Seconda puntata del viaggio di Amnesty International a Gaza dopo i bombardamenti, in cui si documenta la distruzione di strutture e infrastrutture civili, tra cui in particolare il quartier generale e le scuole dell’ONU.
Bombardare le sedi umanitarie dell’ONU è un’infamia gratuita, inaudita e vigliacca. Dal punto di vista giuridico è una deliberata e premeditata violazione criminale che da sola giustificherebbe l’istituzione immediata di un tribunale speciale che ne definisca il merito di:
crimine di guerra, in quanto gli attacchi sono stati diretti contro strutture civili prive di valore strategico e militare, e indiscriminatamente contro la popolazione civile inerme
crimine contro l’umanità, per le vittime civili causate e per la distruzione di strutture di vitale importanza per la sopravvivenza di un popolo intero
crimine internazionale, in quanto le sedi ONU e i suoi funzionari hanno prerogative di inviolabilità e immunità secondo quando stabilito dalla Convenzione del 13 febbraio 1946.
Un crimine plurimo e deliberato di questa portata non è soltanto spregevole, ma anche destabilizzante per l’ordine internazionale tutto in quanto sfregia l’autorità, le deliberazioni e il patrimonio di tutti i Paesi membri dell’ONU.
Paola Pisi

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QUARTIERI PIENI DI VITA RIDOTTI A PAESAGGIO LUNARE – di Amnesty International
"Giorno dopo giorno, ovunque andiamo siamo colpiti dall’estensione della distruzione. Fotografiamo e filmiamo tutto, ma la scala della devastazione è impossibile da catturare con la macchina fotografica. Quelli che prima erano quartieri popolosi, oggi sono stati rasi al suolo e trasformati in paesaggi lunari.
Altre ampie aree sembrano essere state colpite da un terremoto. Nessun obiettivo è abbastanza ampio per abbracciare le dimensioni agghiaccianti della devastazione.
Giardini e strade sono stati rivoltati dai carri armati israeliani e dai bulldozer blindati D9. Questi ultimi in alcuni casi si trascinavano dietro delle strutture uncinate simili ad aratri che laceravano il manto stradale: solo uno dei tanti esempi di distruzione deliberata e gratuita. Numerosi edifici evidentemente privi di qualsiasi valore militare sono stati distrutti.
Le linee elettriche sono state strappate e le condotte dell’acqua stradicate. Le infrastrutture di Gaza, …
… già gravemente debilitate dalle precedenti ondate di distruzione e da anni di sanzioni, sono oggi in condizioni spaventose. Prolungati blackout sono la norma, decine di migliaia di persone non hanno accesso all’acqua potabile e le fognature sgorgano all’aperto dalle condotte danneggiate.
I proiettili di artiglieria, concepiti per l’uso in campi di battaglia convenzionali, sono stati sparati in aree densamente popolate. E’ difficile capire che senso abbiano queste azioni dal punto di vista militare. L’esercito israeliano afferma che i colpi erano diretti a militanti intenti a lanciare razzi, ma l’artiglieria è, secondo la definizione militare, un’arma d’area [orig. an area weapon], assolutamente inadatta per centrare obiettivi puntuali.
Le forze armate israeliane hanno anche sparato colpi di mortaio nelle strade all’esterno di una scuola dell’UNWRA [Agenia ONU per i rifugiati palestinesi in Medio Oriente, n.d.t. ] a Jabalia uccidendo almeno 41 persone, tra cui 10 membri di una stessa famiglia. In una scuola elementare dell’UNWRA a Beit Lahiya, dove 1898 persone avevano trovato rifugio, un proiettile di artiglieria ha colpito una classe al secondo piano dove 35 persone stavano dormendo alle 6 del mattino. Due fratellini di 5 e 7 anni sono rimasti uccisi.
Una loro sorella diciottenne è stata gravemente ferita e ha dovuto farsi amputare una gamba. La loro madre ha perso una mano e ha riportato gravi ferite alla testa. 12 altre persone sono rimaste ferite. I loro parenti ci hanno detto che avevano lasciato le loro case per sfuggire ai bombardamenti, sperando di trovare un rifugio sicuro all’interno della scuola.
