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Archive for gennaio 2011

Rivoluzione in Egitto, filo spinato a piazza Tahrir, nuovo giorno, segui la diretta

gen 31st, 2011 | By admin | Category: News



Siamo all`ennesimo giorno di manifestazioni.
Ricapitolando gli avvenimenti principali, ieri l`esercito ha schierato due caccia che sono volati a bassa quota per circa 30 minuti sulla folla, che era infastidita dai caccia tanto quanto ti infastidisce una zanzara. Fastidiosa, ma non ti fa cambiare idea.
El Baradei si e` unito ai manifestanti in Piazza Tahrir ed ha tenuto un breve discorso in cui ha dichiarato che non e` piu` possibile tornare indietro e che Mubarak se ne deve andare. Ha anche detto che e` il momento di una nuova era in Egitto.
Durante la notte, il futuro ex presidente e` comparso di nuovo in tv ed ha annunciato riforme urgenti. In politica, si dice che oltre alla decisione in se` e` anche importante il momento della decisione, e Mubarak e` in ritardo di 28 anni almeno.
La situazione, saccheggiatori a parte, e` tranquilla. Il popolo egiziano e` fermo nelle sue richieste. Anche il futuro ex presidente e` ben fermo nella sua poltrona, mentre l’esercito è fermo nel suo proposito di proteggere la popolazione e la nazione, rifiutandosi di sparare sulla folla. Si ha la sensazione di trovarsi in situazione di stallo.
Oggi e` previsto uno sciopero generale, e domani e` stata indetta una grande manifestazione.
Compatibilmente con i nostri impegni daremo copertura agli eventi anche oggi, anche perche` siamo l`unico sito italiano a seguire il caso con la dovuta attenzione.
Seguiteci in realtime su www.twitter.com/felicecapretta o su facebook o qui sotto con i consueti aggiornamenti.
AGGIORNAMENTI
09.12 *** da twitter: il Cairo si è svegliata questa mattina con il filo spinato intorno a Piazza Tahrir. Un manifestante ha raccolto la testimonianza di un ufficiale secondo il quale la piazza sarà bloccata per tutta la giornata e per tutta la notte.
13.00 *** Fonte AJE (Al Jazeera English): ‎100.000 persone sono ora in piazza Tahrir. La folla canta "musulmani e copti una cosa sola" ed è uno straordinario segnale di unità.
13.20 *** Egiziani da tutto il paese si sono messi in marcia per arrivare in tempo alla grande manifestazione di domani, fonte Al Jazeera. Inoltre segnalato l’arresto di 5 reporter di Al Jazeera. Al futuro ex regime proprio non piace la tv, a meno che non sia la tv di stato.
13.40 *** I reporter di AJ arrestati sono 6. Live dall’account twitter di Dan Nolan (lo potete seguire @nolanjazeera o qui )

ore 13 circa: "Arrestati dai militari"

8 minuti dopo: "soldati sono entrati nella stanza (dell’albergo, NDFC) e hanno preso la videocamera. Siamo in stato di arresto dai militari.

9 minuti dopo: "Non so se siamo in arresto o se stiamo per essere trasportati (deported nell’orginale, NDFC). Sei di noi trattenuti al checkpoint dei militari fuori dall’hotel Hilton. Materiale sequestrato.

Prima di questi tweet, Nolan segnalava che i bancomat sono chiusi ma si possono usare le carte di credito, in molti hanno la sensazione di essere sotto assedio. Segnaliamo anche che purtroppo il prezzo del cibo sta salendo rapidamente, come anche la benzina e le carte telefoniche.

14.00 *** Ferrovie bloccate fino a nuovo ordine nel – presumiamo – disperato tentativo del futuro ex regime di evitare arrivi in massa domani per la grande manifestazione prevista per le 16 ora locale (le 15 qui da noi)

15.22 *** Dan Nolan di Al Jazeera rilasciato sano e salvo dopo 3 ore.

16.45 *** Ecco la piazza Tahrir ora (da al arabya, via twitter)

Felice Capretta

Scopri il resto qui: http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/01/rivoluzione-in-egitto-nuovo-giorno.html#ixzz1CdOAmNgZ

 

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OGM: Riso amaro.

gen 31st, 2011 | By admin | Category: News

La prima raccolta di alimenti geneticamente modificati, contenente geni umani, è stato approvata per la produzione commerciale.

Il riso creato in laboratorio produce proteine umane (lactoferrine et le lysozyme) che si trovano normalmente nella saliva e latte materno.
Dicono che questo riso possa essere usato per trattare i bambini con diarrea, una delle cause maggiori di morte nel Terzo Mondo. (ndt. ma igiene e acqua potabile non sarebbero più efficaci?)

Questo riso è un passo importante verso gli alimenti detti "Frankenstein", miscele di geni di origine umana e geni vegetali.

Ma il Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha già segnalato che intende consentire la coltivazione e la vendita di riso.

I produttori di riso, con sede in California al Ventria Bioscience, hanno ricevuto l’approvazione preliminare alla coltivazione di oltre 3.000 ettari nel Kansas.

La società prevede di raccogliere le proteine e di utilizzarle nelle bevande, dessert, yogurt e barrette di muesli.
La notizia ha provocato orrore tra gli anti-OGM e i gruppi di consumatori in tutti gli USA.

[ ... ]

The Rice With Human Genes

 

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Le proteste in Egitto: dietro la rivolta c’è il sostegno segreto dell’America ai leader della ribellione

gen 31st, 2011 | By admin | Category: News

 

Qui di seguito la traduzione dei passaggi più significativi dell’articolo Egypt protests: Americas secret backing for rebel leaders behind uprising scritto da  Tim Ross, Matthew Moore e Steven Swinford e pubblicato il 28 gennaio 2011 sull’edizione on line del quotidiano britannico The Telegraph. Questo articolo serve ad approfondire quanto già scritto in disordini in Egitto e in Tunisia. Ulteriori annotazioni, precisazioni e commenti all’articolo del Telegraph li trovate alla fine.



Le proteste in Egitto: dietro la rivolta c’è il sostegno segreto dell’America ai leader della ribellione

Il governo americano ha sostenuto segretamente le figure leader che stanno dietro la ribellione Egiziana che hanno pianificato il "cambio di regime" per i precedenti tre anni ha scoperto il Daily Telegraph

L’ambasciata americana al Cairo ha aiutato un giovane dissidente a partecipare ad una riunione di attivisti tenutasi a New York sponsorizzata dagli Stati Uniti, lavorando affinché la sua identità venisse nascosta alla polizia di stato Egiziana .


Al suo ritorno al Cairo nel dicembre 2008, l’attivista ha detto ai diplomatici Statunitensi che un’alleanza di gruppi di opposizione aveva stilato un piano per scalzare il presidente Hosni Mubarak ed installare un governo democratico nel 2011.

Link alla versione integrale del documento

Egli era già stato arrestato dalle forze di sicurezza egiziane in relazione alle dimostrazioni e la sua identità viene protetta dal Daily Telegraph.

La crisi in Egitto segue la caduta del presidente tunisino Zine al-Abedine Ben Ali, che ha lasciato il paese dopo che proteste diffuse l’hanno costretto alle dimissioni.

Le rivelazioni, contenute in  precedenti dispacci diplomatici segreti rilasciati dal sito di WikiLeaks, mostra che i funzionari americani hanno fatto pressioni sul governo egiziano affinché rilasciasse altri dissidenti che erano stati imprigionati dalla polizia.
(…)

William Hague, il ministro degli esteri [britannico] ha esortato il governo egiziano a prestare attenzione alle “legittime domande dei dimostranti”. Hillary Clinton, il segretario di stato degli USA ha detto di essere “fortemente preoccupata dall’uso della forza per domare le proteste” .

In un’intervista per il canale americano CNN, che verrà mandata in onda domani, [il premier birtannico] David Cameron ha affermato: “Io penso che ciò di cui abbiamo bisogno sono delle riforme in Egitto. voglio dire, noi sosteniamo le riforme ed il progresso nel più grande rafforzamento della democrazia, dei diritti civili e del rispetto delle leggi.”

