Di Solange Manfredi

La sottrazione delle indagini a De Magistris

De Magistris nel 2006, a seguito di una denuncia, inizia ad indagare sul fenomeno della illecita gestione pubblica, locale e nazionale, di finanziamenti, convenzioni, commesse e appalti nel settore della depurazione delle acque e della emergenza ambientale.
Il procedimento è il c.d. Poseidone.

Un altro filone di indagine porta De Magistris ad indagare sul fronte della illecita gestione regionale di commesse, appalti e finanziamenti pubblici nei settori della informatizzazione ed innovazione tecnologica degli uffici pubblici, del lavoro interinale, della sanità, dell’energia eolica. Tale procedimento è il c.d. Why Not

All’interno della Procura, alcuni magistrati pongo in essere delle attività illecite allo scopo di sottrarre le suddette inchieste a De Magistris, nonché di delegittimarlo ed isolarlo professionalmente. Lo scopo viene raggiunto e a De Magistris vengono tolte le inchieste.

I procedimenti sottratti a De Magistris, vengono, poi, senza che vi sia una giusta causa, smembrati in tanti procedimenti diversi ed assegnati ad altri procuratori, ovviamente del tutto estranei alle indagini sino a quel momento svolte.
Tutto ciò porta ad una stagnazione delle indagini e al dissolversi di importante tracce investigative.

Il dott. De Magistris, ritenendo illegale quanto successo, inoltra regolare denuncia la Procura della Repubblica di Salerno, ovvero la Procura competente (ex art. 11 c.p.p.) ad indagare sulle ipotesi di reato commesse dai magistrati di Catanzaro.

Trasferimento di De Magistris

A questo punto succede una cosa di gravità assoluta. Il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, coinvolto nelle indagini, chiede al CSM il trasferimento cautelare urgente di De Magistris; ovverosia chiede il trasferimento del magistrato che sta indagando su di lui.

Il Procuratore Generale promuove, quindi, un’azione disciplinare contro De Magistris, che molti autorevoli giuristi valutano assolutamente infondata.

Il giorno prima della seduta in cui verrà discusso il caso De Magistris, Letizia Vacca, il Vice Presidente della Prima Commissione del CSM rilascia dichiarazioni alla stampa dove esprime giudizi di disvalore nei confronti di De Magistris e parla chiaramente dell’intento di “colpirlo” (Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati”, tengono “condotte devastanti”, “devono fare le inchieste e non gli eroi). In altri termini, anticipa l’esito della seduta ancora prima che questa venga discussa.

Il CSM, quindi, come anticipato, condanna De Magistris. Si badi bene che De Magistris viene condannato per aspetti disciplinari, ovvero per aspetti che riguardano la “forma” con cui sono state condotte le indagini; non si giudica cioè la fondatezza delle indagini stesse.

Le motivazioni della sentenza lasciano, ancora una volta, ai giuristi ben più di una perplessità.

De Magistris decide di impugnare la sentenza davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Il ricorso è ben fatto e, secondo l’opinione di molti giuristi, ha ottime possibilità di venire accolto.

Però c’è un colpo di scena. L’avvocato di De Magistris si sbaglia e deposita il ricorso in ritardo. Il ricorso viene quindi giudicato inammissibile e non valutato nel merito. In altri termini non vengono esaminate le motivazioni del ricorso, la sentenza del CSM diventa definitiva e De Magistris viene trasferito a Napoli.

Inchiesta della Procura di Salerno

La Procura della Repubblica di Salerno, intanto, investita delle indagini dalla denuncia presentata da De Magistris (e quindi obbligata ad indagare), a febbraio chiede alla Procura di Catanzaro di trasmettergli gli atti relativi alle indagini di De Magistris, ma questa rifiuta di inoltrare i fascicoli.

La Procura di Salerno, grazie ad altre prove raccolte, ritiene che siano ravvisabili delle ipotesi di reato nei comportamenti tenuti da alcuni magistrati della Procura di Catanzaro. Dalle indagini, infatti, emerge che gli indagati, dal un lato avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili e, dall’altro avrebbero compiuto, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris. Sempre secondo la Procura di Salerno tali comportamenti sarebbero stati attuati, sostanzialmente, per favorire, mediante la deviazione del regolare procedimento penale, alcuni indagati.

A suffragare tale ipotesi investigativa vi sarebbe anche il comportamento tenuto da alcuni indagati dei procedimenti di De Magistris che, una volta sottratte a questo le indagini, avrebbero assicurato a parenti ed affini di coloro che avevano reso possibile la sottrazione, l’ingresso in studi professionali di grande prestigio, quote societarie, e posti di lavoro vari.