Poco più tardi una classe sullo stesso piano è bruciata in un incendio causato dal fosforo bianco. Fortunatamente, le persone che vi si erano rifugiate, tra cui tre disabili, si sono tratte in salvo.
Da quando siamo arrivati, le persone ci ripetono che durante le ultime tre settimane non vi era nessun luogo sicuro in cui rifugiarsi. Le scuole, le strutture mediche e gli edifici dell’ONU sono stati tutti direttamente colpiti.
Vicino alle rovine della Scuola Americana di Gaza abbiamo incontrato il padre del custode Mahmoud Mohammed Selmi Abu Qieiq, che è rimasto ucciso quando un caccia F16 israeliano ha bombardato il campus. Era la sola scuola internazionale di Gaza, nella quale era possibile ricevere un’istruzione avanzata modello college in lingua inglese, che si proponeva come ‘parte della visione del futuro palestinese’. Ora tutto ciò che resta della scuola è una gran massa di cavi attorcigliati e di giganteschi detriti di cemento.
L’anziano signore si è seduto a contemplare le macerie e ci ha spiegato che dopo avere udito le esplosioni ha tentato di chiamare suo figlio sul cellulare, senza mai ricevere risposta. Il suo corpo è stato ritrovato a 50 metri dalla scuola.
Abbiamo anche ispezionato il quartier generale dell UNWRA a Gaza City, che è stato bersagliato dal fuoco israeliano il 15 gennaio. I magazzini sono pieni di sangue, i medicinali e altri generi di aiuto umanitario sono andati distrutti quando il fosforo bianco e l’artiglieria ad alto potenziale esplosivo degli israeliani ha colpito il complesso, casuando un enorme incendio.
Cinque giorni dopo l’incendio è ancora attivo – con i resti carbonizzati e fusi di generi alimentari e medicinali del valore di milioni di dollari. Il terreno all’esterno dei magazzini è ancora scivoloso per i litri di olio combustibile per cottura che vi si è riversato. Anche numerosi veicoli di proprietà dell’ONU sono stati distrutti durante gli attacchi.
Il complesso si trova in un’area trafficata e densamente popolata nel centro di Gaza City, e al tempo degli attacchi circa 700 persone vi si sono riversate per sfuggire ai bombardamenti israeliani. Ma anche questo si è rivelato essere un rifugio pericoloso.
Il personale ONU ha dimostrato grande coraggio nel portare in salvo interi serbatoi di carburante dal complesso in fiamme. Ripetute chiamate alle autorità israeliane da parte dei funzionari ONU non sono riuscite ad impedire che dieci proiettili fossero lanciati direttamente nella struttura.
E’ chiaro che si è trattato di un mero colpo di fortuna se la sala che ospitava le oltre 700 persone che vi si erano rifugiate dagli edifici circostanti non è stato colpito, o se le autocisterne piene di carburante non sono esplose. Ma il cibo e i medicinali sono andati distrutti, così come la speranza delle persone di poter trovare rifugio in una struttura dell’ONU.
All’ospedale al-Quds di Gaza City abbiamo visto i resti di numerose ambulanze distrutte. Abbiamo ascoltato dal personale medico come i blindati israeliani hanno sfasciato le ambulanze per creare blocchi stradali. Gli edifici dell’ospedale sono stati colpiti durante l’attacco, e i magazzini bruciati. I dottori ci hanno raccontato come i pazienti in preda al panico sono stati fatti evacuare dalla struttura in fiamme.
Centinaia di persone che si trovavano negli edifici circostanti hanno cercato rifugio nelle strutture dell’ospedale, così come altri in altre parti della città si sono riversati nel complesso ONU o nelle scuole, nella speranza che questi luoghi fossero al sicuro dagli attacchi israeliani. Si erano sbagliati."
Traduzione e grassetti di Paola Pisi – Uruknet
Fonte : URUKNET