di

Massimo Mazzucco

L’articolo “Non vi crediamo”, pubblicato sul n.2/2010 di Focus-Money (Burda – Germania), è stato tradotto in italiano da due nostri utenti, che ringraziamo vivamente. Nel pubblicarlo, lo facciamo precedere da una lettera inviata oggi dal sottoscritto a Gianni Riotta, e da un nostro video trasmesso da Matrix nel settembre 2007, che supporta parte dei contenuti dell’articolo stesso. (M.M.)
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Lettera spedita a Gianni Riotta c/o Gruppo24ORE@ilsole24ore.com il 24/1/2010
Egr. Sig. Riotta, mi pregio di segnalarle un articolo comparso sul n. 2/2010 di Focus Money, la rivista economica tedesca di Burda Verlag che lei certamente conosce.
L’articolo si intitola “Non vi crediamo!”, e riassume tutte le più vistose contraddizioni e i punti deboli della versione ufficiale sull’undici settembre, corredati da notizie e informazioni sulle centinaia di personaggi del mondo dell’ingegneria, architettura e aeronautica che da tempo la contestano.
Pensavo che l’articolo, che trova tradotto integralmente su luogocomune.net, potesse essere un ottimo viatico sull’argomento, per chi fino ad oggi si è limitato ad informarsi su Wikipedia.
Un cordiale saluto anche da parte dei nostri lettori.
Massimo Mazzucco
PS.: Colgo l’occasione per ricordarle che non ha ancora risposto al mio invito al confronto sull’undici settembre, come da mia lettera a lei indirizzata il 31/12 scorso.
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Attacchi terroristici dell’11 settembre 2001: NOI NON VI CREDIAMO!

Un numero sempre maggiore di persone dubita della teoria ufficiale dell’11 settembre. Tra questi più di 400 scienziati
Di Oliver Janich – Focus Money N.2 /2010
È la sua ultima battaglia, ma forse la più importante. Jesse Ventura ha combattuto in Vietnam nell’UDT (Underwater Demolition Team), una squadra che eseguiva attacchi esplosivi sott’acqua che più tardi sarebbe confluita nei celebri Navy SEALs. In seguito, ha proseguito la sua lotta sul ring come wrestler, …
… fino a quando non ha deciso di entrare nell’agone politico. Dal 1999 al 2003 Ventura è stato governatore dello stato americano del Minnesota. Oggi non riesce a spiegarsi come, all’epoca in cui era governatore, abbia potuto credere alla versione ufficiale sugli attentati terroristici dell’11 settembre, nonostante possedesse già approfondite conoscenze sugli esplosivi. "Mi sono preso a calci da solo per non averlo capito subito quando è successo. Il fatto è che ero sconvolto che una cosa del genere potesse mai accadere e oggi mi devo scusare di non essere stato più attento all’epoca", racconta al conduttore radiofonico statunitense Alex Jones. Oggi lotta per portare alla luce la verità con una serie autoprodotta per il canale via cavo TruTV. Il titolo è: "Teoria della cospirazione".

Dubbi sempre più forti.


Sempre più persone la pensano come Jesse Ventura negli Stati Uniti. Stando a una serie di sondaggi, la maggioranza degli americani non crede più alla teoria ufficiale, secondo cui terroristi islamici guidati da Osama Bin Laden sarebbero i responsabili degli attacchi. In base ai dati dell’ultimo grande sondaggio effettuato nell’agosto 2007 da Zogby, uno dei principali istituti di ricerca demoscopica, il 67% degli intervistati ha dichiarato, ad esempio, che la commissione sul 9/11 avrebbe dovuto indagare anche sul crollo del World Trade Center 7 (WTC 7). Il fatto che non lo abbiano fatto alimenta i loro dubbi.
Il sito Web www.patriotsquestion911.com conta tra i propri utenti circa 2.000 tra docenti universitari, militari, piloti, poliziotti, architetti, ingegneri, fisici, esperti di intelligence, magistrati e personaggi famosi (tra cui 400 scienziati), senza per questo prendere direttamente posizione. Oltre a Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica italiana, anche lo scrittore e vincitore di un premio Nobel Dario Fo ha dubbi sulla teoria ufficiale di George W. Bush. Forse tutte queste persone, alle quali viene riconosciuto un elevato grado di credibilità nelle rispettive professioni e a cui, in parte, sono affidate anche vite umane, sono tutti impazziti? Che cosa li distingue fondamentalmente da coloro che considerano folli teorici della cospirazione tutti coloro che non credono alla versione ufficiale? Che i primi hanno analizzato i fatti, cosa che i media tradizionali quasi mai hanno fatto.

