INCLUDE_DATA

Archive for marzo 2011

Uranio impoverito in guerra, uranio radioattivo in pace: lo scandalo della Francia contaminata

mar 31st, 2011 | By admin | Category: News

 

Il video qui sotto è la prima parte di un’inchiesta trasmessa nel 2009 dalla rete televisiva nazionale francese FRANCE 3 intitolata  "Uranio: lo scandalo della Francia contaminata", che qui potete visionare coi sottotitoli in italiano.

Nel video si vede una giornalista che, armata di contatore geiger, verifica la presenza di radioattività in diversi siti francesi: rifiuti radioattivi nascosti un po’ dappertutto, utilizzati anche per costruzioni pubbliche. In più di 25 dipartimenti della Francia sono stati abbandonati 300 milioni di tonnellate di rifiuti radioattivi, praticamente senza alcun controllo.

Tra il 1945 ed il 2001 le miniere di urania hanno funzionato a pieno regime per l’ente energetico nazionale. Da dieci anni sono stati abbandanati tutti i controlli su queste scorie dell’industria nucleare, inoltre è stato complicato l’iter legislativo per la risoluzione del problema.

Nel video si denuncia la presenza di migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi ad esempio sotto il parcheggio di uno stadio di calcio, circa 70 cm sotto la pavimentazione. Residui di una lavorazione industriale che rilascia una radioattività 60 volte superiore a quella naturale, residui in certe zone abbandonati praticamente a cielo aperto, persino in zone dove anche i bambini potrebbero venire a giocare, a scavare, a manipolare terriccio radioattivo.

Degli operai che hanno lavorato contribuendo (inconsapevoli) a creare questa tragica realtà molti sono morti a causa della radioattività; quelli che sono rimasti in vita confermano  di essere stati incaricati di svolgere queste pericolose e criminali pratiche di avvelenamento radioattivo dell’ambiente.

Su youtube la seconda e la terza parte del documentario.

Di fronte ad una simile mostruosa opera di contaminazione della nazione francese e della sua popolazione, una contaminazione che tocca indistintamente tutte le persone senza distinzione tra età, censo e appartenenza di classe, come fare a non vedere una sistematica intenzione da parte di chi governa per esporre a pericolose fonti di radioattività i propri cittadini/sudditi? Come non vedere la convergenza tra l’uso dell’uranio impoverito in guerra e dell’inquinamento da uranio in tempi di pace?

Chi nega l’esistenza delle scie chimiche spesso usa come pretesto lo pseudo ragionamento: "Se lo facessero davvero avvelenerebbero anche se stessi ed i propri familiari, quindi non possono farlo". In realtà, invece esistono prove storiche che le scie chimiche sono state utilizzate da almeno 40 anni e quello che hanno fatto con le scie chimiche l’hanno fatto anche col nucleare e con diversi altri veleni.
Diversamente affermano di pensare invece i negazionisti della rete nazionale antinucleare
( http://www.facebook.com/pages/RNA-RETE-NAZIONALE-ANTINUCLEARE/157563117360?ref=sgm ) che parlano della nocività del nucleare per poi nascondere agli italiani la pericolosità delle scie chimiche, la realtà del signoraggio e la questione dei terremoti artificiali. Ho provato a dialogare coi gestori di quel gruppo ma ho avuto solo "risposte" basate su parole d’ordine del tipo "non abbiamo niente a che fare coi complottisti";  di fronte a mie richieste di chiarimento sul perché non credessero né al signoraggio né alle scie chimiche hanno saputo solo ribadire che si distanziano dai complottisti punto e basta … davvero un bell’argomentare.
Insomma questa patetica rete azionale antinucleare tende a distanziarsi da chi oltre a denuncia il nucleare denuncia il signoraggio, le scie chimiche ed altre cose di cui quasi nessuno ha il coraggio di parlare.
Il loro comportamento è quindi del tutto assimilabile a quello di un Luca Mercalli (meteorologo!) che a parole denuncia l’inquinamento ambientale ma poi nega le scie chimiche, dei verdi che per bocca di un loro leader (Pecoraro Scanio) hanno il barbaro coraggio di parlare di scie di condensa, della Legambiente che pur avendo piena conoscenza del fenomeno non osa denunciarlo. Evidentemente, se pure in queste organizzazioni esistono delle persone in buona fede, ai livelli più alti troviamo solo persone che con le loro colpevoli omissioni affiancano il lavoro di disinformazione degli agenti del CICAP. E se non ci credete provate a segnalare sul loro sito il problema delle scie chimiche o delle armi tettoniche.
Non dissimile è la funzione del movimento Zeitgeist, costituitosi a partire dal famoso film di pseudo-informazione sulle verità nascoste del sistema, ma che curiosamente pur parlando di signoraggio tace clamorosamente sull’altro argomento tabù, ovvero le scie chimiche. Fra l’altro ho avuto modo di constatare che i leader di questo movimento Zeitgeist lasciano sul web commenti fin troppo simili a quelli dei disinformatori che negano le scie chimiche; in sostanza invece di negare le scie chimiche, perché così facendo perderebbero molti adepti consapevoli del fenomeno, dicono che servirebbero maggiori informazioni, studi più precisi etc.

Di fronte ad una situazione in cui fin troppo spesso ci si sveglia sono una cappa bianca fatta di scie che si incrociano formando una scacchiera nel cielo, oppure si osserva il cielo azzurro diventa bianco nel breve volgere di 90 minuti per il passaggio di una trentina di aerei che rilasciano scie espanse e persistenti, certe argomentazioni non possono certo reggere: è decisamente impossibile  pensare che le "scie di condensa" (di cui parlano i nostri governanti)  negli ultimi 4 anni abbiano improvvisamente iniziato a stravolgere il cielo come non era mai accaduto prima.
Maggiori informazioni sulle oscure finalità del progetto del movimento Zeitgeist le potete trovare in un interessante articolo sul blog nwo-truthresearch.

