Come un banchiere di Goldman Sachs ha rischiato di far fallire il Portogallo

 

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Di

Daniele Chicca

 

NEW YORK (WSI) – Convincendo la società statale portoghese Metro do Porto a stringere un folle accordo sul debito, una banca d’affari ha rischiato di causare il fallimento dell’intero sistema ferroviario del Portogallo.

È la battaglia legale in corso in questi giorni a fare luce sul contratto legato all’andamento dell’Euribor stretto prima dello scoppio della crisi finanziaria tra un ex banchiere di Goldman Sachs e il paese del Sud d’Europa.

È la riprova di come negli anni pre crisi le grandi banche approfittassero di governi ingenui per fare un mucchio di soldi e stringere affari a loro favorevoli. Sono infatti diversi gli esecutivi dei paesi indebitati dell’area euro che hanno stretto accordi con banche d’affari nella speranza di ridurre gli interessi da pagare sui loro debiti.

La disputa legale tra Santander e il governo portoghese è l’esempio lampante di questo fenomeno nato dalla voglia di lucrare delle banche, che ha avuto conseguenze disastrose. Il gruppo portoghese ha finito per pagare interessi dieci volte superiori a quelli che sborsava prima di stringere l’intesa con l’ex banchiere di Goldman Sachs, poi pentitosi.

Tutto ha avuto inizio nel 2005, quando Metro do Porto, che gestisce la rete di trasporti ferroviari della seconda città più importante del paese, Porto, ha iniziato a guardarsi intorno per trovare una maniera per ridurre gli interessi del 4,79% che pagava con cadenza semestrale per rifinanziare il suo debito da €89 milioni.

Nel 2007 Metro do Porto ha accettato di partecipare a un contratto di swap del debito estremamente tortuoso con Santander, che sul momento ha permesso di quasi dimezzare gli interessi versati, dal 3% all’1,76%. Ma alla lunga la scelta si è rivelata scellerata.

Il tasso dell’1,76% valeva solo se il tasso Euribor a tre mesi, il tasso di riferimento del settore bancario, sarebbe rimasto sopra il 2% e sotto il 6%. Fuori da quella forchetta i termini sarebbero cambiati. Più in basso sarebbe andato il tasso, più Metro do Porto avrebbe dovuto sborsare.

Insomma, non è proprio come se la banca Santander stesse concedendo un prestito di favore e nemmeno un credito nel modo più tradizionale. Stava semplicemente speculando, facendo una scommessa rischiosa con MdP.

Per due anni all’azienda portoghese è andata bene, ma nel 2009 in risposta alla crisi mondiale, le banche centrali hanno iniziato ad abbassare i loro tassi di interesse per portarli vicini allo zero. E gli interessi dovuti sono incominciati a balzare.

L’andamento dell’Euribor segue infatti quello dei tassi delle banche centrali. Dopo la crisi è sceso in modo rapido e improvviso. Così, la società statale lusitana si è trovata a dover sborsare somme sempre più alte. Molto più alte.

In ogni trimestre durante il quale il tasso Euribor è rimasto sotto il 2%, la differenza è aumentata di due volte andandosi ad aggiungere ai soldi che Metro do Porto doveva sborsare due volte l’anno. La società statale è arrivata a pagare interessi anche superiori al 40% (40,6%). Arrivando sull’orlo del fallimento.

Fonte: Wallstreetitalia.com

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