Crisi del 29 – Crisi attuale, una storia di due depressioni

 

di

Felice Capretta

Due professori di economia mettono in parallelo la crisi del 29 e la crisi attuale, per concludere che la crisi attuale sembra essere peggiore della crisi del 1929, in particolare se si guardano i dati su base mondiale anzichè prendere in considerazione i dati dei soli USA.

Sono Barry Eichengreen , professore di Economia e Scienze Politiche a Berkeley nonchè ex Senior Policy Advisor al Fondo Monetario Internazionale (nientemeno!) e Kevin H. O’Rourke , professore di economia al Trinity College di Dublino.

Agli affezionati lettori di Informazione Scorretta proponiamo una traduzione pressoche’ completa.

Crisi del 29 vs crisi attuale: spesso si confrontano i due periodi.

In questo articolo, due economisti storici di pregio mostrano che il mondo si sta contraendo in un modo simile alla crisi del 1929. In effetti, la produzione industriale, il commercio ed i mercati azionari in tutto il mondo stanno crollando più rapidamente che nel 1929-1930. Fortunatamente, la risposta politica ad oggi è di gran lunga migliore.

(NDFC: a nostro avviso, invece, la risposta politica è pericolosa e dannosa!)

I paralleli tra la Grande Depressione degli anni 30 e la attuale crisi economica sono stati ampiamente sottolineati.

Paul Krugman ha comparato la caduta della produzione industriale a partire dai picchi della metà del 1929 e del tardo 2007, mostrando che questa volta è stata più soft.

Su questa base, (Krugman) si riferisce alla situazione attuale chiamandola “la mezza Grande Depressione”, con il suo caratteristico humor nero. Il grafico Four Bad Bears” che confronta il Dow Jones nel 1929-30 e lo S&P 500 nel 2008-9 ha avuto ampia circolazione, e mostra che il mercato azionario americano è caduto tanto velocemente quanto nel 1929-1930.

Comparare le crisi del 29 e la crisi attuale per (tutto) il mondo, non solo per gli USA

La Grande Depressione fu un fenomeno globale. Anche se fu originata, in un certo senso, negli USA, si trasmise a livello internazionale dai flussi del commercio, dei capitali e dai prezzi delle materie prime.

Detto questo, nazioni differenti furono colpite in modo diverso.

Gli USA non sono rappresentativi delle loro esperienza.

La Crisi attuale è altrettanto globale, nonostante le speranze per Asia ed Europa. Sta crescendo la consapevolezza che gli eventi hanno preso una piega ancora peggiore fuori dagli USA, con cadute ancora peggiori nella produzione manifatturiera, export e prezzi delle azioni.

Effettivamente, guardando la figura 1 su un livello globale, il declino nella produzione industriale negli ultimi 9 mesi è stata come minimo altrattanto grave che nei 9 mesi seguiti al picco del 1929 (tutti i grafici in questo articolo tracciano gli andamenti a partire dai picchi nella produzione industriale mondiale, avvenuta nel Giugno 1929 e nell’Aprile 2008).

Qui, dunque, abbiamo una prima immagine di quanto il disegno globale offra una prospettiva differente, e peggiore, dei soli USA considerati da Krugman, che invece sottolineo’ una minor declino nella produzione industriale oggi rispetto ad allora (l’articolo di Krugman si riferisce agli USA soli, NDFC).


Figura 1. Produzione Industriale Mondiale (oggi – allora)

Fonte: Eichengreen and O’Rourke (2009).

 

Ugualmente, mentre la caduta del mercato azionario americano è partita nel 1929, i mercati azionari mondiali stanno cadendo ora più rapidamente che nella Grande Depressione (Figura 2). Ancora una volta questo è contrario all’impressione fornita da coloro che, basandosi sulla comparazione del solo mercato americano, suggeriscono che il crash attuale è meno serio del 1929.


Figura 2. Mercati azionari mondiali (oggi – allora)

Fonte: Global Financial Database.


Un’altra area in cui stiamo “sorpassando” i nostri predecessori è la distruzione del commercio.

Il commercio mondiale sta cadendo molto più rapidamente nella crisi attuale che nella crisi del 29 (figura 3) . Questo è particolamente allarmante vista l’importanza data dalla letteratura storica nel collegare la distruzione del commercio come un fattore consistente della crisi del 29.

