DI

JOSÉ M. TIRADO
Counterpunch

 

 

 

 

 

 

 

 

Ad alcuni potrebbe non sembrare esattamente così, ma il popolo ha parlato. In una domenica chiara e tranquilla, gli islandesi hanno espresso il voto più importante della loro storia, un brillante esempio per le democrazie del mondo; oppure, hanno attuato una finta pseudo-rivoluzione architettata da dilettanti per incasinare una costituzione gracile che solo ora si sta sistemando. Di certo, questo dipende dalla persona a cui si chiede. La classe media e gli osservatori stranieri tendono a dare più peso alla seconda interpretazione. I banchieri, i vecchi politici e gli oligarchi di serie inferiore condividono la prima.
Dopo la “Rivoluzione delle Pentole e Padelle”, gli islandesi hanno richiesto la creazione di alcune garanzie future per assicurare che un eventuale nuovo crollo finanziario venga preannunciato e che in futuro i responsabili vengano puniti o dissuasi dal giocare alto a poker con le risorse economiche dell’intera Nazione.
Il governo, guidato dal dominante Partito dell’Indipendenza (i “repubblicani” islandesi, un amalgama di centro-destra composta da nazionalisti, liberi venditori e sostenitori degli interessi bancari combinati con i vecchi oligarchici, la “piovra” delle famiglie esportatrici della quota per la pesca ed i loro sostenitori) è stato costretto a dimettersi. È stata eletta una nuova coalizione Alleanza Sinistra-Verde/Partito Socialista. In più, è stato lanciato un appello per una nuova costituzione che sostituisca quella ispirata a quella dei danesi.
. Dopo molto discutere, è stato indetto un Forum Nazionale e selezionato un comitato di 25 cittadini, scelti da un campione di 1000 candidati che spaziava da idraulici a politici, ed è stata presentata la proposta in Parlamento (Althingi). Il voto di sabato rappresenta una cristallizzazione di quella proposta in sei problematiche principali (cortese traduzione di Paul Nikolov). I risultati sono ora pronti e sono alquanto decisivi, a dir poco:

1. Vuoi che le proposte del Consiglio Costituzionale gettino le basi per una nuova bozza della Costituzione?
SI: 66.1% – NO: 33.9%

Forse la più essenziale tra le proposte, la popolazione ha scelto di procedure con la nuova Costituzione, una più equa, che tuteli i diritti degli animali, che protegga le risorse naturali e più aperta all’emendamento popolare. Il Partito dell’Indipendenza ha iniziato a sbraitare sul numero insufficiente di votanti che rendeva illegittimo il voto, ma le cifre asimmetriche probabilmente assicureranno che il nuovo testo costituzionale, con qualche minimo emendamento da parte del Parlamento, verrà votato in primavera. E probabilmente anche approvato.

2. Nella nuova Costituzione, vuoi che le risorse naturali non possedute da privati vengano dichiarate proprietà nazionale?
SI: 81.2% – NO: 18.8%

In maniera eclatante, gli islandesi hanno dichiarato, a mani basse, la loro opposizione alla “piovra” di famiglie che già dominavano la maggiore risorsa del Paese, la pesca, e hanno dichiarato che le risorse naturali rimanenti sono patrimonio di tutta la popolazione. Questo è molto significativo e comporterà un’acerrima opposizione da parte di coloro che si aggrapperanno ai loro privilegi, specialmente “i baroni del mare”. Anche in questo caso, il leader del Partito dell’Indipendenza mette in discussione i risultati, dichiarando che gli astenuti ed i contrari verranno conteggiati insieme nello sforzo di limitare i danni. Suppongo che gli interessi più radicati non resteranno in silenzio, ma il sentimento popolare non è ambiguo.

3. Vorresti che nella nuova Costituzione siano presenti disposizioni sull’istituzione di una chiesa nazionale in Islanda?
SI: 57.3% – NO: 42.7%

Qui ci si riferisce all’eventualità che la Chiesa Evangelica Luterana debba essere identificata come Chiesa di Stato, come lo è ora, o se nessuna chiesa debba esserlo e quindi mettere in atto una formale “separazione tra Stato e Chiesa”. Visibilmente, gli islandesi vogliono mantenere i legami culturali con la chiesa, nonostante il fatto che quasi il 43% di contrari sottolinea la diminuzione annuale dell’influenza di questa istituzione, ormai moribonda.

4. Vorresti che nella nuova Costituzione sia presente una disposizione che autorizzi l’elezione di un individuo specifico al Parlamento (Althingi) più di quanto non sia possibile ora?
SI: 16.4% – NO: 23.6%

In parole povere, ci si riferisce all’elezione di individui vs. di partiti. Attualmente, vengono fornite liste di partiti ed i leader vengono poi votati in base alla percentuale finale del voto dato ai rispettivi partiti. Personalmente, nutro sentimenti contrastanti sulla questione dato che qualsiasi mossa verso un processo elettorale più individualista potrebbe portare allo stile teatrale degli USA. Visibilmente, tuttavia, gli islandesi la pensano diversamente, nella speranza che i loro leader più carismatici dei partiti minori, o quelli non appartenenti a nessun partito, possano avere una migliore opportunità.

5. Vorresti che nella nuova Costituzione sia presente una disposizione che dia lo stesso peso ai voti raccolti in ogni parte del Paese?
SI: 55.6% – NO: 44.4%

Tuttora, viene dato un peso leggermente maggiore ai voti delle zone più remote e rurali, malgrado il fatto che circa il 90% della popolazione nazionale si concentri in due aeree urbane, una più grande (Reykjavík) ed una più piccola (Akureyri). Questo rende i voti equi. In modo appropriato.

6. Vorresti che nella nuova Costituzione sia presente una disposizione che dichiari che una certa proporzione dell’elettorato abbia la facoltà di richiedere il referendum su alcune problematiche?
SI: 70.5% NO: 29.5%

Questo punto è secondo per importanza. In parte perché la gente vuole assicurarsi che prima che vengano apportati cambiamenti a qualcosa che hanno già approvato (ci si stupisce di fronte ad una tale complessità elettorale in un Paese della dimensione del Kentucky e con la popolazione di Indianapolis) abbiano il diritto di votarlo di nuovo, in un referendum nazionale.
Presi alla lettera, questi cambiamenti potrebbero non sembrare minacciosi. Ma la risposta di alcuni ambienti è stata furiosa e frenetica; primo, hanno dissuaso i votanti persino dal partecipare, poi si sono lamentati del possibile collasso dell’Islanda in una repubblica quasi-socialista governata da dilettanti e rivoluzionari. Questa era l’opinione di alcuni del Partito dell’Indipendenza che sta rapidamente diventando il partito islandese dei “no”. Se la democrazia è un affare complicato, allora l’esempio islandese ne dà un ampia conferma. Tuttavia, la pazienza e la determinazione sono sempre stati alleati del cambiamento e la tenacia degli islandesi di contrastare i solidi interessi che hanno dominato la politica sin dalla Seconda Guerra Mondiale potrebbe risultare efficace.

Il reverendo JOSÉ M. TIRADO è poeta, predicatore e scrittore e sta terminando il suo dottorato in psicologia mentre vive in Islanda.
Fonte: Counterpunch
Link: http://www.counterpunch.org/2012/10/23/constitutional-changes-in-iceland/

Traduzione per Comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO