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Archive for ottobre 2011

LA DISCESA DELL’AMERICA NELLA DEPRAVAZIONE

ott 30th, 2011 | By admin | Category: News

DI

JOHN KOZY
Global Research

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io sospetto che alla gran parte della gente piace credere che le società, senza doverne considerarne i presupposti, migliora col passare del tempo. Sfortunatamente la storia smentisce questo assunto; le società spesso sono peggiorate col passare del tempo. Gli Stati Uniti di America non fanno eccezione. Non è stata benigna alle origini e ora sta calando in una zona di depravazione raramente eguagliata dalle peggiori nazioni della storia.
Anche se è impossibile trovare le evidenze del declino della morale in America, c’è abbondanza di aneddoti da poter analizzare. Chiunque può citare situazione in cui il benessere delle persone è stato sacrificato per il bene delle istituzioni pubbliche o private, ma sembra impossibile citare un singolo caso in cui un’istituzione pubblica o privata sia stata sacrificata per il bene collettivo. Se la moralità ha a che fare con le azioni delle persone, ci si può legittimamente chiedere quale posto ha la moralità in quello che accade in America? La risposta sembra essere, "Nessuno!" E allora cosa è successo in America per giustificare l’epidemia di lamentazioni del collasso della moralità? La cultura è drasticamente cambiata nell’ultimo mezzo secolo, questo è quanto.

Una volta in America, il carattere della persona era definito nei termini di quella che veniva definita l’etica protestante. Il sociologo Max Weber le attribuì il successo del capitalismo. Sfortunatamente Max era disattento; ha sbagliato, e parecchio. Il capitalismo e l’etica protestante sono incompatibili. Non possono essere responsabili l’uno dell’altra..

L’etica protestante (o puritana) è basata sulla nozione che il duro lavoro e la frugalità sono due importanti conseguenze dell’essere uno degli eletti della Cristianità. Se una persona lavora sodo ed è frugale, viene considerata uno degli eletti. Questi attributi positivi, si credeva, avevano reso gli americani un popolo più industrioso di tutti gli altri (anche se le società protestanti europee venivano considerate appena sotto, mentre quelle cattoliche dell’Europa meridionale erano ritenute ignave.) alcuni adesso affermano che stiamo assistendo al declino dell’etica protestante nelle società occidentali. Da quando l’etica protestante è considerata una regola religiosa, il declino è spesso attribuito all’ascesa del secolarismo. Ma questo assunto è più facile da sostenere in Europa rispetto all’America dove il fondamentalismo protestante ha ancora un seguito enorme. Quindi ci deve essere un’altra spiegazione per il declino. Comunque, l’ascesa del secolarismo ha portato molti ad affermare che questo ha distrutto i valori religiosi, assieme agli insegnamenti di questi valori. C’è un’altra spiegazione.

Nel XVII secolo dell’America coloniale, l’economia era agricola. Il duro lavoro e la frugalità erano perfettamente adeguati. Ma l’America non è più agricola. Oggi l’economia americana è definita come capitalismo industriale. Le economie agricole di rado producono più di quanto viene consumato, mentre le economie industriali lo fanno tutti i giorni. Quindi, per poter tenere un’economia industriale in funzione, il consumo non solo deve essere continuo, ma deve anche crescere continuamente.

Dubito che ci sia un lettore che non abbia sentito che il 70% dell’economia americana viene dal consumo. Ma il 70% di uno è lo 0,7, di due l’1,4, di tre il 2,1. quando l’economia cresce da un’unità a due unità di PIL, il consumo deve crescere da 0,7 a 1,4 unità. Ma continuare a incrementare il consumo non è compatibile con la frugalità. Un’economia industriale ha bisogno che le persone spendano e spandano, mentre la frugalità richiede che risparmino, risparmino, risparmino. L’economia americana ha distrutto l’etica protestante e l’approccio religioso su cui era fondata. Il consumo esagerato ha rimpiazzato il lavoro duro e la parsimonia.

Ne “La Ricchezza delle Nazioni”, Adam Smith afferma che il capitalismo beneficia tutti perché agendo per il proprio interesse crea vantaggi anche per gli altri. Ora ci viene detto, "Risparmiare di più e tagliare il debito potrebbe essere un buon piano per affrontare la recessione. Ma se tutti lo facessero, le cose potrebbe andare solo peggio […] quello di cui l’economia ha più bisogno sono dei consumatori che spendono più liberamente." La grande recessione si è fatta un baffo di Adam Smith, ma nessun economista lo ammetterà mai. "[U]n ambiente in cui tutti vogliono risparmiare non può portare alla crescita. La produzione necessita di essere venduta e per far questo si ha bisogno dei consumatori."

Risparmiare è (presumibilmente) positivo per gli individui ma non altrettanto per l’economia che richiede un continuo incremento di spesa. Se un economista me lo dicesse in faccia, gli dovrei dire che c’è qualcosa di fondamentalmente errato nella natura dell’economia, ossia che l’economia non vive per sostenere il bene delle persone, ma che le persone vivono solo per soddisfare i bisogni dell’economia. Anche se non sembrerebbe, un’economia del genere schiavizza le persone che vorrebbe far credere di servire. E, in effetti, il capitalismo industriale ha perpetuato la schiavitù; ha rischiavizzato quelli che erano riusciti a emanciparsi.

Quando il consumo ha sostituito la parsimonia nella mentalità americana, la moralità residua è precipitata nella depravazione. La necessità delle vendite richiede un marketing che non è altro che una continua menzogna. Dopo tutto, l’intero mondo dell’impresa è fondato sul libro del 1928, di Edward L. Bernays, “Propaganda”. La cultura americana è stata inondata da uno tsunami di menzogne. Il marketing è diventato l’attività culturale predominante. Nessuno può riuscire ad isolarsi. Viene praticato nell’impresa, in politica e nei media. Nessuno può essere certo che gli venga mai detta la verità. Non c’è codice morale che possa sopravvivere in una cultura di disonestà, e così è stato.

Avendo sovvertito l’etica protestante, l’economia ha distrutto ogni morale che l’America aveva promosso. È diventata una società senza etica, una società senza caratteristiche umane. Gli americani sono diventati agnelli da sacrificare per il bene delle macchine. Poi una nuova etica è emersa dal caos, una che le élite al potere hanno completamente frainteso.

Viene spesso affermato che Washington ha preso contatto con gli americani che governa, che non comprende più la sua gente o come si dispiega la cultura comune. Washington e la classe dominante non lo hanno capito, ma la cultura non attribuisce più valore al duro lavoro e alla frugalità, ma all’ignavia e alla dissipazione. Gli americani oggi sono in cerca del "colpo grosso", del "montepremi", della "nuova grande idea". Il sogno americano si è ridotto a diventare qualcuno di importante. Il percorso lento e prudente verso il successo è oramai un anatema. Guardatevi American Idol, X Factor, America’s Got Talent e guardate le orde mongoliche che si presentano alle audizioni. Questa gente, per la gran parte, non ha mai lavorato duramente. Fate il conto delle persone che scommettono con regolarità al Lotto. Per fare simili bisogna non dover lavorare. Tutte quello che vogliono queste persone è diventare importanti. E chi sono gli uomini che più esaltiamo? Gli imprenditori! Gli imprenditori sono, per la gran parte, un fuoco di paglia, anche se sono un’eccezione degna di nota. Il problema con gli imprenditori, comunque, è la grande considerazione di cui sono oggetto. Ma il solo valore che gli si può attribuire è la quantità di soldi che hanno fatto. Raramente sentiamo qualcosa dei modi nefasti con cui sono riusciti a ottenerli. Bill Gates e Mark Zuckerberg, ad esempio, difficilmente possono presentare un curriculum di specchiata moralità, ma in un’economia priva di scrupoli, nessuno se ne preoccupa; quello che conta sono i soldi. Dato questo approccio, perché qualcuno dovrebbe manifestare delle preoccupazioni per la moralità? E pochi in America lo fanno. Così, mentre l’élite americana continua a parlare del bisogno di fornire una forza lavoro adatta ai bisogni dell’industria, la gente non ne vuole sapere. Le élite spesso si lamentano del fallimento del sistema formativo americano e hanno cercato di sistemare la cosa senza successo per decenni. Ma se qualcuno ricorda che molti degli imprenditori di successo negli Stati Uniti erano studenti di scarso successo, come può un giovane convincersi che l’educazione al college sia uno sforzo dovuto? Come Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zuckerberg ci hanno mostrato, imparare a scrivere software non necessita di una laurea. E neppure serve per vincere al Lotto o per partecipare ad American Idol. Per essere preso nella NFL potrebbe far comodo una frequentazione al college, ma non una laurea. Tutto quello di cui l’imprenditoria ha bisogno è una nuova idea commerciabile.

