Donald Trump vs Hillary Clinton 5

Oggi i media di tutto il mondo – a partire dal ‘lancio’ dell’Associated Press del 6 Giugno inneggiano alla ‘svolta storica’ della prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti.

di

Piero Cammerinesi

E questo in un giorno in cui nessuno – in nessuno Stato dell’Unione – è andato a votare nei seggi elettorali.

Hillary è stata di fatto proclamata vincitrice delle primarie prima del voto in California, nel quale l’esito della sfida tra lei e Bernie Sanders era molto incerto.

Come mai?

Semplice, grazie al sondaggio dell’Associated Press tra i 720 ‘super delegati’ dello Stato della California.

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Ma chi sono questi ‘super delegati’ che possono determinale la vittoria di un candidato prima del voto popolare?

Sono esponenti di primo piano del partito democratico, funzionari e grandi donors non eletti da nessuno, che rappresentano le Lobbye le Corporation, i cui voti contano come quelli dei delegati eletti.

L’Associated Press, dunque, avrebbe intervistato quei delegati – di cui non rivela l’identità – che non avevano ancora espresso la loro preferenza e che, affermando di optare per la Clinton, le avrebbe fatto superare il quorum necessario per la nomination.

Naturalmente questa proclamazione formalmente non è valida – tanto che Bernie Sanders ne ha denunciato l’illegittimità – in quanto i super delegati dovevano ancora votare.

Il fatto che – ciò nonostante – la gran parte dei media mondiali abbiano sancito la vittoria della Clinton alle primarie indica con chiarezza come vengono manipolate le masse con la finta democrazia che oggi va per la maggiore, proclamando il vincitore grazie a interviste segrete prima del voto.

Come nel caso italiano, in cui un presidente del Consiglio è stato eletto senza un voto popolare, anche nelle elezioni americane i media si attribuiscono il compito di guidare le masse verso la direzione decisa dalle élite.

Questo sta diventando un trend globale e indica con chiarezza quale profondo disinteresse e quale disprezzo nutrano verso la volontà popolare i veri dominatori del mondo, che manipolano ormai apertamente la pubblica opinione per ottenere i risultati che hanno già stabilito a monte.

Naturalmente non si vuole negare che Hillary Clinton – come si sapeva fin dall’inizio – sarebbe stata la vincitrice legittimamente eletta di queste primarie.

Tuttavia il modo in cui questa nomination è avvenuta la dice lunga sul sistema corrotto e ingannevole delle elezioni presidenziali.

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Tutte le corse per la presidenza degli Stati Uniti sono controllate e determinate dal potere delle Lobby e delle Corporation che, grazie alle loro enormi risorse controllano Governi e Stati senza legittimità di sorta.

Come affermava Gore Vidal “nel momento in cui un candidato viene considerato ‘materiale presidenziale’, lui (o lei) è stato comprato dieci volte. C’è un solo partito negli Stati Uniti, il Partito del Potere con due correnti di destra: repubblicani e democratici”.

Gli elettori, che vengono esaltati pedissequamente dai media, in realtà non hanno voce, nonostante venga loro fatto credere il contrario. Essi pensano ingenuamente che eleggere nuove marionette in sostituzione di quelle vecchie possa migliorare le cose; in verità le loro scelte cadono all’interno di una vasta gamma di candidati da tempo comprati e pagati per prendere quelle decisioni che maggiormente danneggiano le popolazioni.

Come ho più volte ribadito ‘The Donald’ è una marionette tirata fuori dal cappello a cilindro solo per far vincere chi doveva vincere, vale a dire la peggiore di tutti: Hillary, la creatura di Wall Street e del Military-industrial complex.
Si tratta di un vero e proprio criminale in gonnella che, senza lo spauracchio Trump, difficilmente sarebbe arrivata ‘in finale’.

Il collaudato sistema problema-reazione-soluzione.

Hillary rappresenta, infatti, la scelta peggiore tra una vasta gamma di candidati.

È nota la sua propensione guerrafondaia e il suo sostenere la linea dura in politica estera.

Quando era ancora first lady, ha spinto il marito Bill a bombardare Belgrado.

Da senatrice di New York, ha sostenuto la guerra di Bush in Afghanistan.

Da Segretario di Stato, ha raccomandato l’escalation di tale confitto.

Ha appoggiato senza remore l’invasione dell’Iraq, basata esclusivamente su colossali menzogne; ricordate Colin Powell che agitava la finta provetta con le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein?

Ha caldeggiato l’intervento militare per rovesciare Gheddafi in Libia.

Ha suggerito di ampliare il range dei bombardamenti con i droni.

Ha fatto di tutto per avviare una guerra per rovesciare Assad in Siria.

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Il futuro presidente USA predilige l’uso delle armi nucleari, che chiama ‘deterrenti per il mantenimento della pace’.

Secondo lei una NATO dominata dagli Stati Uniti deve essere utilizzata in modo più aggressivo.

Ha ripetutamente mostrato di essere profondamente ostile a Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Venezuela e altri Paesi indipendenti.

Hillary non ha un programma elettorale per affrontare la disoccupazione di massa, la sottoccupazione o ridurre la povertà, né per ostacolare la delocalizzazione delle aziende verso Paesi dove il lavoro è più a buon mercato.

Non ha presentato nessun progetto inteso ad aiutare gli americani più bisognosi.

Definisce la diminuzione delle tasse alle imprese “il miglior programma anti-povertà” e supporta entusiasticamente Wall Street, dove si sta gonfiando la bolla di derivati che porterà inevitabilmente a una nuova crisi globale che spargerà dolore e morte nel mondo.

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Vuole stravolgere Medicare e Social Security, programmi di pensionamento di base finanziati con le imposte sui redditi, che hanno salvato milioni di anziani dalla povertà e dalla disperazione, nonché dall’impossibilità di permettersi una assistenza sanitaria di vitale importanza nell’età più difficile.

È – guarda caso – contro il salario minimo, i diritti dei lavoratori che aiutano le classi più svantaggiate, osteggia i programmi che li possano affrancare dalla povertà e le altre misure di reale sostegno alla gente.

Insomma la sua elezione a presidente degli Stati Uniti – e ho pochi dubbi che ciò avverrà – rappresenterà non solo “business as usual”ma l’inizio di un’epoca di grandi e inquietanti trasformazioni in cui le élite dominanti avranno mano libera per imporre in modo sempre più sfacciato la loro agenda tossica al mondo.

God bless America.