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Il Quirinale ammette l’esistenza delle scie chimiche

set 3rd, 2010 | By admin | Category: News

 

Guardate un poco cosa scrive un rappresentante del Quirinale, rispondendo alla missiva inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da una cittadina preoccupata, ammettendo di fatto l’operazione di irrorazione velenosa delle scie chimiche (fare click sull’immagine per vedere ingrandita la scansione del documento originale).

Segretariato generale della Presidenza della Repubblica

Ufficio per gli Affari militari e Segreteria del Consiglio supremo di Difesa Roma
Gentile signora ***,

mi riferisco alla Sua lettera del 31 marzo 2010, fatta pervenire all’indirizzo del Capo dello stato. Nel merito di quanto prospettato, pur comprendendo le motivazioni ed il coinvolgimento morale ed emotivo che hanno originato la Sua istanza, devo mio malgrado informarLa che risulta impossibile intervenire su materie regolate da specifiche disposizioni di legge, la cui applicazione spetta ai competenti ministeri e su cui la Presidenza della Repubblica non può in alcun modo intervenire.
Premesso quanto sopra, La informo che la Sua istanza è stata nuovamente portata all’attenzione del competente Ministero della Difesa, per un sollecito esaustivo diretto riscontro.
Rammaricato di non poterLe fornire migliore risposta, Le invio i miei più cordiali saluti.
L’assistente militare per l’Aeronautica
Firma illegibile


Più chiaro di così? Possiamo concordare con quanto si legge sul sito tankerenemy la risposta è di fatto un’ammissione che è in atto una gigantesca operazione di natura strategico-militare. L’assistente militare per l’Aeronautica, infatti, non nega che il problema sussiste, bensì cita non meglio precisate "disposizioni di legge" (veniamo avvelenati in ottemperanza alla normativa vigente), demandando (non a caso) al Ministero della Difesa (!) una replica più esauriente. Nella risposta quindi non si tenta neppure di confutare o ridimensionare la circostanziata denuncia della scrivente sulle scie chimiche: siamo al cospetto di un riconoscimento ufficiale, né più né meno.

Del resto un’altra prova ancora più evidente della realtà del fenomeno delle scie chimiche purtroppo è stata mostrata dal cielo di ieri, azzurro in origine e poi diventato bianco a causa del passaggio di decine di aerei con scia bianca al seguito. Quanto osservato da me in Lombardia concorda con quanto mi riferisce un amico in Sicilia, dove l’attacco al cielo si è compiuto sul far dell’alba. D’altronde nei commenti all’ultimo articolo di tankerenemy si legge si simili operazioni compiute in altre parti d’Italia (in particolare a Modena e sulla Liguria).
Ieri, dopo giorni in cui le scie chimiche venivano irrorate quasi esclusivamente di notte o dietro le nuvole, gli avvelenatori si sono mossi allo scoperto, per qualche motivo tattico/strategico, militare e/o di controllo climatico a noi ignoto (non certo a fin di bene, altrimenti tali azioni sarebbe rese pubbliche); in effetti qualche tempo dopo la copertura totale ad opera delle scie che si intersecano si espandono e si sovrappongono, spesso arrivano delle nuvole.

Qui di seguito il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica che è stata all’origine di tale ammissione.

Al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
Illustrissimo Signor Presidente,
nel discorso augurale dell’anno passato, Lei ci ha invitati a non avere paura se non della paura stessa. Ci ha invitati a guardare in faccia la realtà, a parlare il linguaggio della verità che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio, determinazione e lungimiranza.
Ha detto, altresì, che non dobbiamo esitare ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo, guardando all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare della giustizia. La mia lettera, Signor Presidente, è la messa in atto del Suo gentilissimo invito.
Già tempo fa, precisamente nel mese di novembre 2008 e successivamente nel febbraio 2009, Lei ha ricevuto da parte mia due lettere per conoscenza, lettere inviate al Ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Non avendo la questione trovato una soluzione, mi rivolgo a Lei personalmente, ringraziandoLa fin d’ora per l’attenzione che vorrà gentilmente porre alla vicenda.
Da moltissimo tempo la valle in cui abito è sorvolata costantemente da velivoli non identificati. Vivo a (omissis) nei pressi di (omissis) Nel corso del giorno, vediamo e udiamo il rombo di decine e decine di aerei. Il traffico prosegue ininterrotto nelle ore notturne. Il mio paese non è situato nei pressi di un aeroporto. In tal modo la questione si complica e si ammanta di una patina di mistero. Non sono aerei di linea, né civili, né commerciali. Secondo i responsabili dell’aeroporto di Pescara, nonché dell’Enac e dell’Enav, la zona è attraversata solo da un paio di aerovie, le quali, fra l’altro, devono essere autorizzate. Questi aerei volano a bassa quota: possiamo distinguerne forma, colore (sono bianchi, assolutamente anonimi), udirne il rombo. Spesso volano a distanze ravvicinate, sovente s’incrociano, effettuano strane “inversioni a U”, formando dei cerchi o dei reticolati (sicuramente gli aerei civili o commerciali non effettuerebbero inversioni di direzione, se non in casi eccezionali!). Essi, inoltre, rilasciano una scia molto densa che nel corso delle ore, unita alle altre, copre il cielo e lo vela; successivamente le velature diventano nuvole, come da foto allegate. Eppure, secondo quanto affermato da uno studio che mi è stato inviato dalla stessa Aeronautica Militare, le scie dovrebbero verificarsi soltanto oltre gli 8.000 metri, mentre questi aerei volano chiaramente a quote inferiori.
Il Ministro La Russa dice non trattarsi di velivoli militari, poiché gli aerei che sorvolano la zona di Sulmona si spingono oltre gli 8.000 metri, mentre quelli da me citati volano generalmente a quote inferiori, sopra le nostre case, sopra le teste di ignari cittadini.
E comunque, se trattasi di aerei militari, mi è stato riferito che essi non potrebbero sorvolare centri abitati.
Si pone allora la domanda: “A chi appartengono questi aerei?”
Nessuno sa chi siano.
Sicuramente l’Italia non avrà concesso ad altri Paesi il permesso di sorvolare i nostri spazi per scopi imprecisati!
Sembra, invece, che aerei militari stranieri abbiano la libertà di sorvolare i nostri cieli senza offrire spiegazione alcuna. Lo stesso di Pietro, in relazione a tale argomento, ha riferito, in una trasmissione televisiva, che “I nostri spazi aerei, i nostri siti marini e terrestri, ancora oggi sono occupati da realtà militari non italiane. Non è possibile che altri decidano per noi, è una limitazione di sovranità”.
Nella mia seconda lettera, molto più incisiva e precisa della prima, chiedevo al Ministro La Russa di avviare un’indagine e di scoprire la natura, la provenienza, lo scopo di questi aerei. Dal Ministro non sono giunti, purtroppo, chiarimenti. Le allego le lettere, affinché possa farsi un’idea più esaustiva. Le chiedo, Signor Presidente, di occuparsi della questione, poiché è inammissibile ed incivile che un territorio sia sorvolato da aerei non identificati, che tali aerei, con le loro scie, coprano il sole e, infine, che noi cittadini si venga tenuti all’oscuro sugli scopi di tali attività. Il problema si pone nei seguenti termini: un velivolo rilascia la scia intorno agli 8.000 m. e con determinati valori di temperatura e di umidità. Tali aerei volano a quote più basse, per cui mi chiedo: “Se ciò che vediamo non è comune condensa, cos’è?”. Ho fatto analizzare alcuni campioni di cibo del mio orto, ritenuti fino a quel momento biologici. Sono stati evidenziati valori elevati di alluminio. Le allego il parere di un docente universitario e di un responsabile dell’Asl.
Anche in altri paesi italiani si vanno riscontrando, specialmente nell’acqua, livelli abnormi di alluminio, bario e altri metalli tossici. Qui nella valle ormai il clima è determinato dalle scie degli aerei. Essi generano le nuvole, essi le dissolvono. Non mi sembra faccenda di poco conto, soprattutto perché ciò accade, ormai, nella totalità del territorio italiano. Di quali modificazioni climatiche ci parlano i media? Di quelle naturali o di quelle provocate dall’uomo? Esperimenti di inseminazione delle nubi si svolgevano già negli anni 50 del secolo scorso.
Esistono centinaia di brevetti riguardanti il controllo climatico. I primi sono vecchi di 80 anni:
1338343 – 1920 – Procedimento ed apparato per la produzione di intense nuvole nebbie o foschie artificiali [Process And Apparatus For The Production of Intense Artificial Clouds, Fogs, or Mists]
1619183 – 1927 – Procedimento per la produzione di nuvole di fumo da aerei in movimento [Process of Producing Smoke Clouds From Moving Aircraft]
1665267 – 1928 – Procedimento per la produzione di nebbia artificiale [Process of Producing Artificial Fogs]
1957075 – 1934 – Equipaggiamento per l’irrorazione aerea [Airplane Spray Equipment]
2409201 – 1946 – Mistura per la produzione di fumo [Smoke Producing Mixture]
2476171 – 1945 – Generatore di fumo schermante [Smoke Screen Generator]
2550324 – 1951 – Procedimento per il controllo climatico [Process For Controlling Weather]
2582678 – 1952 – Apparato per la disseminazione di materiali dagli aerei [Material Disseminating Apparatus For Airplanes]
Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, nel 2000 sono state circa 26 le nazioni che hanno condotto sperimentazioni di alterazione climatica, fra cui l’Italia con il “Progetto pioggia” della Tecnagro. Mi sorge allora il dubbio che quegli aerei non siano stranieri ma italiani e che stiano tentando di modificare il clima nella nostra vallata, non solo, dell’Italia intera.
A tal proposito, nessuno ci ha chiesto il parere; non ho ricordo di un referendum sulle manipolazioni climatiche.
Dove si è nascosta la corretta informazione nel nostro Paese? C’è poi da considerare il rovescio della medaglia. I metalli utilizzati per provocare o ridurre le piogge cadono sulle nostre teste, sui nostri suoli. Chi sta monitorando le conseguenze sulla salute di uomini, animali, piante? Quei metalli li ritroviamo nel piatto, come si evince dalle analisi allegate. Qui nella valle c’è stato un aumento di patologie: difficoltà respiratorie, otiti, dolori articolari e altro ancora. E le conseguenze sull’ambiente? A cosa andiamo incontro? E se gli smottamenti idrogeologici fossero una conseguenza di tali attività?
Mi auguro vivamente Lei voglia prendere in considerazione la questione ed intervenire. Le ricordo che alcuni Onorevoli, nonché Ministri, fra cui Di Pietro, Martino, Brandolini, hanno già presentato interrogazioni parlamentari, alle quali non è stato dato, purtroppo, credito.
E questo mi sconcerta!
Come si può non dar credito all’evidenza? A ciò che persino un bambino vede accadere nei cieli?
Le allego la documentazione. Le allego altresì alcune foto, da me scattate, che lasciano intravedere chiaramente la gravità del fenomeno. In attesa, Le rivolgo un cordiale saluto e La ringrazio nuovamente per la cortese attenzione.
…………., 31 marzo 2010
Lettera firmata