Link



IL NUOVO ORDINE MONDIALE DI SOROS: A BRETTON WOODS PER CREARE UNA NUOVA ECONOMIA

mar 31st, 2011 | By admin | Category: News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il magnate miliardario George Soros ha intensificato i suoi sforzi finanziari per cercare di riorganizzare l’economia mondiale, riducendo l’importanza dell’economia degli Stati Uniti nel mondo.
Per l’8 aprile, secondo un rapporto del Media Center Research, o MRC, Soros ha preannunciato il finanziamento che avverrà durante una conferenza internazionale volta a ricalcare la famosa conferenza di Bretton Woods del 1944, alla fine della seconda guerra mondiale, che contribuì a creare la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
Questa volta, Soros spenderà 50 milioni di dollari per formare un gruppo di oltre 200 accademici, leader economici e politici che avranno come scopo quello di “stabilire nuove regole internazionali” e “riformare il sistema monetario”.
Nella foto: Joseph Stiglitz e George Soros
L’Istituto per il Nuovo Pensiero Economico, o INET, è un gruppo con base a New York, finanziato interamente da Soros. Esso ospiterà la conferenza annuale che si terrà dall’ 08 all’11 aprile 2011, presso il Mount Washington Hotel di Bretton Woods, NH, dove si tenne nel ’44 l’incontro che impostò la struttura finanziaria globale dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi. L’ MRC ha rilevato che i nomi dei relatori in programma alla manifestazione dell’INET non lasciano alcun dubbio sullo scopo di Soros.
Uno di questi è Paul Volker.
Paul Volker è l’attuale presidente del comitato consultivo dell’ Economic Recovery Advisory Board della presidenza Obama.
MRC fa notare che Volker ha scritto la prefazione del libro più noto di Soros, “L’alchimia della Finanza”.
L’economista statunitense inoltre ha definito Soros come “un uomo d’affari di enorme successo” che si occupa dei problemi della globalizzazione “con acume e passione”.
Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute, è finanziato da lunga data proprio da Soros.
Secondo l’MRC, Sachs ha ricevuto oltre 50 milioni di dollari per il Progetto Millennium delle Nazioni Unite, che ha anche diretto.
Nel 2009, Sachs, noto uomo di sinistra, si lamentava che le tasse in America fossero troppo basse, e affermò che "Gli Stati Uniti dovrebbero aumentare le tasse per pagare le spese per nuove iniziative, in particolare nei settori dell’energia sostenibile, il cambiamento climatico, l’istruzione, e nei progetti per combattere la povertà".
Uno dei migliori amici di Soros è Joseph E. Stiglitz, ex vice presidente della Banca mondiale e premio Nobel per l’economia.
MRC ricorda che gran parte del pensiero di Stiglitz è simile a quello di Soros e ha criticato gli economisti del libero mercato, definendoli “fondamentalisti del libero mercato.”
Il direttore esecutivo dell’INET, Rob Johnson, è un ex amministratore delegato della Soros Fund Management, e fa parte del consiglio di amministrazione della Soros-funded Economic Policy.
L’MRC ricorda che Johnson fu il primo a dire che non era sufficiente l’intervento pubblico per combattere la crisi finanziaria, ma si doveva “ristrutturare”, e chiese a viva voce "le dimissioni dei top manager di tutte le grandi banche”.
"Non abbiate dubbi: questo è un avvenimento voluto da Soros da cima a fondo” ha sentenziato l’MRC.
“L’Impero Soros per ora tace su questa nuova conferenza a Bretton Woods, anche perché all’ordine del giorno non c’era soltanto il cambiamento globale delle regole economiche” continua l’MRC. “La conferenza serve anche per porre l’America al suo posto in un mondo multilaterale secondo il pensiero di Soros”.
Soros, globalista post-americano.
Nei suoi molti libri, il miliardario George Soros afferma chiaramente che la globalizzazione economica è un dato di fatto.
I mercati finanziari sono diventati “veramente globali nei primi anni ‘90 dopo il crollo dell’Unione Sovietica”, scrive Soros nel suo libro sulla globalizzazione.
Eppure, Soros mette in guardia: “Mentre i mercati sono diventati globali, la politica resta saldamente radicata alla sovranità dello Stato”.
È assurdo che le governance delle istituzioni internazionali siano rimaste indietro rispetto allo sviluppo dei mercati globali.
“Lo sviluppo delle istituzioni internazionali non ha tenuto il passo con la crescita dei mercati finanziari globali. I movimenti di capitali privati superano di gran lunga le strutture del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale”.
Soros ha lanciato molte proposte per rinnovare il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Eppure, la sua conclusione è sempre la stessa: i mercati finanziari globali richiedono una regolamentazione internazionale di nuova generazione, di organizzazioni di governance mondiale in grado di imporre un controllo politico globale sull’economia.
Il ragionamento dal punto di vista del globalismo di Soros è indiscutibile. “La globalizzazione ha reso il mondo sempre più interdipendente”, insiste. E ancora: “Anche se sarebbe utopistico sostituire la sovranità del popolo con qualcosa d’altro, questo principio da solo, è insufficiente per l’attuale mondo sempre più interdipendente”.
Soros parla come uno "statista senza Stato". Gran parte del pensiero di Soros si basa sulla sua formazione presso la London School of Economics, dove è stato profondamente influenzato da filosofi come Karl Popper e dalla sua idea di “società aperta”.
Mentre Popper non ha mai dato una definizione precisa di questa “società aperta”, egli stesso però ha inveito contro le ideologie che sostengono che una persona può essere veramente libera solo diventando un vero credente.
Popper identificò Hitler, il nazismo e il comunismo di Stalin come nemici della società aperta.
Quel che Soros vuole fare è seguire la “Globalist Agenda” e cioè sostituire il dollaro statunitense come valuta di riferimento nel mondo, per diminuire la capacità degli USA di stabilire le regole del gioco all’interno dell’economia globale.
La società aperta è meglio intesa come una sorta di libertà intellettuale e politica in cui tutte le idee possono essere costantemente messe in discussione, sulla base del presupposto che non esiste una "verità politica" in quanto tale, solo un relativismo di valori in cui tutte le idee devono essere oggetto di sfida costante.
In un passo rivelatore, Soros dichiara apertamente la sua antipatia per George W. Bush usando i termini filosofici della società aperta di Popper: “Quando ho sentito il presidente Bush dire, ‘O state con noi o siete dei terroristi’, mi ha ricordato la propaganda nazista”.
Sostanzialmente, Soros ha definito l’Agenda di Bush come "nazionalista", troppo concentrata a perseguire precisi interessi degli USA come stato-nazione.
Soros è stato particolarmente brutale verso il Vice Presidente Cheney definendolo come "il potere dietro il trono", e sottolineando come con l’aiuto del segretario alla difesa Rumsfeld sia riuscito ad “imporre la sua volontà influenzando la stessa politica di Bush”.
Quando viene chiesto a Soros come sia arrivato ad avere una così forte influenza sugli affari mondiali, lo stesso ha ammesso onestamente: "Ho un sacco di soldi".

Fonte: www.iraqwar.mirror-world.r
Link: http://www.iraqwar.mirror-world.ru/article/245531
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUIGI FABOZZI



NEL 2009 GHEDDAFI PROPOSE LA NAZIONALIZZAZIONE DEL PETROLIO LIBICO

mar 31st, 2011 | By admin | Category: News

DI

KURT NIMMO
prisonplanet.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Coalizione dei Globalisti non è interessata a proteggere la popolazione libica da Muammar al-Gheddafi. La no-fly zone e gli attacchi della NATO e degli USA sull’esercito libico non hanno nulla a che fare con la democrazia e con le elezioni libere.
Si tratta di petrolio – e di chi lo possiede.
Nel 2009 Gheddafi ha pronunciato quella parola con la N – nazionalizzazione. Non solo per il petrolio libico, ma per tutto quello della regione. Agli occhi dei globalisti, questo ha reso Gheddafi un pericoloso cane pazzo e ribelle che doveva essere rimpiazzato.
“I paesi esportatori di petrolio dovrebbero optare per la nazionalizzazione a causa della rapida caduta dei prezzi. Dobbiamo mettere la questione sul tavolo e discuterne seriamente”, ha dichiarato. “Il petrolio dovrebbe essere di proprietà dello Stato in questo momento, così potremmo controllare meglio i prezzi dall’aumento o diminuzione nella produzione”.
Come poteva prevedersi, la dichiarazione di Gheddafi è stata un campanello di allarme per la Shell, la BP, la ExxonMobil, la Hess Corp., la Marathon Oil, la Occidental Petroleum e la ConocoPhillips, la spagnola Repsol, la tedesca Wintershall, l’austriaca OMV, la norvegese Statoil, l’Eni e la Petro Canada.
L’anno prima la compagnia statale del petrolio libica, National Oil, aveva preparato una relazione sull’argomenti in cui i funzionari suggerivano la modifica degli accordi EPSA con le compagnie estere in modo da aumentare gli introiti, secondo un rapporto pubblicato sul sito della Pravda [1].

Dopo aver messo in pratica le modifiche ai contratti, la Libia ha guadagnato 5,4 miliardi di dollari dai ricavi del petrolio.
Il piano di Gheddafi è stato riportato dalla Reuters [2] e dai media aziendali.
Oltre a richiedere la nazionalizzazione, il leader libico ha reclamato il sostegno alla sua proposta per smantellare il governo e per distribuire la ricchezza del petrolio direttamente ai 5 milioni di cittadini della popolazione libica.
I burocrati statali, tuttavia, hanno rifiutato l’idea in quanto avevano paura di perdere i loro comodi incarichi e temevano inoltre la collera delle compagnie petrolifere transnazionali e delle banche che le possiedono.
Il primo ministro al-Baghdadi, Ali al-Mahmoudi e Farhat Omar Bin Guida, della Banca Centrale della Libia, hanno detto a Gheddafi che tali misure avrebbero rovinato l’economia del paese conducendola ad una “fuga di capitali”, ovvero i globalisti si sarebbero ripresi i loro soldi dal paese.
“L’Amministrazione ha fallito ed anche l’economia nazionale. Quando è troppo è troppo. La soluzione sta nel dare direttamente alla popolazione libica i ricavi del petrolio e decidere cosa farne”, ha affermato Gheddafi in un discorso trasmesso sulla televisione statale. A questo fine, il leader libico ha sollecitato una riforma radicale della burocrazia del governo.
Il governo, tuttavia, ha votato il rifiuto del piano di Gheddafi di passare la proprietà del petrolio nazionale alla popolazione. 64 ministri su un totale di 468 membri del Comitato Popolare hanno votato per tale misura.
“Il mio sogno in tutti questi anni è stato quello di dare potere e ricchezza direttamente alla popolazione”, ha affermato Gheddafi in risposta al rifiuto.
Nel 1953, gli USA e l’Inghilterra complottarono per rovesciare il governo, eletto democraticamente, del primo ministro iraniano Mohammad Mosaddegh, che aveva promesso la nazionalizzazione della Anglo-Iranian Oil Company, di proprietà inglese, e di darne i profitti alla popolazione iraniana. Mosaddegh tentò di negoziare con l’AIOC, ma la compagnia rifiutò il compromesso proposto.
Per poter ottenere un golpe, l’Inghilterra persuase il Segretario di Stato John Foster Dulles che l’Iran si stava avvicinando ai sovietici. L’allora presidente Truman era alquanto tranquillo al riguardo, ma nel 1953, quando Dwight D. Eisenhower divenne presidente, l’Inghilterra lo convinse ad un colpo di stato comune. La CIA fu inviata per destabilizzare il paese, liberarsi di Mosaddegh e stabilire il brutale dittatore Mohammad-Reza Shah Pahlavi e la sua polizia segreta, la SAVAK.
Per aver sbagliato nel suggerire il ritorno dei profitti del petrolio alla popolazione libica, ora Gheddafi sta soffrendo un destino simile.

Kurt Nimmo
Fonte: www.prisonplanet.com
Link: http://www.prisonplanet.com/in-2009-gaddafi-proposed-nationalizing-libya%E2%80%99s-oil.html
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO
[1] Pravda: http://english.pravda.ru/hotspots/crimes/25-03-2011/117336-reason_for_war_oil-0/
[2] Reuters: http://uk.reuters.com/article/2009/01/21/businessproind-us-libya-gaddafi-oil-idUKTRE50K61F20090121



