E’ tempo di guardare ad est!

L’assetto geopolitico attuale vacilla e in questo quadro, l’eventuale disimpegno degli USA dall’Alleanza Atlantica, evocato da Donald Trump è un’opportunità storica per ridefinire gli equilibri europei e restituire autonomia agli Stati. Parallelamente, la crisi energetica e le tensioni internazionali collegate alle dinamiche della guerra in Ucraina e in Iran possono essere usate dalle élite per rafforzare forme di controllo interno (lockdown energetico ecc). L’Italia e gli altri Paesi d’Europa si trovano di fronte a una scelta decisiva: restare passivi all’interno dell’attuale sistema oppure cogliere questa fase di crisi per guardare a est e recuperare autonomia politica, economica ed energetica.

Negli ultimi mesi, le dichiarazioni di Donald Trump sulla possibile uscita degli Stati Uniti dalla NATO hanno scatenato reazioni allarmate nei media occidentali. Tuttavia, ciò che viene raccontato come una minaccia, qualora si verificasse veramente, rappresenterebbe un evento epocale: la fine del vecchio ordine geopolitico e dello status italiano di colonia.

L’Italia ridotta a zerbino

Dal secondo dopoguerra, l’Italia è stata inserita stabilmente sotto il controllo geopolitico e militare di Washington e Londra. Poi, con la successiva entrata nell’Unione Europea e della Banca d’Italia nella BCE, Roma ha perso anche l’ultimo briciolo di sovranità che gli era rimasta e Bruxelles è stata l’artefice indiscusso del suo declino da 4 potenza mondiale a Paese dei “PIGS” (termine dispregiativo coniato dalla stampa anglosassone che letteralmente significa “porci” usato come acronimo per indicare Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Tale contesto ha costretto l’Italia a operare per decenni più come partner subordinato che come attore indipendente, specialmente nelle scelte di politica estera ed energetica.

NATO senza USA: crisi o liberazione?

Poiché la classe politica della “colonia Italia” non ha mai mostrato il coraggio di invocare il recesso dal Patto Atlantico ai sensi dell’articolo 13 della Trattato del Nord Atlantico, qualora Stati Uniti decidessero realmente di dismettere il proprio ruolo egemone nella NATO (eventualità auspicabile), l’intero impianto della sicurezza europea verrebbe scosso fin nelle sue fondamenta. Venuto meno il suo tradizionale punto di riferimento, l’Italia si troverebbe al cospetto di una congiuntura storica di rara portata: quella di riappropriarsi della direzione del proprio destino e, insieme agli altri Paesi europei già ricondotti in posizione subordinata, tentare la rifondazione di un nuovo equilibrio continentale fondato su una più piena autonomia e sovranità decisionale.

Crisi energetica e “nuove emergenze”

La crisi energetica continua a pesare su famiglie e imprese. La rottura dei rapporti con la Russia e la folle politica di sostegno alla guerra dell’Ucraina scatenata da Washington dopo il golpe del 2014, ha interrotto equilibri consolidati, spingendo l’Europa verso il baratro del debito e il crollo economico. L’attuale emergenza energetica creata dagli israelo-americani con le loro criminali guerre di aggressione, viene ora usata dall’elite per paventare nuove forme di controllo economico e sociale, dopo quelle già sperimentate durante la pandemia. In questo scenario infatti, termini come “razionamento”, “limitazioni” e “lockdown energetico” sono già entrati nel dibattito pubblico in vista di una loro prossima attuazione anche se questa volta, sarà difficilmente realizzabile poiché la crisi dipende da guerre assurde e prive di sufficiente consenso popolare contro Russia e Iran.

Unione Europea: integrazione o vincolo?

L’attuale Unione Europea non è stata creata per far cooperare in pace e nel rispetto reciproco le nazioni legate da una storia, una cultura e un ambito geografico comune ma al contrario, per concentrare il potere nelle mani dell’elite finanziaria e togliere ai parlamenti degli Stati membri ogni margine di autonomia.

Verso una nuova Europa? L’idea di una confederazione

I popoli d’Europa dovrebbero sfruttare l’attuale situazione di crisi come una straordinaria opportunità per uscire dalla NATO e ribellarsi contro tutti i partiti di destra, centro e sinistra contrari a una riforma della UE da Stato centralizzato a confederazione di Stati sovrani sul modello svizzero che includa anche la Russia. In questo modo, la nuova Europa liberata diverrebbe un blocco geopolitico esteso “dall’Atlantico agli Urali”, ovvero, la più grande potenza economico-politico-militare del mondo:


  • ogni Stato manterrebbe piena autonomia politica ed economica

  • la cooperazione sarebbe volontaria e non imposta

  • verrebbero ristabiliti rapporti diretti tra nazioni europee

  • otterremmo l’indipendenza energetica

  • creeremmo un mercato più vasto e integrato

La scelta dell’Italia: spettatrice o protagonista?

La domanda cruciale resta aperta e purtroppo, alquanto retorica: gli italiani vogliono continuare a dividersi in partiti, a seguire la propaganda mainstream dell’elite oppure sono pronti a cogliere finalmente gli attuali cambiamenti come opportunità per ridefinire il proprio ruolo nell’Europa e nel mondo? Ciò che più teme l’establishment di potere è l’unità di popolo, il superamento delle divisioni ideologiche interne tra destra, centro, sinistra per concentrarsi su interessi strategici comuni:


  • sovranità energetica

  • indipendenza economica

  • autonomia politica

Conclusione: tra narrazione dominante e visioni alternative

Quello attuale è un momento di svolta. Le certezze degli ultimi decenni vengono messe in discussione, mentre emergono letture alternative escluse dal dibattito ufficiale.

Che si condividano o meno queste interpretazioni, una cosa appare evidente: il futuro dell’Italia e dell’Europa non è più scontato.

Fonti e approfondimenti