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L’ ALLEANZA TRA IMPRESE E SERVIZI SEGRETI DIVENTA UFFICIALE

set 3rd, 2010 | By admin | Category: News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una notizia di fine luglio, che ha avuto un rilievo molto limitato sui media, riguardava il patto di collaborazione tra il servizio segreto di sicurezza interna, l’AISI (ex SISDE), e la Confindustria per la tutela del know-how di piccole e medie imprese dotate di un particolare patrimonio tecnologico. Secondo il pretesto ufficiale, l’AISI si dovrebbe incaricare di attuare una mappatura di tutte le imprese da mettere sotto protezione nei confronti dello spionaggio industriale. La notizia appare un’enormità, dato che la Confindustria è un’organizzazione privata e di categoria. Figuriamoci che polemica scoppierebbe se la CGIL, o anche un partito politico, potessero intrattenere ufficialmente rapporti diretti con i servizi segreti. (www.oipamagazine.eu/)
La spiegazione dell’arcano ce l’ha fornita un solito noto, Giuliano Amato, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Craxi, varie volte ministro del Tesoro, poi due volte Presidente del Consiglio, infine ministro degli Interni dell’ultimo governo Prodi; attualmente Amato è megadirigente (senior advisor) della Deutsche Bank, ed ora è stato nominato responsabile anche delle celebrazioni ufficiali per i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia (forse proprio perche è della Deutsche Bank). Giuliano Amato, sempre alla fine di luglio, su un articolo pubblicato da “Il Sole-24 ore”, rivendicava a se stesso la paternità e la teorizzazione di questo tipo di “strana accoppiata”tra imprese e servizi segreti. (http://sottoosservazione.wordpress.com )
Giuliano Amato ha attuato questa rivendicazione nei soliti toni ipocritamente umili e dimessi che gli sono propri, dato che si è limitato ad attribuirne il “merito” al governo Prodi, promotore della legge 124/2007. Questa legge tratta dei servizi segreti e del segreto di Stato e, all’articolo 6 comma 2 ed all’articolo 13 comma 1, estende di fatto alla sfera imprenditoriale privata la tutela di quel segreto e di quella protezione, in nome delle generiche categorie degli "interessi dell’Italia" e della "pubblica utilità". L’articolo 261 del Codice Penale punisce la violazione del segreto di Stato con una pena non inferiore a cinque anni, quindi si tratta di un bel messaggio lanciato a chi pensi di disturbare gli interessi privati. La Legge 124/2007 è reperibile sul sito del Parlamento italiano. (webcache.googleusercontent.com )
Dato che era per l’appunto Amato il ministro degli Interni di quel governo, la legge in oggetto può ritenersi una sua creatura, come del resto tante altre creature, in particolare l’Antitrust ed il Trattato di Lisbona. Ora Amato sta progettando anche un "Fondo Monetario Europeo", cioè un FMI in versione europea, che possa sottrarre ai governi nazionali anche la sovranità fiscale, oltre a quella monetaria. A prima vista questa legge appare un nonsenso, dato che niente ha mai impedito ai governi di individuare dei settori economici strategici e di metterli sotto protezione dei servizi segreti. Il fatto nuovo, e inusitato, è che un governo non solo tolleri, ma addirittura promuova una diretta collaborazione tra interessi privati e servizi segreti, senza imporre la mediazione propria o di altri organi istituzionali, al massimo riservandosi il solito "controllo" a posteriori. Tutto ciò avviene in nome della "tutela dell’interesse nazionale" (un ombrello buono per ogni circostanza). La 124/2007 costituisce di fatto la legalizzazione e la ufficializzazione di rapporti tra servizi segreti e affari; rapporti che, con tutta evidenza, non sono nati alla fine del luglio di quest’anno, e neppure nel 2007, ma si verificavano da molto prima, o da sempre.
Se ad un magistrato dovesse risultare che esponenti della Confindustria e personale dei servizi segreti hanno avuto una serie di contatti, questi non dovranno più offrirne spiegazioni imbarazzate, ma potranno avvalersi di una legge che consente e incoraggia queste pratiche. Ciò potrebbe costituire un ottimo alibi anche per Tronchetti Provera e per la vicenda dello scandalo intercettazioni della sua Telecom; quindi potrebbe anche non essere un caso che questa legge sia stata varata proprio l’anno dopo dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria a riguardo. Non si tratterebbe comunque di una legge ad personam per Tronchetti Provera, ma solo di uno scudo protettivo e preventivo per altri affaristi privati che dovessero trovarsi nelle sue condizioni. Alla Confindustria -un’associazione privata e di categoria – viene perciò assegnato una sorta di ruolo istituzionale.
Risulta ovvio che questa copertura del segreto di Stato nei confronti dei rapporti impresa-servizi segreti serve a coprire anche altri tipi di comportamento, che vanno oltre il controspionaggio, e persino ben oltre lo spionaggio. In altre parole, cosa rimane della “libera concorrenza”, una volta che imprenditori e agenti segreti possono intrattenere degli stabili rapporti affaristici? Cosa potrebbe trattenere gli affaristi dall’uso di mezzi illegali, dato che ci sarebbe sempre il segreto di Stato a coprire tutto? Cosa impedisce di “creare” letteralmente dal nulla delle figure di "imprenditore" o di “manager”, per imporle al divismo dei media ed alla leadership delle imprese?
La domande sono ingenue, dato che lo stesso Amato, nel suo articolo, ci fa capire che questo tipo di relazioni tra affaristi e polizie segrete c’è sempre stato, ed il problema non era certo quello di impedirlo, ma di tutelarlo, attraverso il segreto di Stato, dalle denunce pubbliche e da eventuali indagini giudiziarie di magistrati non controllati dai servizi segreti. I media etichettano come “teorico della cospirazione”, e come paranoico, qualsiasi semplice cittadino che si permetta di dubitare dell’esistenza del dio Mercato e del suo potere esclusivo sulle vicende affaristiche. Meno male che ci sono i potenti ed i privilegiati come Amato che possono liberamente discutere di tutto sulle colonne de “Il Sole-24 ore”, così anche i comuni mortali possono origliare qualcosa.
Certo, uno come Amato deve saperne parecchio di rapporti tra affari e servizi segreti e, forse, quando e se ne avrà voglia, ci spiegherà anche come ha fatto uno come lui a passare dal Partito Socialista alla dirigenza di una delle più grandi banche del mondo.

