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Mica chiacchiere. Ferruccio De Bortoli appena nominato direttore del Corriere della Seraera stato categorico e solenne. E in un editoriale ad hoc aveva solennemente promesso ai suoi lettori un’informazione cristallina, ma non disfattista. Parola d’ordine – e parole sue – il Corrierone con lui avrebbe raccontato “l’italia che ce la fa”. Tradotto: la parte migliore del Paese. E infatti il suo giornale – una decina di giorni fa – ha ospitato la storia di uno che ce l’ha fatta veramente: il cardiochirurgo piemontese, ma trapiantato a Milano, Lorenzo Menicanti. Un principe del bisturi straordinario, capace di interventi straordinari. E che opera da anni al policlinico di San Donato Milanese.

Direte voi: embè? Embè la storia del principe del bisturi di San Donato Milanese – lunga una pagina intera, con tanto di foto e illustrazioni – è per certo una bellissima storia. Che – però e per coincidenza – fa il paio con un’altra notizia. Relegata in uno spazio ben più angusto, nelle solite pagine dell’Economia (che per la cronaca, stanno in fondo in fondo al giornale). Ma non meno importante. Il 28 aprile scorso, un altro di quegli italiani che ce la fa – il magnate, Giuseppe Rotelli – ce l’ha fatta anche a conquistare un posto (per un suo rappresentante) nel consiglio di amministrazione della Rizzoli-Corriere della Sera. Grazie a un pacchetto di azioni di quelli pesanti (e pari al 7,54% del capitale di Rcs). Comprato a suon di milioni (di euro). Danari – secondo Repubblica, più o meno 700 milioni (di euro e di fatturato) – guadagnati grazie a una rete di cliniche private.

Già, perchè Rotelli – per caso e per coincidenza – a Milano e dintorni di cliniche ne possiede 18. Tra cui – sempre per caso e per assoluta coincidenza di un destino bizzarro – pure un policlinico. Ovviamente, quello di San Donato Milanese.

Ma non è finita qui. Perchè la storia del principe del bisturi è stata per certo un’ottima pubblicità per l’ospedale di Rotelli. Ma non l’unica. Martedì scorso: il magnate delle cliniche ha inaugurato una nuova ala proprio del policlinico di San Donato. Chiamando a raccolta tutta la Milano che conta. Primo ministro, Silvio Berlusconi, compreso. Al taglio del nastro – di un ospedale privato – infatti spiccava la presenza del sindaco, Letizia Moratti. Del presidente della Provincia, Filippo Penati. Del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. E perfino del vicario episcopale, Erminio De Scalzi. Ma soprattutto si notavano due personaggi solo apparentemente fuori luogo. Il presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti. E, sì, il direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli. Che – tra uno scoop e l’altro – ce l’aveva fatta pure lui a trovare il tempo per fare una capatina a San Donato.

Risultato: un altro articolone dedicato al Policlinico dei miracoli sulle pagine nazionali del Corriere. E un altro ancora – lo stesso giorno – sulle pagine milanesi del Corriere. Che riportavano – entrambi – gli elogi sperticati del premier: “Un modello di eccellenza sanitario da imitare nel resto d’Italia”. E le meraviglie tecnologiche del Policlinico rimesso a nuovo. Ma non un dettaglio giudiziario. E cioè il fatto che Giuseppe Rotelli come ha ricordato Repubblica, in un articolo firmato da Roberto Rho – sarà sicuramente un imprenditore modello. Ma non per la Procura di Mliano. Che, secondo Repubblica, lo avrebbe indagato per falso e truffa al sistema sanitario nazionale.

Vuoti di memoria che capitano anche ai migliori. E comunque, nessuno potrebbe mai rimproverare a De Bortoli di essere incoerente. Aveva promesso di raccontare l’Italia che ce la fa. E ce la sta facendo egregiamente. Solo: forse il direttore non se ne è accorto. Ma quella non è l’Italia dei suoi lettori. E’ quella dei suoi editori.

P.S. Per la cronaca e per chi non lo sapesse:  secondo la “Relazione annuale su Assetti Proprietari e Corporate Governance (2008)”, pubblicata sul sito di Rcs-Mediagroup, tra i principali azionisti figurano anche Fiat Spa (10,4% delle azioni), Mediobanca (14,2%), Pirelli (5,16%), Generali (3,7%), Banca Intesa (5%), Banco Popolare (3,6%) e la Dorint holding Sa del più noto Mr.Tod’s, Diego Dalla Valle (5,49%).

E a proposito di Banca Intesa: qui trovate anche “L’Italia che ce la fa (a incassare i bonus)”. Che è sempre farina del nostro sacco (e di quello di De Bortoli, ovviamente).

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