G8 di Genova: nella pioggia di sangue i capi passano tra le gocce..

g8 di genova

di Alessio Marri – Megachip

Ora proviamo semplicemente a volgere lo sguardo su qualcosa di più rassicurante. Proviamo tutti insieme a farci scivolare addosso anche questa. Proviamo a sorvolare sull’ennesima prova di inciviltà dello Stato italiano. Proviamo a mantenere il nostro equilibrio interiore come se nulla fosse avvenuto. Proviamo a non indignarci, a tirare avanti, a rifugiarci nella nostra insulsa quotidianità di cittadini senza diritti, a lasciare che altri se ne occupino perché Altri hanno preso le manganellate, Altri sono stati messi sotto processo per reati mai commessi, Altri hanno subito ripetutamente questa insana violazione delle proprie libertà personali e mentali. Proviamo banalmente a giustificarci, ad autossolverci, a liberarci dal peso di una notizia che in alcuni di noi ha sortito esclusivamente quel mero e futile espediente dal retrogusto fortemente qualunquista “Tanto si sapeva”.
Proviamo a evitare una seppur minima riflessione ponderata. Proviamo ad allontanare dal nostro stomaco quei manganelli impazziti, che per dieci, cento, mille volte infierirono su corpi inermi a terra, poi spintonati e infine massacrati fino a far schizzare il sangue su pareti e finestre. Proviamo a dimenticare quella maledetta notte, quella maledetta scuola, a non considerare questa sentenza di tribunale la reiterazione aggravata della “macelleria messicana”. Proviamo a cambiare canale mentre al telegiornale ci diranno distrattamente in terza o quarta fascia che i capi, i mandanti esecutori sono stati assolti come in un eterno circolo di ingiustizia sociale. Proviamo a fare tutto questo e avremo perso l’ultima goccia di vitalità democratica, la nostra dignità.
Come in una pellicola incantata in periodi lontani, sono state fatte saltare le teste dei meno privilegiati, i sottoposti del VII nucleo mobile di Roma. Le semplici bestie inferocite e affamate liberate nell’ovile indifeso. Tre anni per loro. Quattro all’unico “pezzo grosso” condannato: lo scomodo Vincenzo Canterini. Nella spirale folle di contiguità ideologica tra azione repressiva delle forze dell’ordine e istituzioni legalizzate, che ha visto la promozione degli imputati più alti in grado, è stato risucchiato persino Angelo Fournié, l’unico agente disposto a collaborare attivamente con la giustizia. A lui “solo” due anni, evidentemente per incentivare il resto della truppa a seguire il suo coraggioso esempio.
Le assoluzioni seguono invece un percorso straordinario nella loro brutalità. A nulla è servita l’esclusiva video inchiesta della Bbc che inchiodava gli imputati più alti in grado alle proprie responsabilità e confermava senza dubbi la messa in atto di un’azione pianificata nei dettagli: la creazione fraudolenta di prove giustificanti la scandalosa irruzione. Quelle Molotov venivano infatti da Corso Italia ritrovate nel pomeriggio del 21 luglio, almeno sette ore prima del sequestro al primo piano della Diaz. Le stesse che nel codice penale sono considerate arma da guerra e servono per sopperire alla mancanza di elementi per sancire gli innumerevoli fermi e arresti. Le stesse che spariranno dagli archivi del tribunale senza alcuna spiegazione.
Nei fotogrammi del cosiddetto “viaggio delle molotov” si distinguono nitidamente tutti i responsabili di comando: Francesco Grattieri, allora capo della Sco, il Servizio Centrale Operativo, poi promosso capo dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, nel 2001 vice-capo dell’Ucigos, il reparto operazioni speciali, poi promosso capo del dipartimento analisi dei servizi segreti; Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, oggi vice questore vicario di Torino; e così via, in un elenco sterminato di promozioni e pacche sulle spalle. Come quella sbalorditiva di Gianni De Gennaro, capo della Polizia nominato sotto D’Alema, poi divenuto capo di gabinetto del ministro dell’Interno Giuliano Amato nel 2007, sempre sotto governi di centro-sinistra. Il personaggio che – ricevute sollecitazioni durante il blitz dall’allora leader del Prc, Fausto Bertinotti – rispose freddamente «quella scuola non è un’ambasciata, non c’è giurisdizione extraterritoriale».

Fonte: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections…