Riprendendo l’ipotesi che la Pamir, l’arma sismica, sia stata "testata" e utilizzata per scopi politici, prendiamo ad esempio alcuni terremoti che sono coincisi, stranamente, con accadimenti geopolitici, ad esempio: il devastante terremoto in Armenia nel dicembre 1988 contemporaneo all’inizio dei disordini etnici in questa regione; e ancora fra l’Armenia e l’Azerbaijan sempre nel 1988.

Poiché l’Unione Sovietica era in pericolo, qualche generale sovietico non potrebbe, ripeto è solo un’ipotesi, aver cercato di interrompere l’insurrezione nella regione, utilizzando la Pamir?

Terremoti, tsunami, ma un’eruzione vulcanica può essere provocata artificialmente?

Il nome geyser deriva da Geysir che è il nome del più noto geyser islandese.
Un geyser è un pozzo naturale, una colonna piena d’acqua bollente, che scende profondamente nella terra in corrispondenza di una sorgente di calore.
(La cosa sorprendente che quest’acqua è verdognola, a causa dei batteri che vi vivono "nutrendosi di questa energia" e non dell’energia del sole. Questi batteri muoiono se la temperatura scende al di sotto di un certo limite (80-90°)).
L’acqua nella colonna è vicino all’ebollizione. Più la pressione è elevata e più la temperatura è alta.
Quando l’acqua non riesce a bollire il geyser cessa la sua attività, perché il peso della colonna d’acqua crea una pressione sufficiente per impedire l’ebollizione (tutti noi sappiamo che più la pressione è alta più la temperatura d’ebollizione aumenta (perché la pasta in montagna cuoce male).
Ma questo stato è instabile.
La pressione che regna nella colonna non può essere modificata, ma la temperatura aumenta sempre di più fino a creare un punto critico. Allora una bolla si forma e rimonta alla superficie e provoca l’ebollizione dell’acqua che si trova sul suo passaggio. Anche il volume del vapore che monta cresce, e può aumentare di molti metri cubi.
Quando raggiunge la superficie, la bolla esplode e provoca l’emissione di una colonna di vapore, che può arrivare a molti metri di altezza.

Un vulcano attivo ha un modo di funzionare analogo, ma la sua colonna contiene magma e gas in equilibrio. In generale questa colonna è collegata in profondità ad una sacca di magma.
Possiamo capire allora come è possibile, con l’aiuto di micro-onde pulsate a tre bassa frequenza, capaci di trasportare dell’energia termica nelle profondità del vulcano, e riscaldare il magma, rendere instabile il sistema, se questo è vicino al suo punto critico.

L’URSS progettava di devastare l’America.
Articolo numero 914-novembre 1993 della rivista Science et Vie:

I militari sovietici studiavano la " guerra geofisica ".
Durante 20 anni gli scienziati dell’URSS hanno sognato di far crollare gli odiati capitalisti.

