{"id":504,"date":"2008-10-31T09:06:08","date_gmt":"2008-10-31T08:06:08","guid":{"rendered":"http:\/\/altrainformazione.it\/wp\/2008\/10\/31\/loccidente-revisione-la-guerra-del-caucaso-caso-n-1\/"},"modified":"2008-10-31T09:06:08","modified_gmt":"2008-10-31T08:06:08","slug":"loccidente-revisione-la-guerra-del-caucaso-caso-n-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/2008\/10\/31\/loccidente-revisione-la-guerra-del-caucaso-caso-n-1\/","title":{"rendered":"L&#8217;occidente revisione la guerra del Caucaso (caso n. 1)"},"content":{"rendered":"<p><b>&#160;<\/b><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.megachip.info\/fotoD\/ossetia.jpg\" width=\"164\" height=\"164\" \/><\/p>\n<p><em>di <strong>Pino Cabras <\/strong>&#8211; <\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/www.Megachip.info\">www.Megachip.info<\/a> <\/em><\/p>\n<p><em>La guerra fredda che non c&#8217;era di Mark Ames &#8211; da &#171;Mirumir 2.0&#187; &#8211; <a href=\"http:\/\/mirumir.altervista.org\/\">http:\/\/mirumir.altervista.org\/ <\/a><\/em>    <br \/>Forse non ve ne siete accorti, ma un paio di settimane fa il New York Times ha pubblicato una storia che contraddiceva completamente la versione perfezionata per due mesi di fila, una versione che stava trascinando l&#8217;America in una nuova guerra, una cosiddetta &#8220;Nuova Guerra fredda&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo smascherava l&#8217;orribile volto autoritario della cosiddetta democrazia georgiana, dipingendo a fosche tinte un ritratto del regime del Presidente Mikheil Saakashvili che contraddiceva la favola confezionata dal Times e da tutti gli altri grandi media fin dallo scoppio della guerra in Ossezia del Sud, agli inizi di agosto.<\/p>\n<p>La favola era questa: La Russia (cattiva) ha invaso la Georgia (buona) unicamente perch&#233; la Georgia era un paese libero. Putin odia la libert&#224; e Saakashvili &#232; il &#8220;leader democraticamente eletto&#8221; di un &#8220;piccolo paese democratico&#8221;. S&#236;, solo un mese fa eravamo cos&#236; stupidi e folli da pensare che gli Stati Uniti non avessero altra scelta che dichiarare una costosa nuova guerra fredda contro una potenza nucleare, anche se non avevamo ancora chiuso i conti su un paio di mini-guerre contro gli avversari della 3&#170; divisione e ci trovavamo sull&#8217;orlo del fallimento.    <br \/>Ah, essere beatamente ingenui e assetati di sangue nello stesso tempo! Non era meraviglioso?     <br \/>Mentre infuriava la guerra in Ossezia del Sud, nella prima met&#224; di agosto, il Times ha pubblicato un editoriale che etichettava l&#8217;invasione georgiana come &quot; <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/08\/12\/opinion\/12tue1.html\">Russia&#8217;s War of Ambition <\/a>&quot; (La guerra d&#8217;ambizione della Russia); ha pubblicato anche una serie di editoriali isterici, come quello di <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/08\/11\/opinion\/11kristol.html\">William Kristol <\/a>che paragonava la Russia alla Germania nazista (il teschio carbonizzato di Hitler si star&#224; rivoltando nella sua teca per come &#232; stato trasformato nel clich&#233; pi&#249; logoro dell&#8217;inventario di quello scribacchino) e quello di <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/08\/12\/opinion\/12cornell.html\">Svante E. Cornell <\/a>dell&#8217;Istituto per l&#8217;Asia Centrale e il Caucaso della Johns Hopkins, proprio l&#8217;istituto con problemi di corruzione che &#8211; come ha scoperto ABC News &#8211; prendeva soldi dal tiranno del Kazakistan per pubblicare notizie positive sull&#8217;autoritario paese ricco di petrolio.     <br \/><a href=\"http:\/\/www.abcnews.go.com\/Blotter\/Story?id=5908348&amp;page=2\">L&#8217;articolo di Cornell <\/a>diceva che la Russia aveva attaccato la Georgia non in reazione all&#8217;invasione da parte della Georgia della provincia separatista dell&#8217;Ossezia del Sud ma perch&#233; la Russia era cattiva, e nello stile dei cattivi di tutto il mondo non aveva altra ragione se non quella di mostrare &#8220;le conseguenze che i paesi post-sovietici dovranno subire opponendosi a Mosca, attuando riforme democratiche e perseguendo legami militari ed economici con l&#8217;Occidente&#8221;.     <br \/>L&#8217;isteria di due mesi fa sembra gi&#224; cos&#236; datata e perfino bizzarra, ora che ci troviamo nel mezzo del crollo dell&#8217;economia: &#232; come se osservassimo quell&#8217;isteria da un&#8217;epoca in bianco e nero.     <br \/>E per&#242;, anche se quell&#8217;isteria ha lasciato il campo a riflessioni pi&#249; serie, e quella versione pericolosamente semplicistica dei fatti si &#232; sbriciolata, il Times non ha mai ritrattato n&#233; si &#232; corretto, non ha mai nemmeno finto di fare mea culpa come con l&#8217;Iraq, ammissione che giunse con anni di ritardo. Invece di ritrattare, il Times ha infilato alla chetichella un articolo in mezzo alle storie sul crollo economico, dicendo ai suoi lettori: &#8220;Ah, s&#236;, sulla Georgia abbiamo toppato, speriamo che non ve ne siate accorti, e, insomma, buona giornata a tutti&#8221;. Ecco un assaggio, dall&#8217;edizione del 7 ottobre 2008 (&#8220; <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/10\/07\/world\/europe\/07georgia.html\">News Media Feel Limits to Georgia&#8217;s Democracy <\/a>&#8221;, &#8220;I media intravedono i limiti della democrazia georgiana&#8221;, di Dan Bilefsky e Michael Schwirtz):     <br \/>TBILISI, Georgia &#8211; Il 7 novembre le telecamere del principale canale d&#8217;opposizione georgiano, Imedi, erano rimaste accese mentre poliziotti mascherati in assetto anti sommossa armati di mitragliatori hanno fatto irruzione negli studi televisivi. Hanno distrutto le attrezzature, ordinato ai dipendenti e agli ospiti di stendersi sul pavimento e sequestrato loro i cellulari. Per tutto il tempo un conduttore &#232; rimasto al suo posto, davanti alle telecamere, a descrivere la baraonda. Poi lo schermo &#232; diventato nero&#8230;     <br \/>Ora, 11 mesi dopo, la credenziali democratiche della Georgia sono messe nuovamente in discussione, e alla prova, mentre il paese si trova in prima linea nello scontro tra la Russia e l&#8217;Occidente. La Georgia e i suoi sostenitori americani, compresi i candidati presidenziali repubblicano e democratico, hanno presentato la Georgia come una coraggiosa piccola democrazia in una regione instabile, un paese meritevole di generosi aiuti e di entrare nella NATO. Ma secondo un numero crescente di commentatori americani e stranieri la Georgia &#232; ben lungi dal soddisfare i criteri democratici occidentali, e lo dimostra in modo lampante la mancanza di libert&#224; di stampa.     <br \/>&#200; interessante che il Times abbia pubblicato questo pezzo esattamente due mesi dopo l&#8217;invasione georgiana dell&#8217;Ossezia del Sud, una decisione cos&#236; sproporzionatamente idiota che chiamarla &#8220;azzardo&#8221; &#232; un insulto a gente come Bill Bennett [il politico neo-conservatore, ex ministro dell&#8217;istruzione e &#8220;zar&#8221; antidroga con un problema di dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo, N.d.T.] .     <br \/>La vera domanda, dunque, &#232; perch&#233; il Times abbia aspettato cos&#236; tanto per rivedere la propria posizione: perch&#233; attendere che la guerra avesse ormai lasciato da tanto tempo le prime pagine per pubblicare un articolo su una cosa che chiunque possieda pochi grammi di curiosit&#224; giornalistica gi&#224; sapeva, e cio&#232; che le Saakashvili era un democratico quanto era un genio militare?     <br \/>Il tentativo di testate occidentali come il New York Times e il Washington Post di alimentare una nuova guerra fredda si imperniava su due errori principali: (1) che la Russia avesse invaso la Georgia per prima, senza essere stata assolutamente provocata, perch&#233; la Georgia &#232; una &#8220;democrazia&#8221;; e (2), che la Georgia &#232; una &#8220;democrazia&#8221;.     <br \/>&#200; come se il Times avesse intenzionalmente dimenticato <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2007\/11\/15\/world\/europe\/15georgia.html\">quello che aveva riferito di Saakashvili lo scorso anno <\/a>, quando il presidente georgiano ha mandato le sue squadre di sicari a soffocare le proteste dell&#8217;opposizione:     <br \/>&#8220;Penso che Misha abbia tendenze autoritarie&#8221;, ha detto Scott Horton, un avvocato dei diritti umani statunitense che &#232; stato professore di Saakashvili alla Columbia Law School a met&#224; degli anni Novanta, in seguito l&#8217;ha assunto in uno studio legale di New York ed &#232; rimasto in buoni rapporti con lui. &#8220;La metterei cos&#236;: c&#8217;&#232; una notevole somiglianza tra Misha e Putin, per quanto riguarda i loro atteggiamenti nei confronti delle prerogative e dell&#8217;autorit&#224; del presidente&#8221;, ha detto Horton. Come Putin, ha aggiunto, Saakashvili ha emarginato il Parlamento e ha preso a minimizzare l&#8217;opposizione.     <br \/>Intuendo forse che la versione di Saakashvili come novello Thomas Jefferson era un po&#8217; debole, il Times si &#232; concentrato sull&#8217;altro vacillante pilastro di questa favola: che la Russia avesse invaso la Georgia per prima. Solo questo pu&#242; spiegare la decisione di usare in prima pagina un tono &#8220;anche se non ci sono prove, le prove suggeriscono&#8221; in un articolo basato su prove cos&#236; assurdamente deboli che sarebbe stato in grado di innervosire <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Sean_Hannity\">Sean Hannity <\/a>(dall&#8217;edizione del 16 settembre 2008, &#8220; <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/09\/16\/world\/europe\/16georgia.html\">Georgia Offers Fresh Evidence on War&#8217;s Start <\/a>&#8221;, &#8220;La Georgia offre nuove prove sull&#8217;inizio della guerra&#8221;, di C. J. Chivers):     <br \/>TBILISI, Georgia &#8211; Si &#232; aperto un nuovo fronte tra la Georgia e la Russia, su chi sia stato l&#8217;aggressore che con le sue operazioni militari all&#8217;inizio di questo mese ha scatenato l&#8217;asimmetrica guerra dei cinque giorni. Al centro dell&#8217;attenzione ci sono nuove informazioni, in s&#233; non conclusive [grassetto mio, N.d.A.], che nondimeno dipingono un quadro pi&#249; complesso delle ultime critiche ore prima dello scoppio del conflitto&#8230;.     <br \/>La Georgia sta tentando di ribattere alle accuse in base alle quali lo scontro, che covava da molto tempo, sulla provincia confinante con la Russia dell&#8217;Ossezia del Sud, sarebbe sfociato in una guerra solo dopo l&#8217;attacco georgiano di Tskhinvali. La Georgia considera l&#8217;enclave proprio territorio sovrano.     <br \/>Qualcuno qui sta proiettando: nell&#8217;ultimo paragrafo si sarebbe dovuto leggere &#8220;Il New York Times sta cercando di contrastare le imminenti conseguenze della realt&#224; sulla credibilit&#224; gi&#224; compromessa del giornale&#8221;. Ricordate che questo articolo &#232; uscito quando la maggioranza delle dirigenze occidentali aveva ormai da molto tempo convenuto con l&#8217;opinione espressa settimane prima dall&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, il quale aveva <a href=\"http:\/\/www.ynetnews.com\/articles\/0,7340,L-3586256,00.html\">ammesso <\/a>che i russi, invece di invadere senza essere stati provocati, &#8220;avevano reagito ad attacchi contro i peacekeeper russi in Ossezia del Sud, legittimamente&#8221;.     <br \/>Ho chiamato un po&#8217; di giornalisti a Mosca che avevo lasciato l&#236; ad agosto per chiedere loro cosa pensassero di questa storia, e la maggior parte di loro ha deriso lo &#8220;scoop&#8221; del Times .     <br \/>&#8220;Era una versione cos&#236; chiaramente fabbricata da Saakashvili per pura disperazione&#8221;, mi ha detto un giornalista americano. &#8220;Non posso credere che il Times sostenga ancora questa versione. Lo sanno tutti il casino che ha combinato [Saakashvili]. Anche se le intercettazioni telefoniche sono vere, sono convinto che i georgiani ascoltavano conversazioni del genere tutte le settimane, se non tutti i giorni. &#200; imbarazzante, sul serio&#8221;.     <br \/>Non &#232; stato l&#8217;unico articolo in stile &#8220;anche se non ci sono prove, le prove suggeriscono&#8221; pubblicato dal Times sulla Georgia. Di tutte le facili favole sui cattivi del Cremlino che sono circolate ultimamente, la migliore &#232; quella della presunta &#8220;guerra cibernetica&#8221; del Cremlino contro i suoi nemici.     <br \/>Per ragioni che non riesco a comprendere, i lettori americani inorridiscono profondamente all&#8217;idea che un paese possa fare quello che qualsiasi gruppo di secchioni brufolosi gi&#224; fa: entrare in server e siti internet o mandarli in sovraccarico per oscurarli. Per molti americani oscurare un qualche noioso e mal tradotto sito governativo &#232; pi&#249; sconvolgente che, mettiamo, bombardare matrimoni. La storia della &#8220;guerra cibernetica del Cremlino&#8221; &#232; il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chupacabra\">chupacabra <\/a>delle favole sulla Malvagit&#224; del Cremlino: non ci sono prove che il governo russo abbia condotto una guerra cibernetica, ma fa cos&#236; paura e fa vendere cos&#236; tante copie, dunque perch&#233; non scriverlo?     <br \/>I primi a tentare di gabbare l&#8217;Occidente con il chupacabra cibernetico sono stati gli estoni, un anno fa, ma le successive indagini hanno rivelato che la cosa era come minimo &#8220;indimostrabile&#8221;.     <br \/>Per&#242; &#232; una storia che fa notizia. Cos&#236; il 13 agosto, con il conflitto tra Russia e Georgia ancora incandescente, il Times , alla disperata ricerca di nuovi lati della malvagit&#224; russa, ha pubblicato il suo bel chupacabra sul Cremlino, intitolato &#8220; <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/08\/13\/technology\/13cyber.html\">Before the Gunfire, Cyberattacks&#8221; <\/a>(&#8220;Prima degli spari, i cyber-attacchi&#8221;).     <br \/>Secondo gli esperti di internet &#232; stata la prima volta che un attacco cibernetico ha coinciso con una vera guerra&#8230; Non si sa esattamente chi stia dietro l&#8217;attacco cibernetico&#8230; Le prove sull&#8217;RBN [Russian Business Network, presunto gruppo criminale di San Pietroburgo, N.d.T.] e sul fatto che possa essere controllato dal Cremlino, o agisca in coordinamento con il governo russo non sono chiare. &#8220;Saltare alle conclusioni sarebbe prematuro&#8221;, ha detto il signor Evron, fondatore della Israeli Computer Emergency Response Team.     <br \/>S&#236;, ma saltare alle conclusioni &#232; cos&#236; divertente, signor Guastafeste! Ma facciamo un altro salto in avanti per arrivare a met&#224; settembre. A questo punto &#232; ormai chiaro che Saakashvili non &#232; n&#233; un democratico n&#233; una vittima innocente.     <br \/>Ma il Times e altri mezzi di informazione americani sono ancora impantanati in quella interpretazione, cos&#236; mentre si danno disperatamente da fare per puntellarla il tedesco Der Spiegel pubblica un articolo investigativo &#8211; &#8220; <a href=\"http:\/\/www.spiegel.de\/international\/world\/0,1518,578273,00.html\">Did Saakashvili Lie? The West Begins to Doubt Georgian Leader <\/a>&#8221; (&#8220; <a href=\"http:\/\/mirumir.altervista.org\/2008\/09\/loccidente-comincia-dubitare-del-leader.html\">Saakashvili ha mentito? L&#8217;Occidente comincia a dubitare del leader georgiano <\/a>&#8221;) &#8211; che istruiva la controparte americana sui rudimenti del giornalismo:     <br \/>A cinque settimane dalla guerra del Caucaso le opinioni si stanno orientando a sfavore del presidente georgiano Saakashvili. Alcuni rapporti dei servizi segreti occidentali hanno minato la versione di Tbilisi, e adesso da entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico si chiede un&#8217;indagine indipendente. <\/p>\n<p>Questa storia &#232; stata pubblicata lo stesso giorno dello &#8220;scoop&#8221; del Times sulle intercettazioni telefoniche che a detta dei georgiani dimostravano che la Russia aveva invaso per prima, anche se ormai quella teoria era stata abbandonata da tutti. L&#8217;articolo di Der Spiegel &#232; un&#8217;inchiesta approfondita che passa in rassegna diversi paesi, punti di vista e organizzazioni. Per il Times &#8220;inchiesta&#8221; significa prendere delle cassette dalla scrivania di Saakashvili e metterle nelle prime pagine. <\/p>\n<p>Come se questo non fosse gi&#224; grave, pochi giorni dopo perfino <a href=\"http:\/\/news.bbc.co.uk\/2\/hi\/americas\/7623555.stm\">Condi Rice <\/a>ha incolpato la Georgia di avere iniziato la guerra (anche se in un discorso in cui condannava la reazione eccessiva della Russia). <\/p>\n<p>La scelta dei tempi non avrebbe potuto essere peggiore: il Times , ancora infatuato di Saakashvili, era stato appena colto con le mani nel sacco in un modo che perfino i suoi rivali erano riusciti ad evitare. Presto avrebbe dovuto affrontare un grave problema di credibilit&#224;. E io non ne vedevo l&#8217;ora. Fin da quando sono andato in Ossezia del Sud per vedere la guerra con i miei occhi ho sviluppato una specie di curiosit&#224; morbosa per come il Times e tutti gli altri sarebbero usciti da quel vuoto di credibilit&#224; in cui si erano cacciati. Sentivo che il momento sarebbe arrivato, perch&#233; Saakashvili non era solo un evidente bugiardo, ma anche un pessimo bugiardo. Mi trovavo nell&#8217;Ossezia del Sud alla fine della guerra: ho visto la distruzione causata dai georgiani &#8220;amanti della libert&#224;&#8221; e i cadaveri gonfi e in decomposizione nelle strade della capitale della provincia, Tskhinvali. Dunque ero particolarmente interessato a vedere quanto a lungo sarebbe durata la squallida storia del bene contro il male, e con quali contorsioni i media sarebbero usciti dal pi&#249; grande fiasco giornalistico dai tempi della bufala sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Il Times avrebbe fatto tirato fuori dalla gabbia il suo ombudsman per delle finte scuse? <\/p>\n<p>&#8220;Oops! Chi avrebbe mai pensato che il nostro stimato giornale potesse toppare cos&#236; alla grande per ben due volte di fila, trascinando l&#8217;America in un&#8217;altra guerra solo per la nostra incapacit&#224; di fare il nostro lavoro di giornalisti?! Sentite, vogliamo dire solo che ci dispiace tanto e passare ad altro, va bene? Dunque, siete passati ad altro, voi? Perch&#233; noi s&#236;&#8221;. <\/p>\n<p>E qui &#232; intervenuto il dio laico-umanista dei media liberali. Il Times e tutti gli altri che avevano spacciato per vera la versione dei neocon e di Saakashvili sono stati salvati dall&#8217;ammettere il loro colossale fallimento da un disastro ancora pi&#249; grande, il peggiore disastro che abbia colpito questo paese dall&#8217;11 settembre: il crollo dell&#8217;economia globale. Le preghiere di qualcuno sono state ascoltate. Uno dei segreti pi&#249; grandi del regno della preghiera &#232; quanto siano comuni questi bisbigli &#8220;Spero che venga un disastro a salvarmi&#8221;. Per esempio, quando andavo all&#8217;universit&#224; ogni volta che si avvicinavano gli esami finali volevo essere investito da un&#8217;auto. Gli esami finali significavano affrontare l&#8217;insostenibile vergogna di quattro mesi buttati via. Cos&#236; mi mettevo le cuffie, mi tuffavo dal marciapiede e saltellavo per le strade trafficate di Berkeley come un setter irlandese, aspettando di finire spiaccicato sul finestrino del furgone Volkswagen di qualche hippy. Se voleva dire passare i prossimi anni attaccato a un respiratore a me sembrava un affare onesto. Ma gli hippy, con il loro folle rispetto per i pedoni, non volevano collaborare. Come l&#8217;apocalisse cristiana, quel mega-disastro che mi avrebbe salvato dal mio mini-disastro privato non arriv&#242; mai.In questo senso il Times e tutti i tifosi di Saakashvili sono stati fortunati: il furgone Volksvagen che non mi ha mai tirato sotto durante la settimana degli esami ha azzerato la tranquillit&#224; finanziaria del pianeta, risparmiando ai grandi nomi del giornalismo l&#8217;imbarazzo di ammettere il loro fallimento. E le inconfondibili prove di questo fallimento continuano ad arrivare: oggi, per esempio, Reporter Senza Frontiere <a href=\"http:\/\/www.rsf.org\/article.php3?id_article=29031\">ha messo la Georgia <\/a>agli ultimi posti del suo indice per la libert&#224; di stampa: ben dopo paesi tristemente noti per il loro dispotismo come il Tagikistan, il Gabon e perfino il cattivissimo Venezuela di Ch&#225;vez. Dunque, grazie [NOME DI ESSERE ONNISCIENTE] per il crollo finanziario, perch&#233; anche se potr&#224; significare il licenziamento di molti dei redattori e dei giornalisti che hanno taroccato la storia della Georgia ho come la sensazione che mentre faranno la fila per un piatto di minestra, tra qualche mese, penseranno comunque con sollievo: &#8220;Non avere un tetto sulla testa &#232; una rottura, ma &#232; un piccolo prezzo da pagare per avere evitato la vergogna colossale che stavo per affrontare per la storia della Georgia. Grazie, depressione globale! Hai fatto felice questo giornalista!&#8221; <\/p>\n<p><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.thenation.com\/doc\/20081103\/ames\/print\">The Nation <\/a>      <br \/>Originale pubblicato il 22 ottobre 2008 Manuela Vittorelli &#232; membro di <a href=\"http:\/\/www.tlaxcala.es\/\">Tlaxcala <\/a>, la rete di traduttori per la diversit&#224; linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l&#8217;integrit&#224; e di menzionarne gli autori e la fonte. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#160; di Pino Cabras &#8211; www.Megachip.info La guerra fredda che non c&#8217;era di Mark Ames &#8211; da &#171;Mirumir 2.0&#187; &#8211; http:\/\/mirumir.altervista.org\/ Forse non ve ne siete accorti, ma un paio di settimane fa il New York Times ha pubblicato una storia che contraddiceva completamente la versione perfezionata per due mesi di fila, una versione che stava trascinando l&#8217;America in una nuova guerra, una cosiddetta &#8220;Nuova Guerra fredda&#8221;. 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