di

Massimo Mazzucco

(Breve estratto da “Mourir a Madrid”, il famoso documentario di Fredric Rossif che fece conoscere al mondo il vero volto della Guerra Civile Spagnola:)
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=_1QZ9ZsdYOw[/youtube]

La prima parte di “La Auschwitz del Vaticano”, che riguarda la storia di Jasenovac, è dedicata alla storia fra Chiesa e fascismo nel ventennio che precedette la II Guerra Mondiale.
Solo conoscendo il quadro storico complessivo, infatti, …
… diventa possibile comprendere fatti come quelli di Jasenovac, altrimenti molto difficili da accettare persino per chi non sia cattolico.
La pagina pubblicata è incompleta, e necessita ancora di una revisione finale. Essendo però anche molto lunga, ho pensato intanto di “mandarla avanti” così com’è, per darvi il tempo di leggerla con calma, mentre rivedo i particolari mancanti.


LA AUSCHWITZ DEL VATICANO



Non è solo nei campi di concentramento tedeschi che trovarono la morte le vittime della persecuzione nazista nella II Guerra Mondiale. Nella neonata Repubblica di Croazia, fondata unilateralmente nel 1941 dal dittatore-fantoccio Ante Pavelic, furono selvaggiamente trucidati circa a mezzo milione di serbi, 40.000 ebrei, migliaia di Rom e altre etnie minori, nel famigerato campo di concentramento di Jasenovac, comandato dai frati francescani.


INTRODUZIONE
NOTA STORICA
PRIMA PARTE

Chiesa e fascismo

I concordati della Chiesa
All’alba della II Guerra Mondiale

SECONDA PARTE

I Balcani fra le due guerre
La Croazia di Ante Pavelic
Responsabilità italiane
La quinta colonna
Il caso dell’arcivescono Stepinac
Jasenovac

TERZA PARTE

Il crollo del fascismo
Le Ratlines
I tesori degli Ustasha


(Il testo è ancora da verificare nel dettaglio, ed è possibile che contenga qualche imprecisione storica).

INTRODUZIONE

La vicenda di Jasenovac rappresenta una delle pagine più oscure di tutta la storia della Chiesa cattolica. Tutti i crimini commessi dal clero avvennero infatti sotto la diretta responsabilità del cardinale Stepinac, arcivescovo di Zagabria, con la diretta connivenza della Santa Sede, rappresentata in loco dal nunzio apostolico Ramiro Marcone.
Sono fatti sconvolgenti e difficili da accettare, che si possono comprendere solo se visti nella più ampia ottica del ventennio storico che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Ma sono stati ampiamente documentati da diversi autori, jugoslavi e non, anche se ovviamente non hanno trovato eco sui media tradizionali, nè certamente se ne parla nei libri di scuola. Come ebbe a commentare Eleanor Roosevelt ad Avro Manhattan, uno scrittore che stava svolgendo delle ricerche sulle atrocità commesse dalla Chiesa in Croazia: “La Germania nazista non c’è più. La Chiesa cattolica è ancora fra noi, più potente che mai, con la propria stampa e con la stampa mondiale ai suoi piedi. Qualunque cosa verrà pubblicata in futuro sulle atrocità non sarà creduta.” [1]
Fu la Jugoslavia di Tito, dopo la guerra, a raccogliere e presentare al mondo la documentazione sui crimini di Jasenovac, che fu esposta al  Museo dell’Olocausto di Belgrado. Tale documentazione mostra in modo inconfutabile la complicità della Chiesa cattolica nel genocidio, sistematico e programmato, di tutti i non-cattolici che vivevano nella regione.
Come vedremo, il caso di Jasenovac non fu un evento isolato, ma l’episodio più eclatante di una politica di connivenza intrapresa dalla Chiesa
nel periodo anteguerra con tutti gli stati nazi-fascisti di quell’epoca.