Fonte: www.comidad.org
Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=372



11 settembre : Il miracolo di Portland

set 2nd, 2010 | By admin | Category: News

 

Nella preparazione di alcuni materiali che pubblicheremo per l’11 di settembre, sono emersi alcuni dettagli che offrono una nuova riflessione sulla curiosa epifania della cosiddetta “versione ufficiale” dei fatti.
Come molti ricorderanno, uno degli aspetti più paradossali della vicenda fu il viaggio compiuto da Atta e Al-Omari da Boston a Portland, nel Maine, il 10 di settembre. Su questo argomento, e sul carnevale di contraddizioni che ne sono emerse, David Ray Griffin ha scritto un divertente articolo, nel quale mette in evidenza i continui “aggiustamenti” apportati alla versione ufficiale per tenere in piedi una storia completamente priva di senso.
Nessuno infatti ha mai saputo spiegare perchè i due terroristi, che dovevano dirottare un aereo in partenza da Boston il mattino seguente, siano andati fino a Portland il giorno prima, prendendo poi una coincidenza talmente stretta con il volo di Boston, il mattino seguente, da rischiare di mandar a monte tutto il piano. Di fatto, la valigia di Atta non fece in tempo ad essere caricata sul volo in partenza da Boston, e se il volo di ritorno da Portland avesse tardato solo di un’ora, nemmeno Atta e Al-Omari sarebbero riusciti a salire su AA11, e quindi a dirottarlo. (Vi immaginate che figuraccia, gli attentati dell’11 settembre con una sola Torre colpita?)
In realtà, abbiamo capito tutti benissimo perchè i due abbiano fatto questo strano viaggio: senza questa “variante” sul programma, …
… la valigia di Atta non sarebbe mai potuta ”restare a terra” a Boston, e quindi gli investigatori non avrebbero mai potuto trovare gli “indizi” che ci avrebbero portato alla rapida identificazione di tutti i terroristi. (Regola n. 1 del terrorista provetto: porta sempre con te una valigia contenente un Corano, un testamento, una divisa della American Airlines e un manuale di volo dei Boeing 767. Così se per caso la polizia ti ferma per strada, mentre vai all’aeroporto, tu dici che di lavoro fai l’assistente di volo, che il testamento lo porti sempre dietro per scaramanzia, e che i manuali del Boeing ti servono durante il volo per far ripassare al comandante le procedure di atterraggio. E se ti chiede anche a cosa serve il Corano, tu digli che lo usi sempre come ispirazione prima di andare a puttane, farti di coca e giocare d’azzardo).
Non solo il motivo del “viaggio” a Portland è evidente, ma sappiamo anche che l’FBI, quando si cimenta nel disseminare “indizi” di questo tipo, tende spesso ad esagerare (basti pensare alla quantità industriale di documenti di identità dei terroristi che sono emersi dalla buca – altrimenti vuota – di Shanksville: roba da aprire un locale ufficio dell’anagrafe per espatriati sauditi). Nel caso di Portland i nostri federali hanno pensato bene di “supportare” la presenza di Atta e Al-Omari con la serie di immagini, ricavate dalle telecamere di sicurezza, che ci mostrano i due futuri martiri bighellonare come turisti qualunque nella cittadina del Maine, la sera del 10 settembre.
Fra le 20 e le 21 i due compaiono davanti alle telecamere di un locale Pizza Hut. Alle 20:31 le loro immagini vengono registrate da un bancomat della KeyBank. Alle 20:41 da un altro bancomat della Fast Green, alle 21:15 si vedono i due che fanno benzina da Jet Smart, e infine alle 21:22 l’immagine di Atta viene catturata da una telecamera del Wal-Mart di Scarborough.
E qui scatta la riflessione di cui parlavamo all’inizio: secondo voi, come ha fatto l’FBI a recuperare tutte queste immagini, in soli 3 giorni di tempo? A Portland – come in tutte le altre città americane – ci sono ormai telecamere di sicurezza dappertutto. Ogni singolo negozio, ogni locale pubblico, ogni ristorante, pizzeria, drogheria, distributore di benzina, supermercato, farmacia, fruttivendolo, negozio di ottica, di calzature, di alcolici, di elettrodomestici, di tendaggi, eccetera eccetera… ha come minimo mezza dozzina di telecamere che sono in funzione 24 ore su 24. Se qualcuno ha voglia di fare i conti, io con le iperboli non sono mai stato pratico.
Come faceva l’FBI a sapere che Atta e Al-Omari avessero mangiato proprio da quel particolare Pizza Hut, quella sera, e non ad esempio dal McDonald’s che sta dall’altra parte della città? O in uno qualunqe delle centinaia di posti di ristoro che ci sono fra le due località? Come facevano a sapere che i due avessero fatto benzina proprio a quel distributore di Jet Smart, quella sera, e non ad esempio a quello della Exxon che c’è di fronte?
Non potevano saperlo, ovviamente, perchè “le foto ancora non le avevano viste”.
Questo vuol dire che, per aver scovato quelle immagini, qualcuno all’FBI deve essersi guardato tutte le registrazioni di tutte le videocamere di sicurezza che sono in funzione in tutti i locali pubblici della città. Roba da iniziare oggi e finire nel 2057, dopo aver subito almeno tre esaurimenti nervosi e quattro operazioni di sostituzione totale della cornea.
Tutto questo, naturalmente, non stride nemmeno un pò con il fatto che nessuno sia invece riuscito a rintracciare una sola immagine dei 5 terroristi che si imbarcano all’aeroporto di Boston. In quel caso il volo lo conosci, la porta di imbarco la conosci, il percorso dal check-in all’imbarco lo conosci, e quindi le telecamere da analizzare sarebbero al massimo una ventina.
Che dite, troppo facile? Sarà forse per quello che non ci hanno nemmeno provato?

