di

Felice Capretta


Giocattoli, cancelleria, utensili da cucina, materassi, asciugamani, maionese, ketchup, lacci da scarpe, bottoni, aghi, spille da balia, e filo per cucire.
Articoli, questi, che da oggi possono di nuovo entrare a Gaza.
Questa non è una buona notizia.
Perchè il blocco resta, e continua ad esserci ed ad essere dipendente dalla mano israeliana sul bottone rosso o verde.
E’ una cattiva notizia perchè ci sono voluti:

  • il dirottamento delle suddette navi in terriorio israeliano
  • il saccheggio del loro carico navale ad opera dell’esercito israeliano
  • la perdita di 13 vite umane

e tutto questo non è servito all’emanazione di una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU che stabilisca sanzioni economiche punitive contro lo stato colpevole di questa aggressione.
Nè è servito all’espulsione di quello stato dal consesso internazionale.
Niente di tutto questo.
E’ servito solo ad far arrivare un po’ di cotone e matite e quaderni a Gaza.
E la cosa ancora più grave è che prima tutti quegli articoli non potevano entrare. Così come non entravano, secondo un documento rivelato da BBC: cioccolato, marmellata, succhi di frutta e legname, scarpe, spazzole. Che, come è noto, esplodono.
Il blocco, o meglio, la punizione collettiva imposta ai palestinesi di Gaza (che costituisce per sua stessa natura crimine di guerra), è fatto anche di questo: beni di prima necessità semplicemente scomparsi. Come la marmellata, che, come è noto, esplode.
Le merci potranno entrare solo via terra: il blocco navale persiste.
Blocco che sarà di nuovo forzato, o almeno, tentato di forzare, da un gruppo di donne cristiane e musulmane, oltre ad una trentina di pacifisti europei e circa 20 giornalisti. Il porto di partenza sarà probabilmente libanese. Il ministro della guerra israeliano Ehud Barak ha dichiarato che il Libano sarà considerato responsabile di qualsiasi partenza dai suoi porti di navi destinate a Gaza.
Che strano: lo stesso trattamento non è stato riservato a Cipro, da cui sono partite le navi della Freedom Flotilla. Ma tant’e’: a Cipro non scorrono i fiumi che interessano ad Israele e a Cipro non viveva alcuna delle 12 tribu’ di Israele 4000 e passa anni fa.
In Libano invece si, e com’e’ noto, esplode.
Ehi, 4000 anni fa il mio trisavolo viveva sui verdi prati di Baviera.
Quasi quasi mi invento la cattura di un mio parente sul confine da parte dei bavaresi e mi diverto ad assaltare la Baviera a colpi di carri armati.
Avanti, per Caprettonia La Grande!
Tornando al delirio israeliano, il viceministro degli esteri Ayalon ha dichiarato che i prossimi che tenteranno di forzare il blocco potranno essere messi in prigione anzichè espulsi.
Potenza del diritto divino israeliano, che si comporta come se tutto il mondo fosse già sotto il suo tallone (e come dargli torto n.d.a).
Già.
Avanti, per il nostro popolo ed il nostro Dio, saremo la guida delle nazioni, per Caprettonia La Grande!
Che, com’è noto, esplode.

ps: a completare il desolante scenario l’annuncio che Teheran invierà un carico di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza. La nave, chiamata “Bambini di Gaza”, salperà domenica 27 giugno dal porto di Bandar Abbas e raggiungerà le coste palestinesi in due settimane, ragionevolmente domenica 11 luglio.

 

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