È inscritta nella natura umana la tendenza a cercare un capo, un faro, un’autorità simbolica in cui rispecchiarsi e alla quale delegare il peso dell’autonomia. Tale impulso, tuttavia, non si distribuisce in modo uniforme: esso attecchisce con particolare virulenza nelle menti fragili, smarrite, impoverite di senso e di autodeterminazione. In questi soggetti, il vuoto interiore diventa un abisso che reclama disperatamente di essere riempito, e basta l’apparizione di un sedicente “illuminato” perché scattino i meccanismi della devozione cieca. Questo fenomeno che ha portato all’ascesa dei fuffaguru da qualche decina di migliaia fino a ben oltre i centomila seguaci, è emerso anche tra le fila di chi ha perso la fiducia nel mainstream e si è gettato a gamba tesa alla ricerca di una nuova stella polare da seguire senza però avere gli strumenti culturali, intellettivi o più semplicemente, psicologici, per discernere i ciarlatani dai veri intellettuali antisistema. Una volta individuata la figura salvifica sul web, il discepolo inquieto si trasforma in un seguace acritico, disposto a difendere il proprio idolo anche quando la ciarlataneria è lampante come il sole a mezzogiorno. È questo il processo psichico che conduce gli individui più influenzabili a costruirsi un guru personale e, nei casi estremi, a scivolare nelle dinamiche settarie: congreghe in cui il pensiero critico viene sacrificato sull’altare della fede.

La perdita di obiettività e senso critico

Che il collante sia spirituale, politico, economico oppure una miscela esoterica di tutti e tre o altro ancora, poco importa. Ciò che conta è che il leader prescelto offra ai suoi adepti l’illusione della sicurezza, uno scopo prefabbricato e una serie di seducenti credenze da eseguire. Si instaura così una dipendenza emotiva tanto intensa quanto patologica, capace di annebbiare il giudizio e di trasformare ogni promessa mancata, ogni profezia smentita, ogni fonte della “rivelazione” negata, in un semplice “mistero insondabile” o in una prova di fede. Qualsiasi evidenza di menzogna viene rigettata come blasfemia: ammetterla significherebbe riconoscere la propria superficialità e il proprio smarrimento, un fatto insopportabile per chi ha affidato la propria identità a un burattinaio carismatico. I fuffaguru, sono come lupi famelici travestiti da pastori che sfruttano questo meccanismo con cinica perizia.

Le dirette quotidiane come la dose giornaliera per i tossici

Consapevoli della dipendenza dei loro seguaci, somministrano quotidianamente la loro dose di “rivelazioni” – uno, due video al giorno, come una siringa mediatica che tiene in vita l’illusione. Il potere non risiede nel contenuto, spesso vacuo o contraddittorio, ma nella presenza costante, nell’eco continua della voce guida. Se privati di questo contatto, i discepoli cadrebbero in una sorta di astinenza esistenziale e si precipiterebbero alla ricerca di un nuovo pastore. Perché ciò che davvero conta, per loro, non è la verità degli insegnamenti o delle rivelazioni, ma il filo emotivo che li lega al loro dominus: senza di esso, tornerebbero a sentirsi perduti, senza più certezze e senza più un gruppo di eletti in cui identificarsi.