Massimo Mazzucco
VEDI ANCHE: I 19 assi del cielo

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ATENE BRUCIA, IL MONDO TACE

set 2nd, 2010 | By admin | Category: News

DI LUCA PAKAROV
rollingstonemagazine.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il 24 giugno, giorno dell’uccisione di un funzionario del ministero degli interni per un pacco bomba, i controlli intorno al quartiere Exarchia di Atene sono aumentati. Si noti bene intorno, non dentro. Già perché qui la polizia per intervenire deve essere scortata dai Mat, dei gruppi speciali antisommossa inclini a metodi poco ortodossi, che in verità si addentrano solo quando il governo sollecita dei raid, degli arresti mirati, di solito i giorni successivi alle grandi manifestazioni che ormai si ripetono settimanalmente. Le esplosioni, e non solo ad Atene, negli ultimi mesi si sono moltiplicate, per molti sono state il trampolino per una nuova strategia di lotta, un passo in più verso uno scenario che nessuno si azzarda a chiamare guerra civile ma che, da come mi descrivono il prossimo futuro alcuni ragazzi del giardino autogestito fra via Trikoupi e Metaxa, non è troppo dissimile. Uno studente del politecnico che dice di chiamarsi Evgenios si spinge più in là e parla di armi, armi rubate alla polizia, armi arrivate dalla frontiera, sia come sia, armi che sono nel quartiere e di certo non custodite nella teca di un collezionista.
Settembre ottobre. In ogni chiacchierata avrò sempre la stessa conferma, settembre ottobre, come termine ultimo di questa mezza tregua con il potere, settembre ottobre come termine primo di quella rivolta che ha però la sensibilità di non compromettere l’unica azienda funzionante, quella del turismo. Inteso che ciò garantirà ai dimostranti un appoggio maggiore degli isolani.
Da quando sono qua ho incontrato diversa gente dell’Exarchia, gli studenti tendono a fare un quadro complicatissimo dei rapporti di forza fra i sindacati del privato Gsee e quelli del pubblico Adedy, l’EEK, il partito Operaio rivoluzionario greco e il KKE, partito Comunista greco, i gruppi anarchici e quelli solo simpatizzanti, unico denominatore comune, oltre al settembre ottobre di prima, rimane il disprezzo per le famiglie Papandreu e Karamanlis, i due clan che si sono alternato il potere nelle ultime decadi. Per un attimo, ogni volta che ascolto certi nomi di partito, mi sembra di essere piombato in altra epoca, ad anni luce da PD ed Italia dei Valori! L’Exarchia è il quartiere dove circa un anno e mezzo fa è stato ucciso il quindicenne Alexis Grigoropoulos, è il quartiere che molti media si sforzano di definire il più caldo d’Europa, nugolo di anarchici e no-global. L’Exarchia la puoi riconoscere anche dalla polizia appostata nei crocicchi alberati che ne delimitano il perimetro, poco fa, un’ora fa, prima che cominciassi a scrivere, i Mat erano in via Asklipiou, a gruppi di tre, con la loro divisa verde, il fucile per i lacrimogeni e lo scudo antisommossa. C’è anche un furgone blindato da cui gli agenti salgono e scendono. Chiedo ad un edicolante se sia normale. E’ normale, le provocazioni dei Mat sono all’ordine del giorno, mi dice, il quartiere vive in pace ma se volessero fare anche solo una multa dovrebbero intervenire in dieci. E non ne uscirebbero.
La scena ricorda alcune foto degli anni ’70, sotto il regime militare, che si possono scorgere fra le migliaia di manifesti con cui sono tappezzati i muri del quartiere e che sembrano avvisare una deriva che se molti temono, altri si auspicano. Da un lato e dall’altro. Già perché arrivati a questo punto c’è da aggrapparsi a qualcosa e la sommossa, anche se può uccidere, è fede e gioia, il benessere presunto non conduce alla pace come si è scoperto, l’unica vera pace è interiore e questo tipo di benessere che si espande ad orologeria non la annovera fra i suoi valori fondanti. Ma d’altronde, in cosa si dovrebbe sperare, nell’America, nella Russia, nell’ecologia? Da qui ci vuol poco a capire che siamo spacciati, tutti, visto che autentici piani d’emergenza non ce ne sono. Sicché pragmatismo e fede, paradossalmente, nei greci diventano un unico critico corpo solo.
Questo stato di cose complica abbastanza la convivenza. Ma per le strade regna la calma, si gioca a scacchi, alla dama, al tris, in alcune vie ci sono tavoli da pingpong, nella piazza Exarchia c’è un canestro con cui si sfidano improbabili cestisti, uno con la cresta ed un capellone contro due ragazze con sandali, gonnellino e leggings scuri. Un uomo appartato in un angolo suona la sua chitarra, sopra, legato a due alberi, un manifesto pieno di segni ellenici di cui comprendo solo il simbolo anarchico. Un perfetto e funzionante caos da cui emerge una rilassatezza inquietante perché, comunque, ad ascoltare loro, presto accadrà il grande boom, a settembre ottobre. E lo si capisce per come mi accolgono, per la voglia che hanno, tutti, di raccontare come le cose stanno veramente, lo straniero è ben venuto perché qui, quello che di più serve, sono testimoni. A questo quartiere vorrebbero staccare la spina, spegnere la voce, ci hanno provato con la perizia balistica sul proiettile che ha colpito Alexis, di rimbalzo, per difesa hanno detto, e senza pensarci due volte la gente è scesa in strada ed ha appiccato il fuoco ad automobili e negozi. Curioso è il fatto di come un figlio della ricca borghesia ateniese (la famiglia di Alexis possiede una nota gioielleria a Kolonaki e vive in uno dei quartieri esclusivi della città) sia diventato il simbolo di un movimento anarcorivoluzionario. Facile dedurre che si sia trattata della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
In pochi mesi ha scioperato ogni tipo di lavoratore, pescatori, contadini, piccoli imprenditori, impiegati, professori, ospedali, banche, uffici pubblici e via dicendo. Capisco insomma che è la tranquillità malinconica dell’equilibrista prima dello spettacolo, che prima o poi, a settembre ottobre mi ripeto anch’io, se ne vedranno delle belle. Anche questa è una caserma che si sta preparando al peggio, giocando a basket. Gli eruditi, le piattole che gridano al buon senso sono rintanate sotto l’Acropoli e nel quartiere Kolonaki. Parola di Georgios, attivista di uno dei mille gruppi anarchici della città che mi invita a una birra. Gli racconto che tempo fa su l’Unità ho letto l’intervista a uno scrittore greco che li definiva “figli degeneri senza progetto ed idealità”. Georgios mi risponde che oggi non servono ideali o progetti insurrezionalisti per dar fuoco a banche o a case di politici. Come dargli torto. In effetti si cerca di farli passare per una manica di svitati ma poi, quando ti siedi solo in un bar, poco a poco si viene inglobati in una tavolata numerosa, in cui non manca un professore universitario, un ricercatore, uno appena tornato dall’India. E’ come se ti volessero lasciare una preziosa eredità. Ti raccontano mille storie, vogliono sapere come va da noi, si gioca a ribasso sulle mille scempiaggini dei rispettivi governi ed io, come italiano, ho delle buone carte, ma, pare impossibile, qui non bastano per vincere. Prostituzione e corruzione, certo, potere e clientelismo, concussione, come no, ma il piatto lo vince comunque l’omicidio di stato, argomento granitico di ogni buon greco dell’Exarchia. Oh, sia chiaro, anche da noi viene praticato continuamente, ma è difficile render conto del motivo per cui non mettiamo a ferro e fuoco una città. Almeno che non ci sia il calcio di mezzo, voglio dire.
Ho l’impressione che tutti sappiano chi io sia, anche se non sono nessuno, sanno cosa stia facendo qui anche se di preciso non so nemmeno io cosa sto cercando ad Atene. Che io intenda solo tre parole di greco li rassicura anche se, nei primi di luglio, il capo della polizia italiana Manganelli è venuto a rovinarmi la piazza, con un vertice sul terrorismo. Ma un infiltrato della polizia non regge tante birre.
Ho un appuntamento in piazza Exarchia, alle 11 di mattina. La mia stanza è poche strade più a valle, in via Ipirou. Kalatami arriva puntuale, mi dà la mano, vuole farmi vedere alcune cose della città. Ho conosciuto Kalatami qualche sera prima, lui serviva nella taverna in cui mi ero fermato con un amico e dove fui partecipe di una piacevole scenetta: due signore dall’aspetto distinto parlano di crisi e di denaro, è il mio amico a tradurmi ma il nocciolo è che le signore in questione sono concordi con la politica di ristrettezze di Papandreu, la necessità che tutti paghino i misfatti di pochi. Kalatami, che non ha molti tavoli da servire, ad un certo punto sbotta, roteando i piatti sporchi che ancora tiene in mano spiega che fino a sei mesi prima lui lavorava come tutti gli altri, che ha studiato per fare l’informatico ed ora è tornato a servire nei ristoranti, lui ha una famiglia, due figli da sfamare e non posside di certo tre o quattro case nel Kolonaki (il quartiere bene dietro al parlamento in cui molti appartamenti sono di politici o familiari di politici) spiega che le banche non hanno concesso più credito alla sua impresa per permettersi gli appalti più importanti, insomma è sulla strada, o quasi. Le due signore rimangono a bocca aperta, sono spaventate anche perché il tono di Kalatami è salito fino quasi a gridare. Chiedono frettolosamente il conto ma Kalatami non le fa pagare, si scusa per la sua impulsività. Il proprietario della taverna che scoprirò essere suo zio, lo chiama dietro in cucina. Quando esce Kalatami ci guarda, fa un sorriso e dice, alla prossima mi caccia via. Poi si accende una sigaretta. Ecco il mio tipo.
Kalakatami fisicamente assomiglia un po’ al Katsimbalis di Herry Miller nel Colosso di Marussi. E’ forte ed agile. Non ha una religione e nemmeno una bandiera politica. La storia di Kalakatami in sé non ha nulla di eccezionale di questi tempi, l’impresa dove lavorava creava software per notai, poi l’azienda ha chiuso. E lui è tornato alla taverna dello zio per fare il cameriere: guadagna 40 euro per dieci ore giornaliere e si ritiene fortunato. Amen.
Per prima cosa mi conduce al Keramikos, la necropoli, qui ci sono i nostri antenati, ma poi mi fa attraversare due strade, Pireos e Agesilaou, e ci troviamo nel nuovo Keramikos: un quartiere cinese, né più né meno. E allora? Come allora? Ecco la nostra identità oggi, il mio accompagnatore ce l’ha con gli stranieri, ne sono entrati troppi, e tutti fanno affari sulle spalle dei greci. Il governo non fa nulla. I turchi oltrepassano continuamente il nostro spazio aereo e il governo prega la Casa bianca di intervenire. Va beh, dico io, passiamo oltre, e per ripicca al mio scetticismo mi porta a mangiare in un ristorante di un suo amico lì vicino. Pago io ed ordina l’impossibile. Il conto è spaventoso ma il fatto che mi abbia fregato mi rende Kalakatami più prossimo e più simpatico.
Da lì, il pomeriggio, il terribile pomeriggio assolato di Atene, il caro Kalakatami non trova niente di meglio che guidarmi in alto sul monumento di Filipappo, un monte a sud dell’Acropoli, mentre saliamo ci fermiamo cinque minuti a pregare davanti la supposta cella di Socrate, poi su in cima mi indica quello che secondo lui è il miglior panorama di Atene, là il Pireo, poi tutti gli altri quartieri, se tutta questa gente si ribellerà, sarà l’inferno. A settembre ottobre.
Seguimi sull’Acropoli e io mi rifiuto, dico che ci sono già stato, che l’unica cosa che mi interessava era il Peripatos, la strada che aveva illuminato tante menti eccelse della Grecia ma che, a mio dire, ha esaurito il suo influsso, e argomento dicendo che gli Dei se ne sono andati e gli spiriti di Aristotele o di Crizia si rifiutano di dispensare saggezza a tutti gli idioti subumani che pagano il biglietto per passare di là. Kalakatami mi guarda male, poi gli dico che ho percepito la loro assenza perché io sono uno dei pochi al mondo che merito quell’esperienza mistica. Va beh, risponde, passiamo oltre.
Poi Kalakatami mi chiede di Malesani, che fine ha fatto? Ha allenato il Siena, è retrocesso. E’ un buon allenatore dice lui. Lo pensi tu, rispondo. E’ un buon allenatore, è un mio amico, un giorno gli ho servito un’orata con patate. Spero che non gli abbia fatto pagare quello che è costato a me il pranzo. Certo che no. Allora è un buon allenatore. E così, in crescendo, si passa da un argomento all’altro, mi fa sapere, mentre ci dirigiamo verso la stazione metro Acropoli, che i tre morti alla Marfin Bank negli scontri del 5 maggio erano stati obbligati a lavorare per non essere licenziati. Che la banca era priva di ogni sistema antincendio. Mi sembra pochino per arrostire tre poveri cristi però, come dice lui, questa ormai è una guerra. Atene che fino a quel momento era una delle poche metropoli che non mi aveva trasmesso quella bassa frequenza di allarme che ovunque riscontro, per la prima volta da quando sono qua, mi spaventa, la leggerezza con cui Kalakatami usa la parola guerra mi innervosisce. Il Rubicone è stato attraversato, e se da una parte si è sempre pronti a parlare di cambiamento a qualsiasi costo, quando ho di fronte il fatto concreto, chissà prossimo, mi viene voglia di temporeggiare, di mettermi a tavolino. In altre parole scopro d’essere un codardo. Desidero tornare nella cella di Socrate ma ormai siamo a Omonia stazione.
Ci dirigiamo verso nord, Kalakatami ha il suo buon da fare per raccontarmi i cambiamenti della città, finché non arriviamo davanti al museo archeologico nazionale. Vuole farsi un giro Kalakatami che è un po’ che non ci va, tanto pago io. E al museo, come mi annoiai la prima volta con spade, maschere d’oro, collane, e poi statue di bronzo e di marmo, Agamennone e Poseidone, il cazzo di Schliemann che regalava alla moglie gli ori di Micene, mi annoio anche la seconda. Ma Kalakatami ha in testa un suo piano pedagogico preciso, la sua dottrina prevede il contrasto fra il lucente passato ed il putrido presente, così appena fuori prende a sinistra, poi ancora a sinistra e mi trovo nell’inferno. Nella via Tositsa che fiancheggia le mura del museo, c’è un florido mercato di eroina. Mi avverte che anche la via 3rd Septremvriou è così, che poi è vicino a dove dormo, mi fa sapere che gli junky sono stati cacciati dagli abitanti dell’Exarchia ma la polizia non fa nulla per allontanarli dal centro, che stanno aumentando a vista d’occhio con la crisi, che anche questo è – scontato – un piano del potere per fiaccare le coscienze. Non gli do torto ma nemmeno ragione.
Da lì si risale verso l’Exarchia ma bisogna stare attenti perché sandali e siringhe non vanno d’accordo, nessuno in compenso si avvicina a chiederci soldi e sigarette non tanto per me quanto per le spalle di Kalakatami. Su in cima, prima di entrare nel quartiere, i soliti posti di blocco dei Mat, un checkpoint in piena regola. Una barriera, un muro, un filo spinato di uomini verdi.
Il mio amico sgrana un komboloi verde, una specie di rosario laico, lo usa per non fumare. Me lo dona. Lo ringrazio ma l’avviso che continuerò a fumare, allora mi guarda di traverso amareggiato e mi domanda se non vogliamo per caso cenare in un ristorante di un suo amico. Mi è simpatico Kalakatami, ma non fino a questo punto. Ho un altro appuntamento. Il mio letto mi aspetta per riposare. Questa sera ti porto in una sala dove si balla il sirtaki e si beve uzo. No, grazie. In ultimo mi invita domani al Boozo Cooperativa, un locale in via Kolokotroni in cui si possono fare buoni incontri, delle teste calde. Non me la sento, ne ho abbastanza, gli garantisco però che andrò ai prossimi cortei, che lo chiamerò. Mi risponde che forse dovrà lavorare dallo zio. Rimango perplesso, allora non ci capisco proprio più niente. E forse non era esattamente il mio uomo. Chi cercavo?
Intorno a me, in piazza Exarchia, si continua a giocare a basket e agli scacchi. La miccia è accesa e il suo folle scintillio lentamente si avvicina a settembre ottobre.

