{"id":39,"date":"2008-12-04T01:21:02","date_gmt":"2008-12-04T00:21:02","guid":{"rendered":"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/?page_id=39"},"modified":"2016-07-06T11:56:07","modified_gmt":"2016-07-06T10:56:07","slug":"il-caso-pearl-harbor","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/il-caso-pearl-harbor\/","title":{"rendered":"Il caso Pearl Harbor"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/roosevelt.jpg\"> <\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<h3 style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\"><strong>di<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\"><strong>Marco Pizzuti<\/strong><\/h3>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/roosevelt.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6\" style=\"margin: 5px; float: left;\" title=\"roosevelt\" src=\"http:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/roosevelt.jpg\" alt=\"F.D. Roosevelt\" width=\"115\" height=\"111\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/roosevelt.jpg\"> <\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\u201c \u2026<em>e mentre sto parlando a voi, ma<\/em> <em>dri e padri, vi do un\u2019altra assicurazione. L\u2019ho gi\u00e0 detto altre volte, ma lo ripeter\u00f2 all\u2019infinito. I vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera&#8230; potete quindi definire qualsiasi discorso sull\u2019invio di eserciti in Europa come pura menzogna\u201d. <\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\"><em>F.D. Roosevelt<\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Riguardo allo storico attacco di Pearl Harbor, i libri di scuola, i film, i documentari e tutti i reportage storici allineati alle versioni ufficiali ci hanno raccontato solo una verit\u00e0 di comodo. Attraverso i canali d\u2019informazione istituzionali \u00e8 stato ripetuto fino alla nausea che nel 1941 un brutale attacco aereo giapponese a sorpresa annient\u00f2 la flotta americana del pacifico, lasciando sul campo migliaia di vittime innocenti. Tale versione dei fatti venne diramata dalla Casa Bianca allo scopo di scatenare l\u2019indignazione del popolo americano. Da qui, a legittimare la sua chiamata al fronte come un dovere morale, il passo \u00e8 stato molto breve.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Sono passati molti anni da quel drammatico 7 dicembre 1941, ma la storia continua a riemergere inquietante, come il cadavere di un omicidio che non vuole affondare. Le numerose inchieste pubbliche e private condotte su Pearl Harbor sembrano infatti avere raccolto ormai sufficiente materiale probatorio per ricostruire una volta per tutte, il vero corso degli eventi in questione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">La censura della storia<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Il Giappone, contrariamente a quanto viene convenzionalmente accettato nella letteratura istituzionale didattica mondiale, venne deliberatamente provocato a reagire militarmente da F. D. Roosevelt (Gran Maestro massone del 33\u00b0) in tutti i modi possibili. Tale strategia d\u2019azione fu definita nero su bianco nel riservatissimo <strong>piano McCollum <\/strong> [34]<strong>, <\/strong> uno scottante documento che alcuni ricercatori storici sono riusciti a rendere di pubblico dominio.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Nel corso del tempo, sono infatti emerse numerose prove che dimostrano come i servizi dell\u2019intelligence americana riuscirono a decriptare tempestivamente tutti i piani dell\u2019imminente attacco giapponese. La strage di Pearl Harbor quindi, poteva essere evitata e con essa naturalmente, anche la partecipazione dell\u2019America alla guerra. A confermarlo, ci sono persino le testimonianze rese da alti ufficiali della marina americana (come ad es. quella dell\u2019ammiraglio Husband Kimmel o del tenente generale Richardson).<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Ed \u00e8 proprio da questi ultimi infatti che \u00e8 partita la \u201cprima pietra dello scandalo\u201d. Le loro versioni sulla vicenda, sono oggi disponibili in molte dettagliatissime pubblicazioni, a cominciare, da <strong>\u201c<\/strong> <strong><em>Il giorno dell&#8217;inganno<\/em> <\/strong> <strong>\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">di <strong>Robert B. Stinnet<\/strong> (pluridecorato USA per il valore militare \u201842- \u201846). <a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/nave.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-7\" style=\"margin: 5px; float: right;\" title=\"nave\" src=\"http:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/nave.jpg\" alt=\"marina militare\" width=\"299\" height=\"154\" \/> <\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS,sans-serif;\"><span style=\"font-size: xx-small;\"><br \/>\n<\/span> <\/span> <\/span> Pertanto, le fonti delle informazioni che sono alla base delle accuse contro Roosevelt, non sono costituite (come qualcuno potrebbe pensare) dalle malsane elucubrazioni di estremisti anti-americani, ma come anzidetto, provengono direttamente dagli archivi militari USA e\/o dagli stessi ufficiali della marina che prestarono servizio durante la guerra del Pacifico. Le ragione di questa situazione per cos\u00ec dire \u201canomala\u201d \u00e8 in realt\u00e0 molto semplice da spiegare. Il piano McCollum caldeggiato da Roosevelt, ha rappresentato un crimine commesso contro tutte le nazioni che poi sono state chiamate alle armi. Quindi la prima vittima di questa tipologia di complotti \u00e8 sempre stata il popolo, non da ultimo, proprio quello americano, ammiragli compresi. Ecco perch\u00e9 tra i cosiddetti <em>\u201canti-americani\u201d<\/em> che si oppongono alla versione ufficiale su Pearl Harbor compaiono anche i nomi \u201cingombranti\u201d di autorevoli studiosi e testimoni a stelle e strisce. Molti di loro infatti, compresero perfettamente che il vero nemico della pace non veniva dal lontano Pacifico ma si annidava invece nella stessa America, tra i membre della Casa Bianca e quelli dei lussuosi uffici di Wall street. Di conseguenza, le generiche accuse di <em>anti-americanismo<\/em> rivolte contro chiunque cerchi di portare a galla la verit\u00e0 su Pearl Harbor risultano essere veramente fuori luogo. Viceversa, le prove contro il governo Roosevelt, pesano come un macigno che nessun perito della commissione ufficiale d\u2019inchiesta \u00e8 riuscito a smuovere di un millimetro. <a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/nave2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8\" style=\"margin: 5px; float: left;\" title=\"nave2\" src=\"http:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/nave2.jpg\" alt=\"Flotta USA\" width=\"180\" height=\"154\" \/> <\/a> La flotta USA, avrebbe potuto tranquillamente essere messa in salvo, ma si fece l\u2019esatto opposto, affinch\u00e9 migliaia di soldati americani trovassero la morte sotto le bombe giapponesi. Perch\u00e9? La risposta \u00e8 tanto chiara quanto scandalosa. Il vero obiettivo di Roosevelt era quello di creare il roboante <em>casus belli<\/em> di cui avevano bisogno i poteri forti per coinvolgere la nazione americana nel conflitto. E dallo stesso momento in cui venne deciso che le navi da guerra USA, con tutto il loro carico umano sarebbero serviti da esca, la base di Pearl Harbor venne deputata a questa funzione sacrificale. Quello che accadde dopo fu solo la cronaca di una strage annunciata&#8230;..Il Giappone quindi non solo si trov\u00f2 a dover sopportare le gravi azioni di provocazione messe in atto con il piano McCollum, ma venne anche \u201cindotto in tentazione\u201d dallo stesso Roosevelt che \u201csuggeriva\u201d ai generali nipponici la soluzione della crisi con un colpo di mano. Come? Semplicemente \u201cporgendo il fianco\u201d della sua flotta al nemico. Le navi da guerra americane infatti vennero costantemente mantenute in zona di pericolo per ordine diretto del Presidente. Il comando giapponese fu cos\u00ec spinto a credere di dover approfittare di un occasione irripetibile per cercare di vincere una guerra ormai inevitabile contro il gigante americano. Ma cadde solo nella trappola\u2026<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Una regia occulta<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Come verr\u00e0 illustrato nel prosieguo, dietro le dinamiche degli eventi bellici \u00e8 sempre possibile intravedere l&#8217;ombra cupa dei poteri forti, una realt\u00e0 che emerge sconcertante tutte le volte che si effettuano dei reali approfondimenti. In pochi ne parlano apertamente, ma sono solo questi a manipolare tanto il corso della storia quanto il mondo dell\u2019informazione. Sono talmente potenti che possono permettersi il lusso di insabbiare tutti i loro crimini senza mai apparire come primi attori. E le grandi inchieste ufficiali troppo spesso servono solo a manipolare l\u2019opinione pubblica, mentre al contempo, le fonti d\u2019informazione non controllate (come le piccole case editrici o i siti internet) vengono demonizzate e messe alla berlina nel circolo mediatico di pi\u00f9 larga diffusione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Come \u00e8 cambiata l\u2019America dopo Pearl Harbor<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Prima del fatidico 7 dicembre 1941, l\u201988% della popolazione americana (sondaggio realizzato in America nel settembre 1940) era contraria a mandare i propri figli a morire per una guerra lontana [31] e il signor F. D. Roosevelt, proprio come il signor W. Wilson, venne eletto Presidente grazie alla promessa che non avrebbe mai trascinato la nazione in un conflitto. Ecco infatti, cosa dichiar\u00f2 pubblicamente ai suoi elettori F.D. Roosevelt: <strong>\u201c\u2026 e mentre sto parlando a voi, madri e padri, vi do un\u2019altra assicurazione. L\u2019ho gi\u00e0 detto altre volte, ma lo ripeter\u00f2 all\u2019infinito. I vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera&#8230;<\/strong> [1] Ma nonostante queste buone dichiarazioni d\u2019intenti volte solo ad accattivarsi il consenso di un America pacifista, il procurato attacco giapponese e il conseguente bagno di sangue di Pearl Harbor, provocarono una ondata emotiva tale che l\u2019opinione pubblica americana mut\u00f2 repentinamente atteggiamento, optando, come cinicamente previsto, a favore dell\u2019intervento militare. In sostanza, senza un episodio come quello di Pearl Harbor, l\u2019amministrazione americana non avrebbe mai potuto trascinare il paese in guerra e il Presidente Roosevelt avrebbe dovuto, \u201csuo malgrado\u201d, mantenere le promesse fatte alla nazione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Il piano McCollum<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Grazie al <strong>Freedom of Information Act <\/strong> promosso dal parlamentare USA John Moss, molti ricercatori indipendenti hanno potuto trovare accesso ad uno straordinario numero di documenti sulla guerra del Pacifico. Dallo studio accurato di questi \u00e8 poi emersa tutta la verit\u00e0 sconcertante;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Si viene cos\u00ec a sapere che gi\u00e0 il 7 ottobre del 1940, nel quartier generale della Marina di Washington, circol\u00f2 un bollettino destinato a compromettere per sempre l\u2019amministrazione Roosevelt nella premeditazione della guerra. Il dispaccio proveniva dall\u2019ufficio dei servizi informativi ed era indirizzato a due dei pi\u00f9 fidati consiglieri del Presidente, i capitani della Marina <strong>Walter S. Anderson<\/strong> e <strong>Dudley W. Knox<\/strong> . Al suo interno recava la sottoscrizione in calce del capitano di corvetta Arthur H. McCollum, un militare esperto dei costumi del \u201csol levante\u201d. Quest\u2019ultimo infatti, aveva trascorso diversi anni della sua vita in Giappone e ne conosceva perfettamente la cultura. Si poneva quindi come l\u2019uomo adatto per studiare una strategia di provocazione. McCollum elabor\u00f2 cos\u00ec un piano che prevedeva otto diverse modalit\u00e0 d\u2019azione per ingaggiare una guerra con il Giappone. Il documento si componeva di cinque pagine e in esso si faceva esplicito riferimento alla creazione di quelle condizioni che avrebbero costretto i giapponesi ad una reazione armata contro gli USA. Una volta che questa si fosse verificata, la nazione americana si sarebbe ritrovata automaticamente impelagata nell\u2019intero conflitto mondiale. Proprio ci\u00f2 che volevano gli oscuri signori della guerra in doppiopetto e bombetta. La stipula del famoso patto tripartito (siglato a Berlino il 27 Settembre 1940), garantiva infatti alle forze dell\u2019asse (Germania, Italia, Giappone) mutuo soccorso reciproco durante tutto il conflitto.<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Le operazioni da seguire per raggiungere questo obiettivo sono qui di seguito sinteticamente elencate:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-left: 1.27cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<ol>\n<li>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Accordarsi \tcon la Gran Bretagna per l\u2019utilizzo delle basi inglesi nel \tPacifico, soprattutto Singapore.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Accordarsi con l\u2019Olanda per utilizzare le attrezzature della base e poter ottenere provviste nelle Indie orientali olandesi (l\u2019attuale Indonesia).<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Fornire tutto \tl\u2019aiuto possibile al governo cinese di Chiang Kai-Shek.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Inviare in Oriente, \tnelle Filippine o Singapore, una divisione di incrociatori pesanti a \tlungo raggio.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Spostare le due \tdivisioni di sottomarini in Oriente.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><strong>Tenere la \tflotta principale degli Stati Uniti<\/strong> , attualmente nel \tPacifico, <strong>nei pressi delle isole Hawaii.<\/strong><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Insistere con gli olandesi affinch\u00e9 rifiutino di garantire al Giappone le richieste per concessioni economiche non dovute, soprattutto riguardo al petrolio.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0.49cm;\" align=\"justify\">Dichiarare \tl\u2019embargo per tutti i commerci con il Giappone, parallelamente \tall\u2019embargo dell\u2019impero Britannico.<strong> <\/strong><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\"><strong>&#8211; Il bollettino McCollum delle otto azioni \u00e8 stato scoperto da Robert B. Stinnet t il 24 gennaio 1995 nella scatola n.6 di una speciale raccolta della Marina degli Stati Uniti, RG 38, Modern Military Record Branch degli Archives II. &#8211; [34]<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/bollettino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9\" title=\"bollettino\" src=\"http:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/bollettino.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"201\" \/> <\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Le altre prove del complotto<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Ci\u00f2 premesso, la versione ufficiale ha escluso comunque qualsiasi tipo di coinvolgimento del Presidente Roosevelt in un complotto contro le nazioni. Una conclusione \u201cpolitica\u201d che per\u00f2 non trova alcun fondamento nella storia. Roosevelt venne infatti complessivamente informato del \u201cpericolo\u201d di un imminente attacco giapponese da almeno ben otto fonti diverse [2]. Inoltre, il 27 e il 28 novembre 1941, gli alti ufficiali americani ricevettero un ordine che la dice lunga sulle vere intenzioni del governo Roosevelt : <em>\u201cGli Stati Uniti desiderano che il Giappone compia il primo atto diretto\u201d <\/em> [3]. Un comunicato questo che, stando alla testimonianza del ministro della guerra <strong>Henry L. Stimson<\/strong> venne emanato direttamente da Roosevelt (anche se in realt\u00e0, come verr\u00e0 chiarito in seguito, Stimson cerc\u00f2 solo di scaricare tutti i dubbi e le ombre di cospirazione sul Presidente). Eclatante a tal proposito anche il messaggio scritto al Segretario di Stato Cordell Hull dall&#8217;ambasciatore americano a Tokyo, <strong>Joseph Grew<\/strong> il 27 gennaio 1941. Nella riservatissima missiva che C. Hull si affrett\u00f2 a distribuire ai servizi informativi (e quindi anche direttamente al Presidente) si leggeva infatti a chiare lettere che in caso di guerra, Pearl Harbor sarebbe stato il primo bersaglio [4]. Ma ecco cosa affermava esattamente il testo del cablogramma in questione [5]: <em>\u201cUn collega peruviano ha rivelato a un membro del mio staff di aver sentito diverse fonti, compresa una fonte giapponese, che le forze militari giapponesi hanno progettato, in caso di problemi con gli Stati Uniti, di tentare un attacco a sorpresa su Pearl Harbor impiegando tutte le strutture militari a loro disposizione. Ha aggiunto inoltre che, sebbene il piano possa sembrare una fantasia, il fatto che lo abbia sentito da pi\u00f9 parti lo ha indotto a passare l\u2019informazione. &#8211; Grew\u201d. <\/em> E se come anticipato, l\u2019intelligence USA era in grado di decriptare i messaggi in codice giapponesi gi\u00e0 molto tempo prima di Pearl Harbor, il Presidente deve necessariamente avere conosciuto con largo anticipo, le modalit\u00e0 con cui sarebbe avvenuto l\u2019attacco a \u201csorpresa\u201d giapponese. Al contrario, i comandanti del contingente americano direttamente interessato, e cio\u00e8 l\u2019ammiraglio <strong>Husband Kimmel<\/strong> e il tenente generale <strong>Walter Short,<\/strong> vennero tenuti completamente all\u2019oscuro di quanto stava realmente accadendo, onde evitare che potessero adottare le opportune contromisure (come ad es. reclamare uno spostamento della flotta in una zona pi\u00f9 sicura). Il giorno dell\u2019attacco infatti, nella base di Pearl Harbor non era stato neppure proclamato lo stato d\u2019allerta e le perdite umane furono spaventose. Si verific\u00f2 cos\u00ec, proprio quella strage degli innocenti che serviva all\u2019amministrazione americana per mobilitare l\u2019indignazione del popolo americano. Il bollettino di guerra fu straziante, sette navi da guerra affondate all\u2019ancora, 2273 morti (tra civili e militari) e 1119 feriti. Quando vennero aperte le prime indagini nella commissione d\u2019inchiesta del 1946, fu esclusa ufficialmente qualsiasi responsabilit\u00e0 diretta di D. F. Rosevelt sulla base dell\u2019assunto che il Presidente non sarebbe mai venuto a conoscenza del piano McCollum. Tuttavia, esiste ormai un castello di prove che dimostra l\u2019esatto opposto. E per fare maggiore chiarezza, basti dire che le perizie scientifiche svolte sul famoso protocollo hanno accertato la presenza delle sue impronte digitali su ognuna delle cinque pagine del piano [3]. In un processo \u201cnormale\u201d, tale materiale probatorio, sarebbe stato sufficiente a far condannare chiunque oltre ogni ragionevole dubbio. Roosevelt peraltro, ordin\u00f2 di spostare buona parte della flotta USA alle Hawaii proprio il giorno successivo alla divulgazione del suddetto bollettino e quindi in completa ottemperanza al piano McCollum. Tale disposizione della casa bianca infatti, non poteva essere connessa ad alcun altra strategia militare razionale se non quella della provocazione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Le proteste degli alti ufficiali<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Il trasferimento di preziose unit\u00e0 navali americane nelle acque del Pacifico risult\u00f2 quindi talmente incomprensibile agli alti ufficiali di marina che prima di essere accettato dovette scontrarsi con le animose proteste dell\u2019ammiraglio Richardson qui di seguito riportate testualmente: <em>\u201cSignor Presidente, gli ufficiali pi\u00f9 anziani della Marina non hanno la fiducia nella guida civile di questo paese\u2026\u201d <\/em> [6]<em>.<\/em> Richardson dimostr\u00f2 risolutamente tutto il proprio disappunto, in quanto da buon ufficiale di marina, sapeva bene che stanziare la flotta nelle acque delle Hawaii sarebbe stato interpretato dal comando giapponese come un chiaro atto di ostilit\u00e0, o meglio come i preparativi per un\u2019aggressione. Proprio ci\u00f2 che Richardson, per lealt\u00e0 al suo paese avrebbe voluto evitare. Il documento programmatico di McCollum del resto, non lasciava dubbi di sorta circa le sue reali finalit\u00e0 provocatorie. E in particolar modo alla lettera D, dove contemplava addirittura l\u2019invio di navi da guerra americane nelle acque territoriali giapponesi o appena fuori di esse. Durante i riservatissimi briefing militari che si tennero alla Casa Bianca, Roosevelt infatti, si dimostr\u00f2 irremovibile sulla necessit\u00e0 di porre in atto simili azioni. Non accett\u00f2 mai alcuna obiezione o variazione del piano. E dopo avere programmato gli sconfinamenti della flotta americana sotto l\u2019appellativo di \u201cmissioni a sorpresa\u201d dichiar\u00f2 espressamente: <em>\u201cVoglio semplicemente che sbuchino qua e l\u00e0 e che i giapponesi continuino a chiedersene la ragione\u2026<\/em> [7]<em>. <\/em> Affermazioni queste che incontrarono anche le obiezioni degli altri alti ufficiali. L\u2019ammiraglio Husband Kimmel ad esempio, quando venne posto di fronte all\u2019ordine di condurre <strong><em>\u201cmissioni a sorpresa\u201d<\/em> <\/strong> per provocare i giapponesi si lasci\u00f2 scappare la seguente affermazione: <strong><em>\u201cE\u2019 una mossa sconsiderata e compierla porter\u00e0 alla guerra\u201d<\/em> <\/strong> <em> <\/em> [8]. Ma quando l\u2019ammiraglio Kimmel si rese conto che Roosevelt non aveva alcuna intenzione di tornare sui propri passi, prefer\u00ec scendere a compromessi e offr\u00ec la sua collaborazione all\u2019unica condizione che fosse stato tempestivamente informato delle contromosse giapponesi. Il \u201cdietro-front\u201d di Kimmel venne quindi premiato con una promozione al grado di ammiraglio e con la nomina di comandante in capo della flotta del Pacifico. Chi invece, come l\u2019ammiraglio Richardson, mantenne coraggiosamente la sua posizione, venne rimosso il 1 febbraio 1941 durante una importante riorganizzazione della Marina. Roosevelt ordin\u00f2 infatti la suddivisione delle forze navali in due contingenti distinti, una flotta per l\u2019Atlantico e l\u2019altra per il Pacifico. Un\u2019escamotage che gli consent\u00ec di liberarsi agevolmente degli ufficiali non allineati ai suoi programmi, e di prepararsi nello stesso tempo, ad affrontare un conflitto allargato alla Germania. La registrazione degli ordini emanati direttamente da Roosevelt nel periodo a cavallo tra marzo e luglio 1941 dimostra ancora pi\u00f9 dettagliatamente quanto egli fosse realmente immischiato nel piano McCollum. Il Presidente diede disposizioni di sua iniziativa e persino contro il parere dei suoi pi\u00f9 alti ufficiali per violare reiteratamente il diritto internazionale. Vennero quindi dispiegati gruppi navali militari operativi (in pieno assetto di guerra) al confine delle acque territoriali giapponesi allo scopo di compiere tre \u201cmissioni a sorpresa\u201d [9]. Altri indizi inquietanti riguardo un diretto coinvolgimento del Presidente in una cospirazione provengono dallo stesso modo in cui vennero organizzati i servizi informativi. Le traduzioni dei messaggi in codice giapponesi ad esempio, dovevano pervenire direttamente nelle sue mani o in quelle di soggetti da lui autorizzati. Tutte le intercettazioni militari e diplomatiche giapponesi gia decodificate arrivarono quindi alla casa bianca baipassando l\u2019ammiraglio Kimmel, il comandante in capo della flotta nel Pacifico. In questo modo venne garantita la massima segretezza possibile sulle reazioni di Yamamoto alle provocazioni americane. Persino nei confronti dello stesso stato maggiore USA. E appena le <em>\u201cmissioni a sorpresa\u201d<\/em> ebbero inizio, le navi guerra americane cominciarono a scorazzare intorno alle acque territoriali giapponesi arrivando ad insidiare perfino lo stretto di Bungo, ovvero l\u2019accesso principale al Mar del Giappone. Ne scatur\u00ec una crisi diplomatica che culmin\u00f2 con le proteste ufficiali del ministero della Marina giapponese. La lettera venne consegnata all\u2019ambasciatore Grew di Tokyo, per denunciare quanto segue: <em>\u201cNella notte del 31 luglio 1941, le unit\u00e0 della flotta giapponese ancorate nella Baia di Sukumo (stretto di Bungo) hanno captato il suono di eliche che si avvicinavano da est. I cacciatorpediniere della Marina giapponese hanno avvistato due incrociatori che sono scomparsi in direzione sud dietro la cortina di fumo accesa dopo che gli era stato intimato il chi va l\u00e0\u2026..Gli ufficiali della Marina ritengono che le imbarcazioni fossero incrociatori degli Stati Uniti\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019ombra dei banchieri dietro la programmazione della guerra<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">L\u2019amministrazione americana non \u00e8 mai stato il vero attore delle guerre pi\u00f9 recenti, ma solo una pallida comparsa. Il soggetto pubblico su cui riversare tutte le colpe. Le reali motivazioni che spinsero il Presidente Roosevelt a catapultare il popolo americano in guerra, conducono inequivocabilmente ad alcuni dei retroscena meno divulgati del secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Ecco ad esempio cosa \u00e8 clamorosamente \u201csfuggito\u201d agli storici della versione ufficiale:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Nell\u2019estate del 1940 (prima dell\u2019emanazione del protocollo McCollum), Roosevelt elabor\u00f2 un piano di politica estera volto ad isolare economicamente il Giappone e le forze dell\u2019asse con una serie di embarghi. Ma la circostanza quantomeno \u201canomala\u201d, \u00e8 che la Casa Bianca stava riservatamente operando al contempo per garantire a questi stessi paesi nemici la scorta di risorse energetiche a loro necessarie per intraprendere una lunga guerra proprio contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. Roosevelt scelse infatti di dare corso alle vere provocazioni (del protocollo McCollum) solo quando il Giappone venne ritenuto in grado di sostenere il conflitto. Pertanto, i giapponesi ricevettero tutto l\u2019approvvigionamento di materie prime (in particolare il petrolio) di cui avevano bisogno persino durante il proclamato embargo. Nei mesi di luglio e ottobre del 1940, in pieno regime di apparente isolamento economico del Giappone, il Call Bullettin di San Francisco fotograf\u00f2 degli operai sul molo del porto cittadino mentre stavano tranquillamente provvedendo allo stoccaggio di numerosi container nelle stive di due navi da trasporto nipponiche. Si trattava della \u201cTasukawa Maru\u201d e della \u201cBordeau Maru\u201d, entrambe, vennero caricate con ingenti quantit\u00e0 di quel materiale ferroso di cui aveva fortemente bisogno l\u2019industria pesante Giapponese, un paese ritenuto ufficialmente ostile. Una volta terminate le operazioni di carico, il naviglio prese il largo e fece rotta verso la madrepatria. Ma non si tratt\u00f2 solo di un caso isolato perch\u00e9 la scena era destinata a ripetersi in modo quasi surreale per tutto il 1940 e il 1941 persino dopo lo scoppio del conflitto [10]. La vicenda in questione non era certo sfuggita ai servizi segreti americani che annotarono tutti gli spostamenti delle navi da trasporto giapponesi (ibid). E anche per quanto concerneva i rifornimenti di petrolio, la violazione delle restrizioni avvenne in modo sistematico e del tutto evidente. L\u2019embargo infatti non fu mai applicato alle raffinerie ubicate sulla costa occidentale degli Stati Uniti (ibid p.36), pertanto \u00e8 lecito concludere che l\u2019osannato isolamento del Giappone fosse solo una manovra politica di facciata. A dispetto dei proclami formali, la Casa Bianca si adoper\u00f2 dietro le luci dei cronisti per sostenere le capacit\u00e0 belliche Giapponesi. Lo scopo era quello di prepararlo all\u2019imminente conflitto gi\u00e0 in agenda dei poteri forti. Un assunto questo che, per quanto possa apparire assurdo a chi ha sempre creduto alla favola dell\u2019imperialismo americano (o viceversa, ha riposto la massima fiducia nei metodi democratici dell\u2019amministrazione USA), non solo risponde al vero, ma dimostra come l\u2019opinione pubblica sia stata sempre spudoratamente manipolata. Il console generale giapponese rassicur\u00f2 infatti il suo governo che al di l\u00e0 dei proclami formali, Roosevelt e il suo esecutivo, stavano chiudendo un occhio sui rifornimenti \u201camericani\u201d affermando letteralmente: <strong><em>\u201cTutti i nostri permessi di esportazione sono stati garantiti. Le agenzie americane da cui acquistiamo il petrolio procedono e stabiliscono accordi soddisfacenti con le autorit\u00e0 governative di Washington\u201d<\/em> <\/strong> [11]. L\u2019alto funzionario diplomatico giapponese specific\u00f2 inoltre che era riuscito ad acquistare una miscela speciale di petrolio greggio eludendo facilmente i divieti imposti con l&#8217;embargo. Nel messaggio segreto poi cifrato, compare dettagliatamente la portata dell\u2019acquisto; 44.000 tonnellate (ben 321.000 barili) dall\u2019Associated Oil Company. Peraltro il dispaccio diplomatico terminava concludendo: <strong><em>\u201cI rivenditori di petrolio americano della zona di San Francisco che vendono alla Mitsui e alla Mitsubishi, dei quali il principale \u00e8 l\u2019Associated Oil Company, credono che non ci sar\u00e0 alcuna difficolt\u00e0 nel continuare la spedizione di comune carburante al Giappone\u201d <\/em> <\/strong> (ibidem). Allo storico cablogramma diplomatico, fanno poi da inquietante contorno le registrazioni militari USA a proposito delle rotte di carico e scarico regolarmente effettuate dalle petroliere dirette in Giappone. E poich\u00e9, i servizi informativi americani monitorarono costantemente i movimenti delle navi da trasporto nipponiche su esplicito ordine della Casa Bianca, \u00e8 legittimo supporre che Roosevelt, non poteva non sapere cosa stava realmente accadendo. Le navi con il prezioso carico di oro nero americano erano dirette verso il deposito petrolifero di Tokuyama. E solo nel periodo compreso tra il luglio 1940 e l\u2019aprile 1941 risulta accertato che i rifornimenti petroliferi \u201camericani\u201d ammontarono a quasi 9.200.000 barili. Tutte le rotte degli approvvigionamenti giapponesi vennero intercettati e schedati dai