La terza legge di Newton.


"La massa segue sempre il percorso di minore resistenza", diceva il famoso fisico già più di 300 anni fa. E non è neppure possibile schiacciare un fiammifero dal basso verso il basso. Esso si piega invece nel punto che cede per primo. Così come un albero cade di lato quando viene intaccato con un colpo d’ascia. Che cosa significa questo? Che qualunque sia il punto in cui l’acciaio ha ceduto prima per effetto dell’impatto dell’aereo, l’edificio avrebbe dovuto cadere da quella parte.
"Fatevi una domanda molto semplice: Perché il blocco inferiore dell’edificio non ha opposto alcuna resistenza alla parte superiore, che pure era di gran lunga più piccola?", si chiede l’architetto Richard Gage. "Le torri sono venute giù senza interruzione alla velocità di caduta libera, in modo lineare e simmetrico, come se i 90 piani sottostanti non esistessero proprio. L’unico modo perchè ciò sia possibile è che vi sia stata una demolizione controllata". L’agenzia governativa NIST, responsabile per l’indagine sui crolli, non ha però neppure preso in considerazione la possibilità di una demolizione controllata. La motivazione è curiosa: le demolizioni controllate iniziano di solito dal basso, ossia dai piani interrati. E infatti il portiere William Rodriguez ha testimoniato in diverse occasioni di aver udito proprio queste esplosioni nei piani interrati, tra l’altro anche nella serie diretta da Jesse Ventura.
Lo stesso Ventura ha cambiato idea solo dopo che il figlio lo ha convito a guardare il film "Loose Change", che nel frattempo era stato scaricato dal Web oltre 100 milioni di volte. Film come "Zero" dell’eurodeputato italiano Giulietto Chiesa o "911 Mysteries" sono andati in onda anche su ORF o su Vox. La serie di Ventura "Conspiracy Theory" va in onda sul canale via cavo TruTV di Ted Turner. Il produttore di Hollywood Aaron Russo ("Una poltrona per due") si è occupato nel suo film-documentario "America: From Freedom to Fascism" dei retroscena del 9/11. Tutti questi film sono accessibili su Google Video.

Architects and Engineers for 911 Truth.


L’architetto Richard Gage contesta inoltre che l’incendio sia la causa del crollo dei tre grattacieli: "Nessun incendio in un grattacielo ha mai portato al crollo di un edificio in acciaio". Gage è architetto da venti anni e in questo periodo ha costruito numerosi edifici in acciaio a prova di incendio. Recentemente ha preso parte alla costruzione di un progetto da 400 milioni di euro, in cui sono state utilizzate 1200 tonnellate di acciaio. Ha fondato il movimento Architects and Engineers for 911 Truth (ae911truth.org), che conta oggi quasi un migliaio di architetti e ingegneri oltre a 5000 altri sostenitori. "Il crollo delle Twin Towers e del World Trade Center 7 soddisfa tutte le condizioni di una demolizione controllata, ma non una sola condizione di un collasso causato da incendio", ha detto Gage (vedi riquadro a sinistra). Sottolinea inoltre che vi sono numerose altre prove di una demolizione controllata. "Abbiamo trovato tonnellate di acciaio fuso. L’acciaio fonde a 3000 gradi Fahrenheit, il cherosene e il fuoco provocato dall’incendio degli uffici possono raggiungere al massimo 1400, forse 1600 gradi Fahrenheit".
Secondo Gage, le probabilità che l’incendio abbia compromesso tutti gli elementi strutturali esattamente nello stesso momento sono uguali a zero. Ma se anche le probabilità fossero, ammettiamo, del 10%, bisogna tener conto che in quella stessa giornata ben tre edifici sono implosi in modo simmetrico. La probabilità che questo evento si ripeta per tre volte nello stesso giorno sarebbe dunque 0,1 (dieci percento) x 0,1 x 0,1 x 100, ossia 0,1%. In altre parole: quand’anche aumentassimo le probabilità che un evento del genere possa verificarsi, la probabilità che la teoria ufficiale sia sbagliata è del 99,9%. Le persone tendono a valutare in modo errato le probabilità quando pensano che la presunta causa sia l’impatto degli aerei. Anche il World Trade Center 7 è crollato praticamente a velocità di caduta libera, esattamente come il WTC 1 e 2. La differenza è che in questo caso nessun aereo lo ha colpito. I video del crollo di questo edificio si sono diffusi rapidamente su Internet. L’unica spiegazione logica per un simile crollo è una demolizione controllata (vedi riquadro).