"Mentre Gorbatchev discuteva con Reagan dei mezzi per porre fine alla guerra fredda, alcuni generali sovietici, studiavano il modo e i mezzi per devastare l’America con terremoti e tsunami." Così ha dichiarato il generale del KGB, Oleg Kalougine.
La devastazione degli Stati Uniti e del Canada sarebbe stata realizzata grazie “alle bombe sismiche" cioè bombe termonucleari che si sarebbero fatte esplodere sotto terra. Negli anni sessanta, i sismologi sovietici si erano accorti che, ogni volta che procedevano ad un’esplosione sotterranea, vi era un terremoto nei giorni seguenti, a volte a centinaia di chilometri di distanza.
È così, riporta Alexeï Nikolaïev, dell’istituto di geologia di Mosca, che una bomba che era stata fatta esplodere vicino a Semipalatinsk, nel Kazachstan, ha scatenato terremoti nel Tagikistan, l’Uzbekistan ed anche l’Iran.
Si dubitò inizialmente che ci fosse un legame tra le esplosioni termonucleari sotterranee ed i sismi dei giorni successivi, ma infine, l’evidenza era là. E Nikolaïev ed il suo gruppo dimostrarono che anche esplosioni di debole intensità provocavano sismi fino a 1.600 km dall’epicentro.
Alcuni scienziati sovietici sarebbero attualmente persuasi che terremoto che devastò l’Armenia nel 1988 e fece 45.000 morti fu causato da un’esplosione termonucleare a 3.500 km di distanza, a Novaya Zemlya.
I sovietici fecero dunque esplodere 32 bombe sotterranee sul loro territorio, per studiarne gli effetti. All’inizio degli anni ottanta, geologi civili concepirono un progetto per realizzare bombe molto potenti, capaci di provocare spinte violente alle placche tettoniche.
I sismi non si scatenavano mai subito dopo le esplosioni, ma si producevano a molti giorni di distanza, cosa che poteva permettere ai sovietici di dichiararsi innocenti, nel caso di sismi e tsunami devastanti.
Nikolaïev riconosce tuttavia che sarebbe stato difficile dirigere gli effetti contro un obiettivo scelto. Se la California è particolarmente vulnerabile, per il fatto che la faglia di San Andrea coincide con la dorsale (bordo orientale) della placca del Pacifico, le placche tettoniche si prestano male infatti a "giochi" di questo tipo. Ed Ikram Kerimov, direttore assistente dell’istituto di geologia dell’Azerbaigian, ritiene che siano necessario ulteriori studi prima di riuscire a raggiungere l’America, che si trova a oltre 8.000 km della costa orientale della Siberia. Rileviamo, incidentalmente, che giocare in tal modo al "biliardo" tettonico i sovietici avrebbero potuto devastare il Giappone, e che, se fossero riusciti a spingere la placca del Pacifico, nulla dice che la scossa non si sarebbe riflessa sulla placca di Nazca,e devastare anche la costa occidentale del Sud America – Perù, Bolivia, Cile, ecc.
Ex capo del contro-spionaggio diventato da un politico riformista, Kalougine dichiara che scoprì i piani quando fu incaricato, nel 1988, di dirigere le ricerche segrete dell’accademia delle scienze.
Questo tipo di rivelazione senza dubbio indurrà alcuni paesi a verificare se esplosioni nucleari sotterranee (le quali sono state tutte monitorate dai sismografi mondiali) hanno provocato in seguito sismi sul loro territorio. Pensiamo a quello che accadde in Australia, uno dei continenti più stabili, nel 1990 (5,5 sulla scala di Richter, 11 morti, 120 feriti), senza parlare del sisma che devastò, il Tagikistan lo stesso anno.
Il nostro commento:
quello scritto nell’articolo potrebbe accadere. Si osserverà che la famosa faglia di San Andrea è nata dall’attrito di due placche una contro l’altra.
Se un sisma si producesse a San Francisco, simile a quello che devastò la città un secolo fa, ci sarebbe un epicentro, un punto dove le due placche inizierebbero a scivolare. Quindi il movimento si propagherebbe allora con rapidità estendendosi su oltre mille chilometri. L’intensità del terremoto cresce con la lunghezza della placca interessata.
L’articolo di Science et Vie segnala che i Russi avevano previsto, ancor prima dell’inizio degli anni novanta che esplosioni nucleari sotterranee possano essere utilizzate per scatenare sismi. Ma non si sa come i Russi avrebbero potuto attaccare, in modo diretto un paese come gli Stati Uniti, procedendo con esplosioni nucleari sotterranee nel loro territorio, a oltre otto mila chilometri di distanza, o come avrebbero potuto usare la Pamir vicino alla costa occidentale americana, senza "firmare" il loro atto.
Ricordiamo infine che film Hollywoodiani, come Superman, hanno già ripreso questo tema del sisma nella vicinanze di San Francisco scatenato da esplosioni nucleari sotterranee.

Traduzione di Giuditta liberamente tratta da Arme Sismique

Fonte: http://tuttouno.blogspot.com