di

Pamio Lodovico

Circa duecento studenti della prestigiosa Harvard Medical School di Boston, chiedono la fine all’influenza esercitata nella scuola dalle potentissime aziende farmaceutiche.

Gli studenti della Harvard Medical School di Boston, si stanno confrontando con l’amministrazione scolastica, per chiedere la fine dell’influenza esercitata nella scuola dalle potentissime aziende farmaceutiche.
Gli studenti sono preoccupati dal fatto che i recenti scandali, in cui sono state coinvolte le aziende farmaceutiche, le conseguenti condanne penali, le sanzioni di miliardi di dollari, la prova della loro influenza sulla ricerca, sull’editoria e le false dichiarazioni commerciali, abbiamo gettato in cattiva luce la professione medica.
Gli studenti furono appoggiati dalla Dott.ssa Marcia Angell, un membro della facoltà ed ex caporedattore del New England Journal of Medicine, che si è battuta vigorosamente per la fine dei rapporti tra l’Università e Big Pharma.
La Harvard Medical School ha ricevuto, dalla American Medical Student Association (AMSA), una bella “F”, uno dei voti più alti. L’AMSA è un’associazione che valuta e classifica le scuole di medicina (oltre 150) in base ai loro legami con l’industria farmaceutica. Più soldi, regali o altri incentivi prende una scuola dalle aziende farmaceutiche e peggiore sarà il punteggio che gli verrà assegnato. Nell’elenco figurano soltanto 37 scuole con un punteggio eticamente positivo (A-B-C), mentre al resto degli istituti (117) è stato assegnato un punteggio di “D”, “F” o “I” che denota un legame piuttosto marcato con le aziende farmaceutiche http://www.amsascorecard.org/
Secondo l’AMSA su 8.900 professori e docenti della Harvard Medical School, 1.600 hanno ammesso che loro o un membro della loro famiglia ha legami con le aziende farmaceutiche e che quindi possono influenzare l’insegnamento e la ricerca. Inoltre risulta che l’industria farmaceutica ha versato alla Harvard School, nell’anno 2008, almeno 11,5 milioni di dollari.
La discussione sull’argomento si fece più animata dopo che il New York Times pubblicò un articolo nel quale raccontava la storia di Matt Zerden, allora iscritto al primo anno della Harvard Medical School, sospettoso nei confronti di un professore, che aveva promosso i benefici di un farmaco contro il colesterolo sminuendo l’intervento di uno studente che chiedeva informazioni sui suoi effetti collaterali.
Risultò poi che il professore non era solo membro della facoltà, ma era anche consulente di 10 aziende farmaceutiche, cinque delle quali producevano farmaci contro il colesterolo.
Matt Zerden, ora studente del quarto anno, dichiarò al New York Times: “Mi sono sentito veramente preso in giro, all’università si dovrebbero imparare le basi, in uno spazio protetto e le informazioni dovrebbero essere pure e disinteressate. Ma come può un professore, stipendiato dalle aziende farmaceutiche, essere imparziale e fornire informazioni disinteressate? Non può e questo è il problema.
Allo stesso tempo studenti di medicina suggestionabili vengono indottrinati, attraverso un lavaggio del cervello, al modello di cura basato sui farmaci, che favorisce ovviamente le aziende farmaceutiche.
Tornando un po’ indietro negli anni vediamo che nel 19° secolo molti americani avevano iniziato ad avvicinarsi alla medicina naturale, come l’omeopatia. Perciò nel 1847 venne costituita l’AMA (American Medical Association). Molta gente non si fidava di questa nuova associazione, così per acquisire potere, denaro e controllo l’AMA mise al bando i medici omeopati e cominciò a definire i rimedi naturali “ciarnalateria”.
Se qualcuno non vuole pagare per iscriversi all’organizzazione (attraverso inserzioni pubblicitarie sulla loro rivista JAMA), qualsiasi cosa venga da lui raccomandata verrà sistematicamente criticata.
A quel punto l’AMA diventò un monopolio medico, acquisendo il controllo delle scuole di medicina e di conseguenza anche degli studenti di medicina. L’AMA fece in modo che solo gli studenti laureati da loro potessero esercitare la professione medica.
Da quando l’organizzazione controlla le scuole di medicina, indovinate che cosa hanno principalmente insegnato? Ovviamente l’uso delle prescrizioni di farmaci.
Questo intreccio tra aziende farmaceutiche e scuole di medicina, essendo oggi ancora piuttosto forte, ha consentito l’affermarsi di un modello medico, costituito da un utilizzo massiccio di farmaci, chirurgia e ricoveri ospedalieri, invece di insegnare corrette pratiche terapeutiche.
Le aziende farmaceutiche usano pratiche molto aggressive per influenzare i dottori. Uno studio di alcuni anni fa ha dimostrato che le case farmaceutiche hanno una grande influenza sulle decisioni dei medici relative ai farmaci da prescrivere. Si pensi che il 70 per cento dei dottori considerano gli informatori medici un metodo efficace per ottenere informazioni sui nuovi farmaci. Naturalmente le industrie farmaceutiche iniziano ad esercitare la loro influenza già nella scuola, quindi molto prima che il dottore diventi un praticante.
Gli informatori medici puntano sugli studenti di medicina perché sarà poi al medico che verrà richiesto l’acquisto dei loro prodotti. Sebbene negli Stati Uniti le aziende spendano montagne di soldi per la pubblicità di farmaci sulla televisione e sui giornali, rimane sempre il medico l’obiettivo primario degli informatori.
Questa è una delle principali ragioni per cui le case farmaceutiche spendono, negli Stati Uniti, 4 miliardi di dollari all’anno di pubblicità sui mezzi d’informazione e circa 16 milioni, più del 400%, per influenzare i medici. Se fate il calcolo sono quasi 10.000 dollari per ogni medico americano.
Fortunatamente qualcosa si sta muovendo. Una nuova generazione di studenti di medicina si stà dando da fare per ripulire l’università. La stessa AMSA (American Medical Student Association) è riuscita ad ottenere che alla Harvard Medical School tutti i professori e docenti rendano noti i loro legami con l’industria farmaceutica. Inoltre il preside della Harvard ha annunciato la creazione di un comitato composto da 19 membri che si occuperà del controllo del conflitto di interessi.
E’ indubbiamente un segnale incoraggiante, ma secondo me la strada è ancora molto lunga.
Le uniche cose che noi singoli individui possiamo fare, da subito, per contrastare l’egemonia di Big Pharma è:

– utilizzare i farmaci soltanto quando è necessario, dopo aver preso tutte le informazioni possibili su sistemi alternativi di cura.

– acquisire consapevolezza dell’importanza fondamentale della nostra alimentazione, “noi siamo ciò che mangiamo”.

– limitare le fonti di stress psico-fisico.
– fare attività fisica con regolarità.

 

Fonte: Alliance for Human Research 3 marzo 2009
su: Il Nuovomondo
articolo originale: http://articles.mercola.com