di

Marco Pizzuti

Cosa è meglio per l’Europa ….

(Quello che molti pensano ma non osano dire)….

Sui mass media europei è un continuo starnazzare d’allarmi apocalittici: secondo la narrativa “made in USA”, una vittoria russa spalancherebbe i cancelli d’Europa ai cingolati di Putin, come se l’Armata Rossa fosse appostata dietro ogni rotonda della tangenziale. Io, invece, azzardo una tesi che farà inorridire i professionisti del panico: un successo di Mosca costringerebbe Washington a ridimensionare, finalmente, la propria boria imperiale, restituendo al vecchio continente una quiete che, da quando abbiamo adottato le ansie strategiche d’oltreoceano, è divenuta una rarità zoologica.

Una Russia reintegrata nel contesto europeo, come sarebbe giusto per geografia, storia e cultura, darebbe vita alla più ampia area economica integrata del pianeta, con un PIL combinato superiore ai 30 trilioni di dollari e un patrimonio di materie prime che gli Stati Uniti possono solo sognare nei loro think tank. Prima della grande stagione delle sanzioni, solo il gas russo copriva oltre il 40% del fabbisogno europeo, per giunta a prezzi calmierati grazie ai contratti di lungo periodo. Ma si sa: l’energia a buon mercato è pericolosa, perché rende le industrie europee competitive… e questo, a Washington, non piace affatto.

Ora paghiamo il conto della “libertà energetica”: bollette triplicate, imprese che migrano oltreoceano come stormi invernali (ma senza poter tornare in primavera), industrie energivore strozzate dai costi e governi costretti a elemosinare rigassificatori galleggianti a prezzo d’oro. Complimenti: la chiusura dei rapporti commerciali con Mosca è stata la più brillante autolimitazione economica di tutti i tempi.

E come se non bastasse, ci tocca anche la voce “riarmo”. Sotto la vigile guida americana che, da buon venditore, non perde mai l’occasione di offrire nuovi modelli d’arma a rate mentre l’Europa si appresta a spendere centinaia di miliardi per rimpinguare arsenali che non voleva più avere. La prospettiva? Un continente impegnato a comprare ciò che Washington produce, mentre taglia ciò di cui l’Europa ha bisogno indebitandola e portandola alla rovina.

E il rischio di una terza guerra mondiale? Beh, quello è il pezzo forte del menù. Perché quando si alimenta un confronto costante tra potenze nucleari, spesso basta una scintilla, un incidente, un radar che “interpreta male” per ritrovarsi a discutere non più di PIL ma di sopravvivenza.

In realtà, il grande peccato europeo è non aver compreso per tempo l’ovvio: un continente da Lisbona a Vladivostok costituirebbe una massa territoriale, demografica ed economica tale da trasformare gli Stati Uniti, da padroni indiscussi, in zelanti garzoni costretti a chiedere il permesso prima di impartire ordini. Ed è proprio questa prospettiva, un’Europa autonoma, sovrana e con accesso diretto alle risorse dell’Eurasia che Washington teme più di qualunque carro armato russo.

Ecco perché ci ha messi contro Mosca, con l’usuale eleganza: tirando il sasso, nascondendo la mano e lasciando noi a pagarne il conto.