Cosa stanno nascondendo a Fukushima

mar 30th, 2011 | By admin | Category: News

di

Takashi HIROSE

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione di Lummis Douglas
Hirose Takashi ha scritto un intero scaffale di libri, per lo più sul settore nucleare e il settore militare-industriale. Il suo libro più noto è probabilmente Nuclear Plants for Tokio – Impianti Nucleari per Tokio – in cui egli porta la logica dei promotori del nucleare alla sua logica conclusione: se siete sicuri che siano così sicuri, perché non costruire gli impianti nel centro della città, invece che a centinaia di chilometri di distanza provocando la dispersione di metà dell’energia elettrica nel passaggio sui cavi?
Ha rilasciato l’intervista tv, parzialmente tradotta qui di seguito, un po’ contro i suoi impulsi presenti. Gli ho parlato al telefono oggi (22 marzo 2011) e mi ha detto che, mentre al tempo della costruzione aveva senso opporsi al nucleare, adesso che il disastro era cominciato egli avrebbe preferito rimanere in silenzio, solo che le bugie che stanno raccontando la radio e la TV sono così gravi che non può stare zitto.
Ho tradotto solo il primo terzo del colloquio (potete vedere tutto, in giapponese, su you-tube), la parte che riguarda in particolare quello che accade negli impianti di Fukushima. Nella seconda parte ha parlato di quanto sia pericolosa radiazione in generale, e anche della minaccia costante dei terremoti.
Dopo aver letto il suo racconto, vi domanderete perché continuino a spruzzare acqua sul reattori, invece di adottare la soluzione del sarcofago [cioè ricoprire i reattori col cemento ndc.] Penso che ci siano almeno due risposte. Per prima cosa, si tratta di reattori costosi e non possono sopportare l’idea di una colossale perdita economica. Ma, ancora più importante, …
… accettare la soluzione sarcofago vuol dire ammettere che si sbagliavano e che non riescono a sistemare i malfunzionamenti. Da un lato c’è un senso di colpa troppo grande da sopportare per un essere umano. Dall’altro, significa la sconfitta dell’idea dell’energia nucleare, un’idea cui si aggrappano con devozione quasi religiosa. E non significa solo la perdita di quei sei (o dieci) reattori, significa anche spegnere tutte le altre, una catastrofe finanziaria. Se solo riuscissero a raffreddarli e a farli ripartire potrebbero dire: “Avete visto, dopo tutto, l’energia nucleare non è poi così pericolosa”. Fukushima è un dramma, cui assiste il mondo intero, che può terminare con la sconfitta o – nella loro fragile speranza, che reputo priva di fondamento – la vittoria per l’industria nucleare. Le parole di Hirose possono aiutarci a capire in cosa consista il dramma.
Douglas Lummis
Hirose Takashi: L’incidente della Centrale Nucleare di Fukushima e lo Stato dei Media
Trasmesso da Asahi NewStar, 17 marzo 20:00
Intervistatori: Yoh Sen’ei e Maeda Mari
Yoh: Oggi molte persone stanno vedendo che viene versata acqua, da sopra e da sotto, sui reattori, ma è una cosa efficace?
Hirose:. . . Se si vuole raffreddare un reattore con acqua, è necessario far circolare l’acqua all’interno e trasportare via calore, altrimenti non ha alcun significato. Quindi l’unica soluzione è quella di ricollegare l’elettricità. Diversamente è come versare acqua sulla lava.
Yoh: Ricollegare l’elettricità – cioè riavviare il sistema di raffreddamento?
Hirose: Sì. L’incidente è stato causato dal fatto che lo tsunami ha allagato i generatori di emergenza e portato via i relativi serbatoi di carburante. Se non si rimedia a questo, non c’è modo di rimediare all’incidente.
Yoh: La TEPCO [Tokyo Electric Power Company, proprietario/gestore degli impianti nucleari] dice che per stasera si aspetta di portare una linea ad alta tensione.
Hirose: Sì, c’è un po’ di speranza. Ma ciò che è preoccupante è che un reattore nucleare non è quello che fanno vedere le immaginine stilizzate (mostra l’immagine di un reattore, come quelle utilizzate in TV). Questa è solo una figurina. Ecco cosa c’è sotto il contenitore di un reattore (mostra una fotografia). Questa è la parte terminale del reattore. Dia un’occhiata. Si tratta di una foresta di leve di commutazione, cavi e tubazioni. In televisione si vedono questi pseudo-esperti che forniscono spiegazioni semplici, ma quei professori accademici non sanno nulla. Solo gli ingegneri sanno. Questo è il posto dove hanno versato l’acqua. Questo labirinto di tubi è sufficiente a farti venire le vertigini. La sua struttura è dannatamente troppo complessa per capirla. Da una settimana ci stanno versando acqua sopra. E si tratta di acqua salata, vero? Versi acqua salata sopra una piastra bollente e cosa pensi che succeda? Si ottiene il sale. Il sale entrerà in tutte queste valvole e le ostruirà. Non riusciranno a muoversi. Questo sta succedendo dappertutto. Quindi non posso credere che sia solo una semplice questione di ricollegare l’elettricità e l’acqua inizierà a circolare. Credo che qualsiasi ingegnere con un po’ di fantasia sia in grado di capirlo. Si prende un sistema incredibilmente complesso come questo e poi praticamente gli si rovescia addosso dell’acqua da un elicottero – forse hanno qualche idea di come ciò possa funzionare, ma io proprio non lo capisco.
Yoh: Ci vorranno 1300 tonnellate di acqua per riempire le piscine che contengono le barre di combustibile esaurito dei reattori 3 e 4. Questa mattina 30 tonnellate. Poi l’esercito ne immetterà altre 30 tonnellate con cinque camion. Questo non è neanche lontanamente sufficiente, devono proseguire continuamente. Questo spruzzamento d’acqua coi tubi può permettere di cambiare la situazione?
Hirose: In linea di principio, non può. Anche quando è in buona forma, un reattore richiede un controllo costante per mantenere la temperatura alla quale è appena appena sicuro. Ora dentro c’è un gran pasticcio, e quando penso ai 50 operatori rimasti, mi vien da piangere. Presumo che siano stati esposti a grandi quantità di radiazioni, e che abbiano accettato di trovarsi ad affrontare la morte per rimanere lì. E per quanto tempo possono durare? Fisicamente, intendo. Finora la situazione ha portato a questo. Quando vedo queste cronache in televisione, vorrei dire loro, "Se questo è quello che pensi, allora vai lì e fallo tu!" Davvero, dicono queste sciocchezze, cercando di rassicurare tutti, cercando di evitare il panico. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è una ragionevole paura. Perché la situazione è giunta al punto in cui il pericolo è reale.