radiogoniometri militari americani dalla Stazione SAIL, il centro di controllo del Navy\u2019s West Communication Intelligence Network (sistema dei servizi informativi di comunicazione della costa occidentale della Marina USA, WCCI) ubicata vicino Seattle. Gli impianti radio della Mackay Radio &amp; Telegraph, Pan American Airways, RCA Communications e Globe Wireless fornirono ulteriori preziose informazioni. L\u2019ampio ed efficientissimo sistema di monitoraggio USA si estendeva lungo tutta la costa occidentale, da Imperial Beach in California sino a Dutch Harbor in Alaska [32]. In conclusione quindi, i servizi informativi e il Presidente dovevano sapere perfettamente che la maggior parte del petrolio giapponese proveniva dall\u2019impianto di raffinazione californiano della Associated Oil Company di Port Company. Un continuo andirivieni di navi da trasporto port\u00f2 infatti il prezioso carburante direttamente a Tokuyama, la principale base di rifornimento della flotta militare giapponese. Qualcuno per\u00f2 si accorse per tempo di quanto stava effetivamente avvenendo dietro le verit\u00e0 ufficiali e denunci\u00f2 il fatto pubblicamente. Cos\u00ec, accadde che proprio mentre Roosevelt si dava affanno nell\u2019apparire un Presidente pacifista dinanzi alla Nazione, il deputato del Missouri Philip Bennet rilasci\u00f2 la seguente eloquente dichiarazione: <em>\u201c\u2026..Ma i nostri ragazzi non verranno mandati all\u2019estero, dice il Presidente. Sciocchezze, signor Presidente; Gi\u00e0 ora si sta provvedendo a preparargli le cuccette sulle nostre navi da trasporto. Gia ora i cartellini per l\u2019identificazione di morti e feriti vengono stampati dalla ditta di William C. Ballatyne &amp; Co. di Washington\u201d<\/em> [12]. E anche se all\u2019epoca dei fatti tale affermazione \u201cfuori dal coro\u201d di P. Bennet pass\u00f2 quasi completamente inosservata, le indagini storiche del dopoguerra gli hanno conferito pienamente ragione. Roosevelt, come tutti i politici a cui \u00e8 stato consentito l&#8217;accesso alle \u201cstanze dei bottoni\u201d, non fece altro che obbedire alle direttive dell\u2019alta finanza, ovvero, ottemper\u00f2 scrupolosamente agli ordini degli \u201cinvisibili\u201d magnati a cui i popoli pagano il debito pubblico attraverso le tasse. Illuminante in tal senso, l\u2019amara considerazione personale di Curtis Dall, il genero di F.D. Roosevelt,: <em>\u201cPer molto tempo pensai che <\/em> (Roosevelt)<em>&#8230;avesse nutrito molti pensieri e progetti a beneficio del suo paese, gli USA. Ma non era cos\u00ec. La maggior parte dei suoi pensieri, le sue \u201ccartucce\u201d politiche, per cos\u00ec dire, erano state attentamente fabbricate per lui dal Consiglio sulle relazioni estere\/Gruppo finanziario per un mondo unito <\/em> (CFR= Rockfeller, Rothschild &amp; co \u2013 specificaz. Dell&#8217;autore.). <em>Brillantemente e con grande slancio, come fossero un bel pezzo d&#8217;artiglieria, egli spar\u00f2 quelle \u201ccartucce\u201d prefabbricate in mezzo a un bersaglio inaspettato, il popolo americano, e cos\u00ec compr\u00f2 e conferm\u00f2 il suo rapporto politico internazionalista\u201d <\/em> [13]<em>. <\/em> E a dispetto di ci\u00f2 che continua ad affermare la storia patinata della versione ufficiale, non rimane quindi che svelare chi erano e che intenzioni avevano i potenti \u201cconsiglieri\u201d di F.D.R. che tanto ascendente avevano su di lui\u2026.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Un accenno ai retroscena <\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;\" align=\"justify\">Dietro i protagonisti ufficiali della storia che abbiamo studiato nelle c.d. \u201cscuole\u201d dell\u2019obbligo, operano senza mai apparire, i membri e i programmi della vera casta di comando, i c.d. \u201cpoteri forti\u201d. Una elite di persone che gestisce il potere da padre in figlio e che da secoli tiene letteralmente sotto controllo l\u2019economia (e quindi anche la politica) delle nazioni. Sono i proprietari esclusivi delle banche centrali, delle assicurazioni, dei monopoli energetici, dell\u2019industria e dei grandi canali d\u2019informazione. I suoi rappresentanti non si riconoscono realmente in alcuna specifica nazionalit\u00e0 poich\u00e9 si ritengono al di sopra di qualunque di essa, considerandosi a tutti gli effetti i veri signori del mondo. Ed ecco a tal proposito cosa ebbe a dichiarare gi\u00e0 nel lontano 1733, un illustre esponente dei grandi casati finanziari che oggi possiedono letteralmente le banche centrali, il finanziere Amschel Mayer Bauer Rothschild (capostipite dell\u2019impero Rothschild): <strong><em>\u201cLa nostra politica \u00e8 quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre pi\u00f9 nel loro debito e, quindi, sempre pi\u00f9 sotto il nostro potere\u201d <\/em> <\/strong> [14]. Dal quel remoto 1733 per\u00f2, il tempo non sembra essere passato invano e gli strumenti dei manipolatori sono stati affinati. Nella storia contemporanea sono sorte infatti vere e proprie istituzioni paragovernative che lavorano a porte chiuse per realizzare i programmi di dominio dell\u2019alta finanza. E come intuito da Curtis Dall, una di queste moderne organizzazioni che maggiormente diresse l\u2019operato di Roosevelt \u00e8 il CFR (Council on Foreign Relations). Una sedicente organizzazione \u201cfilantropica\u201d fondata nel 1921, con il finanziamento della famiglia Rockefeller. Alla costituzione del CFR parteciparono 650 \u201celetti\u201d, \u201cil Gotha del mondo degli affari&#8221; [15] e suoi membri di spicco furono sempre all\u2019ombra del Presidente americano di turno. Ed \u00e8 quindi proprio a costoro che si deve attribuire la vera paternit\u00e0 del protocollo McCollum. In qualit\u00e0 di ministro della guerra di Roosevelt ad esempio, agiva in \u201cprima linea\u201d Henry Stymson, un personaggio che \u201cguarda caso\u201d era anche uno dei membri fondatori del CFR. Il suo coinvolgimento nel piano di provocazione, emerge chiaramente dalle righe del suo stesso diario: <em><strong>\u201cAffrontiamo la delicata questione di come realizzare una schermaglia diplomatica che faccia apparire il Giappone dalla parte del torto e gli faccia compiere, scopertamente, il primo passo falso\u201d<\/strong> <\/em> <em> <\/em> [16]. E sempre a tal proposito, lo scrittore George Morgenstern, ha pubblicato il libro <em>\u201cPearl Harbor, The Story Of The Secret War\u201d<\/em> in cui \u00e8 stato esaustivamente documentato come il Giappone venne trascinato in guerra dalla strategia d&#8217;azione dei membri del CFR. Poich\u00e9 come noto, a molte guerre corrispondono molti soldi e infinito potere per gli oscuri signori dell&#8217;alta finanza. Una volta conclusi i conflitti, saranno infatti sempre loro a decidere le condizioni di riparazione della nazione di turno che \u00e8 stata messa in ginocchio. Ai popoli di entrambe le parti belligeranti invece, non rester\u00e0 che l\u2019amaro compito di leccarsi le ferite tra un camposanto e l&#8217;altro, aspettando di sapere quanto dovranno pagare per le spese di guerra (\u201cvinta\u201d o persa che sia). Con l\u2019ingresso dell\u2019America nel secondo conflitto mondiale avvenne infatti un colossale trasferimento di ricchezza dalla casse pubbliche a quelle private; Il bilancio federale USA a cavallo del decennio 1930-1939 era di \u201cappena\u201d 8 miliardi di dollari l\u2019anno, nel 1945 invece, il debito per sostenere la guerra fece impennare i grafici contabili fino 303 miliardi di quota. Il costo globale del conflitto (nei soli termini economici) sostenuto dagli americani, fu ufficialmente di 321 miliardi di dollari, pi\u00f9 del doppio di quanto il governo federale aveva \u201cscucito\u201d ai contribuenti nei 152 anni di storia che vanno dal 1789 al 1941 [17]. Gli eventi bellici peraltro, non rappresentano solo il grande business dei banchieri, ma sono anche un subdolo ed efficacissimo strumento di azione politica. Vengono infatti concepiti a tavolino come formidabile pretesto per instaurare a guerra finita, gli assetti politici e sociali a loro pi\u00f9 congeniali. Si muovono a piccoli passi per realizzare il progetto secolare del \u201cnuovo ordine mondiale\u201d. Uno scopo che del resto trapela esaustivamente dalle stesse parole pronunciate da <strong>James Warburg<\/strong> (insigne esponente dei poteri forti) solo pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;\" align=\"justify\"><strong><em>&#8220;Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza&#8221;.