Intrattenimento e sport, le lotterie e gli spettacoli televisivi, prodotti da consumare di cui le persone non avranno bisogno per miliardi di anni, questa è la cultura contemporanea in America. Ma si tratta di fuffa; non possono formare la base di una società stabile, prospera e umana. È una cultura governata da un solo attributo: la ricchezza, guadagnata in qualsiasi modo.

La capacità umana di auto-illudersi è senza limiti. Gli americani si sono illusi di credere che la ricchezza aggregata, la somma totale della ricchezza e non la sua distribuzione, fosse la cosa importante. Senza pensare a come si è ottenuta o cosa farci. La ricchezza aggregata è la sola ricompensa; vale la pena anche di distruggersi. E se non ci siamo arrivati, ce la faremo presto.

La storia parla di molti nazioni che sono arrivate alla depravazione. Nessuno è mai riuscita a riformarsi. Non ci saranno bei ragazzi che arriveranno per risolvere la catastrofe del tocco di Mida. I soldi, dopo tutto, non sono una cosa di cui gli esseri umani hanno bisogno per sopravvivere e se i soldi non vengono utilizzati per produrre e distribuire le cose di cui c’è bisogno, la sopravvivenza umana è impossibile, indipendentemente da quanta ricchezza si è riusciti ad accumulare.

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Fonte: America’s Descent to Depravity

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE



EMERGONO LE PIEGHE DEL BAILOUT EUROPEO, LA GRECIA “DICE ASSOLUTAMENTE NO”

ott 30th, 2011 | By admin | Category: News

DI

TYLER DURDEN
Zero Hedge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando la scorsa notte abbiamo riportato l’annuncio del salvataggio onnipotente ma senza rispetto per la matematica – di cui nessuno aveva capito quasi niente a parte il fatto che c’era un "trilione" da qualche parte che ha fatto scalpitare i mercati -, avevamo suggerito che ci sarebbero volute 24-48 ore per capirci qualcosa.

Forse le cose sono state più rapide.
Come riporta il Telegraph, "il bail-out da un trilione di euro per salvare la moneta unica dell’UE è in pericolo dopo che la banca centrale tedesca ha avvertito che la misura di salvataggio era troppo dipendente dagli stessi scambi ad alto rischio che hanno causato la crisi economica." Quindi, cosa ha fatto la Bundesbank per provocare questi sussulti che minacciano di fratturare la fragile nanometrica facciata sotto la quale è nascosta alla vista la più tempestosa tormenta della storia europea? Bene, intanto sembra che abbia usato una calcolatrice, qualcosa che nessun altro nel Consiglio Europeo pare in grado di fare. Secondo, ha compreso che aggiungere debito a debito per sistemare un problema è un qualcosa che anche un bimbo di cinque anni definirebbe una pazzia, e che potrebbe non essere il miglior approccio per risolvere la questione. "Le preoccupazioni sono state manifestate dalla potente banca centrale tedesca, che ha espresso il timore che il progetto per incrementare il fondo di salvataggio dell’eurozona da 440 miliardi a un trilione di euro assomiglia ai metodi della finanza di rischio che hanno causato la crisi nel 2008. Jens Weidmann, il presidente di Bundesbank e membro della Banca Centrale Europea, ha fatto scattare l’allarme sul piano di “leverage” del fondo con un fattore di quattro o cinque senza mettere uno spicciolo nel salvadanaio. Ha avvertito che lo schema potrebbe essere colpito da una turbolenza del mercato e che i contribuenti dovranno pagare il conto per gli investimenti rischiosi nelle obbligazioni italiane e spagnole." Ciò significa che la "paratia antifuoco corazzata" non è né "corazzata", né può parare dal fuoco? Specialmente se né l’oggetto (Germania) del salvataggio , né il soggetto (Grecia) sembrano aver alcun desiderio di proseguire su questa strada?

Si è appreso che, non tanto le premesse della Merkel secondo cui l’EFSF non verrà mai utilizzato, ma il dire che la semplice minaccia posta alla sua esistenza farebbe collassare ovunque gli spread – una dichiarazione talmente idiota che persino Hank Paulson non ha provato a pronunciare per più di tre volte – è stato in grado di mettere a riposo la mente di Weidmann. E allora cosa accadrà quando, visto che ci siamo vicini e come abbiamo già fatto presente dal bailout sventurato del 21 luglio, capiranno che molto presto (esatto, le banche francesi sono oggetto di analisi per un downgrade dal 14 settembre e oggi Sarkozy ha appena annunciato che la crescita del PIL francese per il 2012 sarà di un’insignificante 1%, qualcosa che le agenzie di rating saranno state deliziate dal sentir dire) il downgrade francese sarà totalmente meritato? Un’altra ascesa di 500 pip tra euro e dollaro sugli short covering? Ne dubitiamo: dopo l’iniziativa di oggi non ci saranno altri shorts lasciati sull’Euro. Ciò significa che la prossima spinta al ribasso, e ogni annuncio Bazooka dovrà essere molto più grande, e per questo ancora meno credibile.

Dal Telegraph:

Bill Gross, il fondatore di Pimco, il fondo obbligazionario più grande al mondo, ha detto che il salvataggio dell’eurozona sarebbe una pezza temporanea per i mercati e che il fondo potrebbe essere un altro rischio per gli investitori.

“Solo un bazooka potrebbe stabilizzare i mercati”, ha messaggiato ieri su Twitter. “State attenti che il piano non sia un SIV (structured investment vehicle) gigante con rischi di indebitamento.”

Il piano per incrementare l’European Financial and Stability Facility fino a un trilioni di euro è stato attaccato dagli economisti, perché non è abbastanza per “allontanare” il peggioramento dei problemi del debito di Italia e Spagna.

In un sondaggio di economisti, 26 su 48 ritengono che il potenziamento non sia sufficiente. Un piano per un fondo da due trilioni è stato accantonato dopo l’opposizione tedesca e francese.

Sono emersi anche dei dubbi sulla mancanza di dettagli sulla proposta che consente alla Grecia di pagare il suo fardello del debito sempre più ingente negoziando un “haircut” volontario che le consentirebbe di depennare circa metà del suo debito.

Ma forse la notizia peggiore del giorno è che la Grecia, la nazione che tutta la combriccola crede che possa fare di meglio, ha rifiutato con violenza tutto il "salvataggio":

I partiti di opposizione greci di destra e di sinistra uniti per condannare l’accordo dell’eurozona nel mezzo del montante conflitto sociale.

Antonis Samaras, il leader dell’opposizione conservatrice, ha detto: “Non siamo più vicini alla soluzione, ma dovremmo affrontare nove anni di collasso e povertà.”

Dimitris Papadimoulis, un parlamentare di sinistra, ha detto che i poteri dell’UE hanno un conflitto di interessi negli accordi per imporre le misure di austerità alla Grecia: “Quelli che ci monitorano non hanno in mente il nostro interesse”, ha detto. “La loro priorità è che noi gli rimborsiamo i prestiti.”

E… ora che si fa? Gli scioperi greci continueranno fino a che il PIL tornerà a crescere? Nel pianeta matematico europeo, folle ondeggiante e gonfiabile, questa è, sfortunatamente, la sola matematica che sembra funzionare.

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Fonte: Euro Bailout Cracks Emerge; Greece "Just Says No"

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE



MANIFESTO ECONOMICO PER L’ITALIA

ott 29th, 2011 | By admin | Category: News

DI

EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

 

 

 

 

 

 

 

 

In questi ultimi tre anni ho avuto il privilegio di poter visitare tutte le regioni italiane, tranne ancora la Sardegna, di conoscere con approfondimento le problematiche e le peculiarità legate al territorio, di confrontarmi con forze sociali ed organizzazioni produttive, di ricevere un determinato feedback da studenti universitari, pensionati, lavoratori occasionali, di essere invitato in qualità di relatore da enti locali ed istituti scolastici superiori, così facendo ho cumulato un bagaglio di proposte, di modifiche, di migliorie, di cambiamenti da attuare nel nostro paese sulla base delle aspettative e desideri di milioni di italiani.
Molti lettori che mi seguono attraverso il mio portale sulla rete o il mio canale di videoinformazione su YouTube mi hanno più volte invitato a redigere una sorta di formulario, di vademecum, di proposta non politica ma di politica economica volta al rilancio del nostro paese e di quelle potenzialità ancora inespresse per ragioni che abbiamo affrontato fino a prima.  Studiando in profondità il modello economico di altri paesi e i loro punti di forza, ho sviluppato quello che ho definito il "Manifesto Economico per l’Italia" ovvero un programma di interventi di portata economica rilevante con lo scopo di dare al nostro paese quella marcia in più che dovrebbe avere.
Non si tratta di un programma politico che necessiterebbe di maggior approfondimento e di soluzioni per determinate aree strategiche del paese (energia, previdenza, sanità, immigrazione, giustizia, trasporti, difesa), ma di un insieme di riforme sul piano economico facilmente e velocemente implementabili da qualsiasi forza di governo con lo scopo di generare sia nuove voci di entrata sia di contenere il costo dell’amministrazione pubblica.

Rappresentanza popolare: abbattimento coatto del 75 % degli emolumenti e compensi ad europarlamentari, parlamentari, consiglieri regionali e comunali; congelamento ed abolizione delle pensioni di anzianità legislativa con effetto retroattivo; dimezzamento del numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali (indennità corrisposte solo sulla effettiva presenza nelle attività consiliari).
Accorpamento amministrativo: i Comuni continueranno a mantenere la loro identità geografica, ma vi sarà un unico apparato amministrativo, sindaco e giunta compresi, per  comprensori urbani con un bacino di 25.000 abitanti. Abolizione di tutte le province in qualità di enti amministrativi, fatta eccezione per le aree metropolitane.

Sovranità monetaria: istituzione di Banca Stato Italia, ente pubblico interamente detenuto dal Ministero del Tesoro, autorizzato dal Parlamento ad emettere moneta in nome e per conto della popolazione italiana a fronte di esigenze e finalità di natura socioeconomica o di investimenti infrastrutturali. Abbandono dell’euro, con il ripristino della nuova lira italiana  e conseguente definizione di un sistema monetario a doppia circolazione valutaria. Tasso di sconto ed offerta monetaria, entrambe variabili macroeconomiche stabilite esclusivamente dal Ministero del Tesoro e dal Ministero delle Finanze in accordo con le linee guida della Politica Sociale per il Paese.

Tassazione della prostituzione: istituzione di un’aliquota unica con regolamentazione della figura professionale e dei relativi obblighi ed adempimenti sia fiscali che sanitari.

Embargo commerciale:  istituzione di dazi doganali di sbarramento all’ingresso per i prodotti confezionati, assemblati e realizzati al di fuori dell’Unione Europea, in particolar modo per quelli alimentari.

Abolizione delle tariffe minime:  per i liberi professionisti iscritti agli Albi Professionali.

Tassazione della Salute: istituzione della Tassa sulla Salute che colpisce inversamente il reddito dei contribuenti in rapporto a determinate abitudini alimentari e stili di vita (alcol, fumo, droga, abuso di grassi animali e vita sedentaria).

Nuova fiscalità diffusa: detrazione integrale dall’imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie riguardanti l’amministrazione e la gestione della casa, la fruizione di un mezzo di trasporto (auto e motocicli), oltre a qualsiasi prestazione medica privata. Detassazione degli utili aziendali reinvestiti per l’ammodernamento o l’ampliamento delle linee produttive e/o il miglioramento delle competenze delle risorse umane.

Mutuo sociale: istituzione del Mutuo Sociale per l’acquisto integrale della prima casa. L’immobile che si è deciso di acquistare viene acquisito e diviene proprietà dell’Istituto del Mutuo Sociale S.p.A. (holding immobiliare integralmente a capitale pubblico). Le rate mensili vengono calcolate applicando un tasso fisso di cortesia in relazione alla durata ed alla capacità di rimborso di ogni contribuente. Al termine del periodo di ammortamento l’immobile viene trasferito d’ufficio in proprietà al contribuente senza l’applicazione di alcun onere o tassa.

No tax area: individuazione e definizione delle no tax area (distretti industriali) nelle seguenti regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Molise con totale esenzione del pagamento di imposte dirette per un arco di tempo di 25 anni ad aziende con insediamenti industriali con più di 250 dipendenti assunti a tempo indeterminato.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/manifestoeconomico.htm



LE PAROLE E LE IMMAGINI

ott 28th, 2011 | By admin | Category: News

DI

SARA ROSENBERG
Insurgente.org

 

 

 

 

 

 

 

La scrittrice Sara Rosenberg riflette dalla Spagna sull’assassinio di Gheddafi.

1. Le parole e le immagini

Un uomo viene picchiato mentre un gruppo rumoroso lo circonda registrando con il telefono cellulare la sua atroce agonia e i rantoli del torturato appeso alla grata di quella che sembra essere una finestra.

È stata la prima immagine che ho potuto vedere di coloro che venivano definiti "ribelli" libici nel marzo del 2011. Un’immagine che ha spiegato senza alcun dubbio chi fossero.Era barbarie e non ribellione. Ed è un’immagine che disgraziatamente non ho potuto cancellare.
La parola ribelle in quel momento viveva tra le parole rubate e denigrate dai media.

Quale ribelle potrebbe provare soddisfazione dalla tortura, mi chiedevo. Chi erano questi ribelli con i telefoni cellulari, che riuniti festeggiano il dolore di un essere umano. Non c’era dubbio.

Non c’erano ancora molte informazioni sul CNT, ma una sezione della "sinistra" scese in piazza con fameliche manifestazioni, gridando "Né con la NATO, né con Gheddafi", vale a dire preferisco stare a casa perché non voglio compromettere la mia posizione confortevole di cittadino di una potenza imperiale, non voglio smettere di far parte di questa civilizzazione colonizzatrice, eurocentrica e pirata come è sempre stata. E, non parlandone, mi pongo tra i critici dei regimi "non perfetti" senza analizzare i processi ma solo le rivoluzioni astratte, la natura dei governanti piuttosto che le forme di governo, e sostengo silenziosamente con la mia complicità gli affari finanziari e militari della NATO.

Peccato. La cosiddetta "Sinistra Europea", salvo onorabili casi che tutti conosciamo – il PCE, Red Roja, PCPE (sinistra radicale spagnola) – fece una piroetta macabra e scoprì che Gheddafi non era il rivoluzionario ideale di cui avevano bisogno per poter aprir bocca contro il genocidio di un popolo e appoggiarono così la NATO con un discorso di estrema sinistra che poteva commuovere solo il più puro tra i puri, quelli che non sono in grado di comprendere le contraddizioni di ogni processo; questo mi ha portato a fare affidamento alle vecchie teorie marxiste per capire che cosa stava accadendo: il vissuto determina la coscienza. Ed era successo ancora una volta.