Fonte: www.rollingstonemagazine.it/
Link: http://www.rollingstonemagazine.it/magazine/atene-brucia-il-mondo-tac



Info vaccinazione influenza stagionale e suina – dr. Mercola

set 1st, 2010 | By admin | Category: News

 

DM= dr Mercola

BF= Barbara Fisher (www.NVIC.org)

Introduzione:

Oggi  siamo ad un anno dall’anniversario in cui  fu resa pubblica l’influenza suina, di quel momento in cui tutti venimmo allertati sulle conseguenze potenziali e catastrofiche della pandemia che avrebbe potuto uccidere milioni di persone se non addirittura decine di milioni di persone.  Questo creò enorme paura nella popolazione mondiale. Quel che andremo a fare ora è un breve riassunto di ciò che effettivamente accadde un anno fa,attenzione particolarmente sulla preparazione per la nuova stagione. ma porremo poi

Per coloro che sono nell’emisfero sud del mondo, come l’Australia, questa stagione è adesso, ma per la maggior parte di chi ci sta ascoltando sarà nel prossimo autunno. Ci sono degli sviluppi nuovi  ed incredibili che sia voi che le vostre famiglie dovete sapere. Ma prima di parlare di questi sviluppi voglio darvi un riassunto perché mettiate tutto nel contesto appropriato.

Gli USA fecero dei contratti per la produzione di oltre di 170 milioni di dosi di vaccino per l’influenza suina. Noi come sito probabilmente abbiamo raggiunto il dato più significativo: siamo stati in grado di contribuire al fatto che solo 90 milioni di dosi sono state usate negli USA, questo è meno di 1/3 della popolazione statunitense qualcosa tra 25% e 30% della popolazione che ha ricevuto una dose di vaccino influenza suina.

Ci sono quindi 70 milioni dosi non usate, solamente negli USA. Siamo quindi molto grati per aver potuto contribuire a questo processo  informando le persone, dicendo loro la verità, ossia che si trattava di una malattia molto mite e che non avrebbe ucciso persone in cosi grande numero.

Queste le mie premesse. Perchè ora non entra in alcuni dettagli e facciamo un po’ una revisione e quindi entriamo nel vivo del vaccino influenzale per il 2010?

BF:
Credo che tutti ricorderanno la primavera scorsa è stato un evento così drammatico  nel momento in cui la WHO (= Organizzazione Mondiale Sanità) annunciò di aver identificato in Messico un nuovo virus H1N1 un tipo di ibrido umano-suino-aviario.  Molto molto velocemente, questo ente poi dichiarò  una emergenza per una influenza pandemica internazionale. I centri (statunitensi) per il Controllo delle Malattie (CDC) e  il governo americano dichiararono cosi una emergenza nazionale di pandemia influenzale. Da quel momento in poi accaddero moltissime cose perché, dall’11.9. 2001 sono state passate una serie di legislazione che consentono il verificarsi di ogni genere di cose,  nel momento in cui viene dichiarata una emergenza per la salute pubblica.

Tra queste incluso anche il fatto di proteggere le aziende produttrici di vaccini, quando questi vaccini da loro creati venissero usati per la salute pubblica ed eventualmente uccidessero le persone  o le danneggiassero gravemente. Questo è stato un evento eccezionale. Mi posso ricordare benissimo, si andava dal droghiere e si vendevano le persone con le maschere, le scuole vennero chiuse e le pareti trattate con disinfettanti. Le perone erano molto molto spaventate. Venivano fatti loro degli screening sugli  aerei, altri erano detenuti in hotel sia in Asia che in Europa. Tutti avevano paura che questa H1N1, questo nuovo tipo di virus influenzale A, sarebbe diventata una cosa terribile come quella della influenza spagnola del 1918. Questo è quel che ci è stato fatto credere. Quindi immediatamente le aziende si misero in allerta e il governo chiese loro con sollecitudine di creare un vaccino H1N1.

Nel giugno-luglio 2009 l’emisfero del sud, ossia l’Australia, fece l’esperienza delta stagione influenzale; questa nazione è quella che potè rivelare la più parte delle informazioni e divenne chiaro che virus pandemico H1N1 non era cosi serio e grave come  originariamente detto.

Voglio dire che ci fu una proiezione di questo tipo: che 60-90mila persone, solo negli USA,  avrebbero potuto morire di questo virus. Ci fu invece un rapporto che uscì dall’Australia, credo fosse giugno o la prima settimana di luglio, che diceva che questo virus poteva essere di 40 volte meno letale della stima originariamente temuta.

Bene, in capo ad una settimana da questo annuncio la WHO disse ai vari Paesi del mondo di fermare i casi di laboratorio che venivano sospettati come H1N1. Il Centro Controlli Malattie (CDC), disse agli stati di non confermare i casi H1N1 che finivano negli ospedali e negli studi medici.  Quindi questo alla fine pose tutto in una categoria di "stima".

Significa che da  quel momento in poi dovevano fare una stima di quanti veramente di questi casi di tipo influenza erano veramente di questa influenza suina H1N1. Ricordatevi che solo il 20% di tutte le malattie che assomigliano alla influenza e che  avvengono in ogni stagione influenzale, sono veramente influenze di tipo A o B. Solo il 20 per cento di questi casi. Significa che nell’80 per cento dei casi, quando abbiamo brividi, febbre, raffreddore intenso o diarrea o anche vomito, tutto quanto ci farebbe pensare ad una influenza, in realtà non si tratta di influenza.

Molti di questi sintomi,  arrivarono negli studi medici, molte persone arrivarono dai medici con questi sintomi simili alla influenza. Ma erano tutti degli H1N1?. Il CDC e la WHO dissero che la maggior parte delle malattie nel 2009 assomigliavano alla H1N1 e cosi vennero trattate.

