare.
Tuttavia l’accesso all’informazione è più facile nelle aree urbane come Kabul e Mazar piuttosto che nelle zone rurali meridionali Pashtun.
Ma è anche possibile che i Pashtun, che avevano sostenuto i talebani, si vergognino così’ tanto dei fatti del 11 settembre, e quindi le loro negoziazioni siano solo un modo di salvarsi la faccia.

Fonte: www.juancole.com/2010
Link: http://www.juancole.com/2010/11/southern-afghans-have-never-heard-of-911.html
Traduzione per www.comedonchisciootte.org a cura di CINZIA IACOMINO



Diabete. Un sintomo che può uccidere.

nov 26th, 2010 | By admin | Category: News

Il Diabete non è una malattia, ma un SINTOMO!

É il sintomo di un pancreas che è troppo danneggiato per produrre l’insulina di cui il corpo ha bisogno per regolare i livelli di zucchero nel sangue!

Prima di tutto bisogna ricordare questo:
Una gran parte delle operazioni della FDA (la Food and Drug Administration americana) sono finanziate direttamente dalle industrie farmaceutiche. E più del 50% dei soldi che l’FDA spende nel controllare i farmaci vengono direttamente dalle industrie farmaceutiche.

Non ci sarà "forse" qualche conflitto di interessi???

"L’industria farmaceutica è grande e potente come l’industria delle armi. Con la differenza che la guerra finisce. La malattia, no, finché c’è qualcuno che la tiene in vita"

Hans Ruesch

“Abbiamo un’industria pluri-miliardaria che sta uccidendo persone a destra e a manca solo per un tornaconto finanziario.”
Glen Warner, Dottore in Medicina

"La cosa che più mi disturba è che la gente pensa che la FDA la stia proteggendo. Non è così. Quello che sta facendo in realtà la FDA e quello che la gente pensa stia facendo sono due cose diverse come il giorno e la notte.”

Dr. Herbert L. Ley, ex-commissario della FDA

Le medicine testate, autorizzate, prescritte e normalmente usate, sono la quarta causa di morte comune; cosa che non viene mai riportata pubblicamente. (Fonte: l’autorevole Journal of the American Medical Association – dalle 90.000 alle 160.000 morti annue negli USA). È come se precipitasse un Boeing 747 al giorno!

L’individuo è cieco di fronte a una tale cospirazione, poiché è talmente agghiacciante da non ritenerla possibile.”
J. Edgar Hoover

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“A causa degli alti valori di acidità nel sangue, le cellule beta del pancreas non riescono a produrre l’ormone dell’insulina in quantità sufficienti a regolare il livello di glicemia. L’acidità distrugge i recettori insulinici della membrana cellulare così che le cellule del corpo non riescono ad utilizzare l’ormone dell’insulina. Se un valore adeguato di alcalinità non viene presto ripristinato,  ne conseguirà la malattia e quindi il diabete. Ma senza acidosi, non può esserci malattia e non può esserci il diabete.”

Dr Robert O. Young,
Microbiologo and Scienziato

IL LETALE INGANNO DEL DIABETE

Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodiché diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.

Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.

E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.

Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete

Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.

Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia

Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.

Trattamento medico convenzionale

Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.

Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina

Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.

Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.

Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.

Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 – Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.

Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.

Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.

Soto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.

Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.

Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.

I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.

La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.

Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet

Tratto da: Nexus N. 55

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