Sì, nella Spagna otanista (ndt: aggettivo relativo alla OTAN, NATO in castigliano) – il computer mi corregge sempre e mette onanista – il discorso perverso della purezza e della moralità ha inondato i dibattiti politici, con il vecchio trucco del sentimentalismo. Peccato. Comprensibile, perché si difende ancora quest’astratto "Stato del benessere democratico", che è come l’asino con la carota davanti, che dipende dal saccheggio imperiale (Repsol, Sacyr, Endesa, Telefonica, eccetera) dei popoli del mondo che non hanno lo "stato sociale europeo", non vogliono "la democrazia all’Europea" e lottano per la propria sovranità e la democrazia diretta, partecipativa e socialista.

Dimenticandosi delle più elementari regole scientifiche – o almeno dell’analisi razionale della politica -, hanno condiviso la costruzione del mostro Gheddafi, necessaria per rimanere in silenzio di fronte alle atrocità che la NATO e i suoi mercenari locali, molti dei quali addestrati a Guantanamo, stavano commettendo in nome della "ribellione".

Il copione è stato eseguito passo dopo passo. E ogni volta che i media utilizzano i "ribelli", parola da loro coniata dal primo giorno, mi viene il vomito. E torna ancora l’immagine di partenza di un uomo torturato, mentre altri lo registrano e distruggono il suo corpo a calci. Che tempi questi, direbbe mia nonna, una sopravvissuta ai pogrom zaristi.

È vero, la guerra è crudele, si uccide e si muore. Ma la tortura in diretta e l’allegria per questa tortura ha creato una distanza incolmabile tra la parola che i media utilizzavano con insistenza e ciò che si vedeva a occhio nudo.

La parola ribellione è bella. Difficile da mettere in pratica, difficile da mantenere, difficile da capire e da accettare come caratteristica tipicamente umana , porta della conoscenza e della vita che si sceglie. Ribellarsi contro questo capitalismo marcio è l’unica cosa che qualsiasi persona onesta può e deve fare.

Ma il grado di distorsione dell’immagine dell’uomo ucciso dal gruppo "ribelle" rovinava la parola e mi faceva ricordare quelle di Rosa Luxemburg: "O socialismo o barbarie", come se avesse anticipato il suo omicidio, come se sapesse quanto erano fredde le acque del fiume dove sarebbe stato gettato il suo cadavere.

Il socialismo, un’altra parola purtroppo rubata e che dobbiamo necessariamente recuperare. Perché ciò che è qui chiamato socialismo è neoliberismo e neocolonialismo, barbarie. Chiediamo spiegazioni sull’enorme spesa militare spagnola per le guerre neocoloniali, per l’espansione delle basi militari, per il sostegno incondizionato per le malefatte della NATO, mentre tutti i nostri diritti di base sono e saranno tagliati ulteriormente.

L’immagine di un uomo impiccato, picchiato, scuoiato, era l’annuncio di quello che avrebbero fatto al popolo libico e oggi è successo con l’assassinio del colonnello Gheddafi. Nessuno si è stancato di mostrare l’immagine pornografica del suo volto insanguinato, per diffondere il terrore, il terrorismo degli stati membri della mafia militare finanziaria denominata NATO.

Purtroppo, nemmeno nelle assemblee del 15M (Movimento degli Indignados) è stato possibile concordare una condanna dei bombardamenti della NATO, né una condanna del genocidio del popolo libico. È qualcosa su cui stiamo continuando a lavorare, informare, discutere, per cercare di creare un movimento internazionale di solidarietà che possa liberarsi dalle bugie dei media e dalla manipolazione costante.

2. Guardando a sud

In Argentina la dittatura ci ha rubato, tra le tante cose importanti, la parola “processo”. A volte le persone ancora la usano al posto della parola “dittatura”, perché i militari chiamavano il colpo di stato militare un "processo di Riorganizzazione Nazionale".

Al di là delle anime nobili che si dedicano a purificare le contraddizioni proprie del processo rivoluzionario in nome di una rivoluzione così pura da paralizzarsi nel cassetto della scrivania, la storia continua con i suoi chiaroscuri, a un ritmo lento ma sicuro, con cambiamenti concreti in America Latina e nel mondo.

Perché i processi di liberazione e di indipendenza sono contraddittori, difficili, pieni di colpi di scena, luci e ombre e anche errori, ma non si può dimenticare che è da tutto ciò che viene la sua ricchezza, l’esperienza per rimodellare, correggere e andare avanti nella lotta contro l’imperialismo. Perché nessuna rivoluzione si fa in un giorno ed è un processo permanente.

E le rivoluzioni, o i processi di riforma sociale che si svolgono nei paesi della nostra America, richiedono il saper guardare e il voler vedere.

Ci sono processi evidenti e ovviamente molte contraddizioni perché, a eccezione di Cuba, in tutti i paesi dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), il potere economico è ancora conteso da vecchie oligarchie che resistono all’intervento dello stato nazionale o multinazionale e cercano il sostegno dei vecchi alleati imperialisti. Non è una cosa insolita, considerando il copione recitato in Libia e in procinto di essere applicato in Siria (si spera di no) che, contro la nazionalizzazione delle risorse naturali e strategiche, dà vita ai "gruppi ribelli" finanziati dalle grandi multinazionali in nome della "democrazia", cercando di destabilizzare i governi eletti e rieletti dalla maggioranza. È facile distruggere, ma è difficile costruire un sogno marziano di libertà e giustizia per tutti.

Ma il cammino intrapreso è irreversibile perché i paesi che sono stati devastati dall’imperialismo, dove il genocidio è stato una pratica comune, hanno imparato e hanno una memoria attiva .La gente ha iniziato il proprio processo (parola felicemente recuperata) di indipendenza. Siamo sulla buona strada per un’organizzazione sempre più politica. C’è una giustizia distributiva che garantisce educazione, salute, alloggio e lavoro alle masse popolari da secoli sfruttate ed emarginate. Questa politica di riforme e di giustizia sociale è ancora possibile grazie alla nazionalizzazione di settori economici strategici, attraverso la creazione di un grande fronte latino-americano di difesa contro le incursioni costanti e le politiche militari dell’impero americano e europeo grazie alla creazione di un banco latino americano e , in fine , grazie al percorso intrapreso per l’unità continentale, per la quale, prima di noi, hanno combattuto Bolivar, San Martin e Martí.

E questo grande fronte latino-americano, che è in uno stato di consolidamento, verrà attaccato più volte dagli stessi interessi che hanno massacrato il popolo libico, con la complicità terribile di molti intellettuali che non hanno alzato la propria voce di condanna, e che per questo hanno assecondato.

Ma come è stato possibile cadere in una situazione del genere? Come è possibile che coloro che hanno la possibilità di essere ascoltati hanno detto solamente sciocchezze e sono stati un’eco mostruoso della NATO?

Ci sono domande che dovremmo farci, e ci sono domande che ci permetteranno di individuare chi è a favore dell’indipendenza e contro l’imperialismo e chi non ci accompagnerà in questa lotta, che sarà senza dubbio lunga e sanguinosa.

L’impero ha bisogno di governi docili, Stati deboli, politici corrotti e obbedienti, confusione di idee, la ripetizione del copione per "proteggere i civili " con le bombe all’uranio al fine di continuare a saccheggiare le risorse naturali per le esigenze geostrategiche.