Scholarsfor911truth.

Scienziati come Steve Jones sostengono addirittura di aver trovato l’esplosivo. Jones è stato docente di fisica presso la Brigham Young University. Quando ha iniziato a creare l’organizzazione scholarsfor911truth (www. www.st911.org, Accademici per la verità sul 9/11), è stato sollecitato dalla direzione dell’Università a chiedere il pensionamento anticipato. Il professor Jones ed altri, tra cui anche lo scienziato danese Dr. Niels Harrit, hanno analizzato 20 campioni di polvere del World Trade Center e in essi hanno rilevato chiare tracce di nanotermite, un esplosivo utilizzato finora ufficialmente solo dai militari.
Numerosi pompieri e paramedici hanno testimoniato di aver udito esplosioni. "È come se fosse esploso… come se avessero pianificato di far saltare l’edificio, boom, boom, boom", raccontava ai colleghi il capitano dei pompieri Dennis Tardio mentre veniva filmato da un team. Il paramedico Daniel Rivera è ancora più specifico: "Era come una demolizione professionale, in cui gli ordigni esplosivi vengono collocati a determinati piani: pop, pop, pop". Di occasioni per piazzare le bombe ve ne sono state numerose. Ben Fountain, che lavorava come analista finanziario nella Torre Sud, ha riferito che "nelle settimane antecedenti vi sono state numerose esercitazioni insolite e senza apparente motivazione in occasione delle quali sezioni delle Torri gemelle e del WTC 7 sono state evacuate per sicurezza".
Il problema: Eliot Spitzer, all’epoca Attorney General di New York, negò un’inchiesta giudiziaria. Negli Stati Uniti esiste la possibilità di intentare un processo civile per risarcimento dei danni. Numerosi familiari delle vittime hanno cercato fino ad oggi di seguire questa strada. Uno di questi gruppi è stato rappresentato da Stanley Hilton, che è stato consigliere del candidato presidenziale repubblicano Bob Dole. La causa contro George W. Bush, Dick Cheney e altri è stata respinta nel 2004, non per mancanza di prove, ma perché gli interessati erano funzionari pubblici e godevano quindi di immunità.

Ordine di "stand down"


Un processo potrebbe, tra le altre cose, chiarire perché i caccia sono rimasti a terra (vedi riquadro a sinistra). Secondo testimoni, Dick Cheney avrebbe dato un ordine di "stand down", ossia un ordine che vietava ai caccia di decollare per qualsiasi motivo. Ciò ci consente di interpretare le dichiarazioni del ministro dei trasporti Norman Mineta e del sergente Lauro Chavez, che era in servizio l’11 settembre. Un procuratore avrebbe la possibilità di prendere visione dei piani di servizio e di chiedere ai presenti quel giorno di testimoniare sotto giuramento.
La commissione del 9/11 non sostituisce alcuna inchiesta giudiziaria. Il senatore Max Cleland si ritirò dalla Commissione con le seguenti parole: "È una truffa, uno scandalo nazionale". Numerose testimonianze non sono semplicemente state inserite nella relazione. Altri membri della Commissione, fino al Presidente Thomas Kean, hanno denunciato le continue menzogne da parte delle autorità. Anche la testimonianza di Barry Jennings non è mai apparsa nel rapporto della commissione sul 9/11. Jennings è stato vicedirettore del dipartimento dei servizi di emergenza della città di New York. Quest’uomo, che l’11 settembre salvò la vita a molte persone nel WTC 7, rilasciò lo stesso giorno un’intervista dal vivo all’ABC in cui, ancora ricoperto di polvere, sosteneva di aver udito esplosioni. Nel 2007 ha reso più esplicite le sue dichiarazioni in un’intervista con Dylan Avery, uno dei creatori di "Loose Change". Ha spiegato di aver già udito le esplosioni prima che la prima torre gemella crollasse e che, in contrasto con la versione ufficiale, la hall di ingresso era piena di cadaveri.

Morte misteriosa.