NOTA STORICA


E’ assolutamente impossibile riassumere in poche righe la storia dei Balcani, che sono stati per oltre mille anni al centro di continui scontri, guerre, razzie, conquiste e devastazioni a causa della doppia molteplicità delle loro popolazioni, sia etnica che religiosa. Da una parte abbiamo serbi, croati, sloveni, montenegrini, albanesi, turchi, slovacchi, ungheresi e rumeni, che si sono divisi per secoli una terra poco più grande dell’Italia, e dall’altra abbiamo ebrei, cristiani cattolici, cristiani ortodossi e musulmani, che si sono mescolati fra loro nel corso degli anni in tutte le combinazioni possibili.
Ma è soprattutto attorno al conflitto fra cattolici e ortodossi, nato dallo Scisma d’Oriente (1054), che ruota l’interminabile spirale di violenza dei Balcani, di cui la recente guerra del Kosovo (1991) si può considerare l’amaro epilogo. La “spina nel fianco” per i cattolici è sempre stata l’etnia serba, di religione ortodossa, che ha più volte cercato di prendere il sopravvento nella regione, mettendo a rischio la sussistenza dei croati, e quindi della religione cattolica.
Non a caso il Vaticano ha sempre considerato la Croazia, fin dai tempi dell’Impero Austro-Ungarico, “l’ultimo baluardo” cattolico contro l’avanzata della religione ortodossa.
In proposito Annie Lacroix-Riz ha scritto: “Gli slavi cattolici (Croati, Dalmati e Sloveni), per quanto a volte ribelli, erano uno strumento prezioso nelle mani dello stato e della chiesa austriaci. Quest’ultima, per mezzo di un basso clero disciplinato, manteneva contro gli slavi ortodossi l’obbedienza e la coesione politica di questo intarsio di popolazioni.” [2]
Nel marzo del 1941, a pochi giorni dall’invasione tedesca della Yugoslavia – che avrebbe creato la nuova Repubblica di Croazia – l’arcivescovo di Zagabria Stepinac scriveva: “Tutto considerato, Serbi e Croati sono due mondi a parte, come il polo nord e il polo sud, e non potranno mai vivere uniti, se non per un miracolo divino. Lo scisma [la Chiesa ortodossa] è la più grande maledizione d’Europa, quasi peggiore del protestantesimo. Non vi è morale, non ci sono principi, non c’è verità, nè giustizia nè onestà.” [3]

A sua volta gli Imperi Centrali (Austria-Germania) hanno sempre coltivato mire di conquista verso la Serbia, che poneva un serio ostacolo al piano pan-germanico di espansione verso oriente ed i paesi arabi, rappresentato dal famoso progetto ferroviario Berlino-Baghdad.
Esisteva quindi già
una naturale convergenza di interessi sul territorio serbo-croato, fra Vaticano e Austria-Germania, sin dal tempo degli Asburgo.
In questo grafico si possono vedere le variazioni dei confini fra i due blocchi, dal 1815 al 1918:


1815: L’impero Austro-Ungarico comprendeva Croazia e Dalmazia. Serbia e Bosnia erano sotto l’Impero Ottomano,
1908: Con la fine dell’impero Ottomano, l’Austria-Ungheria annetteva la Bosnia, mentre Serbia e Montenegro ottenevano l’indipendenza.
1913: La Serbia si compattava con il Montenegro, creando un fronte unito a sud dell’Impero Austro-Ungarico.

1918: Alla fine della I Guerra Mondiale, con il crollo l’Impero Austro-Ungarico, nasceva il Regno di Serbia, Slovenia e Croazia.

Questa nuova geografia, uscita dal trattato di Versailles (1918), aveva reso profondamente scontenta la Chiesa di Roma, che dopo aver perso la speranza di restaurare in cattolicesimo in Europa centrale, con la caduta degli Asburgo, si trovava ora la chiesa ortodossa alle porte d’Italia. A sua volta il Trattato di Versailles sembrava fatto apposta per scatenare le più virulente rivendicazioni nazionaliste all’interno della Germania sconfitta. Venne quindi naturale per la Chiesa di Roma guardare al nascente nazional-socialismo come futuro alleato, per riconquistare la supremazia religiosa in Europa Centrale, ed opporre un blocco compatto alla crescente minaccia comunista, nata dalla rivoluzione russa del ’17.