Nessun processo di cambiamento è puro e lineare, naturalmente, e si sviluppa gradualmente un nuovo approccio e un modo di intendere lo Stato e la giustizia sociale. E sono proprio queste conquiste che dobbiamo difendere dalla strategia imperialista che favorisce continuamente i colpi di stato, la destabilizzazione dei governi eletti a larga maggioranza, la penetrazione e la corruzione dei movimenti sociali, il finanziamento del terrorismo, gli embarghi, l’intervento e le sanzioni infami ogni qualvolta un governo libero e sovrano, come nel caso del Venezuela, decide di realizzare una propria rivoluzione.

In questo periodo, in Bolivia sono stati scelti col suffragio universale, con elezioni regolari e partecipate, i giudici per formare la nuova magistratura della nazione. Un evento rivoluzionario che pone fine alla piaga di uno dei poteri più corrotti dal carattere vitalizio e di classe. Allo stesso tempo, c’è stata la marcia degli indios amazzonici contro la costruzione dell’autostrada diretta a La Paz. Ma i media, come sempre, mentono sulla proposta costante di dialogo che il governo di Evo Morales richiede per risolvere il conflitto. Quanto meno è curioso che questa marcia coincida con un’elezione importante come quella di cui ho parlato, che toglie la Magistratura dalle mani della vecchia oligarchia. I media hanno cercato di creare un clima di violenza, campagne "ecologiste" “a favore degli indigeni" progettate con rapidità. Bambini morti che non sono mai esistiti. Tuttavia, se oggi esiste al mondo un governo democratico aperto al dialogo, questo è il governo boliviano. E, nonostante i tentativi dell’opposizione per destabilizzare il paese e creare conflitti, il Presidente Morales ha parlato di nuovo con i nativi e ha raggiunto un accordo.

E, se parlo della Bolivia come di un modello di dialogo politico orizzontale e democratico, è anche per ricordare che l’ALBA ha proposto con chiarezza e forza il dialogo tra i settori in conflitto in Libia prima del bombardamento della NATO. Che poi il colonnello Gheddafi aveva proposto varie volte per evitare la guerra. Ma l’opposizione in Libia, i "ribelli" armati e finanziati dalla NATO, stava seguendo il copione del terrore, il copione della guerra imperialista , il copione della distruzione e della divisione del paese. Basta leggere come l’Europa "democratica" intende discutere gli accordi per questa divisione .Basta ascoltare le parole di Sarkozy, che pretende che chi più ha investito nella distruzione debba avere una fetta più grossa della torta. Oppure Obama che celebra le virtù dei droni e dei suoi partner europei che hanno fatto bene il lavoro sporco. Quali democrazie possono esportare questi signori e come osano parlare a nome della democrazia, quando le città di Stati Uniti ed Europa sono piene di gente del popolo che chiede a gran voce un cambiamento e una vera democrazia che non sia la dittatura dei mercati che loro rappresentano? Basta aggiungere che anche l’ALBA ha proposto una soluzione pacifica, negoziata alla situazione infuocata in Siria. E neppure l’opposizione siriana ha accettato un dialogo, ma con il testo già scritto, chiede l’aiuto alle potenze europee per rovesciare il governo.

Scrivo sotto l’influenza del dolore per i morti di queste guerre che si sarebbero potute evitare. Ma la guerra è un affare terribile di questo sistema perverso. Con l’assassinio del colonnello Gheddafi, hanno distrutto i principi più elementari della decenza e del diritto internazionale. E i popoli, quelli realmente ribelli, un giorno giudicheranno i mercanti genocidi della NATO.

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Fonte: Las palabras y las imágenes

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VINCENZO LAPORTA



USCIRE DALL’EURO! (MA COME SI PUO’ FARE ?)