La Procura di Salerno rinnova, quindi, la richiesta di trasmissione degli atti relativi alle indagini di De Magistris alla Procura di Catanzaro. Ma, anche questa volta, la Procura rifiuta di inoltrare i fascicoli. La Procura di Salerno per ben sette volte inoltra la suddetta richiesta ma, per ben sette volte, la Procura di Catanzaro si rifiuta di consegnare gli atti.

La Procura di Salerno, quindi, dopo aver atteso nove mesi ed inviato ben sette richieste, decide il sequestro degli atti.

Questo iter, fin troppo corretto, viene dipinto dalla stampa come una guerra tra Procure. Ciò è assolutamente falso. E vi spiego perché.

Facciamo un parallelo per rendere le cose più chiare.

Io presento una denuncia contro Tizio affermando che questi spaccia cocaina in via X al numero civico 3 all’interno di una panetteria. Il magistrato ha l’obbligo di accertare se il reato da me denunciato è stato commesso.
Il reato ipotizzato è lo spaccio di sostanze stupefacenti, il corpo del reato è la cocaina e il luogo della commissione del reato è il negozio di panettiere.

Il PM ordina la perquisizione della panetteria (ed anche della casa del presunto spacciatore, vi potrebbe essere cocaina conservata anche li), nonché il sequestro, ove rinvenuta, della cocaina (corpo del reato) o di altro materiale inerente l’indagine (magari polveri necessarie a tagliarla).

Nulla di strano vero? Tutto normale.

Bene, veniamo a quanto fatto dalla Procura di Salerno.

La Procura di Salerno riceve una denuncia su presunte ipotesi di reato (ricordiamo gli indagati avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili compiendo, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris) compiute all’interno della Procura di Catanzaro da alcuni magistrati.

Abbiamo come luogo della commissione del reato la Procura della Repubblica di Catanzaro, come corpo del reato gli atti omessi o compiuti dai magistrati indagati e, come materiale inerente l’indagine, i fascicoli sottratti a De Magistris.

Il Pm, dunque, ordina la perquisizione della Procura della Repubblica di Catanzaro, luogo del commesso reato, nonché della casa degli indagati (alcune carte potrebbero essere conservate a casa) e, ove rinvenuto, il sequestro del corpo del reato (gli atti contrari ai doveri dei propri uffici) e/o di altro materiale inerente l’indagine (es. i fascicoli sottratti a De Magistris).
Conclusione: se il comportamento del PM era corretto per l’ipotesi di denuncia di spaccio di sostanze stupefacenti, altrettanto lo deve essere in questo caso. Qual è la differenza qui? NESSUNA! L’agire della Procura di Salerno è stato assolutamente corretto e legittimo.

Perché, allora, la stampa ci vuol far credere falsamente (non si sa per ignoranza o per mala fede), che sia in corso una guerra tra Procure?

Contenuti delle inchieste Poseidone e Why Not

Sino ad ora si è parlato tanto della vicenda De Magistris, dello scontro tra Procure, ecc.. ma pochissimo del contenuto delle indagini, perché?

Probabilmente perché il contenuto di quelle indagini fa paura ed è meglio non parlarne.

Infatti gli elementi raccolti indicano l’esistenza di una metodologia criminosa costante e comune riconducibile, attraverso sofisticati reticoli societari, ad esponenti della politica di rilievo delle aree UDC, Forza Italia e DS.

E’ la criminalità dei c.d. “colletti bianchi” – afferma De Magistris – …opera in modo assolutamente ramificato e consolidato in questo settore con capacità tecniche criminali di assoluto rilievo. Le condotte di reato hanno ad oggetto, in estrema sintesi, i seguenti passaggi: la deliberazione del finanziamento a livello nazionale e regionale. Questo è il passaggio in cui determinanti divengono le forti collusioni con esponenti della politica e della burocrazia (in particolare alti funzionari)… per ottenere illecitamente immani risorse pubbliche la criminalità organizzata – quella dei c.d. “colletti bianchi” – che agisce con consolidate convergenze parallele con la ‘ndrangheta, che rappresenta, allo stato, l’organizzazione mafiosa più potente, utilizza in particolare, lo strumento apparentemente lecito, delle società, soprattutto miste pubblico-private che sono proliferate in Calabria, ma non solo, in tutti i settori, soprattutto quelli dove è consistente la presenza di erogazioni pubbliche: l’ambiente, la sanità, i lavori pubblici, l’informatica, il settore interinale, il terziario. …altro momento decisivo in cui intervengono le modalità operative dei sodalizi che ho potuto ricostruire nelle mie indagini è quello dell’approvazione dei progetti che debbono ottenere l’erogazione pubblica. Spesso è in tale fase che vengono abilmente nascoste dilazioni illecite quali prezzo di corruzioni che vengono mascherate quali consulenze o attività legate alla predisposizione di progetti vari….Altro momento determinante in cui si realizza il pactum scelleris, e/o stessa vita della organizzazioni criminali, è quello delle assunzioni dei lavoratori nelle società e nelle attività finanziate…. Si sono potute constatare assunzioni di persone strettamente collegate o comunque segnalate da magistrati, prefetti, appartenenti alle forze dell’ordine, personaggi inseriti in istituzioni varie. E’ ovvio che quale contrapposizione vi è in diversi casi la copertura istituzionale che garantisce la sostanziale impunità a queste persone…”