Se io fossi il primo ministro Kan, ordinerei di fare quello che l’Unione Sovietica ha fatto quando esplose il reattore di Chernobyl, la soluzione sarcofago, seppellire tutto sotto il cemento, mettere al lavoro tutti i cementifici del Giappone e scaricare cemento dal cielo sugli impianti. Perchè si deve ipotizzare il caso peggiore. Perché? Perché a Fukushima vi è l’impianto Daiichi con sei reattori e impianto Daini con quattro per un totale di dieci reattori. Se anche uno solo di essi degenera nel caso peggiore, i lavoratori devono evacuare dal sito o rimanervi e perire. Così, per esempio, se uno dei reattori a Daiichi collassa, per gli altri cinque sarà solo una questione di tempo. Non potremo sapere in quale ordine collasseranno anche loro, ma sicuramente capiterà a tutti. E se questo accade, Daini non è poi così lontano, così probabilmente anche quei reattori cederanno. Perché suppongo che i lavoratori non potranno rimanere lì.
Sto parlando del caso peggiore, ma la probabilità non è bassa. Questa è la minaccia cui il mondo sta assistendo.
Solo in Giappone la si sta nascondendo. Come sapete, dei sei reattori della Daiichi, quattro sono in uno stato di crisi. Quindi, anche se in uno tutto andasse bene e la circolazione dell’acqua venisse ripristinata, gli altri tre potrebbero ancora cedere. Ma in crisi ce ne sono quattro, e di ipotizzare la riparazione al 100 per cento di tutti e quattro, mi dispiace dirlo, ma io sono pessimista. Se è così, per salvare il popolo, dobbiamo pensare a qualche modo per ridurre la dispersione di radiazioni al livello più basso possibile. Non con pompe per sparare acqua, come acqua spruzzata su un deserto. Dobbiamo ipotizzare che tutti e sei gli impianti cedano, e la possibilità che ciò accada non è bassa. Tutti sanno quanto tempo ci vuole ad un tifone per passare sopra al Giappone, grosso modo una settimana. Cioè, con una velocità del vento di due metri al secondo, potrebbero bastare circa cinque giorni per coprire di radiazioni tutto il Giappone. Non stiamo parlando solo di distanze di 20, 30 o 100 chilometri. Ciò significa, naturalmente, Tokyo, Osaka. Questo è quanto velocemente una nube radioattiva potrebbe diffondersi. Naturalmente dipende dalle condizioni del tempo, non possiamo sapere in anticipo come le radiazioni si diffonderebbero. Sarebbe bello se il vento soffiassee verso il mare, ma non può farlo per sempre. Due giorni fa, il 15, il vento soffiava verso Tokyo. Ecco come può succedere…
Yoh: Ogni giorno l’amministrazione locale misura la radioattività. Tutte le stazioni televisive dicono che mentre anche se le radiazioni sono in aumento, non sono ancora abbastanza elevate da rappresentare un pericolo per la salute. Fanno il confronto con una lastra di raggi X allo stomaco, o per esempio, con una TAC. Qual è la verità?
Hirose: Prendiamo ieri, per esempio. Intorno alla Stazione Daiichi di Fukushima hanno misurato 400 millisievert – quantità in un’ora. Con questa misura (il capo di gabinetto) Edano ha ammesso per la prima volta che vi era un pericolo per la salute, ma non ha spiegato cosa significa. Tutti i mezzi di informazione hanno colpa in questo, credo. Stanno dicendo cose stupide, ad esempio, perché siamo esposti a radiazioni per tutto il tempo nella nostra vita quotidiana, e riceviamo radiazioni provenienti dallo spazio. Ma questo è un millisievert per anno. Un anno ha 365 giorni, un giorno ha 24 ore; moltiplicando 365 per 24, si ottiene 8.760. Moltiplicando questo per i 400 millisievert, si ottiene 3.500.000 volte la dose normale. Questo lo chiamate dose sicura? E quale media ha riferito questo? Nessuno. Essi fanno il confronto con una TAC, che termina in un istante, che non ha nulla a che fare con ciò di cui parliamo.
La ragione per cui la radioattività può essere misurata è che il materiale radioattivo fuoriesce.
Quello che è pericoloso è quando il materiale entra nel vostro corpo e irradia dall’interno. Questi studiosi al servizio dell’industria vanno alla TV e cosa dicono? Dicono che allontanandosi le radiazioni si riducono in proporzione inversa al quadrato della distanza. Voglio asserire l’inverso. L’irradiazione interna accade quando il materiale radioattivo viene ingerito nel corpo. Che cosa succede? Diciamo che ci sia una particella nucleare a un metro di distanza da voi. La respirate e si attacca all’interno del vostro corpo; la distanza tra voi e lei è ora a livello di micron. Un metro è di 1000 millimetri, un micron è un millesimo di millimetro. Questo è mille volte mille: mille al quadrato. Questo è il vero significato di "proporzione inversa al quadrato della distanza." L’esposizione alle radiazioni è aumentata di un fattore pari a un trilione.
Inalare anche la più piccola particella, questo è il pericolo.
Yoh: Quindi fare il confronto con i raggi X e TAC non ha alcun significato. Perché il materiale radioattivo può essere inalato.
Hirose: Esatto. Quando entra nel corpo, non si può dire dove andrà. Il pericolo maggiore è per le donne, specialmente le donne incinte e i bambini piccoli. Adesso stanno parlando di iodio e cesio, ma questa è solo una parte di cio’, non stanno usando gli strumenti di rilevazione adeguati. Quello che chiamano monitoraggio è solo la misurazione della quantità di radiazione nell’aria. I loro strumenti non mangiano. Quello che misurano non ha alcun legame con la quantità di materiale radioattivo. . . .
Yoh: Quindi i danni da raggi radioattivi e danni da materiale radioattivo non sono gli stessi.
Hirose: Se chiedete, se ci sono raggi radioattivi provenienti dalla centrale nucleare di Fukushima qui, in questo studio, la risposta sarà no. Ma le particelle radioattive sono portate qui dall’aria. Quando il nucleo comincia a fondere, all’interno gli elementi come lo iodio diventano gas. Esso sale verso l’alto, quindi se c’è qualche crepa fuoriesce all’esterno.
Yoh: Esiste un modo per rilevarlo?
Hirose: E’ stato detto da un giornalista che ora TEPCO non è nemmeno in grado di svolgere un monitoraggio regolare. Prendono soltanto misure occasionali e queste diventano la base per le dichiarazioni di Edano. Si dovrebbero rilevare le misure in maniera costante, ma non sono in grado di farlo. E si dovrebbe indagare cosa sta fuoriuscendo e in che quantità. Ciò richiede strumenti di misura molto sofisticati. Non si può fare mantenendo un semplice posto di controllo. Non va bene nemmeno per misurare il solo livello di radiazioni dell’aria. Passare al volo in auto, prendere una misura, è alto, è basso – non è questo il punto. Abbiamo bisogno di sapere che tipo di materiali radioattivi stanno uscendo e dove stanno andando e attualmente non hanno un sistema per farlo.
Fonte

