Siria – Gli USA svelano il loro “Piano Mutande” per un’occupazione a tempo indefinito

 

 

Oggi gli Stati Uniti hanno ufficialmente reso pubblica la loro nuova politica sulla guerra in Siria. E’ in pratica l’equivalente del piano commerciale in tre punti (video) degli Gnomi delle Mutande.

Il nuovo piano americano consiste in: 1) Mantenere a tempo indefinito l’occupazione del nord-est della Siria. 2) ??? 3) L’Iran abbandona la Siria e il regime di Damasco crolla.

Il Presidente Trump, che solo cinque mesi fa aveva detto di voler “uscire” dalla Siria e di essere intenzionato a riportare subito a casa le truppe statunitensi, in base a quanto affermato da esponenti ufficiali del Dipartimento di Stato, si è detto d’accordo con questa nuova strategia, che prolunga l’impegno militare per un tempo indefinito e si è impegnato in un grosso sforzo diplomatico per raggiungere gli obbiettivi americani.

Sebbene la campagna militare contro lo Stato Islamico sia praticamente terminata,l’amministrazione [Trump] ha ridefinito i propri obbiettivi, includendovi la fuoriuscita dalla Siria di tutto il personale militare iraniano e delle altre formazioni indipendenti e l’insediamento di un governo stabile e innocuo, accettabile da tutti i Siriani e dalla comunità internazionale.

Il primo, decisivo passo della “spinta diplomatica” è quello di prevenire l’imminente attacco dell’esercito siriano contro le formazioni [terroristiche] affiliate ad al-Qaeda nella provincia di Idlib.

Anche se gli gli Stati Uniti si dicono d’accordo sul fatto che questi gruppi vadano spazzati via, respingono però “l’idea che si debba andare là… per eliminare dei terroristi, la maggior parte persone che lottano… non terroristi, ma gente che combatte una guerra civile contro un brutale dittatore, insieme a milioni di civili,” ha detto James Jeffrey [il Rappresentante Speciale degli USA all’ONU per la Siria]. In alternativa, gli Stati Uniti hanno chiesto un approccio cooperativo da parte degli altri attori internazionali.

Abbiamo iniziato ad usare un linguaggio nuovo,” ha detto Jeffrey, riferendosi ai precedenti moniti contro l’uso delle armi chimiche. “Ora,” ha continuato, “gli Stati Uniti non tollereranno più un altro attacco. Punto.”

Jeffrey era appena stato in Turchia. L’intenzione era quella di indurre la Turchia ad opporsi con maggior fermezza all’imminente attacco contro Idlib. Il risultato è stato un piano che il Presidente turco Erdogan ha presentato oggi al summit di Teheran con il Presidente russo Putin e il Presidente iraniano Rohani. Questo piano comprende:

# il prolungamento del periodo della tregua di distensione,
# la messa al bando di 12 formazioni, compresa Hayat Tahir al-Sham (HST),
# l’addestramento, da parte della Turchia, di un nuovo gruppo di ribelli, sotto il comando turco, per il controllo di Idlib,
# le formazioni che si dovessero opporre verrebbero prese di mire dalle operazioni antiterrorismo,
# …

Questo piano è un’assurdità. E’ la copia dell’elenco di tutte le cose che Erdogan avrebbe dovuto fare nella zona di deescalation di Idlib in base agli accordi di Astana. Erdogan non ci era riuscito. HST governa tuttora la provincia di Idlib. HST rifiuta tuttora di smobilitare. I posti di osservazione turchi attorno ad Idlib dipendono tuttora dalla protezione e dalla buona volontà dei combattenti di HST.

Erdogan non può in nessun modo portare a termine il suo progetto. Infatti, l’incontro di oggi a Teheran è terminato con un comunicato assolutamente vago.

La Siria e i suoi alleati, Russia ed Iran, devono andare avanti con il loro piano per la liberazione di Idlib dai terroristi. Gli Stati Uniti stanno bluffando. Non hanno nessun mezzo realistico per prevenire l’operazione. Un attacco americano contro l’esercito siriano e le truppe russe integrate nei suoi reparti sfocerebbe probabilmente in un conflitto fra potenze nucleari. Questo è un rischio che i militari americani non sono disposti a correre. Sanno che le loro forze in Siria sono vulnerabili agli attacchi.

Gli Stati Uniti parlano istericamente di imminenti attacchi chimici da parte dell’esercito siriano contro i “civili” di Iblib:

Se vogliono continuare sulla strada di impossessarsi della Siria, possono farlo,” ha detto oggi Nikki Haley durante una conferenza stampa alle Nazioni Unite, senza spiegare come l’unico governo legittimo di uno stato possa “impossessarsi” della nazione sotto la sua amministrazione. “Ma non possono farlo con le armi chimiche. Non possono farlo, non possono dare l’assalto al loro stesso popolo. E noi non ci faremo abbindolare. Se verranno utilizzate armi chimiche, noi sapremo con esattezza chi è stato ad usarle.”

Se dovesse capitare un incidente di tipo chimico, gli Stati Uniti sapranno sicuramente chi è il colpevole, visto che hanno fornito loro le sostanze chimiche ai terroristi. L’esercito siriano, ovviamente, non utilizzerebbe mai armi del genere. Sun Tzu non ha mai dato questo consiglio.

“Quando il tuo nemico è pressochè sconfitto e la vittoria finale è a portata di mano, gasa il tuo stesso popolo, in modo che nazioni più grandi della tua intervengano e ti distruggano.” Sun Tzu, L’arte della guerra, pagina: nessuna.

 

La guerra chimica è inefficace. Questo è il motivo per cui tutti sono stati d’accordo nel metterla al bando. Proprio come a Ghouta-Est, gli Stati Uniti pensano di inscenare nuovamente un “attacco chimico contro i civili,” per avere un pretesto propagandistico che permetta loro di attaccare le forze siriane.

Domani la flotta russa terminerà le manovre in corso nel Mediterraneo Orientale. Tutte le unità dell’esercito siriano sono in posizione per l’operazione di Idlib e sono pronte a muoversi. I bombardamenti preparatori dell’artiglieria e dell’aviazione sono già in corso. Un ulteriore ritardo non farebbe altro che deteriorare la preparazione delle truppe e dare il tempo agli Stati Uniti di mettere a punto contromisure.

Il Presidente russo Putin sembra rendersi conto della situazione. Alla conferenza stampa, dopo il summit di Teheran, ha detto:

“Per quanto riguarda un cessate il fuoco, lo consideriamo inaccettabile perché, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, vogliono solo impedire l’attacco ai terroristi e causare perdite alle truppe governative siriane.”

La Russia non è dell’umore giusto per un compromesso. Ha avvertito l’esercito americano che inizierà presto un’offensiva contro le forze dell’ISIS che godono della protezione della piccola guarnigione statunitense di al-Tanf. Questo gruppi terroristici avevano di recente compiuto l’ennesimo tentativo di ricatturare Palmira, ma erano stati fermati e sconfitti prima che potessero raggiungere il loro obbiettivo.

Le proteste russe sulla presenza di potenziali guerriglieri di al-Qaeda o dell’ISIS in questa zona tampone non sono una novità, puntualizzano le fonti ufficiali americane. Ma, con un imminente attacco delle forze siriane, sostenute da quelle russe, a nord, nella zona di idlib, c’è la preoccupazione [da parte americana] che Mosca possa considerare questo il momento giusto per effettuare operazioni multiple su più fronti.

E qui c’è il problema della nuova strategia americana in Siria. La posizione di al-Tanf è indifendibile. Gli Stati Uniti potrebbero inviarvi una brigata intera, con i relativi sistemi antiaerei, e sarebbe comunque ancora troppo vulnerabile. Questo è il motivo per cui oggi gli Americani hanno messo in atto ad al-Tanf un’esercitazione di esfiltrazione e recupero. La località è troppo lontana da altre basi statunitensi per poter resistere ad un attacco importante.

Per lo stesso motivo, sono in pericolo anche le postazioni americane nel nord-est della Siria. A partire dai primi di agosto, 1900 autocarri hanno fatto affluire armi e rifornimenti alle loro forze mercenarie curde, lo SDF. I Sauditi si sono impegnati a contribuire economicamente alla ricostruzione e gli Stati Uniti sicuramente sperano di usare le risorse petrolifere della zona per finanziare una futura occupazione. Presto annunceranno [la nascita] di qualche governo regionale ‘indipendente’ che sarà sotto il loro completo controllo.

Ma la Turchia non vuole che venga dato tutto questo potere ai Curdi. Le linee di rifornimento attraverso l’Iraq sono vulnerabili. Le popolazioni sono di etnie diverse, con molte tribù arabo-siriane che non vogliono vivere sotto una dominazione USA/curda. Si opporranno alla pulizia etnico-settaria programmata dai Curdi. Tutta questa situazione rende facile fomentare una guerriglia contro gli occupanti americani e i loro mercenari. Che cosa succederà quando le forze statunitensi cominceranno a subire perdite importanti?

La presenza americana in Siria è un costoso mucchio di mutande, senza alcuna possibilità di ricavarci un profitto. Trump ha commesso un errore a dar retta al canto delle sirene dei Neoconservatori e dei Sionisti che spingevano per questo piano. Sarà lui che dovrà pagarne il prezzo politico.

 

Fonte
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org