Il governo degli Stati Uniti è stato in precedenza un sostenitore del regime di Mr Mubarak’. Ma i documenti trapelati mostrano fino a che punto l’America stava offrendo supporto agli attivisti per la democrazia in Egitto mentre al contempo lodavano pubblicamente Mr Mubarak come un imporante alleato nel Medio Oriente.

In un rapporto diplomatico segreto spedito il 30 dicembre 2008, Margaret Scobey, l’ambasciatrice statunitense al Cairo, segnalava che i gruppi di opposizione a quanto pare avevano preparato dei piani segreti per attuare un “cambio di regime ” prima delle elezioni, previste per il settembre di quest’anno .

(…)

L’ambasciatrice Scobey si chiese se un tale complotto “irrealistico” potesse funzionare, o se fosse mai esistito davvero. Tuttavia i documenti mostrano che l’attivista è stato  avvicinato da diplomatici USA ed ha ricevuto un estensivo supporto per la sua campagna a favore della democrazia dai funzionari di Washington. L’ambasciata ha aiutato l’attivista a partecipare ad un convegno per giovani attivisti a New York, che era stato organizzato dal Dipartimento di Stato USA .

(…)

Le proteste in Egitto sono state guidate dal movimento giovanile del 6 Aprile, un gruppo su Facebook che ha attratto tra i suoi membri soprattutto persone giovani ed istruite avverse a Mr Mubarak. Il gruppo ha circa 70.000 membri ed usa i siti dei social network per organizzare proteste e per informare sulle proprie attività.

I documenti rilasciati da WikiLeaks mostrano che i funzionari dell’ambasciata USA erano in regolare contatto con l’attivista per tutto il 2008 ed il 2009, considerandolo una delle loro più affidabili fonti di informazioni sugli abusi dei diritti umani .


L’articolo mostra quindi alcune cose che sospettavamo: Washington non solo era in contatto con questi nuovi oppositori di Mubarak (che stanno per scalzarne il regime con la scusa della democrazia) ma li stava sostenendo concretamente; nonostante le poco credibili parole dell’ambasciatrice che riteneva irrealistica l’ipotesi del complotto per rovesciare il quadro che viene fuori è di un governo USA che pubblicamente esalta la fedeltà dell’alleato Mubarak e segretamente ne organizza la destituzione.
Del resto il voltafaccia degli USA, come si evince anche dall’articolo qui sopra, è stato repentino e molto sospetto, dopo 30 anni di fedele alleanza. Ovviamente è poco credibile che il governo statunitense o quello inglese siano attenti ai problemi della democrazia o della libertà, le loro guerre sanguinose in Medio Oriente ed il loro appoggio a vecchie e nuove dittature (dal Cile di Pinochet all’Indonesia di Suharto), per non parlare di orridi esperimenti su cavie umane, ci fanno capire chiaramente che certe affermazioni dei loro leader sono di pura facciata.
Per altro notiamo che un sito che sembrava apparentemente di opposizione al sistema, ovvero Prisono Planet, il sito di Alex Jones  e Paul Joseph Watson, ospita un recente articolo scritto da P.J. Watson nel quale leggiamo nientemeno che:


Il "risveglio politico globale" molto temuto da Zbigniew Brzezinski è in pieno svolgimento. Rivolte in Egitto, Yemen, Tunisia e altri paesi rappresentano un grido di libertà veramente imponente  in tutto il mondo  che rischia di danneggiare enormemente l’agenda per un governo mondiale, ma solo se i rivoluzionari riusciranno ad evitare di essere cooptati da una paranoica e disperata elite globale.

Avevamo già manifestato in passato delle perplessità sul ruolo di queste persone (in particolare di Alex Jones) e adesso scopriamo che i nostri sospetti erano fondati. Questa gente ha per anni denunciato alcuni dei piani delle élite ed alcune delle loro nefaste opere, ma il loro scopo era crearsi un nome, attrarre una larga fetta del dissenso popolare, e poi guidarlo verso le mete già decise dagli artefici di questi orrendi piani. Guardatevi da questa gente quando proporrà di scendere in piazza contro un regime tirannico, che alla fine il nuovo regime sarà peggio del precedente.