Traduzione di Stefano Pravato



LETTERA AL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DELLA TUNISIA

mar 30th, 2011 | By admin | Category: News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al Signor Mustapha Kamel Nabli, Governatore della nostra Banca centrale (BCT)
Signor Governatore,
il 21 gennaio 2011, durante la conferenza stampa che avete tenuto in qualità di Governatore della Banca Centrale della Tunisia (BCT) poco dopo il vostro arrivo da Washington, dove ricoprivate la carica di direttore della sezione Medio Oriente/ Nord Africa alla Banca Mondiale, avete dichiarato che: “ La Tunisia farà fronte ai suoi debiti entro le scadenze, attingendo alle risorse dello Stato”, debito che ammonta a 1120 milioni di dinari.
Noi, tunisini e tunisine riuniti davanti alla nostra banca centrale in questo giorno di gloria:
considerando che la Tunisia ha la priorità di mobilitare tutte le sue risorse finanziarie per affrontare le necessità più urgenti, in particolare: l’estrema povertà, l’indennizzo ai disoccupati, il miglioramento della situazione materiale dei lavoratori, etc.;
considerando l’eccezionalità della situazione che sta attraversando il nostro paese e gli enormi bisogni sociali;
considerando la norma giuridica dello stato di necessità che, permettendo agli Stati che si trovino in grandi difficoltà economiche di sospendere unilateralmente il pagamento dei loro debiti (con il congelamento degli interessi), consente di dare priorità ai bisogni della popolazione;
considerando l’esempio dell’Argentina che, scegliendo di sospendere unilateralmente il rimborso del debito pubblico tra il 2001 e il 2005 per non sacrificare i bisogni del suo popolo, è riuscita a riprendere la crescita economica grazie a questa moratoria;
considerando che l’ex dittatore, il suo governo e il suo parlamento, che avevano scelto di pagare il debito sono stati tutti cacciati dalla rivoluzione del popolo tunisino, le loro decisioni risultano ormai nulle e insussistenti;
dal momento che, durante la medesima conferenza stampa, avete dichiarato di esercitare le vostre funzioni sotto l’autorità del Presidente della Repubblica e che dovete rendere conto solo a lui;
dal momento che, infine, dopo il 15 marzo 2011, il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica non ha più alcun fondamento legale;
in conseguenza di tutto ciò, la vostra decisione di pagare il debito di 1120 dinari, prevista dalla legge n°2010-58, del 17 dicembre 2010, nell’ambito della legge finanziaria del 2011, non ha alcun fondamento legale. Essa dovrà inoltre essere sanzionata con procedimenti penali o civili, in quanto si tratta di atti ostili al popolo. Invece di pagare il debito del dittatore con i soldi del popolo, vi informiamo che richiediamo al potere giudiziario di intervenire, affinché faccia rimpatriare i soldi illegalmente acquisiti da Ben Ali e dai suoi sodali e che hanno depositato in banche estere.
Considerando inoltre l’appello dei parlamentari europei (ancora in corso), che chiede la sospensione immediata del rimborso dei crediti europei nei confronti della Tunisia (con il congelamento degli interessi) e una revisione degli stessi per identificare la parte illegittima, che non ha recato profitto al popolo tunisino e che deve essere annullata senza condizioni;
noi vi chiediamo di decretare immediatamente una moratoria unilaterale sul debito pubblico della Tunisia (con il congelamento degli interessi), per la durata della revisione del suddetto debito. Una significativa parte del debito, infatti, è stata ereditata da Ben Ali e assume, di conseguenza, la qualifica giuridica di “debito odioso”. Secondo la dottrina del “debito odioso”, riconosciuta dal diritto internazionale: “Se un potere dispotico contrae un debito non per i bisogni e neppure nell’interesse del popolo, ma per rafforzare il suo potere dispotico, per reprimere la popolazione che lo combatte, etc., questo debito diviene odioso per la popolazione di tutto lo Stato. (…) Questo debito non è obbligatorio per la nazione. Si tratta di un debito di regime, un debito personale del potere che l’ha contratto e, di conseguenza, decade con la sconfitta del suddetto potere.” Secondo questa dottrina, accordando prestiti alla dittatura di Ben Ali, i creditori “hanno commesso un atto ostile nei confronti del popolo”; non possono quindi pensare che la popolazione liberatasi da un potere dispotico si assuma i “debiti odiosi”, che sono debiti personali di quel potere”.
La revisione, che dovrà riguardare l’intero debito pubblico della Tunisia e unire rappresentanti della società civile tunisina e internazionale, così come avvenne sotto il governo ecuadoriano nel 2007-2008, permetterà di far luce sulla destinazione dei fondi presi in prestito, le circostanze che riguardano la conclusione dei contratti dei prestiti, la loro contropartita (le condizionali) e conseguenze ambientali, sociali ed economiche. La revisione permetterà inoltre di identificare la parte illegittima del debito tunisino, che dovrà quindi essere delegittimato, ma anche di evitare che si formino nuovi cicli di indebitamento illegittimo e insostenibile, responsabilizzando i creditori e il futuro governo tunisino. La ricchezza del popolo tunisino deve essere restituita al suo legittimo proprietario: il popolo tunisino stesso. Lui solo ha il diritto di stabilirne l’uso, per metterla al servizio delle legittime aspirazioni, di cui la rivoluzione si è fatta portatrice.
Distinti saluti
I cittadini tunisini
Firmatari:
Raid Attac/CADMT della Tunisia
Union des Diplômés de l’université Chômeurs (Unione dei laureati disoccupati)

Fonte: www.cadtm.org
Link: http://www.cadtm.org/Lettre-au-gouverneur-de-la-Banque
Traduzione per www.comedonchisciotte.org acura di ILARIA CABIB



