Il direttore della Fao José Graziano da Silva: “Fertilizzanti chimici e pesticidi hanno contribuito a deteriorare la terra e a contaminare l’acqua. E’ tempo di innovare”. “Bisogna riconoscere il giusto prezzo agli agricoltori per il cibo di qualità e per rigenerare la vita attraverso l’agricoltura biologica e biodinamica”, aggiunge Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì

di

ANTONIO CIANCIULLO

 

 

La Fao lancia l’agroecologia: “Il vecchio modello è esaurito”

ROMA – Esaurito. “Il modello della rivoluzione verde, iniziata dopo la seconda guerra mondiale, è esaurito”. Questa frase del direttore della Fao José Graziano da Silva, pronunciata durante l’incontro internazionale sull’agroecologia, che si conclude oggi a Roma con i rappresentanti di 72 governi, racchiude un secolo di storia.
La lunga lotta contro la fame.La speranza alimentata dai successi degli anni Sessanta. La disponibilità di cibo pro capite aumentata del 40% in mezzo secolo. E poi la doccia fredda: la scoperta che l’eccesso di chimica di sintesi ha dopato l’agricoltura e indebolito gli ecosistemi che la sostengono. “Uno dei due motivi per cui il modello della rivoluzione verde può considerarsi esaurito è l’enorme costo ambientale che questo aumento di produzione e produttività ha avuto”, ha detto da Silva. “L’uso diffuso di fertilizzanti chimici e pesticidi ha contribuito al deterioramento della terra, alla contaminazione dell’acqua e alla perdita di biodiversità”. Abbiamo impoverito la terra senza risolvere il problema della fame. Nel 2016 l’hanno sofferta 815 milioni di persone. Mentre un altro miliardo e 900 milioni (di cui 650 milioni obesi) lottavano contro il problema del sovrappeso. Non tiene più il modello della produzione, non tiene più il modello del consumo. E in entrambi i casi la responsabilità va attribuita alla corsa verso prezzi sempre più bassi che hanno scaricato sulla collettività i costi del disinquinamento e di una difesa sempre più affannosa dello stato di benessere.
Cibo accessibile e sano per tutti. Per questo la Fao ora lancia il modello dell’agroecologia come risposta non solo ai problemi del domani ma a quelli dell’oggi. “È tempo di innovare di nuovo”, assicura da Silva. “E questa volta innovare significa aumentare la resilienza e la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari, con un occhio ai cambiamenti climatici. Dobbiamo offrire cibo sano, nutriente e accessibile a tutti, servizi ecosistemici sani e stabilità climatica. In questo senso, il campo emergente dell’agroecologia può offrire diversi contributi: essendo una combinazione di scienza e saggezza culturale, pone grande enfasi sulla diversità, sinergia, il riciclaggio, l’uso efficiente delle risorse, la resilienza ecologica e socio-economico, la condivisione delle conoscenze”.
Gli esperimenti a Trinidad e Tobago. I vantaggi resi possibili dall’agroecologia sono stati già sperimentati. A Trinidad e Tobago, il degrado e l’acidificazione del suolo provocati dalla coltivazione intensiva della canna da zucchero sono stati contrastati dall’uso una specie di mantello di citronella per raffreddare il terreno e prevenire l’erosione. Nella Cina occidentale, gli agricoltori hanno sviluppato nuovi ecosistemi agricoli con elaborate reti di dighe di cespugli di more e stagni da pesca per canalizzare l’acqua.
I paradossi alimentari nei luoghi ad alto reddito. Ma l’agroecologia non è un approccio produttivo legato solo ai Paesi a basso reddito. Anzi, i paradossi alimentari sono particolarmente evidenti nei luoghi in cui il tasso di consumo è più alto. E’ lì che si evidenzia – come ha ricordato il presidente di NaturaSì Fabio Brescacin intervenendo nella tavola rotonda su Innovative Markets, Food Systems and Cities – il contrasto tra quello che viene dato agli agricoltori per la loro fatica (pomodori pagati a 8 centesimi al chilo, latte a 40 centesimi al litro) e il prezzo finale del prodotto. Un prezzo che spesso viene calcolato ignorando tre componenti fondamentali: il mantenimento degli ecosistemi, senza i quali l’agricoltura diventa impossibile; la qualità del prodotto, indispensabile per la difesa della salute; la coesione sociale, che richiede condizioni economiche decorose per tutti i lavoratori.
Cresce la consapevolezza. “Da parte dei consumatori”, ha dichiarato Brascacin, “osserviamo un’aumentata consapevolezza non solamente verso un cibo sano ma anche verso una crescente responsabilità sociale ed ecologica. Occorre un ulteriore passo in avanti, per riconoscere il giusto prezzo da pagare agli agricoltori del Sud e del Nord del mondo non solo per avere un cibo di qualità ma anche per l’obiettivo comune di rigenerare la vita attraverso l’agricoltura biologica e biodinamica”.
I vantaggi delle coltivazioni “Bio”. Un tipo di agricoltura che comporta vantaggi resi più evidenti dal cambiamento climatico in corso. I terreni coltivati con l’agricoltura bio infatti, rispetto a quelli trattati con i metodi tradizionali, sono in grado di trattenere mediamente

il 55% in più di acqua. Una straordinaria proprietà che dipende dalla ricchezza (fino a +70%) di humus, la componente organica del suolo, che assorbe acqua fino a 20 volte il suo peso, secondo i dati di uno studio del Fibl (Istituto elvetico di ricerca sull’agricoltura biologica).

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