PRIMA PARTE

CHIESA E FASCISMO

Come scrisse L. H. Lehmann nel suo libro “Behind the dictators” (Dietro ai dittatori): “Qualunque opinione oggi esprima la Chiesa cattolica su Hitler e sul nazi-socialismo, è al 100% con lui e con gli altri dittatori fascisti nel dichiarato intento di distruggere l’ordine politico e sociale uscito dalla Riforma, per sostituirvi una integrale confederazione gerarchica di stati positivamente cristiana, simile a quella che esisteva prima che il Protestantesimo distruggesse l’ordine autoritario delle cose in Europa Centrale.” [4]
A sua volta Hitler non ha mai fatto mistero della propria scelta di campo rispetto alla religione:

“Il partito come tale si basa sul punto di vista di un cristianesimo positivo” (dal  Programma del Partito Nazional-Socialista). [4]

“Sono, sempre sono stato, e sempre rimarrò un cattolico”
– Adolf Hitler,  John Toland  “Adolf Hitler” p.507
“Ora la Chiesa cattolica è più sicura che mai . […] rimarrà come un faro di luce” – Adolf Hitler, Leo Lehmann’s – Behind the Dictators, p26.

Si potrebbero riempire intere pagine di citazioni che trasudano di reciproca “simpatia” fra nazi-fascismo e Chiesa cattolica. Citazioni non sempre sincere, ovviamente, ma proprio per questo indicatrici dei molteplici interessi in comune, che portavano le due forze ad attrarsi reciprocamente.

“Ho trovato interessante che il Papa mi abbia detto in quell’occasione: “la Germania deve diventare la spada della Chiesa cattolica.” Io gli ho ricordato che l’antico Impero Romano della nazione tedesca non esisteva più, e che la situazione era cambiata. Ma lui è rimasto fermo sulle sue parole.” Kaiser Guglielmo, parlando di Leone XIII.  [5]

“Come molti altri conservatori cattolici, Pio XI considerava uno stabile regime fascista in Italia molto più solido come baluardo contro il comunismo di quanto lo sarebbero mai stati i governi democratici, con le loro coalizioni in continua mutazione “- Susan Zuccotti,  “Sotto le sue finestre” [6]


A partire dagli anni ’20 inizia infatti quel lungo ed ambiguo percorso parallelo, fra Chiesa e nazi-fascismo, che li avrebbe visti camminare uniti fino alla II Guerra  Mondiale ed anche oltre. (Fu proprio il Vaticano, alla fine del conflitto armato, a dare asilo e ad aiutare molti gerarchi nazisti nella loro fuga verso il Sudamerica).
Al centro di questo cammino troviamo regolarmente la figura di Eugenio Pacelli, che compare prima come nunzio apostolico in Germania, poi come Segretario di Stato della Santa Sede, ed infine come papa, con il nome di Pio XII.
Tutti i rapporti della Chiesa con le altre nazioni sono stati regolamentati, ovunque possibile, da relativi concordati.


I CONCORDATI DELLA CHIESA

Per “concordato” si intende un accordo ufficiale fra il Vaticano e uno stato straniero. E’ l’esatto equivalente dei “trattati” fra nazione e nazione. Nel periodo anteguerra la Chiesa aveva firmato concordati con tutti gli stati fascisti di quel periodo.

*****

CROAZIA – Nel 1855 il Vaticano aveva firmato un concordato con l’Impero Austro-Ungarico, che prevedeva libertà per le altre confessioni religiose, ma faceva di quella cattolica la religione ufficiale dell’Impero. Questo dava al Vaticano il controllo dell’educazione religiosa dei giovani, la gestione ed amministrazione dei matrimoni, l’autonomia di movimento e comunicazioni del clero, la giurisdizione sulle cause legali di tipo ecclesiastico, il diritto di ricevere introiti pubblici (tasse dallo stato), e la completa autonomia sulle nomine vescovili. [7]
Nonostante la caduta dell’Impero Austro-Ungarico, con il passaggio della Croazia al regno di Serbia, il concordato rimase valido “de facto” su tutto il territorio croato, per tornare ufficialmente in vigore con la creazione dello stato-fantoccio nazi-cattolico di Ante Pavelic (1941).

