Il sito blitzquotidiano e il sito del quotidiano Il mattino riportano entrambi la notizia di un uomo di 57 anni del villaggio di Ulianovshina (Russia) dato per morto a causa di un infarto e messo in obitorio dove … è sopravvissuto due giorni prima di morire per davvero, ma questa volta di freddo.

Quando il medico legale si è apprestato ad eseguire l’autopsia due giorni dopo la presunta morte per attacco cardiaco ha constatato che l’uomo era ancora vivo ma stava morendo per davvero a causa del congelamento subito nella cella dell’obitorio.

Questo ennesimo episodio ci ricorda la serie di persone dichiarate cerebralmente morte che sono poi uscite dal coma ed il caso della bimba diagnosticata morta alla nascita e riportata in vita dall’amore della madre.

In effetti è fondato il sospetto che in Italia dove la sanità "funziona meglio" non avrebbero "sprecato" un potenziale "donatore" di organi, che sarebbe probabilmente posto in circolazione extra corporea onde poter tenere in buona funzione gli organi da trapiantare (previo il consenso dei familiari, facilmente convincibili vista la situazione di grande stress emotivo in cui si trovano in quel momento, e che non sospettano minimamente che il loro congiunto potrebbe avere qualche chance di rianimarsi).

Però non è detto, forse su una persona appartenente all’alta società si avrebbe avuto più riguardo e si sarebbe tentata una procedura per salvarla dalla morte (rianimazione cardio-polmonare).

Di sicuro di fronte a notizie come questa (probabilmente l’ennesimo caso di morte apparente, un evento già noto fin dall’antichità) com’è possibile considerare eticamente possibile la procedura di prelievo in arresto cardiaco?

Un caso per certi versi simile pare è accaduto in Francia nel 2008, allorquando, secondo il resoconto del quotidiano Repubblica:

L’uomo era diventato, un’ora e mezza dopo l’arresto cardiaco, un potenziale donatore di organi "a cuore fermo", non cerebralmente morto ma non più rianimabile. Il seguito della vicenda, scoperta dal quotidiano Le Monde, si legge in un rapporto ufficiale di un gruppo di lavoro dell’Assistenza pubblica parigina, costituito per occuparsi dei dilemmi etici di questo tipo di interventi. Il paziente presenta "segni di respirazione spontanea, reattività pupillare e un inizio di reazione alla stimolazione dolorosa". In altre parole è vivo. "Dopo molte settimane in cui le condizioni dell’uomo sono rimaste gravi – si legge sempre nel rapporto – l’uomo adesso parla e cammina". Anche se "i dettagli sul suo stato neurologico non sono noti". Come del resto non è chiaro se sia stato messo al corrente del tentativo di espianto. Nelle conclusioni del documento, si sottolinea che il caso, anche se eccezionale, mostra "quante domande rimangano nel campo della rianimazione".

Per dovere di cronaca segnalo anche la smentita delle autorità trapiantistiche italiane, secondo le quali il paziente francese non era stato considerato un potenziale donatore, non erano state iniziate le procedure di accertamento della morte, e l’iter del prelievo non era neppure iniziato … però raffrontata con il resoconto giornalistico non suona molto convincente (http://www.donalavita.net/images/materiali/080610_ansa.pdf)


Da notare che nonostante la crisi economica ed i tagli alla sanità, il Senato impegna il Governo a sviluppare ulteriormente l’organizzazione del trasporto degli organi (che è in gran parte in mano a soggetti privati come l’azienda Nord Italia Transplant dell’ex ministro Sirchia); vedi il comunicato della Lega Antipredazione.


Fonti:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/dato-morto-per-infarto-muore-2-giorni-dopo-obitorio-1471023/

http://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/russia_infarto_morte_assideramento_medico/notizie/250183.shtml
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/francia-trapianto-vivo/francia-trapianto-vivo/francia-trapianto-vivo.html