[18]<\/em> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Tra gli altri invisibili personaggi della storia che \u201csuggerirono\u201d a Roosevelt gli obiettivi da raggiungere durante la sua presidenza, compare il nome eccellente di <strong>Bernard M. Baruch<\/strong> . Un illustre membro dell\u2019alta finanza e del CFR che presiedette al Comitato delle industrie belliche durante la Prima guerra mondiale e che poi negozi\u00f2 anche le condizioni delle riparazioni tedesche nel trattato di Versailles [19]. La sua autorevolissima voce venne sempre e perentoriamente ascoltata dai presidenti americani. Nato in Texas nel 1870 da un agiatissimo esponente del <strong>Ku Klux Klan<\/strong> , l&#8217;ultra miliardario ebreo <strong>Bernard Mannes Baruch <\/strong> divenne il \u201cconsigliere\u201d di ben sei presidenti USA. Dal massone [20] Woodrow Wilson (1912) al massone Eisenhower (1950), fu sempre lui ad esempio a \u201cpersuadere\u201d il Presidente Wilson circa la necessit\u00e0 di coinvolgere l\u2019America nella prima guerra mondiale. E persino la creazione di un organo governativo volto esclusivamente a sostenere lo sforzo bellico americano fu una sua idea. Nulla di strano quindi se al nuovo ente vennero conferiti ampi poteri speciali nella pianificazione della produzione industriale. Come del resto \u00e8 naturale, che a capo di esso fin\u00ec per essere nominato proprio lui, Bernard Baruch, il mentore del Presidente. Una volta al comando del \u201c<strong>War Industry Board\u201d<\/strong> , tutte le commesse relative al materiale bellico e logistico passarono nelle sue mani, dagli stivali ai mezzi corazzati. Affari d\u2019oro che non si limitarono agli approvvigionamenti americani ma che si estesero in buona misura anche agli ordinativi degli altri eserciti alleati. E come denunci\u00f2 nel 1919 dalla Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W. J. Graham) che indag\u00f2 sui profitti che quell\u2019organo rese possibili, si tratt\u00f2 di<strong>: \u201c<\/strong> <em>un governo segreto\u2026sette uomini scelti dal Presidente hanno concepito l\u2019intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare\u2026dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata\u201d <\/em> [21]. In seguito, fu possibile ripetere tale collaudato \u201cmodus operandi\u201d grazie ai \u201cconsigli\u201d che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, nella guerra contro Hitler: questa volta per\u00f2 l\u2019organo pianificatore si chiam\u00f2 <strong>War Production Board. <\/strong> A dirigerlo venne nominato<strong> <\/strong> Harry Hopkins,<strong> <\/strong> un uomo di fiducia del signor Baruch, (ibidem).<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">La decriptazione dei codici giapponesi<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Tornando alle circostanze militari che condussero all\u2019attacco di Pearl Harbor, gi\u00e0 a partire dall\u2019ultima settimana del settembre 1940, un esperto team di crittografi americani riusc\u00ec a decodificare entrambi i principali codici segreti utilizzati dai Giapponesi. Tutte le comunicazioni diplomatiche riservate vennero quindi tradotte con il \u201c<strong>codice Purple\u201d<\/strong> mentre i dispacci militari nipponici segreti poterono essere interpretati con il <strong>codice \u201cKaigun Ango\u201d<\/strong> in tempi sufficientemente brevi. La riuscita decodificazione dei codici per\u00f2, venne mantenuta nel massimo riserbo anche tra le stesse autorit\u00e0 militari USA, in quanto, come anzidetto, si fece in modo che i dispacci dei servizi informativi giungessero direttamente al Presidente [22]. Le reali potenzialit\u00e0 dell\u2019intelligence USA vennero \u201ca galla\u201d solo pi\u00f9 tardi, grazie alle rivelazioni del contrammiraglio Royal Ingersoll, assistente capo delle operazioni navali. Egli spieg\u00f2 infatti che gi\u00e0 prima di Pearl Harbor i servizi informativi americani erano in grado di scoprire in anticipo la strategia navale di guerra e le operazioni tattiche del Giappone [33]. Una verit\u00e0 esplosiva documentata da una lettera scritta il 4 ottobre 1940 e indirizzata da Ingersoll ai due ammiragli James Richardson e Thomas Hart. La missiva, estremamente chiara e dettagliata, precisava che la marina americana inizi\u00f2 il rilevamento dei movimenti e delle posizioni delle navi da guerra giapponesi nell\u2019ottobre 1940: <em>\u201cOgni spostamento rilevante della flotta dell\u2019Orange <\/em> (che nel codice USA significava Giappone)<em> \u00e8 stato previsto ed \u00e8 disponibile un flusso continuo di informazioni riguardanti le attivit\u00e0 diplomatiche dell\u2019Orange\u201d<\/em> [23]. Peraltro come vedremo, i giapponesi, furono protagonisti di talmente tanti errori madornali nell\u2019effettuare le loro comunicazioni riservate, che diventa davvero difficile poi riuscire a credere nella versione ufficiale dell&#8217;attacco a \u201csorpresa\u201d. L&#8217;ammiraglio giapponese Yamamoto infatti, ruppe imprudentemente il silenzio radio il 25 novembre 1941. I messaggi in questione ordinavano alla 1\u00b0 flotta aerea di prendere il volo il 26 novembre dalla base di Hitokappu per dirigersi in acque Hawaiiane e attaccare cos\u00ec la flotta americana all&#8217;ancora di Pearl Harbor. Precis\u00f2 addirittura latitudine e longitudine della rotta da percorrere [24]. Come noto, l\u2019attacco venne poi rimandato al 7 dicembre, ma ci\u00f2 non toglie che i servizi informativi americani sapessero ormai quali fossero le reali intenzioni giapponesi. E come minimo, la base di Pearl Harbor avrebbe dovuta essere stata posta in stato di allerta. Ma ecco qui di seguito riprodotto il testo letterale dei due messaggi intercettati dai sevizi informativi americani:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><strong><em>1)<\/em> <\/strong> <em> \u201cIl 26 novembre l&#8217;unit\u00e0 operativa, mantenendo strettamente riservati i suoi movimenti, deve lasciare di Hitokappu e giungere al 42\u00b0 di latitudine nord per 170\u00b0 di longitudine est nel pomeriggio del 3 dicembre e completare velocemente il rifornimento\u201d <\/em> [25].