*****

ITALIA – Nel 1929, dopo estenuanti trattative segrete, a cui Pacelli partecipò attivamente, la Chiesa di Roma firmava con Mussolini i cosiddetti Patti Lateranensi. In base a questo concordato la Chiesa otteneva la restituzione di antiche proprietà terriere, la creazione del moderno stato Vaticano, una serie di vistosi privilegi per il clero, la gestione dei matrimoni e l’autorità sui divorzi, la parificazione delle scuole cattoliche a quelle statali, e una lauta “ricompensa” – pagata dal popolo italiano – per le espropriazioni subite nel secolo precedente. La religione cattolica divenne religione di stato, fu resa obbligatoria come materia scolastica fino alle scuole medie, e la Chiesa si riservò ovviamente il diritto di insegnarla. Il concordato prevedeva anche la “protezione” di Azione Cattolica, che era entrata in aperto contrasto con Mussolini, ma di fatto impegnava tutto il clero ad astenersi da qualunque attività di tipo politico.
Da parte sua la Chiesa riconobbe il Regno d’Italia, e da quel giorno offrì a Mussolini il pieno supporto politico, arrivando a definirlo “l’uomo della Provvidenza”.
In realtà era stata la Chiesa fin dall’inizio, ad imporre le condizioni a Mussolini per restare al potere. In proposito lo stesso Duce ebbe a scrivere: [manca citazione].

Iniziava così un lento processo di “adozione” del fascismo da parte della Chiesa, mentre la nuova ideologia compenetrava progressivamente il tessuto sociale, al punto da rendere sempre più sottile la linea di demarcazione  fra l’aspetto politico e quello religioso del credo nazionale.
In proposito Tracy Koon ha scritto: “Gli anni fra il 31 e il 38 furono generamente cordiali nei rapporti fra chiesa e stato. A causa di questa apparente armonia, divenne sempre più difficile per i cattolici, fino alla fine degli anni 30, percepire le reali differenze fra la visione del mondo fascista e quella cristiana” [8]
Ma soprattutto, la Chiesa si mostrò perfettamente allineata con le nuove imprese militari del fascismo all’estero. Durante la campagna d’Africa i vescovi cattolici benedivano regolarmente le truppe in partenza per il fronte.
Su Civiltà Cattolica, Padre Messineo descrisse l’invasione dell’Etiopia come “la restaurazione della vera fede contro gli errori religiosi, la superstizione e la schiavitù”. [9]
Le poche voci isolate, contrarie a questo “matrimonio infernale” fra Chiesa e fascismo, finirono tutte inascoltate: nell’articolo «Vescovi sedotti dal fascismo», uscito sul Corriere della Sera dell’8 marzo 35, Alberto Melloni riassumeva il memoriale scritto in quell’anno da monsignor Domenico Tardini:  «Mentre importanti cardinali italiani offrono un sostegno alla campagna militare e L’Osservatore Romano rimane in una posizione di prudente legittimazione della guerra, Tardini calcola e giudica le conseguenze sul clero, che ai suoi occhi rappresentano “il disastro più grande”: il diplomatico romano concede che esso debba essere disciplinato anche davanti al regime, ma osserva che “invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti”. Pronti a offrire oro alla patria con zelo sospetto “parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa… E intanto l’Italia si prepara a mitragliare, a cannoneggiare migliaia e migliaia di etiopi, rei di difendere casa loro… Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e pericolosi”. […] Tardini si rende conto che “la Chiesa d’Italia è accusata di essere in combutta col fascismo. E con la Chiesa d’Italia, la Santa Sede. Mai la Santa Sede ha passato – credo – un periodo più difficile di questo”, nel quale rischia di “compromettere seriamente per un secolo il prestigio morale” accumulato». LINK
Nel frattempo il cardinale di Milano Schuster, nel suo sermone in Duomo del 27 ottobre 1935, esaltava le imprese delle “valorose armate che aprono le porte dell’Etiopia alla fede cattolica e alla civilizzazione di Roma”. [10]
Episodi come la morte di Padre Giuliani, il cappellano militare ucciso in Abissinia, venivano pubblicamente celebrati ed elevati ad atti di eroismo militare:

Dal canto del Legionario

I morti che lasciammo a passo Uarieu
sono i pilastri del romano Impero.
Gronda di sangue il gagliardetto nero
che contro l’Amba il barbaro inchiodò.
Sui morti che lasciammo a passo Uarieu
la Croce di Giuliani sfolgorò. Duce!
Per il Duce e per l’Impero eja eja Alalà! Alalà!
“Ma la mitragliatrice non la lascio!”
gridò ferito il legionario al passo.[giuliani]

Mentre offriva apertamente il suo supporto alla conquista militare, nessun esponente del clero si preoccupò mai di denunciare le azioni criminali che venivano compiute a cielo aperto dalle nostre armate contro le popolazioni locali.
Si giunse così alle soglie della guerra mondiale con una completa fusione di ideali e finalità pratiche, fra Chiesa e fascismo, ben difficile a quel punto da risolvere per chiunque.

*****


SPAGNA
Lo stesso tipo di incoraggiamento da parte del Vaticano fu riservato al fascismo spagnolo, con il Papa in persona che arrivò a dare la benedizione alle truppe italiane che partivano per combattere al fianco del generalissimo Franco. Più tardi, nel ricevere a Castelgandolfo 500 profughi spagnoli, in maggioranza sacerdoti e religiosi, Pio XI dichiarò: “La nostra benedizione vada in modo particolare a coloro che si sono assunti la difficile e pericolosa missione di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della religione” [11]
Sul finire degli anni ’20 in Spagna era ancora in vigore il concordato firmato dalla Chiesa con la Regina Isabella nel 1851. Questo concordato, nato dalla comune paura dei potenti per le nascenti democrazie, stabiliva che quella cattolica fosse l’unica religione tollerata nel paese, riservava alla Chiesa tutti i “diritti divini stabiliti dal Canone”, e dava al clero il completo controllo dell’educazione e della stampa. In questo modo non era più necessario bruciare i libri proibiti, come durante l’Inquisizione, bastava semplicemente vietare di stamparli. LINK
Ma la imprevista vittoria elettorale delle sinistre, che portò alla nascita della Seconda  Repubblica (1931), pose improvvisamente fine ai privilegi della Chiesa e della nobiltà spagnole. La nuova costituzione introduceva la  libertà di espressione, la separazione fra Stato e Chiesa, il diritto al divorzio, la perdita di tutti i privilegi nobiliari, e il suffragio universale per le donne.
Decisamente troppo per una Chiesa abituata a farla da padrona in una terra in cui il suo volere era stato sempre rispettato, fin dal tempo dei Re Cattolici.
Se in Germania e Italia l’alleanza col nazi-fascismo era stata perseguita con un minimo di pudore esteriore, in Spagna il clero non ebbe la minima remora a mostrarsi apertamente a favore del  nuovo fascismo, che incitava apertamente, con il passare dei mesi, alla “rivolta armata” contro il marxismo dei “senzadio”.

Non ci volle molto perchè il termine “rivolta armata” venisse sostituito da quello, molto più appropriato – secondo la Chiesa –  di “crociata”.



Sopra: Un breve estratto dal famoso documentario “Mourir a Madrid” di Fredric Rossif, che permise al mondo di conoscere il vero volto della Guerra Civile spagnola.

Nel 1936 l’arcivescovo di Saragozza Domenech dichiarò che “la violenza non si fa al servizio dell’anarchia, ma in modo legittimo soltanto a beneficio dell’ordine, della patria e della religione”. LINK

Il 30 settembre 1936 il vescovo di Salamanca Enrique Pla y Daniel pubblicava una lettera pastorale in cui dichiarava che lo scontro cruento fra i cittadini spagnoli “riveste sì l’aspetto esteriore di una guerra civile, ma è in realtà una crociata” … “una crociata per la religione, per la patria e per la civiltà”. LINK

Il canonico di magistero di Salamanca, Albarràn, aveva pubblicato nel 1934 un libro intitolato “Diritto alla ribellione”, nel quale incitava alla rivolta armata contro l’ordine costituito (la Repubblica Spagnola, che fu rovesciata da Franco, era nata legittimamente, per volere popolare). Dopo la vittoria nella Guerra Civile ne pubblicò un altro, intitolato “Guerra Santa”, nel quale definiva più volte “guerra santa” lo scontro appena terminato, e sottolineava come tala guerra fosse stata incoraggiata e benedetta dalla chiesa cattolica.
Voci importanti risuonavano ovunque, inculcando nel subconscio degli spagnoli il senso di una crociata religiosa:
Francisco Franco: “Noi siamo cattolici. In Spagna, o sei cattolico o non sei nulla”. [12]

