SIRIA: MOSCA DISPIEGA CARRI ARMATI T-90.

 

Premessa della redazione di altrainformazione all’articolo: Gli USA hanno guidato tutte le “rivoluzioni colorate del nord Africa”, rovesciato governi legittimi e occupato con la forza paesi come Iraq e Afghanistan usando come pretesto la guerra infinita contro il “terrorismo” (di chiara matricefalse flag”). L’ultimo governo indipendente che l’impero vuole abbattere è quello siriano e “guarda caso” l’ISIS (l’ennesima entità terroristica creata dall’intelligence) è impegnata in una guerra proprio contro Assad. Di conseguenza, Putin sta intervenendo per ridimensionare le manie di grandezza dei guerrafondai neocons americani guidati dal “Premio Nobel per la pace” Barack Obama

(foto: MoD Fed. russa)

di

Franco Iacch

La strategia  russa in Siria è ormai chiara. Così come previsto da Difesa Online fin dalla scorsa settimana, Mosca continua ad incrementare la propria presenza militare in sostegno al governo di Damasco. I russi hanno schierato sei carri armati di terza generazione T-90 e 15 pezzi di artiglieria per quello che è stato ritenuto dal Pentagono come il “primo chiaro segno di armi offensive in Siria”.

Il Pentagono ha monitorato un totale di 15 voli cargo in Siria: ciò conferma il costante flusso di equipaggiamento militare. Nelle prossime ore dovrebbero giungere nel porto di Tartus altre due navi con ulteriori materiali militari.

Fino a poche ore fa – commentano dal Dipartimento della Difesa USA – le armi giunte in Siria potevano anche essere viste come di natura difensiva. I carri armati pesanti non possono più considerarsi elementi di un asset difensivo.

I Condor russi – continuano dalla Casa Bianca –trasportano ogni tipo di fornitura militare, al ritmo di due voli al giorno.

Gli Antonov-124 raggiungono l’Aeroporto Internazionale di Bassel Al-Assad attraverso l’Iran e l’Iraq. Questo – precisano dal Pentagono – è il più grande dispiegamento di forze russe al di fuori dell’ex Unione Sovietica dopo il crollo dell’URSS.

Il Pentagono, tramite il portavoce Jeff Davis, ha confermato le nostre tesi dei giorni scorsi: “i russi stanno creando una potente avamposto operativo”.

Al 15 di settembre, Mosca ha rischierato in Siria sei carri armati di terza generazione T-90, 35 BTR-82A, sistemi missilistici terra-aria SA-22 (a protezione della città siriana di Latakia, nè i ribelli né lo Stato islamico possiedono un’aviazione, queste postazioni sono un avvertimento contro i caccia della coalizione) e cinque navi da guerra al largo della costa. La Difesa USA conferma anche la possibilità che i russi possano, nelle prossime ore, schierare fino a 1500 soldati, oltre a quelli già presenti sul territorio siriano.

Il prossimo passo? Semplice. Da giorni monitoriamo la “questione siriana”, provando a prevedere le mosse russe. Ebbene, Mosca si sta muovendo secondo protocollo, seguendo alla lettera la dottrina di riferimento. Dopo la fortificazione delle due infrastrutture (aeroporto e base navale), Mosca invierà elicotteri d’assalto (che completeranno la forza aerea già schierata formata da cacciabombardieri e droni). Gli elicotteri rappresentano l’ultimo tassello prima dell’inizio dei raid delle forze russe contro i nemici di Damasco.

Potremmo anche aspettarci (questa è un’altra nostra previsione, misteriosi successi militari nelle prossime ore o eliminazioni di rilievo: un chiaro esempio dell’entrata in azione degli specnaz). Anche se gli Stati Uniti e la Russia concordano sul fatto che lo Stato islamico rappresenta una minaccia, la nuova controversia dimostra che rimangano distanti sul modo migliore per combattere il gruppo militante e sul futuro politico del presidente Bashar al-Assad.

L’amministrazione Obama continua a sostenere che la brutale repressione di Assad contro i suoi avversari ha alimentato le passioni settarie che hanno poi rafforzato lo Stato islamico. I russi, invece, vedono il presidente siriano come un baluardo contro gli estremisti.

Putin da Vladivostok ha invocato la creazione di una coalizione contro lo Stato islamico, ma gli unici potenziali membri che fino ad oggi hanno sposato la causa sono l’Iran e proprio il governo siriano.

Fonte articolo: difesaonline.it