<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><strong><em>2)<\/em> <\/strong> <em> \u201cL&#8217;unit\u00e0 operativa, mantenendo strettamente riservati i suoi movimenti e ponendo estrema attenzione a sottomarini e velivoli, <\/em> <strong><em>deve avanzare in acque Hawaiiane e alla vera apertura delle ostilit\u00e0 attaccare la forza principale degli Stati Uniti alle Hawaii infiggendole un colpo mortale <\/em> <\/strong> (neretto dell\u2019autore)<em>. Il primo attacco aereo \u00e8 previsto per l&#8217;alba del giorno X. La data esatta sar\u00e0 fornita in un ordine successivo. Una volta completato l&#8217;attacco aereo, la forza operativa, mantenendo una stretta collaborazione e prestando attenzione al contrattacco nemico, dovr\u00e0 abbandonare velocemente le acque nemiche e fare rotta verso il Giappone. Se i negoziati con gli Stati Uniti avranno esito positivo, l&#8217;unit\u00e0 operativa dovr\u00e0 essere pronta a tornare immediatamente a radunarsi\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">Paradossalmente per\u00f2, solo gli uomini di fiducia del Presidente erano stati autorizzati a seguire l\u2019 evoluzione della crisi con il Giappone. Ed \u00e8 probabilmente proprio per tale motivo che quel fatidico 7 dicembre 1941, il \u201cmiracolato\u201d ammiraglio Anderson (ex direttore dei servizi informativi e stretto collaboratore di Roosevelt) sopravvisse indenne all\u2019attacco. Egli infatti, al momento dell\u2019incursione aerea non si trovava a bordo di nessuna delle sue navi da guerra, ma al sicuro nella sua tranquilla residenza di Diamod Head. Per un\u2019altra \u201cstrana\u201d ironia della sorte, la stazione di monitoraggio americano delle Hawaii (la c.d. stazione cinque) era proprio uno dei principali centri d\u2019intercettazione dei messaggi in codice Purple giapponesi. E ciononostante, la strage non pot\u00e9 essere evitata, poich\u00e9, come gi\u00e0 ampiamente chiarito, i messaggi giapponesi, una volta decriptati venivano inviati direttamente al Presidente, senza passare quindi per l\u2019alto comando locale. Una circostanza per cos\u00ec dire \u201canomala\u201d che fece da preludio al sacrificio umano di migliaia di americani. A denunciare le \u201cstranezze\u201d della catena informativa ci sono le proteste documentate e archiviate dell\u2019ammiraglio Kimmel. Il quale, al sopraggiungere della primavera del 1940, si rese conto di essere stato tagliato fuori dal servizio informativo. A provarlo c\u2019\u00e8 la sua richiesta del 18 febbraio 1940 rivolta all\u2019ammiraglio Stark per ottenere che venisse nominato un responsabile dei servizi a cui fare capo per risolvere la \u201cconfusione\u201d. Lo scopo di Kimmel naturalmente, era quello di ottenere che qualche ufficiale qualificato gli facesse pervenire i rapporti di natura segreta [26] senza \u201cmalintesi\u201d. La risposta di Stark per\u00f2, arriv\u00f2 solo dopo un mese circa, esattamente il 22 marzo. In essa veniva perentoriamente affermato quanto segue: <em>\u201cI servizi segreti della Marina sono pienamente consapevoli della loro responsabilit\u00e0 di tenervi adeguatamente informato\u201d<\/em> [27]. Ma siccome Kimmel fino a quel momento non aveva mai ricevuto alcuna informazione \u201csensibile\u201d, dovette prendere atto che si trattava solo di rassicurazioni del tutto formali. In sostanza era stato totalmente escluso dal circuito informativo per ordini che potevano provenire solo dalla Casa Bianca. Tuttavia, cosciente della gravit\u00e0 del pericolo che correva la sua flotta, decise comunque di esercitare nuove pressioni ufficiali. E dopo aver atteso invano un cambiamento della situazione fino al 26 maggio 1940, invi\u00f2 una ulteriore richiesta direttamente ai servizi informativi. Il messaggio recitava quanto segue: <em>\u201cInformare immediatamente il comandante in capo della flotta del Pacifico di tutti gli sviluppi importanti attraverso i mezzi pi\u00f9 rapidi a disposizione<\/em> (ibidem). Nel cablogramma, l\u2019ammiraglio sottoline\u00f2 persino che la sua esigenza di essere tempestivamente informato, era da ritenersi un \u201cprincipio militare cardine\u201d (ibid p.58). Ma anche quest\u2019ultimo tentativo si rivel\u00f2 vano, e al termine del luglio 1941 Kimmel pot\u00e9 constatare amaramente, di essere stato ormai definitivamente escluso dall\u2019intelligence. Alla fine della guerra Kimmel dichiarer\u00e0 infatti: <em>\u201cNon comprendo e non comprender\u00f2 mai perch\u00e9 io sia stato privato delle informazioni disponibili a Washington\u201d (ibid<\/em> p.57). Dalla testimonianza dell\u2019ammiraglio che fu il comandante in capo della flotta nel Pacifico, si pu\u00f2 quindi ragionevolmente concludere che il popolo americano e la maggior parte dei suoi alti ufficiali venne tenuta completamente all&#8217;oscuro dei reali retroscena che determinarono la guerra. Le registrazioni, le testimonianze e i documenti che lo rivelano vennero tutte \u201cincredibilmente\u201d ignorate dalle varie indagini che si svolsero tra il 1941 e il 1946 fino agli accertamenti congressuali del 1995. Ma le prove di una cospirazione a danno delle nazioni ci sono e aspettano solo di trovare udienza nei circoli mediatici di massa. Ambedue i messaggi di Yamamoto che ordinarono l\u2019attacco su Pearl Harbor ad esempio, sono riportati testualmente nei libri scritti da alcuni ufficiali della Marina americana come: <em>\u201cPearl Harbor\u201d<\/em> del vice-ammiraglio Homer N. Wallin e in <em>\u201cThe Campaigns of The Pacific War\u201d<\/em> redatto dalla Divisione analisi navali del rilevamento bombardamenti strategici degli Stati Uniti. Peraltro la stazione &#8220;H&#8221; dei servizi americani, intercett\u00f2 e decript\u00f2 almeno altri 13 messaggi &#8220;sensibili&#8221; di Yamamoto, il cui testo \u00e8 curiosamente risultato mancante dagli archivi della Marina. Sappiamo comunque per certo che furono trasmessi con il segnale di radio-chiamata RO SE 22 tra le 13.00 del 24 novembre e le 15.54 del 26 novembre, appena una decina di giorni prima dell\u2019attacco giapponese (ibid p.66). Tutti i documenti originali in questione erano stati ceduti nel 1979 agli archivi nazionali del Presidente Jimmy Carter [28]. L&#8217;indagine ufficiale del Congresso, concluse invece che i servizi di spionaggio americano, \u201cpersero contatto\u201d con le navi giapponesi nei giorni precedenti all\u2019attacco (ibid p.67), in quanto queste, avevano scrupolosamente mantenuto il silenzio radio\u2026 Ma a smentire la versione ufficiale esistono anche altre prove schiaccianti come le registrazioni dei servizi informativi olandesi. Dalla disamina di queste infatti, \u00e8 stato appurato che gli ammiragli al comando delle navi da guerra giapponesi, violarono il silenzio radio rimanendo costantemente in contatto con Tokyo (ibid p.67). E quindi, tanto la loro posizione quanto le loro intenzioni furono necessariamente captate durante tutti i 25 giorni che vanno dal 12 novembre al 7 dicembre 1941, cio\u00e8 sino alla data del fantomatico attacco a \u201csorpresa\u201d. Peraltro uno dei messaggi intercettati il 18 novembre venne addirittura inviato \u201cin chiaro\u201d e in caratteri latini, quindi interpretabile anche senza codici. Pertanto, la testimonianza del generale olandese Hein ter Poorten, sment\u00ec palesemente la versione ufficiale della commissione d\u2019inchiesta. Egli, infatti non esit\u00f2 a confermare che anche i suoi crittografi della \u201cKamer 14\u201d (ibidem) possedevano prove che dimostravano una minacciosa concentrazione di navi giapponesi nei pressi delle isole Curili gi\u00e0 alcuni giorni prima dell&#8217;attacco di Pearl Harbor. Il resoconto rilasciato dall\u2019ammiraglio Harold Stark davanti alla Commissione congressuale del 1945-6 attesta poi inequivocabilmente che quest\u2019utlimo, al contrario dell\u2019ammiraglio Kimmel, era stato informato del massiccio raduno giapponese nella baia di Hottokappu prima del 7 dicembre 1941 [29]. E come accert\u00f2 ancora una indagine congressuale del 1945, il 3 dicembre 1941 (quindi 4 giorni prima dell&#8217;attacco giapponese), furono intercettati e decifrati altri messaggi che svelavano ( a chi ancora non lo avesse capito) la decisione giapponese di dichiarare la guerra agli Stati Uniti con un colpo di mano [30].