Il capo di Azione Cattolica: “Crociati di Spagna! Dobbiamo vincere, come hanno sempre vinto gli spagnoli, la spada in mano, l’eroismo nel cuore, e la preghiera sulle labbra”.[12]

Il reverendo padre Ignazio Mendez Reygada: “Il sollevamento non è stato solo giusto, è stato doveroso. La guerra nazionale spagnola è una guerra santa, la più santa che la storia abbia conosciuto”.[12]

L’arciprete di Burgos: “Voi che mi ascoltate, voi che vi chiamate cristiani, non abbiate perdono per i distruttori delle chiese, e per gli assassini di San Pietro. Che la loro stirpe sia distrutta, la stirpe malvagia, la stirpe del demonio, perchè in verità i figli di Belzebù sono anche i nemici di Dio”. [12]

Non a caso fu proprio nella Guerra Civile spagnola che si assistette per la prima volta al coinvolgimento diretto del clero nella lotta armata.

Sopra: Preti armati nella Plaza de Toros di Siviglia, in seguito trasformata in campo di prigionia.
Sotto a sinistra:  Anche i frati francescani parteciparono attivamente alla lotta armata, mentre i cappellani militari (sotto a destra) davano regolarmente l’assoluzione anticipata ai franchisti per le carneficine dei “comunisti” che si apprestavano a compiere.



Questa indissolubile commistione di intenti fra Chiesa e fascismo continuò anche dopo la guerra, con la celebrazione religiosa di tutti i morti sul fronte fascista. Nel 1938 un decreto del Capo di Stato stabiliva “previo accordo con le autorità ecclesistiche” che “sui muri di ogni parrocchia compaia una lapide con i nomi dei suoi Caduti, nella presente Crociata, già vittime della rivoluzione marxista”.
Tutti i preti morti per mano dei”rossi” venivano automaticamente elevati a rango di martire. (Curiosamente, in questo caso era lo stesso “martire” ad aver aggredito una nazione con un governo legittimamente eletto).
Con il trionfo del franchismo in Spagna ebbe inizio una dittatura basata su un sodalizio con la Chiesa che sarebbe durato fino alla morte del Generalissimo, avvenuta nel 1967. Questo sodalizio aveva trovato un nome sin dal momento della nascita dell’ideologia fascista: “Nazional-cattolicesimo”.
“Nazional-cattolicesimo: parte dell’identità ideologica del franchismo … La sua manifestazione più visibile fu l’egemonia della chiesa cattolica in tutti gli aspetti della vita pubblica e privata”. [13]

Naturalmente ci si domanda se sarebbe mai nata, e quanto sarebbe durata, una dittatura come quella di Franco, se invece di appoggiarla fin dal primo giorno la Chiesa l’avesse apertamente osteggiata. Il potere del pulpito religioso, specialmente nei paesi di lunga tradizione cattolica, è forse meno penetrante ed efficace di quello politico?

*****

PORTOGALLO – Parallelamente alla Spagna, la Chiesa appoggiò anche la nascita della dittatura fascista in Portogallo, che sarebbe durata dal 1932 fino al 1975. Nel 1940 la Chiesa avrebbe formalizzato i rapporti con la seconda nazione iberica, firmando un concordato con il dittatore Salazar.
Accanto al regolare concordato fu firmato anche il cosiddetto Accordo Missionario, che estendeva i diritti ecclesiastici a tutte le colonie dell’Impero Portoghese (Angola, Mozambico, Timor, Guinea, ecc.). I vari territori sarebbero stati suddivisi in diocesi, con ampi poteri e privilegi concessi ai prelati locali.
Fra i privilegi c’era anche quello di ammettere  missionari di altre nazioni solo se accettassero di sottomettersi pienamente al controllo del clero locale.  LINK

*****


GERMANIA
– Una dinamica simile a quella italiana si verificò in Germania, dove nel ’33 il Segretario di Stato vaticano Pacelli firmò il Reichskonkordat con il braccio destro di Hitler, Fritz von Papen. Anche qui la Chiesa di Roma otteneva, fra le altre cose, il diritto di insegnare la religione cattolica nelle scuole tedesche, libertà di movimento e comunicazioni del clero sul territorio, il diritto di incassare tasse ecclesiastiche, ed altri privilegi di minore importanza.