Quanto al "risveglio politico globale" molto temuto da Zbigniew Brzezinski ci sembra proprio che fosseuna sorta di "risveglio pilotato"; del resto un cospiratore di quella fatta non parlerebbe di risveglio se non per un astuto fine di doppiogioco. Il "risveglio" egli non lo teme, ma lo manipola per utilizzarlo per i propri fini.
Quello a cui stiamo assistendo è un piano orchestrato per destabilizzare il mondo sotto ogni aspetto: si vuole  fabbricare una Depressione Globale per creare un Governo Mondiale, ed a quanto pare le élite occulte che manovrano dietro il sipario della politica stanno proprio riuscendo nella loro demolizione controllata dell’economia mondiale. La manipolazione climatica e l’avvelenamento della bisofera continuano a ritmo serrato, e le catastrofi innaturali, salutate come opportunità dai nostri loschi governanti, servono anch’essere a prostrare gli abitanti del nostro povero pianeta.
Finte rivoluzioni porteranno a finti cambiamenti (come diceva l’autore del Gattopardo "deve canbiare tutto affinché non cambi nulla") o peggio a cambiamenti che serviranno alla lunga a creare una tale situazione di caos e di incertezza da spingere le popolazioni stanche e stremate ad accettare la soluzione che ci governa ha già preparato: un Nuovo Ordine Mondiale Orwelliano.


Ulteriori informazioni sono disponibili sul nuovo blog/forum rassegnastampanonwo (i commenti sono riservati solo agli autori del blog) nonchè potrebbe risultare utile la lettura degli articoli:

rivoluzioni color merda tocca all’Egitto  (con tutti i limiti della visione di tarpley che non condivido, ma sappiate farne una lettura critica)

gli Stati Uniti e la rivolta egiziana

 