<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">Anche le registrazioni originali di questi messaggi per\u00f2, \u201csparirono misteriosamente\u201d dagli archivi della Marina (ibidem): in ultima analisi, la commissione unica congressuale d&#8217;indagine sull&#8217;attacco a Pearl Harbor cerc\u00f2 solo di insabbiare le prove del complotto contro le nazioni.<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\"><em>&#8220;Ieri, 7 Dicembre, data che rester\u00e0 simbolo di infamia, gli Stati Uniti d&#8217;America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze aeree e navali dell&#8217;impero giapponese&#8230;&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\"><strong><em>F.D.Roosevelt nel discorso alla Nazione dell&#8217;8 dicembre 1941<\/em> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" lang=\"en-GB\" align=\"justify\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" lang=\"en-GB\" align=\"justify\">\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" lang=\"en-GB\" align=\"justify\">[1] Boston, 30 Ottobre 1940. Public Papers and address of Franklin D. Roosevelt, Macmillan, New York, volume del 1940, p.517<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[2] Citaz. dal libro \u201cCasebook On alternative 3\u201d di Jim Keith, ediz. Il saggiatore, Milano 2001 p.26<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[3] R. Stinnet \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d, p.26<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[4] citaz. \u201cSecret Societies\u201d p.210 \u2013 Il testo originale del cablogramma originale di Grew che il ministro degli esteri ricevette alle 6.38 di luned\u00ec 27 gennaio 1941 \u2013ora dell\u2019est degli USA- in PHPT 14, pag. 1042<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\"><span lang=\"en-GB\"><br \/>\n<\/span> <span lang=\"en-GB\">[5] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d, p.50<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" lang=\"en-GB\" align=\"justify\">[6] Cfr. Richardson, James O., On The Treadmill To Pearl Harbor, Naval History Division, Department of the Navy, Washington DC 1973, p.435<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" lang=\"en-GB\" align=\"justify\">[7] Secondo l\u2019ammiraglio Stark, F.D.R. le defin\u00ec \u201cmissioni a sorpresa, cfr Simpson, B. Mitchell III, Admiral Harold R. Stark, University of South Carolina Press, 1989, p.101-2<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[8] L\u2019ammiraglio H. Kimmel il 18 febbraio 1941 scrisse a Stark affermando che l\u2019invio degli incrociatori \u201cera il peggior consiglio\u201d possibile, PHPT 33-1199<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[9] La prima ebbe inizio nei giorni tra il 15 e il 21 marzo 1941 e comport\u00f2 l\u2019invio delle navi americane nelle acque adiacenti a quelle giapponesi. Cfr. Il viceammiraglio John H. Newton rifer\u00ec in sede d\u2019indagine che gli ordini ricevuti erano estremamente riservati e diretti a lui a voce, PHPT 26-340. In realt\u00e0 il segreto riguard\u00f2 solo la stampa americana in quanto diversi rotocalchi australiani pubblicarono la notizia irritando maggiormente i giapponesi. La seconda missione condusse le navi da guerra USA nella regione del Pacifico meridionale e centrale adiacente ai territori orientali controllati dal Giappone: cfr RG 24, giornali di bordo delle navi americane Salt Lake City e Northampton, luglio e agosto 1941, Archives II.3. Il terzo passaggio riguard\u00f2 lo stretto di Bungo &#8211; cfr. Serial 220230 cit. ottenuta su concessione del gennaio 1995, Archives II.<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[10] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d, p.38<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[11] Ddal rapporto del Consolato giapponese di San Francisco, 16 settembre 1940; cfr. appendice D<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\"><span lang=\"en-GB\"><br \/>\n<\/span> <span lang=\"en-GB\">[12] Citaz. A.H. M. Ramsey in The Nameless War p.75<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[13] \u201cCasebook On Alternative 3&#8243;, p.25<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[14] Antonella Randazzo \u201cDittature, la storia occulta\u201d, p.168, ediz. Nuovo Mondo, Padova, 2007<\/p>\n<p>[15] Maurizio Blondet, Complotti &#8211; I fili invisibili del mondo &#8211; I. Stati Uniti, Gran Bretagna, Il Minotauro, Milano, II ediz., 1995, pag. 98<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[16] \u201cCasebook On Alternative 3&#8243;, p.25<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[17] Mollenhoff Clark R., \u201cIl Pentagono\u201d, Gherardo casini editore, Roma 1968, pp.80-81<\/p>\n<p>[18] James Warburg, banchiere, alla Commissione Esteri del Senato, 17 febbraio del 1950<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[19] da \u201cSchiavi delle banche\u201d, M. Blondet, Effedieffe<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[20] \u201cLa faccia nascosta della storia\u201d, Piero Mantero, Edizioni segno, 1997, p.17<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[21] da: \u201cSchiavi delle banche\u201d, ediz. Effedieffe, Maurizio Blondet, 2004<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[22] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d, p.39<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\"><span lang=\"en-GB\"><br \/>\n<\/span> <span lang=\"en-GB\">[23] cfr. RG 38, CNO Secret Serial 081420 del 4 ottobre 1940, SRH (special research history) 355, vol. <\/span> I pagg. 395-397<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[24] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d p.65<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[25] sulla prima spedizione di Yamamoto, cfr. Wallin, capitano Trapnell, F.M., capitano Russel, J.S. E capitano di corvetta Field, J.A. A cura di \u201cThe campaignh of Pacific War\u201d, United States Strategic Bombing Survey, Naval Analysis Division, USGPO, Washington, 1946, pag.50<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[26] cifrato PHPT 4, p.1792<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[27] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d p.58<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[28] I tredici messaggi radio mancanti di Yamamoto possono essere recuperati utilizzando il numero del messaggio SMS (Secret Message Series) dal file di intercettazione della stazione H in RG 45, MMRB, Archives II<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[29] \u201cIl giorno dell\u2019inganno\u201d, p.68<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[30] \u201cLa verit\u00e0 vi render\u00e0 liberi\u201d, D. Icke, p.139<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[31] &#8220;Il giorno dell&#8217;inganno&#8221;, p.33<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[32] per le strutture commerciali cfr. Commandant, 11 distretto navale, serie segreta C-76 del 4 aprile 1940, RG 181, scatola 196741, National Archives, Laguna Niguel, California<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\" align=\"justify\">[33] &#8220;Il giorno dell&#8217;inganno&#8221;, p.40<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.21cm;\">[34] Le copie integrali del protocollo McCollum sono disponibili su http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/McCollum_memo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Pizzuti \u201c \u2026e mentre sto parlando a voi, ma dri e padri, vi do un\u2019altra assicurazione. L\u2019ho gi\u00e0 detto altre volte, ma lo ripeter\u00f2 all\u2019infinito. 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