ott 28th, 2011 | By admin | Category: News

DI

EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da più parti, in qualche caso timidamente, in qualche caso con più decisione, nelle catacombe virtuali della controinformazione o altrove, si avanza la proposta dell’uscita dell’Italia dall’euro.
Chi scrive ha sempre pensato, fin da prima dell’introduzione dell’euro nella concreta circolazione monetaria, – avvenuta nel 2002 spazzando via per sempre le vecchie, ma solide monete nazionali, che la moneta unica si sarebbe comunque rivelata maligna, sia nel caso di rifiuto della sua adozione sia nel caso dell’introduzione della nuova valuta sopranazionale, ed in particolare in relazione all’Italia della buona, vecchia liretta.
Se l’Italia se ne fosse rimasta fuori, nel breve la lira avrebbe subito pesanti attacchi speculativi, svalutazioni, perdita di potere d’acquisto internazionale, e tutto ciò avrebbe inciso negativamente sulla “bolletta energetica” (già allora salata) a carico del paese e più in generale sulla cosiddetta economia reale, in termini di prodotto e di occupazione.
Entrando nell’euro – grazie a figuri del calibro di Romano Prodi, il quale si è vantato a lungo di averci portato in Europa, le cose sono andate come sappiamo, e i “benefici” sul reddito e sull’occupazione li possiamo osservare ogni giorno. Oggi, per sfuggire alla morsa globalista che attraverso gli organi della mondializzazione europei vuole espellere dal lavoro e lasciare senza reddito milioni di italiani, oppure costringerli a lavorare a condizioni sempre peggiori fino alle soglie dei settanta anni, la fuga dall’euro sembra una necessità impellente per evitare un processo di impoverimento nella penisola destinato a durare (almeno) per tutto il decennio.
Niente più pensioni di anzianità, masse di disoccupati alla disperazione, liberalizzazioni selvagge, privatizzazioni orchestrate per impossessarsi del patrimonio pubblico, sembrano oggi il nostro destino futuro, restando nell’euro e nell’Europa dell’Unione.
Anche se non sempre vi è piena consapevolezza in chi propone la fuga dall’euro, per questa via si vuole mettere al riparo il paese dalle strategie criminali della classe globale, che da New York a Londra, e da tutte le piazze finanziarie nelle sue mani, sta volgendo la sua rapace attenzione verso l’Italia, aspettando il momento giusto e il passo falso per “spolpare l’osso”, dopo averci ricattato con il debito ed averci lanciato una serie di ultimatum attraverso le sue disgustose marionette europee (alcune delle quali italiane, come i rinnegati Draghi e Monti). In Patria, personaggi ambigui ed inconsistenti della fatta di Giorgio Napolitano, apostata comunista “migliorista” e neoliberista arrampicatosi fino alla presidenza della repubblica, od anche l’intera “sinistra” asservita ai globalisti ed inneggiante ai macellai sociali per conto terzi Draghi e Monti, sono pronti a mettere in atto in un istante, punto per punto, i diktat europoidi-globalisti, se solo il riottoso e pluri-inquisito Berlusconi si fa finalmente da parte (come vorrebbe persino il New York Times).
Dietro i Van Rompuy, i Draghi, i Trichet, i Monti, i Napolitano, dietro i sorrisetti anti-italiani delle inezie politiche liberaldemocratiche Merkel e Sarkozy, dietro le spalle della “sinistra” nostrana, apostata del comunismo e serva della classe globale – però nel nome sputtanato dell’Europa (non più Dio lo vuole!, ma l’Europa lo vuole!), si mal cela la nuova, spietata classe dominante del terzo millennio, la Global class deterritorializzata, nomade quanto i capitali finanziari che peregrinano senza sosta nel mondo, e le masse di denaro in continuo spostamento, per lo più virtuali, che ne simboleggiano il grande potere.
La sottomissione ai processi di globalizzazione economica ed alla supremazia del capitale finanziario passano, per l’Italia, sotto le Forche Caudine delle misure atte a favorire la Crescita neocapitalistica, che sotto la superficie nascondono controriforme epocali rivolte direttamente contro la popolazione e contro il lavoro. Eppure una “sinistra” menzognera, vile, priva di programmi politici (che tanto non servono perché si decidono altrove), e soprattutto serva dei globalisti, non perde occasione per santificare la Crescita, come se fosse non una via per rischiavizzarci (cresceranno soltanto il Valore finanziario, la sotto-occupazione e la disoccupazione), ma la soluzione di tutti i nostri problemi e la strada per la salvezza.
Ed ecco che un Berlusconi riottoso, ma alla fine anche lui prono, presenta la sua “lettera d’intenti” di sedici paginette, con tanto di premessa, a coloro che ci stanno tenendo sotto assedio – dalle cosiddette istituzioni europee alle principali piazze finanziarie, e come avvoltoi se ne stanno sul ramo, attendendo l’occasione giusta per calare sul paese e dilaniarlo.
Una lettera che Silvio il discolo ha iniziato (chissà se proprio di suo pugno) con “Caro Herman, caro José Manuel”, che sono poi gli amatissimi Van Rompuy e Barroso, rispettivamente presidente del consiglio dell’unione e capo della commissione che nessuno di noi ha eletto.
Se 60 miliardi di euro di manovre finanziarie in rapida sequenza non sono bastati, finora, a placare la fame globalista, forse non basterà neppure la letterina di Berlusconi.
In questa lettera, simile da una missiva che contiene la resa, l’età pensionabile innalzata a 67 anni è stata parzialmente neutralizzata “diluendola” fino al 2026 (voluntas Lega, per mere ragioni elettoralistiche), ma in compenso ci sono altre misure, agghiaccianti sul piano sociale, che ci si poteva attendere da un vigliacchetto come il Cavaliere, solo un po’ riottoso davanti ai poteri forti (anzi, davanti al Vero Potere, come scriverebbe un Paolo Barnard).
Dal maggio del 2012 licenziamenti più facili per espellere dalle aziende che invocano lo stato di crisi i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (e tanti saluti all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ancora in vigore).
Nei confronti degli statali regime duro con mobilità obbligatoria, cassa integrazione e annesse riduzione salariale e del personale, poi, il progetto dal suggestivo dal nome di “zone a burocrazia zero” che forse si rivelerà aria fritta,eccetera, eccetera. Berlusconi – ancora e sempre (fino alla fine, sempre più vicina) fianco a fianco con l’alleato Bossi in una ridotta, ha difeso soltanto impresari, bottegai e commercianti (libertà di orario per i negozi dal 2012), e gli ordini professionali privilegiati (i privilegiatissimi notai, ad esempio, che non sono stati ancora “liberalizzati”). Il tanto atteso piano per lo Sviluppo – che assicurerà la Crescita devastatrice neocapitalistica, il Cavaliere giura che spunterà fra poco, entro novembre.
Il clima è quello del Trattato di Versailles del 1919, solo che le dure condizioni oggi le deve scontare l’Italia assediata da speculatori e sciacalli globali, non la Germania sconfitta.
A questo punto, l’uscita dall’euro sembra la cosa più urgente, assieme alla contestuale denuncia di tutti i trattati-capestro europei, a partire da quello fondativo di Roma (ironia della sorte) del 1957.
Chi scrive è forse uno degli ultimi eurocentrici in circolazione, ma il disprezzo che nutre per la cosiddetta Europa dell’Unione, l’Europa sottomessa alla classe e al mercato globali, L’Europa senza più dignità ed indipendenza che ha sostituito l’Etica con l’euro e la sua grande cultura con la finanza, lo spinge a desiderare la catartica fine della moneta unica e delle istituzioni europee (BCE, commissione, parlamento e tutto il carrozzone burocratico annesso), per poter ricominciare a dare all’Europa – all’intero continente, da ovest a est senza esclusioni, una vera speranza futura e la possibilità di ricostruirsi su ben altre basi, che dovranno poggiare su un consenso popolare non estorto e non simulato.
Ci si deve chiedere, però, se in questo momento è realistico ipotizzare un’uscita dalla moneta unica e l’abbandono dell’Unione, almeno per paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna e il Portogallo, che sono i più colpiti dagli effetti della crisi strutturale neocapitalistica e dal ricatto globalista del debito.
No, purtroppo non lo è.
La strada sarà lunga, perchè nessun politico liberaldemocratico cresciuto all’interno di questo sistema, sia che si definisca “conservatore” sia che si definisca “socialista” (o in qualsiasi altro modo), oserà fare un simile passo, anche se i due terzi della popolazione del paese dovessero essere favorevoli.
Inoltre, anche se più del 60% della popolazione di un paese dovesse esprimersi per l’abbandono dell’euro e l’uscita da questa Europa, non ci saranno estese proteste, tali da essere efficaci, fino ad indurre i politici locali a mutare posizione e a non servire più i globalisti mettendo in atto le politiche da loro imposte.
Il “pacifismo strumentale”, che è uno strumento di dominazione neocapitalistico cruciale in momenti di diffuso malessere sociale (momenti come quello attuale in cui può alzarsi il vento della rivolta), provvederà a neutralizzare le manifestazioni di massa, che saranno – a parte qualche isolato episodio di guerriglia urbana dovuto a piccole minoranze, “democratiche”, “politicamente corrette” e non-violente, quindi totalmente inefficaci e non pericolose.
Restando interni al sistema, e giocando secondo le sue regole, non si otterrà nulla. Prima di rivolgersi direttamente contro l’euro e le istituzioni europee, abbandonandole e sconfessandole, sarà necessario far cadere i regimi liberaldemocratici in Europa e ripristinare la tanto vituperata dittatura (rivoluzionaria) come stato di eccezione.
Il materializzarsi della possibilità di uscita dall’euro e l’inizio del collasso della falsa Europa globalista non potranno che avvenire per gradi, o meglio, per fasi successive.
Le fasi saranno essenzialmente quattro, esposte di seguito sinteticamente:
1) Il prevalere progressivo, con il diffondersi del malessere sociale e degli espropri globalisti, delle proteste violente su quelle “pacifiche” sostanzialmente interne al sistema e a lui funzionali, nonché il prevalere di quelle che oggi si demonizzano come “frange violente” sulla massa di pecoroni inerti che ripetono stanchi slogan, srotolano striscioni e gonfiano palloncini, il che potrebbe ridurre “a più miti consigli” le stesse forze della repressione che fino ad ora hanno spadroneggiato nelle piazze, bastonando gli inerti, gli studenti giovanissimi o i lavoratori disarmati che manifestavano per il posto di lavoro. Altro punto importante sarà che dopo l’autoconvocazione della protesta di piazza all’acqua di rose, sullo stile indignati, la protesta vera dovrà strutturarsi e gerarchizzarsi, diventare permanente ed organizzarsi meglio, con agguerriti servizi di sicurezza o addirittura in falangi, sullo stile del Blocco Nero, per evitare di essere sbaragliata.
2) Estese manifestazioni con l’uso della violenza in tutto il paese, che concretamente e simbolicamente romperanno le catene del “pacifismo strumentale” e del “politicamente corretto”, mettendo seriamente in discussione la stabilità del regime liberaldemocratico e la stessa sicurezza fisica delle sub-oligarchie politiche locali. Blocchi delle attività produttive e dei trasporti, occupazioni permanenti di spazi e edifici pubblici importanti. Si sentiranno i primi scricchiolii dell’impianto di potere vigente, si noterà la paura sui volti dei politici di professione (in sostituzione degli insopportabili sorrisi di circostanza) e l’aria, per loro, diventerà pesante.
3) Con il crescere della forza di piazza e del numero dei gruppi sociali in rivolta (lavoro intellettuale sottopagato e costretto ad emigrare, lavoro impiegatizio, lavoro operaio, lavoro immigrato, giovani precari, eccetera) sarà possibile la costituzione di movimenti di vera opposizione politica e/o l’occupazione di preesistenti organizzazioni sindacali (Fiom, CGIL) e politiche (PRC), bonificate da burocrazie interne e incapaci sdraiate da troppo tempo sui loro piccoli privilegi. Soltanto alla fine di questa terza fase ci potrà essere il collasso del sistema liberaldemocratico e l’occupazione delle sue (screditate) istituzioni da parte quelli che ormai saranno diventati veri e propri rivoluzionari. Se ciò accadrà, per evitare il caos e la dissoluzione dello stato, si renderanno necessari l’autoritarismo e la centralizzazione rivoluzionari, riportando in vita la tanto demonizzata dittatura come stato d’eccezione, l’unica forma di governo in grado di gestire efficacemente la transizione e di consolidare le conquiste rivoluzionarie. Sarà una fase spietata in cui non si potrà andare per troppo per il sottile, ma ancora legata alla lotta contro il nemico secondario (politico e sociale) nella dimensione nazionale.
4) La quarta fase, con l’uscita dall’euro e la denuncia di tutti i trattati europei, costituirà un salto di qualità nella lotta, perché ci si rivolgerà direttamente contro il Nemico Principale globalista e i suoi interessi, ma soltanto dopo aver sconfitto, riducendolo all’impotenza, quello secondario e interno. Se ciò accadrà in più di un paese europeo, solo a quel punto si potranno interrompere i meccanismi riproduttivi neocapitalistici e i processi di globalizzazione, ottenendo una vittoria di rilievo, perché l’area europea è (e sarà ancora per un po’, in futuro) un’area fra le più importanti del mondo globalizzato.
La classe globale che sorveglia gli stati e le nazioni dall’alto, già fin dalla fase 3 e prima che collassi il sistema liberaldemocratico nel paese europeo in rivolta, potrebbe impiegare lo strumento militare della Nato, a sua completa disposizione, oppure potrebbe farlo nella fase 4, subito dopo il ripudio dell’Europa monetaria, dell’euro e la minaccia portata alle sue istituzioni sopranazionali, e questo costituirà un grande problema per i rivoluzionari mettendo in forse l’esito della loro Lotta di Liberazione.
Afghanistan, Iraq e Libia insegnano, e quanto finora è accaduto in paesi extraeuropei, o nell’area balcanica, potrebbe benissimo accadere in Europa occidentale e centro-orientale perché il potere globalista non è legato a nessuna specifica area del mondo, a nessuna nazione e a nessun popolo in particolare (neppure a quello americano).
La conclusione è che dall’euro si uscirà soltanto con la Rivoluzione.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/10/27/uscire-dall-euro-ma-come-si-puo-fare-di-eugenio-orso.html



QUANDO IL SUONO E LA MUSICA DIVENTANO ARMI PER IL MANTENIMENTO DELL’ORDINE

ott 27th, 2011 | By admin | Category: News

InformaticaDI

LUDO SIMBILLE

www.bastamag.net

 

Altoparlanti da combattimento, proiettori sonori, LRAD (Long Rage Acoustic Device), ultrasuoni repulsivi, macchine detonatrici… una serie di gioellini tecnologici creati per fare la guerra o mantenere l’ordine.

Come viene utilizzato il suono per disperdere le manifestazioni, controllare lo spazio pubblico o torturare i prigionieri? Juliette Volvler, nel suo libro Le son comme arme (Il suono come arma) ha condotto un’inchiesta minuziosa sui retroscena della “repressione acustica”. Intervista.
Basta!: Si può parlare di un’evoluzione recente delle tecniche di «repressione acustica»?

Juliette Volcler: Alla fine del 2000 sono stati pubblicati degli articoli sull’argomento : la musica come mezzo di tortura nelle prigioni della CIA, l’utilizzo di un nuovo tipo d’arma «non letale » nelle manifestazioni, i LRAD (Long Range Acoustic Device) – ben presto chiamati dai media «cannoni sonori» -, l’uso del Mosquito, che emette suoni ad alte frequenze per cacciare gli «indesiderati» da certi luoghi. L’uso del suono per reprimere, controllare o torturare non è nuovo, ma l’unione di questi tre metodi – in tempo di guerra, per il mantenimento dell’ordine e per il controllo dello spazio pubblico – sembra indicare delle trasformazioni nelle pratiche poliziesche o militari.

Quando mi sono interessata all’argomento, sono rimasta stupita nel costatare come sia difficile districare le voci, le approssimazioni e i fantasmi dai fatti reali: gli industriali e i militari sono i primi a fare discorsi abbastanza immaginari sulle armi. Ho, quindi, voluto sapere che cosa fosse vero, fare il punto su ciò che ha fallito e ciò che esiste, gli effetti reali che tali tecniche possono avere.

La musica e il suono sono sempre stati utilizzati dall’esercito o la polizia. Ma da quando sono diventati strumenti di dominazione o di tortura?

La diffusione di suoni nello spazio pubblico è una pratica molto antica. Ma i progressi tecnologici della seconda metà del XX secolo hanno consentito l’utilizzo di altoparlanti per emettere il suono a lunga distanza, a forte volume, e per delle ore o dei giorni di seguito. L’elaborazione della «tortura psicologica» o «tortura bianca» è stata condotta da un programma della CIA negli anni ‘50 e ‘60. Prima che fossero istituiti tra i metodi d’interrogatorio dell’agenzia e altrove, alcuni esperimenti di privazione sensoriale erano stati praticati su cavie umane, volontarie o meno. Queste tecniche hanno permesso di mettere a punto tattiche di “modifiche del comportamento” e di “azioni di molestia”. È soprattutto dalla guerra del Vietnam che il suono diventa uno strumento di combattimento. L’episodio di Noriega, nel 1989, nel corso del quale il generale panamense è stato bombardato con musica hard rock dagli altoparlanti statunitensi, completa l’avvio della pratica. In seguito, questa tecnica integra in modo progressivo le missioni di polizia.

«Le bombe sonore sono meglio di quelle vere», ha dichiarato il governo israeliano. Il suono è un’arma “efficace” per la guerra e per il mantenimento dell’ordine?

I ricercatori e i militari si sono interessati parecchio agli “effetti exta-uditivi” del suono: le vibrazioni che il suono può produrre su altre parti del corpo, oltre che sull’orecchio, o le difficoltà respiratorie e le leggere nausee che può provocare a forte volume. In realtà, i dispositivi utilizzati hanno essenzialmente degli effetti uditivi: sono efficaci perché sono insopportabili (e pericolosi) per l’orecchio. Queste armi costituiscono un atout considerabile: la miscela di fascino e di paura che suscitano, largamente alimentata dall’assenza d’informazioni per spiegarne il funzionamento. E per il potere, offrono una possibilità in più nelle scelte tattiche e presentano il vantaggio di essere meno facilmente criticabili rispetto all’armamento classico.

Le armi sonore sono spesso presentate come “non letali”. È davvero così?

Sono state realizzate delle ricerche per rendere il suono mortale. Dei ricercatori tedeschi si sono dati da fare sotto il Terzo Reich, senza successo. Sara, la società più emblematica che si occupa di questa ricerca negli Stati Uniti, ha inoltre cercato di sviluppare un’arma modulabile, che potesse provocare degli effetti che vanno dal semplice disturbo alla morte. Ma neppure Sara c’è riuscita.

Gli studi indipendenti sulle armi acustiche non negano la possibilità di uccidere per mezzo del suono, ma sarebbe un metodo poco pratico e abbastanza aberrante da un punto di vista militare o poliziesco. Ciò richiederebbe un dispositivo di grande ampiezza e di una considerevole potenza acustica. Quindi, difficilmente maneggevole e irrealistico per un utilizzo sul campo. Secondo la valutazione condotta da un ricercatore, per far sì che un infrasuono controllabile possa uccidere, bisognerebbe costruire una parabola di più di un kilometro di diametro, con una potenza equivalente a quella del missile Saturno V al momento del lancio! Quanto agli ultrasuoni, potrebbero diventare mortali a un livello sonoro rilevante (180 dB) e a condizione che si mantenga la persona nel campo ultrasonico per almeno 50 minuti. Il livello sonoro di un’esplosione può diventare letale se raggiunge i 210 dB. Non è di certo il caso dell’armamento classico attuale.

