Sigonella, la rivendicazione della sovranità italiana che ricorda il caso del 1985, quando l’America si liberò di Craxi con l’operazione Mani Pulite
Il caso della base militare di Sigonella si arricchisce di nuovi interrogativi dopo la decisione del ministro della Difesa Guido Crosetto di negare l’utilizzo agli Stati Uniti d’America. Una scelta netta, ma arrivata quando – secondo le ricostruzioni – bombardieri statunitensi sarebbero già stati in volo verso la base siciliana.
Crosetto dice no agli USA, ma a operazioni già avviate
Dal Ministero della Difesa è giunto un rifiuto definitivo all’impiego della base di Sigonella da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, la decisione solleva dubbi rilevanti: perché il Governo italiano è intervenuto solo a operazioni ormai in corso?
Per settimane, le opposizioni avevano presentato interrogazioni parlamentari e mozioni per chiarire l’insolito traffico aereo nei cieli della Sicilia. Nonostante ciò, il Governo aveva inizialmente escluso qualsiasi richiesta ufficiale da parte americana per l’uso di installazioni militari italiane.
Il nodo centrale: bombardieri in volo senza autorizzazione
L’aspetto più critico riguarda la tempistica delle comunicazioni. Secondo quanto emerso, velivoli militari statunitensi – inclusi bombardieri armati – sarebbero decollati senza che i vertici militari italiani ne fossero preventivamente informati.
Lo stesso Crosetto avrebbe appreso la situazione dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, informato a sua volta dall’Aeronautica Militare.
Questo scenario apre un interrogativo politico e istituzionale: gli Stati Uniti avrebbero operato bypassando il Governo italiano?
Sovranità militare e accordi bilaterali sotto pressione
L’utilizzo delle basi militari italiane da parte di Paesi alleati è consentito solo per attività concordate di natura logistica, di sicurezza o addestrativa. Non è invece previsto l’impiego di assetti armati in configurazione operativa.
Eppure, segnalazioni – tra cui quelle del Movimento 5 Stelle – avevano documentato il passaggio di cacciabombardieri F-15 Strike Eagle in configurazione da combattimento, con armamenti attivi e non in modalità di trasferimento o addestramento.
Un caso politico: confronto con la Spagna
La decisione di Crosetto è stata interpretata come una presa di distanza dalle posizioni dell’ex presidente Donald Trump, avvicinandosi invece alla linea del premier spagnolo Pedro Sánchez.
Tuttavia, emerge una differenza sostanziale: la Spagna aveva negato preventivamente l’uso delle basi di Rota e Morón de la Frontera, mentre in Italia il diniego è arrivato solo dopo che le operazioni erano già state avviate.
Il precedente storico: il caso Craxi-Reagan
La scelta italiana richiama simbolicamente quanto accaduto nel 1985, quando l’allora premier Bettino Craxi si oppose alle richieste del presidente Ronald Reagan durante la crisi di Sigonella.
Oggi, però, il contesto appare diverso: il nodo non è solo politico, ma riguarda la trasparenza, la catena di comando e il rispetto della sovranità nazionale.
Conclusione
Il “caso Sigonella” solleva questioni cruciali per la sicurezza e l’autonomia decisionale dell’Italia. Il punto non è soltanto il rifiuto finale, ma ciò che lo precede: operazioni militari avviate senza autorizzazione esplicita e una risposta istituzionale arrivata troppo tardi.
Un retroscena che rischia di aprire un fronte politico e diplomatico destinato a far discutere ancora a lungo.