DM
Grazie per questo riassunto. La sto ascoltando mentre dice queste cose e mi accorgo molto chiaramente, come molti altri probabilmente, ossia mi rendo conto di quanto velocemente dimentichiamo. Infatti non ricordavo cosi precisamente fino a quando non l’ho sentita. Davvero questa era la situazione, le persone erano veramente nel panico. C’era questa enorme paura e le persone diventavano matte e disinfettavano tutto ciò che era a portata di mano; sì… ed anche  tutte le problematiche negli aeroporti. Era come se la follia stesse girando nel mondo. Non c’era nessuna giustificazione razionale per tutto questo. E’ veramente impressionante rendersi conto di quello che fu fatto in quel momento.

L’altra componente che volevo commentare con lei in questa intervista è il numero delle mortiti che veramente sono avvenute.

Questo dal 2003. Io La lascerei discutere più ampiamente su questo perché Lei ha avviato questa indagine in modo più accurato. Per quel che ne so io dal 2003, se dovessimo tornare indietro e guardare ognuno degli ultimi 6-7 anni prima di questo ultimo anno, e dovessimo guardare quante persone sono morte per influenza, troveremmo che 36mila persone sono il numero statistico che il governo ha ufficialmente comunicato. 36mila persone morte per influenza.

E nulla di questo potrebbe essere più lontano dalla verità! Voglio dire: è cosi che dal 2003 al 2009 sono morte ogni anno le persone? L’anno scorso sono stati un pochino più attenti ma tutto è stato piuttosto complicato nello scenario che lei ha appena descritto, complicato con la WHO e anche con il CDC, ma loro hanno  ratificato 12mila morti, questo è stato il numero ufficiale di morti causa influenza.

BF
12mila è veramente la stima

DM
Si è una stima ma una stima che è 2/3 meno del precedenti 9 anni.

BF
Esattamente così.

DM

E questo è veramente molto shockante. C’è stato questo enorme panico promosso sul pubblico americano e nel mondo e veramente delle persone sono morte perché muoiono ogni anno, non è un mistero. Ma questo anno sono diventati un pochino più incisivi nel proporre dei numeri statistici; quando appunto sono stati più incisivi nel fare questo hanno avuto 2/3 di meno di persone che sono morte di questa malattia. E questo include sia l’influenza che la suina H1N1.

BF
Si è giusto, quello che molti non sanno, ciò di cui non si rendono conto è che la categoria della influenza,  nel 2009 non include solo l’H1N1 ma anche la polmonite e malattie simili all’influenza. E’ una categoria molto grande quella della influenza, non è solo quel tipo di influenza confermata dai laboratori. Ricordate che solo il 20% di ciò che accade in ogni stagione influenzale è veramente  una influenza di tipo A o B. Quindi ho fatto un passo indietro e guardato a questa cifra 36mila. Da dove viene questa cifra?

Tornando al 2003, prima del 2003, la stima del CDC per quel che riguardava l’influenza era di 21mila morti associati ad influenza, questo ogni anno e negli Usa e la maggioranza accadeva per l’80%  in un pubblico di anziani.

Come lei ha già evidenziato le persone muoiono ogni anno causa infezioni e complicazioni respiratorie. Le persone anziane sono particolarmente suscettibili a malattie respiratorie, questo è quello che uccide molta parte delle persone anziane.

Prima o poi dobbiamo morire tutti e morire di qualche cosa e nelle persone anziane spesso la causa è un problema respiratorio. Voglio dire, non siamo qui per vivere in eterno. Ma questo non è per diminuire il fatto che possono  esservi stati da 21mila a 36mila morti in relazione alla influenza, ogni anno nel pubblico anziano.

Ma cerchiamo di essere realisti. Se facciamo un passo indietro e guardiano agli studi che sono stati fatti, l’influenza non è il problema che troviamo in adulti e bambini sani. Chiunque abbia un problema di salute, è a rischio per ogni tipo di infezione, ma la grande maggioranza di persone sane non lo è.

Molto di noi, quando siamo sollecitati da una infezione batterica o da un virus o dei batteri, quando la nostra resistenza è bassa, voglio dire, convivono con virus e batteri ogni giorno. Ogni giorno siamo circondati da batteri e virus e quindi e  perchè ci ammaliamo alcune volte? Perché la nostra resistenza è bassa. E ci sono delle discussioni in corso sul perchè alcuni si ammalano ed altri no, perché alcuni possono riprendersi da alcune infezioni e altri no, anche se non sorgono complicazioni.

Per quanti anni Lei dr Mercola ha evidenziato che essere in buona salute soprattutto nella stagione influenzale ha molto a che fare con il tipo di vita che si conduce? Se si prende o meno la vit D.. Che tipo di vita state conducendo? Di che tipo di situazioni ambientali vi state circondando? Piuttosto che dipendere completamente da medicine e vaccini per stare in salute…

Forse un pochino questo va fuori tema rispetto all’argomento che stiamo discutendo ma credo che le persone veramente non comprendano che le cifre di cui abbiamo parlato, cifre enormi causati dalla influenza, si basano su alcune stime piuttosto ampie.

DM
Penso che questa è una tangente importante perché mette ogni cosa al suo posto. La questione principale è che, come Lei ha citato, noi non viviamo in eterno e alla fine moriamo. Tipicamente uno dei meccanismi più comuni di morte sono le infezioni respiratorie, questo come lei ha detto quando l’età avanza. L’influenza non ammazza le persone, lo fa la polmonite secondaria; si, vivere con uno stile di vita sano, questo è proprio quello che noi abbiamo cercato di insegnare alle persone, come educarle su come vivere una vita sana e come evitare le manipolazioni, le distorsioni, le falsità che queste grandi aziende multinazionali mettono davanti a loro per fare dei loro profitti.

Ma se si fa questo: se ci si espone sufficientemente al sole, se si fa esercizio regolarmente se si evitano gli zuccheri e le tossine e si beve acqua pura,  cose semplici, si possono ampliare il proprio stile di vita, migliorare la qualità della propria vita e aumentare la resistenza verso queste malattie.

Detto chiaramente, quello che l’industria farmaceutica ardentemente vuole che ognuno di voi creda, è che questa iniezione magica di vaccino in qualche modo, magicamente vi protegga dal fatto di morire per l’influenza, ma l’evidenza non potrebbe essere più chiara: non funziona proprio nelle persone adulte, è una frode con complicazioni.

C’è solo questo tentativo enorme di ingannare le persone per generare profitti. Per fortuna siamo in grado di penetrare questo velo di disinformazione, come abbiamo fatto con efficacia l’anno scorso e quest’anno vogliamo cominciare per tempo, avvisando le persone che c’è un nuovo progetto che sta arrivando. Io penso dobbiamo fare questo adesso e avvisare le persone di cosa sta arrivando sulle loro teste nel prossimo autunno.

La notizia è che stanno mettendo insieme i vaccini di influenza suina e quelli di influenza regolare e che non sarà possibile averli singolarmente. L’unico modo per avere la dose di iniezione influenzale è averla unita al vaccino della suina.

Può darsi che Lei adesso possa ampliare un pochino questo tema.

BF
Si, giusto. Nel febbraio 2009 il CDC annunciò che ogni americano dall’età di 6 mesi fino alla sua morte, dovrebbe avere una iniezione annuale di vaccino antinfluenzale. Ognuno di noi sia che siamo sani o malati. Nel marzo 2009, fu scoperto questo virus misterioso H1N1, questo ibrido umano-aviario-suino.

Ecco che quindi ognuno di noi, americano (ndt) , deve avere ogni anno la sua dose di vaccino antiinfluenzale. Adesso stiamo entrando nella stagione influenzale 2010-2011. Lei ha ragione: quello che loro hanno fatto è che nella dose antiinfluenzale questo anno ci saranno i 3 virus: del tipo A o B e uno dell’H1N1.

Lo scorso anno era possibile avere la trivalente, ovvero un vaccino influenzale  composto  da 3 virus, chiamato dell’influenza stagionale, oppure il vaccino dell’influenza H1N1 e in singole dosi.

Quindi l’anno scorso ci sono state 2 dosi. Quest’anno stanno mettendo insieme l’H1N1 nella formula trivalente. Quando andate dal medico vi sarà detto di fare una iniezione trivalente ed in questa sarà contenuto il composto H1N1.

Cosa stiamo sentendo adesso sul vaccino trivalente che è usato nell’emisfero sud? Ovvero Australia, dato che stanno avendo la loro stagione influenzale. Dunque circa 1 mese fa il governo australiano ha sospeso l’uso del vaccino influenzale che contiene l’H1 N1. Lo ha sospeso nei bambini sotto i 5 anni perché veniva riscontrato che molti di loro avevano poi febbri alte, vomito, convulsioni. Hanno deciso che questo poteva essere troppo pericoloso in questi bambini.

Quello che io capisco è che non si tratta solo dei bambini, ma che chiunque usi quella formula trivalente, in cui ci sia il componente H1N1, ha più reazioni del solito. Non sappiamo proprio quel che sta succedendo.

Quello che sappiamo in questo Paese è che alcune settimane fa, un comitato speciale, è stato creato dal governo perché vigili sul vaccino monovalente H1N1,  quello che abbiamo usato l’anno scorso, perché ci sono segni che possono essere associati a certi tipi di reazioni, che sono ad un livello di stima maggiore del solito.

Quello che il comitato ha riscontrato temporaneamente, è che ci sono 3 segnali di H1N1, il vaccino influenzale suino usato lo scorso anno.