In altri termini, per assicurarsi l’impunità chi gestisce e ruba queste immani risorse di denaro compra il silenzio di magistrati, prefetti, forze dell’ordine, politici, finanzieri, regalando posti di lavoro ad amici e parenti di questi.

Grazie a questo collaudato sistema i finanziamenti della Comunità europea per costruire strutture necessarie al paese finiscono nelle mani dei soliti noti. Ma chi sono i soliti noti?

Agli atti si legge che in questo scandalo “un ruolo centrale assume la c.d. Loggia di San Marino”. Inoltre, una delle società maggiormente coinvolte è ricollegabile ad una persona che non solo era iscritto nella loggia P2, ma era già stato coinvolto nel c.d. processo Enimont.

In sostanza, ancora una volta, la massoneria.
Le persone coinvolte, inoltre, sono di primissimo piano e, leggendo le cariche ricoperte, la mente non può che tornare agli anni ’80 a agli elenchi P2:
Presidente del consiglio,
Ministri,
vertici della guardia di finanza
vescovi
magistrati
forze dell’ordine,
servizi segreti
imprenditori
industriali
ecc…

Tutti legati da un vincolo di comune appartenenza, probabilmente da un giuramento, che evidentemente, vale ben più di quello fatto alla Repubblica (vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/chiarezza-sulla-massoneria.html )

Trasferimento del Procuratore di Salerno.

Il CSM ha affermato che sta prendendo in esame la possibilità di trasferire d’ufficio il Procuratore di Salerno. Pér quali motivi non si sa.

Infatti un Procuratore può essere trasferito d’ufficio solo per due motivi:
– per incompatibilità che è determinata da rapporti, nell’ambito della procura, di parentela o affinità con avvocati o forze dell’ordine;
– per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Ovviamente il CSM, per operare il trasferimento del Procuratore di Salerno, dovrà motivare con la seconda delle previsioni, ovvero per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Il procuratore di Salerno screditato davanti alla collettività?
Personalmente ritengo che l’azione portata avanti da Procuratore di Salerno rappresenti, in una Italia corrotta, un segnale di grande speranza, altro che discredito.
Quello che è certo, comunque, è che, grazie a questa iniziativa del CSM, anche i magistrati di Salerno, nei prossimi mesi, saranno molto impegnati a difendersi, tempo che verrà sottratto inevitabilmente alle indagini, con , ancora una volta, un vantaggio per gli indagati.

Conclusioni.

Questa in estrema sintesi la vicenda De Magistris. Questa l’opera di disinformazione. Questo l’ennesimo attacco ai magistrati onesti. Questo l’ennesimo aiuto dato all’associazione criminale dei colletti bianchi.

Il meccanismo che viene usato nelle Procure, quando indagato è un uomo che fa parte del potere occulto, è sempre lo stesso.
Quanto successo alla Procura di Catanzaro, probabilmente, è successo e continua a succedere nelle Procure di tutta Italia.
Una volta capito il meccanismo non è difficile vederlo ed indagare su di esso. Inoltre il marcio è talmente tanto che non si deve fare molta fatica per individuarlo, basta aprire gli occhi anche solo 5 minuti al giorno.
Il problema è che oggi, con tutti questi atti di intimidazione operati anche in ambito istituzionale, sarà difficile trovare un magistrato che abbia il coraggio di fare il proprio dovere.

Oggi un magistrato onesto, se non viene ucciso, viene massacrato personalmente e professionalmente….mentre il nostro Presidente del Consiglio, in televisione, elogia il suo stalliere Mangano, condannato all’ergastolo per omicidio.

Gli atti relativi all’inchiesta sono direttamente scaricabili a questo indirizzo: http://www.ilresto.info/11.html

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/