Il vero interesse militare del suono non risiede nel suo potenziale letale: le armi acustiche sono efficaci soprattutto sul piano psicologico e sul piano uditivo. L’utilizzo del suono (o della sua assenza) come strumento di tortura e, in maniera generale, le tecniche di privazione sensoriale, permettono di ottenere la distruzione psichica di un/a detenuto/a molto più rapidamente e più radicalmente. Uno psichiatra ha determinato che certi prigionieri dell’IRA, sottomessi a queste tecniche nel 1971, erano diventati psicotici dopo qualche ora.

Durante il Summit del G20 di Pittsburgh, nel 2009, abbiamo visto come la polizia americana ha utilizzato le armi sonore contro i manifestanti. Dove si colloca la Francia rispetto a questo tipo di pratiche? Perché non c’è un dibattito pubblico?

L’ultimo Libro Bianco della Difesa cita appena le tecnologie sonore, come strumenti di rivelazione. La Francia ha sviluppato un savoir-faire per quanto riguarda le granate paralizzanti, ma non ha utilizzato la ricerca e lo sviluppo nel campo acustico. I dispositivi in uso provengono essenzialmente dagli Stati Uniti o da Israele. Un giornalista, Hacène Belmessous, nel suo libro “Opération banlieues”, ha tuttavia segnalato che la fanteria ha voluto far sperimentare ai soldati un’arma israeliana già utilizzata nei territori occupati, lo Shophar, che emette delle frequenze medie a forti livelli. Precisa anche che i soldati si sono opposti a causa dei rischi legati all’udito e che la direzione generale dell’Esercito resta scettica sulla capacità dei cittadini ad accettare questi dispositivi, raccomandando, comunque, di seguire il dossier. In Francia non ci sono molte informazioni disponibili.

In questo contesto, le discussioni sull’introduzione di un nuovo tipo di armi per il mantenimento dell’ordine o sull’impatto uditivo di armi poco conosciute ma già utilizzate (come le granate di disaccerchiamento, DMP) sono alquanto complicate. E poi l’utilizzo del suono o della musica è minimizzato di continuo: non sarebbe poi così grave perché si tratterebbe “solo” di suono. Mentre è tutto fuorché irrilevante. Ciò ha un impatto sul nostro modo di occupare lo spazio pubblico. L’associazione canadese per le libertà civili (CCLA) ha sporto denuncia nel 2010 per impedire che la polizia di Toronto usasse i LRAD contro i manifestanti venuti per il G-20, affermando che certe persone non sarebbero andate a manifestare a causa di questi dispositivi, temendo per il loro udito e per quello dei loro bambini. Molto efficace come strategia di dispersione anticipata della manifestazione! Ciò non ha portato al divieto dei LRAD in Canada, ma ad un uso un po’ più controllato.

Dischi dei Metallica usati contro i prigionieri, gadget ludici degni di videogiochi. Perché il suono da guerra appare come un divertimento ?

Durante l’ultima guerra in Irak, le Gis diffondevano il contenuto dei loro mp3. La musica serviva loro sia per fare festa o rilassarsi, sia per molestare un intero quartiere o torturare un prigioniero. I soldati si sono anche resi conto che il rap o la musica metal erano le più suscettibili di urtare la sensibilità culturale e religiosa dei detenuti, fossero essi combattenti o civili. Sono stati utilizzati anche altri stili di musica che non rispecchiavano i gusti musicali dei soldati, ma che erano considerati come potenzialmente più efficaci per umiliare il prigioniero o per sfiancarlo: la posta in gioco era trovare ciò che avrebbe funzionato sui detenuti, per riprendere i termini di un ufficiale statunitense.

Questo è sintomatico di un movimento di fondo, molto più antico e formalizzato: nella seconda metà del XX secolo ci sono state sempre più comunicazioni tra l’industria degli armamenti e quella dell’intrattenimento. Per esempio, il riciclaggio di materiale militare per equipaggiare degli studi di registrazione, o per richiedere delle consulenze ai fabbricanti di prodotti high-tech per sviluppare altoparlanti da combattimento e, dagli anni 1980-1990, gli scambi di personale e lo sviluppo di piattaforme di simulazione. Queste permettono ai soldati di allenarsi con i giochi in rete o per mezzo di ambienti ricostituiti, immergendosi «in condizioni reali». All’università tecnico-scientifica del Missouri, da qualche tempo, esiste un «ambiente d’immersione acustica», una sorta di teatro sonoro in 3D per abituare i soldati al vero suono della guerra.

La tecnologia a scopi di sicurezza sta diventando un mercato appetitoso. Dobbiamo aspettarci un uso personale del suono – da parte delle imprese o dei privati – secondo l’esempio del «Mosquito» o del «Beethoven», questa cassa a ultrasuoni per cacciare i senza tetto, i giovani o le altre persone non desiderate?

In Francia, per fortuna, c’è molta esitazione, sia da parte dei cittadini che della classe politica. Un privato aveva equipaggiato la sua abitazione con dei sistemi sonori, ma il tribunale di Saint-Brieuc ha trattato il caso come un «anomalo disturbo del vicinato» e un «inquinamento sonoro per tutti». In certi paesi, come in Gran Bretagna, il Mosquito è usato nei trasporti pubblici, nelle scuole e nei negozi. Alcuni universitari, specialisti in armi non letali, allertano sul rischio di proliferazione di queste armi, il cui utilizzo è sempre più frequente verso i crimini (il Taser ad esempio) e per la tortura. Vista l’assenza di regolamentazione specifica e di un buon numero di studi indipendenti sull’uso di questi dispositivi, coloro che li fabbricano ne vantano contemporaneamente l’efficacia immediata e l’inoffensività a lungo termine, e alcuni di questi marchingegni, come il Mosquito, sono in vendita libera.

Di fronte ai LRAD, agli altoparlanti, alle granate flash-bang, lei mostra che la fuga, o anche il solo tentativo, è spesso impossibile. Esiste un modo per resistere all’arma sonora?

Esisterà. L’uso di questa tecnologia nelle manifestazioni è troppo recente e non si è ancora avuto il tempo di pensare a come contrastarla. I tappi per le orecchie (le sfere Quiès) o i caschi anti rumore non servono a granché. Bisogna fuoriuscire dalla zona di emissione del suono. Ma è necessario chiedersi che cosa implica questo tipo di dispositivo nei termini di organizzazione collettiva e di occupazione dello spazio pubblico. La gestione degli spostamenti e dei comportamenti tramite il suono esige che lo spazio pubblico non sia più un luogo di mescolanza, di passeggio o di rivendicazione, ma una zona uniforme, politicamente asettica, di consumo e di flusso.

Lo spazio sonoro di una manifestazione coincide con un allarme stridente e con le granate assordanti che creano il vuoto intorno? Oppure con dei canti, degli appelli, delle fanfare, dei suoni che uniscono il collettivo e lo rendono forte? Lo spazio sonoro del centro città è una musica ambientale che calma tutti con frequenze sonore che allontanano i giovani? O performance improvvise, discussioni aperte, musicisti di strada, una gioiosa mescolanza di mille attività ? Sta a noi decidere!

Propositi raccolti da Ludo Simbille

Da leggere: Il suono some arma. Gli utilizzi polizieschi e militari del suono, edizioni La Deécouverte, settembre 2011, 16 euro

Juliette Volcler è giornalista per CQFD, Article XI e per le radio Fréquence Paris Plurielle e Radio Galère a Marsiglia.

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Fonte: Quand le son et la musique deviennent des armes de maintien de l’ordre

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA B.