medicina : Caso Simoncini: alcune conclusioni

di

Massimo Mazzucco

 

Vorrei provare a tirare le somme sulla prima discussione del “nuovo corso” Simoncini, che era iniziata abbastanza male, ma poi fortunatamente si è ripresa.
Come sappiamo, abbiamo un video in cui un paziente ci racconta che aveva il cancro alla vescica, e che dopo 7 operazioni inutili stavano per togliergliela. C’è una diagnosi che lo conferma, e c’è la conferma del medico curante. C’è infine una diagnosi di guarigione, anch’essa confermata dal medico curante. Fra le due diagnosi c’è stata la cura di bicarbonato. A meno quindi di supporre che gli intervistati mentano, resta da decidere, sostanzialmente, se la guarigione sia da attribuire al bicarbonato oppure no. (E’ difficile pensare, in questo caso, che non fosse un cancro in primo luogo).
Le reazioni dei lettori si sono divise su tre fronti:
1 – L’intervista conferma la credibilità della teoria Simoncini.
2 – L’intervista sembra supportare la sua teoria, parliamone ma con cautela.
3 – Gli elementi documentali non bastano, ci vogliono altre informazioni per poterne discutere.
Sul primo gruppo non commento, poichè vi appartengo a livello personale, e non voglio che questo torni ad inquinare il mio ruolo di webmaster, che vorrei riuscire a mantenere distaccato.
Intorno al secondo gruppo è nata una discussione abbastanza interessante, che ha affrontato sia il tema tecnico (candida, PH, funghi, eziologia, rapporti causa-effetto, ecc.) che quello morale, prendendo spunto da una frase del medico intervistato (“Mi sono sentito in dovere di…”).
Direi che la discussione si è conclusa in modo cautamente positivo, nel senso che nulla è dimostrato, ma si rimane aperti ad ogni possibilità. Resta da definire la posizione del medico, …
… chiaramente in difficoltà di fronte a questa nuova ipotesi, che lo pone in contraddizione con il sistema vigente, a più di un livello. (Approfitto per ringraziare ancora Vulcan, unico medico fra i 9.000 iscritti di LC che abbia avuto il coraggio di affrontare la questione a viso aperto, con grande onestà e soprattutto con grande umiltà).
Con il terzo gruppo vorrei evitare polemiche, e dirò soltanto questo: non mi sembra giusto dire che “una testimonianza non conta nulla”, quando sappiamo che ce ne sono ormai molte di più. Non saranno tutte convincenti al 100 per cento, ma non si possono ignorare nel loro insieme, e considerarne solo una alla volta sembra indicare un pregiudizio poco utile alla verità.
Ancora più ingiusto mi sembra richiedere “ulteriori documentazioni” sui pazienti intervistati. Sappiamo tutti benissimo che nessuna documentazione sarà mai sufficiente, se manca la volontà, o comunque la predisposizione, ad accettare quanto sostenuto.
Max Gerson ha pubblicato un libro con la documentazione più totale, completa, assoluta e incontrovertibile – che solo un tedesco potrebbe raccogliere – di 50 casi di guarigione di pazienti terminali. Nonostante questo la sua cura non è mai stata riconosciuta ufficialmente, e rimane addirittura PROIBITO applicarla contro il cancro.
Renè Caisse ha presentato al parlamento canadese centinaia di casi documentati di guarigione, ma la sua cura non è mai stata approvata nè riconosciuta ufficialmente.
Hoxsey sostiene di aver accumulato oltre 25.000 casi di guarigione documentati, e persino due tribunali hanno confermato la validità della sua cura, mentre lo stesso Fishbein fu costretto ad ammettere in tribunale che la cura Hoxsey funzionava, almeno per i tumori alla pelle. Nonostante questo, nessuna autorità medica ha mai riconosciuto ufficialmente la validità della sua cura, e a tutt’oggi rimane addirittura PROIBITO importarla negli Stati Uniti.
Eccetera eccetera eccetera…
Sappiamo tutti inoltre che solo una sperimentazione scientifica in doppio cieco – fatta sotto le autorità e secondo i canoni vigenti – può dimostrare definitivamente la validità di una cura. In tutti gli altri casi rimarrà sempre la possibilità di diagnosi errate, remissioni spontanee o guarigioni dovute ad altri fattori, ad invalidare la tesi proposta.
E’ quindi evidente che chi chiede “ulteriore documentazione” lo faccia senza rendersi conto che non servirebbe comunque a nulla, se non forse a soddisfare una sua curiosità personale. Ma noi non siamo qui per quello. Le ricerche personali ciascuno può condurle per conto suo.
Per gli stessi motivi non si può pretendere da Simoncini una dimostrazione della validità della sua cura, in quanto sarebbe soggetta agli stessi criteri invalidanti di cui sopra.
Ma c’è una cosa ancora più importante da chiarire, che dovrebbe risolvere una volta per tutte questo falso problema del “voglio altre prove”: non sta a noi dimostrare nè invalidare la cura di Simoncini, esattamente come non stava a noi spiegare che cosa abbia colpito il Pentagono. Noi – in quanto comuni cittadini – ci limitiamo a presentare un certo numero di casi, ragionevolmente credibili, di gente che sostiene di essere guarita con il suo metodo, esattamente come ci siamo limitati a denunciare l’impossibilità per un Boeing di scomparire nel nulla in quel modo. Saranno poi le autorità preposte ad assumersi la responsabilità di prendere o meno in considerazione le nostre segnalazioni.
Quando dico che noi “ci limitiamo a fare informazione”, quindi, non intendo dire che siamo qui per fornire i dati anagrafici completi di tutto l’albero genealogico di un certo paziente, ma siamo qui per far sapere che è avvenuta una certa cosa, che ci pare degna di segnalazione, specialmente se messa in relazione ad altri eventi simili.
E poichè ci viene negata a priori la possibilità di dimostrare qualunque cosa – perchè “solo una sperimentazione scientifica in doppio cieco può farlo” – che la sperimentazione la faccia chi ne ha le possibilità, l’autorità, e soprattutto il dovere di farlo.

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