In cambio Hitler aveva ottenuto il primo riconoscimento ufficiale della nuova Germania da uno stato straniero, e la collaborazione della Chiesa nel mettere al bando le forze politiche cattoliche tedesche, che rappresentavano un grosso ostacolo sul percorso del nazionalsocialismo. La stessa cosa aveva ottenuto Mussolini in Italia, dopo la firma dei Patti Lateranensi, con la progessiva emarginazione dalla vita politica di Azione Cattolica, ottenuta con il contributo del Vaticano. La Chiesa stessa non amava in particolar modo queste nuove organizzazioni politiche, che erano in grado di sfuggire al suo diretto controllo, e per quanto fingesse di difenderle pubblicamente, fu ben contenta di “sacrificarle” sull’altare della nascente alleanza con il nazifascismo.
A questo proposito LEHMANN scrive: “Il Vaticano aiutò ad eliminare i partiti popolari cattolici sia in Italia che in Germania, centralizzando tutte le questioni politiche su Roma. Questo garantiva ai dittatori libertà da una interferenza popolare da parte dei cattolici, e stabiliva un regime più dittatoriale nella stessa chiesa cattolica.”
Sembra che vi fosse anche un supplemento segreto al concordato tedesco, la cui esistenza non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal Vaticano, che stabiliva diritti e doveri del clero “nel caso di un cambiamento nelle forze armate tedesche, nel senso di una chiamata obbligatoria alle armi”. In altre parole, nonostante il Trattato di Versailles proibisse esplicitamente il riarmo della Germania, nel ’33 c’era già chi pensava che sarebbe avvenuto, e si preparava ad affrontarlo in maniera adeguata. (Link)
L’importanza del Reichskonkordat, e la chiara presa di posizione della Chiesa a favore del Reich, furono sottolineate con enfasi nel 1937 dal cardinale Faulhaber: “In un momento in cui i capi di stato delle maggiori potenze mondiali guardano con fredda riserva e notevole sospetto alla nuova Germania, la Chiesa cattolica, la più grande autorità morale sulla terra, ha espresso attraverso il Concordato la sua fiducia nel nuovo governo tedesco”. (Link)

Quattro gioni dopo la propria elezione a pontefice, il 2 marzo 1939, mentre i carri armati tedeschi invadevano la Polonia, Pio XII scriveva a Hitler:“All’illustre Herr Adolf Hitler, Fuhrer e Cancelliere del Reich tedesco. All’inizio del nostro pontificato desideriamo assicurarle che continueremo a impegnarci per il benenessere spirituale del popolo tedesco, che confida nella sua guida……Ora che le responsabilità della Nostra funzione pastorale hanno accresciuto le Nostre opportunità, preghiamo più ardentemente per il raggiungimento di questo obiettivo. Che la prosperità del popolo tedesco e il suo progresso in tutti i campi, con l’aiuto di Dio, possano compiersi.”


ALL’ALBA DELLA II GUERRA MONDIALE


Se si considera il supporto complessivo dato dalla Chiesa ai vari stati fascisti nel periodo anteguerra, non può non emergere una profonda compicità ideologica che andava ben oltre l’eventuale vantaggio momentaneo, a favore di una visione del mondo in cui ritornasse a trionfare lo stesso tipo di autorità centralizzata e gerarchica, di discendenza divina, che già aveva caratterizzato l’Impero d’Asburgo, e prima ancora il Sacro Impero Romano.
Come aveva fatto fin dai tempi di Costantino, la Chiesa dava a imperatori e dittatori l’avallo morale per le loro imprese di conquista, e i dittatori davano alla Chiesa gli eserciti per combatterle e portarle a termine nel comune interesse.
Pur non avendo avuto mai un esercito, infatti, la Chiesa ha combattuto nella storia più guerre di chiunque altro, facendolo sempre con le armate altrui. Imperatori, re e dittatori andavano e venivano, mentre la Chiesa è sempre rimasta al centro di tutte le battaglie, riuscendo ogni volta ad riemergere intatta da guerre e carneficine di dimensioni apocalittiche.
Grazie alla nuova alleanza con il nazi-fascismo, all’alba del conflitto mondiale la Chiesa sembrava disporre della più potente ed invincibile armata mai assemblata nella storia, disposta a distruggere intere nazioni per riaffermare nuovamente il predominio di Roma e della religione cattolica sul resto del mondo.

