11 settembre : Al-Zawahri legge Chomsky!

Un al-Zawahri decisamente ringiovanito – evidentemente fa la stessa cura anti-aging di Osama bin Laden – ha tuonato ieri contro il neo-presidente eletto Obama, con un messaggio audio comparso sul solito sito web che nessuno riesce mai a rintracciare.
Il messaggio potrebbe essere utile per un simposio di psichiatri che volesse studiare i problemi relativi al transfert di personalità, il meccanismo che entra in funzione quando un uomo della CIA – o comunque uno con quella mentalità – cerca di immedesimarsi in un personaggio fittizio come al-Zawahri, e cerca di scrivere “quello che direbbe lui”.
E‘ un fenomeno che noi abbiamo conosciuto da vicino, durante il rapimento Moro, quando gli uomini dei nostri servizi segreti scrivevano i volantini delle “Brigate Rosse”, accusando “l’imperialismo capitalista delle multinazionali, del quale Andreotti è il servo più fedele”. (Se i brigatisti rossi fosse esistiti davvero, in quel periodo, ad un deficiente del genere non avrebbero permesso di scrivere nemmeno i bigliettini di Natale).
Accade così che al-Zawahri si sia messo ad insultare apertamente Obama, definendolo un “venduto ai bianchi”, …
… e dicendo che è “l’esatto contrario di un onorabile nero americano, come ad esempio Malcolm-X”.
Freud tradurrebbe immediatamente la frase in questo modo: “Cosa sei venuto a fare fra noi, negro di merda? Perchè non rimani al tuo posto, così possiamo continuare a menarti di santa tragione, senza che nessuno abbia nulla da ridire? Invece ora ti mescoli fra noi, e ti dobbiamo pure rispettare.”
Al-Zahwari ha poi definito Colin Powell, Condolezza Rice e lo stesso Obama “house negroes”, ovvero “schiavi domestici”.
Freud farebbe subito notare che Al-Zahwari – ovvero Al-Queda – ha sempre detto di lottare contro l’imperialismo americano e contro la sua cultura classista e prevaricatrice, mentre questo chiaro disprezzo “dall’alto” per la razza inferiore è tipico proprio di quella cultura.
Al-Zahwari ha poi detto che “Obama si troverà di fronte ad un risveglio della Jihad, o Guerra Santa, che sta scuotendo le fondamenta di tutto il mondo islamico; questa è una realtà che il vostro governo e il vostro paese si rifiutano di riconoscere, e fingono di non vedere”.
Dicesi “wishful thinking” – ovvero, “ti piacerebbe” – e qui non c’è nemmeno bisogno di Freud per rilevare la frustrazione dello scrivente, che non riesce a capacitarsi che il mondo abbia mangiato la foglia, e che la “strategia del terrore” non funzioni più come una volta.
Inutile aggiungere che il concetto di “Guerra Santa” è totalmente ed esclusivamente cristiano, mentre per il musulmano la Jihad è una cosa completamente diversa, e riguarda soltanto la difesa del proprio territorio. Oooops.
Ma la cosa più divertente sono stati i commenti alla CNN del cosiddetto “esperto di terrorismo”, tale Peter Bergen che viene considerato un guru in materia, solo perchè ebbe la fortuna di intervistare bin Laden una volta, circa venti anni fa.
Bergen ha “spiegato” che “questi terroristi hanno molto tempo da buttare, mentre cercano di evitare di venir colpiti dai nostri Scud, e probabilmente si sono messi a leggere testi radicali come, ad esempio, Noam Chomsky”.
Giuro, ha detto esattamente così.
E poi, non contento, Bergen ha pure aggiunto: “E’ stato probabilmente Tal Dei Tali [un nome che non ricordo], l’ebreo californiano convertito all’Islam che è entrato nelle file di Al-Queda, ad aver introdotto i leader arabi a questo tipo di letture”.
Ve lo vedete “l’ebreo californiano” che dice alla madre: “Ciao mamma, parto e vado a fare il terrorista con gli arabi”
“Okay, d’accordo – risponde la mamma con un sospiro – Quanto ti trattieni?”
“Non lo so esattamemte, comunque ti tengo informata. A proposito, lo sai che mi sono convertito all’Islam? Spero che la cosa non ti dia troppo fastidio”.
“Ma figurati caro – replica la madre con una carezza – lo sai che fin da piccolo ti abbiamo insegnato la tolleranza per le altre religioni, soprattutto quella dei nostri vicini di Palestina. Piuttosto, non scordare le buone letture, mi raccomando. Un sano Chomsky, l’immancabile Malcolm, e poi magari anche qualcosina di Allen Ginsberg e Gregory Corso”.
Ovvero, uno spezzato del più terrificante campionario di “cultura rivoluzionaria” che possa popolare gli incubi di un qualunque maccartista dell’era moderna.
“Sai com’è – aggiunge la mamma, abbracciando il ragazzo che parte – questi arabi sono molto arretrati. Un pò di cultura moderna non può che fargli del gran bene”.
Fossi stato in lei gli avrei anche suggerito di portarsi un disco di Jimi Hendrix.

Massimo Mazzucco

Fonte: www.luogocomune.net