Secondo Avery, Jennings gli avrebbe chiesto di non pubblicare il materiale, poiché era stato minacciato e temeva di perdere il lavoro. Tuttavia, dopo che la BBC mandò in onda un’intervista con Jennings che, a giudizio di Avery, era stata distorta, Jennings si decise a inserire la propria testimonianza completa in "Loose Change Final Cut". Il 19 agosto 2008, due giorni prima della pubblicazione del rapporto ufficiale sul WTC 7 da parte dell’agenzia governativa NIST, le cui conclusioni erano diametralmente opposte alle dichiarazioni di Jennings, Jennings moriva all’età di 53 anni in circostanze misteriose. Un investigatore privato ingaggiato da Avery per fare indagini sulla sua morte ha abbandonato il lavoro.
Le numerose contraddizioni hanno addirittura spinto recentemente un giudice federale tedesco, Dieter Deiseroth, in un’intervista rilasciata al servizio Internet Heise, a richiedere l’apertura di una nuova indagine: "Non può esistere in uno stato di diritto che si rinunci ad adottare le misure necessarie per identificare i sospetti, ad arrestarli e a formalizzare un capo d’accusa davanti a un tribunale indipendente… È interessante notare che fino ad oggi Osama Bin Laden non è ricercato per il 9/11". L’intervista si conclude con le parole: "Tutto ciò esige assolutamente una spiegazione".

Le Torri Gemelle – Demolizione controllata?


Prove di esplosivi
Secondo l’associazione di architetti ae911truth.org, i crolli soddisfano tutte le condizioni di una demolizione controllata:
La distruzione segue il percorso di maggior resistenza.
I detriti sono sparsi in modo simmetrico.
il crollo inizia in modo estremamente rapido (rapid onset)
Circa 100 testimoni hanno parlato di esplosioni e lampi di luce.
Diverse tonnellate di pesanti frammenti di acciaio si sono staccate in modo verticale.
90.000 tonnellate di metallo e cemento sono state polverizzate nell’aria.
nuvole piroclastiche molto grosse che si espandono (vedi a destra)
nessun collasso dei piani superiori su quegli inferiori (effetto pancake)
esplosioni orizzontali isolate da 20 a 40 piani più in basso
ritrovamento di tracce di acciaio fuso ed esplosivo (termite)
Condizioni per l’incendio
Almeno tre condizioni avrebbero dovuto essere soddisfatte affinché l’edificio crollasse a causa dell’incendio:
inizio lento con grosse deformazioni visibili
collasso asimmetrico lungo la linea di minor resistenza
Presenza documentata di temperature che potessero indebolire l’acciaio
E come se non bastasse: nessun grattacielo in acciaio è mai crollato finora a causa di incendio.

World Trade Center 7 – Errori nel rapporto


Il World Trade Center 7, un massiccio grattacielo in acciaio di 47 piani, in cui si trovavano la sede di CIA e servizi segreti, è crollato circa sette ore dopo le Torri gemelle, sebbene non sia stato colpito da nessun aereo. Nel "9/11 Commission Report" ufficiale questo edificio non è neppure menzionato. Le numerose richieste da parte dei membri del movimento per la verità sull’11 settembre hanno spinto però il National Institute of Standards and Technology (NIST), un’agenzia federale, a presentare uno studio sette anni dopo il crollo. Il mistero più grande che gli esperti dovevano risolvere era quello di spiegare come mai gli edifici sono crollati praticamente alla velocità di caduta libera. Normalmente i vari piani oppongono una resistenza, pertanto l’edificio avrebbe dovuto crollare a una velocità molto più lenta. Secondo la versione ufficiale, l’edificio sarebbe stato danneggiato dalla caduta di detriti dalle Torri gemelle. Tuttavia, il WTC 7 si trovava a una distanza di circa un campo di calcio e nelle fotografie non sono visibili danni significativi. Inoltre, l’edificio avrebbe dovuto cadere sul lato in cui aveva subito danni e non implodere sulle sue fondamenta. La soluzione proposta dal NIST ha suscitato un misto di ilarità e orrore nel movimento per la verità. I commenti più cortesi sono stati "Ridicolo" e "Stronzata colossale".
La versione ufficiale è questa: l’edificio sarebbe già crollato internamente da 30 minuti quando alla fine il ricoprimento esterno sarebbe venuto giù alla velocità di caduta libera: un processo senza precedenti. Gli scienziati del movimento per la verità hanno redatto lunghi studi in cui, punto per punto, mettono in discussione lo studio ufficiale. Nessuna di queste domande ha però finora ricevuto risposta. I dati completi del modello computeristico utilizzato rimangono segreti. Per fare un esempio delle contraddizioni che si trovano nel rapporto del NIST: Vengono mostrate le temperature dei piani alle 17.30 e alle 18.00. Peccato, però, che l’edificio sia crollato alle 17.21.