LIBERO MERCATO UBER ALLES

mar 29th, 2011 | By admin | Category: News

DI

MICHAEL PARENTI
Michaelparenti.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patologia del profitto e Pianeta monouso
Alcuni anni fa nel New England, un gruppo di ambientalisti chiese a un dirigente aziendale in che modo la sua azienda (una cartiera) poteva giustificare lo smaltimento dei suoi scarichi industriali non depurati in un fiume vicino. Il fiume, che era costato secoli a Madre Natura per formarlo – veniva utilizzato per l’acqua potabile, la pesca, il canottaggio e il nuoto. In pochi anni, la cartiera lo aveva trasformato in una fogna aperta altamente tossica.
Il dirigente si strinse nelle spalle e disse che scaricare nel fiume era il modo finanziariamente più efficace per rimuovere i rifiuti della cartiera. Se la società avesse dovuto assorbire la spesa supplementare di dover ripulire da sé, poteva non essere in grado di mantenere il proprio vantaggio competitivo e sarebbe quindi stata chiusa o trasferita in un mercato del lavoro più economico, con conseguente perdita di posti di lavoro per l’economia locale.
Libero Mercato Uber Alles
Era un argomento familiare: l’azienda non aveva scelta. In un mercato concorrenziale era costretta ad agire in quel modo. La cartiera non era nel business della protezione dell’ambiente, ma nel business del fare profitto, il profitto più alto possibile al più alto tasso possibile di ritorno. Profitto è il nome del gioco, come chiariscono i business leader se punzecchiati sull’argomento. L’obiettivo prioritario del business è l’accumulo di capitale.
Per giustificare il suo risoluto affarismo, l’Azienda America promuove la classica teoria del laissez-faire, che sostiene che il libero mercato — una congestione di imprese sfrenate non regolamentate e tutte che perseguono egoisticamente i propri fini — è governata da una benigna "mano invisibile” che produce miracolosamente uscite ottimali per tutti.
I liberi mercanti hanno una fede profonda e incrollabile nel laissez-faire perché è una fede che li serve bene. Significa non aver sorveglianza da parte del governo, non essere ritenuti responsabili per i disastri ambientali che si perpetrano. Come avidi marmocchi viziati, sono stati ripetutamente tirati fuori dai guai dal governo (bel libero mercato!) in modo che possano continuare a correre rischi irresponsabili, a saccheggiare la terra, avvelenare i mari, far ammalare intere comunità, gettare rifiuti per intere regioni e intascare osceni profitti.
Questo sistema corporativo di accumulo di capitale tratta le risorse di sostentamento della Terra (terra coltivabile, acque sotterranee, zone umide, fogliame, foreste, pesca, fondali marini, baie, fiumi, qualità dell’aria) come ingredienti usa e getta, considerate a fornitura illimitata, da consumare o avvelenare a volontà. Come la BP ha dimostrato così bene nella catastrofe del Golfo del Messico, le considerazioni sul costo pesano molto più di quelle sulla sicurezza. Un’ inchiesta del Congresso ha concluso: "di volta in volta, sembra che la BP abbia preso decisioni che hanno aumentato il rischio di una perdita per salvare il tempo o la spesa della Compagnia".
Infatti, la funzione di una multinazionale non è quella di promuovere una sana ecologia, ma quello di estrarre più valore commerciale possibile dal mondo naturale anche se ciò significa trattare l’ambiente come una fossa biologica. Un capitalismo commerciale in continua espansione e una fragile ecologia limitata sono su una rotta di collisione catastrofica quanto più i sistemi di sostegno dell’ intera ecosfera — sottile strato di aria fresca intorno alla Terra, acqua e terriccio — sono a rischio. Non è vero che gli interessi politico-economici dominanti negano tutto questo. Molto peggio della negazione, essi hanno mostrato un assoluto antagonismo nei confronti di coloro che pensano che il nostro pianeta sia più importante dei loro profitti. Così diffamano gli ambientalisti come "eco-terroristi", "Gestapo EPA", "allarmisti della giornata della Terra", "abbraccia-alberi", e propagatori di "isteria verde".
In un enorme allontanamento dalla ideologia del libero mercato, la maggior parte delle diseconomie delle grandi imprese vengono rifilate al popolo, compresi i costi di bonifica dei rifiuti tossici, il costo del monitoraggio produttivo, il costo dello smaltimento dei reflui industriali (che raccoglie dal 40 al 60 per cento dei carichi smaltiti dagli impianti fognari comunali pagati dal contribuente), il costo dello sviluppo di nuove risorse di acqua (mentre l’industria e le aziende agro-alimentari consumano ogni giorno l’ 80 per cento della fornitura di acqua della nazione), e i costi per curarsi una malattia e un male causati da tutta la tossicità prodotta. Con molte di queste diseconomie regolarmente fatte ricadere sul governo, il settore privato si vanta quindi della sua superiore efficienza economica sul settore pubblico.
I super ricchi sono diversi da noi
Non è forse un disastro ecologico una minaccia per la salute e la sopravvivenza dei plutocrati aziendali così come lo è per noi cittadini comuni? Siamo in grado di capire perché il ricco imprenditore potrebbe voler distruggere l’edilizia pubblica, l’istruzione pubblica, la Previdenza Sociale, la Sanità pubblica e l’Assistenza medica e ospedaliera per i più poveri. Tali tagli ci porterebbero a una società di libero mercato priva di quei servizi umani “socialisti” a finanziamento pubblico che le ideologie reazionarie detestano. E questi tagli non priverebbero di nulla i super-ricchi e le loro famiglie. I super-ricchi hanno una ricchezza privata più che sufficiente per procurarsi qualsiasi servizio e protezione di cui hanno bisogno per se stessi.
Ma l’ambiente è una storia diversa, non è vero? I ricchi reazionari e le loro lobby imprenditoriali non abitano forse lo stesso pianeta inquinato come tutti gli altri, non mangiano lo stesso cibo chimicamente trattato e non respirano la stessa aria intossicata? In realtà, essi non vivono esattamente come tutti gli altri. Risiedendo in luoghi dove l’aria è decisamente migliore rispetto alle aree a basso e medio reddito, vivono una realtà di classe diversa. Essi hanno accesso al cibo prodotto biologicamente e trasportato e preparato in maniera speciale.
Le discariche tossiche e le autostrade della nazione di solito non si trovano all’interno o nelle vicinanze dei loro quartieri alla moda. Perché in realtà, i super-ricchi non vivono in tali quartieri. In genere risiedono su latifondi con tante aree boschive, ruscelli, prati, e con solo alcune strade d’ accesso adeguatamente sorvegliate. Gli antiparassitari non vengono spruzzati sui loro alberi e giardini. La deforestazione non rende desolati i loro ranch, le loro proprietà, i boschi familiari, i laghi, e i principali luoghi di vacanza.
Eppure, non dovrebbero anch’essi temere la minaccia di un’apocalisse ecologica causata dal riscaldamento globale? Preferiscono vedere la vita sulla Terra, compresa la propria, distrutta? A lungo andare effettivamente segnano il loro destino insieme a quello di tutti gli altri. Tuttavia, come tutti noi, non hanno una vita a lungo termine, ma vivono qui e ora. Quello che oggi è in gioco per loro è qualcosa di più prossimo e più urgente dell’ecologia mondiale; è il profitto mondiale. Il destino della biosfera sembra un’astrazione remota rispetto al destino dei propri immediati – ed enormi – investimenti.