Uno di questi segnali è la sindrome di Guillain-Barre (GBS): che sappiamo essere associata al vaccino influenzale dal 1976, quando è stato usato il primo vaccino della influenza suina.

C’è un altro segnale  con una malattia del sangue denominata trombocitopenia, che si manifesta quando il sangue non può produrre abbastanza piastrine ed è un tipo di reazione autoimmune.

L’altro segnale è la paralisi di Bell: si tratta di una paralisi facciale. E’ una reazione neuroimmune. Il governo sta dicendo che non sa se questi sono segnali veri o no, ma ci sono state alcune bandiere rosse innalzate su questi 3 punti.

Dunque, ora stiamo entrando nella stagione influenzale 2010-2011 con un vaccino che può essere molto reattivo.

Sono preoccupata se questo viene portato avanti in questo Paese dove abbiano oltre 300milioni di persone e il governo dice che ognuno di questi 300milioni dovrebbe ricevere questo vaccino influenzale. Ed abbiamo una spinta molto aggressiva anche nei media ed altri che stanno seguendo direttive del governo, ed altri che dicono che potremmo avere una brutta situazione.

DM
Si appunto, una brutta situazione. Questo è un po’ come parlare per "understatement" (sottintesi) … Io penso che è veramente il caso e la ragione di mettere in allerta le persone molto precocemente, perchè la più parte di loro non lo sa proprio; non è stato per nulla annunciato, non ha ricevuto una pubblicità cosi ampia.

Sospetto, capisco sia difficile dirsi a questo punto, ma forse può ragionare sul fatto che … insomma non so se veramente lo comunicheranno cosi apertamente nella sostanza. In qualche modo è come se lo faranno scivolare un po’ dietro le quinte.

BF
Si abbiamo la politica in luogo che dice che ogni americano deve farsi una dose di vaccino influenzale per il prossimo anno e questo dai 6 mesi di età fino alla morte. Questo significa che ogni medico e ogni clinico che ha questo vaccino farà molta pressione e anche sulle donne incinta. Sono molto preoccupata e molto attenta a questo tema delle donne incinta che ricevono un vaccino influenzale, particolarmente questo tipo di vaccino, perché non abbiamo abbastanza studi scientifici che abbiano osservato gli effetti della somministrazione di questo vaccino influenzale, particolarmente questo dell’H1N1 a delle donne incinta.

Ora l’anno scorso, la scorsa estate,  l’istituto Nazionale Sanitario (NIH), annunciò che stava facendo degli studi in bambini, adulti e donne incinta in merito al vaccino H1N1 e 120 donne incinta dovevano essere parte di questo studio nel settembre scorso, ai primi di settembre. Sono state impiegate  seguite per 7 mesi, questo era il progetto.

Dobbiamo ancora vedere e sentire una affermazione, una dichiarazione dei risultati di cosa sono stati questi studi. Francamente penso è shockante che stiamo chiedendo a  donne incinta di faresi il vaccino, senza avere una base scientifica, non abbiano fatto quei tipi di studio che è necessario fare per scoprire se questa è una politica sicura per i loro futuri bambini che si stanno sviluppando nel loro utero.

Si tratta di scienza: ma quanta scienza abbiamo? Ma quanto è bene? Quando si tratta di dare ad ogni singola persona nel Paese ogni anno una dose influenzale, incluse le donne incinta…

DM:
Non potrei darle più ragione! La domanda che ho tuttavia, non l’abbiamo discussa precedentemente, ma l’abbiamo citata precedentemente sul fatto che 90milioni di dosi di H1N1 sono state somministrate al pubblico. Per caso Lei ha le statistiche di quante dosi di vaccino stagionale sono state somministrate? 

BF
No, non le ho. So che regolarmente in questo Paese abbiamo da circa 30 al 35% di assunzioni di vaccino influenzale, che è una cifra molto bassa.

DM
Quindi non molto di più che l’influenza suina?

BF
No. E qui è la mia preoccupazione con queste 70milioni di dosi di H1N1 non usati e il vaccino stagionale che non è stato usato. Molti di questi vaccini contengono il timerosal, che è un conservante che contiene  mercurio, perché molti di loro sono in fiale multidose e c’è solo una  piccola quantità in monodose esente da mercurio o tracce di mercurio. Qui abbiamo molte dosi NON usate di vaccino influenzale e questo ogni anno e la maggior parte contiene timerosal.

Lei sa che i vaccini che contengono questo ingrediente NON possono essere smaltiti regolarmente negli spazi normali dove si smaltiscono queste sostante e nemmeno essere buttate negli scarichi dei lavandini, perché viene considerato come materiale pericoloso. Non si possono buttare delle sostanze che contengono mercurio in siti di smaltimento normali o buttarli negli scarichi. Questo è shockante: non si possono smaltire regolarmente come altre sostanze ma si possono mettere dentro le persone..

DM
Dunque si possono iniettare in un bambino innocente o un neonato ma non si possono buttare nella spazzatura.

BF
No

DM
Dunque è una osservazione interessante quella che lei sta facendo rispetto alla realtà, a quello che sta realmente accadendo qui. Ci sono ca 70milioni di dosi H1N1 che non sono stati usati lo scorso anno. Lei sa se sono state smaltite in maniera appropriata o se stanno usando questo vaccino per incorporarlo e combinarlo con il vaccino della stagione influenzale?

BF
Beh dipenda da quando questo vaccino H1N1 lo scorso anno è stato fatto. Perché c’è ovviamente una data di scadenza. Io penso che un numero di queste è scaduto a giugno 2010. E non so quanti e come eventualmente sono finiti nella produzione di questo vaccino H1N1, forse alcuni possono essere usati nella formula  trivalente di questa stagione. Non ho la risposta per questo.

DM
Potrebbe essere interessante se Lei potesse scoprire e vedere questa questione e quindi potremo poi in futuro dare un resoconto di quel che sta succedendo. Perché io ho la preoccupazione che stiano facendo in modo di disfarsi di questo mettendolo in nuovi vaccini. Anche se in alcuni casi, non ha molta importanza perché l’incentivo per fare questo sarebbe solo per accertarsi di non sprecarlo, ma se di fatto il governo l’ha già acquistato, allora non c’è nessun incentivo ulteriore per fare questo. Penso infatti che loro hanno acquistato tutta la partita di vaccini e non sono in un inventario in giacenza magazzino delle aziende farmaceutiche.

Quindi l’incentivo sarebbe l’opposto. Fare nuovi vaccini perché possano essere venduti.

BF
Si, quello che penso è che dobbiamo osservare molto seriamente questa questione del vaccino influenzale. Dobbiamo certamente richiedere che siano fatti degli studi scientifici appropriati, intendo per color che vogliono usare questo vaccino, questo è assolutamente dovuto.

Sembra che ogni volta che il CDC raccomanda un vaccino per uso universale, sia su bambini e ora su adulti, ci sia la questione se sia o meno veramente richiesto, necessario. Io sono molto preoccupata di questo perchè tutti dovremmo avere il diritto di fare delle scelte libere sulla cura medica che vogliamo. Incluso il tipo di prodotti che vogliamo usare e questo deve valere anche per i vaccini.

DM
Può far sapere ai nostri ascoltatori qual è lo stato attuale del vaccino influenzale?. Precedentemente Lei ha menzionato che vene raccomandato per ogni persona dai 6 mesi al tempo della sua morte. Ma questa raccomandazione è stata trasformata in politica obbligatoria per bambini in età scolastica? In altre parole: se non fanno la vaccinazione stagionale annuale , possono non essere ammessi a scuola?

BF
So che in molti stati negli ultimi anni hanno cercato di avere questo come obbligatorio o lo hanno ottenuto. Confesso di non aver fatto di recente una revisione degli stati che hanno aggiunto questa clausola, lo farò. So che genitori di diversi stati stanno cercando di fare pressione sui loro legislatori perché non sia richiesto il vaccino influenzale nel momento in cui il bambino va a scuola. Come Lei sa, negli ultimi 25 anni c’è stata questa incredibile spinta ad avere questo tipo di vaccini in forma obbligatoria. Mi ricordo nel 2007, 6 mesi dalla licenza del vaccino Gardasil , avvenuta nel 2006, che le aziende e le lobby si comportarono in modo molto aggressivo perché i legislatori mettessero questo come obbligatorio per le ragazze dal loro 6 grado scolastico.

Quindi questa è la tendenza sia delle aziende che producono vaccini che vogliono avere il mercato stabile che possono prevedere, perché i mandati sono fatti rispettare dai funzionari pubblici della salute che vedono ogni microrganismo come potenzialmente sradicabile con i vaccini. Loro sono filosoficamente molto a favore di queste leggi.

Nel frattempo le persone stanno perdendo il loro diritto di poter fare delle scelte; ogni volta che viene richiesto per legge un vaccino, perdiamo ogni volta un po’ della nostra libertà di fare delle scelte su un tipo di prodotti che invece siamo obbligati ad usare. Prodotti come i vaccini che contengono degli additivi come il mercurio e l’alluminio che possono causare dei danni cerebrali e morte. Ogni vaccino ha un rischio implicito per danneggiare o creare morte. Se per caso avete dei fattori di alto rischio biologico o genetico, questo vi porta ad avere  un rischio ancora maggiore rispetto ad altri. Possono crearvi un danno ancora maggiore di altri nell’uso dei vaccini. Possono causarvi un danno ancora peggiore e se siete obbligati a farlo, poi non avete speranza, perché fondamentalmente quello che lo stato vi sta dicendo è che o vi allineate e allineate a queste direttive i vostri figli oppure essi non possono andare a scuola ed avere alcuna preparazione scolastica.