Schianto sul Pentagono – Le manovre impossibili


Più di 200 piloti ed esperti di aviazione dubitano della versione ufficiale. I piloti dell’organizzazione "Pilots for 911 Truth" (http://pilotsfor911truth.org/) sostengono che è impossibile eseguire una simile manovra con un Boeing per colpire il Pentagono. Il capitano Russ Wittenberg, che ha lavorato per 35 anni sulla Pan Am e sulla United Airlines, ha dichiarato: "Ho pilotato i due tipi di aerei usati l’11 settembre. Gli aerei avrebbero dovuto superare il proprio limite di velocità di oltre 100 nodi e compiere virate strette ad alta velocità spingendo probabilmente 5, 6, 7 volte l’accelerazione di gravità. E l’aereo avrebbe dovuto letteralmente cadere dal cielo. Non avrei potuto farle io e sono assolutamente sicuro che non abbiano potute farle loro". I piloti mettono in dubbio anche che una persona che ha svolto un addestramento con un Cessna sia in grado di pilotare un Boeing. Tanto più che l’istruttore di volo ha anche raccontato che i piloti erano pessimi, uno di loro non sapeva proprio volare. Molti piloti nutrono anche dubbi sul fatto che sia possibile colpire le Torri Gemelle a piena velocità, tanto più che uno degli aerei era proprio in fase di virata. Altro aspetto insolito è praticamente l’assenza di parti visibili di un aereo al Pentagono. Ralph Omholt, che ha pilotato Boeing per molti anni, dice: "Non c’è coda, non ci sono ali, non c’è nessuna conferma dello schianto di un Boeing 757". Soprattutto i motori in titanio avrebbe dovuto resistere allo schianto.
Inoltre, i piloti fanno notare che il foro nel Pentagono è troppo piccolo. Le finestre adiacenti, ad esempio, avrebbero dovuto essere danneggiate oppure si sarebbero dovuti vedere detriti davanti. Nemmeno sull’erba ci sono tracce di danni. Altro elemento sospetto: Il Pentagono, uno degli edifici più sorvegliati al mondo, è circondato da telecamere di sicurezza. L’unico video che è stato presentato al pubblico mostra tutto tranne che un Boeing.

Difesa aerea – Dov’erano i caccia?


Uno dei più grossi misteri di quel giorno è perché gli aerei non siano stati intercettati sebbene vi fosse fino a un’ora di tempo per farlo. L’intercettazione di aerei che si discostano dalla rotta è semplice routine. Negli Stati Uniti succede almeno un centinaio di volte all’anno. Ma nel giugno del 2001 questa procedura standard è stata cambiata. In un memorandum inviato al Joint Chiefs of Staff si legge che, prima di autorizzare i caccia al decollo, da allora in poi sarebbe stato necessario consultare il Dipartimento della Difesa. Vi sono anche prove che Dick Cheney abbia dato un esplicito ordine di "stand down", il che significa che i caccia dovevano rimanere a terra. il sergente Lauro Chavez afferma quanto segue: Quel giorno era in servizio presso il Comando Centrale degli Stati Uniti in Florida ed era impegnato in esercitazioni che includevano, tra le altre cose, il dirottamento di aerei che volassero contro il World Trade Center, il Pentagono e la Casa Bianca. Queste esercitazioni sono ora state confermate da documenti ufficiali. Quando gli apparve chiaro dalle immagini in TV che stava succedendo per davvero, chiese perché i caccia non fossero decollati. Per tutta risposta gli fu detto che c’era un ordine di "stand down".
Chavez sapeva anche, prima che venisse reso noto, che pochi mesi prima degli attentati per la prima volta nella storia il comando supremo della difesa aerea (NORAD) era stato affidato a un civile: Dick Cheney. La testimonianza del Ministro dei trasporti Norman Mineta, che non emerge dal rapporto della commissione sul 9/11, supporta questa tesi: rispondendo a un giovane che gli avrebbe più volte rivolto questa domanda spiegando che un aereo che si stava avvicinando, Dick Cheney avrebbe detto che l’ordine era ancora valido. All’epoca Mineta pensò che questo ordine subintendesse un ordine di abbattere l’aereo. Il colonnello Donn de Grand-Pre ha raccontato che un generale non rispettò l’ordine di rimanere a terra e fece abbattere il quarto aereo su Shanksville, il che spiegherebbe l’assenza di detriti. Grand-Pre riferisce anche di aver redatto uno studio per lo Stato Maggiore Generale in cui si giungeva alla conclusione che parti dello stesso governo sarebbero responsabili degli attentati. Grand-Pre ha dichiarato in un’intervista radiofonica che la maggioranza dei vertici militari sarebbe disposta a organizzare un colpo di stato per portare alla luce la verità.
Oliver Janich
Fonte.
Traduzione dal tedesco di DrHouse e io_sono per luogocomune.net

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