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IL SUICIDIO COME FORMA DI PROTESTA IN ROMANIA E TUNISIA

gen 31st, 2011 | By admin | Category: News

DI

OANA PARVAN
th-rough.eu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E che differenza c’è tra questi uomini coraggiosi e i suicidi della Foxconn di Shenzhen o della Telecom francese, o dell’ATC di Bologna?
Il 24 dicembre 2010, nel Parlamento rumeno, un uomo in fin di vita urla "Libertà!" a squarcia gola, mentre, insanguinato, viene portato via dai soccorsi. Si era appena gettato nel vuoto, dal balcone dei giornalisti, poco prima che il premier iniziasse il suo discorso.
Quest’immagine surreale contiene in sé la rappresentazione impietosa della società rumena. Una classe politica autistica e un’opinione pubblica afasica.
“Abbiamo paura di essere uniti. Ci siamo abituati a essere poveri. Abbiamo paura di aprire bocca, per non diventare ancora più poveri”. E’ così che si spiega l’assenza di reazione della società rumena, l’elettricista quarantaduenne Adrian Sobaru (nella foto), autore sopravvissuto del tentato suicidio, visualizzato da internauti curiosi di tutto il mondo.
Una settimana prima, il suicidio incendiario del giovane disoccupato Mohamed Bouaziz aveva travolto la Tunisia e l’intero Maghreb, infiammato da proteste e nuovi suicidi contro il carovita e la corruzione dei governi.
Ma che differenza c’è tra il gesto del rumeno e quello del tunisino? E perché scelgono la stessa forma espressiva, pur declinata diversamente: Adrian si getta dal balcone del Parlamento, Mohamed si dà alle fiamme? E che differenza c’è tra questi uomini coraggiosi e i suicidi della Foxconn di Shenzhen o della Telecom francese, o dell’ATC di Bologna? Sono forse espressioni del disagio dell’epoca della crisi oppure rifiuti di continuare a pagare una crisi generata dall’alto? Oppure si tratta di crisi di espressione, di società che non sentono di potersi manifestare  diversamente, se non attraverso questi gesti estremi?
Nel biennio 2010-2011, e forse non solo, il suicidio può essere visto come indice del livello di coesione sociale. Il gesto di Mohamed catalizza il malcontento tunisino e dei paesi vicini, perché quei paesi sono ancora in grado di reagire. La Tunisia è popolata da una gioventù esplosiva, come lo erano le banlieue francesi del 2005. Questa gioventù non si piega all’umiliazione quotidiana e rivendica la sua necessità di essere rispettata, con la violenza e perfino con il sacrificio del sé. Il disoccupato tunisino s’immola di fronte alle sedi del potere oppure in piazza, in attesa di una risposta. E la riceve dai suoi connazionali, che nobilitano quel gesto, dandogli una continuità.
L’empatia che si crea tra i giovani tunisini li trasforma istantaneamente in un corpo unico, intollerante al parassitismo politico e immortale di fronte alla repressione, fino a determinare la deposizione del presidente. Adrian e Mohamed hanno qualcosa in comune: entrambi interrogano le società in cui vivono. Il loro gesto avviene in luoghi pubblici perché è proteso verso gli altri, perché ritengono che la loro crisi interiore possa essere compresa e condivisa dagli altri. È un messaggio, un monito, una domanda. I suicidi dei lavoratori cinesi, francesi e bolognesi, invece, sembrano più introspettivi, rassegnati, soluzione di un problema che non si condivide con gli altri. Nel caso di Adrian, però, nonostante la spettacolarità del gesto e il fatto che l’atto suicida si rivolga direttamente al potere parlamentare, resta senza risposta. O quasi.
I parlamentari rumeni piangono, di fronte alla tragedia di un cittadino comune. Sorpresi e traumatizzati. Nelle loro dichiarazioni a caldo tutti indicano un elemento perturbante: la vicinanza. Quel gesto ha un che di irritante, forza troppo la vista di persone quotidianamente cieche. Nessuno di loro avrebbe versato mai una lacrima per un altro elettricista della televisione rumena, che, un mese prima, si era suicidato nel suo ufficio. Lui, almeno, non si è visto. E così, Adrian Sobaru – il rumeno che si getta nel vuoto con addosso una maglietta con la scritta “Avete ucciso il futuro dei nostri figli. Ci potete prendere la vita e i soldi, ma non LA LIBERTA’” – impietosisce i media e il popolo rumeno.
Psicologi autorevoli spiegano al pubblico traumatizzato i meccanismi della depressione e della paranoia. “Deve essersi sentito in colpa di non essere riuscito a mantenere la famiglia”, commentano distaccatamente. Con grande generosità, gli vengono offerti soldi, per curare il figlio autistico. E la coscienza viene messa a posto. L’importante è che non sia morto. Se no, chissà cosa si aspettava che facessimo ?

Oana Parvan
Fonte: http://th-rough.eu
Link: http://th-rough.eu/writers/parvan-ita/il-suicidio-come-forma-di-protesta-romania-e-tunisia#comments
via Crisis
VEDI ANCHE: PAOLO BARNARD – MARIARCA TERRACCIANO E’ IL MIO SINDACATO



GLI STATI UNITI E LA RIVOLTA EGIZIANA

gen 31st, 2011 | By admin | Category: News

DI

MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hosni Mubarak è un signore di 82 anni.

Le manifestazioni di questi giorni hanno dimostrato, poi, quanto il popolo egiziano lo ama.

Facendo queste due semplici considerazioni, ieri sera il presidente degli Stati Uniti ha fatto un discorso in cui ingiunge, con fare piuttosto autoritario, a Hosni Mubarak a fare delle “riforme” e a “dialogare” con il popolo.

Questo non vuol dire, mandare via Hosni Mubarak dopo 30 anni di fedele servizio; ma è una bella bacchettata a un impiegato che non ha saputo fare il suo mestiere.

Così, quando Hosni Mubarak se ne andrà, o in Arabia Saudita o direttamente in Paradiso, la colpa non sarà data agli Stati Uniti. Anche se il tono arrogante con cui il presidente di un paese che si trova a migliaia di chilometri di distanza dice a un altro come si deve comportare, non è detto che sortisca un buon effetto sugli egiziani.

Comunque il discorso verrà sfruttato, certamente, per dire, “vedete, gli Stati Uniti vogliono la democrazia”.

Tutto sta a capirsi, cosa voglia dire “democrazia”.

Nel Monologo Occidentale  per “democrazia” si intende, almeno due partiti politici concorrenti e il diritto di fare passeggiate con cartelli in mano senza venire arrestati. Il tutto nel rigoroso rispetto delle Dure Leggi del Mercato e degli Impegni Internazionali – cioè senza toccare né l’economia, né il rapporto di subordinazione internazionale.

Costanzo Preve, invece, proponeva una definizione di democrazia più fedele al significato originale della parola: il potere del popolo come contrappeso al potere economico che possiedono le oligarchie.

Le due definizioni, come potete vedere, sono antitetiche.

Ora, è chiaro che si domina meglio, quando c’è il consenso dei dominati.

La situazione ideale, per l’Impero, è quella italiana.

In Italia, la gente può marciare in assoluta libertà a Vicenza, anno dopo anno, contro la base militare.

Tanto gli uomini politici di qualunque parte, eletti in elezioni tecnicamente ineccepibili, correranno a firmare qualunque cosa sia necessaria per fare la base.

Molto meglio di un dittatore instabile e antipatico; che poi, se cade, magari la base la si chiude davvero.

Il problema si pone nei paesi che sono pesantemente subordinati, come l’Egitto.

Idealmente, gli Stati Uniti vorrebbero un sistema di potere in grado di garantire due cose: l’obbedienza ai dettami del Fondo Monetario Internazionale e l’alleanza con Israele; nonché un aiuto militare e dei servizi segreti nel reprimere le forme di resistenza che nascono in tutto il Medio Oriente.

Non c’è alcun motivo per cui un tale sistema debba chiamarsi “Mubarak”. Può essere benissimo garantito anche da vari partiti che si alternino al potere, ad esempio. Magari anche dal Partito Antimubarakista. La gratitudine, in politica come in affari, è un valore perdente.

Ma non si può transigere sul punto fondamentale.

Questo lo ha espresso ieri molto bene il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden:

“Joe Biden ha difeso il regime di Mubarak in Egitto, descrivendo il Presidente Hosni Mubarak come un alleato degli Stati Uniti che ha aiutato a normalizzare le relazioni con Israele e che è stato una forza nei negoziati di pace mediorientali”.

Dove per “negoziati di pace” si intende la partecipazione diretta dell’Egitto all’embargo contro Gaza e la svendita dei palestinesi da parte dell’ANP: i documenti che sono usciti in questo periodo dimostrano concretamente ciò che già sapevamo.

Comunque, per Joe Biden, 80 milioni di egiziani, con i loro problemi, sono solo un dettaglio tra i problemi d’Israele.

Ora, il governo egiziano – attuale o nuovo – può fare tutte le “riforme” e le “elezioni” che vorrà, purché non in contrasto con le Dure Leggi del Mercato, ovviamente.

Ma, come spiega il tremendo Elliott Abrams, che coprì i massacri dei militari in El Salvador e gestì il famoso Iran-Contra Affair per finanziare il terrorismo in Nicaragua:

“Per l’Egitto, c’è una sola preoccupazione: la salute del signor Mubarak.” E poi aggiunge: “in ballo nella crisi di successione non c’è semplicemente chi governerà il paese, ma se un nuovo presidente manterrà la pace fredda ma affidabile con Israele. Anche qui ci sono dei nemici condivisi, in questo caso Hamas e gli altri gruppi palestinesi radicali e terroristici; Israele ed Egitto hanno mantenuto insieme (anche se la colpa è ricaduta pe il 99% su Israele) un embargo su Gaza a partire dal colpo di stato di Hamas nel 2007. Il regime egiziano non prova alcun amore per gli israeliani, ma c’è una significativa collaborazione in termini di sicurezza tra i due paesi; i governanti dell’Egitto vedono  negli sciiti dell’Iran, non nello Stato ebraico, la minaccia più pericolosa per il potere arabo nella regione. Le decisioni prese a fine luglio dall’Egitto di impedire a una nave della Mezzaluna Rossa iraniana che portava aiuti a Gaza di entrare nel canale di Suez, e di impedire a quattro parlamentari iraniani di attraversare la frontiera per Gaza, sono la prova più recente di questo atteggiamento egiziano.”

Il problema in realtà non è la pace militare tra Israele ed Egitto, che nessuno da parte egiziana mette in discussione. E’ proprio questa alleanza concreta. Ora, il popolo egiziano non voterà mai per un partito che dichiari di voler mantenere l’embargo su Gaza.

Insomma, come gridavano ieri i manifestanti egiziani, Mubarak è morto, Mubarak è morto e al-’Adli (il ministro degli interni) è un agente del Mossad:

حسني مبارك, مات مات. والعدلي عميل الموساد

Ma è un fatto che Hamas, per quanti difetti possa avere, governa in maniera infinitamente più corretta e vicina agli interessi reali della gente della banda di briganti e truffatori che oggi costituisce l’ANP.  Non è però facile governare con successo un carcere, come è Gaza oggi; mentre i contribuenti europei continuano a finanziare Ramallah.

Se si toglie l’embargo, e si permette alla gente di Gaza di vivere normalmente, l’ANP sarà quindi definitivamente screditata, e cadrà come è caduto il governo di Ben Ali in Tunisia.

E non ci saranno più palestinesi obbedienti.

Quindi, visto che Mubarak tra poco non ci sarà più, evidentemente stanno preparando la successione: si parla del Capo di Stato Maggiore dell’esercito.

Oppure, gli Stati Uniti potrebbero occuparsi direttamente dell’embargo a Gaza. Forse (forse) è questo il senso della notizia che riportavamo ieri:

“Il distaccamento 2 della Guardia Nazionale del Connecticut National Guard, Compagnia I, 185esimo Reggimento Aereo di Groton è stato mobilitato e inviato nella penisola del Sinai, in Egitto, per sostenere la Forza Multinazionale e gli Osservatori. L’unità ha lasciato il Connecticut il 15 gennaio per Fort Benning, nella Georgia [USA] per ottenere ulteriore addestramento. L’unità adopera aerei C-23C Sherpa ed è stata usata tre volte negli ultimi sette anni a sostegno di conflitti in Iraq e Afghanistan.  L’unità fornirà assistenza aerea a richiesta al comandante della Forza Multinazionale e degli Osservatori nella loro missione di supervisionare le clausole di sicurezza del trattato di pace tra Egitto e Israele”.

Il problema fondamentale è che l’Egitto ha molti abitanti e poche risorse, nonché un’economia strutturata in gran parte verso il mercato internazionale. Almeno all’interno dell’attuale sistema economico, non può quindi cavarsela da solo; e perciò è sempre ricattabile. E ogni governo, alla fine, sarà costretto ad applicare i ricatti, e quindi a essere impopolare.

Eppure il Medio Oriente, considerato nel complesso, ha tante risorse – umane, agricole e petrolifere. Solo che nessun paese, da solo, le ha tutte.

E’ lecito sognare che dalle rivolte arabe di questi giorni, possa nascere un’alleanza tra paesi che mettano insieme le proprie forze, analoga a quella che Hugo Chavez ha tessuto in America Latina?

P.S. Alle 12.30 ora egiziana, riferiscono di 20 morti ad Alessandria e 13 ai giardini Maadi al Cairo. Può darsi, quindi, che gli Stati Uniti abbiano autorizzato la piena repressione in privato, pur salvando la propria immagine in pubblico. E’ ovviamente solo un’ipotesi.

P.S. Interessante deformazione delle notizie. Un documento di Wikileaks di oltre due anni fa rivela che gli Stati Uniti hanno trafficato con un giovane dissidente egiziano, evidentemente in modo da scommettere su due cavalli; e quel dissidente avrebbe raccontato all’ambasciatrice che c’era un piano per rovesciare Hosni Mubarak. Né l’ambasciatrice né tantomeno il governo USA approvano, ma tanto basta perché Repubblica titoli, Wikileaks: “Rivolta pianificata con gli USA”.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com/
Link: http://kelebeklerblog.com/2011/01/29/gli-stati-uniti-e-la-rivolta-egiziana/



L’ELITE FINANZIARIA GLOBALE DIETRO I FATTI DELLA II SECONDA GUERRA MONDIALE.

gen 28th, 2011 | By admin | Category: Controstoria
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