di

Tom Bosco

 

Le ultime settimane sono state devastanti per il senso comune di qualunque essere umano; in Italia poi, si è toccato l’apice dell’ipocrisia con la vicenda della famiglia Englaro, e non posso che concordare con le riflessioni diffuse in rete da un caro amico e collaboratore, che così scrive:
“[…] Devo solo aggiungere una nota di disprezzo per l’incredibile ipocrisia necrofila cattolica. Se Eluana è viva (come lo è una pianta, fino a quando le si dà nutrimento) – allora è vivo anche il giovane che si è schiantato in moto, a cui verranno espiantati gli organi con il consenso dei genitori, dopo averne constatato l’encefalogramma piatto. Se gli scalmanati dei comitati per la difesa della vita non sanno distinguere tra le funzioni fisiologiche e la vita umana, allora devono andare a fare sit-in di protesta di fronte a tutti gli ospedali d’Italia in cui ogni anno vengono commessi migliaia di omicidi legalizzati ai danni di corpi umani a cuore battente. Viceversa potrebbero invece restarsene a casa a riflettere sulla loro imbecillità.
Nel frattempo, grazie al cielo, Eluana è passata a miglior vita.”
Al di là delle disgustose strumentalizzazioni della questione da parte di una classe politica priva di alcun senso del pudore e della dignità umana, ancorché del significato del termine “laico” applicato a quello stato ed espresso da quella costituzione che essa dovrebbe rappresentare e difendere, quello che mi ha davvero colpito è l’enorme risonanza mediatica data a una vicenda che ha finito per scuotere le coscienze ben più delle migliaia di vittime palestinesi di recente memoria, bombardate col fosforo e dilaniate dalle DIME. Nella frenesia generale, poi, è passato praticamente inosservato quanto sta accadendo a Vicenza, dove il Presidio Permanente del comitato di cittadini che si oppone alla costruzione della base militare USA presso il Dal Molin segnala come sia stata “sospesa ogni garanzia democratica”:
“Le forze dell’ordine, guidate dal Questore Sarlo, hanno messo l’area limitrofa al Dal Molin e l’intero territorio vicentino in stato da coprifuoco militare. Ogni assembramento di più di 3 persone è considerato manifestazione non autorizzata…”
Potete leggere il comunicato integrale che riassume la gravità di quanto sta accadendo qui .

Comunque qualche positivo segnale di riscossa delle coscienze c’è: mentre l’ONU con in testa il suo Segretario Generale Ban Ki-moon sembra determinato a istituire una commissione d’inchiesta per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani contro Israele in merito ai recenti tragici fatti di Gaza, in Gran Bretagna migliaia di studenti hanno occupato auditori, uffici e aule in più di venti università per protestare contro il massacro. A detta di autorevoli osservatori, una cosa di tali proporzioni non si vedeva dal ’68, e sta facendo innervosire diversi personaggi nelle alte sfere…
Pensate che è iniziato tutto il 13 gennaio con l’occupazione della School of Oriental and African Studies (SOAS) che poi è divampata in tutto il paese: ora le occupazioni si sono estese alla LSE, Essex, al King’s College di Londra, e poi a Birmingham, Sussex, Warwick, Manchester Metropolitan, Oxford, Leeds, Cambridge, Sheffield Hallam, Bradford, Nottingham, Queen Mary, Manchester, Strathclyde, Newcastle, Kingston, Goldsmiths e Glasgow. Insomma, un evento di portata potenzialmente storica, e ancora una volta non una parola sui nostri media.

 

 

Tratto da: www.nexusedizioni.it