Il Pentagono alla resa dei conti con Putin
Dopo anni di narrazioni fiabesche targate NATO su una Russia in ginocchio per le sanzioni nonostante un invidiabile aumento del PIL e che sarebbe stata costretta, si diceva, a combattere con le pale e a cannibalizzare tostapane e lavatrici per recuperare microchip, mentre improbabili pensionati ucraini, armati solo del loro vecchio fucile da caccia e afflitti da cataratta, avrebbero abbattuto supersonici caccia russi, ecco il brusco risveglio: la NATO ha perso e il progetto americano del grande accerchiamento della Russia si è disintegrato come un pupazzo di gesso sotto la pressa di ferro di Mosca.
L’esito è persino più rovinoso della campagna napoleonica; eppure Washington, grazie alla performance da Oscar dei governicchi europei che hanno recitato la parte dei “volenterosi” assumendosi tutto l’onere del disastro, pretende di uscirne addirittura col volto del vincitore, del pacificatore, come se questa guerra per procura fosse germogliata in qualche burocrazia di Bruxelles anziché nei corridoi di Washington.
Per occultare la verità è bastato liquidare come “propaganda russa” i fatti storicamente documentati (di cui, per brevità, è sufficiente citare i più eclatanti): Durante il sanguinario golpe di Maidan del 2014 sul palco c’erano Victoria Nuland in persona, allora vice segretario di Stato USA e i senatori John McCain e Chris Murphy ad arringare la folla per il regime change;
Gli USA hanno costruito laboratori di ricerca per armi biologiche sul territorio ucraino oltre a dodici basi militari segrete a ridosso della Russia;
I tre ministri chiavi del nuovo governo fantoccio ucraino post-golpe, furono scelti e nominati direttamente da Washington nonostante non avessero neppure la cittadinanza ucraina
Quanto all’Europa, ha interpretato con zelo il suo ruolo: non alleato, non partner, ma impeccabile vassallo, o meglio, burattino con il portafogli spalancato, sacrificando la propria economia sull’altare dell’obbedienza canina a Washington. Mentre da noi chiudevano industrie e si bruciavano posti di lavoro, a Kiev spuntavano water e rubinetti d’oro, rigorosamente acquistate con i fondi europei.
Il bilancio finale? Le sanzioni hanno colpito soltanto l’Europa; gli Stati Uniti ringraziano e incassano. E in Ucraina prospera una dittatura corrotta che ingoia vite umane nel nome di una pretesa “difesa della democrazia”.


