A Davos meglio gli snowboarder degli economisti

di

Chiara Collizzolli

Global leaders urge collaboration and swift action at close of Annual Meeting in Davos

Davos, per chi non lo sapesse, è un’elegante stazione di sport invernali, un po’ come le più famose Sankt Moritz, Gstaad, o magari Cortina d’Ampezzo.

Cornice ottimale per un Forum mondiale sull’economia. Quest’anno, vista l’aria che tira, forse le cose avrebbero dovuto svolgersi in tono minore, invece pare che all’aeroporto di Zurigo il traffico di jet privati fosse addirittura aumentato rispetto agli anni precedenti. Per non parlare del viavai di limousine che facevano la spola tra Zurigo e Davos. Niente di male, ovviamente.

Giornali e televisioni hanno riportato le disarmanti (per non dire di peggio) dichiarazioni dei cosiddetti esperti partecipanti al Forum: nessuno che sapesse dare spiegazioni di una qualche profondità riguardo alla corrente crisi economica, nessuno che l’avesse prevista, niente di niente. Sembra impossibile.

La settimana precedente sempre a Davos c’era stata una gara di snowboard a livello mondiale: ragazzini e ragazzine nemmeno ventenni volteggiavano sul pipe, producendosi in salti veramente impressionanti, con stacchi dalle rampe di svariati metri. Roba da rimetterci l’osso del collo.

Ora, lo snowboard è sport relativamente giovane, eppure in pochissimi anni sono stati fatti incredibili progressi, un’autentica sfida alla forza di gravità. L’economia invece è vecchia come il mondo, ma a sentire le risposte e soluzioni dei suoi luminari, sembra che ci sia stato semmai un regresso. Possibile che nessuno avesse previsto nulla e adesso tutti caschino candidamente dal pero, come si suol dire? Verrebbe da sostituirli con i ragazzini dello snowboard, che forse applicando il loro talento all’economia produrrebbero qualche soluzione. Difficilmente comunque si potrebbe fare peggio di così.

Eppure il cervello umano ha un potenziale infinito e notoriamente il denaro è una componente che aguzza l’ingegno di nove uomini su dieci. Con queste premesse, appare ancora più difficile credere che i più blasonati economisti siano degli ignoranti che parlano giusto per esprimere ovvietà.

E allora?

Allora, se si analizza per bene la vicenda, forse le cose non sono come appaiono.

Angela Merkel, austera e autorevole, è intervenuta auspicando un “nuovo ordine economico mondiale”, con un organo di controllo sovranazionale dotato di maggiori poteri. Ah, ora cominciamo a capire.

Nessuno ha avuto niente da obiettare, anzi, politici, banchieri&C. ascoltavano a testa bassa come tanti bambini obbedienti.

Eh, abbiamo sbagliato, cosa ci volete fare, nessuno aveva capito dove si stava andando a parare”, sembra che dicano tutti. Il fatto di passare per cretini davanti al mondo non sembra turbarli più di tanto.

Evidentemente “Parigi val bene una messa”, e la propria credibilità professionale può anche essere venduta al miglior offerente, se il prezzo è adeguato.

Con queste premesse, una crisi che appare nebulosa e quasi inspiegabile si trasforma in un piano ottimamente congegnato, in cui tutti i pezzi del puzzle si incastrano perfettamente.

Ovvero, per l’ennesima volta nella storia, si provoca una crisi, economica, militare, naturale ecc., per creare il panico, speculare rastrellando un sacco di soldi sulla pelle dei comuni mortali e spingere la gente a sottomettersi con gioia a un potere dispotico, visto e ringraziato come il salvatore della patria.

Semplici paranoie da cospirazionisti incalliti? Mah…