Un inganno chiamato democrazia

di

Massimo Mazzucco

 

A colloquio con Nino Di Matteo (prima parte)

    Nella foto, il magistrato temuto dalla mafia, Nino di Matteo

 

Il 21 giugno ho visto la trasmissione di Giletti “Non è l’arena”. Non so se se si trattasse di una puntata ex-novo, oppure di un montaggio di puntate precedenti, ma quello che ho visto mi ha lasciato di sale.

Giletti infatti ha mostrato l’audizione, praticamente integrale, che Nino di Matteo ha rilasciato di fronte alla commissione parlamentare antimafia riguardante la sua mancata nomina a direttore del DAP da parte del ministro Bonafede.

Era una storia che conoscevamo già, nei suoi termini generali, ma sentire quel racconto dettagliato, quasi minuto per minuto, nel quale un ministro offre a un magistrato una certa posizione, e poi quando questi accetta, lui gli rivela di non potergliela più assegnare “perché ci sono stati dinieghi o mancati gradimenti”, è una cosa che fa rabbrividire.

Nel momento in cui provi ad immaginare il nostro ministro che riceve un messaggio del tipo “di Matteo non si può fare, altrimenti i mafiosi scatenano un putiferio”, e decide quindi di ritirare l’offerta che ha fatto il magistrato, tu vedi questo piccolo essere umano, chiuso nel suo ufficio dorato, che comincia ad elaborare nella sua testa un modo dignitoso per spiegare al magistrato, il giorno seguente, ciò che in realtà nessuno potrebbe mai spiegare.

Tocchi con mano l’impotenza, la futilità, la assoluta inconsistenza delle istituzioni contro quelli che sono i veri poteri del mondo reale. Noi che guardiamo dal basso siamo abituati a considerare “quelli che ci governano” come l’espressione più alta del potere, mentre scopriamo – ormai quotidianamente – che quelli che ci governano non sono altro che dei burattini in mano ai veri poteri. Ora, che questi poteri siano quelli illegittimi della mafia, oppure quelli “legittimi” delle banche e della finanza mondiale, cambia poco. I nostri governanti non governano nulla, essi eseguono solamente ordini che gli arrivano da fuori. Da sopra o sotto che sia.

Il grande inganno della democrazia consiste in questo: illudere gli elettori di poter scegliere “coloro che ci governano”, mentre in realtà ogni 5 anni li si porta docilmente a scegliere “coloro i quali saranno governati”.

Finché non capiremo da chi, non potremo mai mettere fine a questo inganno chiamato democrazia.

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