In definitiva, le grandi imprese leader sanno che ogni dollaro che una società spende per le cose stravaganti, come la tutela dell’ambiente, è un dollaro in meno in guadagni. L’allontanarsi dai combustibili fossili e l’avvicinarsi al solare, l’eolico e l’energia marina potrebbe contribuire a evitare il disastro ecologico, ma sei delle dieci principali imprese industriali sono coinvolte prevalentemente nella produzione di petrolio, benzina e veicoli a motore. L’inquinamento da combustibili fossili porta a miliardi di dollari in guadagno. I grandi produttori sono convinti che forme di produzione ecologicamente sostenibili rischiano di compromettere tali utili.
Il guadagno immediato per se stessi è una considerazione molto più convincente di una perdita futura condivisa dal grande pubblico. Ogni volta che si guida l’auto si mettono le proprie necessità immediate di arrivare da qualche parte prima del bisogno collettivo di evitare l’avvelenamento dell’aria che tutti respiriamo. Quindi, per i grandi: il costo sociale di trasformare una foresta in un deserto conta poco contro il profitto smisurato ed immediato che proviene dalla raccolta del legname e contro l’ andarsene con un bel fascio di denaro contante. E ci si può sempre razionalizzare sopra: ci sono un sacco di altre foreste che le persone possono visitare, non hanno bisogno proprio di questa; la società ha bisogno del legname; i boscaioli hanno bisogno di posti di lavoro, e così via.
Il futuro è adesso
Alcuni degli stessi scienziati e ambientalisti che vedono l’ urgente crisi ecologica piuttosto fastidiosamente, ci avvertono di una crisi climatica catastrofica per la "fine di questo secolo". Ma questa è lontana quasi 90 anni, quando tutti noi e la maggior parte dei nostri ragazzi saremo morti— il che rende il riscaldamento globale un problema molto meno urgente.
Ci sono altri scienziati che riescono ad essere ancora più irritanti, avvertendoci di un’ imminente crisi ecologica per poi piazzarla ancora più lontano nel futuro: "Dobbiamo smettere di pensare in termini di ere e cominciare a pensare in termini di secoli," fu citato un saggio scienziato dal New York Times nel 2006. Questo dovrebbe metterci in allarme? Se una catastrofe mondiale è a un secolo o a secoli di distanza, chi prenderà, oggi, le decisioni terribilmente difficili e costose i cui effetti si faranno sentire anche in futuro?
Spesso ci viene detto di pensare ai nostri cari nipoti, che saranno interamente vittime di tutto ciò (un appello di solito fatta in tono supplichevole). Ma la maggior parte dei giovani a cui mi rivolgo nei campus universitari hanno difficoltà a immaginare il mondo in cui i loro inesistenti nipoti potrebbero vivere tra trenta o quaranta anni.
Tali appelli dovrebbero essere accantonati. Noi non abbiamo secoli o generazioni o addirittura tanti decenni prima che la catastrofe sia alle porte. La crisi ecologica non è tanto lontana. La maggior parte di noi, vivi oggi, probabilmente non avrà il lusso di dire "Après moi, le deluge", perché sarà ancora in giro per sperimentare la catastrofe sulla propria pelle. Sappiamo che questo è vero perché la crisi ecologica sta già agendo su di noi con un effetto accelerato e aggravato che potrebbe presto rivelarsi irreversibile.
La pazzia della speculazione
Triste a dirsi, l’ambiente non può difendersi. Spetta a noi proteggerlo, o ciò che di esso resta. Ma tutto ciò che i super-ricchi vogliono è di continuare a trasformare la natura vivente in merci e le merci in capitale morto. Imminenti disastri ecologici non sono di alcuna importanza per i predatori imprenditoriali. Della natura vivente non hanno misura.
La ricchezza diventa dipendenza. La fortuna stuzzica l’appetito per fortuna maggiore. Non c’è fine alla quantità di soldi che uno vorrebbe accumulare, spinto in avanti dall’ auri sacra fames, la maledetta fame di oro. Così i tossicodipendenti del denaro arraffano sempre di più per se stessi, più di quanto può essere speso in mille vite di indulgenza senza limiti, spinti da quello che comincia a somigliare a una patologia ossessiva, una monomania che cancella ogni altra considerazione umana.
Sono più interessati alla loro ricchezza che alla terra sulla quale vivono, più preoccupati per la sorte delle loro fortune che al destino dell’umanità, così posseduti dalla loro ricerca di profitto da non vedere il disastro incombente davanti a loro. C’era una vignetta del New York Times che mostrava un dirigente d’azienda. in piedi davanti a un leggio, che fronteggiava un incontro di lavoro con queste parole: "E così, mentre lo scenario della fine del mondo sarà pieno di orrori inimmaginabili, riteniamo che il periodo immediatamente antecedente la fine sarà pieno di opportunità senza precedenti per il profitto".
Non è uno scherzo. Anni fa ho notato che coloro che negavano l’esistenza del riscaldamento globale non hanno cambiato la loro opinione anche quando lo stesso Polo Nord ha cominciato a sciogliersi. (Mai mi sarei aspettato che esso realmente cominciasse a dissolversi durante la mia vita). Oggi siamo di fronte ad uno scioglimento artico che ha implicazioni terribili per le correnti oceaniche del golfo, per i livelli delle acque costiere, per l’ intera zona temperata del pianeta e la produzione agricola mondiale.
E allora, come rispondono i capitani dell’industria e della finanza? Nel modo in cui ci si potrebbe aspettare: come profittatori monomaniacali. Sentono la musica: ca-ching, ca-ching. In primo luogo, lo scioglimento dell’Artico aprirà un passaggio diretto a nord-ovest tra i due grandi oceani, un sogno più vecchio di Lewis e Clark. Ciò contribuirà a rendere più brevi e più accessibili ed economiche le rotte del commercio mondiale. Non ci si dovrà più affaticare attraverso il Canale di Panama o intorno al Capo Horn. Costi di trasporto più bassi significano più commercio e profitti più alti.
In secondo luogo, notano con gioia che lo scioglimento sta aprendo nuove, vaste riserve petrolifere da trivellare. Essi saranno in grado di trivellare più combustibile fossile, quello stesso che è la causa della calamità che si abbatte su di noi. Più scioglimento significa più petrolio e più profitti; tale è il mantra dei liberi trafficanti che pensano che il mondo appartiene solo a loro.
Immaginate ora che tutti noi siamo all’interno di un grande autobus che sfreccia giù per una strada diretta verso un tuffo fatale in un burrone profondo. Cosa fanno i nostri dipendenti del profitto? Vanno su e giù per il corridoio, vendendoci cuscini anti-urto e cinture di sicurezza a prezzi esorbitanti. Hanno pianificato tutto in anticipo per questa opportunità di vendita.
Dobbiamo alzarci dai nostri sedili, e metterli subito sotto la sorveglianza di un adulto, affrettarci verso la parte anteriore dell’autobus, strattonare via l’autista, afferrare il volante, far rallentare l’autobus e farlo tornare indietro. Non è facile, ma forse è ancora possibile. Per me è un sogno ricorrente.
I libri recenti di Michael Parenti includono: “Dio e i suoi demoni” (Prometeo), “Nozioni contrarie: il lettore Michael Parenti” (City Lights), “La democrazia per pochi”, nona ed. (Wadsworth), “L’Assassinio di Giulio Cesare “(New Press), “Superpatriottismo” (City Lights), e “La Lotta della Cultura” (Seven Stories Press). Per ulteriori informazioni, visitare il suo sito: www.michaelparenti.org
Titolo originale: "Profit Pathology And Disposable Planet"
Fonte: http://www.michaelparenti.org
Link
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di C. DI LORENZO