Introduzione di Marco Pizzuti

Lasciate ogni speranza, voi che votate..

Finché abbiamo come unica fonte d’informazione la televisione e i libri scolastici politicamente corretti percepiamo il nostro voto politico come un dovere morale. Quando però usciamo dal qualunquismo e dallo specchietto per le allodole delle verità ufficiali per approfondire temi di prima grandezza come la questione della sovranità monetaria, la vera matrice del terrorismo internazionale, la vera ragione dei conflitti bellici, il controllo dell’alta finanza internazionale e delle sue Corporations sulla ricerca tecnologica (e quindi sullo sfruttamento delle risorse)…allora il c.d. diritto di voto ci apparirà finalmente per ciò che realmente è…un colossale inganno. Chi vuole il cambiamento si deve rendere conto che votare sinistra, centro, o destra significa solo partecipare al gioco delle tre carte nella convinzione di poter vincere. Nel gioco delle tre carte però a vincere è sempre e solo il banco, ovvero, nel nostro caso, le banche. Non votare in massa  significa invece delegittimare l’intero sistema partitocratico che oggi funge da paravento ai poteri forti, l’invisibile gotha dei super banchieri delle banche centrali che costituisce l’ unica vera matrice di questo Nuovo Ordine Mondiale che preme per una globalizzazione (concentrazione di tutte le risorse nelle loro mani) di stampo fascista. Significa smetterla di farsi prendere in giro dai giornalisti asserviti al potere e porsi contro questo regime apparentemente democratico fondato sull’inganno e la manipolazione delle masse. Il vero diritto di voto potrà tornare ad essere esercitato solo quando si sarà fatta chiarezza su fatti come la sovranità monetaria, l’11 settembre, la guerra in Afghanistan et. etc..  Finché la politica parlerà di tutt’altro votare costituirà solo un diritto d’illusione…

L’articolo di: http://sollevazione.blogspot.com

In risposta agli “elezionisti”
«Che senso ha partecipare ad elezioni che legittimano questi meccanismi antidemocratici e populistici? Come si fa a non comprendere che partecipando al gioco è il gioco (truccato) che vince e viene legittimato assieme ai bari e ai rottamatori (compresi quelli di centro-sinistra) della stessa democrazia parlamentare»? Sergio Luzzatto, su Il Sole 24 Ore di oggi (ieri, ndr), in un editoriale dal titolo «Amministrative: le due facce dell’astensione», segnala l’altissimo astensionismo alle recenti elezioni regionali francesi e compie una comparazione con le imminenti regionali in Italia. Egli nota, giustamente che l’importanza attribuita in Italia alle regioni è di gran lunga superiore a quella che ad esse viene attribuita in Francia, stato notoriamente centralista.
Luzzatto afferma: «… a livello del “percepito” oltreché al livello del “reale”, le regioni hanno in Francia un’immagine molto diversa da quella che hanno in Italia. Nel corso dell’ultimo decennio, l’importanza percepita delle regioni italiane è cresciuta di pari passo con la loro importanza effettiva. Da quando è stato modificato il meccanismo elettorale, garantendo l’investitura diretta del cosiddetto “governatore” (in politica, anche il gergo informale conta: qui, suona evidente l’allusione esterofila alla figura dei governatori statunitensi), il ruolo delle regioni è aumentato sensibilmente agli occhi dell’opinione pubblica di casa nostra: in parallelo con l’aumento progressivo dei poteri delle regioni stesse in materia di politiche sanitarie, scolastiche, fiscali, sociali».
E conclude: «Perciò, il significato del massiccio astensionismo nelle elezioni regionali d’Oltralpe appare difficile da confrontare con il significato che avrebbe un astensionismo massiccio nelle prossime elezioni regionali italiane».
In altre parole una crescita sostanziale dell’astensionismo alle prossime regionali in Italia avrebbe un significato politico ben più grande e destabilizzante di quanto non abbia avuto in Francia. Come dissentire?
Dal nostro punto di vista è elemento che rafforza la scelta astensionista, e destituisce di ogni plausibile fondamento la principale obiezione degli “elezionisti”, quella per cui, in fin dei conti, l’astensionismo farebbe il gioco del Palazzo.
A noi pare ovvio che non sia così. Basta osservare l’eversivismo populista di Berlusconi, fondato sul mantra per cui, avendo egli ampio consenso elettorale popolare si ritiene per ciò stesso legittimato a scardinare la democrazia parlamentare e costituzionale. Tutto il giochino si basa dunque sul perno del massiccio “consenso elettorale”. Venendo meno questo il populismo elezionista andrebbe a farsi friggere.
Perché l’astensione e non il voto a qualche lista che dica cose giuste? Ma perché la seconda repubblica è già post-democratica, e le sue istituzioni, i parlamenti anzitutto (a comiciare da quelli municipali, per passare ai regionali e finire con quello di Roma) sono organismi svuotati delle loro essenziali prerogative, inghiottiti da meccanismi fortemente presidenzialistici. Sono i Presidenti e gli esecutivi che decidono tutto e che in caso di conflitto con le assembleee elettive, orami ridotte a consessi passacarte, possono dissolverle a loro piacimento.
Che senso ha partecipare ad elezioni che legittimano questi meccanismi antidemocratici e populistici? Come si fa a non comprendere che partecipando al gioco è il gioco (truccato) che vince e viene legittimato assieme ai bari e ai rottamatori (compresi quelli di centro-sinistra) della stessa democrazia parlamentare ?

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