E’ in questo clima di neo-imperialismo a carattere religioso che si inserisce la vicenda della Croazia di Ante Pavelic, lo stato-fantoccio creato da Hitler e Mussolini con l’appoggio del Vaticano, per lanciare la conquista della Russia e per ristabilire al più presto il “baluardo” cattolico a est della frontiera italiana.
FINE 1a PARTE
Massimo Mazzucco
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NOTE E LINK
1 – “Nazi Germany is no more. The Catholic Church is still here with us.  More powerful than ever.  With her own Press and the World Press at her bidding.  Anything published about the atrocities in the future will not be believed. . .” Avro Manhattan The Vatican’s Holocaust ( Pagg. 107-108) LINK

2 – “Les Slaves catholiques concernés (Croates, Dalmates, Slovènes), quoique parfois rétifs, étaient un atout précieux dans les mains de l’État et l’Église autrichiens. Cette dernière, par le truchement d’un bas clergé discipliné, maintenait, contre les Slaves orthodoxes l’obéissance et la cohésion politique d’une marqueterie de populations”. Annie Lacroix-RizLes cahiers de l’Orient, n° 59, 3e trimestre 2000, p. 79-101 LINK
3 – “All in all, Croats and Serbs are of two worlds, north pole and south pole, never will they be able to get together unless by a miracle of God. The schism (Eastern Orthodoxy) is the greatest curse in Europe, almost greater than Protestantism. Here there is no moral, no principles, no truth, no justice, no honesty”. (Alexander, op.cit.) LINK

4 – “Whatever opinion the Catholic Church may now express about Hitler and his Nazi-Socialism, it stands 100 per cent with him and the other fascist dictators in this avowed objective of destroying the political and social order that came out of the Reformation and substituting therefor an integral, positive-Christian hierarchical confederation of states, similar to that which existed before Protestantism disrupted the authoritarian order of things in Central Europe.” Leo Lehmann Behind the Dictators
5 – “It was of interest to me that the Pope said to me on this occasion that Germany must become the sword of the Catholic Church. I remarked that the old Roman Empire of the German nation no longer existed, and that conditions had changed. But he stuck to his words.” Kaiser Wilhelm II on Pope Leo XIII – Leo Lehmann – Behind the Dictators p22
6 – “Like many other Italian Catholic conservatives, Pius XI regarded a stable Fascist regime in Italy as a far more effective bulwark against Communism than democratic governments with their ever-changing coalitions could ever be.” Under His Very Windows – The Vatican and the Holocaust in Italy – by Susan Zuccotti – LINK
7 –
Ivan Padjen – Church and State in Croatia – in Laws and Religion in post-communist Europe – pagg. 60-61. LINK
8 – 9 – 10 “Believe, Obey and Fight” (Credere, obbedire e combattere) – Tracy Koon pag. 138 –  LINK )
11 – “Nuestra bendición se dirige de modo especial a cuantos han asumido la difícil y peligrosa misión de defender y restaurar los derechos y el honor de Dios y de la  religión” LINK
12 – Fredric Rossif, “Mourir a Madrid” – min. 18-20
13 – National Catholicism (nacionalcatolicismo) was part of the ideological identity of Francoism, the dictatorial regime with which Francisco Franco governed Spain between 1936 and 1975. Its most visible manifestation was the hegemony that the Catholic Church had in all aspects of public and private life. – LINK
14 – To this end the Vatican helped to crush out the Catholic popular parties both in Italy and Germany and centralized all political matters in Rome. This insured to the dictators freedom from popular interference on the part of Catholics; it established a more complete dictatorial regime within the Catholic Church itself.” – Leo Lehmann – Behind the dictators – pag. 49

Link