E queste regole continuano anche nel college: non sarà possibile avere una formazione scolastica perché non avete fatto un vaccino che però potenzialmente può danneggiarvi.
E le funzioni sociali collegabili a questo fatto in futuro possono essere molto più grandi come non avere il permesso per un lavoro, una patente,non poter salire su un aereo , non poter entrare in un ospedale o avere una assistenza infermieristica a casa perché non potete mostrare prova di essere stati vaccinati ogni anno con vaccino influenzale. In tutta questa visione  c’è qualcosa di veramente sbagliato.

DM
Si assolutamente. E’ qualcosa di spaventosamente sbagliato La vera difficoltà è che non sappiamo la conseguenza a lungo termine di tutte queste vaccinazioni. Come abbiamo evidenziato precedentemente studi per la sicurezza a lungo termine non sono stati fatti. E Lei ha citato anche la questione dello squalene, e dei metalli pesanti e leggeri come mercurio e alluminio, ma abbiamo anche la questione della contaminazione e del rotavirus recente, che può contaminare potenzialmente questi vaccini.

Non c’è una comprensione di quali siano veramente le implicazioni acute nel lungo termine, sia nella seconda che nella terza generazione. I figli dei figli che ricevono questi vaccini… non sappiamo proprio…sono semplicemente inseriti nel nostro DNA e non
abbiamo nessuna comprensione di tutto questo. E’ veramente shockante.

Fortunatamente, voglio terminare questa intervista con una nota positiva, e ricordare ad ognuno che possiamo veramente fare la differenza. Chiunque stia ascoltando questa intervista sta svolgendo un ruolo veramente importante ; per esempio per il contributo dato al fatto che solo il 25-30% degli americani siano caduti preda l’anno scorso di questa follia e si sono fatti vaccinare. Questo è un dato che Noi stiamo vincendo.

Quel che mi sono dimenticato di evidenziare è che il vaccino H1N1 l’anno scorso NON era obbligatorio e per questo è stata una vittoria maggiore. Come Lei ha anche citato, ed è stata la questione più importante: non vogliamo perdere la nostra libertà.

Educando  le persone, informandole, dando loro dei fatti che le fonti convenzionali non danno loro per esempio e facendo in modo che possano fare una scelta intelligente ed informata: continueremo su questa strada.

Incoraggerei ognuno di voi che sta ascoltando questa intervista a fare cosi e passare questa parola, ad essere informato ed educare amici e parenti perchè sarà impossibile che vengano a sapere tutte queste cose dai media convenzionali. La verità vien continuamente celata. Non possono perciò fare una scelta informata se non hanno questa possibilità. Ci sono molte persone che non si stanno vaccinando ora. Stiamo veramente facendo la differenza. Ognuno di voi che sta ascoltando, può svolgere un ruolo molto importante nel conservare la nostra libertà e proteggere i nostri bambini.

BF
Vero. E’ giusto perché Lei sa che questi vaccini saranno autorizzati nel libero mercato e soggetti quindi a leggi di domanda e offerta. Significa che se le persone li vogliono, saranno usati. Se le persone vengono convinte e la scienza è lì a dire loro che sono dei prodotti efficaci e sicuri, loro li useranno. Ma se la scienza lì non c’è, allora ci saranno persone come abbiamo visto lo scorso anno che avranno più attenzione e cercheranno prove se questi vaccini sono effettivamente sicuri ed efficaci. Qual è la prova che la H1N1 era necessario e sia stata una pandemia letale? Quali le prove che tutti avremmo dovuto metterci in file e avere il vaccino?

Queste persone hanno visto , hanno visto l’evidenza che non era convincente e hanno cosi avuto il diritto di fare una scelta,. Quindi facciamo il possibile perchè in questo Paese non si finisca mai in una situazione in cui essere obbligati ad avere un vaccino influenzale che non sia stato adeguatamente studiato e non dia prove di essere sicuro, efficace e necessario.

DM
Assolutamente! Io penso abbiamo dato abbastanza informazioni e  abbiamo dato un resoconto e riassunto di ciò che è accaduto lo scorso anno e che sta per accadere. Spero che abbiamo dato sufficiente ispirazione e incoraggiamento perché ognuno possa continuare questo buon lavoro e diffondere il messaggio.

Facciamo in modo che le persone sappiano che possono essere degli evangelisti di salute e proteggere persone innocenti da danni che possono derivare dall’esporsi a questo processo cosi dannoso che sta per essere riproposto e che appare nella più parte dei casi essere un bieco profitto per le case farmaceutiche. io sarei molto in ascolto e manterrei veramente il buon lavoro fatto. 

BF
Grazie dr Mercola

DM
Grazie Barbara

By dr Mercola, trad. Cristina Bassi
fonte
: http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2010/08/21/barbara-loe-fisher-on-flu-vaccine-changes.aspx

Fonte



IL COLONNELLO IN MASCHERA

set 1st, 2010 | By admin | Category: News

DI

FRANCO CARDINI
europaquotidiano.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia è governata da un cavaliere, com’è noto. I cavalieri cavalcano: per farlo, hanno bisogno di cavalli. Quelli arabi sono senza dubbio i migliori. Ed ecco che, nel migliore stile alla Buffalo Bill ( anche William Frederick Cody era colonnello…), arriva a Roma il Premiato Circo Gheddafi, con le sue torme di nobili equini, il suo balletto di bellezze guerriere – un altro genere che dovrebbe interessare alquanto il nostro premier, com’è noto infaticabile amatore – e il suo corredo di tende beduine, di uniformi da domatore di leoni e di esotici kaftan.
Muammar Gheddafi era un giovane e interessante uomo politico un quarantennio fa, quando era uno snello ed elegante colonnello dell’armata libica che, ad appena ventisette anni divenne reis del suo paese, dopo aver rovesciato re Idris I e instaurato una repubblica ispirata ai principi del “socialismo arabo” di Gamal Abdel Nasser. Erano i tempi in cui il sogno della Repubblica araba unita, per quanto già naufragato, suscitava ancora entusiasmi e speranze. Da allora, il colonnello libico è passato di “rivoluzione” in “rivoluzione”: e le ha provate tutte.
Prima quella socialista e panaraba, poi quella “verde” ispirata all’integrismo islamico, infine quella “panafricana” della quale a lungo si è autoproclamato leader quasi all’insaputa e comunque nell’indifferenza degli altri paesi del continente nero. Infine, dopo un ulteriore periodo d’incertezze punteggiato da rivendicazioni anticolonialiste nei confronti dell’Italia e da sparate antiamericane e antisraeliane, egli sembra giunto a un’ulteriore fase del suo pensiero e della sua prassi: l’accettazione piena del suo ruolo di statistaimprenditore di un paese grande produttore di petrolio e di supporto della politica mediterranea del pool americoatlantistico- europeista. Non a caso, e molto significativamente, la voce politica e culturale più interessante della famiglia Gheddafi, quella della figlia, è stata da qualche tempo messa a tacere: e sì che, al tempo dell’aggressione all’Afghanistan e poi all’Iraq, era stata proprio lei a dire alcune cose tra le più indipendenti e intelligenti di tutto il panorama politico internazionale.
Gheddafi appare oggi, dal nostro punto di vista, quello che è: un “uomo di sponda” dell’affarismo berlusconiano, che si spinge perfino all’avventura criptofiloiraniana e alla russofilia strisciante, giustificate sempre dal nostro “interesse nazionale” (che poi sarebbe quello di alcune imprese italiane il cui business ha ben scarsa ricaduta sul benessere del paese). Ma al riguardo sembra davvero discutibile il malumore di chi, exalleato del Cavaliere, mirerebbe ora – fra l’altro – a sostituirlo come uomo di fiducia del governo americano e sentinella fedele dell’atlantismo e della politica d’Israele, e per questo accuserebbe Berlusconi di “filoarabismo”. In palio, c’è l’incipiente rinnovamento della politica europea nei confronti del Mediterraneo, piuttosto velleitariamente avviato mesi fa da Sarkozy e che ha a suo tempo, come si ricorderà, irritato Angela Merkel che se n’è sentita esclusa.
Dinanzi a questi problemi, seri e reali al di là delle mascherate di Gheddafi e dell’istrionismo di Berlusconi, le chiacchiere del colonnello- capocomico sulle escort convertite all’Islam e sulla futura islamizzazione del continente europeo sono serie come le sue uniformi militari e i suoi travestimenti da Ali Babà. Che poi esse comportino rinnovate grida d’allarme contro il “pericolo musulmano” da parte di chi sta preparandosi a raccogliere ulteriori consensi elettorali agitando i soliti spauracchi xenofobi, è un altro discorso. Le mascherate beduine del Colonnello valgono quelle padane di Pontida.

Fonte: http://www.europaquotidiano.it/