Sono iniziate le pulizie di casa
C’era una volta Wanna Marchi, una figura controversa che costruì un impero sulla credulità altrui. Vendendo semplice sale da cucina come rimedio contro il malocchio, pronunciò una frase rimasta celebre per il suo cinismo: “I cogl…. vanno inc…..”.
Questa visione, per quanto brutale, descrive una dinamica quasi darwiniana: l’ingenuità diventa il terreno fertile per i più scaltri. Ma cosa succede quando questa dinamica si sposta dal “sale magico” alla sfera politica e informativa?
La psicologia dell’Inganno: Perché preferiamo essere raggirati?
Dopo vent’anni impegnati nel tentativo di “aprire gli occhi” al pubblico, ci si scontra con una realtà amara: chi possiede pochi strumenti critici fatica a distinguere tra chi offre un aiuto reale e chi mira solo al profitto.
Esiste un paradosso naturale: spesso il pubblico tende ad affidarsi proprio a chi lo inganna con maggiore abilità. Senza adeguati strumenti di analisi, si diventa preda non solo della retorica politica, ma anche di abili ciarlatani che, al posto degli amuleti, vendono illusioni confezionate su misura.
Informazione mainstream e censura indiretta
Spesso si discute sulla differenza tra controinformazione e media mainstream. Molti credono che il sistema informativo dominante operi attraverso una censura esplicita, ma il meccanismo è molto più sottile. Nelle democrazie occidentali, la percezione pubblica viene orientata tramite:
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Linee editoriali rigide: incentivi di carriera per chi si adegua.
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Pressioni economiche: controllo indiretto sui contenuti.
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Delegittimazione: campagne di discredito contro le voci fuori dal coro.
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Marginalizzazione: le informazioni documentate esistono, ma restano confinate ai margini del dibattito.
Una controinformazione seria non dovrebbe sostituire un dogma con un altro, ma verificare, contestualizzare e rendere accessibili dati ufficiali che il mainstream sceglie di ignorare.
Il caso pandemia: Verità ufficiali e “Fake News”
Durante l’emergenza sanitaria, la distinzione tra informazione e propaganda è diventata netta. Nonostante esistessero studi scientifici ufficiali, molte verità vennero etichettate come “bufale”:
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Rischi dei sieri a mRNA: Documentati ma esclusi dal dibattito pubblico.
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Inutilità delle mascherine all’aperto: Evidenze scientifiche spesso ignorate.
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Terapie alternative: Il caso emblematico del Dott. De Donno, la cui esperienza clinica fu ostacolata dalla narrativa dominante.
Nel mio saggio “Pandemie non autorizzate”, ho raccolto prove che sarebbero bastate a mettere in discussione l’intera gestione pandemica. Tuttavia, l’inerzia dei tribunali e gli “ordini di scuderia” hanno impedito che la verità emergesse nei canali ufficiali.
Il pericolo dei nuovi ciarlatani infiltrati nella controinformazione
Il problema odierno è che, accanto al lavoro rigoroso, proliferano narrazioni alternative prive di metodo. Questi nuovi ciarlatani non hanno bisogno di ricerche: gli basta affermare che “il mainstream mente” per costruire storie fantasiose e seducenti.
Queste narrazioni sono spesso più attraenti perché:
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Sono emotive e immediate.
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Non richiedono sforzo critico.
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Confondono il pubblico, rendendo difficile distinguere un’analisi seria da una pura invenzione.
Conclusione: Una sconfitta per lo spirito critico?
Di fronte a questo scenario, la provocazione di Wanna Marchi torna a suonare attuale. Il problema non è l’inevitabilità dell’inganno, ma la tendenza di una vasta parte del pubblico a lasciarsi sedurre da esso, anche quando avrebbe gli strumenti per capire.
Smascherare i manipolatori, sia nel mainstream che nella finta controinformazione, resta l’unica via per una vera libertà intellettuale, per quanto la strada appaia sempre più in salita.