Figura 3. Volume del commercio mondiale (crisi del 29 – crisi attuale)

 

Fonte: League of Nations Monthly Bulletin of Statistics


E’ già depressione.

Per riassumere, a livello globale le cose stanno andando ancora peggio che nella Grande Depressione, se si misura la produzione industriale, le esportazioni o le valutazioni finanziarie.

L’etichetta “Grande Recessione” potrebbe essere troppo ottimistica. Questi eventi sono della dimensione della depressione.

Detto questo, siamo solo da un anno dentro all’attuale crisi, mentre dopo il 1929 l’economia mondiale ha continuato a contrarsi per 3 anni. Cio’ che conta ora è che i governi fermino il declino.

Dunque ora ci occuperemo della risposta politica.

Risposta politica: allora e oggi

La figura 4 mostra una media pesata per il PIL dei tassi di sconto delle banche centrali di 7 nazioni. Come si puo’ vedere, in entrambe le crisi si è avuto un ritardo di 5-6 mesi prima che i tassi di interesse reagissero al passaggio del picco, anche se nella crisi attuale i tassi sono stati tagliati molto più rapidamente e partendo da un livello più basso (NDFC: i nostri affezionati lettori sanno già cosa pensiamo noi del taglio dei tassi come risposta alla crisi). C’e’ più carne al fuoco qui che la semplice differenza tra George Harrison (il governatore della Fed di allora, non il famoso dei Beatles, NDFC) e Ben Bernanke.

Le risposte della banca centrale sono state diverse a livello globale.


Figura 4. Tassi di sconto delle banche centrali (media 7 nazioni pesata per PIL)

Fonte: Bernanke and Mihov (2000); Bank of England, ECB, Bank of Japan, St. Louis Fed, National Bank of Poland, Sveriges Riksbank.

La Figura 5 mostra l’offerta di denaro per una media pesata per il PIL delle 19 nazioni che pesano per metà del PIL mondiale nel 2004.

Manifestamente, l’espansione monetaria è stata più rapida nell’innesco della crisi, nel 2008, piuttosto che nel periodo 1925-1929, il che ci ricorda che gli eventi di innesco non furono gli stessi.

Inoltre, l’offerta di moneta globale ha continuato a crescere rapidamente nel 2008, mentre nel 1929 si fermo’ ed ando’ verso un catastrofico declino.


Figura 5. Offerta di moneta, 19 nazioni

Fonte: Bordo et al. (2001), IMF International Financial Statistics, OECD Monthly Economic Indicators.

La figura 6 è la medesima fotografia per la politica fiscale, in questo caso per 24 nazioni. La misura nel periodo della seconda guerra mondiale è l’avanzo fiscale come percentuale del PIL.

I dati attuali includoono le provisioni del FMI per il 2009 e 2010. Come si puo’ vedere, il deficit fiscale si è espanso dopo il 1929 ma meno. Chiaramente, la disponibilità di fare deficit è notevolemente superiore.

Figure 6. Surplus nel budget del governo

Fonte: Bordo et al. (2001), IMF World Economic Outlook, January 2009.


Conclusioni

Riassumendo: il mondo sta attualmente affrontando uno shock economico in tutto e per tutto grande quanto lo shock della crisi del 1929-1930. Guardare semplicmente ai dati degli USA porta a sottostimare quanto allarmante sia l’attuale situzione anche in confronto al 1929-1930.

La buona notizia, naturalmente è che la risposta politica è molto diversa.

La domanda, ora, è se la risposta politica funzionerà.

Si conclude qui l’articolo. Inutile dire che la risposta politica, a nostro avviso, non è adeguata nè poi molto diversa dalla crisi del 1929, a differenza di quanto ritengono i due economisti. Inoltre si potrebbe sindacare sugli indici mondiali presi a riferimento.

Ciononostante, l’analisi è a nostro avviso interessante.

articolo originale apparso su Vox.
traduzione originale su Informazione Scorretta

(in caso di ripubblicazione si prega di mantenere attivi questi link alle fonti)

Fonte: http://informazionescorretta.blogspot.com/